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Eroica Fenice

Attualità

Regina e Amedeo: la bisessualità è semplicemente amare una persona, chiunque e comunque sia

Per la rubrica “Human Rainbow”, oggi vi raccontiamo la storia di Regina e Amedeo. Lei conosciuta su tiktok col nome di @magica_rdg con all’attivo 445.3K followers. La prima volta che Amedeo vide Regina, lei era seduta su una sedia di legno di una scuola serale. Il marrone caffè faceva contrasto con la sua maglia a collo alto: rosa come un confetto. Faceva ridere l’immagine di una ragazza vestita in quel modo, eppure tutto di lui, fu come stregato da tutto di lei, nel giro di una manciata di secondi. Regina lo trovava irritante, lui la prendeva in giro per via della sua passione per il calcio. Pensò fosse solo un ragazzino stupido, provò a distrarsi, concentrarsi di più sui numeri della lezione alla lavagna, eppure più il suo scherno andava avanti, maggiore era la voglia di conoscere un’anima così sprezzante. La ragazza dal maglione rosa, divenne per Amedeo il centro del mondo: la destinataria di infiniti mazzi di fiori, di un camion di cioccolatini, di cento inviti a cena, di un paio di gelati a settimana. Regina e Amedeo, divennero un po’ lo stesso impasto di un calderone che non ti aspetti. Nella ricetta, passione, amicizia, fiducia, divertimento, si tenevo per mano, pronti a diventare qualcosa di sempre più grande. Quando Amedeo gridò a voce alta che l’amava, Regina rimase paralizzata dietro la sua gabbia di cristallo. Temeva che gli altri fossero cattivi, che forse i suoi genitori l’avrebbero dissuasa da quell’ennesima storia d’amore, temeva che quel ragazzino di due anni più piccolo potesse prenderla in giro, trasformare i gelati in pezzi di ghiaccio avvelenati, i fiori in corone di spine, e i cioccolatini in piccole mine invisibili. Regina fece tre passi indietro, chiudendo a chiave la serratura della sua gabbia dorata. Amedeo continuò a portarle fiori, cioccolatini e gelati, più il sorriso di lei diventava grande, più la gabbia cigolava. Quando la gabbia si schiuse, Amedeo era accucciato sulla sua pancia, a solleticarle la pelle, affranto da quell’amore che non trovava modo di sbocciare, ma coccolato dal calore di quella che per lui era la donna più importante del mondo. La macchina divenne una culla incantata, dove le stelle, sembravano persino di poter essere acciuffate a mani nude. Qualcosa di quell’esitazione si staccò per sempre da lei, nell’attimo di un bacio, e Regina scelse d’impeto di abbandonare tutte insieme le paure, facendole cadere di sotto, lontano lontano. “Me la lasci fare una cosa” gridò lei, nel porticato di casa, al riparo dal mondo e dalle invidie. Quando Amedeo la guardò sbigottito, Regina iniziò a filmare col cellulare un momento che non potrebbe mai estinguersi nemmeno in sette regni diversi. Regina guardò la camera, sorrise ancora una volta, e confessò lui di amarlo, e di averlo sempre fatto, forse, nella piccola camera angusta del suo cuore. “Voglio stare con te”. Poche parole che misero a tacere i dubbi, i pianti, i momenti spaccati in due dalla rabbia, la rassegnazione e la miseria. Regina e Amedeo, seduti sullo scalino del paese, […]

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Attualità

Giada e Serena, oggi due mamme e tre figli, domani viaggiatrici innamorate

Per la rubrica “Human Rainbow” la storia di Giada e Serena, conosciute su tiktok @duemammetrefigli e con all’attivo 104.5K follower «Ancora oggi quando sento l’odore del mare mi torna in mente tutto. Serena è e sarà per sempre il ricordo più bello che il mare custodisce. D’altronde la prima volta che ci siamo conosciute era estate, scappavo continuamente dal sole, tranne quando avevo gli allenamenti di calcio. Mi sembrava di sciogliermi, eppure la cosa che mi avrebbe completamente distrutta e ricomposta, in un modo migliore, doveva ancora arrivare. Due fanali azzurri, come il mare, l’alta marea, il cielo che ha dimenticato l’inverno. Azzurro, come uno dei drink che ordinavo d’estate, come le coperte che usavo per nascondermi dalle cose che mi facevano paura in quel periodo. Azzurro, come gli occhi di Serena, che proprio in un giorno d’estate era venuta a prendermi, in mezzo ad una folla di gente che ballava, facendosi spazio tra le mie paure, i nostri casini, gli amici e le strade che sembravano già essere state scelte al posto nostro. L’avevo già conosciuta, ci eravamo già presentate con lo sguardo, eppure la prima volta, che dovrebbe essere quella più importante, per noi era stato solo un giro di prova. La sera definitiva è stata quando Serena ha allungato il braccio verso di me, ha pronunciato il suo nome ed io ho detto il mio, un po’ a denti stretti, estasiata dalla persona che avevo davanti. I nostri amici in comune erano divertenti almeno quanto noi, si inventavano di continuo nuovi modi per passare il tempo, e quella sera, ironia della sorte, il nostro caro amico C, si era inventato un gioco fuori di testa: il giro dei baci. A turno sorseggiando un drink, ci saremmo dovuti scambiare un bacio a stampo. Eravamo in quattro, eppure il mio gioco aveva un solo destinatario. Il primo giro di baci fu lieve, scansai le altre bocche, come a voler arrivare velocemente al dessert. Quando arrivò il secondo giro, strofinare le labbra le une sulle altre non era più sufficiente. Serena mi prese la testa tra le mani e ci baciammo, con un bacio da film, dove le bocche si schiudono, i freni inibitori crollano, e tutto il mondo smette di girare. Camminammo veloci in spiaggia, come a voler mettere in pausa anche il tempo, mentre lei chiacchierava e parlava di sé, io mi ero già accorta che niente al mondo sarebbe stato più importante, se lei non avesse diviso la sua vita con me. Dopo il terzo semaforo verde, ero nervosa, perché avevo finito le parole, ed ero in esubero con la voglia di stringerla. Il quarto segnale, finalmente rosso, decretò l’inizio di una serie di baci. I nostri baci misero a tacere le dicerie, i pettegolezzi cattivi, l’incredulità della gente, misero un cancello di ferro tra noi e il nostro passato. Il nostro bacio ebbe la forza di fare tutto, di scrivere persino una nuova magia, che ci avrebbe portate fino alla nostra panchina. Stavamo zitte zitte, a […]

