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Eroica Fenice

Culturalmente

La favola di Barbablù, tra leggenda, realtà e risvolti psicologici

La favola di Barbablù, scritta da Charles Perrault nel XVII secolo, ad oggi l’emblema della curiosità punita, e dei carnefici la cui barba blu si fa finta di non vedere. C’era una volta un uomo soprannominato Barbablù, il quale aveva numerosi possedimenti, tra cui ville, piatterie d’oro, mobilio di lusso e molto altro ancora. Quest’uomo, tuttavia, aveva una strana barba blu, e questo lo rendeva agli occhi di molti, una persona strana e brutta. Molte, infatti, erano le donne, che pur rimaste abbagliate dai suoi possedimenti, preferivano darsi alla fuga, piuttosto che frequentare un uomo così brutto. Accanto al suo palazzo, viveva una dama, la quale aveva due figlie, Barbablù ne chiese una in moglie, non specificando quale delle due fosse la sua preferita. Le due ragazze non volevano saperne, e non accettarono di buon grado l’interessamento dell’uomo. Barbablù che era astuto, così, decise di mostrar loro cosa avrebbe potuto offrire, e invitando le due giovani, sua madre, ed alcune amiche nel suo palazzo, iniziarono festeggiamenti senza fine. Per otto giorni seguirono balli, merende, battute di caccia, nessuno si annoiò mai. Tutto quel divertimento e agi, fu così importante, che la figlia più piccola della dama, decise di sposare l’uomo senza più alcuna esitazione. Per la giovane, a quel punto, la barba dell’uomo, “non era poi così tanto blu”. Dopo un mese di vita felice, l’uomo disse a sua moglie, che per un motivo di lavoro si sarebbe assentato per un po’, consegnò lei un mazzo di chiavi che aprivano tutte le porte del palazzo, ma raccomandò lei una sola cosa: era assolutamente vietato usare la piccola chiave del mazzo per aprire la stanzina del pian terreno. La giovane che fino a quel momento aveva goduto a pieno delle sue ricchezze, in assenza del marito, decise di chiamare a palazzo sua sorella e alcune sue amiche per gioire insieme degli agi e delle bellezze che la sua nuova dimora poteva offrir loro. Furono molte le bellezze che riuscirono a rimirare: tappeti, letti, tavole, specchi, cornici, cristalli, eppure la giovane sentiva un peso dentro, ovvero la voglia incessante di seguire l’istinto, disubbidendo alla raccomandazione del marito, e andare a ficcanasare il contenuto della stanza al pian terreno. Presa dalla curiosità, seppur tremando, decise di entrare nella stanza proibita, potendo da subito scorgere i cadaveri delle numerose mogli di Barbablù, scomparse misteriosamente. Alla vista di quel macabro scenario, la giovane si fece cadere dalle mani la piccola chiave, essa finì in una pozza di sangue, e si macchiò definitivamente. La stessa sera, Barbablù, tornato prematuramente dal suo viaggio, chiese le chiavi alla ragazza, la quale con riluttanza consegnò l’ultima, la più piccola, con molta paura. Quando barbablù vide la macchia di sangue, capì in fretta, che la sua raccomandazione era stata miserabilmente violata. Prima che la giovane potesse replicare, l’uomo disse: « Ebbene, o signora: voi ci entrerete adesso, in quella stanzina, per sempre, e andrete a pigliar posto accanto a quelle altre donne, che avete veduto là dentro ». La giovane […]

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Culturalmente

Santa Patrizia, compatrona di Napoli, protagonista dello scioglimento del sangue

La storia di Santa Patrizia, che nata a Costantinopoli giunse fino a Napoli, dove ormai lontana dalle ricchezze, devota ai suoi voti verginali, diede tutto ciò che aveva ai più bisognosi. Oggi, il suo sangue, come quello di San Gennaro, vive il miracolo del suo scioglimento ogni 25 Agosto. Compatrona di Napoli, ad oggi Santa Patrizia ha la vita più leggendaria e frammentata di tante autorevoli figure. La versione comunemente tramandata, però, è una. Nata a Costantinopoli e educata dalla nutrice Aglaia, emise fin da subito voti di verginità, e per tener fede alla sua promessa fuggì dalla città, poiché l’imperatore Costante II, le aveva imposto il matrimonio. Santa Patrizia, a Roma, trovò subito rifugio, e con l’aiuto di alcune ancelle, raggiunto papa Liberio ricevette finalmente il velo verginale. In seguito, alla morte di suo padre, Patrizia tornò a Costantinopoli, dove rinunciò ad ogni legame con la corona imperiale, distribuendo i suoi averi ai più poveri. La sua decisione successiva cambiò decisamente il corso degli eventi: decisa a compiere un viaggio in Terra Santa, Patrizia incontrò una furiosa tempesta, la quale condizionò il suo naufragio sulle coste di Napoli, ovvero nel punto preciso, dove ora sorge il Castel dell’Ovo. È proprio nei pressi di quel luogo, che dopo una brevissima malattia, Patrizia morì giovanissima. Il carro che trasportava il suo corpo, tirato da due asini e senza guida, si fermò davanti al monastero di Caponapoli dei padri Basiliani, e lì fu seppellito il suo corpo. Successivamente i resti furono trasportati nel monastero di San Gregorio Armeno e,  ancora oggi rivestiti di cera, sono protetti da un’urna d’oro e argento, intarsiata di gemme. Tali resti possono essere venerati dai fedeli, perché posti in una cappella di una navata del monastero. Da quel giorno, la popolazione è accorsa con molto entusiasmo, sia per quanto riguarda il prodigio della liquefazione del sangue e sia per quello della manna. Si racconta infatti, che dal secolo XII, un liquido puro simile all’acqua sia trasudato lungo le pareti sepolcrali del corpo. Racconto diverso quello riguardo il raccoglimento del sangue: si narra infatti, che un cavaliere, afflitto da enormi sofferenze, andò a pregare sulla tomba della santa per guarirlo. Spinto da una grande devozione, decise di aprire l’urna, cavando un dente alla vergine, morta ormai qualche secolo prima. Si racconta che dalla bocca della santa, vi fuoriuscì sangue, come se il suo corpo fosse ancora mosso da vita. Dallo stupore di quell’evento, il sangue fu prontamente raccolto in due ampolle. Ogni 25 agosto, il miracolo dello scioglimento del sangue avviene in presenza di numerosi fedeli. Tradizioni popolari C’è da ricordare che Santa Patrizia è dal 1625 una dei 51 compatroni di Napoli, la sua festa è il 25 agosto, mentre il giorno devozionalmente collegato a lei è il martedì. Secondo la tradizione popolare santa Patrizia è la santa “dei single”. Sembrerebbe infatti, che tutte le ragazze in cerca di marito si rechino nella chiesa di San Gregorio Armeno per invocarla al fine di ricevere un buon matrimonio. […]

