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Eroica Fenice

La categoria Recensioni contiene 674 articoli

Recensioni

“Destinazione nota” di Noemi Giulia Fabiano, la musica può renderci liberi e umani

Dove ci porterà l’utilizzo della tecnologia? Verso una destinazione nota, probabilmente. Destinazione nota è uno spettacolo interpretato da adolescenti e pensato per gli adolescenti. Scritto e diretto da Noemi Giulia Fabiano, è andato in scena al TRAM di Napoli nel corso del Festival TrentaTram. La Musica può liberarci dalla schiavitù della tecnologia nello spettacolo di Noemi Giulia Fabiano Destinazione nota presenta sul palco la quotidianità di un gruppo di liceali. Dalle ore passate a controllare i messaggi sul telefonino, alle conversazioni di gruppo su Whatsapp, ai pomeriggi spesi a scaricare applicazioni sul proprio smartphone. La vita di Laura e dei suoi compagni di scuola cambia radicalmente quando il loro professore gli assegna un compito apparentemente semplice: i ragazzi dovranno scrivere un tema sull’evoluzione della musica attraverso le epoche. Laura e le sue amiche non sanno cosa scrivere. La protagonista chiede aiuto ad un’imbranata cugina che le consiglia di scaricare un’applicazione che le permetterà di conoscere la storia della musica. Accade così che la giovane si ritrova catapultata nel passato. Da inviata speciale, scopre quanto la musica abbia il potere di aiutare le persone a liberarsi dalle catene sociali. Destinazione nota di Noemi Giulia Fabiano è un monito verso l’incapacità di aggregazione dei nostri tempi Laura viaggia attraverso il tempo e scopre quanto sia importante per gli uomini la presenza della musica. Negli anni ’20, per esempio, non si poteva ascoltare la musica in solitudine e per questo le note erano in grado di unire le persone. Negli anni ’50 la musica era simbolo di rivoluzione. Il pubblico sceglieva cosa ascoltare tramite il juke box. Negli anni ’80, invece, grazie alle canzoni, ci si innamorava facilmente e si chiacchierava in maniera spontanea davanti ad una cassetta e ad uno stereo. Il viaggio di Laura si conclude quando la ragazza arriva ad una destinazione nota. Nel futuro, infatti, gli uomini si isoleranno nell’ascolto della musica grazie all’utilizzo delle cuffiette. Saranno presenti e assenti e solo il suono delle notifiche del loro cellulare potrà destarli da un sonno indotto. La destinazione ultima diventa così un obiettivo da trasformare per cambiare le sorti dell’umanità. Il gruppo di attori protagonisti dello spettacolo è una vivace e acerba comitiva della recitazione: sul palco vediamo abili ballerini e cantanti che si mostrano talvolta timidi nell’interpretazione. Gli adolescenti sono il bersaglio preferito della tecnologia, della schiavitù velata dei cellulari. Vivere da esseri umani è un compito faticoso. Rinascere come essere umani, invece, può diventare un gioco affascinante e misterioso.      

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Teatro

L’imbroglietto di Niccolò Matcovich al TRAM: demolire la mercificazione del teatro

