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Eroica Fenice

Culturalmente

Ercole e Lica: la scultura di Canova che ha proclamato la sua grandezza

Ercole e Lica è un gruppo scultoreo in marmo eseguito da Antonio Canova tra il 1795 e il 1815, conservato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Qui, il mito, la realizzazione e varie curiosità. La realizzazione e l’ardua vendita dell’ Ercole e Lica Era il 1795 quando la statua canoviana di Venere e Adone giunse a Napoli e fu collocata nel giardino del palazzo Berio. Ebbe cosi tanto successo che il marchese Francesco Berio dovette vietarne la visita al pubblico. Tale consenso di pubblico, tuttavia, non fu la chiave della fama di Antonio Canova, poiché le sue prodezze artistiche gli valsero l’appellativo di “scultore grazioso”. Negli ambienti accademici di quegli anni essere definiti graziosi significava avere uno stile “sdolcinato, debole ed effeminato”. Nel breve soggiorno a Napoli, il conte Onorato Gaetani dell’Aquila D’Aragona, durante una cena, suggerì una strategia per eliminare dalle opere canoviane quella fastidiosa etichetta. Fu così che don Onorato propose ad Antonio D’Este, veneziano coetaneo di Canova, di commissionare all’artista una scultura che rappresentasse Ercole furioso che getta in mare Lica. Questa sorta di scommessa fu accettata di buon grado dallo scultore che appena tornato a Roma fece dell’opera un bozzetto in cera. La scultura sarebbe stata fatta prima in gesso e poi trasformata in marmo; nello specifico sarebbe stata creata una scultura di quasi tre metri e mezzo, dal costo di tremila zecchini d’oro, prezzo che avrebbe pagato don Onorato in tre rate. Per un anno e mezzo l’opera rimase incompiuta, fino a quando Onorato Gaetani ritirò la sua offerta, complici le vicende militari che tediavano il paese. Una nuova opportunità cambiò le sorti del Canova quando l’esercito austriaco sconfisse le truppe francesi. I Veronesi erano così entusiasti per quella vittoria che vollero installare un grosso monumento in memoria del successo militare e della liberazione. Fu in quel momento che il critico d’arte Giovanni de Lazara si rivolse a Tiberio Roberti, caro amico di Canova, per proporre allo scultore la realizzazione di una grande opera. Canova pensò che la scultura Ercole e Lica potesse essere congeniale alla richiesta. Dopo un fitto scambio epistolare con la municipalità veronese, si siglò l’accordo: Ercole e Lica fu venduta per tremila zecchini. Ancora una volta, però, l’incarico venne nuovamente arrestato da una serie di vicende politiche. La vendita finale fu aggiudicata a Giovanni Torlonia, che acquistò l’Ercole e Lica per 18.000 scudi. Nel 1815 la scultura fu terminata definitivamente ed esposta in una sala rotonda appositamente costruita dal Valadier, con cupola a luce zenitale. In occasione dell’inaugurazione, si registrò un grande successo dei visitatori. L’opera, che era nata per una scommessa ed aveva vissuto varie tribolazioni durante la sua costruzione, fu la chiave principale per trasformare l’arte canoviana da graziosa ad eroica. Il significato dell’ Ercole e Lica Il momento che viene rappresentato è quello in cui Ercole sta scagliando in aria Lica, il quale aveva consegnato all’eroe una tunica da parte di sua moglie Deianira. Quando il centauro Nesso tentò di rapire Deianira, Ercole lo uccise con una freccia […]

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Libri

Street Food, il libro di Giuseppe Bagno sulla storia del cibo di strada

Street Food (il cibo di strada nella storia) è un libro di Giuseppe Bagno edito da Valtrendeditore Lo street food nasce con la storia del genere umano. I primi cibi di strada risalgono, senza ombra di dubbio, all’età della pietra e precisamente all’epoca in cui l’Homo Erectus scoprì il fuoco e cominciò a cacciare e arrostire le carni. Ha quindi origini paleolitiche ma, per poterlo ascrivere nell’olimpo delle culture gastronomiche, dobbiamo aspettare il periodo greco-romano. In una scorrevole sintesi dalle origini ai giorni nostri l’autore ci guida in un viaggio alla scoperta delle più interessanti ricette medievali, rinascimentali, del Settecento e dell’Ottocento fino ad arrivare ai giorni nostri e alle nuove frontiere del cibo di strada. Il libro è un chiaro ed appassionante racconto sulle origini e lo sviluppo dello street food. Ogni capitolo, è di fatto, dedicato ad un’epoca specifica: tale suddivisione permette ad ogni spazio temporale di esprimersi nelle sue fattezze migliori. Tra le figure maggiormente collegate al racconto, compaiono senz’altro i venditori ambulanti. Saranno proprio loro, infatti, i capostipiti del cibo da strada. Di loro ci sarà il racconto preciso della personalità, delle tecniche di vendita, e anche dell’interessante contesto dentro il quale esprimono le loro prodezze di vendita. La prima sequenza temporale, quello riguardo l’Antica Roma, darà ampio respiro al concetto di “ristorante”. Il luogo che conosciamo oggi, infatti, ha attraversato diverse metamorfosi. Una delle descrizioni maggiormente riuscita è quella riguardo il “thermopolium”: ovvero il luogo dove venivano servite bevande e vivande calde. Interessante sarà la trasformazione riguardo “la ristorazione”, in particolare l’uso di essa, destinato in maniera differente alle classi abbienti e a quelle poveri. Ci sarà un’ampia descrizione dei seminterrati, fino ad arrivare ai più moderni ostelli. A fare del libro, una lettura assolutamente interessante, è senz’altro il contesto storico, che muta e si avvicenda secolo dopo secolo: il racconto di un’ Italia invasa dalle panetterie, con la sua consueta “tassa frumentaria” per consentire anche ai più poveri il suo largo consumo. Fino ad arrivare alle pagine dedicate ai comuni ”mercati”, fatti di bancarelle e baratto, non trascurando l’importante correlazione tra cliente e mercante. Napoli fra le pagine di Street Food di Giuseppe Bagno Tra i capitoli più emozionanti, appaiono, senz’altro quelli dedicati al popolo partenopeo con il racconto magico circa la nascita della pizza margherita, la tassa sulla frutta e la rivolta popolare capeggiata da Masaniello. Ci si imbatte nelle pagine energiche e popolari delle famosissime taverne napoletane, dove va citata una delle più conosciute e longeve “il cerriglio”. Non manca il racconto esaustivo della nascita della pasta, o i più conosciuti “maccheroni”: un culto che di lì a poco si estenderà in tutta Italia e non solo. Il libro dà certamente importanza anche alla nascita della pizza, non necessariamente margherita, raccontandone i segreti, la preparazione e la conservazione di un alimento che si è trasformato da cibo da “asporto” a cibo da tavola. Immancabili anche le pagine riguardo le cosiddette “sfogliatelle”, uno dei dolci partenopei che trova man forte nella connotazione “cibo da […]