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Attualità

Simone Michele, storia di chi sognava di diventare un bambino vero

Per la rubrica “Human Rainbow”, oggi vi raccontiamo la storia di Simone Michele, ragazzo napoletano, orgogliosamente trans. Su tiktok è @simooll con all’attivo 11.5K follower Simone Michele era felice, dava calci ad un pallone, si sporcava col fango, saltellava nelle pozzanghere in pieno inverno. Quando si guardava allo specchio, un dettaglio o due gli procuravano un senso di fastidio. La sua faccia era troppo dolce per essere quella di un maschietto, la sua bocca troppo marcata, gli zigomi alti. A volte si chiedeva se quel riflesso allo specchio altro non fosse che l’eco delle sue paure. Nei suoi sogni, Simone Michele portava due nomi che gli piacevano, andava al suo primo appuntamento con la ragazza dei suoi sogni, portava il fiore all’occhiello, si annodava prima una cravatta e poi i lacci delle sue scarpe da calcio. Quando riapriva gli occhi, gli sembrava tutto sbagliato e strano, i pezzi che aveva tra le mani non davano il risultato che aveva sognato. Poi sorrideva, portandosi i capelli cresciuti dietro l’incavo dell’orecchio. Simone Michele faceva pace con le sue paure, perché aveva una sola certezza: così come i puledrini diventano cavalli e le bambine diventano bellissime donne, col tempo, lui si sarebbe trasformato in un ragazzo, perché è così che andavano le cose, è così che va la vita, d’altronde era successo per primo a Pinocchio, che da bambino di legno era diventato un bambino vero. L’intervista esclusiva a Simone Michele Com’è iniziata la tua storia per quanto riguarda la transessualità? E come è stato il tuo coming out? Da quando sono piccolo mi sono sempre sentito non adatto al mio corpo ma non sapevo dare un nome a questa mia sensazione. Crescendo mi sono imbattuto in storie di ragazzi trans e mi si è aperto un mondo. È lì che ho capito davvero chi volevo essere. Ho fatto coming out nell’ottobre del 2019. È stato un coming out abbastanza tranquillo e naturale, l’ho detto ai miei amici e alla mia famiglia. I miei amici hanno reagito tutti benissimo, mi hanno fatto sentire valido fin da subito, hanno iniziato prontamente ad usare i pronomi giusti. La mia famiglia invece a piccoli passi sta iniziando a comprendere appieno il concetto di transessualità, pian piano ci arriveranno del tutto. Quali erano le tue paure o perplessità verso te stesso e gli altri prima di parlarne ufficialmente? Prima di iniziare avevo una visione molto negativa delle cose. Pensavo che non ce l’avrei mai fatta, che non sarei mai riuscito ad affrontare il percorso o a parlarne così apertamente. Avevo paura persino delle sedute psicologiche, essendo un ragazzo molto ansioso. Per fortuna, però, è andato tutto bene. Come reagisce oggi la società ad un ragazzo o una ragazza che decide di cambiare il suo sesso biologico? La società è maschilista, il pensiero dell’uomo “forte” è intrinseco nella testa delle persone. A causa di questo, purtroppo, le ragazze trans sono molto più discriminate rispetto ai ragazzi trans. Non c’è una spiegazione, ognuno dovrebbe essere libero di essere chi […]

