Palmira e la stampa 3D al servizio dell’archeologia

Palmira e la stampa 3D

Palmira e la stampa 3DIl sito archeologico di Palmira e la stampa 3D; un progetto “incrociato” che parte in seguito alla distruzione da parte di gruppi jihadisti nel maggio del 2015 di gran parte del sito archeologico in Siria, ed in seguito alla proposta delle autorità mondiali che avevano ipotizzato un piano di ricostruzione dei reperti archeologici distrutti mediante l’ausilio proprio della stampa 3D.

Palmira e la stampa 3D al servizio dell’archeologia

Un progetto, attuato dopo la liberazione del sito, volto al risanamento tanto dei danni subiti dai templi, sia quelli subiti dalle statue sfregiate e ribaltate dai loro piedistalli.

In questo progetto di ricostruzione parte dell’attuazione è stata possibile per opera dell’archeologia italiana che di recente ha prospettato il successo della ricostruzione di due statue lesionate: l’idea è quella di recuperare, mediante scansione elettronica, le parti mancanti, “stamparle”, applicarle e ricoprire il tutto con polvere di pietra locale. In questo modo le statue, e sostanzialmente l’intero sito, sarebbero “restaurate”.

Il restauro del sito di Palmira e la stampa 3D, quindi, si presenta come un esempio di interdisciplinarità, di scambio di saperi, umanistico e scientifico, al servizio dell’uomo.

Tuttavia, per quanto all’apparenza il sito riprenderà la sua antica forma, resterà il ricordo di ciò che è stato, delle statue sfregiate e dei templi divelti.

E così le questioni culturali si intrecciano a questioni profondamente umane.

L’arte dimenticata, la polvere che si stratifica sulle coscienze umane, l’arbitrarietà dell’uno nei confronti della vita dell’altro. Questioni che, seppur nel loro carattere disumanizzante, sembrano purtroppo permeare le situazioni quotidiane.

Si pensi allo snaturamento del genuino rapporto tra uomo e natura, tra uomo e terra, e tra uomo e uomo.

E si pensi ancora all’aberrante facilità con cui si avvelenano le terre, e l’aria, e la vita stessa, e all’altrettanto aberrante indifferenza con cui si decide e si dispone delle altrui vite.

La cronaca, purtroppo, ci fa da specchio, giorno per giorno, di questa condizione. E la questione Palmira non è che un pezzo di questo mosaico.

Forse ciò che è venuto a mancare è la solidarietà tra piccoli gruppi sociali, familiari e conoscenti, fino alla grande rete mediatica.

Una solidarietà troppo spesso ostentata ma insincera, tanto che viene a mancare nel momento del bisogno.

Ma non sempre “perde” questa cultura del rispetto, sia del passato che del presente.

Ecco, allora, esserci i volontari davanti al sostegno verso le calamità, d’ogni genere; ed ancora ecco che le rovine di Palmira, rivivono, con il progetto su Palmira e la stampa 3D, nel suo valore di conoscenza ed evoluzione scientifica, assume così un senso importante.

Perciò la graduale costruzione del sito e delle sue componenti danneggiate dovrebbe essere visto come tentativo di ricostruzione di un’umanità ridotta in pezzi, ed una nuova unione – utopica forse, ma sempre auspicata – dei popoli nel segno della fratellanza.

«Scrivi ciò che vedesti. Manderò la mia voce dalle rovine, e ti detterò la mia storia. Piangeranno i secoli sulla mia solitudine; e le genti s’ammaestreranno nelle mie disavventure». (Ugo Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis, Milano, 4 dicembre)

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A proposito di Salvatore Di Marzo

Salvatore Di Marzo, laureato con lode alla Federico II di Napoli, è docente di Lettere presso la scuola secondaria. Ha collaborato con la rivista on-line Grado zero (2015-2016) ed è stato redattore presso Teatro.it (2016-2018). Coautore, insieme con Roberta Attanasio, di due sillogi poetiche ("Euritmie", 2015; "I mirti ai lauri sparsi", 2017), alcune poesie sono pubblicate su siti e riviste, tradotte in bielorusso, ucraino e russo. Ha pubblicato saggi e recensioni letterarie presso riviste accademiche e alcuni interventi in cataloghi di mostre. Per Eroica Fenice scrive di arte, di musica, di eventi e riflessioni di vario genere.

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