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Eroica Fenice

La categoria Teatro contiene 743 articoli

Teatro

Emanuele Pantano a Napoli il 17 novembre, l’intervista

Emanuele Pantano è un comedian, autore, sceneggiatore, grafico, documentarista e pubblicitario. Vive in un mondo in cui tutti si definiscono “creativi”, con scarsi risultati. Guardare l’universo al contrario, sovvertire e creare non può essere appannaggio di chiunque, eppure la mamma dei creativi è sempre incinta. Emanuele Pantano sostiene che a volte per raccontare la verità, bisogna inventare una storia. È uno a cui piace giocare con le parole e lui fa questo da sempre, praticamente. Sabato 17 novembre sarà a Napoli, al Kestè, a raccontarci le sue verità. In attesa dello spettacolo, abbiamo assaggiato un po’della comicità di Emanuele Pantano, che si è reso disponibile per un’intervista. Emanuele Pantano, l’intervista Presenta Emanuele Pantano con il pezzo che più lo rappresenta. Di solito, la mia apertura è – Sono Emanuele Pantano, comedian, autore e sceneggiatore, grafico, documentarista, pubblicitario, in una parola “freelance”, che è la versione 2.0 di “disoccupato”, però io preferisco “freelance” perché mia madre non conosce l’inglese e pensa che faccio un lavoro vero. – Sono uno, quindi, che nella vita fa il “creativo”. Da sempre. Nei fatti, fare il “creativo” vuol dire anche non avere una stabilità in termini contrattuali, dunque, scherzo su questo. Se Emanuele Pantano potesse rinascere, in quale comico si reincarnerebbe? Forse, se Emanuele Pantano potesse rinascere si reincarnerebbe in Francesco Scimemi. Tu dici -Chi è?-, giustamente. È un prestigiatore pazzo, che però io adoro. Se dovessi nominarti persone che ammiro tantissimo dal punto di vista teatrale, tra i miei preferiti, ce n’è uno napoletano, Francesco Paoloantoni. L’ho conosciuto personalmente e  ho avuto la possibilità di lavorarci un pochino insieme. Hai presente quando ti dicono che è meglio non conoscerli i propri miti? Sì. Bene. Lui, invece, conferma esattamente l’opinione che ti fai quando sei un fan. Riassumimi la vita di un comico in tre parole. Direi: “Osservazione”, “Sofferenza” e “Cattiveria”. Lavorare con le parole richiede responsabilità. Il lavoro del comico è, dunque, una cosa seria? Le parole non servono a niente. Se ci pensi realmente, ti rendi conto che le parole non cambiano proprio nulla in quanto dette. Nello spettacolo, ad un certo punto, dico -Se io ti chiamo “stronzo”, a te nei fatti non è cambiato niente. L’importante, nella vita, sono i fatti. Se io ti prendo, ti uccido, ti cucino, ti mangio e ti “caco”, diventi uno “stronzo” e ti ho cambiato la vita.- Per questo dico che con le parole si può giocare. Sempre. In continuazione. Le parole non hanno nessun valore. Nessuno. Secondo me, diamo tantissimo peso alle offese, quando in realtà sarebbe bellissimo se riuscissimo a farci offendere, ad esserne felici addirittura, perché quando offendi gli altri ti liberi, sei sereno. Se tutti ci potessimo offendere vivremmo in un mondo più pacifico, perché non accumuleremmo violenza e rabbia. Se invece smetti di offendere le persone, esplodi, perché gli “stronzi” sono “stronzi”. Non c’è niente da fare. Quindi, o glielo dici o prima o poi esploderai. La scrittura è una compagna inseparabile di Emanuele Pantano. Quando e com’è nata quest’amicizia? […]

