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Eroica Fenice

La categoria Teatro contiene 796 articoli

Teatro

Cirque du Shatush, gli Arteteca portano il circo al teatro Trianon Viviani

Cirque du shatush, l’esilarante e coloratissimo spettacolo comico-circense degli Arteteca, andrà in scena presso il Teatro del popolo Trianon Viviani, dal 17 al 20 gennaio. Il divertentissimo spettacolo, portato in scena dagli Arteteca, si presenta come una vera e propria celebrazione di quelli che sono i personaggi più amati nati dalla fantasia del famoso duo comico. Monica Silvia Lima e Enzo Iuppariello, hanno più volte dimostrato il loro grande talento artistico. I due attori hanno creato personaggi comici tanto inverosimili quanto divertenti. Nell’ambito delle gags degli Arteteca, un posto d’onore spetta ad Enzo e Monica, la esageratissima coppia di fidanzati, divenuta famosa per la sua disarmante simpatia ed eccessività. Gli Arteteca nel corso degli ultimi anni, sono riusciti a riscuotere un enorme successo. Accanto al teatro e alla televisione, il talentuoso e versatile duo comico ha avuto modo di cimentarsi anche con il cinema, portando sul grande schermo due divertentissimi ed apprezzati film: Vita Cuore Battito ed il sequel Finalmente sposi. Elemento fondamentale degli sketches della divertentissima, e volutamente verace, coppia di fidanzati è il portentoso ed invidiabile shatush di Monica, il ciuffo colorato che ha conquistato e divertito il cuore del pubblico del piccolo e grande schermo. Cirque du Shatush:  Gli Arteteca alle prese con il circo Un circo senza animali, un circo fatto di persone che mettono in scena le proprie vite. Il copione, la trama e l’essenza di Cirque du Shatush è rappresentato dalla storia degli Arteteca. I due artisti  hanno scelto di raccontare la propria vita, privata e professionale, utilizzando come tramite, le loro famosissime gags. Lo spettacolo, scritto dagli Arteteca in collaborazione con Nando Mormone e Ciro Ceruti, ha ad oggetto una serie di esilaranti e fantasiose gags, realizzate grazie all’originale fusione dell’arte circense con la recitazione del duo comico. Cirque di Shatush racconta la storia degli Arteteca. La vita è uno spettacolo ed Enzo e Monica hanno scelto il circo come location della loro divertente, ma sentita, narrazione. Degno di nota è il fatto che i due protagonisti sono tornati in scena dopo due mesi di pausa. Per chi non lo sapesse, gli Arteteca sono compagni di palco e di di vita! Enzo e Monica, sposati da anni, hanno da poco  avuto una bambina. Il lieto evento ha inevitabilmente influenzato le esistenze dei due comici, i quali, durante lo spettacolo, hanno trovato simpatici espedienti per condividere la loro gioia con il pubblico. Il ritmo incalzante della recitazione comica degli Arteteca si è amalgamato alla perfezione con le abilità degli 8 acrobati presenti in scena, realizzando così uno spettacolo estremamente fresco, divertente e coinvolgente.  Cirque du Shatush è allestito da Tunnel produzioni e Medina produzioni, con le scene di Roberto Crea, le luci di Dario Vastarella e i costumi di Anna Zuccarini. Completano la locandina Davide Sacco (aiuto regia), Ciro Florio (trucco), Mariano Soria (video scenografie), il Teatro Summese service (audio-luci) e Giancarlo Bandista (distribuzione).

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Gianni De Feo in Chapeau alla Sala Assoli