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Libri

Felici contro il mondo, l’appassionante romanzo di Enrico Galiano

“Felici contro il mondo” è l’appassionante romanzo di Enrico Galiano edito da Garzanti editore, l’attesissimo sequel di “Eppure cadiamo felici”. La trama Gioia ha sempre pensato che ci fosse una parola per dare un senso a tutto. Dove quelle che conosceva non potevano arrivare, c’erano quelle delle altre lingue: intraducibili, ma piene di magia. Ora, il quaderno su cui appuntava quelle parole giace dimenticato in un cassonetto. Gioia è diventata la notte del luminoso giorno che era: ha lasciato la scuola e non fa più le sue chiacchierate, belle come viaggi, con il professore di filosofia, Bove. Neanche lui ha le risposte che cerca. Anzi, proprio lui l’ha delusa più di tutti. Dal suo passato emerge un segreto inconfessabile che le fa capire che lui non è come credeva. Gioia non ha più certezze e capisce una volta per tutte che il mondo non è come lo immagina. Che nulla dura per sempre e che tutti, prima o poi, la abbandonano. Come Lo, che dopo averla tenuta stretta tra le braccia ha tradito la sua fiducia: era certa che nulla li avrebbe divisi dopo quello che avevano passato insieme. Invece non è stato così. Gioia non può perdonarlo. Meglio non credere più a nulla. Eppure, Lo e Bove conoscono davvero quella ragazza che non sorride quasi mai, ma che, quando lo fa, risplende come una luce; quella che, ogni giorno, si scrive sul braccio il verso della sua poesia preferita, che a volte cade eppure è felice. È quella la Gioia che deve tornare a galla. Insieme è possibile riemergere dal buio e scrivere un finale diverso. Insieme il rumore del mondo è solo un sussurro che non fa paura. Felici contro il mondo: il romanzo Il romanzo Felici contro il mondo parte fin da subito con la fotografia precisa di due persone, che pur amandosi, non riescono a conciliare tempi, desideri e reazioni. Gioia e Luca, soprannominato Lo, mostrano fin dalle prime pagine pezzi strabilianti del loro carattere. Gioia Spada subirà una sorta di mutazione traslata, da bruco impaurito, ligio al dovere, si trasformerà in una farfalla capace di sferzare le avversità. Importante per la sua caratterizzazione, saranno senz’altro i suoi capelli rossi, e la passione per la fotografia. Se dapprima, Gioia avrà il timore che fare foto sia solo un modo capriccioso di possedere un hobby, col tempo, dinanzi ad email, cattedre e risposte buone, sarà poi capace di conquistare proprio tutti, convincendo prima sé stessa e poi gli altri che il suo non è un mero hobby, ma una passione concreta. Accanto alla protagonista, si staglierà senz’altro la figura di Lo. Il ragazzo, affetto da una sindrome che lo costringe ad ossessionarsi su cose e/o persone, subirà il pressing continuo di chi lo circonda, affinché la sua vita prenda una direzione opposta rispetto a quella di chi ama. Lo è folle, incostante, con una serie di stranezze che caratterizzano in modo particolare il suo personaggio. L’interiorità di Gioia, sarà indagata nel profondo, grazie ai numerosi flashback sulla […]

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Attualità

Jessica Giorgia Senesi: da bambino sognavo di fare la modella ed essere chi volevo

Per la rubrica “Human Rainbow”, oggi la storia di Jessica Giorgia Senesi, la ragazza trans conosciuta su tiktok col nome di @jessicagiorgiasenesi, con 194.3K followers Jessica ogni notte pregava, piccola piccola, ai piedi del suo letto azzurro. Quelle coperte gli stavano strette, erano le coperte che mamma gli aveva comprato: con il pallone, le squadre, i disegni da maschio. Nella sua forbita immaginazione, Jessica le vedeva come le voleva lei, coi ricami, i ghirigori da principessa, le stelle filanti, e le tonalità pastello. Piccola com’era, si ripiegava su sé stessa, come a volersi fare più piccola del previsto, pregava quell’uomo buono lassù che al mattino, la profezia triste si sarebbe infranta per sempre: ai primi raggi del mattino, si sarebbe svegliata, donna, bella, perfetta come si vedeva nei suoi sogni. D’altronde la vita che voleva si stava solo facendo attendere, ma sarebbe presto arrivata. Ogni giorno, alle prime luci del mattino, Jessica correva a piedi scalzi di fronte al suo specchio: la profezia non si era ancora avverata ed era intatta nella sua melensa cattiveria. In punta di piedi provava a consolarsi facendo spallucce, fingendo di essere una bellissima modella, di recitare in qualche film, di indossare lustrini, perle e collane preziose. Solo in quei momenti riusciva a sorridere a sé stessa, si sentiva esattamente come avrebbe voluto essere. Nella sua mente ripeteva un nome soltanto: Jessica, Jessica, io sono Jessica. Abbiamo intervistato Jessica Giorgia Senesi. L’intervista esclusiva a Jessica Giorgia Senesi Chi sei? Quanti anni hai? E com’è iniziata la tua storia per quanto riguarda la transessualità? Mi chiamo Jessica Giorgia Senesi, ho 23 anni e vivo a Bologna ma sono nata a Roma. Ho da sempre saputo che qualcosa dentro di me era diverso rispetto alle persone a me vicine ma non riuscivo bene a capire cosa. Solo in età adolescenziale poi ho capito tutto e ho preso coraggio per cambiare.  Quando e come hai fatto coming out circa la tua transessualità? Come hanno reagito gli amici e la famiglia? Il mio primo coming out è stato con la mia migliore amica ed è andato molto meglio di quello che avevo previsto. Mi ha aiutata lei a trovare il coraggio per farlo anche con la mia famiglia. Era il 2015. L’anno dopo ho poi fatto coming out con tutti, caricando un video sul mio canale youtube iniziando così il mio percorso sui social. I miei amici hanno reagito molto bene e mi hanno sostenuta fin da subito. Con la mia famiglia è stato un po’ più complicato perché, nonostante mio padre fosse molto comprensivo, mia madre aveva preso in modo molto negativo la situazione. Ci sono voluti diversi mesi, quasi un anno, prima che accettasse e capisse completamente la situazione. Quali erano le tue paure o perplessità con te stessa e gli altri prima di parlarne ufficialmente? Avevo paura di non essere capita e accettata. Non volevo subire discriminazioni o essere vista come quella diversa o strana. Inoltre non sapevo cosa avrei dovuto affrontare nel percorso e quindi […]

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Attualità

Regina e Amedeo: la bisessualità è semplicemente amare una persona, chiunque e comunque sia