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Cucina e Salute

Alice Cerea, come un pesce appena pescato, vivere con l’epilessia

Alice Cerea ci racconta la sua esperienza: vivere con l’epilessia “Hai presente i pesci appena pescati? È così che mi sento ogni volta che ho un attacco epilettico. Quando devo spiegare il mio tipo di epilessia uso sempre questa frase, perché mi pare sia quella più calzante. La butto sempre sul ridere, perché un pesce appena pescato è frastornato, si dimena di continuo, e credo non sappia nemmeno più chi è, almeno questo è quello che succede a me, ogni qual volta mi riprendo dalla crisi non ricordo neppure il mio nome”. Ecco l’epilessia nelle parole di una persona che la affronta ogni giorno. La storia di Alice Cerea accomuna molte persone, qualcuno conosce già il nome della sua patologia, qualcun altro ne è ancora all’oscuro. Qui la storia della ragazza bergamasca, Alice Cerea, classe 1994, CEO dell’agenzia pubblicitaria Sognatori Digitali e fondatrice del magazine di bellezza Glamstyler. Non è facile immedesimarsi, ma esemplificare una situazione di questo tipo è semplice. Immaginate di essere in piedi a svolgere le faccende di casa, siete lì ad abbracciare vostra madre, a tirare la palla al vostro cane, siete in piedi sulle vostre gambe a ballare la vostra canzone preferita, siete con le spalle contro il muro a guardare il cielo prossimo alla pioggia, e poi succede, di colpo cadete a terra, le vostre braccia, le vostre gambe, si dimenano senza una precisa destinazione o ragione, le persone che vi sono attorno non sanno cosa fare, immaginano il peggio, chiamano a gran voce i soccorsi. Tutto del vostro corpo si muove senza logica. Persino la vostra bocca fa cose strane, i vostri denti prendono a morsi qualsiasi cosa si pari dinanzi, la vostra lingua viene mordicchiata ferocemente dai denti, fino a sentire qualche lembo di pelle spezzarsi. D’un tratto, come se foste un pesce appena pescato in un retino, vi rassegnate alla vostra condizione, smettete di dimenarvi, e il vostro corpo segue la rassegnazione stantia della mente. Quando vi risvegliate la vostra mente è come pressata contro un vetro, i ricordi sono frammentati, il cervello sembra come essere forato, le informazioni sfuggono al ricordo, per le prossime 12 ore le cose più banali della vostra vita sembrano grossi punti di domanda. Quando la vostra testa e il vostro corpo sembrano tornare in asse, toccherà alla vostra lingua fare i conti con gli attimi di quella crisi. La cicatrizzazione sarà feroce, ma necessaria, il corpo sembra ristagnarsi nella sua condizione originale. Che cos’è l’epilessia e quanti tipi esistono? Partiamo dal principio, definendo l’epilessia come un disturbo cronico cerebrale caratterizzato da crisi epilettiche ricorrenti spontanee. L’epilessia, è spesso considerata idiopatica, ovvero senza una causa apparente, tuttavia in alcuni tipi di malattia epilettica possono esserci particolari stimoli scatenanti. Nell’epilessia sintomatica, le crisi epilettiche sono scatenate, infatti, da una causa nota, come ictus o altre malattie. In tale caso c’è una forte insorgenza in bambini e anziani. L’epilessia criptogenica è quella alla cui base c’è un fattore scatenante, ma ad oggi le cause sono sconosciute. Le crisi […]

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Libri

One life, l’avvincente libro sulla vita di Megan Rapinoe

One life è l’avvincente biografia di Megan Rapinoe, edito da Garzanti editore, con la traduzione di Giulia Vallacqua One life, sinossi Megan Rapinoe è una delle calciatrici più forti di sempre. Ma le medaglie d’oro e i successi conquistati sul campo di calcio rappresentano solo una parte della sua storia, perché Megan Rapinoe è oggi una vera icona, una paladina dei diritti lgbt, delle pari opportunità, della lotta alle ingiustizie sociali. Cresciuta in un paesino conservatore nel Nord della California, ha appena quattro anni quando dà il primo calcio a un pallone. I genitori la incoraggiano a seguire l’amore per lo sport, ma la educano anche all’impegno nella comunità e al volontariato. È lì che nasce quella passione che l’ha accompagnata per tutta la vita e arriva fino al 2016, quando è la prima atleta bianca di alto profilo a inginocchiarsi per protesta durante l’esecuzione dell’inno nazionale americano, contro l’ingiustizia razziale e la brutalità della polizia. Le proteste e le critiche sono state immediate, ma subito sommerse da un’enorme ondata di supporto. Raccontandosi per la prima volta, dalle discriminazioni subite fino all’invito rifiutato alla Casa Bianca di Donald Trump, Megan Rapinoe esorta ciascuno di noi a prendere in mano la propria vita, a far sentire la propria voce e a impegnarsi per migliorare – con grandi azioni e piccoli gesti –il mondo in cui viviamo. One life parte senz’altro in maniera incisiva ed incalzante, impugnando fin dalle prime righe il nocciolo della questione: durante un evento pubblico, Megan Rapinoe, si inginocchia per protesta durante l’inno nazionale americano, contro le ingiustizie raziali. Ciò scaturisce una serie di reazioni avverse da parte di esponenti politicamente influenti, dalle masse, e dai semplici haters. Tuttavia, non mancano i messaggi di solidarietà e l’appoggio delle minoranze. La questione razziale, fin da subito, sembra essere uno degli argomenti principi dell’intera biografia. Megan non le manda a dire, non ha peli sulla lingua, e non ha paura di esporsi, ciò caratterizza fin da subito il suo personaggio che ben si allontana dalla mera finzione narrativa, abbracciando fermamente il concetto di persona pubblica. La prima parte del libro si concentra sulla vita passata, tempi in cui una Megan bambina si diverte a giocare con i suoi fratelli, impregnandosi in maniera consistente in una vita semplice fatta di buoni profumi, grandi paesaggi, ma soprattutto nella normalità della cittadina di Redding. La vita di Megan è fin da subito senza regole e principi cardini. I figli della famiglia, infatti, crescono educati e felici, senza costrizione alcuna. La conca familiare e i primi problemi Da qui sembra evincere un altro concetto importante: la libertà. Megan non detiene alcun vincolo con gli altri, neppure con i suoi genitori. Fin dalla tenera età sceglie i suoi abiti seguendo gusti ed inclinazioni maschili, senza farsi domande né ascoltare i quesiti altrui. Megan non sembra il maschiaccio di casa, né una persona prossima ad una vita “scapestrata”, quanto piuttosto scioglie il nodo dei suoi dubbi esistenziali dando man forte alla libertà che sceglie di vivere […]