L’interprete e regista romano Gianni De Feo mette in scena Chapeau, ovvero i misfatti dell’istinto, uno spettacolo musicale che si ispira al kabarett berlinese, con riferimenti al mito di Orfeo ed Euridice, a Fabrizio De André e al gesto inconsulto di Zinédine Zidane durante la finale dei mondiali di calcio del 2006. La pièce scritta da Roberto Russo sarà in scena presso la Sala Assoli sita in Vico Lungo Teatro Nuovo 110, dal 15 al 17 gennaio. Gianni De Feo interpreta 2BARRA4, unico sognatore in uno scenario distopico Grande prova d’attore per Gianni De Feo nei panni del civis 2BARRA4, cittadino di una società/alveare collocata in un futuro distopico, in cui ogni azione e ogni forma di pensiero è controllata e repressa da un potere dittatoriale e castrante. La mise en scène è impregnata di riferimenti kafkiani e orwelliani, due mostri sacri della letteratura che continuano a fungere da modello per il teatro contemporaneo: le forme di istinto e i comportamenti sovversivi vengono giudicati in tribunale durante un processo, mentre le devianze mentali sono considerate pericolose dalle autorità e vengono corrette attraverso torture psico-fisiche (proprio come in 1984). Le musiche da cabaret accompagnano il fitto monologo, fatto di pensieri che scorrono come un flusso inarrestabile e di numeri e formule matematiche ripetute in modo ossessivo, dalle più semplici alle più complesse. 2BARRA4 soffre però di una forma di dislessia aritmetica causata dalla sindrome di Tourette, che lo porta a collegare la realtà al sogno, arrivando a rivendicare come atto liberatorio la sua “normalità”. Gli occhi del mondo si schiudono e invece io sogno ancora. Tourette continuava a sputarmi in faccia poesie e sogni. La narrazione frenetica e grottesca approda infine al mito di Orfeo che compie il gesto inconsulto di voltarsi verso Euridice, perdendola per sempre, proprio come la testata di Zidane, gesto privo di qualsiasi forma di razionalità e cautela, un vero e proprio “misfatto dell’istinto”. Le immagini proiettate di entrambi gli episodi possono essere quasi sovrapposte nella loro plasticità, dando origine ad una forma artistica che sublima gli impulsi mortali. Le atmosfere retro e decadenti tipiche di un ambiente mitteleuropeo che rimanda alla Repubblica di Weimar si accostano in modo stridente e quasi ossimorico al kabarett berlinese, sfociando in un poetico Fabrizio De André: Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino, non avevano leggi per punire un blasfemo, non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte, mi cercarono l’anima a forza di botte.  Foto di: Manuela Giusto

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Teatro

Clara Campi, il lato comico del femminismo | Intervista

Intervista a Clara Campi, stand up comedian presto al Kesté di Napoli Clara Campi è una giovane attrice diplomata presso l’American Musical and Dramatic Academy di New York, dove ha partecipato a spettacoli teatrali e a numerosi film indipendenti. Dopo cinque anni negli USA è tornata a Milano dedicandosi alla televisione e ai social, trattando in chiave ironica e spietata i temi del femminismo e di una società troppo spesso maschilista. Ha preso parte a Natural Born Comedians su Comedy Central, a Lucignolo su Italia 1, a vari sketch mandati in onda su Italia 2, e collabora con i Pantellas e Paolo Noise ai loro video online. In occasione del suo prossimo spettacolo Non sono femminista ma… al Kestè di Napoli il 19 Gennaio, abbiamo incontrato Clara Campi per fare due chiacchiere e quattro risate. Clara Campi, l’intervista Come ha iniziato Clara Campi a fare stand up comedy? Non c’è stato un momento preciso in cui ho iniziato. Ho cominciato come attrice, ho studiato recitazione a New York e ho anche lavorato come attrice. Mentre ero negli Stati Uniti sono entrata in gruppo di sketch comedy dal nome Nomansland e abbiamo iniziato a frequentare i comedy club in giro per New York, avvicinandomi al genere. Anche se inizialmente sono rimasti tentativi, perché io volevo fare l’attrice. Tornata in Italia, paradossalmente ho iniziato a fare stand up comedy… Cioè in una città come New York, piena di stand up comedy, non l’ho presa molto sul serio, torno in Italia, dove ai tempi la stand up comedy non esisteva e inizio a farla. Ho iniziato facendo i Zelig Lab, comicità un po’ più tradizionale dove però mi sentivo un pesce fuor d’acqua. Poi nel 2014 mi sono trovata con altri ragazzi che si sentivano come me e lentamente è nato il gruppo Melamercia, formato da me e altri tre comedians: Luca Anselmi, Edoardo Confuorto e Giorgio Magri. Da lì ho iniziato a fare stand up comedy. Chi sono i Melamarcia? Un gruppo di amici? No, inizialmente non conoscevo il resto del gruppo, siamo diventati amici in seguito. Ci siamo trovati perché eravamo tutti degli outsiders. Le realtà come Zelig non facevano per noi, le alternative a Milano erano molto limitate e chiuse, non riuscivamo a trovare un posto dove collocarci nella realtà milanese e quindi eravamo tutti nella situazione di non sapere dove andare. Ci siamo detti «eh vabbé, creiamola noi questa situazione!». E da lì è iniziato. Ti consideri una femminista ma ne parli con molta ironia. Perché quest’approccio? Il movimento femminista ha bisogno di ironia. È la cosa principale che manca nel movimento femminista, c’è un’incapacità di prendere le cose con leggerezza, c’è un’incapacità di autocritica e sopratutto c’è una mancanza di interesse per il divertimento, e secondo me questa è una lacuna molto molto grande che provo a riempire io. Pensa te che presunzione. Io scrivo i miei testi, ma non mi sono seduta a tavolino pensando «adesso scrivo una cosa femminista». È stato qualcosa di organico. È successo perché essendo l’ambiente dello stand up […]

