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Eroica Fenice

La categoria Teatro contiene 908 articoli

Teatro

Teatro Bellini e il suo Piano Be per la nuova stagione autunnale

Il Teatro Bellini riapre i battenti – in seguito ai lunghi mesi di lockdown – con un piano B (o, meglio, “piano Be”) per la nuova stagione autunnale. La presentazione è avvenuta in conferenza stampa, nel pomeriggio di venerdì 26 giugno, in presenza e in streaming – nel rispetto delle norme anti-Covid -. A fare gli onori di casa, i co-direttori artistici del Teatro, Daniele e Gabriele Russo. Come per gli altri teatri (e per il mondo dello spettacolo in generale), anche il Teatro Bellini ha dovuto reinventarsi nell’immaginare la “ripartenza” e affrontare non solo le difficoltà di gestione che le misure precauzionali e sanitarie impongono, ma anche il senso di incertezza e di immobilismo che caratterizza questa nuova fase della pandemia. « Mi piace guardare alla nostra proposta, Il “Piano Be”, a cui volutamente non segue il dubitativo “or not to BE” – spiega Gabriele Russo –  come se lo osservassimo dal futuro, come se fra vent’anni, guardandoci indietro, ci chiedessimo: cos’hanno fatto gli artisti, le maestranze, il pubblico, il teatro tutto per rispondere alla distanza sociale richiesta dalle misure sanitarie? » Quello che ha fatto il Teatro Bellini è, innanzitutto, annullare tutta la programmazione per la prossima stagione e, subito dopo, costruirne una nuova a partire dal “Glob(e)al Shakespeare” del 2017, chiamando il pubblico a partecipare ad un’esperienza complessiva fatta di spettacoli e artisti fra i più innovativi della scena contemporanea. L’obiettivo è, innanzitutto, rendere il teatro un vero e proprio rifugio e non un luogo tabù durante la pandemia.   « Per chi guida un’Istituzione Culturale – prosegue Daniele Russo – è difficile immaginare nuove prospettive che abbiano valore artistico e che, al tempo stesso, possano generare nuove opportunità sia lavorative che di incontro. » Per questo, il Teatro Bellini, ha scelto di ripensare i propri spazi, re-immaginare la presenza del pubblico in termini di orari e rafforzare le collaborazioni, arrivando ad un totale di 54 giorni di programmazione, con 15 spettacoli per 99 repliche in sala grande, 9 spettacoli per 40 repliche al Piccolo Bellini, 9 spettacoli di danza e 9 spettacoli per ragazzi, 8 concerti, 27 appuntamenti con il progetto “Adiacente possibile”, 2 teatri “ospiti” che gestiranno una sala e circa 150 tra artisti e tecnici impegnati nei lavori.   Teatro Bellini, i progetti: Adiacente Possibile, Be Jennifer, Piccolo Bellini, BeQui “Adiacente Possibile” sarà uno dei punti cardine della stagione autunnale, sotto la cura di Agostino Riitano, che spiega così il progetto: « L’adiacente possibile è una specie di futuro in sospensione dello stato delle cose, un insieme di nessi causali da intrecciare per reinventare il presente. Si sostanzierà in uno schermo che, come uno squarcio nello spazio fisico del teatro, darà libero accesso al tempo presente, accogliendo e restituendo immagini in presa diretta: un flusso di realtà che non imbriglieremo nelle convenzioni dei linguaggi performativi, ma proveremo ad utilizzare per verificare collettivamente le infinite possibilità di ricombinazione della realtà. » Nel “Piano Be” del Teatro Bellini sarà, inoltre, previsto lo spettacolo “Le cinque rose di Jennifer” […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Galleria Toledo riparte con Doppio Sogno: l’intervista a Laura Angiulli

