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Eroica Fenice

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La manovra di Kristeller: una pratica ancora oggi controversa

La manovra di Kristeller è davvero un aiuto concreto alla partoriente o un crimine silenzioso? “Mi hanno fatto partorire spingendo dalla pancia” ecco come molte donne descrivono l’esperienza vissuta circa la manovra di Kristeller, pratica che deve il suo nome al ginecologo tedesco Samuel Kristeller che ne descrisse la sua efficacia in Germania nel 1800. La pratica consiste nell’effettuare una pressione sul fondo dell’utero per invitare il bambino a discendere nel canale del parto e nascere. Di fatto, sembrerebbe essere usata per accelerare il parto nella sua seconda fase di travaglio. Tale pressione può anche essere impressa tramite una cinta gonfiabile. Tuttavia non esiste una definizione univoca ed universalmente standardizzata di tale manovra e le modalità con cui la pressione viene esercitata possono variare in maniera consistente. La forza applicata ovviamente non è standardizzata, poiché ogni parto è differente in relazione alla posizione fetale, al volume del liquido amniotico, dalla struttura pelvica e dalle caratteristiche fisiche della donna partoriente. È una manovra che può essere effettuata solo quando la parte presentata è al piano perineale (muscoli e fibre che chiudono il bacino). I rischi della manovra di Kristeller La manovra di Kristeller non va ripetuta per più di 3-4 volte. Essa sembra essere utilizzata di frequente nella pratica clinica, specie nei Paesi a basse risorse economiche, nei quali altri interventi operativi come la ventosa ostetrica, l’utilizzo del forcipe o l’esecuzione di un taglio cesareo non sono disponibili o non sono presenti operatori sanitari addestrati ad effettuarli. Nel 2018 l’OMS (organizzazione mondiale della sanità) definisce la manovra di Kristeller come non raccomandata. Questo perché non ci sono evidenze che attraverso l’utilizzo di questa pratica, il parto sia “migliore” né che il benessere materno o del bambino migliori. Non a caso, in alcuni paesi, come in Inghilterra o in Spagna, tale pratica è perseguibile penalmente. L’istituto Superiore di Sanità italiano nel 2013 ha posto un’interrogazione parlamentare sul tema. Il Senato non si è espresso a favore né a sfavore, nonostante non se ne consigli l’utilizzo. Per tanto in Italia la Uterine fundal pressure, non è vietata dalla legge ma non è nemmeno suggerita tra le soluzioni migliori. In ogni caso, si stima che in Italia venga applicata nelle sale parto come manovra di routine nel 50% dei casi, con fluttuazioni dal 30 al 70% nelle diverse unità operative. La pratica Kristeller, nonostante accorci il tempo di travaglio, porta con sé numerose conseguenze da non dimenticare. Il 22,3% delle donne ha dichiarato di aver subito la manovra e alcune di esse hanno riportato conseguenze a breve e lungo termine in merito alla salute propria e del bambino. Tra le conseguenze più comuni si trovano: rottura delle costole, rischi di lesioni vaginali, rottura dell’utero e distacco della placenta. Per quanto riguarda il neonato ciò che sembrerebbe preoccupare di più è che in seguito al distacco della placenta ci sia una mancata ossigenazione nel passaggio alla vita extra uterina, oltre che possibili danni celebrali, fratture ossee e cecità. Oltre tutto, non è da dimenticare l’avversa esperienza del parto, un evento spesso […]

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Cucina e Salute

Dieta Mima Digiuno, cinque giorni per resettare l’organismo

Ecco cos’è la dieta Mima Digiuno (o dieta Longo), la scoperta del professor Valter Longo. È Valter Longo, il luminare che ha scoperto la dieta Mima Digiuno. Il direttore del dipartimento di gerontologia dell’università della California ha infatti sviluppato un sistema nutrizionale che in cinque giorni è in grado di resettare l’organismo. Da quasi due secoli la scienza medica moderna cerca la correlazione tra alimentazione e aumento dell’aspettativa di vita. Oltre la ricerca sulla dieta Mediterranea di Ancel Keys le testimonianze sull’effetto benefico del cibo sono state numerose. Infatti sarebbe proprio l’isola di Okinawa a detenere il record assoluto per longevità dei suoi abitanti. Sull’isola si consumerebbe infatti prevalentemente verdure, tofu, pesce e pochissima carne. La dieta Mima Digiuno (o mimo digiuno) andrebbe fatta ogni 2-3 mesi per resettare il corpo ed annullare gli effetti negativi dell’ormone della crescita in eccesso. Sembrerebbe, infatti, che il corpo sottoposto a digiuno non percepisce sofferenza, quanto piuttosto diventa più forte. Il sistema nutrizionale del professor Valter Longo prevede alcune regole base: Bisogna consumare più proteine vegetali a discapito di quelle animali (colpevoli spesso delle degenerazioni cancerose), verificare di essere idonei a tale dieta, infatti non tutti sono idonei a tale regime alimentare. In caso di diabete, anoressia o problemi alimentari è chiaramente sconsigliata. È adatta ai soggetti che abbiano almeno 20 anni e non più di 70, tenendo comunque presente, glicemia, sideremia, ematocrito, pressione ed indice di massa corporea. Un italiano medio in normopeso che rispetta i criteri della dieta mediterranea può eseguire un ciclo di mima digiuno ogni 3-4 mesi (3-4 volte all’anno). Un soggetto obeso e affetto da patologie metaboliche (iperglicemia, iperlipemie, ipertensione) potrebbe eseguire la dieta mima digiuno anche una volta al mese. La dieta dura 5 giorni, nei quali l’introito energetico scende progressivamente dal giorno 1 (1.000kcal) al giorno 5. Gli alimenti sono esclusivamente di origine vegetale e apportano principalmente carboidrati e pochi grassi di tipo insaturo. “Lo schema calorico prevede che il primo giorno si assumano circa 1000 kcal divise tra 34% di carboidrati, 56% di grassi e 10% di proteine. Nei 4 giorni successivi si scende a 750 kcal, divise tra 47% di carboidrati, 44% di grassi e 9% di proteine. Un esempio super semplificato del regime da mantenere nei 4 giorni a 750 kcal potrebbe essere: 400 g di zucchine, 300 g di cappuccio rosso, 300 g di carota, 250 g di cipolla, 20g di olio extra vergine d’oliva e 20 g di noci.” Dieta mima digiuno (o dieta Longo) e chemio I suoi effetti benefici sembrerebbero esplicarsi anche durante la chemioterapia. Il professor Valter Longo infatti, ha rilevato che nei topi, applicando la dieta, è possibile ridurre la progressione del tumore, e in casi più rari arrestarla del tutto. L’aspetto interessante è che il digiuno spingerebbe a rinforzare solo le cellule sane, non quelle malate che invece “disobbediscono” non tutelandosi ed entrando facilmente in apoptosi (“suicidio”). Ma tale studio non ha ancora avuto conferme sull’uomo, in quanto l’unica certezza è che un digiuno fatto di solo acqua prima e dopo la chemioterapia ridurrebbe gli effetti collaterali della stessa. I benefici […]

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Cucina e Salute

Choco Lite: prodotto miracoloso o semplice integratore?