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Compagnia Vulìe Teatro debutta al Caos Teatro con Hip Op

Sabato 12 e domenica 13 gennaio è andato in scena al Caos Teatro di Villaricca (NA) il debutto assoluto di Hip Op, uno spettacolo presentato dalla Compagnia Vulìe Teatro. Scritto da Marina Cioppa e Antimo Navarra, diretto e interpretato da Michele Brasilio (aiuto regia Stefania Remino e luci curate da Alessandro Benedetti), Hip Op è un monologo che ha come protagonista Marco, un trentenne e la sua fobia: l’hippopotomonstrosesquipedaliofobia (comunemente nota come Sesquipedaliofobia), la paura di pronunciare e scrivere le parole troppo lunghe. Un uomo e la sua fobia A causa della sua ossessione il protagonista della storia non riesce a pronunciare parole formate da più di nove lettere e ciò lo ha portato a modificare negli anni la sua vita, adattandola alla sua fobia, e a evitare di raccontarla. Marco prepara discorsi per ogni occasione e rifugge legami forti e duraturi. Si convince di dover far scorrere gli eventi secondo un ordine prestabilito. La paura delle parole lunghe condiziona a tal punto la sua vita che evita tutte le occasioni in cui si parla troppo: scappa da colazioni, pranzi e cene con amici, non canta ai concerti, non invita amici a casa, non legge a voce alta, non intrattiene lunghe conversazioni al telefono, non accetta imprevisti e così via. Marco vive da solo, fa il casellante in autostrada e ha la casa piena di scatoloni contenenti discorsi già pronti per ogni evenienza. Una delle poche cose che ama fare è andare al cinema, dove si parla poco, e ci va spesso col suo migliore amico, Andrea, che rappresenta il suo opposto, in quanto è spigliato e ha successo con le donne. Al contrario Marco non è proprio quello che suol dirsi un seduttore, pertanto si fida dei consigli di Andrea, più esperto di lui. Ad uno speed date Marco conosce Laura, che diventerà la sua fidanzata. Né Laura né Andrea però sanno del suo segreto. Il trentenne vive le sue relazioni nascondendosi dietro a parole già scelte, e questo lo porta ad allontanare anche le persone a cui tiene, a cominciare proprio dal suo amico Andrea che, dopo i suoi continui rifiuti, si allontana progressivamente. Anche Laura fa lo stesso, desidererebbe una convivenza ma Marco ha paura e quindi resta solo con la sua fobia e il timore di sentirsi giudicato se dovesse raccontarla. La Compagnia Vulìe Teatro porta in scena le paure degli esseri umani Hip Op è un viaggio tra le paure di un essere umano che teme il giudizio degli altri. Uno spettacolo intelligente e coinvolgente che nasce dalla volontà della Compagnia Vulìe Teatro di raccontare un frammento di mente umana. La scelta è ricaduta sulle fobie. La fobia delle parole lunghe è solo uno spunto per riflettere sulle paure che attanagliano l’essere umano a tal punto da condizionarne l’esistenza. Per quanto l’ossessione di Marco possa sembrare bizzarra è facile che lo spettatore si identifichi con lui e le sue angosce. Ogni persona ha infatti almeno una fobia che tiene ben nascosta e ha paura di […]