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Libri

Esagera, la vita: il nuovo strabiliante romanzo di Giulia Arnetoli

Esagera, la vita è il nuovo romanzo di Giulia Arnetoli (insegnante e già finalista della quarta edizione del Premio Letterario Salvatore Quasimodo) edito da Les Flaneurs Edizioni. La trama del romanzo di Giulia Arnetoli Violante ha trentotto anni, due figli e un ex marito. Ha trascorso la vita dimenticandosi di se stessa, fino a quando un evento traumatico innesca il cambiamento. Ma quanto può essere alto il prezzo delle proprie scelte? Nella lotta tra i doveri e la volontà, Violante sente il peso di una vita che esagera in tutto ciò che la circonda. Il romanzo parte con un ambiente che potrebbe definirsi l’anti cliché della famiglia perfetta. La spaccatura interna, infatti, è una faglia, che fin dalle prime righe dell’autrice si staglia in maniera prepotente. Violante, la protagonista indiscussa del romanzo, è senz’altro un personaggio che incarna l’emblema femminile. Non si tratta di una storia dove la protagonista incarna l’eroina fatta e finita, dove non esiste la colpa, l’errore e il tumulto. Violante è una donna “comune”, fatta di sbagli e rinunce, ma anche di rivalsa contro gli altri e persino verso sé stessa. È una donna indipendente, che fino ad un certo momento della sua vita ha quasi incarnato “l’angelo del focolare” di Rousseau. Il suo personaggio non lascia nulla al caso, i suoi drammi interiori sono quelli che accomunano tutte le donne: lei ama, sbaglia, tenta di rattoppare, si accontenta e poi sogna il cambiamento. A tratti, è l’ “Alice” di Carroll moderna, dove lei stessa, infatti, più volte cita la meraviglia del bianconiglio, e l’accortezza del Brucaliffo. Immagini evocative, di un mondo fiabesco che si intreccia nelle paturnie quotidiane di Violante e di tutte le donne del mondo. Accanto alla sua prepotente figura, si stagliano tre personaggi, altrettanto importanti. Luigi, il suo ex marito, sembra incarnare la figura di un narcisista patologico. Lui, infatti, è intriso di amore ed odio senza limiti e ragione. A dare maggiore sollievo alla vita in tumulto della protagonista sono senz’altro i suoi due figli, che al contempo non le lasciano sogni sereni. Orlando e Virginia, infatti, appartengono a due fasce d’età diverse, ognuna intrisa di personalissimi misteri. Il primo è un bambino bisognoso di affetto, ancora rifugiato nell’illusione perfetta delle cose. La seconda è un’adolescente ribelle, dai capelli prima corti, poi lunghi, dagli abiti inconsulti ed improbabili. Sarà proprio Virginia, però, ad incarnare insieme a sua madre un personaggio “in crescita”, lei infatti, così come Violante, compirà un viaggio dentro e fuori se stessa, fino a ritrovare le cose importanti della vita. Entrambi i ragazzi portano nomi legati al mondo della letteratura. A fare da collante tra la realtà e la fantasia, infatti, sono senz’altro i libri, che oltre ad essere fonte di introiti attuali, per Violante, saranno da sempre angoli di pace dove rifugiarsi. Sarà proprio l’amore per i libri, la cosa che, insieme al circolo letterario “Caffè 1926”, le permetterà di ritrovare “il suo pensiero felice”. Dopo anni, infatti, la donna si imbatterà in una sua vecchia conoscenza: […]

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Libri

Enjoy the Silence, il libro d’esordio di Alessandro Mazzaro

È Enjoy the Silence (l’ultimo inno del secolo breve), l’opera prima con cui il giornalista e scrittore Alessandro Mazzaro fa il suo esordio. Il volume terzo, facente parte della collana Song di GM press, vuole omaggiare la canzone più famosa dei Depeche Mode che quest’anno compie 30 anni. Alessandro Mazzaro, ci ha concesso un’intervista. Leggi qui cosa ci ha detto! Il libro è un meraviglioso percorso a più step, dove si parte dall’allora innovativa Milano con i suoi Puk Studio, fino ad arrivare agli studi deserti in Danimarca. Il libro racconta con chiarezza e precisione le notti brave passate dal gruppo a Milano e la ricerca del famigerato “silenzio” nelle lande della Danimarca. Si percorreranno i suoni innovativi del gruppo che ha segnato un’epoca, come nel caso di Personal Jesus, per poi arrivare al racconto delle continue modifiche di Enjoy The Silence, la quale prima di diventare la canzone che conosciamo, ha subito diverse metamorfosi nel ritmo e nel tempo. Il libro non lascia fuori gli eventi storici, come la caduta del muro di Berlino, e il tumulto della popolarità, la quale a volte può trasformarsi in motivi di fuga dalla realtà. L’abile penna di Mazzaro, nel libro edito da GM press ricostruisce sapientemente le metamorfosi del gruppo e del pezzo stesso. Esso, si avvale di vivide testimonianze di chi ha visto nascere l’album “Violator”. Chiare ed interessanti, quindi, le esposizioni di Carmelo La Bionda, allora titolare dei Logic Studio di Milano, dove i Depeche Mode hanno registrato in parte Enjoy The Silence nel 1989, fino ad arrivare a Pino Pischetola, tecnico del suono e amico di “bravate” del gruppo stesso. Il libro di Mazzaro si dedica ad un entusiasmante narrazione di eventi che vanno dal 1989 al ’90. Magico è il racconto di un’epoca che cambia e un mondo che sta conoscendo ed apprezzando sempre di più uno dei gruppi più iconici di sempre. È un libro per chi ama la musica, ma anche per chi ha la pura esigenza di conoscere il mondo che sosta silente dietro la nascita di una canzone o di una band. In un mondo dove il silenzio sembra non trovare più spazio, Alessandro Mazzaro, ce ne regala un po’. L’intervista ad Alessandro Mazzaro Come hai ribadito in alcune occasioni non sei un “fan da maglietta” dei Depeche Mode, come mai quindi, l’idea di un’opera prima che parlasse proprio di questo gruppo? Nonostante non sia un fan accanito della band, questa canzone è sempre stata tra le mie preferite. L’idea del libro è nata nel 2017, quando ho riscoperto i Depeche Mode: in quell’estate è nata l’interpretazione che ho dato ad Enjoy the Silence e che rappresenta il punto di partenza del libro. Tutto il resto è arrivato in maniera quasi “accidentale” due anni e mezzo dopo, quando durante una chiacchierata con il direttore artistico della collana, è nata l’idea di farne un libro. Secondo te, in Italia e nel mondo, i Depeche Mode sono ancora ascoltati tra i giovani? Esiste un gruppo “moderno” […]