Il tema della decostruzione dell’idea contemporanea di teatro è al centro de L’Imbroglietto di Niccolò Matcovich, spettacolo realizzato dalla Compagnia Habitas di Roma e andato in scena al TRAM di Napoli nell’ambito della rassegna TrentaTram. Il soggetto si ispira liberamente al Kabaret divertissement del teatro di inizio ‘900 narrando, in maniera assurda, le avventure di due personaggi che hanno come scopo quello di entrare liberamente a teatro. Karl e Stadt (interpretati magistralmente da Livia Antonelli e Valerio Puppo) sono ostacolati nel raggiungimento del loro obiettivo a causa di un MacBook. “Il Teatro non è più quello di una volta, lo sento nell’acqua…”. Un linguaggio surreale per una scena senza reale logica La scena de L’Imbroglietto è unica e ripetuta in più sequenze durante lo spettacolo. Karl e Stadt sono due “pseudomimi” che hanno inventato un linguaggio personale per comunicare tra loro. Nell’alternativo idioma dei due protagonisti (ad esempio) dattéro sta per davvero e ciascunto sta per ciascuno. Truccati e vestiti come due mimi dalle scarpe consumate, i giovani cultori della scena tentano invano di entrare in una sala. L’ingresso è a pagamento anche per chi vuole semplicemente visitare la struttura oppure mangiare una poltrona. Nella parabolica espressione della trama gli attori sono guidati (o meglio controllati) da una voce fuori campo che dice loro cosa fare e come muoversi. E così Karl e Stadt diventano, davanti agli occhi del pubblico, due impacciati attori tedeschi, due personaggi di Star Wars, due protagonisti del Teatro Kabuki giapponese. Condizionati dal tentativo fallimentare di realizzare il personale ingresso in sala, vengono obbligati all’esibizione di molteplici pièces dall’impronta surreale. L’Imbroglietto di Niccolò Matcovich è interpretato da una coppia di corpi simmetrici e dinamici La presenza scenica di Livia Antonelli e Valerio Puppo è essenziale per la resa comunicativa de L’Imbroglietto. La loro recitazione è espressa attraverso il movimento di due corpi simmetrici e dinamici. Gli attori si spostano sul palco con plasticità fisica. Le molteplici sfaccettature del teatro sono interpretate grazie ad una recitazione ironica ed irrazionale. Nascosti dietro alle parrucche e ad una quantità ingente di cerone, i protagonisti si affannano nel tentativo (fallimentare) di fare breccia nella sensibilità di un’algida dominatrice del capitalismo teatrale. Eccezionale è la loro “interpretazione veloce e all’indietro” dell’arrivo alla cassa del teatro. Il palcoscenico può tutto ed è un sacrilegio sottoporlo alla mercificazione. Questo è il messaggio fondamentale de L’Imbroglietto. Il pubblico ha bisogno di essere informato ed educato riguardo alle essenziali norme del teatro.

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3SOME di Tommaso Fermariello al Tram: storia di un menage à trois

3SOME di Tommaso Fermariello al TRAM il 18 maggio: fenomenologia di un menage à trois Questa è la storia di un menage à trois particolare, dai contorni vacillanti e dall’erotismo ambiguo e strisciante. 3SOME è la storia di una triangolazione erotica ed eretica, eretica perché inserisce tra i suoi protagonisti un’entità dall’odore malsano, nauseabondo e disperato, il cancro, e ciò porta ad uno strappo eretico e quasi scandaloso nella classica fenomenologia amorosa. La malattia è uno dei lati del triangolo erotico, ed entra in punta di piedi sul palco del TRAM il 18 maggio, incarnata nelle fattezze di una ragazza minuta, vestita di nero, cinica e dalla voce stridula e disturbante. 3SOME, di Tommaso Fermariello, regia di Martina Testa, e interpretato dallo stesso Tommaso Fermariello, Gianluca Bozzale e Sofia Pauly, è la fenomenologia pop di una malattia che si insinua tra le pieghe di un rapporto amoroso, facendolo avvizzire e rosicchiandolo dall’interno, come un tarlo che svuota progressivamente la vita e restituisce i due involucri vuoti degli innamorati protagonisti dello spettacolo. Pier, appassionato di libri e aspirante scrittore, allampanato, goffo, impacciato e alla ricerca della sua luce, e Diego, youtuber esuberante, dalla forte carica sensuale e dal carisma disarmante, sono una coppia innamorata. Pier e Diego sono affiatati, stanno per andare a vivere insieme e coltivano una quotidianità fatta di progetti e abitudini di coppia. Pier, ossessionato dalla paura delle malattie e del dolore, si ritrova faccia a faccia col suo terrore più grande: Diego, il suo compagno di vita, ha un cancro al cervello. La malattia comincia a strisciare pian piano nelle fessure e negli spiragli della coppia già dalla prima visita di Diego al pronto soccorso, presso cui si reca dopo uno svenimento: la malattia è una ragazza mora, “nera che non si vedeva da una vita intera, nera che porta via, nera che picchia forte, che butta già le porte”, come direbbe un certo De André; è nera, è livida, è cinica, ma è pop. Sì, la morte è cinica e strisciante, ma, nel suo turbinio di nero e di voragine, riesce a creare colori con la sua vocetta stridula, con il suo modo di porsi esuberante e vivace, con le sue battute goffamente macabre e il suo incedere svampito e drammatico. 3SOME: la Morte prende vita e si insinua nel rapporto di coppia “Sono io la morte, e porto corona. E son di tutti voi, signora e padrona”: Branduardi aveva organizzato una sorta di danza macabra, con la Morte a dettare le regoli del ballo e i passi da seguire. La ragazza nera, cinica e svampita, detta le regole del menage à trois: attrae Diego nelle sue spire, come una farfalla attirata dalla luce bruciante della lampada, secondo un gioco di equilibrio precario, in cui Pier rimane sempre ai margini, mai del tutto coinvolto nella fisicità del rapporto erotico tra Diego e la ragazza. Diego, fagocitato dall’influenza della ragazza nera, è restio a curarsi, a seguire un ciclo di chemioterapia, e getta sul tavolo da gioco […]

