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Eroica Fenice

La categoria Teatro contiene 957 articoli

Teatro

Raccontami Shakespeare: una rivoluzione teatrale

Raccontami Shakespeare, spettacolo di debutto della compagnia teatrale campana Cercamond, semifinalista del Roma Fringe Festival e messo in scena il 22 Aprile sulla piattaforma streaming teatro.it. Il nucleo della compagnia Cercamond è costituito da Sara Guardascione e Andrea Cioffi, nonché protagonisti della pièce teatrale Raccontami Shakespeare, interpretando rispettivamente i fratelli Mary e Charles Lamb. Recensione di Raccontami Shakespeare Siamo nel primo decennio del 1800 a Londra, Charles e Mary presentano ad un editore il loro coraggioso progetto: una riscrittura delle opere di  Shakespeare in forma narrativa, con l’intento di far appassionare i giovani ai personaggi e alle storie che hanno reso tanto famoso il teatro inglese. Un progetto innovativo ma anche rischioso, in quanto mette in discussione lo stesso sistema scolastico del tempo ed è quindi un oggetto facile a critiche e rifiuti. Il progetto editoriale sarà anche un pretesto per raccontare il singolare rapporto di stima e affetto tra i fratelli Lamb. Charles e Mary filtrano il mondo che li circonda con una sensibilità precorritrice, mettendoli inevitabilmente in contrasto con le etichette sociali e morali. Mary Lamb è una donna molto intelligente ed emancipata. Tra i suoi progetti per il futuro non compare la ricerca di un marito e questo la porterà ad avere delle accese discussioni con la madre, che è tutto fuorché affettuosa, incarnando il simbolo di un femminile oppresso e incattivito dalla società.   Anche Charles Lamb è vittima dell’epoca in cui è nato che lo relega nella sola funzione di capo di famiglia, in cui i sentimenti di fragilità e malinconia non sono ammessi. Mostrando la sua sensibilità, che materialmente si esprime anche nella sua balbuzie, egli verrà costretto ad un anno in manicomio, per sanare il suo spirito troppo vagabondo. A seguito di eventi traumatici, i fratelli Lamb si avvicineranno ancora di più con la volontà di proteggere l’un l’altro dalle barbarie di un sistema che vuole appiattire e semplificare l’animo delle persone. La loro promessa riecheggerà in sala molte volte: “fino all’ultimo istante”. Questa promessa che porta conforto, ma diventa anche condanna, prende forma ed espressione  nella narrazione che i fratelli Lamb fanno delle opere di Shakespeare. In quei frangenti, i fasci di luce colpiscono i personaggi dall’alto, inombrando il viso e dando spazio unicamente alle parole. Lo stesso Charles Lamb non balbetta più quando declama e recita le opere di Shakespeare, e la sorella lo segue e lo accompagna nell’interpretazione, facendo proprie e intime le immagini di un teatro che sembra perduto, un teatro vero in cui le fragilità della carne e i voli pindarici dello spirito erano ammessi. Raccontami Shakespeare è uno spettacolo che racchiude in sé molte riflessioni, mettendo a nudo il precario equilibrio in cui gli uomini e le donne si giostrano per sopravvivere e rimanere fedeli al proprio io nel tessuto sociale, utilizzando lo strumento del teatro e della narrativa come generatore primario di realtà e bellezza.   Fonte Immagine: Ufficio Stampa 