Per la rubrica “Human Rainbow”, oggi vi raccontiamo la storia di Regina e Amedeo. Lei conosciuta su tiktok col nome di @magica_rdg con all’attivo 445.3K followers. La prima volta che Amedeo vide Regina, lei era seduta su una sedia di legno di una scuola serale. Il marrone caffè faceva contrasto con la sua maglia a collo alto: rosa come un confetto. Faceva ridere l’immagine di una ragazza vestita in quel modo, eppure tutto di lui, fu come stregato da tutto di lei, nel giro di una manciata di secondi. Regina lo trovava irritante, lui la prendeva in giro per via della sua passione per il calcio. Pensò fosse solo un ragazzino stupido, provò a distrarsi, concentrarsi di più sui numeri della lezione alla lavagna, eppure più il suo scherno andava avanti, maggiore era la voglia di conoscere un’anima così sprezzante. La ragazza dal maglione rosa, divenne per Amedeo il centro del mondo: la destinataria di infiniti mazzi di fiori, di un camion di cioccolatini, di cento inviti a cena, di un paio di gelati a settimana. Regina e Amedeo, divennero un po’ lo stesso impasto di un calderone che non ti aspetti. Nella ricetta, passione, amicizia, fiducia, divertimento, si tenevo per mano, pronti a diventare qualcosa di sempre più grande. Quando Amedeo gridò a voce alta che l’amava, Regina rimase paralizzata dietro la sua gabbia di cristallo. Temeva che gli altri fossero cattivi, che forse i suoi genitori l’avrebbero dissuasa da quell’ennesima storia d’amore, temeva che quel ragazzino di due anni più piccolo potesse prenderla in giro, trasformare i gelati in pezzi di ghiaccio avvelenati, i fiori in corone di spine, e i cioccolatini in piccole mine invisibili. Regina fece tre passi indietro, chiudendo a chiave la serratura della sua gabbia dorata. Amedeo continuò a portarle fiori, cioccolatini e gelati, più il sorriso di lei diventava grande, più la gabbia cigolava. Quando la gabbia si schiuse, Amedeo era accucciato sulla sua pancia, a solleticarle la pelle, affranto da quell’amore che non trovava modo di sbocciare, ma coccolato dal calore di quella che per lui era la donna più importante del mondo. La macchina divenne una culla incantata, dove le stelle, sembravano persino di poter essere acciuffate a mani nude. Qualcosa di quell’esitazione si staccò per sempre da lei, nell’attimo di un bacio, e Regina scelse d’impeto di abbandonare tutte insieme le paure, facendole cadere di sotto, lontano lontano. “Me la lasci fare una cosa” gridò lei, nel porticato di casa, al riparo dal mondo e dalle invidie. Quando Amedeo la guardò sbigottito, Regina iniziò a filmare col cellulare un momento che non potrebbe mai estinguersi nemmeno in sette regni diversi. Regina guardò la camera, sorrise ancora una volta, e confessò lui di amarlo, e di averlo sempre fatto, forse, nella piccola camera angusta del suo cuore. “Voglio stare con te”. Poche parole che misero a tacere i dubbi, i pianti, i momenti spaccati in due dalla rabbia, la rassegnazione e la miseria. Regina e Amedeo, seduti sullo scalino del paese, […]

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Attualità

Giada e Serena, oggi due mamme e tre figli, domani viaggiatrici innamorate

Per la rubrica “Human Rainbow” la storia di Giada e Serena, conosciute su tiktok @duemammetrefigli e con all’attivo 104.5K follower «Ancora oggi quando sento l’odore del mare mi torna in mente tutto. Serena è e sarà per sempre il ricordo più bello che il mare custodisce. D’altronde la prima volta che ci siamo conosciute era estate, scappavo continuamente dal sole, tranne quando avevo gli allenamenti di calcio. Mi sembrava di sciogliermi, eppure la cosa che mi avrebbe completamente distrutta e ricomposta, in un modo migliore, doveva ancora arrivare. Due fanali azzurri, come il mare, l’alta marea, il cielo che ha dimenticato l’inverno. Azzurro, come uno dei drink che ordinavo d’estate, come le coperte che usavo per nascondermi dalle cose che mi facevano paura in quel periodo. Azzurro, come gli occhi di Serena, che proprio in un giorno d’estate era venuta a prendermi, in mezzo ad una folla di gente che ballava, facendosi spazio tra le mie paure, i nostri casini, gli amici e le strade che sembravano già essere state scelte al posto nostro. L’avevo già conosciuta, ci eravamo già presentate con lo sguardo, eppure la prima volta, che dovrebbe essere quella più importante, per noi era stato solo un giro di prova. La sera definitiva è stata quando Serena ha allungato il braccio verso di me, ha pronunciato il suo nome ed io ho detto il mio, un po’ a denti stretti, estasiata dalla persona che avevo davanti. I nostri amici in comune erano divertenti almeno quanto noi, si inventavano di continuo nuovi modi per passare il tempo, e quella sera, ironia della sorte, il nostro caro amico C, si era inventato un gioco fuori di testa: il giro dei baci. A turno sorseggiando un drink, ci saremmo dovuti scambiare un bacio a stampo. Eravamo in quattro, eppure il mio gioco aveva un solo destinatario. Il primo giro di baci fu lieve, scansai le altre bocche, come a voler arrivare velocemente al dessert. Quando arrivò il secondo giro, strofinare le labbra le une sulle altre non era più sufficiente. Serena mi prese la testa tra le mani e ci baciammo, con un bacio da film, dove le bocche si schiudono, i freni inibitori crollano, e tutto il mondo smette di girare. Camminammo veloci in spiaggia, come a voler mettere in pausa anche il tempo, mentre lei chiacchierava e parlava di sé, io mi ero già accorta che niente al mondo sarebbe stato più importante, se lei non avesse diviso la sua vita con me. Dopo il terzo semaforo verde, ero nervosa, perché avevo finito le parole, ed ero in esubero con la voglia di stringerla. Il quarto segnale, finalmente rosso, decretò l’inizio di una serie di baci. I nostri baci misero a tacere le dicerie, i pettegolezzi cattivi, l’incredulità della gente, misero un cancello di ferro tra noi e il nostro passato. Il nostro bacio ebbe la forza di fare tutto, di scrivere persino una nuova magia, che ci avrebbe portate fino alla nostra panchina. Stavamo zitte zitte, a […]