  Puoi perdere 10 Kg in un mese, questa la promessa di Choco Lite, l’integratore naturale che ti fa dimagrire! La domanda da porsi per prima è senz’altro cos’è Choco Lite? È essenzialmente un integratore alimentare dimagrante del tutto naturale, la cui azione si basa su un meccanismo brucia-grassi. Il suo sapore gradevole, inoltre, sembrerebbe innalzare l’umore, cosa essenziale durante i regimi dietetici. Il prodotto sembrerebbe promettere la perdita fino a 24 kg in quattro settimane. La preparazione è molto semplice: si può preparare un cocktail ogni mattina con 250 ml di latte aggiungendo 1-2 cucchiai di miscela, o 2-3 per gli uomini. Il cocktail sostituendosi alla colazione, offrirà al corpo 217 kcal, 10 g di carboidrati, 17 g di proteine e 23 microelementi vitamine e fibre. La bevanda va bevuta inoltre, in sostituzione di un secondo pasto a piacere per consolidare il risultato. Il trattamento minimo deve essere di quattro settimane, così come viene consigliato dai produttori. I suoi ingredienti principali, come suggerisce il sito ufficiale sono: cacao, che accelera la lipolisi e rallenta il processo di invecchiamento, il grano saraceno che aiuta ad eliminare il liquido in eccesso dal corpo, l’alga spirulina che proviene l’obesità, il bran grazie al quale si aumenta il senso di sazietà riducendo la digeribilità di calorie. Il Peas accelera il metabolismo, mentre il riso integrale comporta la riduzione di calorie consumare in un giorno. Questi sei ingredienti naturali sembrerebbero fare cinque promesse: la riduzione del grasso corporeo, la riduzione della fame, l’aumento delle energie, alcun desiderio di zuccheri, e il buonumore costante. Choco Lite è dannoso? Essendo un prodotto composto da ingredienti naturali senza parabeni, coloranti e aromatizzanti sintetici non dovrebbe avere controindicazioni. C’è da aggiungere però che Choco Lite pur essendo un valido alleato alla battaglia contro i kg di troppo, non può essere il sostituto di un’alimentazione sana e di un intenso esercizio fisico. La sua efficacia si esprime solo se nel periodo del trattamento si svolge con regolarità attività fisica e un’attenta alimentazione equilibrata.  A tal proposito si è chiaramente espressa la nutrizionista Manuela Mapelli, intervistata all’interno del servizio de Le Iene, affermando che tale prodotto non è miracoloso e non può da solo sortire effetti considerevoli. Dove acquistare Choco Lite A tal proposito è meglio far chiarezza, poiché molti sono i prodotti contraffatti che portano questo nome. Il complesso dimagrante può essere ordinato solo tramite il sito ufficiale: chi lo acquista in negozio (farmacia o punti vendita di altro tipo) o tramite un sito diverso da quello ufficiale potrebbe comprare un’imitazione, senza avere alcuna certezza né sui possibili risultati che si possono raggiungere, né sui rischi a cui si può andare incontro. Funziona davvero? Su questa questione ci si è dibattuti parecchio, ma cercando in rete, numerose sono le persone che utilizzando tale integratore hanno avuto benefici considerevoli. Choco Lite può essere acquistato in promo al vantaggioso prezzo di 39 euro. Se la sua efficacia, quindi, sia un sogno sperato o un fatto concreto sembrerebbe ancora tutto da scoprire. […]

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Libri

Difendi il coraggio dell’amore di Francesca Scotto di Carlo | Recensione

Difendi il coraggio dell’amore è il nuovo romanzo di Francesca Scotto di Carlo. Leggi qui la nostra recensione! Francesca Scotto Di Carlo è l’autrice del romanzo “Difendi il coraggio dell’amore”, pubblicato dalla casa editrice casertana GM PRESS. La trama è semplice e ben raccontata: Francesca non può vivere senza l’amore. Una parola che ha messo dove non dovrebbe stare e che ha smesso di sottovalutare. Ha conosciuto l’amore assoluto ed è quello per un figlio mai nato, per un fratello, per una madre e un padre, quello per cui daresti la vita. Il libro è quasi un inno all’amore, poiché all’interno delle sue pagine, questo sentimento viene raccontato edsviscerato in ogni sua parte. Molto suggestivo è il concetto riguardo “il posto dei quasi amore”. L’idea di base, infatti, rientra nell’esperienza collettiva dell’umanità. È ben facile che arrivi alla mente del lettore un amore a metà, un amore inesploso per un motivo specifico, o semplicemente un amore interrotto ma che ancora condiziona la vita. Il romanzo sembra raggruppare tutti questi amori a metà in un solo luogo ipotetico, dando loro nuova forma e colore, trasformando quasi la malinconia di qualcosa che si è perso, in una mezza speranza di poter riabbracciare quel sentimento ormai finito. L’intera narrazione è scritta in modo semplice: durante tutto il tempo di lettura infatti, sembrerà di parlare con un’amica che ci ha affidato il suo diario segreto. Le confessioni della protagonista sono chiare e mai banali, la sua vicinanza permetterà al lettore di empatizzare al punto tale da sentirsi parte integrante della storia stessa, Un espediente molto interessante è senz’altro la lista delle cose amate dalla protagonista stessa. Non si avrà un vero e proprio decalogo sterile e numerico, quanto piuttosto un insieme di cose semplici e di vita vera che possono riempire o svuotare l’esistenza di ognuno. Non mancheranno temi più importanti, come la morte o un eventuale gravidanza, ma entrambe le cose saranno affrontate in maniera leggera e morbida. Il sogno, la malinconia, e i desideri, sembreranno mescolarsi in più punti, tanto da non arrivare più a distinguere ciò che è successo da ciò che si desidera. Ciò non rende il romanzo confuso, quanto piuttosto avvincente, poiché la protagonista fino alla fine ci lascia col fiato sospeso circa l’epilogo della sua storia d’amore. Il tema centrale e fondante di tutto il romanzo, che è l’amore, non sarà mai affrontato in maniera banale e stereotipata, infatti, attraverso i desideri, le speranze, e i racconti del passato della protagonista, si potrà assistere ad una storia d’amore mai scontata. Si indagheranno le difficoltà di una storia a distanza, i dubbi, le delusioni di chi è diviso nel mezzo dai km o dal silenzio. Si assisterà al dolore di una cosa finita, e alla gioia trepidante per qualcosa che potrebbe nascere di nuovo. L’amore di “difendi il coraggio dell’amore” è un racconto fatto di carezze e lacrime, di pause e riprese. Fino alla fine non si ha contezza di ciò che sarà l’epilogo di tutto, ma sarà proprio l’immagine […]