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Teatro

“Fortuna” di Alessandro Sesti al TRAM: storia di un ossimoro

Giovedì 17 maggio è andato in scena Fortuna al TRAM, Teatro Ricerca Arte Musica, quinto spettacolo all’interno della rassegna del festival TrentaTram, che prevede undici spettacoli nei quali si esibiscono tutte compagnie under 30. Lo spettacolo è interamente scritto e interpretato da Alessandro Sesti,  accompagnato con la chitarra da Nicola Papapietro; entrambi fanno parte della compagnia umbra SMG. “Fortuna” di Alessandro Sesti al TRAM, omertà e silenzio Chi non ricorda la storia della piccola Fortuna? Stuprata più volte dal compagno della madre, muore a sei anni, uccisa dal mostro che puntualmente usava violenza su di lei e anche sugli altri suoi amichetti. La vicenda è emersa nel 2016, dopo due anni di silenzio e di omertà, due anni in cui tutti sapevano ciò che stava accadendo al Parco Verde di Caivano, ma in cui nessuno osava proferire parola sull’orrore che si stava consumando. Senza alcuna pretesa di condanna, senza la retorica che avrebbe rischiato di rendere finto il messaggio, Alessandro Sesti ci racconta del Parco e dei fantasmi che vi abitano: il giovane extracomunitario ucciso perché pretendeva un contratto di lavoro regolare, Paolina, la signora un po’ ritardata sopravvissuta agli innumerevoli disastri della sua vita, le due signore che stanno sempre al balcone e conoscono i fatti di tutti quanti. Non si sa se siano veri o fittizi questi personaggi e forse non interessa nemmeno tanto: il punto è che rendono verosimile la trama, equilibrando momenti di ironia e momenti di tensione. Proprio le parole che potevano salvare la piccola Fortuna ed Antonio Giglio, suo compagno di disavventure, fluiscono velocemente dalla bocca dell’attore, in un lungo monologo che amalgama ironia, dolore, tensione, tenerezza e rabbia. Tutta la sofferenza viene sputata via, come un male da cui è necessario curarsi in fretta: è l’indifferenza il veleno che rende torbidi gli animi che sono coinvolti nella vicenda, rende belve feroci e assassine non tanto meno di chi ha alzato le mani e se l’è sporcate. Lo spettacolo Fortuna al TRAM manda un messaggio alla coscienza di tutti Singolare è inoltre il fatto che una compagnia non napoletana abbia deciso di scegliere una vicenda nostrana. È un segnale forte e tangibile: non serve essere campani per percepire la disperazione della nostra terra; una disperazione che è estesa anche su tutto il resto dell’Italia. Fortuna al Tram è una rappresentazione contro il silenzio e l’omertà, che non coinvolgono necessariamente gli episodi di violenza domestica, molto spesso considerati meno gravi rispetto ai fatti di mafia; estende il suo discorso a tutto il sistema di favoritismi e di illegalità che avvizzisce tutto il Paese. “Cerchiamo di dare una scossa a questa situazione, nel nostro piccolo, attraverso il teatro” spiegano Alessandro e Nicola alla fine della rappresentazione. È la coscienza di tutti gli spettatori il destinatario vero e proprio di Fortuna, affinché casi come questi divengano a poco a poco una minoranza, per non dover più tenere dentro dei mostri che ci arrovellano lo stomaco e ci mangiano da dentro.  

