Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Libri

La fragilità dei palindromi, un romanzo di Marcostefano Gallo

  La fragilità dei palindromi , un romanzo di Marcostefano Gallo edito da Ferrari Editore. La storia è ambientata a Mongrassano, piccolo borgo del sud reale ed immaginario. Le vicende riguardano la vita di diversi abitanti, così diverse, ma così intrecciate tra di loro, tanto da formare una rete intricata di trame. La festa patronale di Sant’Anna sarà il punto focale di tutto, da cui partiranno sviluppi e se ne arresteranno degli altri. Tutte le vicende hanno un filo comune: “le verità di paese”, quello spazio deciso tra il pettegolezzo e la verità certa. Tutto ciò che accade a Mongrassano diventa oggetto di discussione, di crisi e rinascita. E nessuna delle cose esclude l’altra. Uno dei personaggi che salta da subito all’occhio è quello di Angelo, il “ripara tutto” del paese, un uomo tutto d’un pezzo, incapace però di abbandonare i sogni di una vita felice. L’amore della sua vita, Beatrice, è la sposa di Carlo Marino, il controverso sindaco del paese. Marino è l’emblema della corruttibilità, della politica faziosa, fatta col sangue della gente, per il solo scopo di trarne profitto personale. È un sindaco feroce, incapace di pensare al bene collettivo. Uno che riempie la poltrona con tutta la sua violenza. Il rapporto con sua moglie sarà il simbolo di diverse svolte narrative: per lui Beatrice e suo figlio fanno parte di quelle cose imprescindibili per la buona immagine pubblica, di conseguenza sono per lui solo trofei. Grazie a Luciano Raimondi scopriamo invece il tema caldo “degli amori clandestini”. Infatti rappresenta il ragazzo giovane capace di affollare la mente altrui con promesse e risposte. Incapace di seguire una strada, universitario fallito, in continua lotta con sé stesso e i dettami atipici dei suoi genitori. A Mongrassano non manca “il maresciallo”, Otto Kofler, emigrato dal Nord si ritrova in una cittadina del Sud per amore e passione. Dapprima apparirà come un personaggio negativo della storia, sul finale si rivelerà essere invece un esempio positivo per sé stesso e gli altri. Concetta Posterano è invece una donna che ama la poesia, e proprio grazie ad essa riuscirà ad esternare la sua condizione: un uccello in gabbia che sarà la parte ricreativa del paese: il suo bar infatti sarà il ritrovo di numerosi anziani in cerca di divertimento. Per tutto il tempo lei guarderà le cose passare con nostalgia e disincanto. Rappresenterà il bagaglio dei sogni infranti, e un trampolino continuo verso cui tendere e forse lanciarsi. La donna è anche la fidanzata storica del medico del paese, Cesare Formoso. Grazie a lui il romanzo riesce ad indagare quell’aspetto viziato e contorto della realtà del borgo: “il malocchio”. La sua famiglia si troverà vittima di un maleficio, che porta i Formoso alla stessa medesima fine. Cesare si ritroverà diviso tra la voglia di vivere e il desiderio di abbandonarsi alla sua sorte. Il romanzo indaga quindi alla perfezione tutti quei meccanismi tipici dei borghi del sud, dove le cose che non vedi, spesso fanno più paura delle cose che ti passano […]

... continua la lettura
Culturalmente

Aforismi Zen, i 15 che devi conoscere!