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Libri

Mi hanno rapito gli zingari, un romanzo in cui il pregiudizio si ribalta

  “Mi hanno rapito gli zingari” è un romanzo di Christian Scorrano e Marina Pirulli, edito da AUGH! Edizioni, che narra la straordinaria avventura, realmente accaduta, di un ragazzo italiano, Luigi, che trovatosi in viaggio verso la Grecia si imbatterà in un mondo di cui non aveva conoscenza, se non attraverso una serie di stereotipi. Mi hanno rapito gli zingari: la trama Il giovane italiano Luigi parte alla volta del mare della Grecia ma il suo viaggio termina quando, in piena notte, finisce dentro un fosso su una mulattiera della campagna macedone e il mattino seguente si ritrova circondato da un gruppo di zingari: in trappola, senza auto e senza mezzi, non ha altra scelta che seguirli. Inizia così il suo soggiorno a Shutka, sobborgo di Skopje in cui risiede la più grande comunità rom al mondo. Le prime pagine del romanzo scorrono con un ritmo forsennato, descrivendo un protagonista che tramuterà una disdetta in una magnifica opportunità di vita. Interessante è il modo in cui viene chiamata la sua automobile, “Misericordia”, date le sue pessime condizioni. L’auto sembra incarnare una sorta di metafora vivente. Attraverso il precario mezzo di trasporto, infatti, Luigi compirà un viaggio fatto di speranze, paure e momenti condivisi. Poco importa se le sue condizioni non appaiono ottimali. Il suo approdo definitivo sarà la “città degli zingari” conosciuta anche con il nome di Shutka. La paura e lo smarrimento dei primi momenti troveranno origine nei pregiudizi radicati dell’Occidente, in particolare in quelli dell’italiano medio. Il protagonista si sentirà più volte minacciato e risucchiato nella spirale dei cliché sui rom, fino ad un risvolto “stranger friendly”, tutto da scoprire. La cosa che più risalta agli occhi è senz’altro il legame familiare dei rom che pagina dopo pagina si esprime nella sua potenza maggiore: Luis non sarà un prigioniero, come suggerisce il titolo, e neppure un ospite. La città degli zingari diverrà per Luis una vera e propria Neverland, così come suggerisce lo stesso protagonista. Intensi saranno i profumi dei cibi, le atmosfere calorose dei mercati rionali, il traffico caotico e un sistema personalizzato per la raccolta dei rifiuti. A dispetto di ciò che si pensa, a Shutka ogni cosa funziona ma lo fa in un modo diverso rispetto a quello consuetudinario. Come nei migliori film ci troveremo dinanzi a diversi personaggi sfaccettati: il capo famiglia single, i figli adolescenti, la nonna brontolona e molti altri. Accanto ad essi, si avvicenderanno anche personaggi “extra”. Luis conoscerà, grazie ad una serie di interessanti eventi, Diva la ragazza del Monzambico, Felix il reporter schizzinoso, fino ad arrivare a Frank il tedesco dal cuore buono. Ognuno di essi, quasi come l’aggiunta di una spezia, darà un nuovo sapore ad un calderone di vivande che di per sé era già interessante a modo suo. Le culture si intrecceranno più volte, scambiandosi di posto, senza mai voler primeggiare le une sulle altre. Si parlerà in modo autentico ma leggero anche di due argomenti molto importanti. Il romanzo, infatti, farà riferimento alla prostituzione di Juvita, un’adolescente […]

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Attualità

Gucci, dalle origini al caso Armine Harutyunyan

Gucci, ancora lei, è la casa di moda che fa da padrona nel settore e nel mondo. Tra passato, successi e futuro, ecco la storia di una delle più grandi case di moda italiane. Era solo il 2018 quando Gucci chiudeva l’anno ben oltre le aspettative, con un giro d’affari di 8,28 miliardi di euro ed un aumento del 3,4 % rispetto all’anno precedente. Stessa sorte per le vendite dirette nelle boutique, con un +38% e un aumento del 25% nel 2019. Negli ultimi anni il fatturato Gucci è stato investito da un aumento del 31%, scaturito per lo più dalle “collezioni permanenti”, ovvero i capi senza tempo che non vengono sostituiti dai nuovi modelli. I capi fissi, di fatto, rappresenterebbero circa il 70% delle vendite totali. Parlando con i numeri, Kering, società francese che include Gucci Group, ha un utile dell’80%, con stime fino a 3,944 miliardi. Ottimi risultati anche per le vendite online. La sezione e-commerce rappresenterebbe il 6% delle vendite totali, con una crescita implementare del 70% solo nel 2018. Numeri che sembrano sottolineare come il digitale, ad oggi, sia una parte essenziale di ogni acquisto, persino per la moda. Il mondo Gucci post Covid-19 Grandi cambiamenti in casa Gucci post Covid-19. Il coronavirus ha cambiato le carte in tavola per tanti brand: l’azienda italiana, a sua volta, capitanata da Alessandro Michele, direttore creativo dal gennaio 2015, e da Marco Bizzarri (presidente del brand) ha ridotto le sfilate dimostrative a solo due appuntamenti: in primavera ed autunno. «A settembre Gucci non sfilerà, nel calendario di Milano Moda Donna e in nessun’altra occasione, non siamo pronti! – sostiene Alessandro Michele. – I tempi sono stati morti per l’isolamento da pandemia ma vivissimi per le idee. La Terra ci ha richiamato all’ordine, non voglio tornare come prima di marzo, dobbiamo ascoltare la Natura con un atto d’amore che ci impegna a ripensare anche il nostro lavoro per la moda. Bisogna ritrovare una luce, questa ripartenza è poetica come i miei primi giorni alla guida della Maison Gucci condivisi con Marco Bizzarri». Meno ritmi frenetici e più “Made in Italy”, quindi, il nuovo scenario di casa Gucci che con i suoi due pionieri nel 2019 ha sfiorato i 10 miliardi di vendite. Squarci di storia Era il 1921 quando Guccio Gucci fondò a Firenze quella che sarebbe diventata una delle case di moda italiane più attive nei settori d’alta moda e degli articoli di lusso. Guccio Gucci era un emigrato italiano che lavorava in alcuni hotel di lusso di Parigi e di Londra. A stretto contatto con l’alta borghesia, sviluppò uno spiccato senso estetico. Tornato a Firenze decise di aprire una serie di pelletterie comuni e di articoli per l’equitazione (tema a cui farà riferimento in alcune collezioni). La moda Gucci si espanse rapidamente e l’uomo, insieme ai tre figli, decise di aprire alcuni negozi nella via più famosa di Roma, Via Condotti. Lino, canapa e juta sono i materiali innovativi che hanno permesso all’azienda di spiccare il volo. Saranno […]