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Potrebbe avere effetti indesiderati di Rebecca Furfaro e Raimonda Maraviglia al TrentaTram Festival

Quarto appuntamento con il TrentaTram, il primo festival teatrale del Tram (Teatro Ricerca Arte Musica) che porta in scena 11 spettacoli di compagnie under 30 dal 10 al 27 maggio 2018. Domenica 13 maggio è stata la volta di Potrebbe avere effetti indesiderati, una pièce teatrale scritta e diretta da due giovani donne, Rebecca Furfaro e Raimonda Maraviglia, che affronta una problematica umana, troppo umana: il rapporto con l’altro, alla luce dei molteplici io e delle svariate personalità che abitano ciascun individuo. Tutto si svolge nella cornice di una scenografia minima, lo studio di una psicologa (Raimonda Maraviglia) dalla quale si reca la signorina F., una giovane donna piuttosto ‘confusa’ (Rebecca Furfaro). Solo una scrivania divide le due donne, apparentemente sole in quello studio, ma nell’ombra siedono altri quattro personaggi, piuttosto singolari e diversi tra loro. Quella che inizia come una semplice seduta di analisi, si trasforma ben presto in un viaggio che porta all’esplorazione dei meandri più nascosti della mente della signorina F., un percorso al quale prendono parte le diverse personalità che abitano la donna, ma che, ad un’attenta analisi, sono parte integrante della psiche di ciascun essere umano. Potrebbe avere effetti indesiderati di Rebecca Furfaro e Raimonda Maraviglia e l’uguaglianza teatro-vita E se ciascuno di noi fosse abitato da molteplici personalità che la vita ci costringe a reprimere ogni volta che applichiamo etichette e definizioni a noi stessi, indefinibili per natura? Questo ed altri sono gli interrogativi che emergono da uno spettacolo che intende portare sulla scena, attraverso il teatro, la pluridimensionalità della mente dell’essere umano. E per fare ciò, tutte le diverse componenti della personalità della signorina F. prendono vita sulla scena: dal rapporto ossessivo con la madre (personificato da Chiara Cucca), al masochismo nel rapporto con l’altro (Daniele Sannino), passando per il senso di inadeguatezza (Teresa Raiano) e l’effetto Truman show di vivere in un mondo di finzione (Gaetano Balzano). In una realtà che sembra impedire all’individuo di assecondare ciascuna delle personalità che lo compongono, di essere tutto contemporaneamente, l’unica via d’uscita è il teatro, in cui tutte le anime che abitano il meraviglioso mondo della psiche possono assumere concretezza e vivere sulla scena. Uno spettacolo che tocca tematiche di estremo interesse ed offre molti, talvolta troppi, spunti di riflessione, che lo spettatore si affanna a rincorrere, afferrando qua e là i fili di una trama intricata ed eterogenea, così come in modo intricato ed eterogeneo si intrecciano le svariate personalità che ogni giorno si incontrano e si scontrano nella psiche di ogni individuo.

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La Capinera di Rosy Bonfiglio al TRAM