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Libri

Il saggio di Jonathan Rowson sul senso degli scacchi: La mossa giusta

“La mossa giusta” è l’interessante saggio di Jonathan Rowson sugli scacchi, edito da Garzanti editore, tradotto sapientemente da Giuliana Mancuso La trama «Gli scacchi illuminano la vita nel suo insieme, riportandoci a domande eterne: qual è il mio posto nel mondo? Cosa sto cercando di ottenere dalla vita? Quale sarà la mia prossima mossa?». Perfezionati lungo millecinquecento anni di storia, gli scacchi sono stati a lungo la palestra ideale di tattica e strategia militare. Ma questo gioco è molto più di una guerra in miniatura: da una partita può trasformarsi in un imprevedibile enigma da risolvere, una storia da inventare o una sfida che richiede attenzione e creatività. In pagine caleidoscopiche e appassionanti, il filosofo e grande maestro Jonathan Rowson va oltre l’idea che per vincere serva solo la logica e rivela la saggezza profonda e senza tempo degli scacchi, dimostrando come in quelle sessantaquattro caselle bianche e nere sia in realtà racchiusa tutta la nostra esistenza: dall’importanza di imparare ad amare – e sfruttare al meglio – i nostri errori ai misteri dell’essere genitori. Fin da subito si comprende che lo scritto di Rowson non intende essere il mero esercizio di tattiche e racconti gloriosi del passato. L’autore tende, infatti, a sottolineare come le dinamiche del gioco si intreccino di continuo con quelle della vita vera, rendendo di fatto le mosse “sulle caselle bianche e nere” quelle che in realtà si configurano nella vita di tutti i giorni. Rowson ci parla in maniera efficace di come gli scacchi imitino la vitae di come la vita sembri fare lo stesso, in uno scambio di ruoli, dove l’uno si confonde con l’altro, in una scacchiera fatta di pezzi e persone, senza replica alcuna. Il saggio non manca di storia: in moltissimi punti, infatti, si racconta di come il gioco degli scacchi si sia evoluto nel tempo. In particolare, ci si sofferma su come esso sia stato condizionato da influenze sociali e geografiche, passando da mano a mano, da terra in terra, toccando luoghi persiani, arabi ed europei. Rowson non tralascia l’aspetto personale, restituendo al saggio oltre che un valore formativo ed informativo, anche un aspetto sostanzialmente umano. Nelle sue pagine, ritroviamo un ragazzino interessato solo agli scacchi guardando da vicino le difficoltà scolastiche, il riscatto, il cambio frenetico delle figure di riferimento, che rende il futuro Roswon profondamente incentrato su un gioco che ha regole e schemi precisi. Questo attaccamento morboso al gioco a tratti sembra voler essere l’altra faccia della medaglia, laddove un ragazzino, non trovando un punto stabile nella sua vita, si aggrappa a qualcosa che in realtà esiste ed esisterà, come appunto gli scacchi. Si racconta di come nella sua vita l’attaccamento a suo nonno e la presenza del gioco degli scacchi siano stati elementi salvifici per lo sviluppo della sua persona e per una conduzione tranquilla della sua esistenza. Da qui parte il racconto emozionante di insegnamenti, sconfitte, vittorie e soprattutto scoperte. Le metafore di Rowson sul gioco degli scacchi Sono molte le metafore che l’autore intreccia […]

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Cucina e Salute

Silvia Botticelli, la ragazza nata senza mani, star sui social, che ad oggi combatte per i diversi

  Da piccola era chiamata “granchio”, per tutti era solo la ragazza “senza mani”, colei che non avrebbe combinato niente di buono nella vita. Eppure Silvia Botticelli, umbra, classe 1994’ è ad oggi una “dei diversamente influencer” più amati dal web. Ciò che esisteva della ragazza insicura, dalle mani costantemente in tasca, oggi è stato sostituito da una sicurezza fuori dal comune, da una biondissima chioma e una spiccata ironia, caratteristica che rende Silvia Botticelli l’emblema della positività. Ecco la storia della giovane umbra nata senza mani che su Tiktok, sotto la richiesta dei followers o solo dei curiosi, mostra com’è vivere senza mani: pettinarsi, mangiare, scrivere, e ogni gesto che scandisce lo scorrere di una giornata abitudinaria. Questa è la storia di Silvia Botticelli, con all’attivo su Tiktok 176,3K followers. Cosa sono le malformazioni congenite? La prima cosa che affligge una coppia che desidera avere un figlio, è che lui o lei venga al mondo sana/o. Eppure ciò non sempre accade, ogni anno, nascono infatti, circa 8 milioni di bambini con un difetto congenito, 54.000 precisamente in Italia. Esse sono malattie rare, e non sempre la medicina odierna, riesce a stabilirne le cause. Le malformazioni congenite, possono avvenire sia in fase di concepimento che in quella di gravidanza. Possono essere diagnosticate immediatamente, dopo la venuta al mondo del nascituro, o solo in seguito al suo sviluppo. Sostanzialmente una malformazione si riferisce all’errato sviluppo del soggetto. Spesso, la situazione è presa sotto gamba, ma è più grave di quanto si pensi, basti pensare che le malformazioni congenite determinano il 25% della natimortalità e il 45% della mortalità perinatale. Le malformazioni possono ricondursi a tre macro cause: -genico cromosomiche; -fattori esogeni, quindi esterni all’organismo del soggetto; -fattori concomitanti. Tra le malformazioni più comuni ritroviamo l’anencefalia, le cardiopatie, l’errato sviluppo di parti corporee, o la diffusissima sindrome di down. Tuttavia, le malformazioni genetiche sono prodotte in buona parte da cause ambientali, è fondamentale, infatti, ciò che respiriamo e mangiamo. Oltre al fatto che durante la gravidanza occorre far attenzione a ciò che si fa: evitare l’alcool, le sostanze stupefacenti e molto altro. C’è da sottolineare che la linea del giusto comportamento, non deve essere seguita solo dalla donna che porterà avanti la gravidanza, ma anche dal suo partner. La storia di Silvia Botticelli, la ragazza nata senza mani Se dovessi raccontare chi sono, credo che partirei da una cosa: sono una ragazza cresciuta in campagna in un ambiente familiare sereno. Il mio mondo era composto dai miei genitori, dai nonni, dai cugini, e ovviamente dalla natura. Non ho mai pensato di diventare un’influencer, e soprattutto non grazie al fatto che sono nata senza mani. È successo tutto per caso, non ho una vita particolarmente frenetica, basti pensare che in tutti questi anni sono stata solo in Grecia e a Londra, oltre ovviamente nel posto in cui vivo. Sono una ragazza semplice, mi piacciono le lunghe passeggiate, stare in famiglia, giocare con i miei cani, ed ovviamente, oggi, essere da supporto a chi […]

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Cucina e Salute

Vivere con la sindrome di Tourette, quando il burattinaio muove i fili al posto tuo