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Cucina e Salute

Alice Cerea, come un pesce appena pescato, vivere con l’epilessia

Alice Cerea ci racconta la sua esperienza: vivere con l’epilessia “Hai presente i pesci appena pescati? È così che mi sento ogni volta che ho un attacco epilettico. Quando devo spiegare il mio tipo di epilessia uso sempre questa frase, perché mi pare sia quella più calzante. La butto sempre sul ridere, perché un pesce appena pescato è frastornato, si dimena di continuo, e credo non sappia nemmeno più chi è, almeno questo è quello che succede a me, ogni qual volta mi riprendo dalla crisi non ricordo neppure il mio nome”. Ecco l’epilessia nelle parole di una persona che la affronta ogni giorno. La storia di Alice Cerea accomuna molte persone, qualcuno conosce già il nome della sua patologia, qualcun altro ne è ancora all’oscuro. Qui la storia della ragazza bergamasca, Alice Cerea, classe 1994, CEO dell’agenzia pubblicitaria Sognatori Digitali e fondatrice del magazine di bellezza Glamstyler. Non è facile immedesimarsi, ma esemplificare una situazione di questo tipo è semplice. Immaginate di essere in piedi a svolgere le faccende di casa, siete lì ad abbracciare vostra madre, a tirare la palla al vostro cane, siete in piedi sulle vostre gambe a ballare la vostra canzone preferita, siete con le spalle contro il muro a guardare il cielo prossimo alla pioggia, e poi succede, di colpo cadete a terra, le vostre braccia, le vostre gambe, si dimenano senza una precisa destinazione o ragione, le persone che vi sono attorno non sanno cosa fare, immaginano il peggio, chiamano a gran voce i soccorsi. Tutto del vostro corpo si muove senza logica. Persino la vostra bocca fa cose strane, i vostri denti prendono a morsi qualsiasi cosa si pari dinanzi, la vostra lingua viene mordicchiata ferocemente dai denti, fino a sentire qualche lembo di pelle spezzarsi. D’un tratto, come se foste un pesce appena pescato in un retino, vi rassegnate alla vostra condizione, smettete di dimenarvi, e il vostro corpo segue la rassegnazione stantia della mente. Quando vi risvegliate la vostra mente è come pressata contro un vetro, i ricordi sono frammentati, il cervello sembra come essere forato, le informazioni sfuggono al ricordo, per le prossime 12 ore le cose più banali della vostra vita sembrano grossi punti di domanda. Quando la vostra testa e il vostro corpo sembrano tornare in asse, toccherà alla vostra lingua fare i conti con gli attimi di quella crisi. La cicatrizzazione sarà feroce, ma necessaria, il corpo sembra ristagnarsi nella sua condizione originale. Che cos’è l’epilessia e quanti tipi esistono? Partiamo dal principio, definendo l’epilessia come un disturbo cronico cerebrale caratterizzato da crisi epilettiche ricorrenti spontanee. L’epilessia, è spesso considerata idiopatica, ovvero senza una causa apparente, tuttavia in alcuni tipi di malattia epilettica possono esserci particolari stimoli scatenanti. Nell’epilessia sintomatica, le crisi epilettiche sono scatenate, infatti, da una causa nota, come ictus o altre malattie. In tale caso c’è una forte insorgenza in bambini e anziani. L’epilessia criptogenica è quella alla cui base c’è un fattore scatenante, ma ad oggi le cause sono sconosciute. Le crisi […]

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Libri

One life, l’avvincente libro sulla vita di Megan Rapinoe

One life è l’avvincente biografia di Megan Rapinoe, edito da Garzanti editore, con la traduzione di Giulia Vallacqua One life, sinossi Megan Rapinoe è una delle calciatrici più forti di sempre. Ma le medaglie d’oro e i successi conquistati sul campo di calcio rappresentano solo una parte della sua storia, perché Megan Rapinoe è oggi una vera icona, una paladina dei diritti lgbt, delle pari opportunità, della lotta alle ingiustizie sociali. Cresciuta in un paesino conservatore nel Nord della California, ha appena quattro anni quando dà il primo calcio a un pallone. I genitori la incoraggiano a seguire l’amore per lo sport, ma la educano anche all’impegno nella comunità e al volontariato. È lì che nasce quella passione che l’ha accompagnata per tutta la vita e arriva fino al 2016, quando è la prima atleta bianca di alto profilo a inginocchiarsi per protesta durante l’esecuzione dell’inno nazionale americano, contro l’ingiustizia razziale e la brutalità della polizia. Le proteste e le critiche sono state immediate, ma subito sommerse da un’enorme ondata di supporto. Raccontandosi per la prima volta, dalle discriminazioni subite fino all’invito rifiutato alla Casa Bianca di Donald Trump, Megan Rapinoe esorta ciascuno di noi a prendere in mano la propria vita, a far sentire la propria voce e a impegnarsi per migliorare – con grandi azioni e piccoli gesti –il mondo in cui viviamo. One life parte senz’altro in maniera incisiva ed incalzante, impugnando fin dalle prime righe il nocciolo della questione: durante un evento pubblico, Megan Rapinoe, si inginocchia per protesta durante l’inno nazionale americano, contro le ingiustizie raziali. Ciò scaturisce una serie di reazioni avverse da parte di esponenti politicamente influenti, dalle masse, e dai semplici haters. Tuttavia, non mancano i messaggi di solidarietà e l’appoggio delle minoranze. La questione razziale, fin da subito, sembra essere uno degli argomenti principi dell’intera biografia. Megan non le manda a dire, non ha peli sulla lingua, e non ha paura di esporsi, ciò caratterizza fin da subito il suo personaggio che ben si allontana dalla mera finzione narrativa, abbracciando fermamente il concetto di persona pubblica. La prima parte del libro si concentra sulla vita passata, tempi in cui una Megan bambina si diverte a giocare con i suoi fratelli, impregnandosi in maniera consistente in una vita semplice fatta di buoni profumi, grandi paesaggi, ma soprattutto nella normalità della cittadina di Redding. La vita di Megan è fin da subito senza regole e principi cardini. I figli della famiglia, infatti, crescono educati e felici, senza costrizione alcuna. La conca familiare e i primi problemi Da qui sembra evincere un altro concetto importante: la libertà. Megan non detiene alcun vincolo con gli altri, neppure con i suoi genitori. Fin dalla tenera età sceglie i suoi abiti seguendo gusti ed inclinazioni maschili, senza farsi domande né ascoltare i quesiti altrui. Megan non sembra il maschiaccio di casa, né una persona prossima ad una vita “scapestrata”, quanto piuttosto scioglie il nodo dei suoi dubbi esistenziali dando man forte alla libertà che sceglie di vivere […]

