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Eroica Fenice

Libri

Cascasse il mondo, il primo entusiasmante romanzo di Maria Cristina Maffeis

È Cascasse il mondo, il libro d’esordio di Maria Cristina Maffeis, edito da Rizzoli editore, vincitore del Premio Angelo Zanibelli Leggi In Salute 2019. Cascasse il mondo: la trama Nella vita di una donna le amiche sono fondamentali. Titti lo sa bene e infatti, “cascasse il mondo”, non rinuncerebbe mai agli incontri con le sue compagne di avventure. Lei è lo spirito libero del gruppo, quella che affronta ogni circostanza con l’energia di un vulcano e il sorriso pronto. Poi ci sono loro: Ndidi, la chirurga, razionale e cinica; Adriana, l’insegnante dall’animo inguaribilmente romantico; e infine Irma, che di mestiere è psicologa e di soprannome è “la Dolce”. I loro problemi sono quelli di tutte le donne ma tra maschi incapaci, parenti a dir poco eccentrici e animali domestici un po’ matti, ce n’è uno più grande degli altri, un dramma che le accomuna e le spinge a restare unite per darsi forza e speranza. Il romanzo inizia con una gioviale descrizione di un giorno comune. Il bar è un luogo di incontri, e ancora di più, nel romanzo della Maffeis è il posto dove le cose più straordinarie della vita arrivano a compiersi. Un giorno comune, si trasforma in un evento straordinario, quando per l’appunto, Titti, la voce narrante della storia, incontra quelle che saranno le sue migliori amiche di sempre. I personaggi della storia nata dalla penna di Maria Cristina Maffeis appartengono alla schiera delle “ragazze della porta accanto”, ma con qualità straordinarie. Con la storia di Ndidi, si assiste all’emancipazione femminile dove una donna, straniera, è chirurgo. La donna indaga gli argomenti più ostici legati alla fine di un’unione coniugale, ma soprattutto il lettore, attraverso la sua storia, compie un breve viaggio nella storia del “razzismo”. E di come una persona di colore, ogni giorno, pur vivendo in Italia stabilmente, debba imbattersi in preconcetti di razza e frasi infelici. Ndidi, all’interno della narrazione, sembra rappresentare l’impeto e il femminismo, ma anche la durezza, la stessa corazza che diventa burro fuso sotto la pressione di un gesto d’affetto. Con Irma, ci la narrazione è quasi opposta alla storia precedente. Irma è una donna che ha preso le sue scelte sentimentali, senza subirle, è un animo in continua metamorfosi, che ha fatto della sua professione un trampolino di lancio per vivere efficacemente la sua esistenza. Adriana è la più impacciata del gruppo, si potrebbe dire un elefante selvaggio che sogna di essere una farfalla, e per certi aspetti, ci riesce. Attraverso la sua vita, il romanzo indaga un aspetto sociale dei giorni nostri: la precarietà dell’insegnamento. Pur apprezzando la sua professione, la donna, in alcuni momenti, sembra essere insofferente all’instabilità del suo lavoro. L’altalena delle emozioni, sembra spingerla in un tumulto di eventi e risposte, che prende il nome di distimia. A dare elettricità alla storia di sottofondo, è senz’altro la voce narrante del libro stesso: Titti, una donna dai capelli rossi, la cui vita è continuamente sotto la spinta feroce degli eventi. La donna è divisa tra il […]

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Libri

Sto ascoltando dei dischi: l’appassionante biografia di Maurizio Blatto

Sto ascoltando dei dischi, è il nuovo romanzo di Maurizio Blatto, giornalista e firma storica della rivista “Rumore”, edito da add editore. Il libro di Maurizio Blatto comincia con un chiaro accostamento alla vita del protagonista con quella di James Barrie, autore di Peter Pan. L’uomo, infatti, nel percorso intricato della sua vita, ascolterà più volte l’esortazione a “crescere”, proprio come succedeva al protagonista di Barrie. Tale accostamento sarà da subito negato, poiché Maurizio non si troverà mai alla ricerca di una fanciullezza, quanto piuttosto nel pieno godimento della sua condizione. Stasi che per gli altri è assolutamente deleteria. «Amare la musica e i dischi tanto da confondere la vita con le canzoni e il pop con la realtà è la malattia dell’autore di questi racconti. In un succedersi di situazioni esilaranti, psicologi, consulenti familiari, terapie di gruppo, medici e addirittura la Morte tentano di curare il protagonista dalla sua ossessione per la musica. Ci riusciranno? Vincerà Freud o avranno la meglio i Beastie Boys? Il terrore per il reggaeton è curabile? Vita privata e analisi musicale si fondono in un testo in cui sono le canzoni a fornire il ritmo all’esistenza dell’autore, scandita attraverso ricordi personali e aneddotica rock.» L’argomento cardine dell’intero libro è senz’altro il mondo che si cela dietro le ossessioni. Per taluni possono diventare infatti motivo di discordia, perdizione di energia vitale, fino a risultare motivo di disfatta. Per Maurizio, l’ossessione per la musica, altro non è che un modo di vivere la vita in maniera totale. Il protagonista racconterà diversi passi della sua vita accostando ad ogni sentimento ed evento un autore musicale o una frase di una canzone. Ogni citazione risulta evocativa ed emozionante. Il libro porta il lettore in una sorta di cassa armonica, dove parole e situazioni, si svolgono sotto il ritmo di una soundtrack specifica. Il protagonista, pur vivendo una vita all’esterno della sua testa, più volte, sembrerà essersi creato una bolla dove la vita segue il ritmo dei suoi artisti preferiti. Le sue esperienze di vita risulteranno il mix di chitarre, accordi e testi memorabili. In certi momenti, l’uomo sembrerà affrontare una sorta di “male di vivere”, rivolto più all’insofferenza altrui che al contesto storico. Maurizio non sarà in grado di stabilire relazioni stabili al di là della sua famiglia, poiché tutte le persone che hanno gusti diversi, appaiono al protagonista come persone da bandire. Uno dei suoi gruppi preferiti è senz’altro quello de The Smiths, l’ossessione per la loro musica, finirà per essere così deleteria, che l’uomo sarà condotto verso una terapia psicologica. I The Smiths ricorreranno anche nei suoi racconti adolescenziali. Maurizio e Gradino, uno dei suoi più cari amici, infatti, saranno i protagonisti di un gioco esilarante, dove ad ogni canzone del gruppo sarà associata un’azione in un “dimmi e comandami” dal retrogusto vintage. In questa parte di narrazione, si trova lo spazio giusto anche per i ricordi del passato più tetri. Ricordi, i quali, racconteranno episodi di bullismo, di ritorni alla città dell’infanzia, e degli amici […]