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Teatro

Open Mic con Filippo Giardina al Kestè

Open mic con Filippo Giardina Sabato 12 Gennaio, al Kestè in Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli, si è svolto il primo appuntamento di Stand Up Comedy di questo 2019. È toccato ai comici emergenti inaugurare l’anno ma non sono stati soli: accanto a loro c’è stato il comedian romano Filippo Giardina. La sua non è stata soltanto una presenza scenica sul palco, infatti non ha soltanto presentato l’evento prendendone parte con un piccolo monologo, ma ha anche tenuto in giornata un laboratorio sulla Stand Up Comedy, mettendo a disposizione dei partecipanti la sua lunga esperienza da comedian. Il workshop continuerà anche oggi, dalle 11 alle 14 e dalle 15 alle 18. Open mic con Filippo Giardina, la serata Ore 23:20. Sale sul palco Filippo Giardina, cerimoniere dell’Open Mic, che, come la scorsa volta al Maschio Angioino, non tarda a “fare amicizia” con il pubblico demolendo alcuni punti di riferimento della cultura e della tradizione napoletana: «La pizza fa schifo, il caffè è acqua sporca, Totò non faceva ridere e Troisi era una macchietta». Dopo questa breve familiarizzazione con gli spettatori, Giardina presenta la prima comedian, la “panterona della comicità italiana”: Gina Luongo. Chi ha frequentato i precedenti Open Mic, conoscerà molto bene Gina, l’indiscusso astro nascente della Stand Up Comedy targata Kestè. Anche ieri sera ha dato sfoggio al suo monologo sulla fine delle grandi narrazioni, un monologo sul crollo delle ideologie introdotto da uno dei più grandi interrogativi del nostro tempo: «Che fine hanno fatto ‘e guagliuni ‘ncopp’ ‘e motorin’?». Dopo Gina è il turno di Stefano Viggiani, anche lui un pilastro degli Open Mic del Kestè. Anche questa volta dà un taglio riflessivo alle sue battute, mostrando le contraddizioni dei razzisti e capovolgendo con sagacia il punto di vista di alcuni stereotipi. È poi il turno di Dylan Selina, acuto e sicuro sul palco, che ironizza su alcuni comportamenti dei napoletani e soprattutto su certi pregiudizi nutriti verso la provincia. Dalle battute di Dylan, passiamo poi all’esilarante racconto di Claudio Cimmelli su un suo sfortunato appuntamento d’amore, scritto nel pomeriggio durante il workshop. Giardina evidenzia il coraggio di Claudio nel portare in scena un monologo scritto soltanto qualche ora prima e invita il pubblico a fargli un caloroso applauso. L’ultimo degli emergenti a esibirsi è Flavio Verdino, anche lui un habitué degli Open Mic del Kestè. Se la scorsa volta scelse di parlare di un tema leggero e scanzonato come l’aborto, questa volta ha dedicato il suo monologo ai vantaggi e agli svantaggi dell’essere necrofilo e, ragazzi, sembrano davvero essere di più i vantaggi! Chiude il cerimoniere nonché special guest della serata, Filippo Giardina, con un pezzo tratto dal suo ultimo spettacolo “Lo ha già detto Gesù”, un piccolo monologo di Men Pride, di orgoglio eterosessuale ma che altro non è che una disanima acuta e perspicace delle contraddizioni del maschilismo. Gli altri appuntamenti di Stand Up Comedy al Kestè Dopo l’Open Mic con Filippo Giardina Giardina, ci saranno tanti altri eventi di Stand Up Comedy al Kestè: […]

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“Creditori”, una “tragicommedia costi-benefici” di contabilità sentimentale

