Dignità Autonome di Prostituzione (Bellini) | Recensione

Dignità Autonome di Prostituzione (Bellini) | Recensione

Dal 26 dicembre 2025 fino all’11 gennaio 2026 ritorna alla sua casa del Teatro Bellini il più grande e atteso format teatrale, Dignità Autonome di Prostituzione, ideato da Luciano Melchionna e Betta Cianchini.

Può un teatro trasformarsi in un vero e proprio bordello? Sì, è ciò che succede al Teatro Bellini con Dignità Autonome di Prostituzione in cui gli attori, come prostitute e prostituti, contrattano per farsi pagare la propria performance, mentre il pubblico, con una manciata di cosiddetti dollarini adeguatamente distribuiti, sceglie l’artista da seguire negli anfratti del teatro per ascoltare e vedere la prestazione individuata. Seduto sulla poltrona, Luciano Melchionna, il Papi, osserva e dirige trasferendo la sua anima artistica in un tale progetto che sembra essergli cucito addosso. Insomma, un format teatrale che, pur seguendo le sue specifiche regole da casa chiusa dell’arte da quasi vent’anni, persevera sempre in un’unicità vivamente garantita per un teatro di esperienza fuori da ogni logica convenzionale.

Dignità Autonome di Prostituzione (Bellini) | Recensione
Luciano Melchionna (Papi) con gli artisti (prostitute e prostituti)

Dal Castel Sant’Elmo al ritorno a casa: tra i segreti del Teatro Bellini

Dopo avere sperimentato lo spazio aperto del Castel Sant’Elmo, Dignità Autonome di Prostituzione ritorna all’ovile e come spettacolo itinerante guida il pubblico tra le sale ed i meandri più nascosti del Teatro Bellini. Una scelta già di per sé molto interessante perché indica un ancestrale bisogno di intimità, di un contatto radicato con quella parte spregiudicata e autentica del teatro. In fondo, quanto bisogno c’è di un teatro che turbi, che sia spazio di dubbio, di contestazione, di libertà d’anima sia di pensiero e sia di emozione, in un mondo che, invece, a oggi vive di una realtà che riproduce e imita secondo una nenia monotona? E con questa convinzione, in barba alla più spietata mercificazione dell’arte, si vendono ai migliori offerenti al riparo delle stanze sconosciute del teatro più di venti artisti tra musicisti, ballerini, cantanti e attori: Raffaella Anzalone, Maria Avolio, Antonio Barberio, Carlo Caracciolo, Federica Carruba Toscano, Betta Cianchini, Riccardo Ciccarelli, Enzo Colursi, Cinzia Cordella, Marika De Chiara, Giampiero De Concilio, Valentina De Giovanni, Dario Di Pietro, Veronica D’Elia, Alessandro Freschi, Priscilla, Martina Galletta, Diopuntointerrogativo, Luciano Giugliano, Irene Grasso, Her, Vincenzo Leto, Maldestro, Claudio Marino, Dolores Melodia, Raffaele Milite, Daniele Russo, Irene Scarpato, Simona Seraponte e Toto Casanova.

Un contatto con il teatro, come esperienza ma anche proprio come luogo fisico, reso ancora di più dalla natura itinerante di Dignità Autonome di Prostituzione. Il pubblico si aggira tra le sale del teatro liberamente, scopre uno spazio accessibile all’interno dove si profana la sacra legge della quarta parete, della divisione tra spettacolo e spettatore. Nel frattempo, gli artisti si spogliano e offrono alla platea un contatto resiliente, come sfumature di colori fioriti tra le storture della realtà e si dispiega, così, muovendosi tra quegli stessi anfratti al limite del surreale, una lucidità vera, talvolta ironica, palpabile nelle viscere dell’anima. A ogni monologo, si sogna, si piange, si ride, si riflette e, soprattutto, si invita a vivere un momento ogni volta unico e irripetibile. Il tutto, poi, viene condito fino ad esserne sensibilmente caratterizzato da un tanto verace quanto tangibile erotismo: il sesso non è soltanto funzionale all’allestimento di quella casa chiusa d’arte, bensì si traduce in un istinto primitivo di umanità, in una nudità che è protesta, rivoluzione, aderenza collettiva. E allora, su quella zattera di anime apparentemente perdute – menzione speciale agli elementi scenici ed i costumi di Luciano Melchionna e Milla che ne rendono l’idea marittima, tra l’altro ispirandosi al quadro La zattera della Medusa di Géricault – in realtà ci si salva ritrovandosi gli uni con gli altri e gli uni negli altri mentre si recita ciò che nella vita si vive male.