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Teatro

il Kestè aperto a tutti gli stand up comedian per l’Open-Mic

Open Mic al Kestè, quando la comicità è aperta a tutti gli stand up comedian Sabato 10 Novembre è iniziata un’altra grande stagione di stand-up comedy al Kestè, lo storico locale della movida napoletana in Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli. Per questo inizio, nessun grande nome della comicità ma uno spazio e una possibilità di esibirsi per tutti gli stand up comedian emergenti e non. Noi di Eroica eravamo lì e questo è il nostro racconto della serata. Gli stand up comedian della serata Ore 23:15, comincia la serata e prende parola l’esperto Maurizio D. Capuano. “Ma sull’evento c’era scritto alle 22:30” direte voi, ma si sa che quando gioca il Napoli i tempi si allungano sempre in maniera indefinita. Maurizio dà il via allo spettacolo saggiando il pubblico, decisamente cospicuo e attivo, con un po’ di comicità slapstick, per intenderci, la comicità che sfrutta molto la corporeità e il linguaggio del corpo: quella di Charlie Chaplin per intenderci ancora meglio. Dopo numerose battute sul nuovo governo e sui ciccioni è il turno del primo vero emergente della serata: Antonio Giuzio, diciannovenne potentino. Antonio si mostra un po’ impacciato forse è l’inesperienza o forse fa soltanto parte del suo personaggio. Al di là di questo dilemma, si mostra molto divertente e interessante da ascoltare. Racconta del suo alcolismo precoce iniziato in tenera età al catechismo. Alcolismo iniziato per colpa delle ostie, unico cibo presente in Chiesa, che si attaccavano fastidiosamente sotto il palato e che quindi cercava di mandare giù con il vino, l’unica bevanda presente in Chiesa. Dopo Antonio è poi il turno di un altro potentino Valerio Bulsara, anche lui come Maurizio un comedian esperto e navigato. La sua esperienza si nota subito dalla sua presenza sul palco: imponente e d’impatto. Valerio trasmette grande energia con il suo vocione. A dispetto delle apparenze, Valerio dice di essere una persona molto timida. Una timidezza che deriva però non dalla sua insicurezza ma dalla convinzione di essere migliore degli altri. Sviscera così esilaranti aneddoti sulle sue incontinenze urinarie d’infanzia e sui modi surreali con cui cercava di mascherarle. La parte più esilarante del suo monologo è però quella riguardante la sua disavventura con Nino D’Angelo. Valerio aveva praticamente realizzato un video-montaggio in cui Micheal Jackson cantava una canzone del Nino nazionale (clicca qui per il video). Qualche tempo dopo il video gli venne “rubato”, privato del copyright e messo in rete in qualità scadente per divenire virale un po’ in tutto il web. Dopo svariate ricerche, Valerio scoprì che la fonte della viralità era proprio la pagina di Nino D’Angelo! Fatte le dovute spiegazioni, Nino diede appuntamento a Valerio per poter parlare di persona ma ecco, a quell’appuntamento si presentò soltanto Valerio… Arriva poi il turno di un altro giovanissimo, Stefano Viggiani che incentra il suo divertente monologo sulle assurdità che possono capitare su una piattaforma come Tinder. A chiudere lo spettacolo tocca di nuovo a Maurizio D. Capuano che continua con la sua irriverente ironia a prendere in giro […]