Aforismi Zen, i nostri preferiti Dice il maestro: «Ogni cosa intorno a noi è in continuo cambiamento. Ogni giorno, il sole splende su un nuovo mondo. Ciò che chiamiamo routine è piena di nuovi propositi e opportunità. Ma noi non percepiamo che ogni giorno è differente dagli altri. Oggi, da qualche parte, un tesoro ti aspetta. Può essere un breve sorriso, può essere una grande vittoria – non importa. Niente è noioso, perché tutto cambia costantemente. Il tedio non fa parte del mondo. Il poeta T. S. Eliot, scrisse: Cammina tante strade, ritorna alla tua casa, e vedi ogni cosa come se fosse la prima volta». (Paulo Coelho) La filosofia Zen risale agli inizi del primo secolo dopo Cristo, quando l’influenza cinese entrò in contatto attraverso il Buddismo, con le basi dell’Induismo. La dottrina fu accolta in Giappone intorno all’anno 1200, dove prese il nome di zen. Da Oriente, la filosofia si fece spazio fino in Occidente. L’enorme successo avuto da tale dottrina è anche opera di diversi personaggi d’arte, come Madonna o Tiger Woods. Lo Zen non vuole ricercare e trovare il senso della vita, quanto piuttosto concretizzarsi in un aiuto vero e pratico al superamento delle difficoltà quotidiane. Tale filosofia infatti, si incentra su un concetto molto importante: qui ed ora, quindi essa invita a vivere il presente nel miglior modo possibile. Lo zen divenne una corrente di pensiero, tanto che si arrivò alla fondazione di vere e proprie scuole. Fu Sasaki Shigetsu (meglio conosciuto come Sokei) a fondare a New York, nel 1931, la “Buddhist Society of America” (poi ridenominata come First Zen Institute) progetto che seguì fino alla sua morte nel 1945.  Le scuole di Zen conservano la centralità della pratica meditativa denominata zazen, una particolare attenzione allo studio dei sutra (aforismi che danno un insegnamento) e una cura particolare nei confronti della trasmissione del lignaggio (trasmissione tra maestro e discepolo di concetti del Buddha). L’unica autorità che lo Zen riconosce e su cui fonda il proprio insegnamento è tuttavia la particolare esperienza che viene indicata come satori o go (Comprensione della Realtà) o anche (kenshō, “guardare la propria natura di Buddha” ovvero (attualizzare la propria natura illuminata). Questa esperienza non viene semplicemente identificata come “intuizione” quanto piuttosto come una esperienza improvvisa e profonda che consente la visione del cuore delle cose la quale risulta essere identica alla “natura di Buddha”. Uno dei simboli più significativi dello zen è senz’altro l’Ensō, un simbolo dalla forma circolare tra i più significativi dello Zen che simboleggia la forza, l’illuminazione e l’universo. Più che una dottrina lo zen visto in chiave moderna, sembra voler diventare la guida pratica per le persone che si trovano dinanzi ad un problema. Sempre più frequente, infatti, è la diffusione di Sutra motivazionali, aforismi che possano in qualche maniera spingere il lettore al di là del suo limite o del suo problema. Spesso una di quelle frasi può cambiare certamente la giornata, e talvolta, nel caso si aggrappi al lato debole della persona, anche il suo modo di vivere. Con questi 15 Aforismi […]

... continua la lettura
Libri

Il sentiero dei figli orfani, un libro di Giovanni Capurso

Il sentiero dei figli orfani è il nuovo romanzo di Giovanni Capurso edito da alter ego edizioni   In un’estate afosa agli inizi degli anni Novanta, Savino, un pre-adolescente curioso, si affaccia alle prime difficoltà della vita percorrendo i sentieri in salita del suo piccolo paese San Fele, in Lucania. Il giovane conoscerà più da vicino la realtà delle persone che lo circondano: vite e crucci che prima, a causa della sua spensieratezza infantile, gli erano nettamente sconosciute. Savino scruterà il carattere nostalgico di suo padre Michele, la simpatia di suo zio Gaetano, la bontà della madre Carmela, e i duelli con suo fratello Aldo. Suo fedele compagno d’avventure sarà invece il coetaneo Radu detto “Anguilla”. A rompere gli equilibri a tratti noiosi della quotidianità di Savino sarà l’arrivo di un forestiero di nome Adamo, e di una ragazza di nome Miriam, rivelatasi la sua prima infatuazione. Tutte le vicende de Il sentiero dei figli orfani si svolgono nei primi anni Novanta a San Fele un paese vicino Potenza. Il rapporto con il luogo rurale sarà il collante tra Savino, la sua famiglia, e i nuovi arrivati. In certi passi l’aria della radura, la freschezza delle cascate e il profumo terroso dei raccolti sembra quasi oltrepassare la carta stampata e arrivare nelle narici del lettore. Ciò rende il romanzo un dipinto autentico di una realtà di paese, sempre più lontana per usi, costumi e modi di vivere dalle grandi città. Il concetto di morte fa il suo ingresso all’interno della narrazione quasi in punta di piedi. La sua comunicazione sarà schietta e rapida, ma il modo in cui viene presentata è propriamente quella che si filtra tra la realtà dei fatti e gli occhi di un ragazzo giovane. La morte non appare mai come una punizione divina, seppur non risparmi i vivi da nostalgia e dolore, ma quasi come un passaggio naturale che prima o poi tocca l’esistenza di tutti. Savino vedrà quindi la morte in faccia, quasi letteralmente parlando, ma dopo, come qualsiasi suo coetaneo, avrà la prontezza di riprendere la sua vita, a rimostranza di essere al cospetto di un protagonista giovanissimo. Come in ogni piccolo paese che si rispetti, le famiglie hanno sempre un soprannome. Anche in questo romanzo l’usanza non viene meno. La famiglia di Savino, infatti, per tutti è la famiglia “trentadue”, nome nato dal frutto di un errore linguistico avvenuto molto tempo prima, e portatosi avanti nel tempo, quasi come un secondo nome che possa far rivalere l’integrità e l’orgoglio della famiglia stessa. Non mancano frasi dialettali, appositamente spiegate a fine rigo. L’uso di frasi di gergo comune immerge il lettore in una realtà sconosciuta ed immensa, come può essere l’intricata rete di cose, eventi e persone, che si avvicendano in un paese. Ciò nonostante in diversi capitoli, appositamente numerati, il linguaggio è ricercato e alto. Il romanzo di conseguenza arriva diretto sia al lettore medio che a quello più esperto. Lungo tutta la narrazione non manca lo sfondo politico, che in questo caso […]

