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Il ritorno dell’heroin chic: perché le modelle curvy stanno scomparendo nel 2026

moda curvy

Inversione di tendenza: le modelle curvy stanno scomparendo per lasciare spazio alla sbagliata moda anni 90 heroin chic. Ne vediamo insieme le origini e gli sviluppi.

In sintesi: La scomparsa delle modelle curvy

La moda contemporanea sta affrontando una drastica regressione: le modelle curvy sono quasi del tutto sparite dalle passerelle nel 2026, sostituite da un ideale di magrezza estrema simile all’heroin chic degli anni novanta, oggi medicalizzato e alimentato dall’ampia diffusione dei farmaci dimagranti.

Confronto trend estetici: Body Positivity vs Heroin Chic vs Ozempic Chic

Caratteristica Body positivity (2016-2022) Heroin chic (Anni ’90) Ozempic Chic (2025-2026)
Focus estetico Inclusività, forme, valorizzazione delle taglie plus-size Magrezza emaciata, look ribelle, pelle pallida, occhiaie Magrezza clinica, aspetto levigato, silhouette iper-efficiente
Icone di riferimento Ashley Graham, Paloma Elsesser Kate Moss, Gia Carangi, Jamie King Kylie Jenner, Ariana Grande, Kim Kardashian
Status della tendenza In netto declino sulle passerelle internazionali Storico movimento grunge archiviato In forte e preoccupante espansione commerciale

Il declino delle modelle curvy nelle sfilate recenti

Sono le sfilate dell’autunno inverno 2023-2024 a suscitare qualche dubbio: la campagna body positivity degli ultimi anni, sembra infatti, essere collocata in un mero trend passeggero. Le modelle curvy sulle passerelle di tutto il mondo, sono diminuite drasticamente.

Tra tutte, era proprio la Fashion Week di New York a porre la sua attenzione sull’inclusività, ma quest’anno in passerella di modelle oltre la taglia 44 se ne sono viste davvero poche. Tra i marchi inglesi ad includere le modelle curvy sono stati solo:

  • Harris Reed
  • Simone Rocha
  • Sinead o’Dwyer
  • Karole Vitto
  • 16Arlington

A Milano, è stata Ashley Graham il solito volto della body positivity ad avere spazio, vestita di rosso per Dolce & Gabbana.

Secondo i cosiddetti “report sulla diversità” dal 2016 in poi, la presenza di modelle plus size è stata in larga crescita, raggiungendo il picco massimo nel 2022 con circa 103 presenze curvy in passerella. Secondo gli stessi, nel 2023, tali presenze sono diminuite drasticamente, rivelandosi in qualche maniera un mero trend passeggero e non una rivoluzione totale del mondo della moda o del mondo stesso.

💡 Lo sapevi che…?

Alla London Fashion Week, la stilista brasiliana Karoline Vitto è tornata a sfilare ponendo una domanda provocatoria agli addetti ai lavori: “Dove sono finite tutte le modelle curvy?”. Per contrastare l’esclusione sistematica dei corpi non conformi, la designer ha scelto un cast composto interamente da modelle comprese tra la taglia 44 e la 56.

Il culto del magro e l’estetica heroin chic degli anni ’90

Gli anni ’90, rappresentano in qualche maniera gli anni dove il culto del magro era di grande essenzialità. Celebri le parole di Carla Bruni: «Non ci son pasti, assolutamente. Meno si mangia e più si è magri più si è a sfilate, più si è a sfilate meno si mani e più si è magri» spiegava con estrema naturalezza. In quegli anni il corpo statuario, al limite della buona salute, l’addome in vista e i top aderenti, erano la regola principale per chi volesse essere avvenente.

Se da un lato negli anni ’90 vi troviamo i corpetti di Jean Paul Gaultier, dall’altro vi troviamo una pericolosa tendenza: denominata heroin chic. Essa, soprattutto per ciò che riguardava il mondo della moda, incoraggiava tutti ad avere un aspetto tipico di chi assume “droghe pesanti”, vittime di questa tendenza erano soprattutto le modelle. Già negli anni ’80, la modella Gia Carangi affermò di far uso di droghe pesanti. La fine della modella ha fatto storia: le sue gambe magrissime e la dipendenza per le sostanze stupefacenti, spinsero la giovane alla morte.

Tuttavia, le giovani di quel tempo ne erano ampiamente affascinate. Fotografi e case di moda non solo suggerivano alle modelle diete drastiche, ma incitavano le stesse all’assunzione di droghe. Molte le modelle vittime di tale tendenza: Kate Moss, Jamie King e molte altre. Bisognerà aspettare la copertina di Vogue per cambiare tendenza, con la coloratissima modella brasiliana Gisele Bundchen, il simbolo di una bellezza che abbatteva il monovolume e il grigiore, per riempiersi di forme e colori inediti.