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Teatro

Teatro Patologico e Odissea: un viaggio nel viaggio

Alla scoperta del Teatro Patologico, fondato nel 1992 da Dario D’Ambrosi Gli uomini non nascono tutti uguali. Una profonda diversità li caratterizza fin dalla nascita, purtroppo o per fortuna. Per fortuna, la diversità è ricchezza. Purtroppo, è più spesso intesa come mancanza.  Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale […] È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana: così recita l’art. 3 della nostra Costituzione. In teoria belle parole, nei fatti solo parole.  Correva l’anno 1978 quando la legge Basaglia imponeva la chiusura dei manicomi e il recupero della dignità dei malati in essi reclusi. L’obiettivo era ridare valore alla singola persona, porla al centro di un processo maieutico capace di tirar fuori da ognuno il meglio, spesso annichilito dai farmaci e, ancor più spesso, dal pregiudizio della diagnosi. Prima della legge 180, venivano internate nei manicomi le persone affette per qualunque causa da alienazione mentale. Tra i soggetti deviati non solo i malati di mente, ma anche le prostitute, i delinquenti, i sovversivi e gli omosessuali. Soggetti considerati pericolosi, da legare, sedare, emarginare. Rivoluzionario dunque l’approccio di Basaglia che vedeva, non nella reclusione, ma nella relazione con il mondo esterno possibilità di cura, possibilità di ritrovare il filo perduto dell’esistenza.  Tanta strada è stata fatta in cinquant’anni, ma, sebbene si parli sempre più di inclusione, del valore della diversità, tanta ancora resta da farne. La disabilità fisica e mentale, ancora oggi, è un ostacolo spesso invalicabile, ma capita, a volte, che alle mancanze delle istituzioni si sostituisca quanto di più prezioso oggi ci resta: la solidarietà umana.  E proprio nella solidarietà umana, nella filantropia, affonda le sue radici una realtà incredibile nata, a Roma, grazie a Dario D’Ambrosi: il Teatro Patologico. E, in effetti, quale luogo migliore delle tavole di un palcoscenico, per uscire dall’isolamento e annullare la distanza tra sé e l’altro? Il teatro diventa allora viaggio, terapia, senso del vivere. Venerdì 2 aprile, la Rai ha acceso i riflettori sull’encomiabile lavoro che nelle mura del Teatro Patologico getta, ostinato, un ponte tra la disabilità e l’avventurosa ricerca di quella normalità negata. Con grande delicatezza, Domenico Iannacone racconta la storia di una rappresentazione teatrale: l’Odissea. Un metaviaggio: il doloroso nostos di Odisseo verso la sua Itaca come specchio della quotidiana sfida della malattia mentale, i versi omerici fanno eco alle vite di chi li ha messi in scena. E allora, con quella magia di cui il Teatro è maestro, la finzione si fonde con la realtà, facendo crollare il castello di carta, quel sottilissimo confine tra sanità e follia.  Impossibile non emozionarsi entrando nel mondo di Paolo, Fabio, Claudia, Marina, Andrea, che hanno trovato nel teatro uno scopo, che è sempre importante avere, che è vitale quando si ha una fragilità mentale, e non solo. Il Teatro Patologico ha assunto per loro le fattezze di Itaca, il porto sicuro in cui tornare e riconoscersi. Un film-documentario (visibile su […]

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Teatro

Pompeii Theatrum Mundi: quest’anno s’ha da fare

Presentazione della Conferenza Stampa del Pompeii Theatrum Mundi Mai come questa volta tornare a teatro segna un possibile ritorno alla vita. Mai come adesso il teatro è il luogo cui è delegata la possibilità di raccontare le mutazioni di cui non siamo ancora consapevoli, e Pompei è lì, a testimoniare, emblematicamente, in ogni sua singola pietra, l’istinto cruciale, il prima e il dopo della nostra storia di uomini.  Venerdì 26 marzo, in modalità online, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del Pompeii Theatrum Mundi, rassegna che, dal 2017, riempie la cavea del Teatro Grande di Pompei.  Presenti il Direttore del Teatro Stabile di Napoli Roberto Andò, il Direttore Generale dei Musei Massimo Osanna, il Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel, il Direttore del Campania Teatro Festival Ruggero Cappuccio, il Direttore Generale per le Politiche Culturali e il Turismo Regione Campania Rosanna Romano. Presenti anche gli artisti che prenderanno parte alla rassegna.  Una grande festa i cui fili conduttori, prima ancora che la presentazione degli spettacoli in cartellone, sono stati l’emozione dei partecipanti, l’entusiasmo, la consapevolezza dell’impossibilità, la speranza. Una grande festa resa possibile dalla sinergia delle Istituzioni della Regione Campania che hanno voluto fortemente questo ritorno, finanziando e investendo nella cultura.  A fare da apripista per la riapertura dei teatri in autunno, cinque spettacoli. Il programma di quest’anno non si ferma al classico antico, come ha affermato Roberto Andò: «Quest’anno tentiamo l’esperimento di ospitare testi non legati alla classicità antica, credendo nel valore prezioso degli autori viventi. I cinque titoli hanno un fil rouge, quello che unisce l’idea di catastrofe con quella di resurrezione, mai tanto attuale». Un programma quindi che, dal 24 giugno al 25 luglio, porterà in scena il nuovo, cinque prime teatrali, con titoli inediti, adattamenti e riscritture di grande interesse.  «Vogliamo affrontare con “l’ottimismo della volontà” – dichiara il Presidente Filippo Patroni Griffi – la sfida della quarta edizione di Pompeii Theatrum Mundi, confidando che da giugno vi sia l’inizio di una nuova stagione per il nostro Paese che possa coincidere con la ripresa di tutte le attività in presenza.» Aprirà la rassegna lo spettacolo Resurrexit Cassandra, testo di Ruggero Cappuccio, regia  e scenografia di Jan Fabre. Seguiranno Il purgatorio. La notte lava la mente di Mario Luzi, con la regia di Federico Tiezzi;  Pupo di Zucchero di Emma Dante e, ancora, Quinta stagione di Franco Marcoaldi. Infine, grande chiusura con Le cerisaie/Il giardino dei ciliegi di Anton Checov, con la regia di Tiago Rodrigues.  Grandi registi e grandi interpreti per cinque prime nazionali: noi siamo pronti!  Fonte foto: Napoli Magazine