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Altri

La sindrome di Morris: una delle malattie più rare al mondo

  Cos’è la sindrome di Morris? Scopriamo insieme una patologia che colpisce un neonato ogni 20.000. La sindrome di Morris è una condizione patologica che rende totalmente o parzialmente le cellule maschili incapaci di rispondere agli androgeni (ormoni sessuali maschili). Tale insensibilità porta ovviamente al mancato o incompleto sviluppo dei genitali esterni. Ogni essere umano sano possiede 46 cromosomi, all’interno dei quali è presente il materiale genetico, chiamato anche DNA. Tra i vari cromosomi, due appartengono ai cromosomi sessuali. Nelle donne ci saranno due cromosomi di tipo X, negli uomini invece ci sarà uno di tipo X e un altro di tipo Y. Quest’ultimo servirà proprio allo sviluppo dei testicoli e per evitare lo sviluppo delle ovaie. Esistono due tipologie di sindrome Morris, che variano in base alla risposta degli androgeni: -Sindrome da completa insensibilità: in questo caso le cellule sono completamente insensibili agli androgeni. Ciò comporta un’assenza totale di caratteri sessuali maschili, la presenza di una vagina e lo sviluppo del seno. Ma mancheranno utero ovaie e tube di Falloppio, compromettendo di fatto la fertilità. In questo caso mancheranno peli ascellari e pubici, e criptorchidismo nei casi più lievi (mancata discesa di entrambi i testicoli nello scroto). -Sindrome da parziale insensibilità: in questo caso le cellule risponderanno solo parzialmente agli androgeni. La sensibilità a questi ultimi varia rispetto ai soggetti. Ci potrà essere infatti sia la presenza di caratteri sessuali maschili, che entrambi. Potranno presentarsi genitali normali o quasi normali, uno o entrambi i testicoli ritenuti. La sua causa è da riconoscere senz’altro nella mutazione del gene AR. Il gene AR chiamato anche recettore androgenico, esplica la sua funzione facendo interagire le cellule e il soggetto stesso. Negli individui maschi e sani il gene AR è presente ovviamente in quantità adeguate. Al contrario quando non viene prodotto abbastanza, il testosterone sarà del tutto inefficace. Il mal funzionamento del gene AR è una condizione spontanea che insorge poco dopo il concepimento, oppure è ereditaria, trasmessa dalla madre. In genere le persone affette da tale patologia sono di sesso maschile, e la causa sarebbe da ricercare proprio nel cromosoma X, l’uomo, infatti ne ha a disposizione solo uno, a differenza delle donne che possono contare sulla presenza di ben due. I portatori di tale sindrome sono generalmente uomini non fertili, ma il grado di insensibilità produce effetti diversi. Numerose possono essere al contempo le complicazioni della sindrome di Morris, tra cui: infertilità, depressione, sfiducia verso gli altri, e tumore ai testicoli. Tra i trattamenti previsti rientrano gli interventi chirurgici, la terapia ormonale ed ovviamene la psicoterapia. Non tutti i portatori di sindrome di Morris hanno bisogno di sottoporsi a psicoterapia. Ci sono, infatti, dei soggetti che vivono serenamente la propria situazione, senza alcun momento di sconforto o sfiducia in sé stessi. Ovviamente non esiste alcun rimedio definitivo per la mutazione del gene AR, ed è per tanto una condizione clinica da accettare. È importante non confondere tale sindrome con la transessualità, dove di fatto l’identità di genere non corrisponde alla corporeità. […]

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Notizie curiose

Come vedono i cani: quali sono le differenze col suo padrone

Come vedono i cani? Ecco le differenze sostanziali con l’uomo! Un’idea molto diffusa è quella che i cani vedano il mondo in bianco e in nero, nulla di più sbagliato! Il cane vede un mondo meno colorato del nostro, più sbiadito, ma non fatto solo di bianco e nero. Infatti distingue il colore blu, il giallo e il bianco, ma confonde tra loro il rosso, l’arancione, il giallo e il verde. Il motivo tecnico è legato ai “coni”, ovvero quella parte dell’occhio deputata alla distinzione dei colori. L’occhio del cane ha solo due tipi di coni, mentre l’occhio umano ne possiede tre. Questo fa si che nonostante una veduta più ampia, il cane distingue un numero inferiore di colori. Per i cani l’arcobaleno è fatto da blu scuro, blu chiaro, verde, giallo chiaro, giallo scuro, e un verde grigio molto scuro. Per gli umani invece è fatto dal viola, blu, verde, giallo, arancione e rosso. Sostanzialmente quindi i cani vedono il mondo nei colori giallo, blu e grigio. I nostri amici a quattro zampe, quindi, vedono anche relativamente poco bene da vicino e dalla media distanza (ad esempio, quello che una persona può vedere da 23 metri, un cane lo vede sfocato già da 6 mt.) mentre vedono bene da lontano e vedono molto meglio ciò che si muove rispetto a ciò che è fermo. Un cane da caccia, come un segugio italiano o un levriero, ha una visuale di circa 270°, mentre per le altre razze canine che presentano musi meno affinati, come quelli da compagnia, il campo visivo arriva a 250°. I cani con un muso schiacciato, come ad esempio i carlini, hanno un ampliamento visivo di 180° che gli permette di visionare solo piccole porzioni di spazio. In sostanza si può constatare che più il cane ha il muso allungato e appiattito, e più il suo campo visivo è ampio. Più gli occhi del cane sono frontali (come nel caso del pechinese e del bulldog), maggiore sarà la visione binoculare, ma a discapito del campo visivo. Al contrario, più gli occhi del cane sono posti lateralmente (come nel caso del pastore tedesco), più la visione binoculare sarà ridotta con conseguente vantaggio sul campo visivo. Una delle cose più curiose che riguarda gli amici pelosi è senz’altro la brillantezza dei loro occhi. Perché gli occhi canini al buio sembrano brillare? La spiegazione è molto semplice. Dietro la loro retina gli amici a quattro zampe, hanno una struttura che si chiama tapetum lucidum. Ciò consiste in uno strato di cellule molto riflettenti, che permette agli occhi dei nostri amici di catturare tutta la luce possibile e vedere anche al buio. Immagine by:  Pixabay