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Libri

Reed Hastings e Erin Meyer raccontano Netflix | Recensione

L’unica regola è che non ci sono regole (Netflix e la cultura della reinvenzione) è il nuovo saggio di Reed Hastings e Erin Meyer edito da Garzanti editore che racconta Netflix. La trama Non è mai esistita, prima d’ora, un’azienda come Netflix. E non solo perché ha rivoluzionato l’industria dello spettacolo, o perché è in grado di fatturare miliardi di dollari l’anno, o perché le sue produzioni sono viste da centinaia di milioni di persone in quasi 200 paesi. Quando Reed Hastings ha avviato la sua attività, che nel 1997 consisteva nel vendere e noleggiare dvd per corrispondenza, ha infatti sviluppato principi radicalmente nuovi e controintuitivi: a Netflix, gli stipendi sono sempre più alti dei concorrenti. A Netflix, il punto non è lavorare tanto. In questo libro per la prima volta Reed Hastings, con l’autrice bestseller Erin Meyer, descrive la geniale filosofia alla base del suo progetto e della sua vita, e narra storie inedite su tentativi, passi falsi ed errori compiuti, offrendo l’affascinante e completa immagine di un sogno che non smette mai di reinventarsi. Il libro parte con l’entusiasmante racconto di una Netflix all’epoca a “portata di stanza”. A fare da sfondo è la famigerata Blockbuster, l’azienda che noleggiava cassette e predisponeva punizioni per chi non portava in tempo indietro i suoi prodotti. È l’analisi attenta e curiosa di come un colosso epocale come Blackbuster non sia riuscito a stare a passo con i tempi, mentre una piccola realtà come Netflix sia stata investita dal lusso e dall’onere di un cambiamento d’epoca consistente. Il libro espone un entusiasmamene racconto circa i cambiamenti che Netflix ha subìto: si è passati dai dvd ai servizi di streaming, da produzioni esterne fino a quelle interne, basti pensare alla famigerata Stranger things. Fino a toccare argomenti come “l’espansione”. Netflix, infatti, partendo dagli USA si è estesa in tutto il mondo. Il libro racconta principalmente la “cultura Netflix”, ovvero una sorta di decalogo a voce alta su come una piccola azienda sia stata capace di tanto successo. La cultura Netflix ci viene raccontata come una sorta di storia in cui le leggi non scritte appaiono come una lama a doppio taglio. C’è da puntare, infatti, l’attenzione su alcuni termini: sincerità e densità di talento. Nella sua complessa narrazione, infatti, c’è la chiara spiegazione di come per l’azienda sia essenziale il concetto di “feedback”. Dire la verità, anche a discapito delle gerarchie aziendali, sembra essere infatti, la base di tutto. Così come il concetto di densità di talento: secondo lo studio Felps, infatti, il comportamento di uno riesce ad influenzare quello dell’intero gruppo. Va da sé che maggiore è la concentrazione di talento in un numero ristretto di persone, maggiori saranno i risultati positivi riguardo un progetto. Ritornando al concetto di feedback, è importante sottolineare come non siano mai necessari quelli volti a screditare il lavoro altrui, quanto piuttosto è necessario rispettare la legge delle A. Occorre infatti, aiutare con il proprio suggerimento, essere attuabile, apprezzarlo, accettarlo o respingerlo a seconda dei casi, ma […]

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Culturalmente

Peter Pan: la vera storia tra luci ed ombre

Peter Pan: scopriamo insieme la vera storia del personaggio creato da James Matthew Barrie “Tutti i bambini, tranne uno, crescono. Lo sanno presto che cresceranno e Wendy lo seppe a questo modo. Un giorno, quando aveva due anni, giocando in un giardino, colse un fiore e lo portò di corsa a sua madre. C’è da pensare che la bimba, in quell’atteggiamento, sembrasse deliziosa poiché la signora Darling appoggiò le mani al cuore ed esclamò: «Oh, perché non puoi restare così per sempre?» Questo fu tutto quanto passò tra di loro sull’argomento ma, da allora, Wendy seppe che sarebbe dovuta crescere. Tutti, dopo i due anni, scopriamo questa verità. I due anni sono il principio della fine” (James Barrie) È la Disney ad aver confezionato perfettamente l’immagine di Peter Pan. Scanzonato, casinista e divertente. Tutti conosciamo da sempre il bambino che non voleva crescere e le sue imprese favolose contro Capitan Uncino, con al seguito i cosiddetti “bambini sperduti” e Wendy, la bambina londinese che gli racconta le favole. Eppure il personaggio di Peter Pan nasconde diverse ombre, momenti tragici che in pochi conoscono e che si annidano in modo profondo anche nella vita del suo ideatore: James Matthew Barrie. L’ispirazione per Peter Pan gli sovvenne mentre era seduto su una panchina dei giardini di Kensigton (vicino Hyde Park, a Londra). Barrie, a quei tempi, nutriva una profonda simpatia per i cinque figli di una coppia locale, i Davies, con cui era solito giocare ai pirati ed anche loro concorreranno alla genesi di questo straordinario personaggio. Il coronamento del suo intuito letterario avvenne all’inizio del XX secolo, quando pubblicò la sua prima opera “L’uccellino bianco” nel 1902 e successivamente “Peter Pan, il ragazzo che non voleva crescere”. Il pubblico accolse le avventure del ragazzo volante in maniera così positiva ed energica che lo scrittore non vi pose fine, tanto che pubblicò ancora due opere sul suo beniamino: “Peter Pan nei giardini di Kensington” nel 1906 e “Peter e Wendy” nel 1911. Quest’ultima opera rimane tutt’ora la più celebre, aiutata anche dall’adattamento Disney. Le origini malinconiche di Peter Pan Nei Kensington Gardens a Londra fu installata nel 1912 un’opera realizzata dallo scultore George Frampton, sotto strette direttive di Barrie. Il giorno dell’inaugurazione, in mezzo a tanti bambini ed adulti, fu Barrie a sottolineare un grande problema: «In questa scultura non traspare il demone che è in Peter Pan», suscitando non poco sconcerto da parte dello scultore, la cui risposta fu: «Peter Pan un demone? Mai accostamento sarebbe più sbagliato». A dispetto di ciò che ha realizzato la Disney, invece, la storia di Peter Pan non è così dolce e divertente come ci è stata raccontata durante l’infanzia e il suo ideatore lo sapeva bene. La prima edizione della storia, infatti, era riservata ad un pubblico di soli adulti. Le vicende si svolgono proprio nei Kensington Gardens, all’interno dei quali Barrie si immaginò l’esistenza di un lago chiamato “l’isola degli uccelli” (idea iniziale grazie alla quale nascerà l’isola che non c’è). Questa oasi […]