La sindrome di Tourette nelle parole di chi ci convive tutti i giorni Immaginate di essere a tavola con i vostri genitori, di mangiare il solito pollo arrosto, di bere la solita acqua incolore. In tv danno lo stesso film di sempre, vostro fratello vi prende in giro e voi state per mandare giù il terzo boccone della serata ridendo di gusto. D’un tratto il vostro braccio prende vita propria, la mano sbatte contro il tavolo battendo uno, due, tre colpi in sequenza. La bocca inizia a muoversi senza preavviso, le frasi che sentite urtare l’aria non sono state il frutto di una vostra scelta ma l’inizio di un copione scritto da un burattinaio. Movimenti e parole si mescolano senza che voi possiate fare nulla, poi il corpo si affloscia e torna vostro. Questo è quello che è successo a Daniela Giannoni, in arte Ashley, su Instagram: pl4ntmom_. Ecco la storia della ragazza genovese affetta da sindrome di Tourette, i cui fili della sua vita sembrano essere mossi da un burattinaio che non conosce. Cos’è la Sindrome di Tourette La sindrome di Gilles de la Tourette è un disturbo del neurosviluppo che causa essenzialmente tic motori e fonici involontari. Esso insorge durante l’infanzia o l’adolescenza ma può anche essere scatenato da momenti traumatici specifici. I tic scaturiti dalla sindrome sono del tutto involontari e di difficile controllo e non hanno alcuno scopo specifico. Talvolta, gli scatti che avvengono durante l’infanzia potrebbero essere scambiati come le prime avvisaglie di tale sindrome ma questi ultimi sono di tutt’altro genere. I tic della sindrome di Tourette, infatti, sono gesti o parole ripetuti in maniera convulsiva in diversi momenti della giornata. Nella maggior parte delle casistiche, si attenuano col passaggio dall’età infantile/adolescenziale a quell’adulta. Tutt’altra storia la questione della sindrome che scompare in età adulta perchè, di fatto, essa potrebbe perdurare per sempre. Essa è più comune di quanto si pensi: basti pensare che essa si manifesta in un bambino su 162, spesso di sesso maschile. Tuttavia, ad oggi, sono molti i casi non diagnosticati.  Quali sono le cause? Non è possibile ad oggi ricondurre la causa della sindrome di Tourette ad un solo evento, tuttavia, essa sembra sia legata a fattori genetici, neurologici e ambientali. Per quanto riguarda i fattori genetici, infatti, sembra che molti pazienti affetti da Tourette abbiano almeno una persona in famiglia con la medesima sindrome. Sono molti gli studiosi a pensare che sia un gene la causa scatenante ma ad oggi tale ipotesi non ha risvolti scientifici rilevanti. Per quanto riguarda i fattori neurologici, pare si tratti di disfunzioni celebrali. In particolare, si è fatta attenzione ad una sostanza, chiamata dopamina. C’è da ricordare che la dopamina, sostanza di neurotrasmissione presente nel cervello, si occupa di numerose funzioni, tra cui l’azione sul comportamento, sul movimento, sul sonno e sull’umore. Le disfunzioni celebrali riguardano il sistema dopaminergico, le aree limbiche, i gangli della base e la corteccia prefrontale all’interno del cervello. I fattori ambientali, infine, sottolineano di come la Tourette sia […]

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Libri

Quello che non sai, lo strabiliante romanzo di Susy Galluzzo

Recensione di Quello che non sai, lo strabiliante ed emozionante romanzo della scrittrice Susy Galluzzo edito da Fazi Editore Michela, detta Ella, ha passato gli ultimi anni a crescere la figlia Ilaria, dedicandosi a lei in ogni momento anche a scapito del suo lavoro di medico e del rapporto con il marito Aurelio. Ella conosce tutte le manie e le ansie di Ilaria, sa quanto è brava a tennis ma anche quanto le è difficile concentrarsi a scuola. Dopo un allenamento, Ilaria si distrae guardando il cellulare, ferma in mezzo alla strada, mentre una macchina avanza veloce verso di lei. Ella non fa niente per avvisarla: rimane immobile a osservare la figlia che, salva per un soffio, se ne accorge. In quell’istante, inevitabilmente, tra loro si rompe qualcosa.  Quello che non sai, recensione Quello che non sai è un romanzo sulla maternità e sul timore di non essere mai all’altezza. Attraverso la storia di un distacco necessario, narrata in un crescendo di sentimenti contrastanti, l’autrice inscena il fallimento personale della protagonista cambiando continuamente prospettiva in un gioco psicologico complesso e molto appassionante. Fin da subito, il romanzo mette alla luce l’argomento principale: un passaggio di frasi, emozioni e vicende che si alternano in tre punti, Ella, Aurelio e Ilaria. Il nucleo familiare di cui si parla non brilla di una luce perfetta e, fin dall’inizio, nel profondo delle dinamiche, si evincono problemi irrisolti e forti tensioni. Michela, detta Ella, è uno dei personaggi cardini della storia. Il libro, di fatto, si compone essenzialmente dal suo punto di vista, lato della storia che troverà la sua massima esposizione nelle continue lettere dedicate a sua madre. Ella è una ex cardiochirurgo che, in seguito ad un dramma, decide di cambiare rotta lavorativa. È una donna decisa e forte che, trovatasi in balia di numerosi eventi, cambia faccia, tradendo sé stessa e quelli che la amano. La trasformazione della donna è repentina e veloce, in ogni parte del libro, non è mai la stessa. Michela passa da status e ruoli assolutamente agli antipodi, è mamma chioccia, eccellente lavoratrice, instancabile donna del focolaio, è la moglie della Roma bene, è persino autonoma, indipendente e distaccata dai bisogni di sua figlia Ilaria. Saranno molte le vicende che la riguarderanno in prima persona, soprattutto per ciò che concerne il rapporto figliare. Michela, infatti, testimonierà più volte di come sia stato facile e bello essere figlia, piuttosto che diventare madre, scelta che dapprima rifiutava categoricamente. Il romanzo indaga da vicino il tabù che ancora oggi contraddistingue la realtà odierna. Nella sostanza, si avverte in più punti, di come il diventare madre non sia la scelta felice e spontanea delle giovani di oggi, quanto piuttosto una decisione obbligata, pregna di morale, costrizione, e intesa con la naturalità delle cose. Michela diviene prima l’angelo bianco, incarnando poi la figura di una donna che ha voglia di pensare a sé stessa, talvolta quasi in preda al pentimento di aver messo al mondo una vita difficile da controllare. La figura di Aurelio, […]

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Libri

Il volto dell’inganno, l’adrenalinico esordio di Vincenzo Capretto

Il volto dell’inganno, recensione del romanzo di Vincenzo Capretto, edito da Dialoghi Edizioni. La trama de Il volto dell’inganno L’apparente tranquillità della famiglia Mariani è sconvolta dall’arrivo della tata Greta Kuznetsova. Dietro un pallido sorriso si nasconde una donna cupa e misteriosa che inizia ad avere comportamenti sempre più strani. Nulla sarà come prima, anzitutto per Beatrice, la padrona di casa, una splendida donna viziata che proverà a essere mamma e moglie modello, ma le sue continue frustrazioni la porteranno a cedere al suo lato oscuro. In quel vortice di pulsioni inarrestabili finisce anche il marito Alessandro, dirigente di una casa farmaceutica, che pur di raggiungere i suoi obiettivi di carriera appare disposto a tutto. La storia parte fin da subito con un ritmo frenetico, che con una sorta di sbalzi temporali, racconta fin dall’inizio la trama intricata di una vicenda che pare molto più drammatica di come sembra. La prima cosa che salta all’occhio del lettore, è senz’altro l’ambientazione. Villa Mariani, pregna di dettagli lussuosi e squarci incantevoli, sembra possedere le sembianze di un gioiello che trattiene nel suo interno l’ombra di malvagi e segreti piani. Il lusso del marmo di carrara, i costosi champagne, le belle macchine e le bracciate in piscina, rendono l’ambientazione un piacere per gli occhi e la mente, diventando simbolo grafico di bellezza e potere. I personaggi principali, sono senz’altro i coniugi Mariani. Beatrice ed Alessandro, incarnano in maniera perfetta un matrimonio infelice, alla cui base si erge una pila di denaro. Tuttavia, accostata alla loro infelicità, c’è senz’altro, la parvenza di una vita normale e allegra, dettaglio tipicamente contingentato di chi non intende fare dietro front a favore di una vita meno agiata. I due coniugi, rappresentano in modo semplificativo, due stereotipi tuttavia interessanti. Beatrice sembra possedere tutto, ciò nonostante, la sua vita è appesa ad un filo tra la noia e la voglia di stravolgere tutti i piani. È una donna bella e forte, seppur offuscata dal potere e dal lavoro di suo marito. Il suo arrivismo, si evince in ogni riga della narrazione, in frasi ed esternazioni tipiche di chi vive la sua vita guardando dall’alto in basso i suoi interlocutori. La donna si serve di domestici e agi, cose che in realtà non le appartengono, e desidera in ogni momento della sua giornata, di sentirsi nuovamente donna, attraverso le carinerie altrui. Grazie al personaggio di Beatrice, ci ritroveremo ad affrontare due argomenti essenziali: il sesso e la maternità. Il sesso per Beatrice è valvola di sfogo, leva di desideri e potere, è uno champagne che va bevuto senza mezze misure. La narrazione di tali passi, non è mai volgare, e si snoda tra l’eleganza di un dettaglio taciuto e la potenza di una parola ad alta voce. Beatrice passa dal suo status di angelo del focolaio, all’essere un amante coraggiosa, persino capace di deviare le sue scelte, a favore di un piano più grande. Anche la maternità, è un argomento che tocca da vicino la donna e quelli che la […]