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Napoli e Dintorni

Monte Faito: tra storia e curiosità

Il Monte Faito, il gigante affacciato sul mare: meta di sportivi, religiosi e curiosi. Per tutti gli abitanti della Penisola Sorrentina, la montagna ha un solo nome: Faito. È un monte alto 1400 metri, il punto più alto della catena dei Monti Lattari, il suo territorio è diviso tra i comuni di Castellammare di Stabia e quello di Vico Equense. Infatti è possibile accedervi da entrambi i versanti, percorrendo la “spettacolare” stradina di Quisisana, che con la sua folta vegetazione regala panorami da cartolina. In antichità il Faito prese il nome di Monte Tauro, grazie alla salubrità del clima e alla ricchezza dei boschi, che hanno sempre fornito una notevole quantità di legna. Utilizzando questa risorsa, nel 1783, Ferdinando IV di Borbone realizzò a Castellammare il primo cantiere navale del Mediterraneo, utilizzando il legno del Faito per la costruzione della sua nuova flotta. Sempre sotto il regno dei Borbone, le foreste venivano utilizzate anche per la produzione di ghiaccio: venivano scavati dei fossati e riempiti di neve e fogliame in un vero e proprio frigorifero naturale. Il ghiaccio prodotto in questo modo veniva utilizzato in estate per tenere al fresco cibi e bevande. Fu solo dopo la Seconda Guerra Mondiale che il Faito venne considerata una località turistica. Nel 1952 venne inaugurata la funivia che in solo 8 minuti collegava la cima del monte al centro abitato di Castellammare. Attualmente è ancora attivo, nel Villaggio, un complesso sportivo dotato di campi da tennis, campo da volley e piscina, ristoranti, aree picnic, bar e hotel. Il Faito è anche meta di gruppi religiosi, poiché si dice secondo tradizione, che i santi Catello e Antonino si ritirarono sul Faito per raccogliersi in preghiera. Proprio sulla cima del monte ai due apparve in sogno l’Arcangelo Michele che ordinò di costruire una cappella votiva. Nel 1950, al posto della costruzione votiva attribuita tradizionalmente ai due santi venne eretto il Santuario di San Michele Arcangelo. Una delle caratteristiche più belle del Faito è senza dubbio la sua vicinanza al mare diventando di per sé meta ambita per gli appassionati di scatti fotografici mozzafiato. Uno dei posti sicuramente più affascinanti è certamente il “Belvedere”: uno strapiombo che dà sulla collina di Pozzano e che ci apre le porte del golfo. Anche gli sportivi possono godere del Faito grazie al sentiero che porta al “Molare” chiamato così per la sua particolare forma e con i suoi numerosi metri costituisce la vetta più alta dell’intero sistema montuoso. Il percorso ha inizio al santuario di San Michele, per poi inerpicarsi tra sentieri e vallate lungo il crinale che dà sulla costiera sorrentina. Il passo non è agevolissimo, e in alcuni casi privo di barriere, ma lo spettacolo che si ha all’arrivo è davvero stupefacente. Il Monte Faito: tra bellezza e blasfemia  Oltre ad essere meta di sportivi, esteti e famiglie, nel corso del tempo il Faito è stato scenario di alcuni eventi blasfemi che farebbe pensare proprio ad un’assidua frequentazione di gruppi satanisti. Nel 2014 ad esempio, pochi giorni prima di Natale, la statua della Madonna del Monte, custodita da […]

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Libri

Over the Rainbow: la nuova collana editoriale per tematiche LGBTQ+

PubMe si rivoluziona, e da piattaforma di self publishing si trasforma in una vera e propria casa editrice. Grazie al cambiamento di rotta di questa piattaforma per scrittori, sono nate diverse collane editoriali, tra le tante spicca per innovazione e tendenza Over the Rainbow, il ramo editoriale ideato per tematiche LGBTQ+. La collana si pone come obiettivo principale quello di valutare e pubblicare romanzi di ogni genere (storico, giallo, thriller, fantasy, fantascienza, d’amore ecc.) purché la tematica LGBTQ+ sia predominante. Over the Rainbow è alla ricerca di romanzi inediti di minimo 150.000 caratteri spazi inclusi e massimo 650.000 caratteri spazi inclusi. Non si occupa di poesia, né raccolte di racconti né fan fiction. Ci sarà un attento editing per ogni manoscritto scelto, un’accurata distribuzione da FastBook spa e in tutti i più grandi store. Senza dimenticare che ogni manoscritto scelto sarà pubblicato completamente in modo gratuito. Ogni romanzo accettato sarà sottoposto a editing e impaginazione professionale. Sarà realizzata una copertina ad hoc e il materiale grafico promozionale. Il libro sarà pubblicato attraverso la casa editrice PubMe, marchio di editoria classica dell’azienda PubMe Srl in formato digitale e cartaceo, e sarà reperibile su ogni store online e ordinabile nelle librerie. LE MENTI DEL PROGETTO Elena, Marianna e Fabio si sono conosciuti su Wattpad, dove gestiscono un profilo che ha l’obiettivo di aiutare scrittori in erba a migliorare le proprie storie, a rintracciare gli errori visibili solo a occhio esterno e, perché no, ad aumentarne la visibilità. Condividono la passione per la scrittura e, nella vita privata, si occupano di grafica e di revisione dei testi per la pubblicazione. Con questo progetto, sperano di dare una possibilità agli autori emergenti, di dare visibilità a trame che facciano restare il lettore incollato alle pagine e di dar merito alle storie e ai personaggi, più che ai grandi numeri. Sostenitori della campagna LGBT, hanno pensato di unire la loro passione per l’editoria alla ricerca di storie a tematica LGBT. #Staypride è il loro motto 1)Cos’è Pubme? PubMe nasce come sito di autopubblicazione, per poi evolversi in Casa Editrice vera è propria. È un progetto che ha come obiettivo quello di portare innovazione e sviluppo nel mercato editoriale. PubMe ha diverse Collane Editoriali, principalmente divise per genere, e ognuna di queste ha a capo direttori editoriali scelti in base alle proprie competenze nel settore, il cui percorso curriculare attesti un’ottima conoscenza del panorama editoriale e della lingua italiana; ma tutti sono accomunati dall’amore per la lettura e la voglia di mettersi in gioco. Ogni direttore di Collana ha il compito di selezionare e/o fare scouting di manoscritti inediti, analizzando la qualità dei testi, con la facoltà di proporre agli autori dei libri scelti un contratto di pubblicazione. PubMe – e con esso i suoi direttori editoriali – si impegna a curare il testo, facendo correzione di bozza e editing; a realizzare copertina e grafica pubblicitaria e, una volta pubblicato, promozione. Il tutto senza nessun costo per l’autore. 2) A chi si rivolge la collana editoriale […]

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Culturalmente

Il Dio Pan: tra natura e sesso, il misterioso mito del semidio

Chi è il dio Pan? Per capire il dio Pan, controversa figura mitologica, bisognerà partire dai tratti esteriori che contraddistinguono questa misteriosa figura. Pan è un semidio, mezzo uomo e mezzo capra, da un aspetto così sgradevole da essere stato persino abbandonato da sua madre, la ninfa Driope. Suo padre, si dice invece, si tratti del dio Ermes, messaggero divino dell’Olimpo. Zoccoli, barba folta, coda e corna, con l’avvento del cristianesimo, questa figura fu spesso associata a Satana. Una delle sue caratteristiche principali era il suo urlo agghiacciante capace di lasciare i suoi nemici svenuti o in uno stato di panico assoluto, da qui, il nome “attacco di panico” condizione psicologica dei nostri giorni. Sembrerebbe infatti che la condizione “metà uomo e metà bestia” si avvicini per immagini assonanti alla sensazione di panico clinica (l’impossibilità quindi di agire e di restare bloccati in una situazione di mezzo). Pan come sintomo psicologico Accanto alla mitologia, nasce un’idea certamente più medica e fondata. Sembrerebbe proprio l’etimologia della parola a suggerire quindi la parola panico. Perché compare Pan nella nostra testa? Non esiste una sola causa precisa per capire da cosa scaturisce l’attacco di panico, ma è certo che vi è un non ascolto di base. In presenza di alessitimia (l’incapacità di provare ed esprimere le emozioni) ci sarà un grande accumulo di paure, pulsioni e domande, ciò provocherà inevitabilmente, in seguito, un’ esplosione incontrollabile ed improvvisa. Talvolta si guarda con diffidenza tali sintomi e tali reazioni, prendendo sotto gamba il fatto che Pan altro non è che un messaggio non recepito in precedenza, che se fosse stato ascoltato con attenzione, si sarebbe risolto sul nascere. Un semidio da una forte connotazione sessuale Anche Pan come Dioniso e Priapo, era generalmente rappresentato con un grande fallo. Proprio di recente, il semidio è stato indicato come il dio della masturbazione, da James Hillman, noto psicologo americano, che sostiene essere proprio Pan l’inventore della masturbazione. A causa del suo sgradevole aspetto Pan era costretto infatti a praticare autoerotismo, o fare violenza sessuale.  Si potrebbe dire fosse affetto da ninfomania, intesa come una vera e propria ossessione per le ninfe. L’amore non corrisposto di Pan spesso si trasformava in una vera e propria mania, un’ossessione dagli effetti nefasti. Pitis, ad esempio, era una ninfa che aveva due pretendenti, Pan e Borea (il vento del nord). Pitis però era innamorata di Pan e, quando scelse di legarsi a lui, il freddo vento del nord soffiò così forte da farla precipitare da una scogliera. La dea Terra la trasformò allora in un pino. Ma la più famosa ninfa perseguitata da Pan è senz’altro Siringa. Vergine, seguace di Artemide, e quando il dio si innamorò di lei, fuggì fino alle rive del fiume Ladon. Ma fu una fuga inutile, perché Pan continuò imperterrito a inseguirla. Per sfuggirgli definitivamente, si fece trasformare in un fascio di canne palustri. Pan, arrabbiato, ne strappò alcune, per costruire uno strumento musicale che emetteva una musica divina, la siringa, appunto. Così l’avrebbe posseduta per sempre. In […]