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Libri

La scuola dei teen: un libro per capire la filosofia in pillole

La scuola dei teen, edito da Les Flâneurs Edizioni vuole essere un appassionante riassunto della filosofia umana, ed è il frutto di un lavoro compiuto da tre artisti: Francesco Monteleone e Alessio Rega con le illustrazioni di Giuseppe Inciardi. La filosofia, l’ “amore della sapienza”, è il mezzo per raggiungere la Verità, ovvero la chiave per la libertà. Su tale concetto fondamentale e inconfutabile si basa questo compendio per ragazzi, con lo scopo di invo­gliare i giovani lettori a interrogarsi, a dubitare, a non accettare mai alcuna idea senza prima aver indagato a fondo. Studiare e riflettere rappresentano, oggi come in passato, un grande privilegio: è proprio per questo che l’autore, sostenendo la necessità di un approccio al ragionamento filosofico sin dalla scuola primaria, pro­pone una godibilissima raccolta di vite di filosofi, cor­redata di divertenti illustrazioni, in cui la loro biografia si intreccia con le arti visive – pittura e scultura – e la cinematografia a essa ispirate. Il libro parte con una spiegazione semplice dei concetti filosofici dell’umanità. Si sottolinea, da subito, infatti, di come sia importante per la mente avere davanti agli occhi le immagini di un testo, poiché esse servono ad imprimere in maniera definitiva i concetti testuali. Il primo filosofo su cui si pone l’attenzione è Salomone. Attraverso di lui, si indagherà il concetto di “concubine e mogli”. La sua filosofia sembra essere ereditata da suo padre David, il quale, sposò Betsabea, già moglie di un altro uomo. I suoi concetti filosofici si allacciano a tali libertà. Con Apollo e il suo motto “conosci te stesso” verremo a capo di una filosofia pagana, fatta di riti e questioni misteriose. “Il Responso” di Apollo, si stagliava nella società come unico modo per comprendere la realtà circostante. Con Socrate saremo testimoni di un suicidio. Il filosofo, infatti, avendo ereditato da sua madre “la voglia di far nascere la verità nell’animo umano” diventerà il maestro dei giovani. Tale influenza, preoccuperà al tal punto, da ordinarne l’uccisione. Con Platone si svilupperà il concetto di “Accademia”, lo studioso infatti, sarà il primo a fondare una scuola filosofica. Seguito dal suo discepolo Aristotele, il quale, con grande maestria contribuì alla crescita di Alessandro Magno. Con Agostino e Giordano Bruno, ci si immergerà in argomenti di maggior matrice religiosa. Il primo, infatti, dopo una lunga vita di vizi e peccati si convertirà al cattolicesimo, mentre il secondo pregno di idee innovative, fu bruciato sul rogo dall’Inquisizione romana. Sarà Cartesio ad approfondire argomenti più storici. Con lui si parlerà di indulgenze e dell’esigenza di rinnovare la chiesa cattolica. Kant sembrerà uno dei filosofi più vicini all’uomo standard: egli avrà una vita abitudinaria, fatta di routine e gesti schematici. Per lui, insieme alla tranquillità, due cose saranno essenziali nella vita: le stelle e la morale. Con Kant, anche Schopenhauer, spiegherà gli eventi della vita in maniera semplice. Piacere e dolore, nella sua dottrina sembreranno avvicendarsi molteplici volte, dando un senso al dolore e alla serenità umana. A dare note politiche al libro, sarà senz’altro la […]

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Cinema e Serie tv

Curon, la vera storia della nuova serie italiana di Netflix

Curon, la serie italiana Netflix, si è piazzata fin da subito tra quelle più viste nel mese di giugno. Ottimi risultati anche in Germania e nel mercato latino-americano. Riscontri positivi anche in America, dove “Decider” nella sua rubrica Stream it or skip It, l’ha promossa a pieni voti. La prima cosa che salta all’occhio è senz’altro la sua ambientazione: la cittadina di Curon, un affascinante paese di Bolzano, ormai sommerso per metà. La trama di Curon Anna Raina, giovane madre di due gemelli adolescenti, torna dopo 17 anni nel paese dov’è cresciuta. L’accoglienza del padre Thomas, un uomo cupo e minaccioso che vive in un hotel abbandonato, e della comunità, arrabbiata con i Raina sin dai tempi della costruzione della diga, è decisamente ostile. Anche Daria e Mauro, i due gemelli, dovranno lottare per inserirsi nella nuova realtà ed essere accettati dai compagni di scuola. Quando Anna scompare, i gemelli partono alla sua ricerca. Diversi colpi di scena si susseguiranno, fino ad arrivare all’epilogo dove uno dei personaggi cardini della serie, con una frase darà la spiegazione finale a tutto: “Dentro di noi vivono due lupi. Uno è il lupo calmo, gentile. L’altro è il lupo oscuro, rabbioso, spietato”. Interpreti e addetti ai lavori La serie tv, scritta da Ezio Abbate, Ivano Fachin, Giovanni Galassi e Tommaso Matano, è stata diretta da Fabio Mollo e Lyda Patitucci. Tra i protagonisti principali compare Federico Russo, la cui carriera è legata principalmente alla serie “I Cesaroni”, dove interpretava il più piccolo della famiglia. Grande lancio anche per Margherita Morchio, che interpreta sua sorella Daria. Nel cast, oltre ai già citati protagonisti, spiccano anche Alessandro Tedeschi (Albert), Juju Di Domenico (Miki), Valeria Bilello (Anna Raina) Giulio Brizzi (Giulio), Max Malatesta (Ober) e Luca Castellano (Lukas). Una serie di giovanissimi esordienti e non, che insieme agli addetti ai lavori hanno ideato ed interpretato una storia senza precedenti. La vera storia di Curon Quella che sembrerebbe una vecchia città come le altre, è un luogo intriso di mistero e storia. La serie è ambientata, infatti, in Curon Venosta, un comune di poco più di 2000 abitanti in provincia di Bolzano. Nella cittadina sorge il lago Resia, un bacino artificiale nato per la produzione dell’energia elettrica. Nel 1939 il consorzio Montecatini chiese di realizzare la diga che prevedeva l’innalzamento dell’acqua da 5 a 22 metri. A fermare tutto, compresa la preoccupazione dei cittadini, fu la Seconda Guerra Mondiale che bloccò la realizzazione della diga. Per la sua realizzazione nel 1950 il paese venne inondato, e i suoi abitanti dovettero abbondare le loro case e gli averi, per trasferirsi più a monte. Furono 677 gli ettari di terreno allagati, sfrattando circa 150 famiglie. L’unica cosa rimasta in piedi fu il campanile della vecchia chiesa, risparmiato poiché sotto la tutela dei beni culturali, essendo risalente al 1300. La distruzione della vecchia Curon non fu semplice e furono molti i malesseri generati da tale decisione. Il tema della rivalità fra italiani e tedeschi, viene infatti, ripreso anche nella serie. Niente […]