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Teatro

27 marzo, Giornata Mondiale del Teatro

Oggi, 27 marzo 2021, si celebra la Giornata Mondiale del Teatro Teatro s. m. [dal lat. theatrum, e questo dal gr. ϑέατρον, der. del tema di ϑεάομαι «guardare, essere spettatore»; la parola greca indicava, oltre che l’edificio per le rappresentazioni drammatiche, anche quello per assemblee e per pronunciare orazioni]. Alla lettera T, dell’enciclopedia Treccani, c’è il lemma teatro, parola che risale al VI secolo a. C., parola che sembra essere assente nei vocabolari della nostra classe dirigente, da un anno a questa parte.  Eppure ad Atene la classe politica pagava i cittadini per andare a teatro: il teatro era così importante che lo Stato, pur di permettere a tutti di parteciparvi, istituì un fondo statale, il theorikòn. Sì, in altre parole un sussidio. Anche oggi lo Stato ha istituito un sussidio, ma per tenerlo chiuso il Teatro. Quella nobile arte, considerata un tempo imprescindibile strumento di educazione, veicolo di idee politiche, religiose e sociali, oggi è costretta ad elemosinare ristori, a reinventarsi in pallide copie di sé attraverso lo streaming. Il motivo? Considerata “bene non essenziale”. Che fare Teatro fosse cosa non semplice nel nostro bel paese, più che in altri, era risaputo. Meno risaputo era che fare Teatro sarebbe diventata cosa impossibile, nel nostro bel paese, più che in altri, in barba a ogni tentativo di sopravvivenza con le dovute restrizioni imposte da uno sconosciuto virus. Perché la domenica nei centri commerciali sì, in platea distanziati e con mascherina no. Perché in fila per ricevere il corpo di Cristo sì, disposti a scacchiera per nutrirsi di cultura no. Perché ammassati in metro sì, in pochi nei palchetti no. Oggi, 27 marzo, mentre Medea, Antigone, Edipo, Amleto si girano i pollici in attesa di tornare a emozionare ancora, a scuotere animi intorpiditi, a riempire quegli occhi oggi ciechi dinanzi alla cultura, si celebra la Giornata Mondiale del Teatro. Istituita a Vienna nel 1961, ha un sapore particolarmente amaro oggi questa ricorrenza, che cerca di dare lustro a quello che Eduardo De Filippo definiva il disperato sforzo dell’uomo di dare un senso alla vita. E mai come in questo momento in cui le nostre esistenze sembrano sospese, in cui si è smesso di vivere per continuare a vivere, l’uomo ha bisogno dell’uomo, di guardarsi quando si alza il sipario, e di porsi domande e cercare risposte quando questo si cala. Mai come in questo momento, l’uomo ha bisogno del Teatro.   Fonte immagine: Pixabay.

