La serata conclusiva di UnArchive, tra memoria e immagini

La serata conclusiva di UnArchive

Presso il Cinema Intrastevere a Roma si è svolta, Domenica 1 giugno, la serata conclusiva della terza edizione di UnArchive Found Footage Fest.

Lo spirito del Festival nella serata finale

Erano presenti i direttori artistici Marco Bertozzi e Alina Marazzi, gli organizzatori e naturalmente i membri delle giurie. Il pubblico era molto numeroso ed entusiasta, non solo durante la serata conclusiva, ma per tutta la durata del festival UnArchive.
La rigenerazione è stata il filo conduttore del concept 2025, che ha indagato il riuso creativo dell’archivio come pratica culturale capace di coniugare estetica, impegno politico e sostenibilità.

I vincitori secondo la giuria internazionale

A chiudere il Festival, articolato in venti titoli, è stata la giuria internazionale composta da Federica Foglia, Costanza Quatriglio ed Eyal Sivan, che ha decretato i vincitori ufficiali dell’edizione 2025.

Il Premio per il Miglior utilizzo creativo del materiale d’archivio è stato conferito a Trains di Maciej J. Drygas. L’opera è riuscita a snodare le immagini d’archivio in una traiettoria profondamente emotiva, con estrema delicatezza ed essenzialità.

A trionfare come Miglior lungometraggio è stato Soundtrack to a Coup d’État di Johan Grimonprez, un progetto narrativamente intenso e dirompente. Durante la visione emergono le ombre della storia e l’intreccio tra arte e potere.

Nella categoria Miglior cortometraggio, la giuria ha premiato Man Number 4 di Miranda Pennell, un lavoro che, nella sua semplicità, risulta estremamente efficace. Attraverso l’uso di un desktop come superficie di osservazione e conflitto, il cortometraggio sollecita lo spettatore a interrogarsi sull’implicazione etica dello sguardo.

I vincitori secondo la Giuria Studenti

Abbiamo poi assistito alla premiazione da parte della Giuria Studenti di UnArchive 2025, coordinata da Agostino Ferrente.

Il Premio per il Miglior riuso creativo è stato conferito a I’m Not Everything I Want to Be di Klára Tasovská. Il film narra la storia dell’artista Libuše Jarcovjáková, invitata a una mostra importante e chiamata a selezionare le fotografie più significative della sua vita e del suo lavoro.

Nella sezione dedicata ai cortometraggi, la Giuria Studenti ha attribuito il proprio premio a Man Number 4 di Miranda Pennell, trovandosi d’accordo con la giuria internazionale.

Per quanto riguarda i lungometraggi, anche la Giuria Studenti ha premiato Soundtrack to a Coup d’État di Johan Grimonprez, confermando il forte impatto già riconosciuto dalla giuria ufficiale.

Le menzioni speciali della serata conclusiva di UnArchive 

In merito alle menzioni speciali, la giuria internazionale ne ha assegnata una a Like a Sick Yellow di Norika Sefa, per la delicatezza e la potenza con cui intreccia memoria personale e risonanza collettiva.

Gli studenti, invece, hanno attribuito una menzione a My Armenian Phantoms di Tamara Stepanyan, in cui la regista conduce una riflessione che mescola la memoria privata e la storia del cinema armeno, spesso ingiustamente dimenticato; e un’altra a Razeh-Del di Maryam Tafakory, ambientato nel 1998, che racconta la storia di due studentesse che scrivono alla prima rivista femminile iraniana, progettando nel frattempo la realizzazione di un “film impossibile”.

Archivi e visioni future: la serata conclusiva di UnArchive

In conclusione, durante questa giornata finale si è tenuta anche la proiezione di Subject: Filmmaking di Edgar Reitz e Jörg Adolph.
Questa edizione del festival UnArchive è stata molto apprezzata: la partecipazione complessiva ha superato i 6.000 spettatori.
È importante sottolineare come i temi proposti da UnArchive risultino attuali e capaci di generare un forte interesse attorno al riutilizzo creativo delle immagini d’archivio, coinvolgendo non solo il pubblico adulto, ma anche le nuove generazioni.

Fonte immagine in evidenza: fotogramma del trailer del festival sul sito ufficiale UnArchivefest

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