Mel Brooks, il regista, sceneggiatore, attore, compositore e produttore che ha attraversato oltre settant’anni di carriera ridefinendo i confini della comicità e della satira sociale, compie 100 anni. Geniale, unico e spesso dissacrante, ma sempre con misura ed eleganza, Mel Brooks è un mito per intere generazioni di appassionati del cinema comico americano e non solo. Il grande cineasta ha sbancato il botteghino più volte, sorprendendo spesso le stesse case produttrici e facendo ridere intere platee attraverso i decenni, anche dopo che la censura e il politically correct hanno tagliato le gambe agli sceneggiatori.
Il 2026 non è soltanto un compleanno speciale per Mel Brooks, che si prepara a tornare sul grande schermo con l’attesissimo sequel di Balle Spaziali a quasi 40 anni dall’uscita del primo capitolo. Con il suo stile unico e una cerchia di attori sempre sul pezzo, molti dei quali suoi carissimi amici (purtroppo non più in vita), Mel Brooks ha scritto la storia del cinema comico parodistico.
| Concetto chiave | Dettagli biografici e filmografia |
|---|---|
| Vero nome e nascita | Melvin Kaminsky (Brooklyn, 1926) |
| Esordio alla regia | Per favore, non toccate le vecchiette (1968) |
| Prossimo film in uscita | Spaceballs 2 (23 aprile 2027) |
| Riconoscimenti storici | Vincitore EGOT (Emmy, Grammy, Oscar, Tony) |
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Biografia ed esordi: da Brooklyn a Hollywood
Nato a Brooklyn nel 1926 con il nome di Melvin Kaminsky, Mel Brooks è vissuto in una realtà difficile. Figlio di immigrati originari di Germania, Russia e Bielorussia, crebbe con tre fratelli maggiori; il padre morì di tubercolosi quando Mel aveva solo tre anni. Ha iniziato a recitare presto, imparando a usare la comicità come reazione al bullismo. Dopo aver servito nell’esercito statunitense nella Seconda Guerra Mondiale, ha mosso i primi passi come autore televisivo negli anni ’50 (lavorando a show storici come Your Show of Shows di Sid Caesar) e co-creando la celebre serie di spionaggio Get Smart.
Il vero salto nell’olimpo di Hollywood arriva però dietro la macchina da presa. La sua seconda moglie, Anne Bancroft (premio Oscar per Anna dei miracoli), lo convinse a cimentarsi come regista. Da lì iniziò una lunga e fortunata serie di pellicole, inaugurata con Per favore, non toccate le vecchiette (The Producers, 1968) – il suo debutto alla regia, che gli vale un Premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale. Questo film segna anche l’inizio della collaborazione e dell’amicizia con Gene Wilder, col quale girerà successivamente Mezzogiorno e mezzo di fuoco (Blazing Saddles, 1974), una spietata e comicissima demolizione dei miti e del razzismo del genere western.
Il fenomeno Frankenstein Junior

Il film fu concepito non come una semplice parodia, ma come una gigantesca, affettuosa lettera d’amore al cinema horror degli anni ’30. Fu un’idea di Gene Wilder, che scrisse la sceneggiatura a quattro mani con Mel Brooks. Girarlo, però, fu una vera e propria scommessa contro Hollywood e contro i limiti del budget. In primis ci fu la guerra per il “Bianco e Nero”, che costò a Mel Brooks il licenziamento da parte della Columbia Pictures. La casa di produzione, infatti, impose il colore per non perdere le vendite della futura distribuzione TV. Brooks si rifiutò categoricamente. La Columbia, allora, staccò la spina al progetto. Brooks e Wilder non si arresero: bussarono alla 20th Century Fox e riuscirono a spuntarla, pur dovendo accettare un budget ridotto all’osso.
Gene Wilder accettò di interpretare il dottor Frederick Fronkensteen a una sola, rigidissima condizione: che Mel Brooks non apparisse fisicamente nel film. Di solito Brooks interpretava sempre una piccola parte nelle sue pellicole, ma quella volta accettò di non farlo perché Wilder temeva che la sua comicità anarchica e la sua abitudine di “rompere la quarta parete” avrebbero distrutto l’atmosfera gotica e realistica che si voleva ricreare. Brooks accettò a malincuore, ma riuscì comunque a “infilarsi” nel film ruggendo come il lupo mannaro, miagolando come il gatto colpito dalla freccetta e prestando le mani nella scena della zuppa bollente con l’eremita cieco, interpretato da Gene Hackman. Quest’ultimo chiese di non apparire nei titoli di testa perché voleva sorprendere i fan, e ci riuscì: nessuno lo riconobbe al primo colpo.
Mel Brooks e Gene Wilder erano amici oltre che colleghi, eppure ci fu un vero e proprio scontro sulla scena del tip-tap col mostro. Brooks riteneva ridicolo che lo scienziato e la Creatura ballassero in frac e cilindro. Convinto che avrebbe rovinato il film, ebbe una furiosa discussione con l’attore e se ne andò sbattendo la porta, salvo chiamarlo poco dopo per scherzare sulle sue stesse urla. Era il suo modo unico di scusarsi. I fatti, come sappiamo, diedero ragione a Wilder: la scena venne girata e divenne il momento più iconico della pellicola.