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Libri

Il saggio di Jonathan Rowson sul senso degli scacchi: La mossa giusta

“La mossa giusta” è l’interessante saggio di Jonathan Rowson sugli scacchi, edito da Garzanti editore, tradotto sapientemente da Giuliana Mancuso La trama «Gli scacchi illuminano la vita nel suo insieme, riportandoci a domande eterne: qual è il mio posto nel mondo? Cosa sto cercando di ottenere dalla vita? Quale sarà la mia prossima mossa?». Perfezionati lungo millecinquecento anni di storia, gli scacchi sono stati a lungo la palestra ideale di tattica e strategia militare. Ma questo gioco è molto più di una guerra in miniatura: da una partita può trasformarsi in un imprevedibile enigma da risolvere, una storia da inventare o una sfida che richiede attenzione e creatività. In pagine caleidoscopiche e appassionanti, il filosofo e grande maestro Jonathan Rowson va oltre l’idea che per vincere serva solo la logica e rivela la saggezza profonda e senza tempo degli scacchi, dimostrando come in quelle sessantaquattro caselle bianche e nere sia in realtà racchiusa tutta la nostra esistenza: dall’importanza di imparare ad amare – e sfruttare al meglio – i nostri errori ai misteri dell’essere genitori. Fin da subito si comprende che lo scritto di Rowson non intende essere il mero esercizio di tattiche e racconti gloriosi del passato. L’autore tende, infatti, a sottolineare come le dinamiche del gioco si intreccino di continuo con quelle della vita vera, rendendo di fatto le mosse “sulle caselle bianche e nere” quelle che in realtà si configurano nella vita di tutti i giorni. Rowson ci parla in maniera efficace di come gli scacchi imitino la vitae di come la vita sembri fare lo stesso, in uno scambio di ruoli, dove l’uno si confonde con l’altro, in una scacchiera fatta di pezzi e persone, senza replica alcuna. Il saggio non manca di storia: in moltissimi punti, infatti, si racconta di come il gioco degli scacchi si sia evoluto nel tempo. In particolare, ci si sofferma su come esso sia stato condizionato da influenze sociali e geografiche, passando da mano a mano, da terra in terra, toccando luoghi persiani, arabi ed europei. Rowson non tralascia l’aspetto personale, restituendo al saggio oltre che un valore formativo ed informativo, anche un aspetto sostanzialmente umano. Nelle sue pagine, ritroviamo un ragazzino interessato solo agli scacchi guardando da vicino le difficoltà scolastiche, il riscatto, il cambio frenetico delle figure di riferimento, che rende il futuro Roswon profondamente incentrato su un gioco che ha regole e schemi precisi. Questo attaccamento morboso al gioco a tratti sembra voler essere l’altra faccia della medaglia, laddove un ragazzino, non trovando un punto stabile nella sua vita, si aggrappa a qualcosa che in realtà esiste ed esisterà, come appunto gli scacchi. Si racconta di come nella sua vita l’attaccamento a suo nonno e la presenza del gioco degli scacchi siano stati elementi salvifici per lo sviluppo della sua persona e per una conduzione tranquilla della sua esistenza. Da qui parte il racconto emozionante di insegnamenti, sconfitte, vittorie e soprattutto scoperte. Le metafore di Rowson sul gioco degli scacchi Sono molte le metafore che l’autore intreccia […]

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Cucina e Salute

Silvia Botticelli, la ragazza nata senza mani, star sui social, che ad oggi combatte per i diversi