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Culturalmente

Mefistofele, un diavolo senza zoccoli

  Ecco l’appassionante leggenda di Mefistofele nelle opere di filosofi, studiosi e scrittori A differenza di Satana, Mefistofele non appare con zoccoli e corna caprini, piuttosto è più vicino alla figura umana. Di fatto, spesso, egli è raffigurato come un uomo molto alto, vestito di nero, con in mano l’iconico libro rosso, all’interno del quale ci sono le firme di coloro che gli hanno ceduto l’anima in cambio di qualcosa. Secondo Rudolf Steiner, esoterista e teosofo austriaco, mentre Lucifero occulta all’uomo le sue facoltà spirituali che gli permetterebbero di prendere coscienza della forza della sua anima, Mefistofele agisce sulle sue percezioni esteriori, nascondendo all’uomo le forze spirituali responsabili dei fenomeni naturali. Egli appare per la prima volta con un nome diverso: Mephostophiles, forse preso dall’ebraico: mēfīr “distruttore” e ṭōfël “menzognero” in una leggenda popolare tedesca sul dottor Faust del 1587. La leggenda di Faust La leggenda di Faust ha origine nella tradizione popolare tedesca. Qualcuno afferma che tali vicende siano realmente accadute e possano essere ricondotte ad un uomo di nome Johann Georg Faust.  Faust era uno studioso le cui conoscenze spaziavano dalla medicina all’astrologia, fino alla negromanzia, la chiaroveggenza e molto altro, ma la sua brama di sapere non trovava mai pieno compimento. Fu in quel momento che Faust invocò Mefistofele, il quale gli promise che per ventiquattro anni, avrebbe concesso all’uomo un sapere assoluto sul mondo ed ogni scienza, a patto che gli concedesse la sua anima. L’uomo per ventiquattro anni condusse una vita di sapienza, pregno della sua giovinezza e dei suoi piaceri. Nella notte di venerdì santo del 1540, però, Faust trova la morte in modo violento nella città di Staufen. Fu quello il dettaglio che convinse definitivamente il popolo che la sua morte violenta era il risultato di un patto occulto con una figura malvagia. Mefistofele chiamato anche M. è presente in diverse opere, ma è noto soprattutto grazie alla rappresentazione che ne dà Goethe, scrittore, poeta e drammaturgo tedesco, il quale scrisse il dramma a più riprese, nel corso di tutta la sua vita.  Nell’opera di Goethe, c’è una scommessa tra Mefistofele e Dio. Il diavolo scommette che riuscirà a traviare l’anima del povero uomo, ma Dio che ha fiducia nell’animo umano, accetta di buon grado. L’opera di Goethe a differenza di altre ha un finale positivo, infatti pur avendo ceduto al sapere, Faust, alla sua morte viene salvato dagli angeli, i quali redimono il peccato dell’uomo, riconoscendo nella sua perdizione lo scopo del progredire, e quindi, di fatto, Faust appare meritevole di salvezza. Il Faust di Goethe rappresenta l’attività dell’uomo che non trova resa davanti all’innovazione e alla sapienza, e la colpa peggiore non risulta quindi la fame di conoscenza, quanto piuttosto l’inerzia e l’autocompiacimento. Il libro di Goethe avrà l’autorizzazione di essere pubblicato dallo stesso, solo postumo. Mefistofele nella cultura pop M. è nelle opere di molti autori, anche in quelle più moderne. William Shakespeare cita Mephistophilus ne “le allegre comari di Windsor”. Scenari di certo più moderni quelli della Marvel Comics, la quale si […]

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Libri

Pierre Lemaitre: L’abito da sposo, un noir psicologico | Recensione

L’abito da sposo è il libro vincitore del premio Goncourt 2013, scritto da Pierre Lemaitre, edito da Fazi Editore per la collana Darkside. La trama Chi è veramente Sophie? Sappiamo che ha trent’anni ed è la babysitter di Lèo, il figlio di una coppia di ricchi parigini. La giovane donna sembra non avere una vita privata, si dedica totalmente al bambino, il resto è un mistero. Ma sappiamo che è ossessionata da una doppia identità, dimentica cosa ha fatto poche ore prima e vive in un costante stato di oblio. Una sera la mamma di Leo rientra tardi e trova Sophie addormentata davanti alla tv, le propone di restare a dormire e lei accetta. Il mattino dopo la ragazza si risveglia sola in casa e fa una terribile scoperta: Lèo è stato strangolato nel sonno, proprio accanto a lei. Lo sconcerto è profondo e la soluzione che le si prospetta è una sola: una fuga senza meta, via da Parigi, lontano da tutto, per provare a ricostruirsi una vita. Il libro parte con un ritmo incalzante, permettendo al lettore di trovarsi nel bel mezzo di eventi adrenalinici che si susseguono di continuo. La protagonista è Sophie, una giovane trentenne la cui vita sembra scandita dalla solitudine e dal vuoto esistenziale. Il suo impiego principale è quello di badare al piccolo Lèo, figlio della Parigi bene. La giovane, se dapprima sembrerà avere un ottimo rapporto col minore che assiste, in un secondo momento, anche a causa delle sue continue perdite di memoria, non tarderà nell’avere momenti di tensione e incompatibilità. Lèo è un bambino socievole, sveglio ed attivo, la cui unica colpa, sembrerà essere quella di appartenere a due genitori troppo dediti al lavoro. La prima parte del libro, riguarda gli eventi funesti intorno alla sua piccola figura. Lèo, infatti, sarà assassinato da una persona misteriosa, che dapprima sembrerà essere Sophie, per poi lasciare spazio a diversi dubbi. Il macabro inizio, riguardo la morte del bambino, fornisce al romanzo un gusto ampiamente noir, senza dimenticare l’intrico psicologico che predomina l’intera narrazione. In seguito all’assassinio e alla sfilza di dettagli cruenti, segue la tipica fuga “dei colpevoli”. Sophie si troverà combattuta tra il costituirsi e il combattere per la propria presunta innocenza. Non mancheranno momenti di sottomissione per raggiungere obiettivi pragmatici di libertà. Il romanzo prosegue con una serie di omicidi che alla base sembrano essere riconducibili ad un solo colpevole. Interessante anche le attività volte per “rifarsi una vita”, le fughe lontano da casa, le bugie e gli escamotage tattici con una Parigi di sfondo che aumenta la fascinazione delle cose. Sophie diventerà Marianne LeBlanc, e con la nuova identità ricorreranno le infinite possibilità di una nuova vita. La donna, infatti, per assicurarsi l’agio della tranquillità si rivolgerà ad un’agenzia matrimoniale, una delle poche soluzioni per trovare un uomo “normale”. Scelta, quella dell’agenzia, che darà scacco matto allo sviluppo della storia, che di lì a poco diventerà ancora più intricata. Il romanzo è suddiviso in tre parti principali: Sophie, Frantz e […]

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Libri

Il Blu delle rose, la favola distopica di Tony Laudadio

Recensione del libro Il blu delle rose, di Tony Laudadio edito da NNeditore. Un romanzo straordinario che affaccia su un futuro distopico. La Trama de Il blu delle rose In un mondo non troppo diverso dal nostro, dominato dalla tecnologia e da un clima imprevedibile, la scienza ha finalmente stabilito che criminali si nasce: il gene C, responsabile della vio­lenza nei comportamenti, è stato indivi­duato e grazie al controllo delle nascite imposto dalla legge, la società è ormai pacificata. La scienziata Elisabetta Russo, che ha contribuito alla rivolu­zionaria scoperta, non nutre dubbi sulle pratiche di selezione genetica del governo, nonostante le proteste degli oppositori. A venticinque anni dall’en­trata in vigore della legge Genesi, però, una serie di eventi drammatici scuote le sue certezze mettendo in pericolo la sua stessa vita. Ed è soltanto grazie alla premura di Nghele e all’amore del gio­vane Lionel che Elisabetta trova il co­raggio di ribellarsi alle regole e ai limiti che lei stessa si è imposta. Il blu delle rose. La luce della speranza in un mondo soffocante Il romanzo è una favola distopica dalle tinte fantascientifiche. La protagonista principale è Elisabetta Russo, una genetista la cui scoperta principale, insieme ad altri ricercatori, è il gene C. La donna è forte, determinata e ligia al suo dovere. È un personaggio femminile molto dinamico, e le diverse vicende di cui è protagonista metteranno in risalto la sua forza d’animo, oltre che una spiccata intelligenza. Le vicende riguardano un tempo futuro dove la criminalità può essere determinata ancor prima della nascita, attraverso analisi specifiche sul feto stesso. Ciò ha provocato una frattura sociale, tra oppositori e favorevoli. Per eliminare la criminalità è necessaria, infatti, l’interruzione della gravidanza, nel caso si presentasse il gene C. Gli oppositori prendono il nome di gruppo Erode, considerato dai più una semplice cellula terrorista. Accanto agli oppositori si staglia un gruppo di persone ampiamente favorevole, che oltre a individuare la criminalità, si diverte nel gioco di fare “Dio” con la modificazione dei tratti genetici, rendendo i nascituri poco più che bambole tutte uguali. Il mondo di Laudadio è una realtà dove le temperature esterne sono molto alte, le precipitazioni sono spaventose e negli edifici si prediligono temperature ostili. Accanto al personaggio principale di Elisabetta ci saranno altrettante figure importanti. Prima fra tutte Nghele, il giardiniere della sua casa in collina che a poco a poco diventa, per la protagonista, un vero e proprio padre e punto di riferimento. L’uomo vive a contatto con la natura, è buono e gentile. Con la madre di Elisabetta, Grazia, si indagherà l’argomento del “tempo che passa”. Nel mondo futuro, infatti, l’aspettativa di vita sembra essersi dilatata a dismisura: è il caso della donna che pur avendo 70 anni ne dimostrerà molti di meno, grazie anche ai prodigi della scienza. L’argomento tempo sembra essere uno di quelli cardini della nostra società moderna, dove si fa sempre più fatica ad accettare il tempo che passa ricercando espedienti che possano ridurre il problema. Il romanzo prenderà una piega diversa […]