... continua la lettura
Libri

E lo chiamano amore: l’appassionante romanzo di Annamaria Vargiù

  “E lo chiamano amore” | Recensione “E lo chiamano amore” è l’appassionante romanzo di Annamaria Vargiù edito da Porto Seguro Editore. Quelli di “E lo chiamano amore” sono rapporti -diversi- dal solito. Sono relazioni malate, vestite fintamente da approcci romantici, sono amori che non conoscono il rispetto, la libertà e il lieto fine. Con questa raccolta di racconti, l’autrice ci presenta il lato oscuro dell’amore, quello che viene in genere segretato da chi lo vive o da chi lo teme. “E lo chiamano amore”: un romanzo dalle mille voci A dispetto di ciò che si potrebbe pensare di primo acchito, il romanzo non è la tipica raccolta di storie che si rifà a vicende violente riguardo le donne. Il romanzo, infatti, lascia spazio a diverse storie e voci. Protagonisti dei racconti sono le donne, ma non solo: anche ragazzine che stanno crescendo o uomini che per tutta la vita si sono nascosti dal mondo e da sé stessi. Il sopruso viene sviscerato in tutte le sue sfaccettature. Diversi sono gli argomenti che si vanno man mano ad affrontare durante la narrazione: primo fra tutti, è quello degli amori -flash-, quelli dove la donna si innamora di un uomo che sembra simboleggiare la sua rinascita, per poi scoprirsi prigioniera di una relazione tossica, e di un uomo che non è ciò che sembra. Anche il tema dell’abbandono è molto frequente in diversi racconti della raccolta ed esso pone l’attenzione su come il senso di inquietudine che scaturisce dall’abbandono rende le persone, nel tempo, “meccanismi rotti” alla deriva. Un altro tema fondante è quello della -costrizione-, spesso in rapporti che sembrano amore, alla base c’è sempre una sorta di prigionia, che in questo caso annichilisce la protagonista del racconto, la schiavizza, la svuota di interessi e ideali personali, e la riempie di doveri rigidi e meccanici, come ad esempio il dovere di mettere alla luce un figlio, quello di non realizzarsi lavorativamente e di tenere la casa sempre in ordine. Anche il tema del denaro è uno di quelli sempre in voga: infatti sempre più persone si ritrovano costrette in rapporti malati a causa di mancanza di un sostentamento economico. Un leggero riferimento viene fatto anche per ciò che riguarda l’abuso sui minori. In questo caso il racconto è breve e delicato, si lasciano intendere, infatti, dettagli scabrosi senza essere troppo cruenti. Uno dei racconti più -misteriosi- è quello riguardante la prostituzione femminile. La protagonista infatti racconta le sue vicende come dentro un film caotico e luminescente. Solo alla fine un dettaglio sembrerà riequilibrare le vicende intricate che la riguardano. Non mancano i temi storici, infatti in uno dei racconti ci sono chiari riferimenti al periodo fascista, a come questo -fenomeno- disdicevole ha avuto impatto in modo negativo sulla società che lo subiva sia come parte attiva e sia come spettatore. In uno dei racconti è presente in modo chiaro una storia d’amore omosessuale. Dapprima essa sembrerà la rinascita emotiva del protagonista, ma arriverà a trasformarsi in qualcosa che nemmeno l’uomo […]