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Teatro

“Il Barbiere di Siviglia”, lo splendido remix di Gianmarco Cesario al Tram

Recensione dello spettacolo di Gianmarco Cesario “Il Barbiere di Siviglia” andato in scena il 9 novembre al teatro Tram di Napoli Può un’operetta buffa di Gioacchino Rossini essere rappresentata con successo nel 2018? A questa difficile domanda ha brillantemente risposto il regista Gianmarco Casario che, con la sua riscrittura in chiave moderna de “Il barbiere di Siviglia”, è riuscito nell’ardua missione di dare nuova vita al libretto rossiniano, così da poterlo rendere maggiormente fruibile ad una platea moderna, senza scimmiottamenti, senza farne una caricatura. Anzi, lo spettacolo presentato al teatro Tram di Napoli ieri sera è realizzato, cantato ed interpretato talmente bene da tutti i suoi interpreti da affermarsi, da avere un’anima e una dignità drammaturgica propria. “Il barbiere di Siviglia”, la rivisitazione di Gianmarco Cesario, factotum del Tram La pièce, una rivisitazione del  libretto originale attraverso la contaminazione con il copione di Beaumarchais, narra, nota dopo nota, l’amore del Conte d’Almaviva per la giovane Rosina. Ad aiutarlo nell’impresa di liberare la fanciulla dalle grinfie del suo tutore, Don Bartolo, ci sarà il factotum della città, il barbiere Figaro. La matrice comica che fa da sfondo alle vicende avvicina questa opera buffa alle opere di Plauto, dove la centralità dei servi – Figaro e Don Basilio in questo caso – è innegabile. Gianmarco Cesario ha scelto di riproporla in chiave moderna, in chiave rock – Figaro, ad esempio, assomiglia nel vestire al chitarrista  Santana  –  e tutte le arie mantengono il testo originale ma risultano arrangiate con sound e generi più vicini al gusto musicale contemporaneo. Dallo swing al soul, passando per il rap e il pop, il “Barbiere di Siviglia”, grazie agli arrangiamenti di Mariano Bellopede, non è mai stato così allegro e vitale. Nato proprio con l’intento di avvicinare i giovani alla musica classica, incuriosendoli con i remix proposti, lo spettacolo prodotto da Fratelli Di Versi è una gioiosa celebrazione della vita e dell’amore, una pirotecnica esplosione di colori, suoni e momenti che riconducono l’arte teatrale alle radici, alla sua essenza liberatoria. Da non perdere. “Largo al factotum della città“! — BIGLIETTI intero: € 12,00 | under 26 e Web: € 10,00 Biglietti on line: https://www.teatrotram.it/biglietti/il-barbiere-di-siviglia/ Card 5 spettacoli a soli € 40,00 — info e prenotazioni: cell: 342 1785930 (anche whatsapp) email: [email protected] — TRAM Teatro Ricerca Arte Musica via Port’Alba 30, Napoli www.teatrotram.it in collaborazione con Mestieri del Palco progetto Zeta e Teatro dell’Osso