💡 Lo sapevi che…?

Il termine “heroin chic” entrò nell’immaginario collettivo nel 1993, trainato dalla discussa campagna pubblicitaria del profumo “Obsession” di Calvin Klein. Nel 1997, il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton intervenne pubblicamente per condannare questa tendenza, dichiarando che la moda non doveva rendere glamour la tossicodipendenza per vendere vestiti.

L’influenza delle Kardashian e i disturbi alimentari

Ogni sforzo fatto per il cambiamento sociale, sembra essere stato vano, complici i modelli di riferimento. È il caso di Kim Kardashian, emblema di body positivity, che per entrare nel vestito di Marilyn Monroe, ha infatti, in occasione del Met Gala 2022 ha deciso di seguire un’estrema e malsana dieta.

Si è parlato inoltre anche dell’uso di farmaci per la cura al diabete, quest’ultimi vengono utilizzati per perdere peso, regolando l’insulina, frenando l’appetito e il desiderio di alimenti dolci. Pratica piuttosto deleteria e pericolosa, considerando che una persona la cui insulina non ha oscillazioni significative, non dovrebbe assumere alcun tipo di farmaco al riguardo. Le smentite sono ben presto arrivate, Khloe Kardashian commenta così: «Parlo apertamente del mio naso rifatto e chiunque mi ammiri deve sapere che ho perso più di 60 chili nel corso degli anni».

Khloe esclude quindi l’utilizzo di farmaci diabetici. Anche sua sorella Kim, ha semplicemente imputato il suo dimagrimento ad un costante allenamento.

A farne le spese, ovviamente, sono i più giovani, che colpiti da una tale discriminazione, decidono di mettere in atto comportamenti autolesivi. La società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare, ha registrato infatti un incremento del 40% di nuovi casi nel 2022 per ciò che concerne bulimia (17,9%) anoressia nervosa (36.2%) e binge eating (12,4%).

Una moda, quindi, quella curvy che sembra essere destinata a sparire, lasciando non solo le donne plus size senza vestiti, ma anche in balìa di un mondo dove essere diversi ha un peso specifico.

La transizione terapeutica: l’era di Ozempic Chic nel 2026

Il panorama estetico globale ha subito una mutazione strutturale profonda. Se l’estetica heroin chic degli anni novanta traeva ispirazione da un nichilismo ribelle e da uno stile di vita trasgressivo legato alla musica grunge, la magrezza estrema contemporanea ha assunto connotati diametralmente opposti. La nuova ossessione estetica risponde al nome di Ozempic Chic, un fenomeno generato dall’abuso di massa di farmaci agonisti del recettore GLP-1 (come semaglutide e tirzepatide), originariamente formulati per il trattamento del diabete di tipo 2.

L’accesso rapido e clinico alla perdita di peso ha modificato il corpo femminile rendendolo un vero e proprio status symbol farmaceutico. Le linee curve e prosperose che avevano dominato l’era di Instagram sono state rimpiazzate da fisionomie estremamente asciutte, caratterizzate da volti scavati e strutture ossee prominenti. Questa estetica non viene più presentata come un comportamento autodistruttivo, bensì viene camuffata da retorica del benessere, dell’auto-ottimizzazione biologica e della disciplina scientifica. La magrezza non è più un atto di ribellione, ma il segno tangibile di un elevato potere d’acquisto e di un controllo medico costante sul proprio corpo.

💡 Lo sapevi che…?

Nel linguaggio comune e medico è entrata stabilmente l’espressione “Faccia da Ozempic” (Ozempic Face). Questo termine descrive l’invecchiamento precoce e il rilassamento cutaneo del volto causati dalla perdita di grasso estremamente rapida. Per contrastare questo effetto collaterale, le cliniche estetiche hanno registrato un incremento record nell’uso di filler riempitivi a base di acido ialuronico.

I dati del crollo: le sfilate bocciano l’inclusività

I timori nati nei primi anni della transizione post-pandemica hanno trovato una drammatica conferma nei numeri ufficiali diffusi dagli osservatori della moda. Il report sulla diversità corporea pubblicato da Vogue Business ha analizzato oltre centottanta sfilate nelle principali capitali della moda (New York, Londra, Milano e Parigi), rivelando una regressione totale. Le modelle curvy o plus-size hanno rappresentato appena lo 0,3% del totale dei look presentati in passerella.