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Culturalmente

Festival di Sanremo tra cambiamenti, scandali e bellezze

Il settantunesimo Festival di Sanremo è già qui, in un’edizione già chiacchierata, che si terrà a porte chiuse, senza pubblico, dal 2 al 6 Marzo, ma vediamo insieme le sue origini e come il festival della canzone italiana è arrivato al successo cui gode oggi. Se volessimo ricondurre alla nascita di Sanremo una data specifica, potremmo farlo con la sua prima apparizione nell’immaginario collettivo alla settimana che va dal 24 dicembre 1931 al 1° gennaio 1932: nello specifico il “Festival partenopeo di canti, tradizioni e costumi”. Edizione, tenutasi al Casinò Municipale di Sanremo, da un’idea di Luigi De Santis, instancabile organizzatore di eventi e feste. De Santis si affidò all’aiuto sapiente di Raffaele Viviani ed Ernesto Murolo, poeta e paroliere, padre del cantante Roberto, futuro protagonista della musica napoletana, e soprattutto direttore artistico del festival. Quanto alla direzione dell’orchestra, essa fu affidata ad Ernesto Tagliaferri. Tra i cantanti che si esibirono nella settimana del festival vi erano Vittorio Parisi, Ada Bruges, Carlo Buti, Nicola Maldacea e Mario Pasqualillo, che interpretarono canzoni del repertorio napoletano. Della prima manifestazione effettiva del festival esistono diversi reperti cinematografici, conservati dall’Istituto Luce, che nel 1932 l’avrebbe proiettata in tutti i cinema italiani. Il successo fu così grande che si pensò di ripetere l’esperienza. Fu la volta della casa da gioco sul lago di Lucano nel 1934. Amilcare Rambaldi, giovane esportatore floricolo, allora ventenne, qualche anno dopo aveva un solo obiettivo: rendere Sanremo un centro turistico, culturale e artistico di prim’ordine. Rambaldi istituì una serie di iniziative, come l’istituzione di un conservatorio musicale, di un’orchestra sinfonica, l’apertura di un’accademia d’arte, di una compagnia teatrale, concorsi balneari di bellezza, rassegne di moda e molto altro. A chiudere una serie di idee brillanti, ovviamente la voglia di organizzare un festival della canzone. Furono molte le sue proposte che non trovarono accoglimento, come quella riguardo al festival del cinema, idea che un anno dopo avrebbe fatto la fortuna di Cannes. Anche l’idea di un festival della canzone fu inizialmente bocciata miseramente. Rambaldi dovette aspettare il 1947, quando Angelo Nizza, venuto da Torino fino a Sanremo per assumere la guida dell’Ufficio Stampa e del turismo, accolse finalmente l’idea del giovane fiorista. L’occasione d’oro si presentò quando, nel 1950, si realizzò un Festival della Gastronomia alla Pergola Fiorita. Furono molti i partecipanti famosi, come Edith Piaf, Oliver Hardy e molti altri. L’unico aspetto capace di mettere in ombra un tale successo fu quello economico. Organizzare manifestazioni di questo calibro aveva ovviamente un costo elevato. Per fronteggiare le spese si pensò quindi ad un grande ritorno in termini pubblicitari. Nizza consigliò a Busseti di rivolgersi alla Rai e proporre all’Ente di trasmettere una manifestazione di canzoni inedite. Tale accordo aveva entusiasmato anche Giulio Razzi, che a quei tempi era alla ricerca di canzoni maggiormente adatte alla programmazione. Nel 1950, il direttore Razzi emanò un bando, secondo il quale ogni casa editrice avrebbe potuto trasmettere entro il successivo 30 Novembre una canzone inedita di un autore e compositore italiano. La commissione apposita ne […]

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Libri

Valentina Lattanzio: Il karma mi odia, il libro dalle tematiche lgbtq

Il karma mi odia è l’appassionante libro di Valentina Lattanzio edito da Milena Edizioni La trama Se Bianca fosse stata Eva e fosse vissuta nell’Eden, col cavolo che si sarebbe fatta tentare da un’insulsa mela offerta da un promiscuo serpente. Lei! Indefessa sostenitrice della più morigerata monogamia e abile smascheratrice di miserabili fidanzate fedifraghe delle sue migliori amiche? Giammai! Se però quella mela assumesse le sembianze di Agata – avvenente agente immobiliare con cui Bianca e la sua fidanzata stanno trattando per l’acquisto del loro futuro nido d’amore – la nostra eroina resisterebbe alle tentazioni o si tramuterebbe in ciò che lei stessa ha sempre condannato? Quello che Bianca ignora, è che dietro un apparentemente disinteressato e serrato corteggiamento, si cela una fitta rete di menzogne e tranelli, architettati dalla persona che più la odia al mondo e che come il più paziente dei ragni sta tessendo meticolosamente la tela con la quale è pronta a tenderle il suo agguato. Il karma mi odia è una corsa sfrenata fra bugie e verità, amori mozzafiato e rancori mai sopiti in cui chi è vittima si trasforma in carnefice. E viceversa. Le tre protagoniste indiscusse del libro di Valentina Lattanzio, come si evince dalla copertina, sono fin da subito Bianca, Denise e Agata. Ognuna di queste donne, ha peculiarità e ruoli differenti. Bianca è il cardine intorno al quale ruotano tutti gli eventi frenetici del libro. È una giovane donna “cigno”, così come le piace definirsi. È estremamente leale, incapace di dire bugie, a tratti disgustosamente sincera. Accanto a lei, si staglia la figura di Denise, la sua giovane compagna napoletana, che ogni settimana si sottopone a tediose trasferte pur di raggiungere la residenza romana della sua metà. Le due hanno un rapporto solido, che oscilla tra routine e punti fermi da ormai sette anni. A rendere tale rapporto maggiormente incerto sarà l’entrata in scena della terza protagonista. Agata è intraprendente, folle ed impulsiva, sarà lei che in diversi momenti della storia, reggerà i fili delle azioni e delle controazioni. A rendere il suo personaggio iconico, è senz’altro, la sua professione. Agata, sembrerà vendere case, così come insistentemente vorrà vendere il suo cuore alla fedelissima Bianca. A dare una patina quasi da sitcom, sarà la “residenza gaia”, ovvero la casa che Bianca condivide con Paride e Filomena.  L’abitazione, sarà il luogo di incontri speciali, covo di piani risolutivi, il nido sicuro per allontanarsi dai problemi della vita quotidiana. Anche i due conviventi di Bianca, saranno per motivi diversi due spunti di grossi approfondimenti per la penna di Valentina Lattanzio. Paride, infatti, con la sua relazione omosessuale con Angelo, porrà all’attenzione del lettore argomenti significativi, quali le problematiche circa l’accettazione familiare di un membro omosessuale, i principi della comunità Rainbow, a soprattutto la voglia di far luce sulla verità salvifica dell’amore. Al tempo stesso, anche Filomena, attraverso la sua “conquista impossibile”, strizzerà l’occhio alla tenacia amorosa, all’esigenza di combattere contro gli stereotipi e raggiungere il proprio sogno d’amore, seppur con sofferenza. Il libro […]

