Se vi dicessimo che a migliaia di chilometri da Firenze esiste una realtà in cui la Fiorentina si tifa in modo ugualmente diffuso e viscerale, ci credereste o vi sembrerebbe una bufala da social? Per quanto possa sembrare assurdo, è proprio quello che accade a Capo Verde, un arcipelago africano che ha scelto una fede calcistica ben precisa. Scopriamo insieme come la Fiorentina sia diventata una delle squadre più amate a Capo Verde, rendendosi protagonista di una vera e propria favola calcistica.
| Dettaglio calcistico | Informazioni storiche e geografiche |
|---|---|
| Nome delle società | GDRC Fiorentina e Fiorentina Calabaceira |
| Anno di fondazione originario | 1994 |
| Isole di appartenenza | Santo Antão (Porto Novo) e Santiago (Praia) |
| Campioni ispiratori | Rui Costa e Gabriel Omar Batistuta |
| Trofei vinti | Coppa di Porto Novo, campionato regionale, Supercoppa |
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La storia: come nasce il tifo per la Fiorentina a Capo Verde
Il “caso” è scoppiato a seguito dei festeggiamenti dei tifosi capoverdiani per celebrare lo storico pareggio contro la (temibile) Spagna in una partita del Mondiale. Nelle immagini arrivate dagli spalti degli stadi statunitensi e nei video circolati sui social direttamente dal Paese africano, moltissimi tifosi sono stati avvistati con indosso la maglia della Fiorentina. E non si tratta di un evento isolato: anche nella vita quotidiana di questo arcipelago di dieci isole nell’Oceano Atlantico, a largo delle coste del Senegal, non è raro incrociare cittadini che passeggiano orgogliosamente con la maglia viola.
Dietro questa incredibile ondata di passione non ci sono sponsor milionari o artifici di federazioni, ma una favola calcistica che porta un nome tutto italiano (o meglio, che all’Italia si ispira): il Gruppo Desportivo, Recreativo e Cultural Fiorentina, nato nel 1994 proprio in onore della società toscana.
Ma come ci è arrivata la passione per la Fiorentina a Capo Verde? Secondo quanto raccontano i locali, la “colpa” è del campione Rui Costa. Proprio nel 1994 il fuoriclasse portoghese, molto amato a Capo Verde, si trasferisce a Firenze. Nel frattempo, dall’altra parte dell’oceano, precisamente sull’isola di Santo Antão, si sta organizzando un torneo di calcio locale. Le squadre iscritte scelgono i nomi dei club europei più blasonati del momento, ma ad una di queste manca ancora un’identità, un nome, un colore sociale. Poi, un lampo di genio: “dove gioca Rui Costa? Alla Fiorentina! E allora chiamiamoci così”. Altre fonti locali, invece, attribuiscono l’ispirazione ai gol devastanti di Gabriel Omar Batistuta, altro fuoriclasse, stavolta argentino, che milita alla Fiorentina in quegli anni. Quel che è certo è che quello è un periodo florido per la Serie A, la quale era il centro del mondo calcistico e i suoi campioni erano capaci di far innamorare i tifosi a ogni latitudine… non è inverosimile, dunque, che entrambe le storie nascondano un fondo di verità.
Le “Fiorentine” di Capo Verde: le squadre e le vittorie
Quello, comunque, è stato solo l’inizio. Negli anni successivi la squadra cresce fino a diventare una società ufficiale nel 2004, ottenendo l’affiliazione alla federazione locale nel 2007. Da quel momento le soddisfazioni non sono mancate: la partecipazione alla Coppa di Porto Novo, la vittoria del campionato regionale di prima divisione, il trionfo in Supercoppa e la nascita di una scuola calcio per i giovani del posto. L’unico vero rammarico resta la difficoltà nel reperire sempre le maglie ufficiali di colore viola sul mercato locale, dovendo talvolta ripiegare sul blu o sul bianco.
Ma non finisce qui: il legame tra la Fiorentina e Capo Verde non si limita a una sola squadra. Gli appassionati locali possono infatti identificarsi in ben due diverse realtà calcistiche: oltre al GDRC Fiorentina con sede a Porto Novo, sull’isola di Santo Antão, esiste anche la Fiorentina Calabaceira, società con sede a Praia, la capitale situata sull’isola di Santiago. C’è davvero l’imbarazzo della scelta.
Chissà che un giorno, magari proprio grazie al sostegno e a un gemellaggio ufficiale con la Fiorentina, queste squadre d’oltremare non riescano a indossare stabilmente le loro amate maglie viola. Fino ad allora, la favola continua.
Dall’Arno all’Oceano Atlantico, più forte di qualsiasi distanza geografica e barriera linguistica, questa storia ci ricorda cos’è il calcio: una lingua universale. Che l’ispirazione sia arrivata dalle magie di Rui Costa o dalla “mitraglia” di Batistuta poco importa. Quel che conta è che a quasi cinquemila chilometri di distanza da Firenze c’è un popolo che, ogni volta che scende in campo, custodisce e onora un pezzo di storia italiana. Perché il viola non è solo un colore, non è solo una fede… è uno stato d’animo. E a Capo Verde lo sanno benissimo.
Immagine di OttavianoUrsu da Wikimedia Commons