Dignità Autonome di Prostituzione (Bellini) | Recensione
Performance corale di DAdP

Dignità Autonome di Prostituzione e l’imprevedibilità dello stupore

«Dignità Autonome di Prostituzione è uno stupore nuovamente sollecitato, un teatro che non è auto-celebrativo, ermetico o fine a sé stesso, ma prima di tutto magia e sogno», con queste parole Luciano Papi Melchionna racconta quello che negli anni si è rivelato un format a tutti gli effetti. Al netto di una concretezza carnale vista fin qui, nel momento in cui lo spettatore mette piede in quel teatro-bordello entra in una dimensione surreale. C’è un senso di magia, un qualcosa di non visibile, eppure, di percepibile internamente che consegna l’imprevedibilità dello stupore. Forse è proprio questo che dichiara il successo di DAdP, cioè una cornice onirica che per sua stessa natura esprime e, quindi, libera. Tant’è che, alla fine, con quei finti dollarini di carta lo spettatore non compra un corpo ma paga l’ascolto, un contatto di anime condivise, paga la dedizione a un tempo interiore, cose che non sono assolutamente visibili e prendono senso soltanto negli anfratti abissali. Insomma, si tratta di una relazione tra artista e platea che viene posta su un tipo di complicità straordinariamente fuori dal comune.

L’imprevedibilità di uno stupore che non si esaurisce mai: dal momento che nell’arco di una serata, lo spettatore può riuscire a seguire un numero limitato di prostitute e prostituti prima dell’evento corale di chiusura, Dignità Autonome di Prostituzione non esaurisce mai potenzialmente la propria novità, al di là del fatto che ogni anno accoglie anche nuovi artisti accanto a solide certezze veterane. Insomma, l’incanto si rinnova ogni volta con una macchina teatrale perfettamente congeniata. Così, il teatro vive di una fonte inesauribile di stimoli, sperimentando il teatro e più in generale l’arte con una vera innovazione. Una notevole unicità che picchia con sarcasmo il fatto che ormai DAdP è diventato un programma anche abbastanza commercializzato, interessante apparente contraddizione. Che poi, infine, questa stessa natura di apparente contraddizione rende il format ancora una volta unico pur in tutta la sua conosciuta fama: è un movimento continuo tra dentro e fuori, individualità e collettività, un mosaico di tessere composite e allo stesso tempo tutte necessarie.


Dignità Autonome di Prostituzione – uno spettacolo di Luciano Melchionna – dal format di Betta Cianchini e Luciano Melchionna – regia Luciano Melchionna – con Raffaella Anzalone, Maria Avolio, Antonio Barberio, Carlo Caracciolo, Federica Carruba Toscano, Betta Cianchini, Riccardo Ciccarelli, Enzo Colursi, Cinzia Cordella, Marika De Chiara, Giampiero De Concilio, Valentina De Giovanni, Dario Di Pietro, Veronica D’Elia, Alessandro Freschi, Priscilla, Martina Galletta, Diopuntointerrogativo, Luciano Giugliano, Irene Grasso, Her, Vincenzo Leto, Maldestro, Claudio Marino, Dolores Melodia, Raffaele Milite, Daniele Russo, Irene Scarpato, Simona Seraponte, Toto Casanova – disegno – luci Gianni Caccia – disegno audio Luigi Di Martino – costumi Milla – elementi scenici Luciano Melchionna, Milla – aiuto – regia Francesca Pelella – assistente alla regia Mery Perrotta – produzione Ente Teatro Cronaca – il brano ‘Bunker’ è di Antonio Urso – dal 2

Fonte immagini: Ufficio Stampa

 
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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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