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Rossana Papa: Corpi sentimentali, una raccolta di racconti

Corpi sentimentali, l’entusiasmante libro che contiene i sei racconti di Rossana Papa, edito da Les Flaneurs Edizioni. La trama In Corpi sentimentali i protagonisti si ritrovano davanti alla realizzazione del sogno d’amore ma anche alla presa di coscienza del sentimento che sboccia, all’incanto dell’incontro e alla consapevolezza del sentimento sfiorito. Ogni forma d’amore, anche quello materno, comporta sempre delle scelte, a volte dure e dal retrogusto amaro, così come accade nella vita. Le loro sono storie semplici in cui chiunque può ritrovarsi, riscoprirsi fragile ma consapevole di non poter far altro che lasciarsi andare davanti all’amore. Il libro di Rossana Papa, fin da subito mostra le sue qualità principali: brevità e passione. Il libro, infatti, nelle sue 93 pagine, contiene una serie di emozioni, che nel susseguirsi delle pagine, diventano sempre più accese e potenti. Nel primo racconto, Una panchina vista mare, è chiaro fin da subito, che la narrazione della Papa non si lascia alle spalle neppure il più piccolo dei dettagli. Nella storia d’amore tra Francesco e Sofia, infatti, saranno molti i dettagli che si avvicenderanno nel corso del tempo, rendendo la storia fitta di simboli, icone e punti chiave.  La prima storia, potrebbe, infatti, ridursi ad una sola frase: un festival appassionato di dettagli. Ogni riga contiene le sfumature dell’amore, la sensazione indigesta di qualcosa che non appassiona più i suoi protagonisti, la voracità dei baci e l’incontro fugace che ristabilisce pesi e contrappesi dapprima lasciati alla rinfusa. La seconda storia, di certo meno impegnata, ha un titolo che di per sé presagisce eventi accattivanti. Calore racconta le vicende di una giovane donna, Nina. Le sue giornate sono un avvicendarsi di momenti impegnati e di assoluta pigrizia. Nina, fa i conti ad inchiostro con il suo passato da ragazza irrisolta, fino a raggiungere una consapevolezza tale che si veste di rosso, diventando la base sfacciata e felice di una serie di scelte appaganti. Fiori di cactus prende in mano le emozioni. Il terzo racconto, apre gli argini ad emozioni forti, capaci di ritornare anche dopo un lasso di tempo esteso. È chiara l’emozione di una donna in punta di piedi, che ha messo in pausa la sua vita per renderla a qualcun altro. È il racconto di tre generazioni messe a confronto, fatto di mezze punte, giornate alla sbarra, vecchie foto, macchie di cioccolato e segreti da svelare. Grande spazio anche alla musica nei racconti di Rossana Papa. La musa racconta a gran voce la storia d’amore tra Pierluigi e Flora. In questa sorta di canzone costruita su frasi, verbi e locuzioni, viene a galla il risentimento di un’abitudine che non soddisfa più nessuno, la carnalità di due corpi calamitati, l’amore che come rampicante, prendendo il largo sul palcoscenico della vita, irradia nuove tinte e risoluzioni, a storie che sembravano solo messe in pausa. A rendere l’argomento musica maggiormente calzante, è senz’altro la playlist allegata al libro: canzoni e testi capaci di emozionare e dare un valore aggiunto ad ogni pagina. Sono molti gli artisti che si susseguono, come Gianna […]

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Il corvo e tutte le poesie di Edgar Allan Poe, il nuovo libro di Cut-Up Publishing

Cut-Up Publishing torna con un nuovissimo libro dedicato allo scrittore Edgar Allan Poe. In un’elegante edizione cartonata, sono raggruppate tutte le opere migliori di Poe: Tamerlano e Altre Poesie (1827), Al Aaraaf, Tamerlano e Poesie Minori (1829), Poesie (1831) fino a Il Corvo e Altre Poesie (1845), e molte altre. Le brillanti interpretazioni sono state affidate ai vincitori del premio Bram Stoker Award: Alessandro Manzetti e Linda D. Addison. Le illustrazioni sono state invece affidate alle sapienti mani di Stefano Cardoselli. Il Corvo e altre poesie. Struttura e contenuto della raccolta Il libro mostra sin da subito tutta la potenza di un autore che ha costruito il suo successo sulla letteratura dell’orrore. Nella poesia A Helen, che ricomparirà anche più avanti, raccontando di altre tematiche, compare spesso una frase “me e te”. Tale verso sottolinea in modo inequivocabile come, al di là dell’orrore, Poe fosse capace di scrivere anche cose romantiche che potremmo ricondurre nel “romanticismo dark”. Il sentimentalismo di Poe è puramente estetico. Infatti nei versi di Helen, oltre ad aleggiare l’amore, si dà molta importanza ai dettagli estetici del luogo, dei personaggi e di tutto ciò che può incontrare lo sguardo umano. Molto importante è la definizione di bellezza, che molto spesso non ripudia la morte e l’angoscia. La bellezza di Poe è qualcosa che non si avvizzisce al cospetto del mietitore quanto, piuttosto, come nella poesia Eulalie, si parte dall’angoscia per arrivare a decantare una bellezza imperfetta che mette in imbarazzo persino la Luna. Nella poesia La dormiente, le immagini evocative che si ricavano dai versi sono molto forti e macabre. Da qui si riviene alla poetica di Poe, fatta di storie dove chi si ama muore, dove sovviene la preoccupazione per un morte prematura, la decomposizione dei corpi, la rianimazione di persone ormai andate, la morte, l’orrore, eventi paranormali che precedono il mietitore o lo susseguono, vestendosi di figure non morte che in realtà hanno tutto l’aspetto di personaggi insoliti e sinistri. Ne La dormiente, come suggerisce il titolo, la donna amata da Poe è ormai morta e i vermi banchettano sul suo corpo. Versi che non lasciano niente all’immaginazione e che come linfa vitale soddisfano i lettori più curiosi. In Un sogno dentro un sogno, la poetica di Poe sembra quasi vestirsi di realtà. Per un attimo si lasciano da parte le macabre manifestazioni a cui si è abituati, per abbracciare un tema più odierno: l’illusione di una vita, la fugacità dei momenti. Poe ci racconta che tutto quello che abbiamo o vorremmo avere, tutto ciò che siamo o che siamo stati, fa parte solo di una piccola porzione di tempo che chiamiamo vita, ma che in realtà altro non è che un sogno fugace, fatto di sabbia e ramoscelli, che l’onda spietata del tempo trascinerà con sé. La poesia da ampio respiro, quindi, a tematiche certamente più moderne e leggere non tralasciando, però, una lezione di vita importante. Nella raccolta non mancano poesie brevi ma incisive, le quali regalano ai lettori momenti per riprendere fiato dai numerosi dettagli e climax della poetica di Poe. È il […]