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Recensioni

Fronte del porto di Alessandro Gassman approda al Teatro Bellini

Fronte del porto di Alessandro Gassman approda al Teatro Bellini di Napoli. Fronte del porto, diretto da Alessandro Gassman, approda al Teatro Bellini di Napoli dal 6 al 25 novembre, incastonandosi in una stagione ricca di grandi nomi, spettacoli originali e riscritture di grandi classici. Dopo il successo straordinario di “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, Gassman dirige ancora una volta Daniele Russo, in una storia di contaminazioni, riadattamenti e fusione tra cinema e teatro. L’opera, riadattata per il teatro da Enrico Ianniello, ha il proprio impasto originario in una storia dell’americano Budd Schulberg, a sua volta ispirata da un’inchiesta giornalistica su cui si imperniò la sceneggiatura del film di Elia Kazan, chiamato appunto Fronte del porto (On the waterfront), che vinse otto Oscar nel 1954. Un lavoro certosino di scatole cinesi, di matrioske e continui rimandi, che affonda le radici in America e che arriva a toccare le coste di una Napoli di quasi quarant’anni fa, battuta dal vento e dalla miseria. Il porto di Napoli consanguineo del porto di New York, in un legame sotterraneo che attraversa l’oceano e arriva fino al nucleo pulsante e intimo di un’umanità in apnea di giustizia e libertà. L’apnea di un’umanità che si affastella in una selva oscura di capannoni, magazzini, container e grosse navi, in cui l’inferno ha la puzza del sudore dei lavoratori con le mani spellate e il respiro mozzato. Dalla condizione dei lavoratori americani fino al dramma di figure napoletane che sembrano riaffiorare da un bestiario medievale o da un passo biblico, perché l’eccellenza degli attori -Daniele Russo in primis- ha qualcosa di spirituale, disperato e animalesco che colpisce lo spettatore nel nervo più scoperto tra il cuore e l’ombelico. Sì, Fronte del porto approda al Teatro Bellini, e mai verbo fu più indicato, perché la prima sensazione che si prova, confondendosi in platea, è quella di trovarsi esposti al freddo e alla durezza delle banchine di un porto, più che seduti comodamente su poltrone di velluto. E gli effetti scenici e i giochi di luci rendono la scenografia una vera e propria succursale di un porto: onde che increspano il palco, l’orizzonte del mare mattutino, il grigiore dei capannoni per il rimessaggio, i piazzali di cemento. Non manca anche la riproduzione fedele dei vicoli napoletani, delle insenature che si aprono a ogni traversa della città, del perimetro delimitato tra un vascio e un balcone coi panni stesi: tutti gli habitat dove brulica il bestiario sono riprodotti fedelmente, in un connubio tra cinema e teatro che regala, a volte, la curiosa e alienante sensazione di trovarsi di fronte a uno schermo. Fronte del porto, la condizione dei lavoratori del porto della Napoli degli anni Ottanta, vessati e ingoiati da un sistema malavitoso: i personaggi e le dinamiche dello spettacolo Il tocco della regia di Gassman è tangibile e vivido fin dall’inizio, e si ha il conforto di una narrazione lineare, ordinata e coerente: la condizione dei lavoratori del porto della Napoli degli anni ’80 è introdotta dalla storia di Giuseppe Caruso, […]

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Teatro

Le Rane di Aristofane in scena al Teatro San Ferdinando

Le Rane di Aristofane, Ficarra e Picone al Teatro Stabile Al Teatro Stabile è di scena il grande teatro classico. Dopo Salomè di Oscar Wilde, visibile al Mercadante fino a domenica, è la volta di un altro testo immortale: Le Rane di Aristofane, commedia vincitrice delle Lenee del 405 a.C. È stato un grande rischio quello del regista Giorgio Barberio Corsetti, portare in scena un testo vecchio di 2500 anni, rendendolo moderno e divertente. Il regista ha potuto però contare sull’apporto di un formidabile duo comico, Ficarra e Picone. La commedia approda così finalmente a Napoli, nel cuore di una tournée che girerà i maggiori teatri nazionali. Corsetti ha dovuto fare i conti, oltre che con i problemi dovuti alla fama e all’impostazione classica del testo, con i nuovi spazi teatrali. La pièce infatti quest’estate è stata messa in scena al Teatro greco di Siracusa. Un successo straordinario, culminato nella diretta nazionale su Rai 1, cui hanno assistito oltre due milioni di spettatori. Le Rane si arricchiscono così di nuove sfumature e significati. La trama, arcinota, prende forma e vita sul palco del Teatro San Ferdinando. Dioniso, il dio del teatro, si reca nell’oltretomba per riportare alla vita Euripide. Quest’ultimo è però assorto in un furioso litigio con Eschilo per stabilire chi dei due sia il più grande poeta tragico. Al via la stagione del Teatro San Ferdinando Dioniso si fa giudice e, scegliendo di anteporre il senso della giustizia e il bene dei cittadini alle proprie preferenze personali, finisce per dare la palma della vittoria ad Eschilo, che dovrà salvare Atene dalla situazione disastrosa in cui si trova. Eschilo accetta infine di tornare tra i vivi lasciando a Sofocle il trono alla destra di Plutone, a patto che non lo ceda mai a Euripide. L’autorevole regia di Giorgio Barberio Corsetti abbatte definitivamente il discutibile confine che separa lo spettacolo “alto” dallo spettacolo “basso”. Le Rane, sfrondato dagli anacronismi, dimostra che per il genere comico può esistere una manifattura a lunga conservazione, che consenta di ridere anche oggi, consapevolmente, di un testo classico. Tutto il corpo teatrale è perfettamente a proprio agio in questa discesa agli Inferi. Il compito è senz’altro facilitato dalla sapiente regia di Corsetti e dal talento umoristico di Ficarra e Picone. La scommessa di Giorgio Barberio Corsetti risulta così vinta in pieno. Le Rane di Aristofane, nonostante la veneranda età, viene forgiata di una veste completamente nuova riuscendo a rivivere di vita propria. Numerosi gli intermezzi canori che spezzano il ritmo serrato della vicenda. La colonna sonora dei SeiOttavi è perfettamente coerente con il ritmo scanzonato e leggero dell’intera faccenda. Fino allo scioglimento finale, quando con la fatidica decisione di Dioniso emerge tutto il pathos del testo.  