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Teatro

Fabio Canciello e Giovanni Chiacchio in Un’ora senza regole

Show teatrale online: Un’ora senza regole Da ieri 25 marzo al 23 aprile i due giovani attori Fabio Canciello e Giovanni Chiacchio di anni 19 e 23 anni saranno protagonisti dello show teatrale Un’ora senza regole, in diretta su OnTheatre con lo scopo di portare una leggera allegria e tanti sorrisi, sdrammatizzando un clima pandemico grigio come le nuvole scure.   Questo show teatrale rappresenta una forte reazione alla chiusura prolungata dei teatri tramite i nuovi metodi digitali in streaming particolarmente agevoli per tutti. Lo spettacolo si apre con la raffica di eventi negativi che si sono abbattuti sul mondo teatrale. Lo performance teatrale si traduce in un’ ora di sana ribellione tra una lacrima ed sorriso, rendendo piacevole e diversa almeno un’ora del nostro monotono lockdown. L’intervista  Con piacere abbiamo intervistato i due giovanissimi protagonisti di questo show teatrale napoletano che con grande ironia ci hanno illustrato dettagli inediti.  Un’ora senza regole è un titolo provocatorio e che dà una forte idea di libertà. Perché avete deciso di intitolare così il vostro show teatrale online? La prima cosa che vogliamo dire è che non riusciamo a spiegare ciò che facciamo, per cui per capirlo l’unica strada è vedere lo show. Provocatoria è l’arte che proponiamo, amiamo vestire panni diversi ed in quest’ora non rispetteremo né minutaggio né logica. Abbiamo un solo obiettivo fare Arte… A modo nostro.  Che cosa rappresenta per voi il maestro del teatro Eduardo de Filippo al quale dedicate un omaggio finale? Il MaestroEduardononrappresentama “è” per noi un vero e proprio punto di non arrivo: inarrivabile per ciò che ha fatto, ma stimolante nel tentativo illusorio di accostarsi minimamente a lui. La sua delicatezza nell’unire momenti totalmente comici a momenti prevalentemente drammatici…questo è il nostro obiettivo. Quanto vi manca il contatto con il pubblico? Tanto, ma grazie alla piattaforma On Theatre abbiamo rivissuto la magia che solo in teatro si può provare. Per noi questo show rappresenta, grazie a questa piattaforma, la possibilità di essere visti da tutti in tutta Italia. Non vediamo l’ora. Tre buoni motivi per vedere assolutamente il vostro show Pace, amore e fantasia. Scherzi a parte, da spettatori saremo curiosi di vedere uno spettacolo senza regole e che per poco tempo ci allontani da questa assurda normalità. Ultimo consiglio: guardando questo spettacolo vi innamorerete de I SENZA REGOLE, perché non li comprenderete. Ringraziamo il nostro partner ufficiale Legea e le altre nostre collaborazioni: Teatro bellavista, Suburbia studio e Macaia boat.  Show teatrale online: Un’ora senza regole  Dalle domande si può dedurre che Un’ora senza Regole é uno spettacolo da non perdere, pieno di senso di libertà ed utilissimo per chi vuole evadere da questo periodo di grande incertezza. I giovani protagonisti recitano e si impegnano davvero per far divertire e riflettere contemporaneamente il pubblico, proponendo una performance teatrale napoletana dalla grande vis comica.  Fonte immagine:  http://www.synpress44.com/