Galleria Toledo riparte con Doppio Sogno: l’intervista alla direttrice Laura Angiulli La ripartenza di una rassegna teatrale dà un forte segnale di voler ritornare alla normalità. Se poi a ripartire è Galleria Toledo, allora napoletani e non saranno ancora più felici di vedere le loro sere d’estate piene di ottima cultura. Galleria Toledo riparte da Villa Pignatelli alla Riviera di Chiaia, storica location di rara eleganza e di molto affetto per gli abitanti di Napoli, con la ventesima edizione di “Doppio Sogno”, la rassegna estiva di cinema, musica e teatro in programma dal 25 giugno al 6 luglio; l’edizione 2020, dieci serate con film d’autore, concerti, incontri e azioni performative, è organizzata dal Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo con la direzione artistica di Laura Angiulli, Titolo di quest’anno è “Doppio Sogno – Remote Control, oltre la delimitazione” sui temi del confinamento, della costrizione coatta e della sofferenza del cambiamento: un titolo quanto mai pregnante in un periodo dove abbiamo dovuto modificare molto delle nostre vite. In attesa degli appuntamenti della rassegna, abbiamo intervistato la direttrice artistica Laura Angiulli: regista, insegnante, direttrice. Laura Angiulli è una donna che non ha bisogno di presentazioni: protagonista della vita culturale napoletana da oltre tre decenni, una vita non semplice, che lei affronta con l’arma più forte che ci sia: la conoscenza e la cultura. Nel 1991 apre un teatro ai Quartieri Spagnoli: una sala dove la parte migliore di Napoli si è incontrata, ha discusso ed incantato il pubblico. Il resto, è storia conosciuta per gli amanti e non. L’intervista a Laura Angiulli e la rassegna Doppio Sogno Buonasera Laura, grazie per averci concesso questa intervista. Come si sente il team di Galleria Toledo a far ripartire la rassegna? Emozionato? Siamo molto, molto emozionati: è il primo vero segno di normalità per noi far ripartire il tabellone, da Villa Pignatelli poi… un posto al quale siamo molto legati. Siamo sicuri che la rassegna sarà capace di incuriosire ed invogliare le persone. Come ha impiegato il tempo del lockdown? Io? Io non mi sono mai fermata! La cultura non si ferma, la scrittura degli spettacoli nemmeno. Devo dire che ci siamo fermati davvero sul più bello, stavamo per mettere in scena il Giulio Cesare di Shakespeare… quindi, puoi capire quanta amarezza c’è stata. Ma non è mancato il lavoro da fare. Inoltre, insegno Regia in un corso di laurea magistrale all’Accademia delle Belle Arti e quindi le mie lezioni sono andate avanti. Ho dovuto calcolare e studiare la modalità di lezione ancor meglio del solito, ma devo dire che c’è stata molta soddisfazione. E’ stato singolare e bello poter entrare nelle camere dei miei studenti attraverso le loro webcam, ci siamo ripromessi di incontrarci dopo il corso per poter condividere una pizza, finalmente dal vivo. Quindi, Lei cosa ne pensa? Ci sarà ancora spazio per fruire di didattica ed arte a distanza? Io penso decisamente di sì: va da sè che non potrà mai essere l’unico metodo, però ritengo che “misto” ad altre forme di fruizione della didattica sia un metodo […]

