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The Producers (Per favore, non toccate le vecchiette) | Recensione

Mel Brooks è conosciuto per diversi film di cui fu regista, come Balle Spaziali, Alta Tensione o il suo famosissimo Frankenstein Junior, ma già dal suo primissimo film, The Producers (1967), in italiano “Per favore, non toccate le vecchiette”, mostrò di avere grande talento come regista.

I produttori

Il film narra di un ex produttore teatrale, Max Bialystock, interpretato da Zero Mostel, alle prese con problemi finanziari, che di solito risolve avendo relazioni con delle donne anziane (che portò all’adattamento del titolo in italiano che conosciamo), che viene visitato da un contabile di nome Leo Bloom, interpretato da Gene Wilder, il quale per scherzare ipotizza una possibile truffa ai danni dei finanziatori per una terribile, terribile opera teatrale. Da qui inizierà l’impresa dei due nel realizzare la peggior opera teatrale mai vista, che sarà Springtime for Hitler, che era anche il titolo precedente del film stesso prima che venisse cambiato in The Producers.

La scorrettezza vince

The Producers è un film comico che segue per tutta la durata della pellicola i due mentre cercano di realizzare questo gigantesco inganno, che li porterà a incontrare personaggi a dir poco strani, essendo loro alla ricerca dei peggiori, creando delle scene surreali e incredibilmente divertenti. Il climax del film, che capovolgerà il film su sé stesso, è la ciliegina sulla torta di questa incredibile opera comica.
Le inquadrature del film sembrano quasi far alternare due generi che vanno perfettamente a braccetto, quelle tipiche delle commedie e quelle tipiche dei musical, che seguiranno i produttori dall’inizio alla fine, abbandonandoli solamente quando lo spettacolo andrà in scena per mostrare le reazioni del pubblico all’opera più controversa mai realizzata.
Il film non si prende mai sul serio e anche la risoluzione finale degli eventi, per quanto “negativa”, lascia più che abbastanza spazio a una bella risata.

Il successo nel disastro

The Producers sarà la pietra miliare da cui si fonderà l’umorismo delle opere a venire di Mel Brooks, si può dire che da questo “finto disastro” sia nato il suo successo. Dal soggetto ai personaggi e alle battute a essi collegate, questa scorrettezza fu emblematica della pellicola e in parte di quelle a venire. Per quanto non abbia sbancato al cinema, il film ha comunque attirato l’attenzione della critica, da qui Mel Brooks spinse per un adattamento a musical di Broadway nel 2001 e il suo libro in collaborazione con Thomas Meehan, con canzoni scritte di suo pugno e nel 2005 a un remake del film diretto da Susan Stroman, che aveva precedentemente diretto e coreografato il musical.
Il film ebbe successo, facendo guadagnare a Mel Brooks un oscar per Miglior sceneggiatura originale e uno a Gene Wilder come Miglior attore non protagonista.

The Producers (1967): In conclusione

The Producers (1967) | Recensione
Nathan Lane e Matthew Broderick in una scena del remake

È interessante vedere la strada fatta da Mel Brooks da questo esordio come regista e il suo lavoro negli anni, sia come sceneggiatore, regista, produttore, attore, doppiatore e fa strano pensare che presto lo vedremo di nuovo sul grande schermo. La sua primissima opera è un testamento di quanto un lavoro possa essere intramontabile e dannatamente divertente, anche a distanza di quasi sessanta anni.

Fonti immagine di copertina: Pagina italiana di Wikipedia di The Producers (1967)
Fonte immagine nell’articolo: Pagina italiana di Wikipedia di The Producers (2005)

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