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Culturalmente

I luoghi di culto più belli del mondo, viaggio tra religiosità e bellezza

I luoghi di culto più belli del mondo: i nostri suggerimenti La prima regola per un turista coi fiocchi, è senz’altro scoprire. Chi decide di compiere un viaggio, non intende solo vedere nuovi posti, ma anche scoprire le sensazioni che determinate esperienze riescono a suscitare. Per imparare la cultura di un popolo, è essenziale immergersi come prima cosa nella sua religione, pur non condividendone i dogmi. I templi, le cattedrali e le moschee disseminate per il mondo non possono essere catalogate in una lista per ordine di importanza, poiché ognuno di questi luoghi di culto custodisce la grandezza e la particolarità del suo popolo. La prima moschea di cui parlare è quella di Sultan Ahmet Camii ad Instanbul, conosciuta a tutti come Blu, per il suo colore. La cosa che più risulta agli occhi è il fatto che la sala di preghiera è disseminata da trecento finestre. La luce fa risplendere le maioliche Iznik e il pavimento, ricreando un entusiasmante gioco di luci. Tale moschea fu costruita dal sultano Ahmed I il quale, dopo la pace di Zsitvatorok e i risultati pessimi della guerra contro la Persia, intendeva riaffermare il potere ottomano. La moschea Blu è una delle poche a poter vantare la presenza di sei minareti, cioè le torri presenti in tutte le moschee, dove il muezzin, cinque volte al giorno richiama i fedeli in preghiera. Tale numero di torri, superato solo dalla Ka’ba a La Mecca, è il risultato di un fraintendimento. Il sultano Ahmed, infatti, spiegando all’architetto il suo progetto, confuse la parola alti (sei) con altin (oro). In Birmania troviamo la Shwedagon Pagoda di Yangon, uno dei luoghi di culto più mistici del mondo. Come nel precedente luogo di culto, anche in questo caso è il colore a farla da padrone. La pagoda di Yangon è un trionfo di statue di Buddha e candele, ma soprattutto, si contraddistingue da tutte le altre grazie alla sua cupola d’oro, la quale al tramonto assume una luce rosata. Tale gioco di luci, rende la Pagoda assolutamente magica. Essa contiene le quattro reliquie di Buddha: il sostegno di Kakusandha, il filtro d’acqua di Konagamana, otto capelli di Guatama, e un pezzo d’abito di Kassapa. Riguardo le sue origini abbiamo storie molto controverse, ma le leggende più fedeli affermano che essa fu costruita prima della morte di Buddha, avvenuta nel 486 a.C. Nonostante i numerosi terremoti avvenuti durante gli anni la pagoda di Yangon sembra contenere ancora la stessa magia di quando i due fratelli sulla collina di Singuattara, con l’ausilio dei capelli di Guatama, diedero il via alla sua realizzazione. Passando per Mosca, si arriva alla Cattedrale di San Basilio, considerata patrimonio dell’Unesco. Costruita per volontà di Ivan IV è stata per molto tempo la struttura più alta di Mosca, fino al completamento della Torre Campanaria nel 1600. La sua forma, che ricorda una fiamma che sale verso l’alto, non si avvicina ad alcuna struttura bizantina, risultando di fatto unica nel suo genere. Quattro delle sue otto cappelle sono dedicate […]

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Libri

Cascasse il mondo, il primo entusiasmante romanzo di Maria Cristina Maffeis

È Cascasse il mondo, il libro d’esordio di Maria Cristina Maffeis, edito da Rizzoli editore, vincitore del Premio Angelo Zanibelli Leggi In Salute 2019. Cascasse il mondo: la trama Nella vita di una donna le amiche sono fondamentali. Titti lo sa bene e infatti, “cascasse il mondo”, non rinuncerebbe mai agli incontri con le sue compagne di avventure. Lei è lo spirito libero del gruppo, quella che affronta ogni circostanza con l’energia di un vulcano e il sorriso pronto. Poi ci sono loro: Ndidi, la chirurga, razionale e cinica; Adriana, l’insegnante dall’animo inguaribilmente romantico; e infine Irma, che di mestiere è psicologa e di soprannome è “la Dolce”. I loro problemi sono quelli di tutte le donne ma tra maschi incapaci, parenti a dir poco eccentrici e animali domestici un po’ matti, ce n’è uno più grande degli altri, un dramma che le accomuna e le spinge a restare unite per darsi forza e speranza. Il romanzo inizia con una gioviale descrizione di un giorno comune. Il bar è un luogo di incontri, e ancora di più, nel romanzo della Maffeis è il posto dove le cose più straordinarie della vita arrivano a compiersi. Un giorno comune, si trasforma in un evento straordinario, quando per l’appunto, Titti, la voce narrante della storia, incontra quelle che saranno le sue migliori amiche di sempre. I personaggi della storia nata dalla penna di Maria Cristina Maffeis appartengono alla schiera delle “ragazze della porta accanto”, ma con qualità straordinarie. Con la storia di Ndidi, si assiste all’emancipazione femminile dove una donna, straniera, è chirurgo. La donna indaga gli argomenti più ostici legati alla fine di un’unione coniugale, ma soprattutto il lettore, attraverso la sua storia, compie un breve viaggio nella storia del “razzismo”. E di come una persona di colore, ogni giorno, pur vivendo in Italia stabilmente, debba imbattersi in preconcetti di razza e frasi infelici. Ndidi, all’interno della narrazione, sembra rappresentare l’impeto e il femminismo, ma anche la durezza, la stessa corazza che diventa burro fuso sotto la pressione di un gesto d’affetto. Con Irma, ci la narrazione è quasi opposta alla storia precedente. Irma è una donna che ha preso le sue scelte sentimentali, senza subirle, è un animo in continua metamorfosi, che ha fatto della sua professione un trampolino di lancio per vivere efficacemente la sua esistenza. Adriana è la più impacciata del gruppo, si potrebbe dire un elefante selvaggio che sogna di essere una farfalla, e per certi aspetti, ci riesce. Attraverso la sua vita, il romanzo indaga un aspetto sociale dei giorni nostri: la precarietà dell’insegnamento. Pur apprezzando la sua professione, la donna, in alcuni momenti, sembra essere insofferente all’instabilità del suo lavoro. L’altalena delle emozioni, sembra spingerla in un tumulto di eventi e risposte, che prende il nome di distimia. A dare elettricità alla storia di sottofondo, è senz’altro la voce narrante del libro stesso: Titti, una donna dai capelli rossi, la cui vita è continuamente sotto la spinta feroce degli eventi. La donna è divisa tra il […]