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Teatro

Nude verità: nuovo spettacolo per il Tram di Napoli

Nude verità è il nuovo inedito spettacolo in streaming proposto dal Teatro Tram di Napoli; andato in onda venerdì 5 marzo. Lo spettacolo è inscenato dalla compagnia Teatro dell’Osso, da un’idea del direttore artistico Mirko Di Martino, con la regia di Vittorio Passaro. Uno spettacolo particolarmente suggestivo; quattro protagonisti, ognuno con una propria identità e con alle spalle un bagaglio talvolta pesante da sopportare che viene fuori in monologhi così suggestivi da togliere il fiato. Nude verità mette in scena ciò che probabilmente troppo spesso si prova a nascondere, per convenzione, o semplicemente perché “funziona così”. Lo spettacolo si rivela un vero e proprio “atto creativo”, così come uno dei quattro protagonisti afferma con convinzione. I protagonisti, rivelano con passione e dolore, con interpretazioni struggenti e realistiche al tempo stesso, quattro diverse storie. La prima si intitola Eric Live Show: di Francesco Rivieccio, con Angela Bertamino. Un testo fortemente allusivo, ricco di metafore, contraddizioni, usi, costumi, vizi, nel corso del quale viene fuori semplicemente una persona, indipendentemente dalle convenzioni che si ostinano a vederla e classificarla come uomo o donna. Una persona che esiste indipendentemente da tutto e da tutti, che si muove con padronanza e con tono deciso su una scena scarna, essenziale, senza troppi fronzoli. La seconda storia si chiama Invito a cena di Angela Rosa D’Auria, con Guido Di Geronimo. Un personaggio misterioso, a tratti inquietante, che sorride di e con… gusto. Metodico, ossessivo, cinico, coinvolgerà in una riflessione dal sapore amaro, quasi paurosa. Anche in questo caso, la scenografia è essenziale, pochi gli oggetti con cui l’attore si destreggia, oltre ovviamente a quelli utili a delineare la sua “presenza virtuale”, ma anche il suo indomito comportamento. Abel di Michele Danubio, con Vittorio Passaro è la terza storia. Il protagonista Abel, soffre di Gimnofobia, ossia la paura di restare nudi. Immerso tra quadri e quaderni dei quali non riesce a fare a meno, racconterà di sé, a voce alta, come qualcuno che si confida con un amico. Probabilmente è proprio questa la bellezza insita in uno spettacolo in streaming,  la possibilità di osservare i protagonisti di una storia, nella propria confort-zone. Assaporando scena dopo scena, parola dopo parola, tutto ciò che gli occhi, ma anche le gesta, le attitudini degli attori, hanno da rivelare. Ovviamente nulla mette in discussione la bellezza e la suggestione delle sale teatrali o cinematografiche, ma riuscire a creare un ambiente “sicuro”, e arrivare proprio a casa delle persone, è qualcosa di indubbiamente significativo. Il terzo protagonista dello spettacolo Nude verità, si rifugia «nell’arte, che non contamina, in un armonioso rapporto con l’ignoto». Racconta di ciò che è stato e che non doveva essere. Infine, Specchio di Patrizia Di Martino, con Vincenzo Coppola è l’ultima storia. Il quarto protagonista ha sulle proprie spalle una vera e propria eredità da sopportare. Siamo in epoca fascista. Lui è, o almeno così crede il padre, ma anche la famiglia, (in particolar modo l’amata madre) il figlio maschio, l’uomo di casa, soggiogato però all’autorità paterna. Anche in questo […]

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Teatro

Nude Verità è il ritorno in scena del Teatro Tram

Il ritorno sulle scene del Teatro Tram Di questi tempi, con il virus che corre e la pandemia che continua imperterrita il suo cammino, la notizia di un teatro che continua, nonostante tutto, le proprie attività, è sicuramente un’ottima notizia. Il caso è quello del teatro Tram, sito in via Port’Alba, punto di riferimento da anni della vita culturale in centro storico e non solo. Nude Verità è l’ultimo spettacolo prodotto ed allestito dal Tram, segnandone così il ritorno sulle scene dopo mesi e mesi di inattività, perlomeno artistico. Perché il Tram a differenza di tanti altri teatri non ha continuato a smettere di svolgere il proprio lavoro, in salsa diversa rispetto a quanto fatto precedentemente ma comunque in maniera incessante. Nude Verità è il ritorno in scena del Tram, seppure in modalità streaming. Come è il ritorno sul palco, a distanza di mesi? Il TRAM aveva riaperto le porte lo scorso ottobre. Avevamo sperato che, anche con la metà dei posti a disposizione, fosse possibile programmare qualcosa di simile a una stagione teatrale. Il 25 ottobre 2020 è stato invece l’ultimo giorno di programmazione. Sono passati più di quattro mesi, ormai abbiamo accettato l’idea che il teatro resterà chiuso al pubblico. Ma quando abbiamo riacceso le luci in sala, il palco era lì ad aspettarci. E’ stata una piccola emozione, anche se il legame tra il TRAM e le persone che lo frequentano non si è mai interrotto del tutto. L’attività del Tram non si è mai fermata, neppure con i recenti DPCM. Come avete cercato di colmare il vuoto dell’attività dal vivo? Fin dai primi giorni del lockdown di marzo, abbiamo provato a immaginare soluzioni diverse che ci permettessero di tornare a recitare. Abbiamo attivato quasi subito il percorso dei podcast, le storie da ascoltare, perchè avevamo già avviato questo progetto prima della chiusura. In questi ultimi mesi abbiamo dovuto sperimentare soluzioni diverse sia per gli spettacoli che per i laboratori. Abbiamo avviato una piattaforma di scrittura online, abbiamo spostato le riunioni degli spettatori “visionari” su Zoom, abbiamo ideato laboratori di teatro nelle “rooms” virtuali. Tutte le nostre scelte, però sono andate in una direzione chiara e coerente: le soluzioni online sono un percorso che si affianca al teatro tradizionale, non lo sostituisce. Non si possono prendere le attività didattiche in presenza e trasferirle online, bisogna inventarsi una diversa fruizione. Per quanto faccia male ammetterlo, la pandemia ha spinto il nostro settore a sperimentare, aggiornare, scoprire. Ovviamente, mi riferisco a quei pochi che sono riusciti a tenere viva la propria attività. Noi lavoratori dello spettacolo siamo le prime vittime della terribile crisi economica dovuta al Covid. Quali sono state le difficoltà maggiore nell’allestimento di Nude Verità? Lo spettacolo è stato pensato direttamente per lo streaming? Nude verità è nato inizialmente come spettacolo da realizzare al TRAM: con Vittorio Passaro, il regista, avevamo immaginato un allestimento che avrebbe trasformato il locale del teatro in un locale da peep show, quel genere di spettacoli in cui lo spettatore, chiuso da […]