... continua la lettura
Napoli e Dintorni

Le luminarie di Salerno: storia e curiosità

Se nel periodo invernale sei a Salerno non puoi perderti la meravigliosa kermesse di Luci d’artista! Tra innovazione e tradizioni, le luminarie di Salerno ti conquisteranno. Temperature glaciali, cioccolata calda e stradine illuminate grazie ad ormai “una festa di rito”: questo lo scenario tipico di Luci d’artista che  può ammirare chi visita Salerno nel periodo che va da Novembre a Gennaio.  Come nacquero le luminarie di Salerno L’idea di questa iniziativa l’ebbero per la prima volta i commercianti di Torino quando, nel 1997, chiesero al comune  di farsi carico di una parte delle spese per le luminarie festive. L’allora assessore alla promozione della città, Fiorenzo Alfieri, trovò la soluzione: creare addobbi artistici e riutilizzabili negli anni. Il primo esperimento, Il presepe di Emanuele Luzzati, venne esposto nei giardini davanti  Porta Nuova e fu un immediato successo, tale da essere riprodotto negli anni successivi con nuove opere e il coinvolgimento di altri artisti. Vennero invitati 12 maestri d’arte, Vasco Are, Francesco Casorati, Enrico De Paris, Richi Ferrero, Carmelo Giammello, Emanuele Luzzati, Luigi Mainolfi, Mario Molinari, Luigi Nervo, Giulio Paolini, Luigi Stoisa, Francesco Tabusso e due giovani emergenti, Domenico Luca Pannoli ed Enrica Borghi – selezionati attraverso un concorso nazionale d’idee. Le Luci d’Artista di Torino ebbero così tanto successo che anche altre città pensarono di emularne il modello. La prima a farlo fu quindi, Salerno, nel 2006 creando immediatamente stupore e curiosità tra tutti i cittadini. Essi infatti, poterono vedere nella propria città  vere e proprie opere artistiche. Nel corso degli anni abbiamo assistito anche ad alcuni gemellaggi tra le due città – la città della mole e quella della scuola media salernitana di Ippocrate infatti, hanno scambiato delle opere nei periodi dell’anno in cui queste sono esposte, contribuendo così a variare spesso le luci, mantenendo alta la curiosità della gente che le visitava. Le luminarie di Salerno sono create con materiali e tecniche più disparate, risultato del mix di influenze e scuole di cui sono portatori i vari artisti, il che rende l’esperienza dei visitatori accattivante per quanto riguarda il design e la comunicazione visiva. La manifestazione, non a caso, prende il nome di Luci d’Artista  che vuole sottolineare, infatti, il valore culturale dell’iniziativa. Quelle esposte, infatti, non sono delle semplici luminarie di natale, bensì vere e proprie produzioni artistiche, opere d’arte, che vanno ad arredare gli ambienti urbani della città. L’alto valore culturale dell’iniziativa è stato più volte sottolineato da vari esperti del settore. Nel 2011 la manifestazione salernitana vide la partecipazione dell’artista Nello Ferrigno (artista salernitano). Di particolare successo  è stato il tema del giardino incantato, che avvolse di luci variegate e sempre diverse il centro storico cittadino, rendendo la Villa comunale di Salerno un autentico giardino fiabesco con maghi, stregoni, tunnel luminosi e figure incantate. Il tema proposto per l’edizione 2018/2019 è stato invece quello “marino”. La villa comunale infatti, si è trasformata per quell’occasione in una sorta di “acquario” fitto di pesci ed altre creature marine, per dare vita a una suggestiva narrazione legata ai temi della città. Un’ ulteriore novità che ha […]

