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When They See Us | Recensione

Tratta da un reale storia di cronaca, la miniserie When They See Us, prodotta da Netflix, presenta un nucleo tematico, in cui, a prevalere nella New York degli anni ’80 sono il razzismo, l’ingiustizia sociale e il pregiudizio. 

La trama

La vicenda vede protagonisti cinque ragazzi, uno ispanico e gli altri quattro neri, accusati ingiustamente di aver aggredito e stuprato una jogger di nome Trisha Meili che, in una sera di aprile del 1989, si allenava nei pressi di Central Park. La sera dell’aggressione i ragazzi, sebbene non avessero nessuna colpa se non quella di essere adolescenti extracomunitari intenti a passeggiare nel parco, vengono prelevati e sottoposti, con forza, a costanti pressioni. Secondo la polizia statunitense, il colpevole è da individuare tra loro cinque. La condanna, per quelli che molti media dell’epoca hanno definito i Central Park Five, viene eseguita in totale assenza di prove concrete ma con una serie di confessioni ottenute, spesso e volentieri, con l’inganno. Solo 25 anni più tardi, quando sarà trovato il vero colpevole, verrà restituita la libertà ai giovani protagonisti.

L’impatto del pregiudizio razziale

Uno degli aspetti più salienti della miniserie riguarda la tecnica ben precisa con la quale la regista Ava Duvernay suddivide i 4 episodi, con la sfacciata intenzione di non voler lasciare nulla al caso. Si inizia con l’arresto, si passa poi ai diversi interrogatori, al processo e al carcere. Nell’episodio finale la liberazione con il successivo reinserimento nella società di questi ragazzini, diventati ormai uomini dopo 25 anni, rappresenta il momento che colpisce maggiormente lo spettatore. Senza dubbio, il peso del pregiudizio e di una condanna sbagliata ha segnato il percorso di vita di Antron, Yussef, Kevin, Korey e Ryamond. Ci si ritrova, dunque, episodio dopo episodio, ad empatizzare profondamente con il loro dolore e con la loro rabbia, o meglio, con la storia di cinque vite spezzate. Non è un caso che la decisione della Duvernay, alla fine dell’ultimo episodio, sia stata quella di voler mostrare anche il volto dei reali protagonisti della storia, stabilendo un’ultima forma di impatto emotivo con lo spettatore.

Il significato di Us e They

È interessante osservare, poi, come la regista provi a dare una dimensione corale della tragica ingiustizia subita, dando voce anche i familiari delle vittime che sembrano essere gli unici a voler sfidare una società troppo pronta a puntare il dito contro le classi più emarginate. È esattamente sulla base di questo inarrestabile conflitto, che vede protagonisti Us and They, che è importante soffermarci anche sul titolo di questa emozionante miniserie. When They See Us, la cui traduzione letterale è Quando loro ci vedono, non lascia spazio a nessuna immaginazione se pensiamo alla forte polarità socio-culturale che affligge, ancora oggi, l’America. Nella parola They è facilmente identificabile un’entità da sempre privilegiata, alla ricerca di un semplice capro espiatorio, che guarda dall’alto verso il basso chi è culturalmente diverso. Us, invece, sono coloro che non hanno voce in capitolo, che vivono sotto l’ombra costante dell’emarginazione e che si sentono osservati dagli altri  a causa del colore della propria pelle.

Un’identità da costruire

Gli spunti di riflessione che la regista mette in evidenza sono molteplici ma, tra tutti, il più toccante riguarda sicuramente l’esperienza del carcere vissuta da questi ragazzi, la quale rimanda ad una perdita di libertà che, anche in passato, le comunità più emarginate hanno dovuto affrontare durante gli anni della segregazione razziale negli Stati Uniti. Perdere la propria libertà, tuttavia, nel caso dei giovani protagonisti, equivale anche ad un grande smarrimento della propria identità che si stava appena formando. Il modo potente e sfacciato con cui Ava Duvernay racconta questa storia ci lascia capire quanto sia stato difficile per questi ragazzi lottare per riuscire a trovare, in primis, la propria identità in una società che li ha sempre giudicati anche solo con uno sguardo.

Fonte immagine: Deadline.com

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