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Teatro

Napoli Teatro Festival Italia: al via la tredicesima edizione

Il Napoli Teatro Festival Italia torna per la sua tredicesima edizione nel capoluogo Partenopeo e – come avviene ormai da qualche anno – in tutta la Regione Campania. Il Festival, nato nel 2007 e organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival con il sostegno della Regione Campania, ha ormai un fortissimo respiro internazionale. Produce spettacoli, promuove scritture di testi per il teatro, valorizza luoghi, artisti e professionalità Campane. Dal 2017 la direzione artistica del Napoli Teatro Festival Italia è stata affidata allo scrittore, regista e attore Ruggero Cappuccio, che ha avviato un progetto artistico nel segno della multidisciplinarità: una programmazione aperta a innovativi fronti di attività, come la sezione Osservatorio e le attività laboratoriali sulle arti sceniche, che offrono spazio e visibilità a giovani e meno giovani, sostenendo i costi di produzione delle compagnie. In questo senso è da leggere anche la collaborazione con Mimmo Paladino, che dal 2017 progetta l’immagine del Festival, rendendo i cataloghi e i materiali promozionali veri oggetti d’arte. Il lancio della tredicesima edizione del Napoli Teatro Festival Italia La presentazione di tutte le attività del Festival – a prova di Covid-19 – è avvenuta in Conferenza Stampa nella mattinata di martedì 10 giugno, in diretta streaming su Facebook e su Radio Crc dal Palazzo Reale di Napoli. A introdurre la Conferenza Rossana Romano, Dirigente Generale per le Politiche Culturali e il Turismo della Regione Campania. Ad aprire la sfilza di interventi Marta Ragozzino della Direzione Regionale Musei della Campania, che ha sottolineato l’importanza di ritrovare i luoghi e i tempi della cultura, con cautela e nel rispetto delle norme di distanziamento fisico, ma non sociale. Dello stesso avviso il Direttore del Museo di Capodimonte Sylvain Bellenger, che si è detto orgoglioso di poter aprire i cancelli del Bosco per la realizzazione di diversi spettacoli del Festival. Alessandro Barbano, presidente della Fondazione Campania dei Festival, ha poi raccontato il percorso – durante il lockdown – che ha convinto gli “attori” in campo a non rinunciare alla manifestazione e si è focalizzato sull’essenziale differenza tra “riaprire il Paese” e  “far ripartire il Paese”: esperimento – quest’ultimo – su cui in Campania si è scelto di puntare. A chiudere la Conferenza il Direttore Artistico Ruggero Cappuccio, che ha illustrato i diversi punti di forza del programma 2020 e ha rivolto un appello ad ascoltare le istanze del mondo dei lavoratori dello spettacolo che hanno preceduto la presentazione con la lettura di un proprio comunicato rivendicativo. La precarietà e la fragilità di chi lavora in questo settore, infatti, precedono la fase di lockdown e la pandemia da Covid-19. Inoltre nessun Governo ha finora realizzato iniziative concrete per riconoscere e far uscire dalla marginalità migliaia di lavoratori e lavoratrici. Anche per questa edizione il Festival collaborerà con diverse esperienze di Teatri impegnati nel sociale, come il NEST e il Nuovo Teatro Sanità, e favorirà la partecipazione del pubblico attraverso un’oculata politica dei prezzi, che propone un biglietto al prezzo di 8 euro, un ridotto a 5 per gli under 30 e […]

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Teatro

I dieci peccati capitali: dal TRAM a casa nostra

Il Teatro TRAM di via Port’Alba a Napoli non si ferma. Dal 9 giugno, infatti, ogni martedì e giovedì, metterà in scena un postcast di dieci episodi sul sito e sulla pagina Facebook del TRAM, I dieci peccati capitali. Si tratta del progetto debutto della nuova Compagnia under 30, dedita alla formazione di giovani attori che, interrotta dal lockdown, si è impegnata tramite videoconferenze. I peccati sono tradizionali sono accostati ad altri tre: il consumismo, l’egotismo e il razzismo, quelli propri della nostra società contemporanea. Questo progetto vuole appunto assumere il volto reale della nostra comunità umana, oltre che uno spazio personale di riflessione ed autoanalisi. Tanti i tanti podcast proposti in questo duro periodo, interpretati da attori come Orazio Cerino e Titti Nuzzolese, e tanta la voglia di ripartire. A pochi giorni dalla riapertura ufficiale dei teatri, che il Dpcm di metà maggio fissa nel 15 giugno, godiamoci un piccolo spaccato di teatro dalle poltrone delle nostre case. Qui di seguito, l’intervista a Mirko Di Martino, direttore artistico, che ci ha raccontato dell’idea, delle nuove modalità e delle nuove sensazioni legate a questo progetto. I dieci peccati capitali: intervista a Mirko Di Martino Perché i dieci  peccati capitali? Volevamo realizzare un progetto che potesse coinvolgere tutti i componenti della neonata compagnia under 30 del TRAM. Abbiamo pensato a quali format fossero adatti e permettessero anche di sviluppare un lavoro originale e attuale. I peccati capitali sono piaciuti subito a tutti, così riconoscibili e così aperti a tante possibilità di scrittura, ma c’era il problema che fossero solo sette. Ne abbiamo aggiunti tre, nuovi e contemporanei, scelti da noi, ed eccoci arrivati a dieci. Un altro numero simbolico, ovviamente. E perché modernizzarli? Ogni società, in ogni momento, definisce cosa sia giusto e cosa sbagliato. Abbiamo un’idea rigida del peccato capitale, lo immaginiamo come valido per tutti e al di fuori del tempo, ma non è così. La gola e la lussuria, tanto per citarne due, hanno un significato molto diverso da quello che avevano cinquanta anni fa. Volevamo creare un’opera che parlasse della nostra società, di ciò che siamo oggi, con sincerità e immediatezza. In fondo, si impara molto di più dalle proprie debolezze che dai punti di forza. Parlare di peccati significa parlare di emozioni. Ma le conosciamo davvero? Oggi c’è un abuso delle emozioni, siamo immersi fino a sentirci soffocare, eppure abbiamo smesso di comprenderle: la commozione lacrimevole dei pomeriggi in TV, l’indignazione per le immagini trasmesse dai TG, l’invidia per la felicità altrui che dilaga sui social. Non c’è bisogno di aggiornare i peccati: basta guardarsi intorno. Quanto la mediazione della piattaforma online fa cambiare forma al teatro? Nel nostro caso, trattandosi di un podcast, abbiamo scelto una forma artistica che punta esclusivamente sulla voce e sui suoni. Alcuni elementi sono simili al teatro: la scrittura e l’interpretazione. Ma i meccanismi di ideazione, produzione e fruizione cambiano molto. Il podcast, per noi, è un percorso parallelo, non abbiamo mai pensato né voluto sostituire il teatro dal vivo. […]