... continua la lettura
Recensioni

Racconti greci, il nuovo romanzo di Alessandro Amadesi

Racconti greci, il nuovo libro di Alessandro Amadesi  | Recensione Racconti greci è il nuovo romanzo di Alessandro Amadesi, edito da Lit Edizioni. In un momento di crisi profonda, il protagonista decide di partire alla volta di un’ isola greca: Santorini. Durante tutto il viaggio si avvicenderanno riflessioni, scoperte e ricordi. Nella seconda parte, in particolare, ci saranno riflessioni sulla donna amata, in continua lotta per questo amore che sembra impossibile. Nelle successive parti del romanzo seguiranno riflessioni sull’intera umanità. Il libro è diviso in tre grosse parti sostanziali. I tre blocchi lasciano spazio ad ulteriori squarci di riflessioni personali, in tutto cinque. Le parti principali prendono il nome di Kalimera, Kalispera e Zakynthos. Passando attraverso i tre emisferi, si avverte una sorta di crescendo emozionale. Kalimera è dedicata interamente a Santorini, il luogo in cui il protagonista sembra essere più affezionato. Kalispera parla di Agia Marina e l’ultima parte lascia spazio alla meravigliosa Zante. Il protagonista, Ale, sembra quasi reincarnare le fattezze dell’ “eroe moderno“. Non è importante avere un aspetto fisico che rientri nei canoni comuni, tanto che dietro alla piccola statura del protagonista, agli occhiali da vista e alle disavventure personali, c’è una persona  capace di grandi cose. Il protagonista appare quindi come “l’uomo della porta accanto”, che nella sua normalità affascina ed incuriosisce. Ale è totalmente innamorato di una donna impossibile, di cui non appare mai il nome. I loro dialoghi sono emozionanti e veri. Alcuni estratti sembrano essere stati estrapolati da messaggi, altri appaiono solo come lettere d’amore mai spedite. Tra i due sembrano non mancare numerosi stralci di passionalità, elementi che rafforzano l’idea di avere a che fare con personaggi in carne ed ossa, che oltre all’amor cortese sono anche alla ricerca dell’amore carnale. La storia dei due non è fitta di dettagli ma, per la sua passione e attualità, tiene il lettore incollato alle pagine fino alla fine, nell’attesa che vi sia un lieto fine. Racconti greci: un viaggio insieme al protagonista Per tutto il romanzo si susseguono elementi geografici. Non mancano suggerimenti sui luoghi da visitare in Grecia, come la Caldera, l’isola Aiginas, il porto del Pireo, la collina di Bohali… Insieme al protagonista e grazie ai dettagli geografici, il lettore compie un viaggio fatto di sole, persone e racconti. Anche per quanto riguarda il cibo, il protagonista parla spesso di cose che ha mangiato con gusto, come nel caso del Pasticio. I personaggi di Racconti greci sono ben caratterizzati e non cadono mai nel cliché dell’ “uomo del posto”. I greci Skaramagas, Saliveros, Nikos e Peros, saranno, infatti, per Ale, oltre che ottimi ristoratori, precisi tassisti o semplici conoscenti, anche delle figure che lo avvicineranno alla cultura greca, fino a farlo sentire finalmente a casa. Il viaggio di Ale non è la tipica “vacanza italiana” ma appare quasi come un viaggio introspettivo, che ti spinge verso la cosiddetta “calma del posto”, quella stessa calma che in Grecia sembra regalarti il tempo necessario per far tutto. Tra flashback e piccole avventure, le […]

... continua la lettura
Libri

Lise Ama Lolita: il romanzo d’esordio di Chiara Squarise

Lise ama Lolita è il romanzo d’esordio di Chiara Squarise edito da Intrecci Edizioni Lolita è una docente universitaria, insegna alla facoltà di Lettere Antiche ermeneutica artistica e mitologia. È una donna di quarantadue anni, sposata da venti con Nicola, un uomo straordinario, che ormai vede solo come un amico. Durante una sua lezione noterà una ragazza messicana di nome Lise. Questo incontro sarà cruciale, e cambierà il corso della sua vita in modo travolgente. Il romanzo di Chiara Squarise mette alla luce diverse tematiche, tutte diverse, ma che si avvicendano in un filo logico avvincente. Una delle questioni è senz’altro il tema della “gabbia familiare”, infatti Lolita è incastrata in un rapporto matrimoniale ormai spento. Ciò rende la sua vita una ripetizione di eventi e abitudini, che da un lato la rassicurano e dall’altro la rendono schiava di una monotonia senza via d’uscita. Il matrimonio appare quindi come una gabbia feroce per i sentimenti, che a lungo andare porta l’estinzione dell’amore stesso. In tutto il romanzo di Chiara Squarise ci sono diversi riferimenti alla mitologia, infatti Lolita, essendo insegnante della materia, accosta spesso alcune vicende della sua vita a mitologie antiche (Olimpo o Era la dea della gelosia). Le descrizioni dei personaggi sono funzionali e precise, in particolare le due protagoniste sono descritte in modo impeccabile sia per quanto riguarda l’estetica che l’aspetto interiore. Le descrizioni particolareggiate infatti, rimandano alla mente del lettore l’immagine precisa dell’una e dell’altra, fornendo un’esperienza di lettura quasi “interattiva”. Si dà molta importanza alle loro diversità: primo fra tutti è l’elemento età. Lolita infatti ha quarantadue anni, mentre Lise ne ha quattordici di meno. La professoressa universitaria è la tipica donna di mezz’età, con un corpo ormai non più scolpito a dovere, con un abbigliamento casual, e un’estetica non particolarmente curata. Al contrario Lise è nel fiore della sua giovinezza, ha un fisico scolpito, ma soprattutto uno degli elementi distintivi della giovane sono i suoi occhi verdi, a cui si farà riferimento più volte. Lolita più volte sarà presa da un senso di inadeguatezza, ma alla fine l’amore giustificherà ogni domanda, e le preoccupazioni inerenti ai fattori anagrafici ed estetici si dissolveranno. Essi sono temi molto caldi nella società odierna, dove la differenza di età nelle coppie, e la disomogeneità del bello oggettivo è ormai prassi cui è sottoposta ogni storia d’amore. Uno dei temi ricorrenti che si riprenderà in tutto il romanzo è senz’altro il sesso. Le numerose descrizioni sessuali, precise e dettagliate, immergono il lettore in un’atmosfera piuttosto rouge. Il romanzo non lascia intendere, ma arriva chiaro e diretto nelle sue esposizioni. In diverse pagine ci sono lunghe descrizioni di amplessi e giochi sessuali, ma la narrazione non risulta mai volgare o esagerata. A dare maggiore risalto ai temi rossi del romanzo è senz’altro la questione del sadomasochismo. Il romanzo permette al lettore di capire le meccaniche di questa pratica sessuale in modo esaustivo. Esso descrive le idee e i meccanismi alla base di tale pratica. Il romanzo tocca diversi tempi piuttosto […]

