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I Nomi del Diavolo di Kid Yugi | Recensione del disco

I nomi del diavolo di kid yugi

Uno dei progetti rap in programma per il 2024 per il quale c’era una grande curiosità e attesa era senza dubbio I Nomi del Diavolo di Kid Yugi. Ecco la recensione dell’album.

Francesco Stasi, alias Kid Yugi, è uno dei rapper più interessanti ad aver fatto la sua comparsa nella scena hip-hop italiana. È salito alla ribalta lo scorso anno grazie al suo album di debutto, The Globe, e l’EP in coppia con Night Skinny, Quarto di bue. Ha partecipato a numerose collaborazioni di rilievo come, ad esempio, il suo contributo nell’album di Nitro, Outsider, sulla traccia Fangoria, quella nel joint-album di Salmo e Noyz Narcos, CVLT, in cui è ospite della title-track, o quella ancora più altisonante nel progetto di Tedua, La Divina Commedia, sul brano Paradiso Artificiale. La sua strofa è stata definita da Tedua stesso come la migliore del disco. Grazie al suo stile che unisce il sound del rap di Detroit, caratteristico della nuova ondata di emergenti passati alla ribalta in quest’ultimo periodo, con influenze rap e hardcore, oltre a liriche crude e poetiche, stracolme di riferimenti culturali che vanno dalla letteratura al cinema, Kid Yugi si è affermato come uno dei nuovi rapper più interessanti. L’evoluzione del rapper è continuata con il suo ultimo album in studio, I Nomi del Diavolo, che è a oggi il punto più alto toccato dal rapper di Massafra.

I Nomi del Diavolo di Kid Yugi è la perfetta definizione di quello che dovrebbe essere un buon album. Il disco porta avanti un concept, quello del demonio e del male, dall’inizio fino alla fine, vedendolo in tutte le sue sfumature. È un progetto carico di rabbia, di cattiveria, con l’intento di scavare nell’animo di Yugi, che porta l’ascoltatore a scendere pian piano “nell’inferno personale dell’artista, per vederne i demoni.

I Nomi del Diavolo di Kid Yugi è un disco che denuncia la dura vita del rapper nella sua terra d’origine, il male che abita nella nostra società, la durezza della vita in contesti non privilegiati, ma soprattutto le sofferenze personali di Francesco: ansie, dubbi, paranoie e paure. Tutto ciò è identificato con un’unica grande figura, vista in tutte le sue sfumature: il demonio.

Le collaborazioni sono di livello incredibile, cosa non scontata per un artista così giovane. I Nomi del Diavolo di Kid Yugi riunisce gli emergenti degli ultimi due anni con rapper ben più affermati e navigati. Una delle tracce ad aver riscosso maggior successo è Eva, realizzata in coppia con Tedua. Il brano parla del male e della sofferenza causata al rapper da una donna, che egli ha identificato come il personaggio biblico Eva. Il brano è, infatti, pieno di riferimenti alla Bibbia.

La vena hardcore de I Nomi del Diavolo di Kid Yugi è ben visibile in brani violenti come Servizio, con Papa V e Noyz Narcos; Capra a tre teste che riunisce i big tre della nuova generazione di rap italiano: Kid Yugi, Tony Boy e Artie 5ive, Terr1 con Geolier; Il Signore delle Mosche e Yung 3p 4.

I brani de I Nomi del Diavolo di Kid Yugi che presentano un livello più alto di scrittura sono Nemico, in coppia con Ernia, Ilva e Lucifero. Il brano con Ernia ci racconta cosa significhi crescere in quartieri di malavita, di come l’innocenza dell’infanzia si tramuti crescendo in contesti umanamente difficili, contesti in cui ci si fa la guerra e si rischia la vita. Tutto ciò mentre i due rapper parlano del loro rapporto con la propria nemesi. Ilva è il remix del brano Fume Scure di Fido Guido ed è una denuncia contro lo Stato, cieco davanti l’inquinamento e i disastri ambientali causati dallo stabilimento Ilva di Taranto, accusato anzi di sfruttarlo. Infine, Lucifero è il brano più personale di Yugi, dove il rapper racconta sé stesso e tutte le sue incertezze.

I Nomi del Diavolo di Kid Yugi è un album adatto a tutti, facilmente apprezzabile sia dai fan del rap più hardcore che quelli del conscious, sia da amanti della trap che dell’hip-hop.

Fonte immagine: Spotify

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