La Capinera di Rosy Bonfiglio è al TRAM per la terza serata del TrentaTram Festival. Buio. Una figura femminile avanza sul palcoscenico, offrendosi al pubblico come in una cerimonia iniziatica. Il suo corpo è vestito di fogli di carta, intrisi di parole smorzate e di inchiostro nero come il volo sinistro degli uccelli, predetto da qualche oracolo tra i monti della Grecia. La figura femminile mastica e contiene il vuoto delle sue stesse viscere, è una baccante che flette il suo corpo come un ramo sconquassato dai venti, è l’Arianna che si dimena sulla spiaggia di Nasso, tra la battigia e le conchiglie, è l’Edipo, femminile e virile al tempo stesso, che accarezza la sua colpa come una bestia da addomesticare. È la lupa di Verga, dall’ombelico fremente, è l’alito dei monti boschivi della Grecia ed è la salsedine cocente della Sicilia, è l’androgino che non ha sessualità ma che contiene tutte le sensualità possibili. È la Capinera, delicatissimo uccello che si abbevera di carta e inchiostro, la Capinera che ha esalato l’ultimo respiro non per fame o per sete, ma per qualcosa di ignoto e più grande del suo corpicino. Rosy Bonfiglio è la Capinera, al TRAM il 12 maggio Rosy Bonfiglio porta in scena al TRAM, il 12 maggio, la sua Capinera di aria e di inchiostro. Figlia della Sicilia, donna di carne, di battito e di polvere, conterranea di Verga, Pirandello e Rosa Balistreri, dopo aver studiato all’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica di Silvio D’Amico e aver maturato esperienze con Luca Ronconi e Gabriele Lavia, decide di approdare alla sua prima esperienza autoriale. Sceglie di partire dalla fisicità e dalla carnosità della terra e del linguaggio di Verga, da una delle sue opere forse più sofferte e imbevute di Sicilia, grecità e femminilità: Storia di una Capinera. Sceglie di farsi Capinera, di prestare il suo corpo al piumaggio e alle ali di un uccello rinchiuso tra le sbarre di una gabbietta, e di condurre il pubblico in una catàbasi, in una discesa verso l’Ade della follia più autentica. Rosy Bonfiglio, come un Enea nell’Oltretomba, prende per mano il pubblico e sussurra con voce docile ed iniziatica, il famoso incipit dell’opera verghiana, narrando della piccola capinera trovata stecchita nella sua gabbietta: è l’inizio della storia di Maria, diciannovenne orfana di madre, rinchiusa in un convento a Catania dall’età di sette anni e destinata a diventare monaca di clausura. Per via di un’epidemia di colera, Maria ha la possibilità di trascorrere un periodo a Monte Ilice, presso la casa di suo padre, assieme a quella donna che ha difficoltà a chiamare “madre” (la seconda moglie di suo padre) e ai suoi fratellastri Giuditta e Gigi. Proprio a Monte Ilice, comincia un lungo scambio epistolare con Marianna, confidente, amica ed educanda come lei, e Rosy Bonfiglio sceglie di vestire la sua Capinera di quelle stesse lettere del romanzo epistolare di Verga, senza stravolgerle ma facendo soltanto un lavoro di fino, da abile cesellatrice capace di restituire il succo più delizioso e aspro di quelle […]

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“Audizione” di Chiara Arrigoni, roulette russe sessuali al TRAM

Palpitante tensione. Sarah e Miguel attendono l’esito di un importantissimo colloquio di lavoro in cui c’è in gioco una importante fetta del loro futuro. Centomila euro la paga per una sola performance. I requisiti? Essere disposti a spogliarsi dei vestiti e di ogni dignità per ricchi annoiati, e non aver nessuna remora a contagiarli con l’HIV. Basato su una triste quanto vera vicenda di cronaca, “Audizione” della compagnia under 30 “Le ore piccole”, è il secondo spettacolo del Trentatram Festival. Dopo 6 maggio 1938, si cambiano completamente registro e tematiche. L’impianto drammaturgico di Chiara Arrigoni si fonda sulle carenze emotive e sulle subdole dinamiche lavorative che caratterizzano le attuali generazioni. Sarah (Chiara Arrigoni) e Miguel (Andrea Ferrara), ormai svuotati di ogni morale e amor proprio, sono i candidati perfetti per la proposta indecente dello spietato signor T (Massimo Leone), una roulette russa sessuale, un’orgia in cui il vero brivido per i partecipanti sarà la loro presenza. La presenza di un malato in incognita. In questo gioco perverso, che ricorda la realistica crudezza degli episodi più oscuri di Black Mirror, è possibile individuare tre tipologie umane. I disperati, la cui rabbia e frustrazione viene abilmente sfruttata e incanalata, alimentando una ferina lotta per la sopravvivenza. I facoltosi, uccisi dall’eccessivo benessere, che cercano ad ogni costo una evasione, sinonimo di riscoperta del sentire vitalistico. Tra di loro, tra le due tipologie, si inseriscono le “iene”, chi entrambi sfrutta, mercificandoli di fatto pur di ottenere remunerazione. “Audizione” di Chiara Arrigoni, la cruda essenza del teatro La regia di Francesco Toto è estremamente asciutta, cinematografica e attenta ad ogni dettaglio e movimento. Dai certificati medici presenti sul monitor del computer del selezionatore, alle espressioni dei personaggi fuori campo, tutto è stato studiato, rivisto e reso funzionale alla climax emotiva. Un turbine di emozioni violente ha catalizzato l’attenzione degli spettatori per l’intera durata di uno spettacolo pregno, affascinante e soprattutto senza fronzoli. Privato di paillettes, inutili orpelli scenici, e retoriche, il teatro portato in scena da questa promettente compagnia è vivo, essenziale, efficace. È un teatro povero solo nel budget, ma ricco – ed è una rarità oggi come oggi – nei contenuti.