Venerdì, 11 dicembre è andato in scena al Piccolo Bellini la prima dello spettacolo Creditori, adattamento della tragicommedia del 1888 di August Strindberg di Orlando Cinque e Fiorenzo Madonna, con Orlando Cinque, Arturo Muselli e Maria Pilar Pérez Aspa e per la regia di Orlando Cinque. Il dramma borghese mette in scena il cortocircuito di una storia sentimentale di stampo introspettivo, rischiarendo in modo prettamente naturalistico e scientifico il fenomeno di una deflagrazione di un rapporto sentimentale, ridotto a un linguaggio di mera contabilità sentimentale e giochi di potere, tipica dei rapporti interpersonali di una certa classe borghese. “Creditori” di Orlando Cinque, la dissezione di un amore come carne trinciata Un quarto di bue appare sullo sfondo del palcoscenico, intagliato a forma di  busto femmineo, segnato da rigagnoli ardenti di un rosso cruento della carne viva che convergono nella regione pelvica fino a mostrare le viscere impudiche di una donna, strappata dalla pelle polverosa della finzione, mostrando le croste della contraddizione di un’anima. È la carne di Tekla, una donna prorompente, concupiscente, scolpita tra i nodi, nella carne dal marito Adolf, quasi a volerne mostrare i dissapori di un rapporto sentimentale, minato da una miriade di dubbi come dardi infuocati, pronti a bruciare le pareti fragili di  una utopica serenità. È una scultura truculenta, scolpita nella carne nuda, quasi a voler addentare e sfilacciare quelli fibre muscolari, vivisezionandole e mostrando, in uno spietato e infimo realismo, lo scontro di lame affilate di forze irrazionali, pronte a intaccare le radici di anime affini e marchiando a fuoco la carne nuda di un rapporto sentimentale con la filigrana del realismo. Questo è Creditori: è la messa in scena di una spietata dietrologia di elementi realistici, che si nascondono dietro le recondite strade di una storia d’amore. Si potrebbe dire che tutto ciò nasce dalle fallite esperienze amorose di Strindberg, che nelle sue esperienze esistenziali ha cercato di esorcizzare, in una sorta riflessione autobiografica, un istinto di rabbia o di vendetta in un verecondo cinismo  da ateo dell’amore, come sentimento positivo e conciliante. Nella maestosa recitazione di Arturo Muselli e Maria Pilar Pérez Aspa, nell’adattamento di Orlando Cinque (che veste anche i panni di Gustav) e nella regia dello stesso Orlando Cinque, tutto ciò che auspicava Strindberg ha preso forma. La sobrietà della scena, la predominanza ai dialoghi e alla recitazione hanno spiattellato in grembo agli spettatori un’orda di tensione, le parole recitate e crude hanno avuto il sapore amaro della disillusione, tutto il teatro si è rinchiuso in una bolla bluastra che ha spazzato via le speranze di consolazione e le fantasticherie amorose. Adolf è il marito di Tekla. Sono una fresca coppia e, malgrado abbiano una buona intesa sessuale, il marito è colto da dubbi sulla sua relazione, scorge gli albori di una imminente crisi. Qui subentra in scena il personaggio cardine, cioè Gustav, nuovo amico di Adolf, ma che in realtà è un vecchio fidanzato di Tekla, rancoroso, vendicativo, manipolatore. Gustav subentra nella psiche di Adolf, tramando un piano vorticoso, […]