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Recensioni

Harold Pinter, l’assurdo al Teatro Nuovo di Napoli

Il teatro dell’assurdo di Harold Pinter è tornato a Napoli con lo spettacolo “C’è qualcuno alla porta” di Andrea Lucchetta e Luigi Siracusa. Scopri come è andata! L’incomunicabilità, la distorsione dei ricordi, l’assuefazione da dinamiche perverse e ridondanti. I testi di Harold Pinter sono colmi di paradossi, illogicità, beffe, ed è proprio questo a renderli moderni, specchi circensi di un mondo distopico e multiforme. Oggi come ieri, ieri come domani, gli abitanti della Terra si muovono dentro cerchi concentrici e viziosi, dalla quale potrebbero fuoriuscire soltanto in due modi: tenendosi per mano o guardandosi dentro. Entrambe le prospettive risultano troppo complesse, quasi perverse, e questo comporta una cronica assuefazione al nulla. In ambo gli atti, in ambo i racconti di Harold Pinter portati brillantemente in scena ieri sera al Teatro Nuovo di Napoli, questa defezione morale risulta centrale. Nel primo,  “Il Calapranzi”, i due killer (Marco Fanizzi e Vincenzo Grassi) non sanno dare un nome e una forma al luogo in cui si trovano per compiere il loro lavoro. Attendono, quasi come Didi e Gogo con Godot, qualcuno che non conoscono, che dovrà pagare per qualche motivo con la morte. A loro non spetta fare domande, solo eseguire. E nel frattempo vagano in quello spazio quadrato, una cucina priva di cibo ed utensili, e hanno come unico contatto con il mondo un “paniere” contenente ordinazioni che non potranno soddisfare e un telefono meccanico, emblema di una comunicazione interrotta con l’esterno. Harold Pinter secondo Andrea Lucchetta e Luigi Siracusa Le difficoltà e le incomprensioni sono, invece, il perno di “Vecchi Tempi”, testo più maturo del premio Nobel Harold Pinter e che ha visto in scena Cecilia Bertozzi, Michele Enrico Montesano e Sofia Panizzi. Il triangolo amoroso tra Kate, Deeley e Anna è scaleno. Nessuno dei lati, nessuna delle prospettive combacia con l’altra. Un cortocircuito di ricordi, accompagnati da versi di canzoni accennate, costituisce un intreccio narrativo pregno di note silenti, di non detto, di lasciato intendere. Non c’è un solo svolgimento, ma un fiume di ricordi ad estuario, non c’è un solo finale possibile, ma una serie di copia e incolla confusi che denotano il dramma delle società attuali. La domanda che lo spettacolo, con l’ottima regia del duo Lucchetta – Siracusa, lascia sottintesa è:” c’è speranza?”. A questa domanda Harold Pinter non risponde, così come gli spettatori dei suoi drammi.