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“6 maggio 1938”: Guglielmo Lipari dà il via il Festival Trentatram al TRAM di Napoli

Al via il Trentatram Festival 2018, con 6 maggio 1938 di Guglielmo Lipari, liberamente ispirato a “Una giornata particolare” di Costanzo, Maccari e Scola Buio.  Sprazzi di luce arancione di fiamme che ribollono, forse in un’altra dimensione. Poi ancora buio. E infine tavola, fornelli, letto, piatti, libri, lenzuola, bucato, biancheria, brocche d’acqua e bottiglie di vino, affastellati come in un formicaio scenografico brulicante di correlativi oggettivi. Ogni oggetto è un correlativo oggettivo, è un feticcio, ogni singolo piatto, cuscino o lenzuola è una proiezione del corpo fascista che riverbera sulla carnalità della donna, disumanizzata, diserotizzata e relegata a puro mammifero dalle finalità di procreazione. Con questo imbuto scenografico di oggetti, riversati al cospetto del pubblico nella loro pienezza vorticosa, e con l’immagine di una donna che riaffiora dal buio, inizia 6  Maggio 1938, con Anna Rapoli e Marco Abate, drammaturgia e regia di Guglielmo Lipari, 28 anni, di formazione cinematografica (come dal regista affermato nel corso della serata) e proveniente da Cava de’ Tirreni. 6 maggio 1938 è lo spettacolo inaugurale del Trentatram Festival, alla sua prima edizione: il festival è iniziato giovedì 10 maggio e si concluderà il 27. La peculiarità del festival è quella di ospitare compagnie teatrali formate da attori e registi con meno di trent’anni. Saranno undici le compagnie a prendere parte alla rassegna, selezionate tra le più promettenti e interessanti del panorama nazionale; saranno giudicate da una giuria, composta da due gruppi: il gruppo degli Analitici, formato da addetti ai lavori, critici e operatori teatrali, e il gruppo dei Visionari, ossia di appassionati, studenti e amatori del teatro. Verrà proclamato un unico vincitore a cui andranno tre giorni di messa in scena presso il teatro TRAM nel corso della stagione 2018/2019. “6 maggio 1938” di Guglielmo Lipari: nell’universo dello spettacolo Entrare nel ventre, nello stomaco dello spettacolo non è assolutamente semplice: è essenziale approcciarsi a 6 maggio 1938 con uno sguardo libero e cristallino, con la mente ridotta a mo’ di tabula rasa nel dimenticare, volontariamente, il film a cui lo spettacolo è liberamente ispirato, ossia “Una giornata particolare”, o almeno provare a mitigarne il ricordo. Giudicare e recensire lo spettacolo seguendo la linea di confronto con il proprio antecedente cinematografico, sarebbe un’operazione sterile e infruttuosa: meglio provare ad addentrarsi nella pancia di questo piccolo spettacolo, esplorandone luci e ombre. Roma, 6 maggio 1938: Luciana, (interpretata da Anna Rapoli) si trova nel proprio altare domestico, eretto per lei da  marito, virile padrone fascista che muove i fili della vita di sua moglie, come un burattinaio intriso di sacro orgoglio romano. L’altare domestico in cui è relegata Luciana, quasi come una Didone nella propria roccaforte cartaginese, è composto da oggetti feticcio che, ammassati sulla scena come tanti ciottoli di una spiaggi abbandonata, le ricordano la propria sterilità emotiva e bulimia sentimentale. Il 6 maggio 1938 è il giorno della storica visita del grande alleato tedesco, Adolf Hitler, giunto in Italia per visitare Mussolini e accolto dallo strepito entusiasta di uomini, donne e bambini, tra cui il marito e […]