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Libri

Calma e quieta è la notte: il romanzo di Vittorio de Martino

“Calma e quieta è la notte. La leggenda dei bagni di Szigetvár”: recensione del nuovo libro di Vittorio de Martino “Calma e quieta è la notte. La leggenda dei bagni di Szigetvár” è un romanzo scritto da Vittorio de Martino e di recente pubblicazione, nell’aprile 2019, per la casa editrice La Lepre edizioni; poco dopo la pubblicazione, a inizio di questo anno in corso, il testo è risultato vincitore del primo premio per la sezione narrativa edita alla XII edizione del Premio Letterario Nazionale “Nicola Zingarelli”. Calma e quieta è la notte: il tempo, la storia, l’inganno, il silenzio «Voi, che siete vecchio, lo sapete se esiste un punto, un luogo fisico del corpo dove il desiderio della carne si trasforma in illusione delle anime?». Illusione, sogno, sospensione del tempo della storia, sopore, racconto, silenzio: il romanzo di Vittorio de Martino (pianista, danzatore, assistente di regia per Eduardo De Filippo e Giancarlo Menotti, insegnante, guida) si intreccia col doppio filo sottilissimo dell’inganno; un inganno che è inganno dei sensi, che è inganno della parola. Un canto di sirena, suadente ma rischiosissimo, una tela di ragno, scintillante ma assai pericolosa, da cui e in cui il vecchio protagonista di queste “notti d’Oriente” e con lui i lettori ammessi a partecipare a patto del silenzio, si ritrovano, senza accorgersene, rapiti. Un vecchio imbalsamatore ogni notte attende che una giovane voce gli parli, per raccontargli una storia, lì, nei bagni di Szigetvár, lì, in quel luogo fumoso sospeso dal tempo, dalla Storia: e così, in questa sospensione fatta di attese e ritrovi, le storie narrate possono sciogliersi. Inganno, illusione: pagina dopo pagina, notte dopo notte, si è avvinti alla vicenda, storie nella Storia; per certi versi, vicende in cui inizio e fine si toccano, si incrociano, coincidono, si perdono, si ritrovano e per altri versi, vicende che non esistono. “Una storia nella storia ed una storia nella Storia“: un romanzo – dai tipici caratteri della novella romanzesca storica e avventurosa – in cui novelle e racconti si inseriscono in una cornice superiore alle stesse e che si snoda nella Storia. Avventura, erranza, vagheggiamenti e perdizioni, arrivi, partenze e ritorni, agnizioni e scomparse, peripezie, ritrovamenti: niente è come sembra o almeno così pare; in altre parole, ciò che sembra non è e ciò che è non sembra. O forse no? Chissà… Cos’è un’illusione? Vittorio de Martino col suo “Calma e quieta è la notte. La leggenda dei bagni di Szigetvár,” nel vapore delle terme sparge fumo d’illusione letteraria, con i suoi salti e giri, con le sue giravolte e i suoi capovolgimenti condensati nelle pagine conclusive del testo. Qual è la verità, che poi è fictio letteraria? Ad ogni lettore sia lecita la propria versione.     Fonte immagine in evidenza: http://www.lalepreedizioni.com/archivio/libri/copertinaBig_131.png