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O d’amarti o morire, il romanzo d’esordio di Francesca Guercio

“O d’amarti o morire“, è il primo romanzo di Francesca Guercio, edito da Alessandro Polidoro Editore. Certe volte le cose vanno tanto male che una può decidere d’ammazzarsi. Altre volte, invece, vanno peggio e succede che dopo morta una si ritrova sulla station wagon dell’uomo che l’ha sedotta e abbandonata a fare i conti con tutte le rogne a cui voleva sottrarsi. Lei è una donna qualunque. Lui un attore affetto da una forma acuta di narcisismo. Gli scenari e i personaggi quelli di un piccolo mondo ordinario, di un’Italia provinciale. Dopo la collera iniziale, la protagonista decide di abbandonarsi all’avventura cercando di trarne il migliore insegnamento possibile. Il romanzo di Francesca Guercio inizia fin fa subito con un’intensità prolifica di emozioni. Il panorama presentato al lettore, infatti, è quello di una distesa istantanea di dolori, gioie e decisioni che cambiano la vita. L’immagine più evocativa del romanzo è senz’altro la Ford Station Wagon. Tale automobile, un po’ come succede alla carrozza delle fiabe, si rivelerà essere il mezzo motore da cui gli eventi prenderanno una piega del tutto inaspettata. Il protagonista principale è senz’altro la voce narrante, una donna di cui non si conosce il nome. Tale figura altro non è che un fantasma. La donna, infatti, come si evince fin da subito nella trama generale, passerà dall’essere in uno stato di vita, in uno stato di morte, oserei dire quasi apparente. La donna, protagonista del romanzo, all’inizio, sembrerà incarnare ogni debolezza di una “succube sentimentale”. La giovane, infatti, per amore di quell’uomo di cui accidentalmente si innamorerà, sarà capace di resistere ad ogni ottemperanza, a tutte le rinunce, e a spicchi di tempo consunti. Dallo stato di “vittima fragile e indifesa”, proseguendo nei capitoli successivisi, ci si imbatterà in una forza nuova. La donna, infatti, sarà il cardine attivo di un passaggio tra vita, dubbi, misteri svelati e persino amori incompiuti, fino a toccare i vertici della redenzione altrui. A fare da co-protagonista è l’uomo, che per tutto il romanzo sarà definito con il nome di “Lui”. Il fatto che non compaia un nome sembra voler sottolineare che il narcisista co-protagonista del romanzo della Guercio incarna tutti coloro affetti da tale disturbo della personalità. L’uomo “senza nome e senza volto”, incarna, infatti, la figura di un essere incapace di impegnarsi stabilmente, pregno di contraddizioni e bugie, imprigionato in un matrimonio malsano che rende tutti infelici, persino sé stesso. Il co-protagonista è un uomo capace di provare amore solo attraverso l’ossessione, il sesso o la sparizione finale. Qualità che incarnano il mito e la realtà del narciso. A fare da sfondo in maniera vivida è il personaggio di Eliana. La donna è la moglie ufficiale del narciso, colei che pur essendo a conoscenza di numerosi tradimenti tende a strizzare l’occhio all’apatia e allo scorrere delle vicissitudini di vita. Eliana è una moglie stanca, profondamente irritabile, che cerca in tutti i modi di incarnare un ruolo stabile di madre amorevole, pur incassando colpi incessanti per quanto riguarda il ruolo di […]

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La ragazza con l’occhio di vetro, il libro dark di Stefano Fantelli

“La ragazza con l’occhio di vetro, (e altre storie di amore dark)” è un libro di Stefano Fantelli, edito da Cut Up Edizioni con la prefazione di Moreno Burattini La trama Sono creature pallide e conturbanti, quelle che si aggirano fra i racconti di Stefano Fantelli. Ragazze misteriose, spesso senza nome, ammantate da un gotico fascino decadente e da una sensualità tanto sottile quanto sinistra. Non importa se vittime o carnefici, sono loro a tirare i fili delle storie con dita affusolate. Profondi occhi malinconici, figure spettrali e affascinanti, belle come le donne morte di Edgar Allan Poe e sperdute e curiose come Alice nel paese delle meraviglie, che siano adulte, adolescenti o ragazzine alle quali non è stato concesso crescere. Il libro parte da subito con un intenso scambio di emozioni e vicende. Il climax a cui è sottoposto il lettore ha tutto il gusto del tetro e del sessuale, racchiuso in poche potenti righe. Lei è sexy e strana, lui è un uomo semplicemente affascinato dall’orrore. A seguire il filone di un amore sopra le righe è senz’altro il racconto successivo, semplicemente incantevole. Esso indaga nelle viscere più anguste il senso “della difesa” di chi essendo diverso, comprende i diversi. Giulio ama Sofia, che nasconde un vistoso segreto. A fornire un gusto certamente meno romantico sono le vicende che riguarderanno il bullo di quartiere, ovvero “Il vichingo”. La forza ossuta del solito teppista sarà annientata da quella di un amore strano e morboso, il quale stringerà su di esso la morsa stringente di chi ha un segreto e non ha paura di mostrarsi alla luce del sole. Nelle storie di Fantelli si cela anche una sorta di senso politeistico. In uno dei suoi racconti, infatti, il Brujo, in seguito ad un evento drammatico, intenderà vedere e conoscere gli Dei. Saranno in molti a non mancare all’appello: Thor, Seth, Kalì e molti altri, in un racconto dove miseria, dolore e rivendicazioni, sembrano mescolarsi senza tregua alcuna. Uno dei racconti dai toni più splatter, è senz’altro “Die Romantic”. In questa storia la protagonista assoluta è Amanda, una donna bellissima, seppur maledetta. A fare da spalla a questa storia cruenta, sono i due innamorati e malcapitati Fabio e Silvia. Amanda è bella quanto letale, anche se la sua bellezza non resta intatta al peso della rabbia e dell’odio. D’altra parte, sia Fabio che Silvia, si stagliano esattamente agli antipodi. Silvia infatti, così come Fabio, è un’anima gentile, sempre alla ricerca di nuove emozioni, ed ovviamente alla ricerca delle cosiddette “farfalle nello stomaco”. La loro sarà una strana storia, a tratti consumata da un’assurda morbosità. I baci lasceranno lo spazio ai morsi violenti, le carezze saranno affiancate da rivoli di sangue potenti. Qui, come in molte altre parti del romanzo, ci saranno scene di sesso alquanto esplicite, che non lasceranno alcun’immaginazione vaga al lettore. Anche la storia successiva, quella dedicata a Biagio e Milena, seguirà il filone “della stranezza”. Il loro, infatti, sarà un amore piuttosto borderline, dove letteralmente, la bellezza dell’animo […]