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Teatro

Comicissimi fratelli, Gianfranco e Massimiliano Gallo tornano all’Augusteo

Da venerdì 11 gennaio andrà in scena presso il teatro Augusteo di Napoli Comicissimi fratelli, l’esilarante show scritto da Gianfranco Gallo, da cui viene anche interpretato insieme al fratello Massimiliano. Sulla scena i due attori saranno accompagnati da Gianluca di Gennaro, Bianca Gallo, Franco Pinelli, Arduino Speranza e Marco Palmieri. Lo spettacolo rimarrà a teatro fino al 20 gennaio. Comicissimi fratelli all’Augusteo, Gianfranco e Massimiliano Gallo conquistano il teatro Per i due fratelli Gallo non c’è bisogno di presentazione. Entrambi sono attori che vantano nella loro carriera spettacoli, film e commedie spesso molto apprezzate dal grande pubblico. Comicissimi fratelli darà loro l’opportunità di cimentarsi in ruoli e caratteri diversi rispetto a quelli che di solito sono abituati a interpretare nel piccolo schermo. La brutalità e la malinconia vengono messi da parte per lasciare il posto all’interpretazione di personaggi frizzanti, dinamici, esplosivi, in una parola comici, che dominano la scena grazie a spiritosissime gag. La trama è molto semplice: due fratelli attori nello stesso teatro partenopeo, sono tuttavia in cattivi rapporti a causa dell’abbandono del teatro da parte di uno dei due per raggiungere la compagnia teatrale di Eduardo Scarpetta, molto più rinomata e di successo. Questo allontanamento viene visto dall’altro come un vero e proprio tradimento nei confronti del Teatro Tradizionale. Tuttavia, quando uno dei due si troverà in difficoltà a causa della defezione dell’intera compagnia teatrale che doveva mettere in scena la tragedia Francesca da Rimini di Silvio Pellico, l’altro accorrerà in suo aiuto, tra innumerevoli incertezze, e insieme riusciranno a salvare la soirée, tra sketch divertenti e una riproduzione spassosissima della tragedia, che sì riesce a far piangere il pubblico, ma dalle risate. Massimiliano e Gianfranco Gallo si trovano perfettamente a loro agio sul palco, si muovono in una dimensione tagliata a misura per loro. La trama risulta essere in effetti il pretesto per mettere in sequenza una dopo l’altra scenette comiche basate per lo più su giochi di parole, gestualità esagerata ed esilaranti equivoci, tutto espresso con una lingua fluida, vitale, espressionistica come solo il napoletano può essere. E quando alla fine si cerca di ricreare la Francesca da Rimini tutto il pubblico è in deliquio, proprio per l’effetto esageratamente comico che i Massimiliano e Gianfranco riescono a conferire al dramma, il quale viene stritolato e dilaniato, per far posto a qualcosa di ancora più innovativo. Comicissimi fratelli è un’operazione di buonumore prima ancora di essere definita commedia, che miscela insieme più generi ottenendo un effetto esplosivo, divertente, ma soprattutto leggero. Scorre via velocemente, a metà strada tra la tradizione e l’innovazione, tra il passato e il futuro. Fonte foto: gazzettadinapoli.it

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“Carlotta e il giovane Werther” de Gli Artimanti

