Home | Attualità | La pazza gioia (film) | Recensione

La pazza gioia (film) | Recensione

La pazza gioia è un film diretto dal pluripremiato regista livornese Paolo Virzì. Il film, che è stato presentato al Festival di Cannes nel 2016 vede protagoniste due donne di nome Beatrice e Donatella, interpretate rispettivamente da Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti. La pellicola ha conseguito cinque Nastri d’Argento e cinque David di Donatello tra cui quello per il miglior film e la migliore regia.

La trama

La storia di La pazza gioia si concentra sull’amicizia tra Beatrice e Donatella, due donne all’apparenza molte diverse tra loro, entrambe ricoverate in una clinica psichiatrica, Villa Biondi. Insieme decidono di fuggire da Villa Biondi che si trova a Pistoia, dando vita ad un’avventura destinata a cambiare le loro vite. Da una parte abbiamo la ricca Beatrice, il personaggio di Valeria Bruni Tedeschi, che è tendenzialmente presuntuosa e narcisista e dall’altra c’è la fragile Donatella, ruolo interpretato da Micaela Ramazzotti che, tra i suoi vari problemi psichici, prova ad affrontare il mondo con il suo essere introversa. Donatella ha un passato profondamente fragile poiché è stata costretta a lasciare suo figlio in affido e cerca disperatamente l’amore di suo padre. La loro è una fuga sgangherata ma piena di ironia, malinconia e momenti di riflessione in cui provano ad accettare sé stesse, includendo anche la loro follia e infelicità. Il film, tuttavia, non si focalizza solo sul ritratto della follia ma sul raccontare il punto di vista di una parte di società che esiste e che non viene rappresentata sul grande schermo molto frequentemente. L’intenzione di Virzì, in tal senso, è quella di far ampliare lo sguardo dello spettatore sull’internamento e su come da fuori viene percepito chi ha problemi psichici, mettendo in evidenza tutta la contraddizione che caratterizza la società del nostro tempo, una società non del tutto pronta e capace di andare incontro al diverso, al problematico, all’infelice. Lo spettatore, tra risate e lacrime, alla fine di La pazza gioia sente di aver fatto parte anche lui del folle viaggio di Beatrice e Donatella, condividendo intensamente con loro la paura, la malinconia, ma anche l’emotiva fragilità che contraddistingue queste due donne.

Il ritratto della femminilità ne La pazza gioia

La sensibilità del regista Paolo Virzì in La pazza gioia emerge in modo elegante e mai eccessivo e contribuisce, in particolare, a dare vita alle magistrali interpretazioni di Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti. Il risultato è un ritratto della femminilità assolutamente non convenzionale ma molto schietto e profondo. Lo sguardo di Virzì su Beatrice e Donatella è costantemente studiato e attento e lo dimostra palesemente nel cercare di descriverle non come delle vittime o delle disperate angelicate bensì come delle donne piene di complessità ed inquietudini, caratterizzate da molteplici lati oscuri legati sia al loro passato che al loro presente. La delicatezza e la raffinatezza con le quali Virzì mette in scena un tema così complesso come quello della follia si possono riscontrare anche nella scelta di un’iconica colonna sonora come Senza Fine di Gino Paoli. Andando anche oltre il modo impeccabile in cui Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi vestono i panni di Donatella e Beatrice, capiamo come la riuscita di questa pellicola sia data da una commistione di scelte accurate e fattori stilistici ben studiati. Quel che colpisce maggiormente è l’estrema vulnerabilità e profondità d’animo che intravediamo in Beatrice e Donatella, le stesse con le quali anche noi spettatori ci approcciamo al film per conoscere meglio queste due donne così interessanti perché ricche di sfaccettature. Il ritratto della femminilità al quale si giunge con questo film, dunque, è inedito nella sua totale autenticità e incisiva verità.

Fonte immagine: Cinecriticaweb.it

Altri articoli da non perdere
La strage di Crans-Montana: una generazione spezzata
Strage di Crans-montana

Doveva essere l'alba di un anno nuovo, il primo respiro di un 2026 carico di promesse, l'istante sospeso in cui Scopri di più

La pensilina di Novi Sad: simbolo di una rivolta contro il fallimento dello Stato
La pensilina di Novi Sad

Il 1° novembre 2024 a Novi Sad, situata nel nord della Serbia, sulle rive del Danubio, si è verificata una Scopri di più

La Buona Scuola ha cambiato la mia

Cara mamma, non so bene quando sia successo. Forse il giorno in cui hai aperto quella mail, o quello in Scopri di più

Zohran Mamdani, cosa significa la sua vittoria per gli USA
Zohran Mamdani, cosa significa la sua vittoria per gli USA

La sera del 4 novembre (la mattina del 5, secondo il fuso orario italiano) è stata un’ottima serata per il Scopri di più

Essere privilegiati è una colpa?
Essere privilegiati è una colpa?

Negli ultimi anni si legge spesso che gli uomini, le persone bianche, gli eterosessuali, i cattolici e altre categorie che Scopri di più

Scarpe Rosse: il simbolo della lotta contro violenza e femminicidio
Scarpe rosse

Negli ultimi anni, le scarpe rosse sono diventate un simbolo potente e immediatamente riconoscibile della lotta contro il femminicidio e Scopri di più

Condividi l'articolo!

A proposito di Carmen Landi

Vedi tutti gli articoli di Carmen Landi

Commenta