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Lo scorpione dorato, il secondo attesissimo romanzo di Marika Campeti

Lo scorpione dorato è un romanzo di Marika Campeti, edito da Augh Edizioni. La trama del romanzo Chiara, una donna dalla vita apparentemente perfetta, ha un malore e sviene in un Autogrill. Quando riprende i sensi, scopre nel parcheggio che la sua auto è vuota e la sua famiglia sparita. Parte da qui una ricerca da incubo dove le sue certezze crollano e la sua mente si perde fra ricordi confusi, l’angoscia provocata dalla “voce di uno scorpione” che continua a parlare nella sua testa e da un senso di colpa di cui non riconosce la radice. Per cercare di ricostruire la sua vita, Chiara decide di impiegare il suo tempo aiutando gli altri e arriva in Turchia, seguendo un’associazione umanitaria. La sua vicenda si intreccia con quella di Beyan, profuga curda con un passato di abusi e indifferenza, anche lei custode di un doloroso segreto. Il romanzo ha certamente un inizio adrenalinico, fatto di parole e righe con un climax esasperante. Tale inizio, permette fin da subito al lettore di entrare pienamente nelle vicende narrative, pur avendo fin dall’inizio una serie di interrogativi interessanti. I personaggi principali sono senz’altro Chiara e Beyan. Le due donne restituiscono al libro un sapore interamente femminile e profondo. Chiara, incarna il personaggio della moglie e madre media, colei che concilia il lavoro al suo ruolo di moglie e madre perfetta. A fare da sfondo a tali vicende di vita quotidiana però, saranno una serie di problematiche, che molto spesso attanagliano la noia coniugale e lo stress “dell’angelo del focolare”. Chiara, infatti, passerà dall’essere il centro della sua famiglia, al motivo scatenante di tante situazioni negative, le quali porteranno il concilio familiare in un vero e proprio caos universale. Da tale disdetta familiare, verranno a galla, nuovi amori, incontri passionali, e una serie di sensi di colpa imprescindibili. Accanto a Chiara, si staglia, dall’altra parte del mondo un personaggio piuttosto controverso. Beyan, infatti è la “ritardata” del paese. La giovane, non è ben vista dagli altri, al punto tale da non concederle nemmeno il rispetto base che contraddistingue ogni essere umano. Beyan passerà da una realtà familiare piuttosto degradante, ad un contesto “extra” che la renderà in qualche maniera maggiormente felice. La ragazza affetta da sindrome di down, si ritroverà in una serie di vicissitudini, legate di fatto alla sua condizione mentale. Argomento di spicco, è senz’altro l’abuso sessuale. Beyan, infatti, si troverà molte volte vittima di abuso, con i relativi “effetti collaterali” di gesti così aberranti. Beyan è una ragazza con una forte immaginazione, legata al carretto dei suoi “simit”, ciambelle preparate dalla sua madre adottiva, che lei stessa venderà per il paese. Attraverso, la giovane, ci si imbatterà in una visione unitaria di Istanbul: dai mercatini di spezie, ai monumenti tipici della cultura curda, arrivando a sentire i profumi turchi, fino alla maestosità delle moschee. Sarà la sua “buona fede” ad invischiarla in affari alquanto loschi: situazioni che intrecceranno il suo destino con un piccolo essere, di cui lei stessa non aveva […]

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Generazione perduta, il libro di Gianluca Malato sul fenomeno "Blue Whale"

“Generazione perduta” è il nuovo libro di Gianluca Malato. Marco è un adolescente solitario, figlio di una famiglia onesta ma non molto abbiente. Frequenta alcuni amici dei Parioli, ricchi e spavaldi, che il padre spera gli procureranno un giorno le amicizie giuste per avere una vita migliore. Un giorno diventa vittima del curatore, uno strano individuo che gli ordina via Instagram di infliggersi del dolore e di fare altre cose che lo terrorizzano. Il libro parte con ritmi incalzanti, ponendo il lettore in una situazione d’immediato pericolo. Fin dalle prime pagine la visione sarà come quella di un grande obiettivo che inquadra oggetti e situazioni da vicino. Il personaggio principale è senz’altro Marco, un ragazzo di famiglia umile trovatosi che frequenta persone “vantaggiose”. Il gruppo dei pari, fin da subito, non segue il solito cliché “di porto sicuro”, quanto piuttosto si configurerà come una scala che porta all’ascesa del successo. Le amicizie di Marco non sono oneste né sincere. Ogni azione del gruppo sarà messa in moto da un senso di rivalsa, accettazione, adrenalina e da una gran dose di senso dispotico. Il libro indaga in modo eccelso e moderno i pensieri, i dubbi e i desideri di Marco. La narrazione sembra quasi riuscire a mettere letteralmente le “mani nella testa” di un adolescente. La quotidianità di Marco e dei suoi amici segue il filone che i media ci hanno più volte propinato. Il libro racconta, infatti, la vita “pariolina”, la droga, la prostituzione, il successo ricercato ad ogni costo. A prendere il sopravvento su questa narrazione street, ad un certo punto, sarà il terrificante fenomeno della Blue Whale. Marco, attraverso Instagram si imbatterà in uno strano soggetto, il cui nickname è Akira89. Il loro scambio di messaggi rivelerà fin da subito i ruoli: Marco è la vittima e Akira è il suo capo o, per meglio dire, il curatore. Il libro di Gianluca Malato racconterà con minuzia ogni sfida terrificante che il curatore imporrà a Marco. I video, le ferite autoinflitte, il senso di perenne angoscia. Queste saranno le parole d’ordine di un libro che indaga un momento storico definito e spaventoso. A dare man forte alla figura agghiacciante di Akira sarà per motivi diversi quella di Maurizio, l’amico facoltoso di Marco: le due figure si intrecceranno in più punti, sottolineando che non basta ergersi a capo per esserlo davvero. Le angoscianti sfide a cui è sottoposto giornalmente Marco, sotto ricatto, si accostano alla vita quotidiana dello stesso, fino a toccare un argomento saliente: l’amore. L’amore per Betty, una ragazza non vicina agli stereotipi sociali di bellezza e successo, donerà, infatti, al protagonista una forza nuova, forza che condurrà a molte sorprese nell’arco della lettura.. Generazione perduta che, oltre a raccontare in prima persona il tedioso fenomeno della Blue Whale, sottolinea come alla base di tutto ci sia la solitudine e la debolezza, sentimenti che spesso accompagnano l’adolescenza di tutto il mondo. Nella terza parte del libro ci sarà un finale inatteso, uno di quelli che non ci si aspetta. […]

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