Dall’11 al 13 gennaio 2019 la compagnia Gli Artimanti porta in scena Carlotta e il giovane Werther nello spazio teatrale dei Quartieri Airotos in Via Carlo de Cesare 9, nei pressi di Via Toledo. Lo spettacolo riprende uno dei classici della letteratura romantica, utilizzando i concetti alla base del romanzo e del movimento artistico per dare voce alla condizione femminile odierna. Carlotta e il giovane Werther: il diritto alla felicità secondo gli Gli Artimanti Carlotta (Federica Di Cesare) vive una vita serena, impiegando i suoi giorni da casalinga prendendosi cura dei suoi sei fratelli, del padre e del consorte Alberto (Massimo Sconci). Una realtà tranquilla, forse anche troppo: vivendo al fianco di un marito rude e incurante, simbolo della convenzione sociale che regola i rapporti fra moglie e marito, Carlotta conduce un’esistenza frustrante e priva di contatti. L’opportunità di risvegliarsi dalla banalità della sua routine avviene con l’incontro di un giovane che stravolge il suo modo di pensare e di vivere. Assieme a Werther (Lorenzo Giannetti) uomo spensierato e dinamico, Carlotta inizia il suo personale cammino verso la libertà di pensiero e d’azione, uscendo dal ruolo impostale dalla società come donna che trova la sua unica realizzazione nella personificazione dell’angelo del focolare. Lo spettacolo punta a stravolgere la classica e stereotipata figura femminile prendendo come punto di partenza Carlotta di I dolori del giovane Werther, donando spessore e profondità al personaggio tramite la scenografia di Mirco Di Virgilio, che offre allo spettatore diversi elementi per comprendere la condizione della donna. Il medesimo concetto è inoltre espresso dalla regia di Manuel Capraro, che riesce a distinguere in maniera netta e precisa gli stati d’animo della protagonista tramite l’uso di brani e luci. La rappresentazione inaugura la rassegna teatrale Allegati a cura di Quartieri Airots, con la quale l’associazione napoletana ribadisce il proprio concetto di teatro ampliato e aperto verso una pluralità di linguaggi e realtà culturali a confronto. L’associazione culturale si occupa della produzione, promozione e diffusione di spettacoli teatrali, laboratori ed eventi culturali, puntando al coinvolgimento del quartiere e alla creazione di sinergie con altre realtà culturali operanti dentro e fuori dal territorio campano. Dal 2017 l’associazione Quartieri Ariots ha in affidamento la Chiesa del Carminiello a Via Toledo, attuale sede del Teatro dei 63. Di seguito tutte le info utili: Biglietto: interno 12 €-ridotto 10 € Info: compagnigliartimanti@gmail.com  – 333 6868857 Prevendite: info@airots.it – 081 18498998 Rassegna teatrale “Allegati” Eventi in calendario Laura 1-2-3 febbraio – Teatro dei 63 Muta – workshop teatrale  a cura di Civilleri/Lo Sicco 25-26-27-28 febbraio – Teatro dei 63 Bianca 1-2-3 marzo – Teatro dei 63 L’ora blu 22-23-24 marzo – Quartieri Airots La sentinella di Elsinore 11-12-13-14 aprile – Teatro dei 63 Human Animal 26-27 aprile – Teatro dei 63 Rosa Balestrieri 10-11-12 maggio – Quartieri Airots Fonte foto: https://www.airots.it/spettacoli/carlotta-e-il-giovane-werther/

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Teatro

The Influencer, recensione dello spettacolo di e con Daniele Marino

The Influencer, recensione dello spettacolo di e con Daniele Marino «Io sono i miei followers. Io sono i miei like.» È ormai questo l’incipit. Sono ormai questi i dettami di una società in cui il virtuale e il reale si distinguono a malapena. La ricerca del consenso e la conseguente alienazione stanno diventando ossimori comuni, forme di coesistenza civile accettate e quasi glorificate da stili di vita basati sull’apparenza, specchio opaco e circense degli intrallazzi dell’animo. La scalata al successo nel mondo dei social di Nicolas e Lollo (Marco Montecatino) ne è un ottimo esempio, ottimamente raccontato ieri al teatro Tram di Napoli. The influencer, questo è il titolo della pièce portata in scena da Rena Libra per la regia di Daniele Marino, sintetizza in un’ora scarsa la difficoltà di essere, di esserci oggi, e della continua scissione che si viene a creare tra persona e identità web. In questo frenetico gioco delle sedie, in questa Pamplona di maschere pirandelliane, c’è ancora spazio per i sentimenti e per le relazioni? A questa domanda prova a rispondere lo spettacolo che tra un hashtag e un trend topic analizza i compromessi e i sacrifici necessari ad emergere in una realtà sempre in movimento come quella della rete. Sì, perché l’influencer, checché se ne dica, è un lavoro, un lavoro ricco di insidie e nel quale la creatività e il sapersi rinnovare costantemente giocano un ruolo fondamentale. Ed è proprio questa continua ricerca di una nuova apparenza da dover mostrare ai propri seguaci a creare dissonanze col sentire dell’io dietro lo schermo, che non gode del diritto alla fragilità ed è incatenato ai numeri e alle statistiche del proprio profilo. Ogni episodio, anche quello più tragico, deve essere convertito, diventare notiziabile, vendibile, e infatti la coppia di amici arriva ad utilizzare la morte del cane di Nicolas per aumentare i pacchetti followers. Daniele Marino è Nicolas, ma Nicolas chi è? Ci sono diversi aspetti in cui lo spettacolo eccelle. Al di là delle performance molto solide degli attori e lo psichedelico duetto tra disegno luci e musiche, sicuramente riuscita è la caratterizzazione dei tre personaggi su cui la compagna ha lavorato senza banalizzazioni ed eccessive esasperazioni. Stella (Antonella Liguoro), ad esempio, non è la classica moralista contraria alla tecnologia e al suo uso smodato, come sarebbe stato prevedibile aspettarsi. Semplicemente non le interessa avere un telefono e preferisce occuparsi di altro. Non è quindi lei il vero antagonista della recita ma piuttosto il doppio, il Doppelgänger di Nicolas, a portarlo ad un inevitabile tracollo che ricorda, anche se nelle prime battute ciò viene negato. Quello di Jesse Pinkman e Heisenberg di  Breaking Bad, e a condurre passo passo The influencer al suo sorprendente finale. «Io non sono i miei followers. Io non sono i miei like. Io sono…?» Consigliato. — THE INFLUENCER scritto e diretto da Daniele Marino con Marco Montecatino | Antonella Liguoro | Daniele Marino spazio scenico Luca Serafino disegno luci e aiuto regia Tommaso Vitiello grafica Armando Ianuale foto Giuseppe Carfora produzione […]

