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Flow – un mondo da salvare è al cinema | Recensione

Flow – un mondo da salvare segna il ritorno al cinema d’azione del giovane regista lettone Gints Zilbalodis, dopo il successo di “Away”. Presentato nella sezione “Alice nella Città” durante la Festa del Cinema di Roma, Flow è un viaggio corale che racconta una storia senza l’ausilio di dialoghi, basandosi esclusivamente su immagini e suoni per narrare l’odissea di un gruppo di animali in un mondo post-umano.

Un racconto di sopravvivenza silenziosa

La trama si apre con uno zoom su un gatto nero, il cui quotidiano è scandito dal ritmo pacato di una natura che ha riconquistato i suoi spazi. La sua vita scorre serena in quella che era la casa, presumibilmente, dei suoi umani. La pace viene però infranta da un’inondazione biblica che lo costringe a intraprendere un viaggio per la sopravvivenza. Lungo il cammino, incontrerà altri sopravvissuti: un Labrador giocherellone, un lemure diffidente e curioso, un capibara pacifico e amante del silenzio e un maestoso serpentario con una drammatica storia alle spalle. Insieme formeranno una bizzarra Arca di Noè che solca le acque su una piccola barca, alla ricerca di un luogo sicuro.

Un cast animale che parla attraverso gli sguardi

La particolarità del film è la mancanza totale del parlato. Pur senza dialoghi, i personaggi riescono a comunicare attraverso espressioni e movenze tremendamente realistiche, che rendono ogni emozione palpabile. Il gatto abbassa le orecchie per il timore, il cane scodinzola di felicità, e queste azioni basiche si trasformano poi in dinamiche emotive e relazionali profonde. A rendere il lavoro ancor più complesso è la capacità di tradurre il linguaggio animale senza antropomorfismi, il che diventa un elemento chiave che avvicina lo spettatore all’esperienza dei protagonisti senza intermediazioni facilitanti.

Flow – un mondo da salvare: le ambientazioni evocative

Le immagini lasciano, semplicemente, a bocca aperta: gli scenari evocano paesaggi di un mondo pre e post-umano, intrisi di una maestosità naturale che guidano l’esperienza emotiva insieme alla colonna sonora intensa, che sopperisce all’assenza dei dialoghi.
La CGI usata da Zilbalodis in “Flow un mondo da salvare” non si limita a una pura estetica, ma diventa uno strumento per esplorare i dettagli dell’ambiente e le caratteristiche dei protagonisti. Ognuno di loro, infatti, è un piccolo saggio di bravura tecnica: i movimenti di un gatto che si avvita ripetutamente su se stesso prima di atterrare sulle quattro zampe, la curiosità negli occhi di un cane che attende una risposta e la maestosità con cui un uccello risponde ai richiami del suo stormo. Un mosaico di minimi particolari che compongono un dettaglio che lascia senza fiato. I movimenti ben scanditi, i colpi di scena e la sensazione di guidare, anzi, di “essere” il protagonista della storia, richiama al mondo dei videogames. Complice anche l’ambientazione che ben si presta a un’avventura di gioco.

Il flusso della vita e la potenza della natura

Come suggerisce il titolo, Flow racconta la vita come un ciclo in continua trasformazione. Le acque impetuose che sommergono il mondo rappresentano la forza inesorabile della natura, mentre gli animali imparano a convivere con le loro differenze, riflettendo su valori come la condivisione e l’altruismo, agite in situazioni di emergenza. Del resto, cos’è giusto e cos’è sbagliato, in natura? Questa tensione tra individualismo e collettività emerge forte nel corso della storia e porta a riflettere su quanto le relazioni umane siano spesso dominate dall’egocentrismo, rispetto all’innato istinto di sopravvivenza di questi animali.
Il film si presta a molteplici chiavi di lettura: le strategie di coping, innanzitutto, come meccanismi fondamentali per far fronte alle avversità; ma anche una storia di diversità che si dipana attraverso il confronto tra gli animali presenti sull’arca improvvisata. Ognuno sale a bordo con il proprio bagaglio di esperienze, di pensieri, di drammi e paura, incontrando l’alterità, con cui deve necessariamente fare i conti.

Un’esperienza visiva e sonora senza tempo

La colonna sonora di Flow abbraccia letteralmente l’atmosfera visiva, creando una sinfonia di suoni naturali e melodie che danno vita all’avventura senza bisogno di parole. Ogni movimento degli animali è accompagnato da musiche che evocano un mondo di pace e caos, di luci e ombre, portando il pubblico a sentirsi parte di questa odissea senza tempo, condividendo anche le ansie profonde dei protagonisti. Attraverso le musiche e la grafica dettagliata, si entra ora nel corpo di un personaggio, ora nel corpo dell’altro, vivendone lo stato emotivo e le tensioni come fossero proprie. Non è scontato che un film permetta agli spettatori un’immedesimazione così fine: uscire ed entrare nel corpo ora di un protagonista, ora dell’altro, garantisce un’esperienza emotiva piena.

Flow un mondo da salvare: un lavoro di riflessione e bellezza

Flow – Un mondo da salvare è più di un film d’animazione: è una meditazione visiva sulla resilienza e sulla bellezza dell’esistenza. In 85 minuti, Zilbalodis costruisce una favola moderna in cui la forza della natura e la vulnerabilità degli esseri viventi si fondono in un’opera delicata. Un racconto che invita a guardare la vita da una prospettiva diversa, in cui l’egoismo deve necessariamente lasciar spazio alla compassione e dove il ciclo eterno della natura sottolinea la fragilità dell’esistenza e la differenza sottile tra distruzione e divenire.

Fonte immagine: locandina ufficiale

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