Per superare la mancanza di budget e ricreare la magia degli anni ’30, la produzione si inventò soluzioni incredibili: fu recuperata la strumentazione originale del 1931 del Frankenstein con Boris Karloff, conservata fino ad allora in un garage; sul viso di Peter Boyle (la Creatura) fu usato un cerone blu-verde per ottenere la perfetta tonalità di grigio spento e “cadaverico”; infine, ci furono le improvvisazioni di Marty Feldman, che iniziò a spostare di nascosto la gobba di Igor tra un ciak e l’altro per fare uno scherzo ai colleghi. Quando Brooks e il cast se ne accorsero, iniziarono a ridere così tanto che decisero di scriverci attorno delle battute (come il memorabile “Quale gobba?”). Alla fine, l’atmosfera sul set era così surreale e divertente che Mel Brooks si inventava le scene sul momento e ordinava dei ciak aggiuntivi solo per allungare i giorni di riprese e non dover mandare a casa la troupe e gli attori.
Il ritorno di Balle Spaziali

Uscito nel momento di massimo splendore della fantascienza pop, Balle Spaziali nacque come una spietata e affettuosa parodia della trilogia originale di Star Wars (ma con frecciate memorabili anche a Star Trek, Alien e Il pianeta delle scimmie). Mel Brooks mise in piedi una galleria di personaggi indimenticabili che ribaltavano gli archetipi di George Lucas, il quale approvò con entusiasmo il progetto dopo che Brooks gli fece leggere la sceneggiatura.
Troviamo così Stella Solitaria (Bill Pullman) e il suo fido aiutante canino Ruttolomeo (John Candy) al posto di Han Solo e Chewbacca; Lord Casco Oscuro (Rick Moranis), un Darth Vader nevrotico, bassino e perennemente in difficoltà con la visiera; e il Grande Yogurt (interpretato dallo stesso Mel Brooks), custode dello “Sforzo” (lo Schwartz) e profeta del vero motore dell’universo: il merchandising. Per trentasette anni la battuta di Yogurt su un possibile Spaceballs 2: Alla ricerca di più soldi è rimasta solo un sogno per i fan. Le cose sono cambiate: il sequel è stato ufficialmente girato e ha una data di uscita confermata nei cinema per il 23 aprile 2027.
Il progetto è nato da un’idea dell’attore Josh Gad (grande fan dell’originale), che ha scritto la sceneggiatura insieme a Dan Hernandez e Benji Samit (Pokémon: Detective Pikachu). Mel Brooks fa da produttore e torna nei panni dei suoi personaggi storici, ovvero il Presidente Scrocco e il potente Yogurt. Contro ogni previsione, Josh Gad è riuscito a convincere il leggendario Rick Moranis a uscire dal suo lungo ritiro dalle scene per rimettersi l’enorme casco nero. Insieme a lui tornano Bill Pullman (Stella Solitaria) e Daphne Zuniga (la Principessa Vespa). L’unica grande assenza purtroppo è quella del compianto John Candy, scomparso nel 1994.
Accanto ai veterani ci saranno lo stesso Josh Gad, Keke Palmer e Lewis Pullman (figlio di Bill Pullman e attore in piena ascesa). Il film sarà una parodia della trilogia dei sequel di Star Wars prodotti da Disney, dell’universo Marvel, dei franchise infiniti e persino di Avatar di James Cameron. Prima di iniziare a scrivere, Josh Gad ha dovuto fare a Mel Brooks un “riassunto” di 40 minuti per spiegargli tutto quello che era successo a Star Wars dal 1987 a oggi!
Mel Brooks e il club dell’EGOT
Negli anni moltissimi altri personaggi si sono aggiunti alla carrellata di parodie firmate da Brooks, come in Robin Hood – Un uomo in calzamaglia e Dracula morto e contento. Film sempre sul pezzo, specchio di una genialità che lo ha portato a entrare nel ristrettissimo gruppo di artisti che hanno conseguito l’EGOT, ovvero la vittoria di tutti i quattro principali premi dell’intrattenimento statunitense:
- Emmy
- Grammy
- Oscar
- Tony Award
(a cui si è aggiunto anche un Oscar alla carriera). Nel corso degli anni, infatti, Mel Brooks si è dimostrato un artista poliedrico anche a teatro, trasformando The Producers in un musical di enorme successo a Broadway nei primi anni 2000.
Con il suo stile inconfondibile, fatto di doppi sensi, comicità slapstick, satira politica e rottura della quarta parete, Mel Brooks ha dimostrato che non esistono tabù che non possano essere affrontati con intelligenza e una sana, gigantesca risata. Facciamo quindi tanti auguri al grande Mel Brooks e il modo migliore per festeggiarlo degnamente è una bella maratona dei suoi successi e, soprattutto, farsi trovare pronti ad andare al cinema a vedere Spaceballs 2.
Foto da archivio e locandine film.