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Comunicati stampa

Nuovo Teatro Sancarluccio: la stagione 2018/2019

Il 31 ottobre si è tenuta la presentazione stampa del nuovo cartellone – stagione teatrale 2018/2019 – del Nuovo Teatro Sancarluccio di Napoli. Nuovo Teatro Sancarluccio: la stagione 2018/2019 L’offerta del cartellone della stagione 2018/2019 del Nuovo Teatro Sancarluccio di Napoli è – come del resto di consueto – molto ricca e variegata; ci sarà – come novità di quest’anno – una sezione teatrale dedicata ai bambini (“La lanterna magica”), oltre a laboratori e spettacoli vari (suddivisi fra spettacoli in abbonamento, a loro volta tripartiti in tre sezioni – “Il Teatro Rinnovato”, “I Teatri Comici”, “Il Teatro in Musica”, “Il Teatro Danza” – di vario interesse e in spettacoli fuori abbonamento) ed a una sezione radiofonica. Sui laboratori ospitati al Nuovo Teatro Sancarluccio, si ricordano i corsi sulle tecniche di recitazione del dramma antico, a cura dell’Accademia Magna Graecia di Paestum (con sede distaccata al Nuovo Teatro Sancarluccio e la cui direzione artistica è affidata a Sarah Falanga; per informazioni: [email protected]), e i corsi del laboratorio cinematografico e teatrale permanente, a cura della Falegnameria dell’attore (diretta da Gigliola De Feo; per informazioni: rivolgersi al Nuovo Teatro Sancarluccio); continuerà, poi, il rapporto fra Onda Web radio e il Nuovo Teatro Sancarluccio, con lo spazio radiofonico Onda Web Radio Live, in cui verrà dato spazio agli artisti che si esibiranno poi al Sancarluccio. Un cartellone, dunque, ricco, variegato, interessante, in cui muoversi scegliendo attività e spettacoli in linea con le proprie corde. Nuovo Teatro Sancarluccio: la stagione 2018/2019 in dettaglio Sezione “La lanterna magica” (teatro per l’infanzia): Storia di uno schiaccianoci, Compagnia Il Teatro nel Baule (debutto nazionale), liberamente tratto da Lo schiaccianoci, Progetto Vincitore del Bando Residenze Mu.d. di Teatri Associati, da un’idea di Simona Di Maio, regia e drammaturgia Sebastiano Coticelli e Simona Di Maio, con Luca Di Tommaso e Simona Di Maio (23 dicembre 2018); Un mare di desideri, Compagnia Trasformazione Animata Spettacolo + laboratorio, favola animata di Ciro Arancini e Claudia Riccardo (6 gennaio 2019); Le briciole di Pollicino, Compagnia BabaJaga, spettacolo di teatro d’attore e narrazione liberamente tratto dalla fiaba di Charles Perrault, Menzione speciale Premio Nazionale di Teatro Ragazzi “Otello Sarzi” 2015 per lo stile garbato della narrazione e per l’essenzialità dei materiali scenici derivati direttamente dalla natura, di e con Chiara Tabaroni (3 febbraio 2019); Dov’è finito il principe azzurro, Compagnia Il Teatro nel Baule, di e con Simona Di Maio e Sebastiano Coticelli (10 marzo 2019); Liombruno, il mondo delle favole, di Italo Calvino, con Francesco D’Atena, Daniele Dono, Maria Elena Lazzarotto, Gilda Sacco, musiche Maria Elena Lazzarotto, regia  Francesco D’Atena, Maria Elena Lazzarotto (28 aprile 2019); I racconti di Fernando, Teatro Bertolt Brecht, Incubi, lazzi e sogni di Cetrulo Pulcinella, di e con Maurizio Stammati, burattini di Carlo De Meo (19 maggio 2019). Sezione “Il Teatro Rinnovato”: Mamma Mà!, di Massimo Andrei con Daniela Ioia per la regia di Gennaro Silvestro (22 novembre 2018); Io sono Claudia, scritto e diretto da Eduardo Cocciardo coprotagonista della rappresentazione insieme ad Anna Monti e Salvio di […]