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Libri

Sto ascoltando dei dischi: l’appassionante biografia di Maurizio Blatto

Sto ascoltando dei dischi, è il nuovo romanzo di Maurizio Blatto, giornalista e firma storica della rivista “Rumore”, edito da add editore. Il libro di Maurizio Blatto comincia con un chiaro accostamento alla vita del protagonista con quella di James Barrie, autore di Peter Pan. L’uomo, infatti, nel percorso intricato della sua vita, ascolterà più volte l’esortazione a “crescere”, proprio come succedeva al protagonista di Barrie. Tale accostamento sarà da subito negato, poiché Maurizio non si troverà mai alla ricerca di una fanciullezza, quanto piuttosto nel pieno godimento della sua condizione. Stasi che per gli altri è assolutamente deleteria. «Amare la musica e i dischi tanto da confondere la vita con le canzoni e il pop con la realtà è la malattia dell’autore di questi racconti. In un succedersi di situazioni esilaranti, psicologi, consulenti familiari, terapie di gruppo, medici e addirittura la Morte tentano di curare il protagonista dalla sua ossessione per la musica. Ci riusciranno? Vincerà Freud o avranno la meglio i Beastie Boys? Il terrore per il reggaeton è curabile? Vita privata e analisi musicale si fondono in un testo in cui sono le canzoni a fornire il ritmo all’esistenza dell’autore, scandita attraverso ricordi personali e aneddotica rock.» L’argomento cardine dell’intero libro è senz’altro il mondo che si cela dietro le ossessioni. Per taluni possono diventare infatti motivo di discordia, perdizione di energia vitale, fino a risultare motivo di disfatta. Per Maurizio, l’ossessione per la musica, altro non è che un modo di vivere la vita in maniera totale. Il protagonista racconterà diversi passi della sua vita accostando ad ogni sentimento ed evento un autore musicale o una frase di una canzone. Ogni citazione risulta evocativa ed emozionante. Il libro porta il lettore in una sorta di cassa armonica, dove parole e situazioni, si svolgono sotto il ritmo di una soundtrack specifica. Il protagonista, pur vivendo una vita all’esterno della sua testa, più volte, sembrerà essersi creato una bolla dove la vita segue il ritmo dei suoi artisti preferiti. Le sue esperienze di vita risulteranno il mix di chitarre, accordi e testi memorabili. In certi momenti, l’uomo sembrerà affrontare una sorta di “male di vivere”, rivolto più all’insofferenza altrui che al contesto storico. Maurizio non sarà in grado di stabilire relazioni stabili al di là della sua famiglia, poiché tutte le persone che hanno gusti diversi, appaiono al protagonista come persone da bandire. Uno dei suoi gruppi preferiti è senz’altro quello de The Smiths, l’ossessione per la loro musica, finirà per essere così deleteria, che l’uomo sarà condotto verso una terapia psicologica. I The Smiths ricorreranno anche nei suoi racconti adolescenziali. Maurizio e Gradino, uno dei suoi più cari amici, infatti, saranno i protagonisti di un gioco esilarante, dove ad ogni canzone del gruppo sarà associata un’azione in un “dimmi e comandami” dal retrogusto vintage. In questa parte di narrazione, si trova lo spazio giusto anche per i ricordi del passato più tetri. Ricordi, i quali, racconteranno episodi di bullismo, di ritorni alla città dell’infanzia, e degli amici […]

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Libri

La scuola dei teen: un libro per capire la filosofia in pillole

La scuola dei teen, edito da Les Flâneurs Edizioni vuole essere un appassionante riassunto della filosofia umana, ed è il frutto di un lavoro compiuto da tre artisti: Francesco Monteleone e Alessio Rega con le illustrazioni di Giuseppe Inciardi. La filosofia, l’ “amore della sapienza”, è il mezzo per raggiungere la Verità, ovvero la chiave per la libertà. Su tale concetto fondamentale e inconfutabile si basa questo compendio per ragazzi, con lo scopo di invo­gliare i giovani lettori a interrogarsi, a dubitare, a non accettare mai alcuna idea senza prima aver indagato a fondo. Studiare e riflettere rappresentano, oggi come in passato, un grande privilegio: è proprio per questo che l’autore, sostenendo la necessità di un approccio al ragionamento filosofico sin dalla scuola primaria, pro­pone una godibilissima raccolta di vite di filosofi, cor­redata di divertenti illustrazioni, in cui la loro biografia si intreccia con le arti visive – pittura e scultura – e la cinematografia a essa ispirate. Il libro parte con una spiegazione semplice dei concetti filosofici dell’umanità. Si sottolinea, da subito, infatti, di come sia importante per la mente avere davanti agli occhi le immagini di un testo, poiché esse servono ad imprimere in maniera definitiva i concetti testuali. Il primo filosofo su cui si pone l’attenzione è Salomone. Attraverso di lui, si indagherà il concetto di “concubine e mogli”. La sua filosofia sembra essere ereditata da suo padre David, il quale, sposò Betsabea, già moglie di un altro uomo. I suoi concetti filosofici si allacciano a tali libertà. Con Apollo e il suo motto “conosci te stesso” verremo a capo di una filosofia pagana, fatta di riti e questioni misteriose. “Il Responso” di Apollo, si stagliava nella società come unico modo per comprendere la realtà circostante. Con Socrate saremo testimoni di un suicidio. Il filosofo, infatti, avendo ereditato da sua madre “la voglia di far nascere la verità nell’animo umano” diventerà il maestro dei giovani. Tale influenza, preoccuperà al tal punto, da ordinarne l’uccisione. Con Platone si svilupperà il concetto di “Accademia”, lo studioso infatti, sarà il primo a fondare una scuola filosofica. Seguito dal suo discepolo Aristotele, il quale, con grande maestria contribuì alla crescita di Alessandro Magno. Con Agostino e Giordano Bruno, ci si immergerà in argomenti di maggior matrice religiosa. Il primo, infatti, dopo una lunga vita di vizi e peccati si convertirà al cattolicesimo, mentre il secondo pregno di idee innovative, fu bruciato sul rogo dall’Inquisizione romana. Sarà Cartesio ad approfondire argomenti più storici. Con lui si parlerà di indulgenze e dell’esigenza di rinnovare la chiesa cattolica. Kant sembrerà uno dei filosofi più vicini all’uomo standard: egli avrà una vita abitudinaria, fatta di routine e gesti schematici. Per lui, insieme alla tranquillità, due cose saranno essenziali nella vita: le stelle e la morale. Con Kant, anche Schopenhauer, spiegherà gli eventi della vita in maniera semplice. Piacere e dolore, nella sua dottrina sembreranno avvicendarsi molteplici volte, dando un senso al dolore e alla serenità umana. A dare note politiche al libro, sarà senz’altro la […]