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Libri

Elogio del silenzio. Come sfuggire al rumore del mondo

Elogio del silenzio. Come sfuggire al rumore del mondo è un libro a carattere saggistico-divulgativo scritto da John Biguenet e tradotto in italiano da Naike Agata La Biunda. Il testo pubblicato da Il Saggiatore e inserito nella collana Piccola Cultura è stato presente fra i testi che la casa editrice ha proposto in fruizione digitale gratuita in seno all’iniziativa “Solidarietà digitale”. Elogio del silenzio. Come sfuggire al rumore del mondo Il testo di Biguenet riflette sui significati attribuiti dalla psiche umana – e dall’istinto animale, generalizzando alcuni aspetti della questione – al silenzio. Cos’è il silenzio? Domanda semplice, ma solo nell’apparenza: il silenzio è concentrazione, calma, riflessione, pace, equilibrio interiore, e, al contempo, è mistero, ansia, paura, angoscia: esso è e non è, contemporaneamente, la sua essenza come presenza e come assenza, come bene e come male, come gioia e come dolore. Il silenzio come sospensione della parola, implica, per contralto, che la parola vi conviva, coesista. Cos’è il silenzio? Ponendoci questa domanda, ben presto comprendiamo che ci stiamo avventurando in quell’intricatissimo – e umanamente inconcepibile – labirinto che è il vertiginoso abisso del silenzio. Comprendiamo che la mente, la ragione, la ratio umana incespica, inciampa, arranca, arretra, lungo l’erto e faticosissimo sentiero non tracciato del significato e della significanza del lessema “silenzio”. La psiche attribuisce plurimi significati alla manifestazione silenziosa e plurime associazioni costruisce, secondo logiche attributive, predittive, socialmente partecipate (perché socio-culturalmente indotte e psico-evoluzionisticamente tradotte) o personalissime, individuali. In questa selva ospitale ma scurissima ci si introduce, quando con lumino fra le ombre alla mano, si cercano i nodi fra le sinuose maglie della rete del silenzio che ci avvolge. Suono, rumore, silenzio Cos’è il silenzio? John Biguenet si sofferma sulla medaglia e i suoi rovesci, osserva la luna e il lato oscuro della casta diva inargentata: il silenzio come sospensione volontaria della parola e il silenzio come solitudine (nei casi estremi il silenzio come abbandono, coercizione). Il silenzio rappresentato dalla parola impone, coarta, e il silenzio rappresentato dall’annullamento della parola, il silenzio “solido” della nostalgia e della melanconia. Il testo Elogio del silenzio. Come sfuggire al rumore del mondo, si sofferma anche sul valore e sul senso che il significato del silenzio assume nell’arte – iconica, musicale, letteraria, drammatica – e sulla primaria importanza della gestualità, della mimica nella comunicazione del silenzio. In questo solco d’indagine divulgativa che l’autore percorre, credo possano bene inserirsi anche i paragrafi dedicati al silenzio nostalgico della fotografia e al silenzio indifferente e imperturbabile – per questo altamente perturbante – delle bambole e degli oggetti inanimati antropomorfizzati. E ancora, la parola come rafforzamento del silenzio («mettere a tacere»), il silenzio come rafforzamento di patti, di legami (il silenzio e il mistero, il silenzio e il segreto…): non vi è silenzio senza parola e non vi è parola senza silenzio. La loro esistenza è duplice e mutua, coesiste nella scansione ritmica di pausa e suono, parola e silenzio: la presenza di una segna la preesistenza dell’altra e viceversa, scambievolmente. Il suono può esistere solo […]