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Libri

I punti in cui scavare: la nuova raccolta di racconti di Flavio Ignelzi

  I punti in cui scavare è la nuova raccolta di racconti di Flavio Ignelzi edito da Alessandro Polidoro Editore. È una raccolta eclettica, il cui nome sembra subito suggerire al lettore come l’animo umano sia un posto da cui scandagliare sentimenti, paure e domande. Punti brulicanti di interrogativi, dove scavare a fondo per trovare la verità e talvolta anche sé stessi. La copertina è un chiaro esempio di grafica funzionale che mette in moto l’immaginazione di chi guarda: il cuore al centro della pagina sembra essere il fulcro delle storie di tutti i personaggi, e, poco più in basso, macchine di un blu profondo sembrano essere l’anticamera di un legame alla terra, di una connessione a qualcosa che va al di là del cuore (sentimento) e che si allaccia alla vita (uomini, macchine, vite). I racconti di Flavio Ignelzi: I punti in cui scavare Il primo racconto della raccolta di Flavio Ignelzi, “Lordi”, è l’esempio di come più voci possano cantare la stessa storia senza rendere la stessa dispersiva e confusionaria. A tratti è un racconto macabro, con sprazzi di finta innocenza, e risvolti inquietanti. La parola, seppur si riferisce al nome di un gruppo musicale, sembra essere anche un’indicazione sul fatto che l’animo umano può essere, ed è spesso, sporco, lercio e contaminato. In “Toto erras via” si leggerà di una donna dispersa, che a poco a poco, in seguito ad un viaggio “contromano”, potrà riprendere la strada di casa. C’è coraggio e determinazione nella sua storia, ma non manca la paura e la confusione di chi, in piena notte, non sa dove andare. In “Tutto ok” e “Nostra signora dei lucchetti” si respirano atmosfere alquanto dark. In entrambi sono presenti descrizioni dettagliate di fatti, eventi e risoluzioni. Mentre il primo sembra portare con orgoglio il vestito di un “soft horror”, il secondo prosegue senza intralci. C’è l’assenza di punteggiatura, i fatti sono narrati grazie agli sms di una ragazza presumibilmente adolescente. I suoi messaggi senza virgole e punti mantengono il lettore in una suspense continua, in un climax che sembra non avere mai fine, e che tende a toccare l’apice più alto verso il finale. “Vona/falla/lifa” è un racconto dai toni distopici, esso sembra quindi salutare i toni horror delle storie precedenti, per avvicinarsi a vicende piuttosto lontane e surreali. Il racconto ci presenterà un mondo diverso da quello che conosciamo, con nuove abitudini e nuovi modi per fare le cose. Storie di barricate e corse verso casa. Personaggi che sembrano aver abbandonato la speranza, se non verso la fine, quando uno spruzzo di “verde” restituirà all’umanità un po’ della sua luce. Il filone di un mondo futuro in difficoltà sembra continuare con “Code” e “Manuale pratico di Apocalisse”. In entrambi i racconti è presente il cambiamento umano laddove si presenti un ostacolo. C’è tutta la violenza del saccheggio, il caos cittadino, il panico, e la rete digitale che perde potenza e poi sparisce nel nulla. Il modo in cui le persone che amiamo sembrano essere sempre […]

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Libri

Sono nata dal piombo, un romanzo di Simona Mannucci

Sono nata dal piombo è un romanzo di Simona Mannucci, edito da Lit Edizioni. Anna vive un’infanzia felice nel paese in cui è nata, Gaeta, che per lei è il posto più bello del mondo, perché c’è il mare. Cresce in una famiglia povera, intessuta di relazioni affettive conflittuali. Il romanzo ripercorre i primi passi della giovane nella sua adolescenza fresca e vivace, fino a toccare i punti di una vita adulta fatta di cambiamenti e sorprese. Simona Mannucci e Sono nata dal piombo: i temi più importanti Il romanzo di Simona Mannucci si apre da subito con la presentazione del personaggio di Anna. La protagonista appare dapprima una ragazza forte, che è apparsa, dopo tanto dolore, nella vita dei suoi genitori, per restituire un po’ di luce alle zone d’ombra. La sua nascita, visto come evento positivo, sembrerà intrecciarsi da subito ad eventi spiacevoli. Vita e morte sembrano tenersi per mano tutto il tempo, legati da un sottile principio di coesistenza. Di sottofondo – ma non di minor importanza – alle varie vicende, è di certo il tema storico del Nazismo, e delle deportazioni. Il padre di Anna infatti, era stato vittima di tali soprusi, eventi che hanno cambiato l’uomo per sempre. Numerosi soprannomi all’interno del romanzo evidenziano come la narrazione riguardi eventi semplici, appartenenti alla vita di paese, alla semplicità delle persone comuni. La bellezza di Gaeta fa da padrona in numerose scene: il suo mare cristallino, i paesaggi tranquilli, il profumo dei vicoli, e la buona cucina delle donne di paese. Elemento paesaggistico che rende il romanzo di maggiore fruibilità. In numerosi passi è presente il cosiddetto concetto “di arrangiarsi” tipico del Meridione e di quegli anni. Vigeva il baratto, le promesse di pagare con ritardo, manifestazioni popolari che permettevano ai paesani di poter continuare a vivere. Interessante è il rapporto di Anna con i suoi due fratelli: se durante la giovinezza sembrava proprio suo fratello Angelo a rendere le sue giornate migliori, col passare degli anni, sarà proprio sua sorella la sua alleata migliore. La violenza leggera che ha suo padre nei confronti di sua madre non sarà mai affrontata con toni caldi e aspri: le loro divergenze saranno viste come leggeri battibecchi familiari nati per motivi futili. Il rapporto con Augusto Gelasio sarà di vitale importanza per tutta la durata del romanzo. Esso porterà la giovane a cambiare, a diventare più forte, a farsi delle domande e spingersi al di là dei suoi concetti morali. A sedici anni, infatti, Anna si innamorerà di Augusto, suo compagno di giochi storico. I loro giochi quasi fraterni si macchieranno di note di malizia, ci saranno i primi baci, i primi sguardi romantici, e la promessa di una vita da trascorrere insieme. Augusto per Anna sarà tutto ciò che di bello la tiene ancorata a terra, soprattutto dopo un brutto accadimento. L’uno sarà la forza dell’altra, e l’amore adolescenziale sembrerà avvicinarsi sempre di più ad un amore adulto e duraturo. Il loro sarà un amore equilibrato, mai troppo spensierato, e mai […]