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Cinema e Serie tv

Curon, la vera storia della nuova serie italiana di Netflix

Curon, la serie italiana Netflix, si è piazzata fin da subito tra quelle più viste nel mese di giugno. Ottimi risultati anche in Germania e nel mercato latino-americano. Riscontri positivi anche in America, dove “Decider” nella sua rubrica Stream it or skip It, l’ha promossa a pieni voti. La prima cosa che salta all’occhio è senz’altro la sua ambientazione: la cittadina di Curon, un affascinante paese di Bolzano, ormai sommerso per metà. La trama di Curon Anna Raina, giovane madre di due gemelli adolescenti, torna dopo 17 anni nel paese dov’è cresciuta. L’accoglienza del padre Thomas, un uomo cupo e minaccioso che vive in un hotel abbandonato, e della comunità, arrabbiata con i Raina sin dai tempi della costruzione della diga, è decisamente ostile. Anche Daria e Mauro, i due gemelli, dovranno lottare per inserirsi nella nuova realtà ed essere accettati dai compagni di scuola. Quando Anna scompare, i gemelli partono alla sua ricerca. Diversi colpi di scena si susseguiranno, fino ad arrivare all’epilogo dove uno dei personaggi cardini della serie, con una frase darà la spiegazione finale a tutto: “Dentro di noi vivono due lupi. Uno è il lupo calmo, gentile. L’altro è il lupo oscuro, rabbioso, spietato”. Interpreti e addetti ai lavori La serie tv, scritta da Ezio Abbate, Ivano Fachin, Giovanni Galassi e Tommaso Matano, è stata diretta da Fabio Mollo e Lyda Patitucci. Tra i protagonisti principali compare Federico Russo, la cui carriera è legata principalmente alla serie “I Cesaroni”, dove interpretava il più piccolo della famiglia. Grande lancio anche per Margherita Morchio, che interpreta sua sorella Daria. Nel cast, oltre ai già citati protagonisti, spiccano anche Alessandro Tedeschi (Albert), Juju Di Domenico (Miki), Valeria Bilello (Anna Raina) Giulio Brizzi (Giulio), Max Malatesta (Ober) e Luca Castellano (Lukas). Una serie di giovanissimi esordienti e non, che insieme agli addetti ai lavori hanno ideato ed interpretato una storia senza precedenti. La vera storia di Curon Quella che sembrerebbe una vecchia città come le altre, è un luogo intriso di mistero e storia. La serie è ambientata, infatti, in Curon Venosta, un comune di poco più di 2000 abitanti in provincia di Bolzano. Nella cittadina sorge il lago Resia, un bacino artificiale nato per la produzione dell’energia elettrica. Nel 1939 il consorzio Montecatini chiese di realizzare la diga che prevedeva l’innalzamento dell’acqua da 5 a 22 metri. A fermare tutto, compresa la preoccupazione dei cittadini, fu la Seconda Guerra Mondiale che bloccò la realizzazione della diga. Per la sua realizzazione nel 1950 il paese venne inondato, e i suoi abitanti dovettero abbondare le loro case e gli averi, per trasferirsi più a monte. Furono 677 gli ettari di terreno allagati, sfrattando circa 150 famiglie. L’unica cosa rimasta in piedi fu il campanile della vecchia chiesa, risparmiato poiché sotto la tutela dei beni culturali, essendo risalente al 1300. La distruzione della vecchia Curon non fu semplice e furono molti i malesseri generati da tale decisione. Il tema della rivalità fra italiani e tedeschi, viene infatti, ripreso anche nella serie. Niente […]

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Culturalmente

Baudelaire e i fiori del male: il viaggio immaginario tra vizi e virtù

Chi era Charles Baudelaire? La sua vita, la poetica, e curiosità sullo scrittore più emblematico di Parigi. «Scopriamo un fascino nelle cose ripugnanti, ogni giorno d’un passo, nel fetore delle tenebre, scendiamo verso l’inferno, senza orrore.» Charles Baudelaire Esponente del simbolismo, è Baudelaire lo scrittore che a Parigi ha anticipato il decadentismo.  Nato a Parigi il 9 aprile 1821, figlio di un sessantaduenne funzionario del Senato e di Caroline Archimbaut-Dufays, 27 anni. La grande differenza di età, inevitabilmente causerà la rapida scomparsa di suo padre, quando lo scrittore aveva ancora 6 anni. Sua madre, in seguito, sposerà un colonnello, che a causa della sua freddezza non sarà mai apprezzato dallo scrittore. Sembrerebbe nascere proprio da questi avvenimenti l’insoddisfazione di Baudelaire, la quale influenzerà tutta la sua vita e molte delle sue opere. Significativo è il rapporto con sua madre. Il giovane, infatti, influenzato dalla presenza del patrigno, penserà di non essere mai ricambiato da sua madre, e vivrà tutta la sua vita in una ricerca costante di amore. Nel 1833, frequenta controvoglia il Collège Royal, dove con molta fatica conseguirà gli studi. In seguito partirà a bordo del Paquebot des Mers du Sud, nave diretta alle Indie. Questo viaggio produce nel giovane la passione per l’esotismo, sentimento che riverserà in molte delle sue opere. Diventato maggiorenne, lo scrittore, decide di interrompere il suo viaggio e tornare a Parigi. In pieno possesso dell’eredità paterna, vive in maniera libera per un po’ di tempo. Dopo poco conoscerà Gautier, vedendo in lui una guida morale ed artistica. Grazie al fiorente patrimonio, Baudelaire, condurrà una vita dispendiosa nel quartiere alto di Parigi, sperperando in poco tempo, la metà dei suoi averi. Tale dissennatezza gli costerà cara: il giovane, infatti, dovrà abbandonare le sue libere scelte, per affidarsi a un curatore patrimoniale. Durante il periodo di dispendio economico, lo scrittore si trova a frequentare ambienti per niente raccomandabili, arrivando anche alla compagnia di prostitute. È così che probabilmente Baudelaire contrae la gonorrea e la sifilide, malattie che contribuiranno alla sua morte 27 anni dopo. Gli amori di Baudelaire erano i più disparati: nel 1840, intrattenne una relazione lunga con una prostituta ebrea di nome Sara. Ma il suo grande amore è senz’altro Jeanne Duval. Con lei il poeta intrattiene un’appassionata e duratura relazione d’amore. La giovane non è solo la sua amante, ma anche la musa ispiratrice di molte sue opere. La donna, rappresenta per lo scrittore, il senso erotico e passionale della vita, senza il quale, la vita stessa non sembra essere possibile. Secondo la madre di Baudelaire, “la venere nera” prosciugava suo figlio in ogni sua parte, sia per quanto riguarda il lato economico, che per le opportunità di vita. Con la Duval, Baudelaire visse una vita felice fatta di agi e ricchezze, alloggiando persino al centralissimo Hotel de Pimodan sull’isola di Sant-Louis, dove nel suo studio, permetteva alle tende oscuranti di coprire solo la parte inferiore della finestra che dava sulla Senna, lasciando la visuale limpida del cielo. Il suo esordio letterario […]

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