Home | Musica | Bad Omens – Il self titled delle origini | Recensione

Bad Omens – Il self titled delle origini | Recensione

I Bad Omens sono una band statunitense, inizialmente un quintetto, ma dopo che nel 2018 il bassista Vincent Riquier abbandonò la formazione per motivi di salute, divennero un quartetto, composto da Noah Sebastian, Joakim Karlsson, Nicholas Ruffilo e Nick Folio. Sebbene ora sia difficile inserire il loro stile in un unico genere, le loro radici sono pienamente immerse nel metalcore tipico di questo millennio. Nonostante con il loro esordio non avessero subito raggiunto i picchi di celebrità di oggi, il loro talento permise loro di mettersi subito in mostra, soprattutto nella scena musicale underground degli Stati Uniti. Per comprendere la loro crescita nel mondo del mainstream è necessario analizzare gli elementi che hanno reso questo disco la rampa di lancio per sfondare nel mondo della musica mainstream.

Panoramica dei brani chiave dell’album

Brano Stile predominante Tematiche principali
Glass Houses Metalcore aggressivo Rabbia, tradimento, riferimenti religiosi
The Worst in Me Melodic Hardcore Dipendenze affettive, tormento interiore
The Fountain Orchestrale / Cinematico Riflessione esistenziale, ispirazione cinematografica
Malice / Hedonist Metalcore tecnico Emozioni viscerali, strutture complesse

Le radici metalcore nell’album di debutto

Già dal singolo d’esordio Glass Houses (uscito nel 2015 e posto in apertura del disco) la band mostrava le proprie carte: un metalcore emotivo e diretto, che racchiudeva la rabbia e l’ambizione di un gruppo di ventenni determinati a lasciare il segno nell’industria musicale. È una traccia molto diretta e che mette subito in chiaro i sentimenti di Noah Sebastian, probabilmente rivolti ai membri della sua vecchia band Lakeview, con cui i rapporti non erano idilliaci. Qui emergono anche dei riferimenti religiosi, uno dei temi più ricorrenti nei testi dei Bad Omens (come si noterà soprattutto nel successivo album del 2019: Finding God Before God Finds Me). La struttura è molto semplice: verso-ritornello-breakdown, nulla di rivoluzionario, ma eseguito con tale intensità e precisione da rendere il brano un biglietto da visita perfetto per la band. Questo schema è predominante nella maggior parte del disco, tuttavia ci saranno anche brani più variegati per uso di strumenti e voce. Brani simili a questo sono:

  • Exit Wounds;
  • Malice;
  • Hedonist;
  • Broken Youth.

Tutti pregni di emozioni e sinceri. Malice e Hedonist, soprattutto, non banali, in quanto tematicamente e musicalmente collegate, con strutture diverse, che fanno respirare l’ascoltatore, se stanco dalla semplicità delle precedenti tracce. Broken Youth, invece, nonostante il successo riscosso tra i fan, è (o almeno era) detestata da Sebastian stesso, dato che fu eseguito “fin troppe volte” nei loro concerti, come dichiarato in un’intervista.

La versatilità stilistica e il paragone con Oliver Sykes

Con The Worst in Me il tono cambia: l’aggressività lascia spazio a un brano più introspettivo, che parla di dipendenza in senso ampio: affettiva, amorosa o legata a sostanze. Il bridge «It’s better when you’re with me, but that’s better left unsaid, it’s better when I’m empty, but I still let you in» e l’interpretazione tormentata di Sebastian restituiscono tutta la fatica di liberarsi da un legame tossico, nonostante la consapevolezza del danno che comporta. È a questo punto che molti ascoltatori hanno iniziato a notare la somiglianza vocale con Oliver Sykes dei Bring Me The Horizon, tra i pilastri del genere core. Anche per questo i Bad Omens hanno inizialmente accolto questa associazione con piacere, tuttavia questi confronti sono stati esasperati al massimo, rendendo ciò che poteva essere un complimento, quasi un’accusa. Tuttavia, nel 2024 arrivò una notizia che rese contenti i fan di entrambe le band: queste sarebbero, per la prima volta, andate in tour assieme, anche facendo salire contemporaneamente sul palco i due cantanti, togliendo qualsiasi dubbio sui rapporti tra i due complessi.

Bad Omens – Il Self Titled delle Origini
Locandina ufficiale del tour dal sito Lambgoat

Le atmosfere cinematiche e orchestrali

Nel disco non mancano canzoni più tranquille, che non fanno uso eccessivo di scream e di strumenti musicali prorompenti e con distorsioni aggressive: è il caso di Enough, Enough Now, Crawl, The Letdown e The Fountain. Tra temi più personali e fragili, lasciano spazio anche ad atmosfere cinematiche, orchestrali, che permettono un’immedesimazione ancora più profonda da parte dell’ascoltatore. Tra tutte, inoltre, risalta proprio la traccia di chiusura: The Fountain, ispirata al film omonimo «L’albero della vita – The Fountain».

Conclusioni sul progetto Bad Omens

L’album si chiude così, confermandosi un progetto di grande impatto: una produzione curata nei minimi dettagli, idee chiare e coerenti, e soprattutto una narrazione interna che, pur senza configurarsi come un vero concept album, segue un percorso con un inizio, uno sviluppo e una fine, donando profondità all’ascolto. Non va dimenticato che al momento dell’uscita, nel 2016, la maggior parte dei membri aveva poco più di vent’anni: un dato che rende ancora più notevole la maturità e la professionalità dimostrate in questo debutto.

Fonte immagine in evidenza: Wikipedia, artwork ufficiale dell’album Bad Omens (2016), etichetta Sumerian Records.

Altri articoli da non perdere
Canzoni di Sia: le 4 da ascoltare
Canzoni di Sia

Sia Kate Isobell Furler, conosciuta semplicemente come Sia, è una cantante e attrice australiana nata 18 dicembre 1975 ad Adelaide. Scopri di più

Manutsa vince il Rosa Balistreri: a settembre il nuovo album MUTA
Manutsa

Manutsa è una cantautrice che ha scelto di usare la musica come strumento di consapevolezza, per raccontare ciò che troppo Scopri di più

Canzoni dei Nu Genea: 4 da conoscere
Canzoni dei Nu Genea: 4 da conoscere

Nu Genea è un duo musicale italiano, nato nel 2014 da Massimo Di Lena e Lucio Aquilina, musicisti e dj Scopri di più

Chi sono i Tony Washington Singers: un gospel del tutto innovativo
Gospel innovativo: Tony Washington & Company

Nella sfera musicale del gospel, ultimamente c’è aria di rinnovamento e i Tony Washington Singers sono i primi a darne Scopri di più

Brunori Sas ritorna con A casa tutto bene
Brunori Sas ritorna con "A casa tutto bene"

“Ma non ti sembra un miracolo che in mezzo a questo dolore e tutto questo rumore, a volte basta una Scopri di più

Terza serata di Sanremo 2025, musica, ospiti e sorprese
Terza serata di Sanremo 2025, musica, ospiti e sorprese

Si è conclusa la terza serata del Festival di Sanremo 2025 e non sono mancate le sorprese sul palco dell’Ariston. Scopri di più

Condividi l'articolo!

A proposito di Simone Pietro Di Maso

Vedi tutti gli articoli di Simone Pietro Di Maso

Commenta