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Culturalmente

Baudelaire e i fiori del male: il viaggio immaginario tra vizi e virtù

Chi era Charles Baudelaire? La sua vita, la poetica, e curiosità sullo scrittore più emblematico di Parigi. «Scopriamo un fascino nelle cose ripugnanti, ogni giorno d’un passo, nel fetore delle tenebre, scendiamo verso l’inferno, senza orrore.» Charles Baudelaire Esponente del simbolismo, è Baudelaire lo scrittore che a Parigi ha anticipato il decadentismo.  Nato a Parigi il 9 aprile 1821, figlio di un sessantaduenne funzionario del Senato e di Caroline Archimbaut-Dufays, 27 anni. La grande differenza di età, inevitabilmente causerà la rapida scomparsa di suo padre, quando lo scrittore aveva ancora 6 anni. Sua madre, in seguito, sposerà un colonnello, che a causa della sua freddezza non sarà mai apprezzato dallo scrittore. Sembrerebbe nascere proprio da questi avvenimenti l’insoddisfazione di Baudelaire, la quale influenzerà tutta la sua vita e molte delle sue opere. Significativo è il rapporto con sua madre. Il giovane, infatti, influenzato dalla presenza del patrigno, penserà di non essere mai ricambiato da sua madre, e vivrà tutta la sua vita in una ricerca costante di amore. Nel 1833, frequenta controvoglia il Collège Royal, dove con molta fatica conseguirà gli studi. In seguito partirà a bordo del Paquebot des Mers du Sud, nave diretta alle Indie. Questo viaggio produce nel giovane la passione per l’esotismo, sentimento che riverserà in molte delle sue opere. Diventato maggiorenne, lo scrittore, decide di interrompere il suo viaggio e tornare a Parigi. In pieno possesso dell’eredità paterna, vive in maniera libera per un po’ di tempo. Dopo poco conoscerà Gautier, vedendo in lui una guida morale ed artistica. Grazie al fiorente patrimonio, Baudelaire, condurrà una vita dispendiosa nel quartiere alto di Parigi, sperperando in poco tempo, la metà dei suoi averi. Tale dissennatezza gli costerà cara: il giovane, infatti, dovrà abbandonare le sue libere scelte, per affidarsi a un curatore patrimoniale. Durante il periodo di dispendio economico, lo scrittore si trova a frequentare ambienti per niente raccomandabili, arrivando anche alla compagnia di prostitute. È così che probabilmente Baudelaire contrae la gonorrea e la sifilide, malattie che contribuiranno alla sua morte 27 anni dopo. Gli amori di Baudelaire erano i più disparati: nel 1840, intrattenne una relazione lunga con una prostituta ebrea di nome Sara. Ma il suo grande amore è senz’altro Jeanne Duval. Con lei il poeta intrattiene un’appassionata e duratura relazione d’amore. La giovane non è solo la sua amante, ma anche la musa ispiratrice di molte sue opere. La donna, rappresenta per lo scrittore, il senso erotico e passionale della vita, senza il quale, la vita stessa non sembra essere possibile. Secondo la madre di Baudelaire, “la venere nera” prosciugava suo figlio in ogni sua parte, sia per quanto riguarda il lato economico, che per le opportunità di vita. Con la Duval, Baudelaire visse una vita felice fatta di agi e ricchezze, alloggiando persino al centralissimo Hotel de Pimodan sull’isola di Sant-Louis, dove nel suo studio, permetteva alle tende oscuranti di coprire solo la parte inferiore della finestra che dava sulla Senna, lasciando la visuale limpida del cielo. Il suo esordio letterario […]

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Culturalmente

I sette peccati capitali: storia, simbologia del numero e curiosità

Ecco i sette peccati capitali, dalle origini di Aristotele all’uomo moderno. Parlare di peccati capitali è il primo errore che si commette quando si affronta l’argomento. È più giusto, infatti, parlare di vizi capitali, ovvero quei difetti caratteriali che volgono l’animo umano verso un’inclinazione comportamentale piuttosto che ad un’altra. Per i cristiani, sarebbero proprio i vizi a causare il peccato, ma è ancora erroneo poiché il peccato non è altro che una conseguenza del vizio. Per capire a pieno la questione, bisogna analizzare la parola. In latino il termine vĭtĭum, stava a significare la mancanza di qualcosa, che fosse fisicamente o moralmente, una sorta di difetto spirituale. La parola capitalis, invece, indica come tali difetti, alterano la cosa più importante dell’essere umano: la sua testa, il centro che governa ogni cosa. Accenni di storia Il primo filosofo a fare chiarezza è stato senz’altro Aristotele, che nel suo trattato Etica Nicomachea, scritto nel IV secolo a.C sosteneva che ogni virtù se portata all’eccesso arrivava a trasformarsi in un difetto, e di conseguenza in un vizio. Da qui si evince la teoria del “giusto mezzo”, a riprova che la frase in medio stat virtus (la virtù sta nel mezzo) conferma senz’altro il trattato di Aristotele. Lo stesso filosofo elaborò la teoria “degli abiti del male”, secondo la quale, chi è pervaso da uno o più vizi instaura con il vizio stesso una sorta di abito legato all’anima e al corpo, che lo indurrà a peccare sempre di più. La stessa teoria, vale ovviamente, anche per le virtù, con conseguenze del tutto opposte. Il primo a stilare una sorta di elenco dei vizi capitali fu Evagrio Pontico, scrittore e asceta greco. Gola, lussuria, avarizia, ira, tristezza, accidia, vanagloria e superbia. L’elenco non appare come quello conosciuto oggi, poiché nel corso del tempo esso è stato protagonista di cambiamenti sostanziali. La tristezza che non permette di godere della bellezza delle opere di Dio, sarà sostituita dall’accidia e dall’invidia, mentre la vanagloria sarà assorbita dalla superbia. Lo scrittore vedeva negli otto vizi una sorta di “pensieri malvagi” e per questo, erano entità da combattere e ripudiare. Il concetto di vizio, con l’avvento dell’Illuminismo, però, andò man mano a disfarsi, poiché nell’era del progresso vizi e virtù divennero posizioni alla pari, necessarie ed utili per lo sviluppo sociale. Simbologia del numero 7 Parlando dei vizi capitali, l’attenzione cade sul suo numero. Il 7 per molte culture rappresenta infatti, la perfezione e la completezza. Alcuni esempi potrebbero essere le sette piaghe d’Egitto o i bracci del candelabro ebraico. Il sette trova la sua spiegazione anche nei precetti del cristianesimo: i sette sacramenti (Battesimo, Cresima, Eucaristia, Penitenza, Estrema unzione, Ordinazione, Matrimonio) o i sette doni dello spirito santo o i dolori di Maria. Anche per quanto riguarda le virtù, ricorre ancora il numero sette: fede, speranza, carità, giustizia, temperanza, prudenza, fortezza. A parlare di sette tentazioni è stato invece San Tommaso d’Aquino, il quale vedeva in quelle tentazioni un modo per l’uomo di giungere verso quattro beni, per sfuggirne […]