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Teatro

Solo, Arturo Brachetti incanta il Teatro Diana

Dopo il successo planetario, Arturo Brachetti torna a Napoli col suo show più amato: “Solo”. Non sempre le locandine sono in grado di parlare, comunicare con efficacia il senso e le intenzioni dello show o del film per la cui promozione sono state realizzate. Quella di “Solo“, spettacolo andato in scena ieri sera al Diana di Napoli, fa sicuramente eccezione. Su un cielo azzurro con poche nubi si staglia una matrioska. Dalla testa di Arturo Brachetti esce Arturo Brachetti. Il Brachetti dall’espressione sorniona ha proprio questo in mente: proiettare sulla scena le sue più intime fantasie. E vuole farlo sotto forma di viaggio, come testimoniano, sempre nella locandina, le tavole di legno poste in fila, rivolte verso l’infinito. E così, il Peter Pan di Torino, vuole prenderci per mano e condurci in un caleidoscopico percorso fatto di personaggi, colori e magia. Benvenuti nella mente di Arturo Brachetti Tutto prende inizio da una casa delle bambole, rappresentazione figurata dei luoghi dove il maestro del quick change è cresciuto, che possiamo via via visitare grazie alla sua ombra, che la proietta sul grande schermo tramite una GoPro. Ad ognuna delle stanze, Brachetti lega un ricordo d’infanzia, un aneddoto, a cui segue un’esibizione. Tutto prende inizio dalla soffitta, il luogo più nascosto della casa, dove ritrova il cappello del nonno con il quale ha cominciato ad allenare la fantasia, e sono ben 25 i personaggi che riuscirà a portare in scena semplicemente modificandone la forma. Legato alla camera da letto, viene proposto poi uno sketch dalle tonalità comicamente partenopee. La narrazione è fluida e la capacità del performer di reinventarsi in continuazione, impressionante. E non solo per gli innumerevoli cambi di abito portati in scena. Il torinese è un intrattenitore camaleontico e carismatico, oltre ad essere un artista incredibilmente poliedrico. Il suo repertorio, che non sembra destinato ad esaurirsi, va dai numeri di magia al sand painting, dalle ombre cinesi al laser show. Nessun limite sembra poter imprigionare l’estro di un poeta dell’intrattenimento che riesce alla perfezione, nonostante sia da solo sul palco per quasi tutto il tempo, nel suo intento di stupire il pubblico. E ci riesce così bene che per l’ora e mezza di show, grandi e piccini non fanno che ridere, applaudire e sorprendersi. È proprio il senso del fantastico, della continua sorpresa che rende piacevole e unica ogni stanza e, quindi, ogni esibizione, che viene ancor di più esaltata grazie ad un comparto scenografico moderno e spettacolare e ai costumi ottimamente realizzati. SuperBrack è da solo sul palco ma ha alle spalle dei professionisti con la p maiuscola. Il viaggio di Brachetti ricorda quello del Piccolo Principe. Pianeta dopo pianeta, stanza dopo stanza, il trasformista ci invita a guardare il mondo con la gioia e la bellezza dei suoi occhi, occhi di un bambino che non ha mai sentito davvero il bisogno di crescere. Ed è per questo, probabilmente, che tutto ciò che vede, tutto ciò che fa, è meraviglioso, nel senso più stretto ed intimo del termine. Grazie […]

