Il greenwashing quotidiano si basa su una strategia visiva e testuale oramai diffusa dappertutto: ogni giorno, nelle nostre decisioni di acquisto più comuni, camminando tra le corsie di un qualsiasi supermercato, di un negozio di articoli per la casa, oppure in un semplice negozio di abbigliamento, siamo spinti ad acquistare prodotti apparentemente legati alla sostenibilità ambientale. Questo perché veniamo costantemente sommersi da confezioni di cartone dai colori delle varie tonalità del verde, che spesso richiamano immagini di foreste incontaminate, ma anche da scritte che riportano diciture pompose come “100% naturale” o “eco-friendly” e così via, per simulare un ridotto impatto ambientale.
| Strategia di Greenwashing | Alternativa Reale e Verificabile |
|---|---|
| Slogan vaghi come “100% naturale” o “Eco-friendly” | Certificazioni ufficiali garantite (es. Ecolabel UE) |
| Packaging verde con immagini di foglie e foreste | Tracciabilità della filiera e marchi indipendenti (es. FSC) |
| Prodotto bio venduto in plastica non riciclabile | Applicazione dei principi dell’economia circolare (contenitore e contenuto) |
Il marketing e l’illusione ottica
L’uso di un certo tipo di packaging e di slogan fa parte del programma di azione del greenwashing quotidiano che prevede l’utilizzo di un linguaggio volutamente ambiguo e spesso privo di fondamento scientifico. Molte di queste diciture, infatti, consentono alle aziende di dare a sé stesse dei meriti ecologici basati su criteri del tutto soggettivi oppure sulla presenza di un singolo ingrediente o materiale presente all’interno di una formula chimicamente aggressiva. Si tratta di un’efficace strategia di marketing ingannevole che va a creare una vera e propria illusione per il consumatore. Difatti questa è una tattica che punta a creare una sorta di senso di colpa nel consumatore, che si sente spinto ad acquistare un tale prodotto per il suo impatto planetario, andando poi a creare una rassicurazione psicologica poiché quell’imballaggio verde o quel bollino eco ci fanno sentire dalla parte dei buoni e ci incitano a comprare di più in quanto prodotto eco-sostenibile.
Greenwashing quotidiano: l’importanza delle fonti ufficiali
Per contrastare il greenwashing quotidiano e comprendere quali sono i reali prodotti eco sostenibili tutelando così la figura del consumatore, quest’ultimo ha il compito di sviluppare un occhio critico cominciando a verificare le fonti e imparando a riconoscere le certificazioni ufficiali, in linea con i principi della transizione ecologica. Un prodotto autenticamente ecologico non è tale solo perché lo dichiara ma soprattutto perché è in grado di dimostrarlo esibendo i marchi riconosciuti a livello internazionale (o europeo), come ad esempio l’Ecolabel UE (facilmente riconoscibile poiché raffigura una margherita stilizzata con i petali che formano le dodici stelle dell’Unione Europea e una “E” verde al centro) oppure i timbri di enti indipendenti come il FSC (Forest Stewardship Council), una ONG internazionale che si occupa di certificare la tracciatura della filiera del legno e della carta. Questi bollini attestano il superamento di rigidi protocolli di controllo che indagano e valutano l’intero ciclo di vita del prodotto utilizzato, dall’estrazione delle materie prime fino allo smaltimento finale. Imparare a riconoscere i loghi riconosciuti dalla comunità europea (promossi anche da regolamenti come la Green Claims Directive) o internazionale permette di separare istantaneamente le aziende che investono nei processi produttivi realmente ecologici rispetto a quelle che cercano soltanto un profitto.
La lettura cosciente degli ingredienti e dei componenti
Per un consumo autenticamente consapevole è molto importante sviluppare la capacità di guardare oltre il packaging, i colori e gli slogan riportati, analizzando minuziosamente la lista degli ingredienti ma anche la composizione della confezione. Uno dei maggiori paradossi in cui si manifesta il greenwashing quotidiano consiste, ad esempio, nel vendere un detersivo creato con sostanze di origine vegetale ma racchiuso in un flacone di plastica non riciclabile, oppure un alimento biologico confezionato in una confezione di plastica monouso. Per avere una visione d’insieme orientata alla sostenibilità e al pieno rispetto dell’economia circolare il contenuto e il contenitore devono dialogare tra loro.
Nell’era del consumismo sfrenato, sviluppare un approccio critico verso i prodotti che acquistiamo è il primo passo da compiere. Ricordiamo che le strategie di marketing vengono progettate per lavorare sulle nostre emozioni e per creare un impatto visivo sul nostro cervello; diventare un consumatore critico, invece, andando oltre la confezione ed imparando a leggere le etichette, ci evita la trappola del greenwashing quotidiano e ci orienta a riconoscere i prodotti che sono realmente eco-friendly, andando a neutralizzare queste pratiche ingannevoli e guidando il mercato verso una trasparenza ed un’autenticità non più negoziabili.
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