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Libri

Marco Ponzi e il romanzo di formazione L’accento sulla A

Recensione de L’accento sulla A, l’entusiasmante romanzo di formazione di Marco Ponzi, edito da Il foglio Editore e pubblicato ad Aprile 2019. L’accento sulla A di Marco Ponzi è un romanzo sull’accettazione di sé, sulla voglia di riscatto e sull’esperienza di una sofferenza volta al positivo, raccontata attraverso la drammatica e scabrosa vicenda della protagonista che deve convivere con una malformazione decisamente imbarazzante. Una sfida ai pregiudizi e alle maldicenze, perché l’osceno non è soltanto un fatto esteriore. L’accento sulla A di Marco Ponzi, trama Il romanzo inizia con una visione dai toni cinematografici, indirizzando l’attenzione su una figura. Lo scenario che si staglia è quello di un ambiente vissuto, fatto di cimeli, fotografie e ricordi del passato, a riprova che la protagonista ha vissuto una vita intensa. La narrazione, dapprima rivolta al passato intenso della donna, rivolge i suoi riflettori su di una storia iniziata tanto tempo fa. I coniugi Amalia e Camillo, infatti, sono i genitori di Felicita, la protagonista indiscussa di tutto il romanzo. La storia dei due permette al lettore di indagare sui punti oscuri di un matrimonio dominato dalla noia. Amalia e Camillo, infatti, sembrano stare insieme, legati solo da una promessa fatta a Dio e dal tentativo rocambolesco di rendere felice il creatore attraverso la procreazione. I coniugi raccontano di una vita matrimoniale fatta di gesti noiosi, di manifestazioni amorevoli rare quanto poco spontanee e, soprattutto, di una ciclica routine che annoia e svilisce sia la coppia che il singolo. Valbridico, luogo fisico dove si svolge gran parte della storia, è una città pregna di noia e pregiudizi. È un posto fantasma, dove il tempo scorre sterile come dentro una teca di vetro. Per Felicita quel piccolo paese, lontano dalla città, più che un nido sicuro le sembrerà una prigione. La cosa fondamentale di tutto il romanzo, intorno a cui ruotano eventi e fatti, è la condizione genetica e patologica in cui riversa Felicita: il genitalismo di Warzov. La patologia, di fatto apparentemente poco grave, trasformerà ben presto il gioiello di casa in una disgrazia mandata dal cielo. Il genitalismo di Warzov renderà l’infanzia di Felicita del tutto inesistente e vissuta dietro un vetro. Tutto questo vivere lontano dal mondo e dalle persone procurerà nella psiche della protagonista una sorta di divario tra la realtà e il mondo vero, risultando quasi estranea al dolore procurato agli altri o a quello provato in prima persona. Felicita in più punti sembrerà come essere anestetizzata, e del tutto estranea alla sua vita. I suoi genitori saranno l’emblema più significativo di come una disgrazia familiare possa produrre un disfacimento totale della famiglia stessa. La sindrome in cui riversa Felicita produrrà in lei un risultato inaspettato: se tutti saranno impegnati nell’atto di nascondere la verità sulla sua condizione medica, la protagonista non si curerà del tutto del camuffamento della realtà. Felicita sarà fiera di ogni sua azione, dei cambiamenti di vita, persino dei pettegolezzi altrui. La protagonista è una donna forte, una bambina curiosa, e una ragazza in cerca […]

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Libri

Napùl, l’ultimo entusiasmante libro di Marco Perillo

In uscita a maggio 2020, il libro di Marco Perillo Napùl edito da Alessandro Polidoro Editore Napùl, un nome che sta a metà tra Napoli e Kabul. Una metafora per raccontare una città in guerra quotidiana, perennemente a cavallo tra presente e passato, oriente e occidente, slanci poderosi e cadute dolorosissime. Tra queste pagine si incontrano i personaggi più disparati: un ragazzo che rinverdisce un antico mito ellenico, baby gang in azione contro un autobus fermo nel traffico, un padre malavitoso che osteggia il fidanzato della figlia, i ricordi dell’11 settembre filtrati da chi di persona ha conosciuto gli attentatori e diverse altre storie. Il libro parte con un racconto che desta curiosità. Anticaglia ha i toni lugubri, ingrigiti da tempi e situazioni surreali. I gatti, fanno da padrone. Saranno proprio i felini, che in orde armate, sveleranno diversi misteri della narrazione. Il racconto spinge da subito il lettore in una realtà verace fatta di caffè e vicoli, non dimenticando le note misteriose che contraddistinguono i racconti dalle sfumature dark. L’arte è un elemento essenziale all’interno delle prime entusiasmanti righe di Perillo. Il protagonista, infatti è un gallerista. Sarà l’incontro con una misteriosa donna, la quale non gode di un’ottima fama tra i paesani, l’evento che farà conoscere la sua vita, nei dettagli più profondi. Alcune pagine più avanti, infatti, Ermete Matacena, il gallerista, perderà il suo ruolo da protagonista, lasciando spazio, a suo figlio Perseo. Un ragazzo tutt’altro che sicuro del suo aspetto e della sua condizione di vita, si metterà alla ricerca di suo padre, in compagnia del suo fedelissimo specchio. Da qui, il mito di Medusa e Perseo, rivisitato in sfumature “da città” mescolate al pathos delle leggende passate. Nel secondo racconto il lettore si troverà catapultato nella realtà cruda di Napoli, dove un assassinio, spinge una giovane donna a diventare poliziotta. In questo racconto saranno svelati diversi personaggi del tutto iconici: la donna che si prostituisce, i vecchi del quartiere, per passare ai pettegoli cittadini. Ognuno di essi, sembra incarnare un vizio capitale di una Napoli che diventa lo specchio malsano di tutto il mondo. In ogni riga si respirerà a grandi boccate l’energia del popolo meridionale, i pregi ma anche i pozzi dei tanti vizi, dentro i quali l’uomo arriva a perdersi. A restituire al libro una ventata energica, è “Garibaldi”. All’interno di questo racconto il lettore potrà trovare la vita di un uomo semplice la cui esistenza è stata tutta dedicata al lavoro. Ciro, soprannominato Garibaldi, per il suo aspetto, è da sempre un conducente di pullman. In contemporanea alla descrizione della sua vita e dei suoi sentimenti, ci sarà un racconto parallelo, i cui protagonisti saranno dei giovani ragazzi in sella ad uno scooter. Le vicende dell’uomo e dei ragazzi, si intrecceranno in più punti, in uno scontro generazionale senza pari. In Garibaldi ci saranno i primi, ma non ultimi, discorsi in lingua dialettale. Le parti scritte in napoletano, non risultano proibitive per chi non è del posto. Il linguaggio verace dona autenticità e […]