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Napoli & Dintorni

C’è qualcuno alla porta: intervista ad Andrea Lucchetta

Il 3 e il 4 novembre sarà in scena, al Teatro Nuovo di Napoli, lo spettacolo C’è qualcuno alla porta [I atto – Il Calapranzi (di Harold Pinter), regia di Andrea Lucchetta, con Marco Fanizzi e Vincenzo Grassi; II atto – Vecchi tempi (di Harold Pinter), regia di Luigi Siracusa, con Cecilia Bertozzi, Michele Enrico Montesano e Sofia Panizzi], scene: Mauro Rea; musiche: Paolo Improta. Abbiamo intervistato, a questo proposito, il regista Andrea Lucchetta. C’è qualcuno alla porta: intervista al regista Andrea Lucchetta Andrea, parlaci del tuo lavoro e delle tue esperienze teatrali. Ho cominciato a studiare come attore presso la “Palestra dell’Attore” (scuola di formazione teatrale del Teatro Diana) all’età di dieci anni. Quattro anni dopo, un mio carissimo amico e collega ed io decidemmo di formare una piccola compagnia teatrale assieme ad altri attori che frequentavano la scuola; abbiamo cominciato con il teatro amatoriale e dialettale; dopo qualche anno, abbiamo vinto il Festival del Teatro Amatoriale, organizzato dal Teatro Totò che ci ha dato la possibilità di partecipare alla Rassegna Ridere 2015 presso il Maschio Angioino. L’anno dopo decidemmo di abbandonare il teatro comico e dialettale e ci siamo messi in gioco con un testo di J.B. Prestley “Ispettore in casa Bearling”, un giallo inglese che abbiamo avuto la fortuna e l’onore di mettere in scena al Teatro Nuovo. Successivamente mi sono cimentato nella drammaturgia, scrivendo un riadattamento teatrale del romanzo “Cecità” di Josè Saramago che ho messo in scena due anni fa al Teatro Nuovo: il progetto di “Cecità” mi ha permesso subito dopo il diploma di entrare nel corso di regia dell’Accademia Nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico, la quale mi sta dando la possibilità di entrare in contatto con grandissimi maestri e professionisti dai quali non posso far altro che trarre grandi insegnamenti. Grazie all’Accademia, a settembre, ho avuto modo di mettere in scena, al Teatro India-Teatro di Roma, “Delphi Park”, riadattamento del racconto “La morte della Pizia” di Friedrich Durrenmatt: grazie a quest’esperienza e agli attori con i quali ho lavorato, ho trovato una mia impostazione di lavoro teatrale, che è una sintesi tra estetica teatrale e concretezza dei fatti narrati: questi due elementi mi danno modo di dedicarmi a 360° sulla direzione dell’attore e sulla gestione dello spazio e della coerenza scenica, elementi di fondamentale importanza per il mio modo di fare teatro. Sempre in circostanze accademiche ho affrontato il testo che vedrete in scena sabato e domenica al Teatro Nuovo.  Lo spettacolo C’è qualcuno alla porta si articola in due momenti scenici, due atti separati ma che, proposti in un’unica messa in scena, interloquiscono fra loro; come “dialogano” le parti (e quanto ti sei confrontato con Luigi Siracusa, regista del secondo atto)? Luigi Siracusa è il mio compagno di corso. Con lui, in Accademia, abbiamo affrontato e studiato Pinter, ipotizzando delle messe in scena, a scopi didattici, con dei limiti ben precisi, ovvero: durata di massimo 40 minuti, 3 attori, tempi di montaggio e smontaggio della scena molto brevi. Da quest’esercizio sono nate le nostre due regie. […]

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Musica

“Musicanti” porta Pino Daniele al Teatro Palapartenope

“Musicanti” porta Pino Daniele a teatro. Il 7 dicembre debutterà al Teatro Palapartenope di Napoli il musical costruito sulle musiche della voce napoletana per eccellenza, Pino Daniele. Un progetto dalla lunga gestazione durata quasi tre anni e che ora vede la luce grazie alla produzione di Sergio De Angelis per Ingenius Srl e alla direzione artistica di Fabio Massimo Colastanti. cantautore napoletano per eccellenza, ma non solo, infatti si propone anche di far incontrare la sua musica con un linguaggio differente come quello di un’opera teatrale. La narrazione parte da un filo conduttore per districarsi tra le canzoni ed è garantita da un folto cast di artisti – 

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