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Teatro

Anton Čechov approda al Teatro Diana

Anton Čechov approda al Teatro Diana con la sua forza drammaturgica. Anton Čechov, drammaturgo russo di grande fama alla fine dell’Ottocento, viene reinterpretato e rappresentato in visione streaming causa pandemia Covid-19 presso il Teatro Diana di Napoli con un programma che va da domenica 7 febbraio a venerdì 19 Febbraio. La rassegna si chiama “Čechovianamente” e si tratta di un’originale rivisitazione delle tragicommedie di Anton Čechov in dialetto napoletano. Un interessante progetto giovane, interamente under35, curato dall’attrice Elisabetta Mirra, Francesco Russo e Matteo Florio, scritto e diretto da Agostino Pannone. Ha preso avvio domenica ma è visibile con repliche durante i giorni successivi, con lo spettacolo che racchiude in sé due degli atti unici più famosi del drammaturgo: “L’orso” e “La domanda di matrimonio”.

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Teatro

Zona Rossa: la nuova sperimentazione del Teatro Bellini

“Zona Rossa” è il nuovo progetto del Teatro Bellini, in prima linea – ancora una volta – a sperimentarsi in questa difficile fase di chiusura dei teatri e di crisi dell’intero settore artistico e culturale. Solo qualche mese fa, avevamo lasciato il Bellini alle prese con il lancio del “Piano BE” – nel pieno rispetto delle norme anti-Covid – per la stagione autunnale. Ma già dalla fine del mese di ottobre, un nuovo Dpcm ha nuovamente imposto la chiusura di teatri e cinema, insieme ad altri luoghi di produzione culturale. Che fare, dunque? Daniele Russo, direttore artistico del Teatro, lo ha spiegato in apertura della Conferenza Stampa (online) che si è tenuta nell’arco della mattinata di giovedì 17 dicembre. «Abbiamo deciso di creare una nostra “Zona Rossa” all’interno del Bellini. Sarà molte cose insieme: un’istallazione, una performance, un manifesto, ma anche una provocazione vera e propria, quasi un atto politico.» La “Zona Rossa” prevederà l’ingresso e la permanenza – in un vero e proprio lockdown – di sei artisti all’interno del Teatro, collegato in streaming con l’esterno, per la creazione di un nuovo spettacolo che sarà in scena, in una sola replica, nel giorno (per ora indefinito) in cui un Dpcm ne autorizzerà la presentazione al pubblico dal vivo. Due drammaturghi/registi, due attori e due attrici inizieranno il percorso a partire dalle ore 17 di domenica 20 dicembre e l’intero processo creativo, così come i momenti di lavoro insieme agli altri professionisti che collaborano alla realizzazione dello spettacolo, sarà visibile dal pubblico attraverso il canale YouTube del Teatro Bellini. «L’orario della diretta quotidiana dello spettacolo sarà aggiornato quotidianamente e dipenderà da quello di convocazione degli attori. – spiega il co-autore del progetto, Davide Sacco – Il pubblico, oltre a poter osservare il lavoro, ne potrà discutere con gli artisti stessi, durante degli appuntamenti settimanali di approfondimento in collegamento web.» Gli attori imposteranno dei “Quaderni di Regia” su determinate linee di indirizzo con: le “edizioni” di ciò che avviene durante le prove e un diario di bordo che verrà aggiornato di lunedì e giovedì. Il tutto coniugando ciò che avverrà “dentro”, in sala prove, e “fuori”, nel mondo all’esterno del Teatro. “ZONA ROSSA”, le voci degli artisti che vivranno in Teatro. A fare il proprio ingresso al Teatro Bellini saranno Alfredo Angelici, Federica Carruba Toscano, PierGiuseppe di Tanno, Licia Lanera, Pier Lorenzo Pisano e Matilde Vigna. «Quando il Teatro Bellini mi ha contattato per entrare in “Zona Rossa” – racconta l’attore Alfredo Angelici – ho pensato a quanto fosse folle un progetto simile. Una follia nobile, che porterebbe gli eroi dei romanzi ai grandi trionfi perché viene dalla volontà di chi vuole il mondo come deve essere. Quanto è attuale oggi la storia del segreto di Pulcinella! “Laddove c’è una catastrofe, c’è una via d’uscita”, lui oggi farebbe un gesto comico e mostrerebbe la possibilità di un’altra storia e cosa può un corpo quando ogni azione diventa impossibile.» «Ho sempre sentito che il teatro mi desse la libertà di svincolarmi dal […]