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Libri

Alla ricerca di Sophia: il nuovo romanzo di Fabio De Martini

  “Alla ricerca di Sophia” è il nuovo libro di Fabio De Martini, edito da Articoli Liberi. Alla ricerca di Sophia di Fabio De Martini è un lungo monologo, una lettera che il protagonista traccia nella sua mente, dialogando con una Sophia Loren immaginaria eppure presente in ogni parola, come una perfetta e saggia compagna di viaggio. E il viaggio che Fabio compie attraverso il nostro Paese, attraverso le sue bellezze, le sue contraddizioni, le sue parlate, è pieno di luoghi e persone che meritano un posto nel cuore dei lettori: Umberto il romano, Vincenzo l’ex galeotto, Titina la prostituta più richiesta di Napoli, il maestro Tesori di Venezia, e numerosi altri incontri che serviranno a capire che “non si scappa facilmente dal sud”. Il romanzo di Fabio De Martini parte con una descrizione vivida e dettagliata della Calabria. I sapori, i suoni, e le immagini evocative filtrano attraverso le righe servendosi di un abile penna. Il suo incipit è lento, quanto profondo. Le descrizioni paesaggistiche rallentano la parte narrativa, per dare maggiore spazio alle fattezze del luogo. Il libro esordisce con una fuga, che più avanti sarà spiegata nelle sue vicende. Il protagonista torna agli oggetti del suo passato, assaporando esperienze e sensazioni ormai dimenticate. Quel ritorno al passato non mette in ombra però il suo sogno più grande: “Ritorno alla vita”. Quel titolo, di fatto, è una produzione che il protagonista sogna di fare da sempre, servendosi di grandi artisti, ma in particolare, l’uomo sogna di avere come fulcro delle sue storie Sophia Loren. Dal balcone della sua abitazione in Calabria, il protagonista, vede lo Stromboli. Questo gioco di ricordi innesca un meccanismo infantile che ai tempi sembrava risultare profetico. L’uomo, infatti, all’epoca bambino, quando si trovava dinanzi ad un desiderio, poneva a sé stesso ed alla natura un interrogativo: se avesse visto lo Stromboli, probabilmente il sogno che aveva si sarebbe realizzato, al contrario se la foschia lo avesse nascosto, ciò che desiderava non avrebbe avuto compimento. Da qui si evince la grossa immaginazione del protagonista, la cui psiche resta per tutto il romanzo un pozzo nero fitto di domande. Se dapprima, infatti, il sogno di essere un astronauta bambino appare del tutto normale, il suo approccio alla vita adulta sembra invece fuori dal comune. Il protagonista è fuori da ogni schema, capace di immaginare cose che non esistono, o di allargare spunti di vita quotidiana fino all’inverosimile. Il protagonista più volte, partendo da un passante, o da una conoscenza superficiale, arriva alla creazione di vere e proprie storie cinematografiche. Lui stesso sembrerebbe essere la creazione della sua mente: regista, attore, pittore, niente di queste arti lo riguardano davvero, facendo risultare i suoi racconti di vita del tutto finti. L’arte del protagonista non è che una trasposizione della sua mente. Attraverso le sue parole, indagheremo diverse storie quotidiane, immergendoci, però, in dettagli probabilmente del tutto inesistenti. Un chiaro esempio è quello di Selene ed Enrique, una coppia incontrata per strada, su cui il protagonista imbastirà una storia […]

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Culturalmente

Icaro: un mito di uomini che sognano di volare

Il mito greco di Icaro, tra leggenda, spiegazioni e modernità, in una storia comune, di uomini che sognano di volare. Quando si pensa al mito di Icaro, non si fa subito riferimento ad un personaggio molto importante della storia: suo padre Dedalo. La storia, infatti, inizia ad Atene, con un artista capace di grandi prodezze, di nome Dedalo. Le sue capacità erano così grandi, che ogni cosa che costruiva sembrava aver vita propria. Un giorno, l’artista, fu convocato da Minosse, re di Creta. Il re, diede all’uomo, un incarico molto importante: ideare una prigione sotterranea per un uomo mezzo toro che stava seminando paura e panico nel suo regno. L’architetto ideò un labirinto sotterraneo che per un po’ tenne il mostro all’oscuro di tutti, fino a quando Teseo, non lo sconfisse. Minosse, incolpando Dedalo, fece rinchiudere l’uomo insieme a suo figlio, nello stesso labirinto da lui ideato. L’artista, che da sempre aveva idee prodigiose, pensò ad un modo per fuggire dalla prigione: Dedalo ebbe un’idea fenomenale, decise quindi, di costruire per sé e per suo figlio, due paia di ali tessute di piume leggere. A fare da collante, della banale cera. L’uomo, raccomandando suo figlio di seguirlo, e di stare lontano dal Sole, a causa del suo potere distruttivo, si lanciò nel vuoto, seguito da Icaro. I due iniziarono a vorticare velocemente nell’aria, passando in mezzo agli uomini dei campi, accostati alle acque dell’Egeo. Furono scambiati più volte per divinità scese dall’Olimpo. Questo riconoscimento fece inorgoglire a dismisura Icaro, che lasciando la rotta di suo padre, che lo precedeva in volo, si lasciò prendere dall’euforia, e seguendo un desiderio folle decise di raggiungere i cieli più alti. Fu in quel momento che il calore del sole sciolse la cera che permetteva alle ali di aderire alla sua schiena. Icaro, tentò di riprendere il volo, ma l’invenzione di papà Dedalo, senza collante, non funzionava più. Icaro cadde nel mare, fino a scomparire sotto la bianca schiuma. La sua morte, diede il nome per sempre a quei mari (mare icario). Dedalo, che aveva assistito a quella scena, non poté che proseguire la sua rotta, arrivando fino a Cuma, dove costruì un tempio dedicato ad Apollo, consegnando le sue ali. L’unica sua consolazione fu quella di scolpire sulle porte del tempio la terribile storia che aveva vissuto, arrivando fino all’episodio della fuga. Fu in quel momento che la commozione e il dolore, tradirono la sua arte. L’uomo, incapace di narrare un tale episodio funesto, lasciò per sempre la sua opera incompiuta. L’altra faccia del mito Un’altra versione, accostata alla prima, racconta fatti diversi. Secondo il mito, Dedalo, era un artista molto amato, ed ovviamente era circondato da un gruppo di adepti. Tra questi c’era suo nipote Calos, figlio di sua sorella. Preso da una gelosia cieca per il talento di Calos, l’uomo uccise per invidia suo nipote, e fu costretto a fuggire a Creta, ormai condannato a morte. Qui strinse un forte legame con il re Minosse, ma ancora una volta l’artista si […]

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Libri

Due di picche, il nuovo romanzo di Paquito Catanzaro

Due di picche: Romanzo semiserio x non essere + single, edito da Homoscrivens edizioni, è il quarto romanzo di Paquito Catanzaro. Nato a Torre del Greco nel 1981, Paquito Catanzaro ha pubblicato Due di picche: romanzo semirerio x non essere + single, per la casa editrice Homoscrivens. Un romanzo che rappresenta la quarta opera pubblicata dallo scrittore campano dopo Quattroterre (2014), Centomila copie vendute (2017) e 8 e un quarto. La storia irresistibile del telepanettone che perfino Fellini avrebbe voluto dirigere (2019) Due di picche, trama Mirko, Dante, Romualdo. Tre menti brillanti in grado di affrontare qualsiasi problema tranne uno: trovare una fidanzata. A insegnar loro l’antica arte della seduzione ci proverà Massimo Valsecchi, ex divo dei fotoromanzi, forse un po’ invecchiato, ma ancora in grado di conquistare qualsiasi donna, oltre che esperto di trucchi e strategie amorose. Riusciranno i nostri eroi nell’ardua impresa o spetterà loro il più classico dei due di picche? Tra tempo, amore e amicizia Il romanzo ruota tutto a Massimo Valsecchi, un personaggio molto interessante. L’uomo, dopo essere stato un famoso divo dei fotoromanzi e aver fatto esperienze poco piacevoli nel mondo della televisione, deve fare i conti con le brutture del tempo. Valsecchi non è più quell’uomo affascinante e voluto da ogni figura professionale. Il mondo è cambiato, così come le richieste lavorative. L’argomento tempo è molto importante. Se da un lato sembra rendere Valsecchi pregno di una fragranza chiamata più comunemente col nome d’esperienza, d’altra parte il passare del tempo sembra aver usurpato le sue possibilità lavorative. Massimo si trova nella condizione di doversi adattare ad una nuova condizione di vita, fatta di escamotage per ricavare benefici o lavori poco gratificanti. Il tempo non lascia scampo neppure al suo aspetto: se dapprima veniva notato da star hollywoodiane adesso, quel corpo attempato, sembra far fatica anche ad entrare nei costumi di scena. Ciò nonostante Valsecchi resta un personaggio credibile, che potrebbe sostituire il volto e la storia a molti dei veri attori dello spettacolo odierno. La vita dell’uomo sembra prendere una svolta, quando usufruendo delle sue doti comunicative, e degli stralci di uno charmes mai del tutto sfiorito, incontra tre ragazzi bisognosi di aiuto. I personaggi di Mirko Bellagio, Dante Carboni e Romualdo Foscolo, sono iconici quanto divertenti. Il loro “club da nerd” avvicina il lettore ad un’atmosfera amicale, in cui è difficile non entrare in stretto contatto con i problemi e i desideri di ognuno di loro. I loro nomi sembrano incarnare tre figure austere del passato, romantiche quanto superate. I ragazzi, pur avendo una fiorente carriera lavorativa, soffrono tutti dello stesso disagio: non sono bravi con le donne, per cui sono single. La “Scuola Valsecchi” se dapprima sembra risultare inefficace, poi darà i suoi frutti. L’uomo ricopre il ruolo di coach, ma anche di amico. Non risparmia loro le paternali, le richieste pecuniarie, e raramente si mostra docile e tenero nelle sue lezioni di vita. Attraverso l’insegnamento dell’arte della seduzione, il romanzo indaga su tre problematiche molto importanti. Dante, soprannominato dal maestro […]