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Teatro

Il concorso Le Cortigiane torna quest’anno in modalità online

Abbiamo intervistato la compagnia La Corte dei SognatTori che organizza il concorso “Le Cortigiane” per scoprire le novità dell’edizione 2020, come partecipare e soprattutto come si svolge un concorso di teatro fuori dal teatro. Torna anche quest’anno Le Cortigiane, il concorso per corti teatrali a tema femminile ideato e diretto da Tiziana Tirrito con la compagnia teatrale La Corte dei SognatTori, fondata nel 2001 dalla Tirrito e dai professionisti dello spettacolo Vincenzo Borrelli, Cristina Casale, Domenico Orsini e Barbara Risi. Le prescrizioni di distanziamento sociale dovute al Covid 19 hanno portato gli organizzatori a spostare il concorso dal palco del teatro al web: in adesione alla campagna Mibact #iorestoacasa, quest’anno Le Cortigiane sarà online, ma come sempre gratuito, aperto ad entrambi i sessi senza limiti di età o nazionalità, e valuterà lavori che siano necessariamente incentrati sull’universo femminile. Le modalità di partecipazione e la deadline Storie edite o inedite, originali o liberi adattamenti di un testo letterario esistente, in italiano o in vernacolo, di durata della pièce di 10 minuti: le candidature per Le Cortigiane devono pervenire agli organizzatori entro il 30 giugno 2020, secondo le modalità indicate nel bando. I corti pervenuti saranno selezionati dalla Giuria Tecnica e il 15 luglio saranno caricati sul canale Youtube del concorso, dove il pubblico potrà votare il corto preferito attraverso i “like” fino al 31 agosto. Il 15 settembre saranno svelati i nomi dei finalisti, in vista del match finale a fine mese con l’auspicio che possa svolgersi dal vivo. I Premi de Le Cortigiane Il premio per l’attrice o attore vincente è un manufatto artistico della linea “SHIT by Chreo” realizzato dall’orafa Daniela Montella. Sarà premiato anche l’autore del miglior testo con un’opera di arte grafica realizzata da Daniela Montella. Infine la direzione artistica de “I Corti della Formica“, tra i più longevi e accreditati festival di corti teatrali, selezionerà, a sua insindacabile discrezione, una o più opere che entreranno di diritto nella prossima edizione festival. Abbiamo intervistato gli organizzatori de Le Cortigiane per farci descrivere il nuovo scenario di un concorso teatrale fuori teatro e per avere qualche consiglio per gli aspiranti candidati. Alla fine dell’intervista troverete i link ai canali ufficiali de Le Cortigiane. L’intervista alla compagnia La Corte dei SognatTori Le Cortigiane è già alla sua terza edizione. Che cosa si propone l’edizione 2020? L’intento della manifestazione è quello di dar vita a sinergie e sodalizi artistici e nel contempo di dar spazio ad un repertorio, originale e innovativo, che sia appetibile anche per un pubblico non prettamente teatrale, ma sensibile al fascino delle tematiche e del clima culturale che si intende promuovere dentro ed intorno al teatro. Le Cortigiane ha sempre cercato, inoltre, di rispondere all’impellente bisogno di trovare nuovi spazi ed opportunità perché il teatro possa continuare a fare la propria parte nel contesto socio-culturale del nostro Paese. In tal senso, vista l’attuale situazione di emergenza e in adesione alla campagna del Mibact #iorestoacasa, abbiamo pensato ad una terza edizione 2020 che si svolga on-line… Sappiamo […]