  Da piccola era chiamata “granchio”, per tutti era solo la ragazza “senza mani”, colei che non avrebbe combinato niente di buono nella vita. Eppure Silvia Botticelli, umbra, classe 1994’ è ad oggi una “dei diversamente influencer” più amati dal web. Ciò che esisteva della ragazza insicura, dalle mani costantemente in tasca, oggi è stato sostituito da una sicurezza fuori dal comune, da una biondissima chioma e una spiccata ironia, caratteristica che rende Silvia Botticelli l’emblema della positività. Ecco la storia della giovane umbra nata senza mani che su Tiktok, sotto la richiesta dei followers o solo dei curiosi, mostra com’è vivere senza mani: pettinarsi, mangiare, scrivere, e ogni gesto che scandisce lo scorrere di una giornata abitudinaria. Questa è la storia di Silvia Botticelli, con all’attivo su Tiktok 176,3K followers. Cosa sono le malformazioni congenite? La prima cosa che affligge una coppia che desidera avere un figlio, è che lui o lei venga al mondo sana/o. Eppure ciò non sempre accade, ogni anno, nascono infatti, circa 8 milioni di bambini con un difetto congenito, 54.000 precisamente in Italia. Esse sono malattie rare, e non sempre la medicina odierna, riesce a stabilirne le cause. Le malformazioni congenite, possono avvenire sia in fase di concepimento che in quella di gravidanza. Possono essere diagnosticate immediatamente, dopo la venuta al mondo del nascituro, o solo in seguito al suo sviluppo. Sostanzialmente una malformazione si riferisce all’errato sviluppo del soggetto. Spesso, la situazione è presa sotto gamba, ma è più grave di quanto si pensi, basti pensare che le malformazioni congenite determinano il 25% della natimortalità e il 45% della mortalità perinatale. Le malformazioni possono ricondursi a tre macro cause: -genico cromosomiche; -fattori esogeni, quindi esterni all’organismo del soggetto; -fattori concomitanti. Tra le malformazioni più comuni ritroviamo l’anencefalia, le cardiopatie, l’errato sviluppo di parti corporee, o la diffusissima sindrome di down. Tuttavia, le malformazioni genetiche sono prodotte in buona parte da cause ambientali, è fondamentale, infatti, ciò che respiriamo e mangiamo. Oltre al fatto che durante la gravidanza occorre far attenzione a ciò che si fa: evitare l’alcool, le sostanze stupefacenti e molto altro. C’è da sottolineare che la linea del giusto comportamento, non deve essere seguita solo dalla donna che porterà avanti la gravidanza, ma anche dal suo partner. La storia di Silvia Botticelli, la ragazza nata senza mani Se dovessi raccontare chi sono, credo che partirei da una cosa: sono una ragazza cresciuta in campagna in un ambiente familiare sereno. Il mio mondo era composto dai miei genitori, dai nonni, dai cugini, e ovviamente dalla natura. Non ho mai pensato di diventare un’influencer, e soprattutto non grazie al fatto che sono nata senza mani. È successo tutto per caso, non ho una vita particolarmente frenetica, basti pensare che in tutti questi anni sono stata solo in Grecia e a Londra, oltre ovviamente nel posto in cui vivo. Sono una ragazza semplice, mi piacciono le lunghe passeggiate, stare in famiglia, giocare con i miei cani, ed ovviamente, oggi, essere da supporto a chi […]

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Cucina e Salute

Vivere con la sindrome di Tourette, quando il burattinaio muove i fili al posto tuo

La sindrome di Tourette nelle parole di chi ci convive tutti i giorni Immaginate di essere a tavola con i vostri genitori, di mangiare il solito pollo arrosto, di bere la solita acqua incolore. In tv danno lo stesso film di sempre, vostro fratello vi prende in giro e voi state per mandare giù il terzo boccone della serata ridendo di gusto. D’un tratto il vostro braccio prende vita propria, la mano sbatte contro il tavolo battendo uno, due, tre colpi in sequenza. La bocca inizia a muoversi senza preavviso, le frasi che sentite urtare l’aria non sono state il frutto di una vostra scelta ma l’inizio di un copione scritto da un burattinaio. Movimenti e parole si mescolano senza che voi possiate fare nulla, poi il corpo si affloscia e torna vostro. Questo è quello che è successo a Daniela Giannoni, in arte Ashley, su Instagram: pl4ntmom_. Ecco la storia della ragazza genovese affetta da sindrome di Tourette, i cui fili della sua vita sembrano essere mossi da un burattinaio che non conosce. Cos’è la Sindrome di Tourette La sindrome di Gilles de la Tourette è un disturbo del neurosviluppo che causa essenzialmente tic motori e fonici involontari. Esso insorge durante l’infanzia o l’adolescenza ma può anche essere scatenato da momenti traumatici specifici. I tic scaturiti dalla sindrome sono del tutto involontari e di difficile controllo e non hanno alcuno scopo specifico. Talvolta, gli scatti che avvengono durante l’infanzia potrebbero essere scambiati come le prime avvisaglie di tale sindrome ma questi ultimi sono di tutt’altro genere. I tic della sindrome di Tourette, infatti, sono gesti o parole ripetuti in maniera convulsiva in diversi momenti della giornata. Nella maggior parte delle casistiche, si attenuano col passaggio dall’età infantile/adolescenziale a quell’adulta. Tutt’altra storia la questione della sindrome che scompare in età adulta perchè, di fatto, essa potrebbe perdurare per sempre. Essa è più comune di quanto si pensi: basti pensare che essa si manifesta in un bambino su 162, spesso di sesso maschile. Tuttavia, ad oggi, sono molti i casi non diagnosticati.  Quali sono le cause? Non è possibile ad oggi ricondurre la causa della sindrome di Tourette ad un solo evento, tuttavia, essa sembra sia legata a fattori genetici, neurologici e ambientali. Per quanto riguarda i fattori genetici, infatti, sembra che molti pazienti affetti da Tourette abbiano almeno una persona in famiglia con la medesima sindrome. Sono molti gli studiosi a pensare che sia un gene la causa scatenante ma ad oggi tale ipotesi non ha risvolti scientifici rilevanti. Per quanto riguarda i fattori neurologici, pare si tratti di disfunzioni celebrali. In particolare, si è fatta attenzione ad una sostanza, chiamata dopamina. C’è da ricordare che la dopamina, sostanza di neurotrasmissione presente nel cervello, si occupa di numerose funzioni, tra cui l’azione sul comportamento, sul movimento, sul sonno e sull’umore. Le disfunzioni celebrali riguardano il sistema dopaminergico, le aree limbiche, i gangli della base e la corteccia prefrontale all’interno del cervello. I fattori ambientali, infine, sottolineano di come la Tourette sia […]