... continua la lettura
Libri

Anne Et Anne, un libro di Frank Iodice | Recensione

Anne et Anne romanzo di Frank Iodice per l’ associazione culturale “Articoli Liberi” Anne et Anne è un appassionante storia d’amore in cui la mente geniale e fuori dagli schemi di Andrè Colbert si dimena tra due donne, con lo stesso nome, e finirà col trascinarlo prima in un intricato vortice di sensi di colpa, poi in manicomio e, infine,  in fine al centro di una vicenda mafiosa. Colbert ama due donne dalle qualità complementari, e proprio le loro diversità ad incastro sembrano mandare in confusione la scelta del pittore. Anne Colbert e Anne Deberly infatti ammaliano l’uomo per ragioni diverse. La prima è la donna amata da sempre, madre di suo figlio, chiamato teneramente ‘’il poeta’’, la seconda è una giovane studentessa d’arte, incontrata all’organizzazione dell’Expo Artistes Associès. Nonostante con la giovane studentessa non manchino momenti di forte passionalità carnale, dettata anche dal senso di trasgressione umana, anche con la sua ex moglie, non mancano incontri dove i due si lasciano andare a reminiscenze di un amore forse mai consumato del tutto. Molto forte e minuziosa è la descrizione del rapporto che Colbert ha con la sua arte. Infatti il pittore profondamente trascinato dal suo senso artistico, smette di vedere gli oggetti come oggetti fisici in uno spazio, ma vede oggetti e persone già dentro una cornice, ancora prima di raffigurarli su tela. La sua arte si esprime in un’ossessività repentina. Colbert vive in funzione di ombre, luci, chiaro scuri e sfumature, ed è alla ricerca più di ogni altra cosa di un modo per dipingere in modo esaustivo “un mare trasparente”. Un espediente letterario efficace è senz’altro lo scambio epistolare con il fratello, Henri Colbert. Da queste lettere si evince un rapporto forte e ben radicato, fatto però di punti di luce e squarci d’ombre. Infatti Henri non rivelerà mai del tutto a suo fratello i punti d’ ombra della sua vita, considerando Andrè, con le sue crisi repentine, incapace di accettare realtà assolute. Il loro però resta un rapporto vero e solido, basato sulla ricerca continua della felicità altrui. Tra gli argomenti trattati nel libro spicca il tema dei disturbi mentali, approfondito con delicatezza ed innovazione. Importante infatti è la figura del dottor Fontaine. Egli a differenza di diversi medici tratta il disturbo mentale in modo innovativo ed essenziale. In sostanza per lui, esiste una differenza specifica tra pazzia e follia. La prima è una situazione patologica, la seconda è una condizione sostanzialmente sana, in cui riversano i maggiori artisti, tra cui anche Colbert. Non mancano nel libro di Iodice infatti, riferimenti ad una psicologica riformata ed innovatrice, dove alla sostituzione di internamenti si avvicendano ‘’case di cura’’ più umane e dignitose (Maison Claire). Non mancano nemmeno riferimenti a soggetti di pari condizione, come nel caso di Van Gogh, genio rimasto incompreso per molto tempo. A colpire il modo in cui Iodice analizza le vicende di una società attraversata da interessi economici romanzo, da attività illecite svolte alla luce del sole grazie a travestimenti e ad un marketing furbo. […]