Parallelamente, le taglie considerate intermedie (la cosiddetta categoria “mid-size”, corrispondente alle taglie dalla 40 alla 46) si sono attestate a un risicato 2,1% del totale delle apparizioni. Il restante 97,6% dei capi d’alta moda è stato indossato da modelle appartenenti alle taglie standard ultra-sottili (dalla 34 alla 38). Questo divario statistico certifica un distacco netto tra la realtà biologica dei consumatori e l’immaginario elitario proposto dalle grandi case di moda. L’inclusività, ampiamente sbandierata dalle campagne di marketing nei passati anni di picco della body positivity, è stata liquidata come un mero espediente commerciale temporaneo.

L’era dei social: dal “looksmaxxing” alla “Burnout Chic”

La pressione estetica sulle giovani generazioni non viaggia più soltanto attraverso le copertine patinate dei periodici, ma si propaga in modo pervasivo sui canali di intrattenimento digitale. Sulle piattaforme di condivisione video è esploso il fenomeno del looksmaxxing, una sottocultura digitale incentrata sulla ricerca ossessiva della perfezione fisica attraverso tecniche estreme. Questo stile di vita incoraggia pratiche che vanno dal controllo millimetrico dei nutrienti a interventi estetici invasivi, impostando canoni di magrezza e definizione muscolare impossibili da raggiungere in modo naturale.

A questa tendenza si affianca l’estetica della Burnout Chic. In questo nuovo codice visivo, la stanchezza estrema, le ore di sonno ridotte all’osso e le occhiaie profonde non vengono più percepite come segnali di malessere, ma vengono esibite con orgoglio come simboli di ambizione, produttività incessante e successo sociale. Il corpo emaciato e lo sguardo affaticato diventano i marchi di garanzia di chi dichiara di non avere tempo per nutrirsi o riposare, poiché interamente assorbito dal raggiungimento dei propri obiettivi di carriera o di popolarità virtuale.

Algoritmi e corpi sintetici: l’Intelligenza Artificiale riscrive gli standard

L’evoluzione estetica non si limita alla manipolazione chirurgica o farmacologica dei corpi biologici. L’industria della moda sta ampiamente adottando l’uso di avatar e modelle virtuali create sinteticamente. Questi manichini digitali non necessitano di pause, contratti sindacali o pasti, e vengono modellati su proporzioni anatomiche che superano i limiti della biologia umana reale. L’uso diffuso di questi canali influenza pesantemente la nostra percezione estetica quotidiana.

Gli algoritmi generativi tendono a riprodurre e amplificare i pregiudizi di genere e gli standard di magrezza estrema del passato, escludendo sistematicamente la diversità. Chi desidera comprendere a fondo l’evoluzione, il funzionamento e le problematiche etiche collegate a questi strumenti può leggere la nostra guida completa all’Intelligenza Artificiale, che affronta l’impatto sociale, i bias di genere e i rischi di questa imponente transizione digitale.

💡 Lo sapevi che…?

Molte modelle virtuali di successo nate sui social non sono persone reali, ma creazioni tridimensionali gestite da agenzie di comunicazione. Nonostante la loro natura artificiale, questi profili firmano contratti milionari con le case di moda d’alta gamma, promuovendo canoni di bellezza inarrivabili per qualsiasi corpo biologico.

I risvolti psicosociali e la reazione della moda indipendente

La normalizzazione medica e tecnologica della magrezza estrema continua a produrre effetti allarmanti sulla salute pubblica, in particolare tra gli adolescenti. I centri specializzati nella cura dei disturbi alimentari registrano una crescita costante di casi di ortoressia (l’ossessione per il cibo ritenuto biologicamente puro), anoressia nervosa e vigoressia. La pressione mediatica agisce in modo sotterraneo, nascondendosi dietro i concetti di salute e benessere, rendendo ancora più difficile per i giovani identificare la natura tossica di questi modelli.

Di fronte a questa regressione strutturale dell’industria, la resistenza è guidata principalmente da designer indipendenti e marchi emergenti. Queste realtà scelgono intenzionalmente di sfidare le regole della moda tradizionale, disegnando collezioni create appositamente per valorizzare la tridimensionalità dei corpi reali. Tuttavia, finché le grandi holding del lusso continueranno a preferire la magrezza clinica come standard principale per le proprie sfilate, la battaglia per una reale inclusività rimarrà circoscritta ai margini del sistema, lasciando la maggior parte delle persone senza una reale rappresentazione.

Immagine in evidenza: Pixabay

Articolo aggiornato il: 10 Giugno 2026

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