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Robert Wilson e il suo Oedipus visionario e d’avant-garde

Il regista statunitense Robert Wilson porta in scena Oedipus, rivisitazione in chiave contemporanea della tragedia greca di Sofocle, basata sull’atavico conflitto padre/figlio e sull’amore incestuoso del figlio nei confronti della madre. Dopo il debutto in prima assoluta al Pompeii Theatrum Mundi è il turno del Teatro Mercadante in cui, dal 9 al 20 gennaio, Edipo, Laio e Giocasta rivivono il loro dramma predetto da Tiresia, l’indovino cieco che vede più degli altri, accecati dalla brama di potere e dalla passione. Robert Wilson rivisita l’Oedipus in chiave sperimentale Edipo viene abbandonato dal padre Laio, re di Tebe, in seguito alla predizione dell’oracolo di Delfi, il quale gli aveva preannunciato la nascita di un erede che ne avrebbe causato la morte, sposando la madre Giocasta e provocando la rovina della sua stirpe. Tuttavia niente sembra arrestare il corso del destino che, ineluttabile, piomberà come una maledizione su Edipo, che resosi conto di aver compiuto un parricidio e un matrimonio incestuoso, si accecherà per il dolore e per la vergogna. Il regista cattura in modo ipnotico l’attenzione dello spettatore, con effetti scenici e sonori magnetici, inconsueti e talvolta disturbanti, il cui scopo è quello di trasmettere una sensazione di straniamento e spaesamento, data l’assenza di una trama che segue una linea cronologica. Le cinque parti di cui si compone la tragedia sono infatti “a specchio”, per cui la prima riflette la quinta e la seconda la quarta, con al centro la terza parte in cui avviene il matrimonio, punto cruciale per la successiva escalation di drammaticità. Il ritmo incalzante della pièce è accentuato dalle voci in diverse lingue che accompagnano l’azione e che rendono universale il tema del complesso di Edipo. Di impatto le coreografie, realizzate utilizzando specifici materiali come rami secchi e rami verdi, lastre di metallo, sedie pieghevoli e assi di legno. Robert Wilson e la sua lettura allegorica della contrapposizione luce/ombra Oedipus inizia a sipario aperto, con al centro della scena una luce abbagliante, davanti alla quale si staglia la sagoma scura di Edipo che, sempre più vicino al disco solare, si acceca, poiché la vista dello scempio compiuto è diventata insopportabile. Robert Wilson gioca molto sul contrasto luce/ombra, vista/cecità, evidenziandone il senso allegorico: Edipo si propone di far luce sull’assassinio di Laio per liberare Tebe dalla pestilenza. Ma sarà capace di sopportare la luce quando questa infine farà luce su di lui? Sarà capace di confrontarsi con il suo passato, con le sue origini? Come il veggente cieco Tiresia sentenzia: fino a che Edipo avrà la vista, lui sarà cieco. Quando inizierà a vedere la verità, egli si accecherà. Siamo noi in grado oggi di guardare la verità?

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