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Libri

Mario Pacelli: il nuovo libro sul caso di Wilma Montesi

Non mi piacciono i film di Anna Magnani. Il caso di Wilma Montesi da un libro di Mario Pacelli, edito da Graphofeel editori. L’italia della Dolce vita finì con il caso Montesi: era terminata l’età dell’innocenza. Arrivò l’Italia del benessere, quella della contestazione, quella della crisi politica ed economica. Il caso Montesi è ancora oggi uno dei misteri italiani. A leggere i vecchi dati, il famoso memoriale della Caglio, con tutte le mezze verità, e le indagini, su una notizia di cronaca che ancora oggi lascia molti dubbi: chi ha ucciso Wilma Montesi? E perché il suo corpo è stato rivenuto a Torvaianica? Il saggio di Mario Pacelli racconta del cosiddetto “Caso Montesi” che all’epoca fece molto scalpore. L’autore inizia a raccontare di un’Italia ormai cambiata e sconvolta dalla guerra. Di un posto dove la morte ha lasciato i suoi segni, e la gente vuole solo ricominciare ed essere felice. C’è il racconto breve della fine di una Monarchia che aveva inasprito le nostre terre, e un racconto preciso sullo scenario politico che di lì a poco si sarebbe consolidato. È l’11 Aprile 1953 quando il cadavere di una giovane donna viene rinvenuto sulla spiaggia di Torvaianica. In seguito ad alcune rivelazioni si capirà che si tratta del corpo di Wilma Montesi. Il giovane che rinviene il cadavere avvisa prontamente chi di dovere, ma fin da subito il caso della giovane apparirà molto controverso. Attorno al caso della sua misteriosa morte ruoteranno numerosi quesiti. Alcuni testimoni diranno di averla vista mangiare un gelato ad Ostia proprio nel giorno della sua morte, qualcun altro di averla vista in stazione, mentre sua sorella affermerà di aver sentito le intenzioni di Wilma circa «il recarsi al mare per un problema al tallone». Da queste rivelazioni seguiranno una serie di indagini. Il mostro mediatico farà rimbalzare la patata bollente tra i più disparati uomini di potere. Il caso Montesi sembrerà quindi trasformarsi da una vicenda di cronaca nera, ad una guerra al potere, senza esclusione di colpi. Numerosi giornali, come “il Messaggero” e il “Roma” avranno la loro parte nelle indagini. Proprio per mezzo stampa ci si avvicinerà ad una verità scottante, dove al cardine della questione sembrerà esserci una sostanza dal nome “Biancaneve”. Il caso Montesi, dopo due autopsie, non arriverà mai alla risoluzione dei fatti, fino ad intricarsi persino di colpevolezze familiari. Giuseppe Montesi si troverà a dover rispondere a domande scomode, e verità dolorose. Nel 1955 si arriverà all’atto conclusivo delle indagini, dove le colpe si divideranno tra gente di potere e gente che aveva solo fatto male il suo dovere per inettitudine o per interesse. I personaggi descritti nelle vicende saranno emblematici e complicati, nomi ed immagini si susseguiranno rapidamente, dando alla stessa opera di Mario Pacelli un ritmo incalzante, reso ancora più frenetico dalla non finzione dei fatti descritti. Il titolo Non mi piacciono i film di Anna Magnani si rifà ad un episodio chiaro poiché la giovane proprio nel pomeriggio di quel triste accaduto, aveva rifiutato di recarsi al […]

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Cucina e Salute

Piramide Alimentare Mediterranea: tutto il gusto di mangiare sano

Ecco tutto ciò che c’è da sapere sulla piramide alimentare mediterranea: il gusto che fa bene! La Piramide Alimentare è un grafico che con immagini parole e percentuali designa uno stile alimentare. All’interno di essa troviamo diversi tipi di alimenti: cereali, carne, pesce, latte, frutta, verdura, e grassi, posizionati in maniera differente a seconda della loro frequenza di consumo. La piramide è pressoché informativa per i suoi fruitori. La dieta mediterranea è un modello nutrizionale ispirato agli stili alimentari tradizionali dei Paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo. Gli scienziati di tutto il mondo hanno iniziato a studiarla fin dagli anni ’50 del secolo scorso e ancora oggi rimane tra le diete che, associate a stili di vita corretti, risultano influire positivamente sulla nostra salute. Il primo studio osservazionale sulla dieta mediterranea, diventato famoso come “studio dei sette Paesi”, fu condotto dal biologo e fisiologo statunitense Ancel Keys in cui vennero messe a confronto le diete adottate da Stati Uniti, Italia, Finlandia, Grecia, Yugoslavia, Paesi Bassi e Giappone per verificarne benefici e punti critici in termini di salute cardiovascolare. I risultati erano piuttosto chiari: più ci si allontanava dalla dieta mediterranea maggiori erano i rischi cardiovascolari. Fu realizzata per la prima volta nel 1992 dal dipartimento statunitense dell’agricoltura con lo scopo di arginare le obesità. Dal 2005 in poi si sono susseguite diverse versioni, grazie ai cambiamenti alimentari degli ultimi tempi. Nel 2003 in Italia, il ministero della salute ha commissionato ad alcuni esperti di nutrizione il compito di elaborare una dieta che potesse essere da esempio per la popolazione. La collocazione dei cibi all’interno del grafico ha ovviamente una logica esecutiva: alla base troviamo i cibi che dovrebbero essere consumati quotidianamente, mentre man mano che ci dirigiamo verso la punta troviamo quelli da consumare con più moderazione. Al fondo della piramide nella dieta mediterranea troviamo pasta e pane generalmente da consumare nella variante integrale, subito sopra troviamo frutta e verdura, seguono le proteine di origine animale come carne, pesce, uova, latte, formaggi, noci, olio, e solo in cima zuccheri dolci e junk food. (cibo spazzatura). Il ruolo dei grassi col passare del tempo ha avuto un’importanza differente, infatti, se dapprima i grassi erano totalmente da arginare, col tempo si è scoperto che un’assunzione di grassi buoni, come quelli contenuti nell’olio extravergine di oliva è estremamente positiva per l’organismo. In sintesi la piramide alimentare mediterranea suggerisce di mangiare ogni giorno: cereali integrali, verdura, frutta, olio extravergine di oliva, acqua, e latte. Con più attenzione vanno assunti: carni bianche (due volte a settimana), pesce (due volte a settimana) uova (una volta a settimana) Sporadicamente ci si può concedere dolci, fritti e cibo spazzatura. Una proposta di modifica lanciata dall’International Foundation of Mediterranean Diet è quella che concerne l’acqua. L’acqua infatti, nelle versioni più vecchie del grafico non compariva con molta frequenza. Elemento essenziale per l’organismo umano. La dieta mediterranea, diventata ormai patrimonio dell’Unesco, apporta numerosi benefici all’organismo. Il suo potere antiossidante (grazie all’assunzione di frutta e verdura) aumenterebbe la longevità. Inoltre essa protegge da […]

