Negli ultimi giorni, il futuro della Nazionale italiana di calcio è stato scritto e poi subito cancellato. Allo stesso modo, coloro che erano stati incaricati di farlo – Paolo Maldini in qualità di direttore tecnico della Federazione e Leonardo come suo advisor – si sono dimessi, in quanto il commissario tecnico da loro scelto – l’ex calciatore e campione del mondo azzurro nel 2006 Andrea Pirlo – è stato pubblicamente rigettato dal presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio Giovanni Malagò. Per comprendere al meglio questo disastro all’italiana, è necessaria una ricostruzione cronologica, per capire come si è arrivati alle dimissioni di Maldini e Leonardo dopo appena 16 giorni di incarico, provocando un nuovo vuoto dirigenziale nella Nazionale di calcio.
| Figura chiave | Ruolo proposto / coperto | Stato e motivazione degli avvenimenti |
|---|---|---|
| Paolo Maldini | Direttore tecnico e presidente del Club Italia | Dimesso dopo 16 giorni per divergenze insanabili con Malagò. |
| Leonardo | Advisor tecnico della FIGC | Dimesso in solidarietà con la linea tecnica di Maldini. |
| Andrea Pirlo | Candidato Commissario Tecnico | Bocciato dal presidente Malagò per la sponsorizzazione con Fonbet. |
| Giovanni Malagò | Presidente FIGC / CONI | Ha esercitato il potere di veto sulla scelta del nuovo commissario tecnico. |
| Claudio Ranieri e Roberto Mancini | Candidati DT e CT proposti da Malagò | Nomi emersi per guidare la rifondazione degli Azzurri dopo il caos dirigenziale. |
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Maldini e Leonardo assumono l’incarico
Come è noto, dopo la disfatta di Zenica, diverse posizioni all’interno dell’organigramma degli Azzurri sono saltate: il presidente della FIGC Gravina, il commissario tecnico Gattuso e il capo delegazione Buffon hanno presentato le proprie dimissioni, che hanno portato a una tabula rasa di tutto l’apparato sviluppato dallo stesso Gravina, una volta eletto presidente dopo la prima mancata qualificazione ai mondiali da parte degli Azzurri, nel 2018. A quest’ultimo è subentrato Giovanni Malagò – già presidente CONI – la cui elezione è stata sostenuta da Lega Serie A, Lega Serie B, l’Associazione Italiana Calciatori e l’Associazione Italiana Allenatori Calcio, portandogli il 68,5% dei voti. Una volta eletta la massima carica della Federazione, si trattava di capire chi invece si sarebbe occupato dell’area tecnica: dopo settimane di speculazioni, la scelta è ricaduta su Paolo Maldini – considerato da molti come il difensore più forte della storia, leggenda del grande Milan di Berlusconi – nella posizione di direttore tecnico e presidente del Club Italia – e Leonardo – anch’egli ex giocatore e allenatore del Milan, oltre che ex dirigente del Paris Saint-Germain – come advisor.
La scelta del commissario tecnico
Già da prima dell’ufficialità delle due nuove figure, era iniziata a farsi largo l’idea che il primo candidato come ct della Nazionale fosse Pep Guardiola, uscente da 10 anni di dominio con il Manchester City, durante i quali ha conquistato anche la prima storica Champions League per il lato blue di Manchester: dopo giorni di trattative, culminate in un incontro a Barcellona proprio tra Maldini, Leonardo e Guardiola per portare il tecnico catalano a Coverciano, la cosa si è risolta in un nulla di fatto, vuoi anche per la differenza tra salario richiesto – 20 milioni a stagione – e salario offerto – circa 10. Di conseguenza ci si è spostati sul piano B, ovvero Andrea Pirlo, particolarmente apprezzato dalla coppia di dirigenti: è proprio in questo caso che interviene la figura di Malagò, che ha sempre confermato come la scelta finale sarebbe stata ad ogni modo passata sotto una consultazione con lui. Il presidente della FIGC boccia in pubblica piazza la figura di Pirlo come potenziale commissario tecnico: la motivazione? Il contratto che lega Pirlo con Fonbet, società di scommesse russa legata alle principali organizzazioni sportive del paese, di cui l’ex numero 21 di Brescia, Milan e Juventus – tra le altre – è testimonial dal 2025. La mancata scelta, dunque, sarebbe legata a motivazioni etiche e politiche, non prettamente tecnico-sportive.
Lo stesso Andrea Pirlo, tramite un post sul suo profilo Instagram, ha affermato che la collaborazione con Fonbet nascerebbe nell’ambito del suo percorso lavorativo con gli Emirati Arabi Uniti – e che quindi tale collaborazione non avrebbe alcuna natura politica, bensì commerciale. Di riflesso a tale frenata circa la trattativa per portare Pirlo a diventare il nuovo commissario tecnico degli Azzurri, Paolo Maldini e Leonardo hanno deciso di rassegnare le proprie dimissioni, consci di come un rapporto del genere con Malagò che, ad ogni modo, rappresenta la figura più rilevante in ambito calcistico, non avrebbe potuto essere risanato.
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L’amara conclusione
Come proseguirà tale vicenda dopo le dimissioni di Maldini e Leonardo è tutto da scoprire: secondo le ultimissime indiscrezioni da parte di Gianluca di Marzio, Malagò avrebbe reso noto al Consiglio Federale che il prossimo dt sarà Claudio Ranieri – fresco divorziato dalla Roma – e che il prossimo ct sarà niente poco di meno che Roberto Mancini, già commissario tecnico dal 2018 al 2023, trascinatore della vittoria azzurra agli Europei 2020. Già solo queste ultime righe testimoniano la profonda incoerenza di vedute e di pensieri presenti nelle alte sfere: se Pirlo viene rigettato a causa di incompatibilità valoriali, come può una Nazionale riaccogliere colui che, dopo la vittoria dell’Europeo, è stato co-protagonista della mancata qualificazione ai mondiali del 2022 a causa della sconfitta ai playoff contro la Macedonia del Nord e che ha abbandonato la sua stessa Nazionale come un gatto in tangenziale in pieno agosto e in piena lotta per la qualificazione ad Euro 2024, per poi trovare subito l’accordo come commissario tecnico dell’Arabia Saudita? Ma soprattutto, una nazionale di calcio che deve “ripartire da zero” da ormai 8 anni, può passare da Guardiola – che non ha più niente da dimostrare – a Pirlo – reduce da esperienze poco esaltanti tra Juventus, Karagümrük, Sampdoria e United FC – a Mancini – considerando il modo in cui sono stati rotti i rapporti neanche 3 anni fa? Non si tratta di puntare il dito verso l’una o contro l’altra fazione – perché di questo si deve parlare, di un gioco tra fazioni politiche -, ma di pensare ad un futuro di rinascita per l’Italia del calcio, che certo non si risolverebbe con la scelta del commissario tecnico – sarebbero tanti i livelli di analisi da prendere in considerazione -: si tratta di remare tutti e a tutti i piani – dal livello più alto a quello più basso – nella stessa direzione, ovvero far tornare la Nazionale italiana di calcio di nuovo a sedersi al tavolo delle grandi.
Fonte immagine in evidenza: Wikimedia / pubblic domain