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Eventi/Mostre/Convegni

TrentaTram: Festival per giovani compagnie teatrali

TrentaTram è il titolo di una bella iniziativa, quest’anno alla sua I edizione, nata al TRAM (Teatro Ricerca Arte Musica) di Napoli e in cartellone dal 10 al 27 maggio. Un festival che vede in scena 11 spettacoli, scelti tramite un bando pubblico sul territorio nazionale italiano, interpretati e diretti da artisti e registi tutti al di sotto del trentesimo anno di età. Come espresso dal direttore artistico del TRAM, Mirko Di Martino, il TrentaTram ha l’intento di «dare visibilità ai giovani, di sostenerli e incoraggiarli nel loro percorso di crescita» dato che il «teatro del futuro è nelle mani delle giovani compagnie teatrali»: bene così, dare un’opportunità a questi artisti e dedicare uno spazio dedicato esclusivamente per loro. TrentaTram: la scena ai giovani, il voto al pubblico e agli esperti Il concorso teatrale si sviluppa in maniera per certi versi analoga a quanto accaduto con un’altra bella e interessante iniziativa svoltasi al TRAM, le “sfide” di Teatro Match: in questa manifestazione, vengono messi a confronto due autori teatrali, “difesi” tramite una serie di letture di brani estratti dai loro testi, tramite una serie di spezzoni cinematografici o riprese video in teatro di rifacimenti d’autore e tramite la “difesa” in loco, nella sala del Teatro di due “difensori”, con il pubblico presente munito di palette colorate per votare. TrentaTram, presenta un meccanismo di voto analogo per certi versi, con la presenza ancora una volta del pubblico, affiancato, però, da una giuria di “esperti del settore”. Come descritto in cartella stampa, le modalità delle votazioni saranno, così, molto semplici e chiare: “A valutare gli spettacoli in concorso ci saranno due giurie, una composta da esperti del settore e l’altra da spettatori: la compagnia vincitrice potrà portare in scena il proprio spettacolo nella stagione 2018/19 del TRAM. Ci saranno, inoltre, premi e riconoscimenti per le diverse categorie artistiche”. TrentaTram: il programma Il programma degli spettacoli proposti spazia tra rivisitazioni, libere ispirazioni, reinterpretazioni e testi inediti, scritti ex novo: un cartellone vario e interessante, come spesso il TRAM ha proposto e propone ai suoi spettatori. Ecco di seguito gli spettacoli in concorso: 10 maggio, ore 21.00:    6 marzo 1938 di Guglielmo Lipari 11 maggio, ore 21.00:    Audizione di Chiara Arrigoni 12 maggio, ore 21.00:    Capinera di Rosy Bonfiglio 13 maggio, ore 18.00:    Potrebbe avere effetti indesiderati di Rebecca Furfaro e Raimonda Maraviglia 17 maggio, ore 21.00:    Fortuna di Alessandro Sesti 18 maggio, ore 21.00:    3some di Tommaso Fermariello 19 maggio, ore 21.00:    L’imbroglietto di Niccolò Matcovich 20 maggio, ore 18.00:    Destinazione nota di Noemi Giulia Fabiano 25 maggio, ore 21.00:    La regola di Elia di Antonio Magliaro 26 maggio, ore 21.00:    Bagarìa di Francesco Rivieccio 27 maggio, ore 18.00:    Specchio rotto di Sharon Amato I biglietti del festival possono essere acquistati e prenotati direttamente dal sito. Si ricorda, anche, la possibilità di offerte con l’acquisto di una tessera valevole per il Festival. Per questa informazione si rimanda a uno dei contatti del botteghino presenti sul sito del teatro TRAM.

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