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Notizie curiose

Giornata mondiale del bacio: tra storia e curiosità

Giornata mondiale del bacio. Leggi di più sulla storia di questa romantica occasione! “Un bacio, insomma, che cos’è mai un bacio? Un apostrofo rosa fra le parole t’amo”. È così che Cyrano scriveva di un bacio. Ma perché è stata istituita la Giornata Mondiale del Bacio? Semplicemente perché baciarsi è uno dei gesti più importanti nella vita di un essere umano, e non solo. Il 6 luglio di ogni anno, infatti, si celebra il “World Kiss Day”. Tenutosi per la prima volta nel 1990 in Inghilterra non ha perso tempo per diventare una pratica diffusa in tutto il mondo. Stando ad alcune stime, nel corso di una vita si danno e si ricevono più o meno 100mila baci. In pratica, nel corso di una vita si trascorrono due settimane baciandosi. Il bacio perfetto dovrebbe avere una durata di dodici secondi, il tempo necessario per scambiarsi circa 80 milioni di batteri. Nessun effetto negativo, niente paura. Infatti il bacio contribuisce a diversi miglioramenti fisici: baciarsi riduce i livelli di cortisolo – l’ormone dello stress – e aumenta quelli di serotonina ovvero l’ormone del buonumore. In generale, più ci si bacia più si vive: baciarsi allungherebbe la vita di addirittura 5 anni stando ad alcuni scienziati. Inoltre, nell’unione fra due labbra, i vasi sanguigni si dilatano e ciò comporta un maggior afflusso di sangue e un abbassamento della pressione. Un toccasana anche per la pelle, basti pensare infatti che servono ben 146 muscoli per baciare un’altra persona, di cui 112 posturali e 34 facciali. Posto che vai, bacio che trovi Gli eschimesi, per esempio, si strofinano il naso. I giapponesi del nord, invece, si mordicchiano, mentre a Bali è abitudine diffusa accostare i volti, guardarsi intensamente e annusarsi per assaporare il calore e il profumo della pelle dell’altro. I latini distinguevano invece tre tipi di bacio: con la parola osculum si indicava il bacio scambiato tra amici o fratelli; il basium era il bacio d’affetto, ma era il suavium che descriveva il bacio coinvolgente, erotico e passionale. Basta andare in Giappone, o in Malesia, però, perché il mondo, nella Giornata Mondiale del Bacio, si rovesci. In questi paesi o non ci si bacia in pubblico o addirittura non ci si bacia affatto, perché è proibito per legge. Al contrario in India lo si fa eccome, anzi, ed è uno scambio di anime perché il respiro contiene il nostro spirito. C’è poi la fama del “bacio alla francese” attribuito in genere alle coppie, e a chi non ha intenzione di rinunciare alla sensualità. Celebrato da artisti e poeti, nel cinema come nella pittura o nella scultura, il bacio è un simbolo di unione, di tenerezza e di vicinanza che sia quello della madre o il padre nei confronti del figlio, che sia quello dell’amico che ti dimostra di voler rimanere al tuo fianco, che sia quello del grande amore. Ma anche nell’arte il bacio è protagonista assoluto: da ricordare infatti è il celebre dipinto di Klimt “Il bacio” realizzato nel 1907-08 e conservato nell‘Österreichische Galerie Belvedere di Vienna, è quadrato e ha al centro un uomo ed una donna inginocchiati nell’atto di abbracciarsi, “appoggiati” su un prato ricco di fiori colorati. Non va dimenticato poi […]

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Culturalmente

Paul Poiret, lo stilista capostipite della modernità

Paul Poiret nasce a Parigi nel 1879 da genitori mercanti di stoffe. Il giovane trascorre la sua infanzia tra stoffe e colori, e accresce la sua creatività realizzando abiti per la bambola di sua sorella. Vocazione ben presto scoperta ed arrestata da suo padre, che non intendeva permettergli di seguire quella strada. Fu così che i genitori gli insegnarono l’arte della costruzione di ombrelli, mestiere che non appassionò mai del tutto il giovane creatore. Durante l’adolescenza, Poiret portò i propri bozzetti a Madeleine Cheruit, un’importante stilista, che ne comprò una dozzina. Poiret continuò a vendere i propri disegni ad alcune fra le più grandi case di moda parigine, fino a che non fu assunto da Jacques Doucet nel 1896. Paul Poiret in seguito fu assunto dalla House of Worth, dove disegnò abiti semplici e pratici. Ben presto, lo stile dei suoi capi fu troppo eccentrico per quella casa di moda, fu in quel momento che l’uomo decise di aprire un suo atelier. Le vetrine del suo negozio, sito prima al 5 di Rue Auber e poi a Rue Pasquier 37, erano eccentriche e voluminose, diverse da tutte quelle appartenenti alla concorrenza. Le creazioni di Poiret, nei primi anni del ‘900, hanno avuto diversi meriti. Il suo stile cambiava il modo di essere viste delle donne. Loro poterono diventare libere ed esotiche. La sua moda liberò gli abiti dal corsetto, sostituendolo con il più moderno reggiseno. La morbidezza delle sue creazioni restituiva sensualità alle donne che le indossavano. Nel 1905, durante la guerra russo-giapponese, creò il mantello-kimono. Si trattava di una sopravveste, che Poiret propose in tessuto rosso-bordeaux con fodera chiara a contrasto, ricamata. Con l’apertura della seconda casa di moda Poiret poté affermarsi come vero e proprio fulcro del marketing: si occupava lui stesso, infatti, della pubblicità dei suoi vestiti e dell’organizzazione di sfilate in tutta Europa. Gran parte della moda di Paul Poiret si concentra sullo stile orientale: punti forti infatti erano i pantaloni harem, la gonna humpel, e i turbanti Agli esagerati cappelli, Paul Poiret sostituisce pratici ed eleganti turbanti, con drappeggi o con decorazioni a piume. La tendenza orientaleggiante lanciata da Poiret culmina con la serata mondana della Festa delle Mille e una Notte, tenuta il 24 giugno 1911 nel parco della sua nuova prestigiosa sede in Avenue D’Antin, dove poté presentare i suoi modelli. La produzione della Maison Poiret ben presto si allargò all’arredamento, ai complementi d’arredo ed ai profumi Nel 1911, Poiret infatti aprì la divisione dedicata ai profumi Parfums de Rosine, dandogli il nome di sua figlia. Durante la prima guerra mondiale, Poiret dovette lasciare l’attività della casa di moda per mettersi al servizio dei militari, e realizzare le uniformi dei soldati, ma al suo ritorno la casa di moda versava in situazioni disastrose ed era sull’orlo della bancarotta. Nel 1929, la maison stessa fu chiusa, ed i suoi preziosi abiti furono venduti al chilo, come se si trattasse di stracci. Durante il periodo d’assenza una nuova stilista aveva conquistato i cuori parigini e non solo, si trattava di Coco Chanel. […]