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Teatro

Consegne, una performance da coprifuoco | intervista

“Consegne // una performance da coprifuoco” arriva a Napoli dal 15 dicembre, grazie al Collettivo lunAzione. Lo spettacolo ha debuttato a Bologna lo scorso novembre con la compagnia Kepler-452: si tratta di un percorso-performance site specific e vedrà in sella a Napoli Cecilia Lupoli, nel ruolo di attrice/rider. L’adattamento per la città partenopea è a cura di Eduardo Di Pietro, l’organizzazione di Martina Di Leva e il coordinamento tecnico di Tommaso Vitiello. Un corriere si sposterà per le strade per effettuare le consegne, attraversando la notte desolata. Lo spettatore – o più spettatori che abitano allo stesso indirizzo – seguiranno sulla piattaforma Zoom il percorso-performance che condurrà il rider a bussare proprio alla sua porta per un incontro finale. “Consegne, una performance da coprifuoco”, intervista al regista In un momento in cui i teatri e – più in generale – i centri di produzione culturale sono chiusi, diventa molto complesso costruire narrazioni e rappresentazioni “artistiche” del reale. L’idea del “percorso-performance” è una sperimentazione in tal senso? Nella versione di “Consegne” a cura del Collettivo lunAzione c’è senz’altro un interesse sperimentale in questa direzione, che tra l’altro coinvolge il tentativo di commistione tra differenti strumenti comunicativi (videochiamata via Zoom e audio-narrazione in cuffie wireless dal vivo) che si adeguino alle esigenze dell’attualità e riecheggino come caratteristiche proprie della comunicazione contemporanea. Tali strumenti, assieme all’attrice-rider Cecilia Lupoli e al suo Piaggio Liberty 50, compongono l’atto performativo: la città deserta, le finestre illuminate, la notte, diventano inoltre personaggi che accompagnano il percorso. Qualsiasi momento di grandi trasformazioni, di traumi più o meno forti e, tra gli altri, i timori e le restrizioni del presente, necessitano di rielaborazioni del reale che ci consentano di comprendere e metabolizzare il dolore, la morte, il disorientamento, la solitudine. Il teatro può ancora farlo: ha bisogno delle sale teatrali da abitare, ma non ne ha bisogno per esistere. Perchè la scelta è ricaduta prioritariamente sui rider? Il rider è un simbolo di questi tempi: è il lasciapassare per il coprifuoco, può viaggiare liberamente nella notte e la sua attività prospera nella pandemia – o meglio, le aziende di delivery prosperano mentre i rider corrono da un indirizzo all’altro. Queste figure nuove e solitarie, operose e fuggevoli, sono state considerate essenziali dalle direttive, anche a fronte delle chiusure generalizzate a causa dell’emergenza sanitaria. “Consegne” parte così da un’attrice, rappresentante di un lavoro che – come tanti altri – non è stato ritenuto essenziale. Questo dispiega una sfilza di interrogativi: chi può definire cosa è essenziale? E soprattutto cos’è l’Essenziale? La ricerca di risposte condivise con lo/gli spettatore/i, assume le forme di un vagabondaggio notturno, dissimulato da una consegna: in fin dei conti un pretesto per dar vita a un incontro. Con “Consegne” il teatro scende dunque in strada e si traveste da corriere per indagare le infinite possibilità di incontro racchiuse nella sua figura. Il Collettivo lunAzione è da anni impegnato nella promozione e nello studio del teatro come forma di espressione ad alta funzione sociale. Qual è, dunque, […]

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