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Libri

I Monologhi della vagina: nuova edizione del capolavoro di Eve Ensler

I Monologhi della vagina, di Eve Ensler | Recensione A vent’anni dalla prima pubblicazione, ilSaggiatore presenta la nuova edizione dei “Monologhi della vagina” con una nuova prefazione, nuovi contributi e testi mai letti prima. I “Monologhi” si sviluppano intorno agli argomenti naturalmente associati alla protagonista del libro (sesso, mestruazioni, parto) come a quelli, dolorosi e scottanti, dell’attualità (violenze, pulizia etnica). La riedizione de “I Monologhi della vagina” Il libro si apre con un interessante prefazione di Jacqueline Woodson, in cui, fin dal primo momento, si evincono le differenze culturali e temporali che dividono eventi e storie di ieri ed oggi. Ad illustrare tali differenze è senz’altro il discorso sul ciclo mestruale. La Woodson, infatti, evidenzia un fatto fondamentale: se prima l’arrivo del ciclo era un fatto increscioso e di cui vergognarsi, col tempo, come è successo con sua figlia, è diventato un evento il cui festeggiamento sembrerebbe essere d’obbligo. Il passaggio da tabù a risorsa di vita, come possibilità di mettere al mondo un figlio e di diventare una donna, è stato lungo e doloroso ma di fatto oggi appare come una realtà stabile. Il libro si pone come obiettivo principale quello di sdoganare il concetto vagina, o la parola stessa, dai tabù sociali autoimposti. La parola viene spesso ripetuta, talvolta appare quasi ridondante, ma il suo essere così presente in diverse pagine svela tutta la forza e la voglia di essere considerata normale, alla stregua di tutte le parole usate nei discorsi pubblici. La Ensler sembra raggiungere il suo scopo, poiché, se all’inizio del libro c’è un po’ di disorientamento nel ripeterla più e più volte, arrivando alla fine il termine diventa di uso abituale. La prima rappresentazione de “I Monologhi della vagina”, che nasce come spettacolo teatrale, si è tenuta al Downtown a Manhattan. Le prime degli spettacoli iniziali erano seguite da poche persone in piccoli teatri ma, col tempo, la potenza dell’opera ha raggiunto le vite di molti, diventando di fatto uno spettacolo di fama mondiale. Interessante è il risvolto sociale legato al V-Day. All’interno del libro ci sono diversi momenti dedicati alla nascita dell’organizzazione, un movimento attivista globale, nato da un’idea di Eve Ensler, rivolto ad abbattere ogni forma di violenza su donne e bambine, che ha accolto, nel tempo, il sostegno di persone di ogni sesso ed etnia. Il V-Day promuove eventi di sensibilizzazione e consente esibizioni gratuite ispirate a “I Monologhi della Vagina“. La data in cui ricorre l’anniversario della creazione dell’organizzazione è senz’altro iconica. Infatti, il 14 Febbraio, se da un lato è testimone di orde di innamorati che festeggiano San Valentino, dall’altro vede milioni di persone celebrare la causa femminista.  La V sta per Vittoria, Valentino e Vagina. All’interno del libro c’è anche un racconto specifico sul flash mob internazionale “One Billion Rising”. La campagna OBR invita a levarsi ed insorgere contro la violenza attraverso l’atto liberatorio della danza. Ogni anno, il flash mob ha un tema preventivamente scelto. La narrazione si divide in capitoli intensi e capitoli quasi informativi. L’intestazione -alcuni fatti–, ad […]

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Culturalmente

Danze popolari: uno sguardo nel mondo e in Italia

Danze popolari: espressioni del popolo “Quando un vecchio danza, di vecchio in lui non ci sono che i capelli; il suo spirito è giovane ancora”. È così che Anacreonte parlava della danza, istinto, primordiale nell’uomo, che permette di esprimersi attraverso i movimenti del corpo, “abitando” uno spazio. Se ad oggi la danza appare come un’attività di svago, una disciplina sportiva o di spettacolo, nell’antichità era alla base di diversi riti devozionali, rivelandosi in molti momenti anche un modo diverso di pregare. Tutto questo può essere riassunto con una sola nozione: danze popolari. Ad oggi si contano diverse danze popolari ma vediamo le più importanti insieme. In Costa d’Avorio, il ballo più importante è quello in maschera Zaouli. I flauti e i tamburi accompagnano il danzatore, che batte forsennatamente i piedi a terra. Il suo volto è coperto da una maschera tradizionale dai toni variopinti. Ogni villaggio ha il suo danzatore personale che, come un atleta professionista, si esibisce durante celebrazioni ufficiali o funerali, con lo scopo di rafforzare la pace e garantire una buona produttività. Lungo la costa caraibica della Colombia, si balla la cumbia, che, dal termine kumb, significa “suono, rumore o frastuono, ballare“. Si tratta di un mix di seduzione e corteggiamento, arricchito da movimenti sensuali dei fianchi e da passi corti. Il partner maschile, solitamente con un fazzoletto annodato alla gola che agita in alcuni momenti precisi, danza generalmente intorno alla compagna, in una sorta di corteggiamento primordiale. Fino alla metà del XX secolo, la cumbia era considerata una danza sfacciatamente inadeguata per le classi alte, per cui veniva eseguita solo dai meno abbienti.  Oggi, nelle zone di Perù, Colombia, Argentina e molte altre, viene eseguita come “ballo di coppia”, stando uno di fronte all’altra, senza contatto fisico diretto, compiendo passi avanti ed indietro all’unisono. Da non confondere con la “cumbia villera”, una variante della musica folk colombiana nata nei quartieri poveri di Buenos Aires., che ha sonorità maggiormente commerciali e spesso testi che raccontano di esperienze criminali o di droga. L’Ucraina è il regno dell’Hopak. Danza tipica per russi ed ucraini, viene eseguita a partire dal XVI secolo perlopiù nelle comunità militari, dove i soldati vincenti celebravano spesso la vittoria mettendo in scena episodi della battaglia eseguiti con passi di danza, salti con spaccata e posture accovacciate, a braccia conserte. La danza “dei cosacchi” è il ballo “corporale” più conosciuto in Russia e coinvolge tutto il corpo: chi lo pratica deve essere abile nel maneggiare le armi, avere una corporatura robusta ed avere doti canore. In Brasile, invece, troviamo il “frevo”. I ballerini di questo ballo eseguono in sequenza circa 120 movimenti, inclusi quelli tipici delle danze acrobatiche e della capoeira. I “passistas” (i ballerini) indossano completi succinti dai colori più variegati e si esibiscono per lo più durante il carnevale pernambucano della città di Olinda. Considerata patrimonio dell’Unesco a partire dal 2012, le origini di questa danza si dice risalgano ai disordini che avvenivano in strada durante la celebrazione carnevalesca, per limitare i quali la marcia […]