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Libri

I Disinnamorati, un romanzo di Frank Iodice | Recensione

“I Disinnamorati” un romanzo di Frank Iodice edito ERETICA Edizioni è un libro che ha visto la prima pubblicazione in un’edizione francese su ‘Le Lys Bleu éditions’ nel 2018. Antonino Bellofiore è un giovane agente di polizia. Indossa calzini spaiati, non si prende cura particolarmente del suo aspetto, e fa di un suo bottino le cose sequestrate ai malfattori. La sua vita è intrecciata a quella di Anisetta, una giovane ragazza di origini genovesi, con occhi grandi e spaventati come quelli dei gatti. Le indagini di lui circa alcune lettere arrivate con ritardo presso la sua abitazione, e l’attitudine di lei, ad interrogarsi sulle questioni della vita, complici i suoi studi in psicologia, porteranno i due protagonisti in una corsa ad ostacoli, dove più volte ci si chiederà se l’amore basta a salvare una relazione o si necessita di molto altro. Il romanzo è incentrato per lo più su due grandi personaggi: Bellofiore ed Anisetta. Entrambi avranno modo e spazio di essere conosciuti dal lettore, si mostreranno senza maschere, talvolta rendendo i lettori partecipi dei loro dubbi e domande, portandoli dunque ad essere parte attiva della narrazione stessa. Bellofiore è lo stereotipo del “poliziotto cattivo” quello che fuma le sigarette di contrabbando, che non attende gli ordini o il lascia passare dei suoi superiori. È un poliziotto autonomo, che confonde utilità pubblica con questioni prettamente personali. Nega a tutti di voler fare carriera, perché il suo status di poliziotto semplice sembra assicurargli una certa sicurezza quotidiana. Non ama particolarmente Nizza, e spesso sembra ricordare con nostalgia i sapori e i paesaggi italiani. Gran parte delle vicende che lo riguarderanno saranno quelle riguardanti “le raccomandate” consegnategli con trent’anni di ritardo, a nome di suo padre. Spesso, l’uomo trascurerà le sue vicende personali a favore di indagini fuorvianti e senza grandi organizzazioni pratiche. Questo lo porterà a farsi sfuggire di mano molte delle sue questioni irrisolte, tra cui ciò che l’uomo ed Anisetta tentavano di ricucire da troppo tempo, senza buoni risultati. Anisetta è un personaggio positivo, calmo e leggero. Le vicende che la riguarderanno saranno incentrate sul suo lavoro sodo circa la tesi di laurea, sul fatto che proverà in ogni modo ad avvicinarsi ad un uomo scostante e burbero. Anisetta è osservatrice, pedalatrice, sognatrice, tutto insieme, e tutto in modo ineccepibile. Dapprima sembrerà vergognarsi anche solo di un complimento a voce alta, per poi nel corso delle pagine, trasformarsi, e diventare una ragazza più forte, quasi sfrontata: un esempio chiaro è senz’altro quello della bicicletta. Anisetta infatti, inizierà ad indossare gonne corte, o camice trasparenti in sella ad una bici, senza il timore di essere guardata o apprezzata. La sua trasformazione è piacevole alla vista quanto al pensiero. Anisetta dapprima curva sulle sue spalle, quasi intimidita dalla sua stessa voce, sembrerà darsi un tono, apprezzare di più le sue doti, e prendere scelte personali, che possano renderla davvero felice. Verso la fine del romanzo, la giovane infatti, si porgerà delle domande. Si chiederà infatti se è davvero ciò che vuole […]

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Libri

Michelle Steinbeck, Mio padre era un uomo sulla terra e in acqua una balena

Mio padre era un uomo sulla terra e in acqua una balena è il romanzo d’esordio di Michelle Steinbeck edito da Tunuè edizioni. La protagonista, Loribeth, è una ragazza giovane e curiosa, che vive come sospesa da quando suo padre è fuggito di casa, abbandonandola. Ma un giorno sarà costretta ad assumersi le sue responsabilità e a mettersi in viaggio, portando con sé solo una valigia; dentro, la conseguenza e la prova, decisamente ingombrante, di un suo folle gesto. Il romanzo si apre con un ritmo decisamente frenetico e l’inizio della narrazione sarà segnato da un evento tanto traumatico quanto simbolico, che si protrarrà nel corso di tutta la storia. Tutti i personaggi sono iconici ed innovativi. Ognuno di essi servirà sia allo sviluppo narrativo, che a dare una nota di colore alle descrizioni. Seguiranno quindi i dettagli e le storie dell’uomo grigio, di Seifert il marinaio e di sua sorella, del vecchio senza gambe in sella ad una bici, del bambino con le scarpe luminose, della ragazza unicorno e dello stesso padre di Loribeth. Durante la storia, Loribeth avrà modo di avere numerosi incontri romantici, anche se quello che la segnerà di più sarà proprio quello con il marinaio Seifert, un ragazzo magrolino e divertente.  Michelle Steinbeck non rende il loro romanticismo banale. La loro è infatti storia d’amore originale e divertente, mai prevedibile, con dialoghi talvolta surreali. Seifert sarà quasi la chiave di tutta la storia: l’amore leggero che proverà per Loribeth porterà la ragazza ad interrogarsi in modo profondo su ciò che è stata la sua vita passata e su quello che desidera aspettarsi per il futuro. Le vivide descrizioni del libro di Michelle Steinbeck Le descrizioni dei luoghi sono il punto forte della narrazione di Michelle Steinbeck. Se in un romanzo “normale” c’è un susseguirsi di città o contrasti climatici, qui assisteremo ad un vero e proprio viaggio surreale in mondi deserti e mai visti prima. La città rossa ne è un chiaro esempio, qui ci sono teste di animali appese ovunque, gente costantemente infreddolita, lumache e uomini da tè. Tutte le case e tutti i mattoni sono di colore rosso. Anche il mercato dove Loribeth si troverà con la sorella di Seifert non mancherà di originalità: qui infatti ci sarà una compravendita di denti ed orecchie. Ma il luogo iconico e rappresentativo di tutto il romanzo sembrerebbe essere proprio “l’isola dei padri scappati”. Un nome chiaro che riporta alla mente solo una soluzione: il padre della giovane è rifugiato proprio lì. Sull’isola, l’uomo scrive e beve tè, ricorda la sua vecchia vita con leggera nostalgia ma non trova mai il coraggio di tornare indietro, sopraffatto dal ricordo della sua insoddisfazione familiare e personale. Sull’isola non ci sono doveri, si può fuggire, ma anche stare fermi, non si risponde mai a niente e le responsabilità sembrano una cosa ormai lontana. La ragazza con la valigia porterà con sé il suo segreto fino alla fine, a volte le sfuggirà letteralmente dalle mani ma altro non appare se non […]

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