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Cinema e Serie tv

Togo: la storia dietro la leggenda di Balto

“Togo – Una grande amicizia” | Recensione È tempo di lasciare spazio alla natura, rispolverare il rapporto tra l’uomo e i suoi amici animali. Ritorna sul grande schermo un grande del cinema americano, Willem Dafoe, protagonista di “Togo – Una grande amicizia”, straordinario racconto tratto da una storia vera. Il coprotagonista della pellicola è un Siberian Husky di nome Diesel, battezzato Togo solo sul set: “un eroe tanto forte quanto debole”, perché troppo piccolo rispetto alla media della propria razza e apparentemente destinato a soccombere. Si, perché fu proprio lui a salvare dall’epidemia di difterite del 1925 i bambini della città di Nome in Alaska, insieme ad altre squadre di cani che compirono un giro più breve rispetto alla sua. Una di queste squadre aveva come capo leader il Siberian Husky Balto, che molti conoscono grazie al cartone animato della Amblin di Steven Spielberg. Togo – Una grande amicizia: la trama Il nuovo film Disney ci riporta negli anni Venti del secolo scorso. In Alaska. Quando i collegamenti erano affidati per lo più alle slitte e il periodo invernale bloccava ogni contatto. Ma un’epidemia di difterite costrinse ad organizzare una staffetta di cani da slitta per trasportare l’antitossina in una condizione difficilissima. Al centro del racconto l’addestratore di cani Leonhard Seppala e il suo rapporto inizialmente difficile con Togo, che conosciamo fin da quando era un indisciplinato cucciolo di husky. Ma con il tempo tra l’uomo e l’animale si crea un legame di fiducia ed affetto reciproci, straordinari. In realtà quando l’emergenza difterite si manifesta in tutta la sua drammatica rilevanza, Togo ha già 12 anni, tanti per un cane. Ma Leonhard si fida totalmente di lui. Quindi partono insieme per un’impresa che rimarrà nella storia. Una storia vera per fare giustizia La vicenda di Togo è bella ma ingiustamente condannata dalla stampa. La staffetta tra le squadre di slitte, infatti, era composta da più corridori (una ventina di squadre per la precisione) ma se ne diede il merito solo all’ultimo, che arrivò a Nome provvisto di antitossina. Così facendo furono svalutati il resto degli eroi che si impegnarono a superare le intemperie del clima freddo e pungente del nord, al quale si aggiunse anche una tempesta di neve. In particolare una squadra percorse il tratto più lungo, quella capitanata da Togo, che attraversò parte dell’Alaska per salvare vite: le altre squadre percorsero circa 50 km ciascuna, quella di Togo ne percorse 425 km. Oggi la statua di Balto si trova esposta al Central Park di New York, mentre i meriti a Togo li ritroviamo in questo splendido film.   Foto in evidenza: https://www.cinematographe.it/recensioni/togo-una-grande-amicizia-recensione-film/

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Teatro

Radio Baule: audioracconti per bambini e genitori in tempo di quarantena| Intervista

Radio Baule, la nuova rubrica di audioracconti per bambini e genitori realizzata da “La lanterna magica del Nuovo Teatro Sancarluccio” ai tempi della quarantena. Intervista a Simona Di Maio, Sebastiano Coticelli e Luca Di Tommaso A Napoli, anche quando tutto sembra fermo, si rischia di essere ingannati. Sotto il silenzio, sotto le pietre del centro storico ormai mute, ribolle l’arte, quella che proviene dal bisogno primordiale di fare di necessità virtù. “La lanterna magica del Nuovo Teatro Sancarluccio” ha pensato ai bambini e ai loro genitori, e ci ha pensato donando loro ciò che di più bello e nobile ci sia: le storie. E si sa, con delle buone storie in casa nessuno è mai davvero solo! Tanti sono le storie, i mondi e le suggestioni evocate dai ragazzi di Radio Baule, e le rubriche sono stimolanti e creative. Si passa da “Favole al Telefono“, ispirate a Gianni Rodari, a “Cose a Caso“, per esplorare insieme l’universo degli indovinelli e delle barzellette, passando per l’appuntamento domenicale condotto da Sara Missaglia, “La domenica di Oz“. I conduttori d’eccezione di Rabio Baule? Nonno Gianni e Nonna Gianna, due simpatici e arzilli vecchietti pronti a incuriosire e stimolare bambini e genitori. Ora però lasciamo parlare Simona Di Maio, Sebastiano Coticelli e Luca Di Tommaso, per immergerci nell’universo di Radio Baule, direttamente dalle loro parole. O dal loro baule! Ciao! Grazie per aver accettato quest’intervista! Vi andrebbe di dirci in cosa consiste l’iniziativa “Radio Baule”? Che possibilità e potenzialità ha, secondo voi, l’audioracconto rispetto alla forma semplicemente scritta? Radio Baule è nata non appena abbiamo sospeso tutte le nostre attività, quindi la scuola di teatro, la stagione di teatro per l’infanzia e da subito abbiamo sentito l’esigenza di recuperare questi legami con il nostro pubblico, con i nostri allievi, di ricucire questo rapporto che si era interrotto bruscamente. Quindi è nata Radio Baule, è nata l’idea di raccontare storie, è un modo per sentirci vicini mantenendo il contatto, facendo arrivare le nostre voci a tutte le orecchie che hanno voglia di ascoltare. Ormai tutto ciò che si ascolta spesso si vede, a partire dai video, con gli audioracconti ritorniamo ad un ascolto essenziale, attivando solo il nostro udito e immaginando tutto quello che viene raccontato. Abbiamo scelto il potere del racconto orale per favorire e stimolare l’immaginazione e la fantasia dei bambini e perché no anche degli adulti. L’audioracconto ha una grande potenza, espressiva e immaginativa, perché chi l’ascolta completa con le proprie conoscenze e i propri pensieri quello che viene raccontato oralmente. Inoltre, considerando che molti bambini non sanno ancora leggere, diventa uno strumento universale. Come mai avete scelto un target di bambini e genitori? Ascoltare un racconto è un momento di gioco comune, significa concedersi uno spazio tra adulto e bambino per ritrovarsi uno accanto all’altro e poter condividere pensieri, idee, commenti o inventarsi dei giochi a partire da quello che hanno ascoltato. Trovare cose da fare tutti i giorni non è facile, quindi con le nostre rubriche vogliamo offrire la possibilità […]