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Culturalmente

Lo stile gotico, uno sguardo alla sua nascita

  Proveniente dalla Francia, ecco le caratteristiche principali dello stile gotico, un modus operandi che si riversa in tutte le arti che conosciamo. Il gotico è una fase della storia dell’arte che da un punto di vista geografico, vede la luce nella regione di Parigi, per poi diffondersi in tutta l’Europa. Il gotico fu un fenomeno che interessò diversi settori della produzione artistica, arrivando persino alle cosiddette “arti minori”: oreficeria, intaglio di avorio, vetrate, tessuti… La parola si rifà ad un’origine rinascimentale, e di fatto significa “barbaro”. Il gotico si identifica come l’arte dei monarchi e della borghesia ricca. La nascita ufficiale dello stile viene considerata la costruzione del coro dell’Abbazia di Saint-Denis a Parigi, consacrata nel 1144. In quel frangente, l’architettura gotica voleva diventare un mezzo per arrivare a Dio. Le novità di tale stile si diffusero con modi e tempi diversi arrivando però in diversi stati: Inghilterra, Germania, Spagna, Italia, Austria, Boemia, Ungheria, Polonia e molti altri. In epoca gotica vi fu uno stretto rapporto tra arte e fede cristiana, ma fu anche il periodo nel quale rinacque l’arte laica e profana. In epoca medioevale l’architettura gotica era chiamata opus francigenum, mentre fu identificato come “stile dei goti” (antico popolo germanico) per la prima volta da Giorgio Vasari nel XVI vedendo in esso lo stile contrapposto a quello classico greco-romano. Il gotico in quanto stile, si fonda su caratteristiche specifiche: una di esse, si direbbe la più importante, è il fatto secondo il quale a partire da questo stile le costruzioni si basavano sul “verticalismo” visto come passaggio dal terreno al divino. La facciata generalmente era serrata da due alte torri, gli archi rampanti circondano il corpo della chiesa, allargando la base d’appoggio, scaricando il peso della struttura. Con il tempo, tali orpelli divennero anche elementi decorativi. La luce è una delle caratteristiche principali di questo stile, ed è simbolo della trascendenza divina. Le vetrate sono immense e colorate, la luce che trapela da esse è calda ed intensa. I colori predominanti sono il blu, il giallo, il rosso e il verde, ma fondendosi tra di loro regalano una gamma infinita di sfumature. Le scene in genere presentano i temi delle Sacre Scritture, dando ai fedeli più ignoranti la possibilità di capire la Bibbia attraverso l’iconografia delle vetrate. Tutte le cattedrali sono rivolte verso est cioè verso la luce. Uno dei monumenti gotici più iconici è senz’ altro la Cattedrale di Parigi, che nel corso degli anni ha subito danni gravissimi durante gli incendi della rivoluzione francese. La pianta è a croce latina, la facciata è percorsa dalla galleria dei re di Giuda e di Israele, interamente rifatta. Sul portale principale è possibile ammirare la raffigurazione del giudizio universale, dove le anime vengono giudicate da Gesù e gli angeli supplicano la loro salvezza. Vi è anche la galleria delle chimere, note come gargouilles che hanno la funzione di doccioni. L’interno è a 5 navate. Gli archi rampanti circondano la cattedrale che è tra le più vaste di Francia. […]

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Libri

Cristiano Carriero in un progetto editoriale polifonico: Come l’aria

Come l’aria. Cose che ci mancano e ci riprenderemo presto è un progetto editoriale corale nato da un’idea di Cristiano Carriero, diventato poi un ebook edito da Les Flâneurs Edizioni.  Diversi gli argomenti affrontati: l’organizzazione di una nuova quotidianità, la famiglia, la gente, il dolore, la nostalgia e molti altri. Ad aprire la raccolta è la straordinaria prefazione di Cristiano Carriero. L’autore prepara davanti agli occhi del lettore, le cose che andrà ad affrontare. Dalla disperazione della perdita alla gioia dei piccoli momenti. Cristiano Carriero imbandisce in modo esemplare un tavolo ricco di vivande. Nel racconto Piccoli momenti di felicità, Francesco Scarrone, introduce il concetto di attesa. Raccontando di come del prima covid19 ci fossero diverse fasi preliminari al sorseggiare una pinta fresca. Quell’attesa, che in quei momenti appariva una frustrante perdita di tempo, al cospetto di un’attesa di certo più grande e snervante, adesso appare come una lontanissima gioia. In Mancanza si sviscera appunto il concetto di vuoto e mancanza. Per la prima volta, seguite da molte altre, nella raccolta, ci si ritrova dinanzi ad un pendio affacciato sul vuoto. Lo scritto ripercorre le mancanze collettive: la spesa, il chiasso dei bambini, il profumo del pane sfornato e il via vai dei passanti. In un racconto sensazionale in cui Lorena Carrella ci lascia assaporare il sapore delle cose che ci sembrano ormai lontanissime. Giulia Ciarapica regala alla raccolta uno degli scritti più emozionanti. Quel che resta del male pone la sua attenzione su una quarantena fatta di solitudine. Essa introduce il concetto di fretta, la stessa che spesso risulta salvifica e fatale per la vita di molti, in un racconto in cui, dove la fretta quotidiana viene a mancare, ogni male raggiunge la sua vittima, fino a trascinarla verso la fine. Uno dei temi centrali, al di là della morte e del dolore provocate dal coronavirus, è in assoluto quello della solitudine, che in questo racconto viene presentata in modo emozionale ed intenso. In Germogli, di Luciana Brucato, si assiste ad una storia d’amore. Il racconto lascia vedere a tutto tondo, di quanto sia difficile amarsi mantenendo le giuste distanze in un sentimento che non ne ammette alcuna. Silvia Gianatti, nel suo Ritorneremo stila un personale decalogo, regalandoci la semplicità di una lista di cose che torneremo a fare, che nella sua veridicità potrebbe nel modo più assoluto essere la lista di ognuno di noi. A dare un tocco satirico è Giovanni Sasso con Bentornata inciviltà. Il suo è un racconto verace. Le sue righe raccontano di come in momenti come questi, anche l’inciviltà popolare, fatta di sorpassi, mancate frecce, spintoni involontari e affini, sembrano un ricordo lieve, che in ogni caso, non tarderanno ad arrivare. La sua è una visione critica della realtà, e il suo racconto di fatto, diventa l’ago della bilancia che mette in equilibrio l’eccedenza di amore universale degli ultimi tempi. Non è mancato neppure il racconto dal tono caritatevole. La Telefonata di Alida Melacarne, mette in luce i punti focali dell’emergenza. Mentre da una parte c’è […]