... continua la lettura
Libri

Ti ritroverò: il nuovo romanzo di Natale Vulcano (Recensione)

Ti ritroverò è il nuovo romanzo di Natale Vulcano pubblicato da Ferrari editore. Lo abbiamo recensito!  Ti ritroverò è un romanzo intriso di umanità, dove un amore contrastato dalla lotta di classe fa da sfondo a numerose vicende storico-politiche. La protagonista appartiene ad una classe sociale alta, e di fatto è una baronessa, al contrario lui è un popolano che vive di stenti e fatica. Dopo un fugace, ma profonda storia d’amore le loro vite continueranno su binari diversi, fino a ritrovarsi dopo una lunga separazione, dimostrando che spesso l’amore vero resiste ad ogni avversità.   Ti ritroverò di Natale Vulcano è un romanzo avvincente e profondo, che regala una fotografia autentica del Novecento Il romanzo di Natale Vulcano è caratterizzato da diversi ambienti, in particolare da due facce opposte. L’una ritrae l’ambiente aristocratico e sfarzoso della nobiltà, l’altro i paesaggi rurali dei campi, dei fiumi, delle spiagge e del ranch. È proprio in quest’ultimo scenario quasi western che si apre e si chiude il romanzo. Numerosi sono gli accenni storici durante tutta la narrazione: con la precisa nomina di date, riportano alla mente del lettore situazioni storiche e momenti di crisi riconducibili ad intere generazioni. Sono chiari esempi il bombardamento del 1943 e la marcia su Roma delle squadre fasciste. Il sentimento di oppressione, molto forte nell’intera narrazione è dovuto sia per la differenza di classi, sia per ragioni storico-politiche. Infatti molto presente è il tema del fascismo, in particolare il clima di terrore in cui le persone erano costrette a vivere, terrore che imbavagliava le bocche e le coscienze del popolo. Molto forte in Ti ritroverò è la differenza sociale tra poveri e ricchi. Restituisce una fotografia autentica di quei tempi. Piccoli, grandi e donne, erano tutti impegnati nel lavoro agrario alle dipendenze dei ricchi. La diseguaglianza sociale diventa quasi insopportabile in alcuni passi della narrazione. Infatti Amanda, figlia del barone Respighi dapprima avvezza a trattare da pari la gente appartenente al popolo, sotto direttive di sua madre, e sotto la rigida scolarizzazione ecclesiastica, crescerà viziata ed egoista, reincarnando i peggiori cliché della nobiltà: «puzzi di terra, non sei alla mia altezza». Solo la vicinanza con Giulio Ambrosi, ragazzo del popolo umile e coscienzioso, saprà risvegliare nella giovane le idee pure della fanciullezza, abbandonando l’impari dislivello tra ricchi e poveri che la società del tempo si era imposta. Il ruolo della donna a quei tempi è raccontato in maniera esaustiva e a tratti quasi violenta. Le donne infatti, al di là della classe sociale di cui facessero parte, erano in qualche maniera soggetto passivo della loro stessa vita. Le donne appartenenti alle classi sociali più basse, lavoravano nei campi nella raccolta delle olive, si occupavano delle faccende di casa e nella crescita dei figli. Spesso erano vittime di soprusi sessuali da parte dei potenti, e numerose erano le gravidanze extra coniugali che erano costrette a tacere a opera dei signorotti più abbienti. Le donne appartenenti alla nobiltà, invece, erano spesso costrette a stringere matrimoni di convenienza suggeriti ardentemente […]