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Attualità

Teatro virtuale, iniziative per superare l’isolamento

Il teatro diventa virtuale riaprendo le sue porte per superare questo momento così critico, e uscire dall’isolamento forzato. “Senza arte, letteratura, teatro, musica non esistono popoli, ma soltanto masse senza identità.” Nei giorni in cui l’Italia faceva i conti con le proporzioni del contagio e prendeva le misure delle strategie più adatte ad arginarlo, i primi ad essere chiamati al sacrificio della sospensione delle attività sono stati teatri, luoghi di cultura e divertimento. Troppo pericoloso tenere aperti luoghi di grande aggregazione, troppo difficile garantire la sicurezza di artisti e spettatori, così le porte si sono chiuse per tutti sui palcoscenici italiani lasciandoci un po’ orfani di poesia e bellezza. Ma in una città come Napoli il teatro non è solo spettacolo e diversione, il teatro è cultura ed identità civile, il teatro è coscienza e senso di appartenenza ad una collettività viva e creativa. Nella piena consapevolezza del ruolo che l’arte teatrale può avere in un momento così critico, il teatro ha riaperto virtualmente le sue porte per continuare a regalare momenti di arte e riflessione, o semplicemente per fare compagnia ai suoi smarriti figliastri. Con questo spirito il Teatro San Carlo ha lanciato, fin dai primi giorni di applicazione delle misure preventive, l’iniziativa #stageathome con l’intento di continuare a diffondere arte e musica in tutte le case. Il teatro (virtuale) San Carlo a casa tua L’iniziativa prevede una fitta programmazione di spettacoli delle passate Stagioni che potranno essere fruibili direttamente da casa attraverso i canali social del Teatro, tra cui spiccano Cavalleria Rusticana, Manon Leascaut e la coreografia di Cenerentola. Accanto alla programmazione artistica, viene inoltre proposta una lunga serie di contenuti extra che vanno dalla possibilità di fare tour virtuali del teatro alla fruizione di approfondimenti storici, backstage e interviste disponibili attraverso le piattaforme RaiPlay, YouTube e Opera Vision. Alle iniziative del San Carlo fanno eco molti altri teatri partenopei tutti accomunati dallo sforzo di tenere vivo il patto d’amore che li lega alla propria gente e alla propria terra. Il Teatro Stabile di Napoli mette a disposizione dei suoi fedelissimi spettatori una selezione di video di spettacoli che hanno lasciato il segno nelle passate Stagioni, ad aprire la rassegna virtuale ‘Nzularchia di Mimmo Borrelli e Mal’essere di Davide Iodice. Ma anche per lo Stabile i contenuti si diversificano nelle forme creative, lasciando spazio a monologhi sperimentali dei giovani studenti della scuola teatrale attraverso la campagna #teatroacasa; una forma di comunicazione e interazione che unisce l’esigenza di sperimentazione dei giovani attori alla voglia d’arte degli spettatori il tutto chiuso nella scatola del web. Infine gallerie fotografiche e raccolte di citazioni tratte dalle più famose produzioni del Teatro Stabile trovano spazio nell’iniziativa Memorie d’archivio a ripercorrere i momenti più belli della giovane storia del Teatro. Da segnalare sono poi le iniziative virtuali e le condivisioni di video e materiale creativo da parte di molte altre associazioni teatrali. Ricordiamo la stagione virtuale inaugurata dal Nest Napoli Est Teatro, inaugurata il 9 Marzo con la diretta streaming dello spettacolo “Muhammed Ali” […]

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