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Una storia straordinaria, l’entusiasmante romanzo rosa di Diego Galdino

  Diego Galdino torna in libreria con “Una storia straordinaria” con Leggereditore. Luca e Silvia sono due ragazzi come tanti che vivono vite normali, apparentemente distanti. Eppure ogni giorno si sfiorano, si ascoltano, si vedono. I sensi percepiscono la presenza dell’altro senza riconoscersi. Fino a quando qualcosa interrompe il flusso costante della vita: Luca perde la vista e Silvia viene aggredita in un parcheggio.  Eppure, due anni dopo, la loro grande passione, il cinema, li fa conoscere per la prima volta e Luca e Silvia finiscono seduti uno accanto all’altra alla prima di un film d’amore. I due protagonisti, feriti dalle vicissitudini degli eventi passati, si ritrovano, così, loro malgrado, a vivere una storia fuori dall’ordinario. Il romanzo si apre con una narrazione fitta di eventi, in un flashback che si rivelerà essere cardine di tutto il romanzo. Luca, protagonista dalle mille sfaccettature, incarna il ragazzo buono e generoso “della porta accanto”. Di lui, il racconto pre- incedente, farà conoscere il lavoro, le giornate frenetiche e la quotidianità, e poi tutto ciò che riguarderà la sua nuova vita, da persona disabile. Interessante è l’approccio iniziale fra i due personaggi. Silvia e Luca: infatti, si guardano, si incontrano più volte, e si conoscono, ancora prima di riscoprirsi innamorati. La magia di un –bacio frappè– darà un tocco quasi del tutto fatalista al romanzo. Il personaggio di Silvia, invece, in seguito all’aggressione subita, cambia del tutto. La Silvia sfrontata delle prime pagine, si rivelerà poi un essere fragile e fitto di paure, con un grande timore del prossimo, e tanta titubanza che, al cospetto di Luca, sembra svanire del tutto. L’alternanza di narrazione tra il punto di vista di lei e di lui fornisce al romanzo un ritmo incalzante, permettendo al lettore di rivolgere la propria attenzione ad ogni azione, gesto o sguardo. Se da una parte –l’incontro-scontro- fra i due protagonisti sembra incarnare il tipico cliché da film e libro romantico, al contempo, il fatto di avere una narrazione quasi simultanea di ciò che avviene all’uno e all’altro, sembra rivelarsi come un espediente letterario molto interessante. Una storia straordinaria sembra essere basata tutta sull’avvicendarsi dei cinque sensi: i capitoli sembrano essere dedicati all’olfatto, al gusto, all’udito, al tatto e alla vista. I protagonisti, al di là delle difficoltà fisiche e psicologiche di entrambi, entreranno in pieno contatto fra di loro usando i cinque sensi. I profumi di Silvia e Luca, il gusto delle cose buone da mangiare, il desiderio di toccarsi e di sentirsi stretti in un abbraccio, la voglia di ascoltare solo una voce, e il fatto di essersi visti, anche se per poco, renderanno l’amore dei due ragazzi, di fatto, una storia emozionante e completa. La disabilità di Luca (necrosi retinica acuta) è affrontata in modo leggero ed approfondito. Non ci si ritrova mai dinanzi alla storia di una persona mestamente rassegnata. Gli alti e i bassi e lo sconforto di una vita totalmente cambiata, rendono veritiero, ma non funesto, il racconto di un ragazzo a cui è stata strappata […]

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Culturalmente

Tradizioni giapponesi: la storia di un popolo tra ieri e oggi

Conoscere la cultura giapponese vuol dire conoscere il Giappone e i suoi abitanti. Si propone qui un viaggio attraverso le tradizioni giapponesi. Ancora oggi le tradizioni giapponesi restano alla base della vita del suo popolo, ma in un mondo multiculturale. Infatti, anche l’occidente sembra aver aperto le sue frontiere ad usi e costumi esteri, come quelli del Giappone. Tradizioni giapponesi: le più famose Una delle caratteristiche più iconiche del Giappone è la cosiddetta cerimonia del tè, chiamata “Sado” o “Cha no yu”. La storia della cerimonia risale a più di 1000 anni fa. Generalmente essa viene fatta con il Matcha o il Sencha, entrambi derivati dal tè, ma con foglie diverse: il primo deriva dal tè verde, mentre il secondo da foglie comuni di tè. La cosa più importante della cerimonia del tè è senz’altro come essa viene svolta. Esistono infatti due modi: “Omoto Senke” e “Ura Senke”. La differenza sostanziale è il modo in cui si tiene la tazza (chawan) e come si beve il tè. Durante la cerimonia sono in genere serviti anche dei dolci tipici (wagashi). È importante ricordare che alla cerimonia è possibile partecipare solo indossando un kimono. Un’altra tradizione importante è quella della disposizione dei fiori (Ikebana oppure Kado). La tradizione sembrerebbe risalire al VII secolo. Ad oggi ci sono più di 1000 scuole in tutto il mondo che la insegnano. I fiori vengono disposti in un vaso e tenuti insieme con una sorta di spilla (Kenzan), tenendo conto di colori, linee e forme. Questa tradizione, insieme a quella del tè in genere viene insegnata per lo più alle giovani spose prima del matrimonio. A proposito di matrimonio, esso viene celebrato con il rito shintoista. La cerimonia si svolge presso il santuario o la casa dello sposo. Ad ufficializzare il rito è un sacerdote con abiti tradizionali (veste bianca, cappello di taffettà e uno scettro). La sposa indossa il solito abito bianco o un colorato kimono ricamato. La donna in genere indossa anche un voluminoso copricapo di seta bianca, che simboleggia calma ed obbedienza. Lo sposo invece indossa un kimono cerimoniale con gonna-pantalone, un sotto kimono e un kimono con gli stemmi di famiglia. Prima di iniziare il rito, gli sposi e i parenti necessitano di una purificazione nell’acqua delle fontane all’ingresso del tempio. Durante la cerimonia gli sposi sono invitati a bere tre sorsi di sakè (bevanda alcolica al riso) da tre tazze di dimensioni diverse poste sull’altare, insieme a riso, frutta e sale. Anche i genitori degli sposi dovranno bere tale bevanda. Per ultimo, la coppia prima di recarsi al ricevimento, deve fare un’offerta agli dèi. Anche il judo rientra nelle tradizioni orientali. È da ricordare che esso compare nello sport olimpico ufficiale, oltre che essere una delle arti marziali più famose del Giappone. Esso viene praticato da uomini e donne, ed è fitto di tecniche e regole chiamate anche “waza”. L’arte della calligrafia chiamata anche “Shodo” è famosa in tutto il mondo. Diverse sono le scritture esistenti, ma le più famose restano […]

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