... continua la lettura
Libri

Loro sono Caino: il nuovo romanzo di Flavio Ignelzi

Nel romanzo di Flavio Ignelzi sono presenti numerose descrizioni dettagliate di fatti, azioni e luoghi. I flashback danno un ritmo incalzante alla storia, che non si adagia su una sola linea temporale. Una questione molto importante, che per lo più si rifà alle rientranze meridionali, è quella della superstizione e dei pregiudizi. La protagonista a causa della cattiva reputazione conquistata da sua nonna sarà vittima degli stessi pregiudizi, anche trascorsi vent’anni, e dopo la morte di sua nonna. Infatti l’appellativo di –ianara– molto comune nel Meridione sarà affibbiato anche alla protagonista rientrata dopo anni nel suo paese. Ad avvalorare questa tesi è il modo in cui le persone vivono con le etichette cucite addosso per il resto della loro vita. Chiari esempi sono i soprannomi delle persone che si spogliano della loro identità personale per abbracciare le etichette nominali o sociali date dalla società. Si avvicendano soprannomi come Peppe lenzòla, Treccialonga o Artenio sette bellezze. Intorno alla giovane protagonista ruoteranno vicende inspiegabili, sparizioni e domande irrisolte. Il tutto sarà agli occhi della gente ricondotto al suo soprannome: la ianara, che nel folklore meridionale altro non è che una donna insospettabile di giorno ed una strega vendicativa di notte.

... continua la lettura
Libri

4891. La speranza del viaggio: il nuovo libro di Maura Messina

4891. La speranza del viaggio: il nuovo libro di Maura Messina è edito da Homo Scrivens. Nel 4000 la Terra non sarà più la stessa. Il mondo è affaticato e buio, ha perso tutti i suoi colori, e il grigio è l’unico non-colore dominante di tutte le cose. Gli umani si sono adattati ai cambiamenti, il loro dna è mutato, aggiungendo dettagli fisici e nuove capacità. Gli spazi sono divisi in settori diversi, si vive in mini ambienti multifunzionali e si mangiano cibi sintetizzati in pillole. L’unica cosa che regala speranza, parola importantissima per l’intera storia, sono i sogni. I sognatori rivestono un ruolo importante nella società, e saranno proprio alcuni di essi a prendere parte al progetto D.E.A per compiere un viaggio nel passato e cambiare il futuro. Spes, dapprima bambina prodigio, e poi ragazza intraprendente, compirà un viaggio nel passato per cambiare il futuro utilizzando come ”strumenti di redenzione” i suoi sogni e i suoi incubi. Essi, infatti, serviranno da monito a chi distrugge, inquina ed odia le cose belle della Terra. Il romanzo è diviso da una linea invisibile che raggruppa momenti e situazioni diverse: il punto di vista della protagonista, le emozioni ed il viaggio extra dei suoi compagni Blossom ed Espoir, le descrizioni vivide di luoghi realmente esistenti e spruzzi di fantasia. Il romanzo è scritto da Maura Messina in una lingua semplice e chiara, in alcuni punti sono presenti parole o piccole frasi in dialetto napoletano, facilmente comprensibili da chiunque. Esso offre numerosi spunti di -viaggio- poiché in diversi passaggi sono citati luoghi turistici della ridente Napoli. Ciò spinge il lettore laddove sia interessato a ripercorrere in modo concreto e fisico i luoghi che Spes ha visto coi suoi occhi. Si raccontano, inoltre, diverse leggende partenopee che stimolano la curiosità altrui. Un ruolo molto importante in tutta la vicenda è ricoperto dai sogni, che possono accumularsi nel ‘’giardino dei sogni’’, o possono trasformarsi in armi di cambiamento, attraverso gli incubi che seminano terrore e avvisano preventivamente, evitando così catastrofi e disagi ambientali. Esso ci suggerisce come sia importante ‘’saper sognare’’ sottolineando proprio l’incapacità di Blossom del saperlo fare. Essa infatti dovrà imparare a sognare con studio e tenacia. Uno dei temi centrali del romanzo è l’ambiente. La protagonista, infatti, vivendo in un mondo ormai arido, inquinato, e senza colori, intende tornare indietro nel tempo per evitare i numerosi effetti negativi che ha la mano dell’uomo sulla Terra. La mancanza di colori intende far capire ai lettori, utilizzando quasi ‘’un’iperbole descrittiva’’, come sia triste e sterile un mondo dove è tutto ormai in bianco e nero. Esso sottolinea inoltre come sia importante sperare anche quando tutto va male, ingegnandosi per trovare una soluzione al problema. Il romanzo fornisce importanti spunti di riflessione, uno dei quali, inserito in modo sottile e romantico, è l’argomento -omosessualità-. Poiché la giovane protagonista non specificherà mai il suo orientamento sessuale durante tutto il romanzo, ma si innamorerà spontaneamente e senza troppe paure dell’unica persona che le è sempre stata accanto: […]

... continua la lettura