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Libri

Quello che non sai, lo strabiliante romanzo di Susy Galluzzo

Recensione di Quello che non sai, lo strabiliante ed emozionante romanzo della scrittrice Susy Galluzzo edito da Fazi Editore Michela, detta Ella, ha passato gli ultimi anni a crescere la figlia Ilaria, dedicandosi a lei in ogni momento anche a scapito del suo lavoro di medico e del rapporto con il marito Aurelio. Ella conosce tutte le manie e le ansie di Ilaria, sa quanto è brava a tennis ma anche quanto le è difficile concentrarsi a scuola. Dopo un allenamento, Ilaria si distrae guardando il cellulare, ferma in mezzo alla strada, mentre una macchina avanza veloce verso di lei. Ella non fa niente per avvisarla: rimane immobile a osservare la figlia che, salva per un soffio, se ne accorge. In quell’istante, inevitabilmente, tra loro si rompe qualcosa.  Quello che non sai, recensione Quello che non sai è un romanzo sulla maternità e sul timore di non essere mai all’altezza. Attraverso la storia di un distacco necessario, narrata in un crescendo di sentimenti contrastanti, l’autrice inscena il fallimento personale della protagonista cambiando continuamente prospettiva in un gioco psicologico complesso e molto appassionante. Fin da subito, il romanzo mette alla luce l’argomento principale: un passaggio di frasi, emozioni e vicende che si alternano in tre punti, Ella, Aurelio e Ilaria. Il nucleo familiare di cui si parla non brilla di una luce perfetta e, fin dall’inizio, nel profondo delle dinamiche, si evincono problemi irrisolti e forti tensioni. Michela, detta Ella, è uno dei personaggi cardini della storia. Il libro, di fatto, si compone essenzialmente dal suo punto di vista, lato della storia che troverà la sua massima esposizione nelle continue lettere dedicate a sua madre. Ella è una ex cardiochirurgo che, in seguito ad un dramma, decide di cambiare rotta lavorativa. È una donna decisa e forte che, trovatasi in balia di numerosi eventi, cambia faccia, tradendo sé stessa e quelli che la amano. La trasformazione della donna è repentina e veloce, in ogni parte del libro, non è mai la stessa. Michela passa da status e ruoli assolutamente agli antipodi, è mamma chioccia, eccellente lavoratrice, instancabile donna del focolaio, è la moglie della Roma bene, è persino autonoma, indipendente e distaccata dai bisogni di sua figlia Ilaria. Saranno molte le vicende che la riguarderanno in prima persona, soprattutto per ciò che concerne il rapporto figliare. Michela, infatti, testimonierà più volte di come sia stato facile e bello essere figlia, piuttosto che diventare madre, scelta che dapprima rifiutava categoricamente. Il romanzo indaga da vicino il tabù che ancora oggi contraddistingue la realtà odierna. Nella sostanza, si avverte in più punti, di come il diventare madre non sia la scelta felice e spontanea delle giovani di oggi, quanto piuttosto una decisione obbligata, pregna di morale, costrizione, e intesa con la naturalità delle cose. Michela diviene prima l’angelo bianco, incarnando poi la figura di una donna che ha voglia di pensare a sé stessa, talvolta quasi in preda al pentimento di aver messo al mondo una vita difficile da controllare. La figura di Aurelio, […]

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Libri

Il volto dell’inganno, l’adrenalinico esordio di Vincenzo Capretto

Il volto dell’inganno, recensione del romanzo di Vincenzo Capretto, edito da Dialoghi Edizioni. La trama de Il volto dell’inganno L’apparente tranquillità della famiglia Mariani è sconvolta dall’arrivo della tata Greta Kuznetsova. Dietro un pallido sorriso si nasconde una donna cupa e misteriosa che inizia ad avere comportamenti sempre più strani. Nulla sarà come prima, anzitutto per Beatrice, la padrona di casa, una splendida donna viziata che proverà a essere mamma e moglie modello, ma le sue continue frustrazioni la porteranno a cedere al suo lato oscuro. In quel vortice di pulsioni inarrestabili finisce anche il marito Alessandro, dirigente di una casa farmaceutica, che pur di raggiungere i suoi obiettivi di carriera appare disposto a tutto. La storia parte fin da subito con un ritmo frenetico, che con una sorta di sbalzi temporali, racconta fin dall’inizio la trama intricata di una vicenda che pare molto più drammatica di come sembra. La prima cosa che salta all’occhio del lettore, è senz’altro l’ambientazione. Villa Mariani, pregna di dettagli lussuosi e squarci incantevoli, sembra possedere le sembianze di un gioiello che trattiene nel suo interno l’ombra di malvagi e segreti piani. Il lusso del marmo di carrara, i costosi champagne, le belle macchine e le bracciate in piscina, rendono l’ambientazione un piacere per gli occhi e la mente, diventando simbolo grafico di bellezza e potere. I personaggi principali, sono senz’altro i coniugi Mariani. Beatrice ed Alessandro, incarnano in maniera perfetta un matrimonio infelice, alla cui base si erge una pila di denaro. Tuttavia, accostata alla loro infelicità, c’è senz’altro, la parvenza di una vita normale e allegra, dettaglio tipicamente contingentato di chi non intende fare dietro front a favore di una vita meno agiata. I due coniugi, rappresentano in modo semplificativo, due stereotipi tuttavia interessanti. Beatrice sembra possedere tutto, ciò nonostante, la sua vita è appesa ad un filo tra la noia e la voglia di stravolgere tutti i piani. È una donna bella e forte, seppur offuscata dal potere e dal lavoro di suo marito. Il suo arrivismo, si evince in ogni riga della narrazione, in frasi ed esternazioni tipiche di chi vive la sua vita guardando dall’alto in basso i suoi interlocutori. La donna si serve di domestici e agi, cose che in realtà non le appartengono, e desidera in ogni momento della sua giornata, di sentirsi nuovamente donna, attraverso le carinerie altrui. Grazie al personaggio di Beatrice, ci ritroveremo ad affrontare due argomenti essenziali: il sesso e la maternità. Il sesso per Beatrice è valvola di sfogo, leva di desideri e potere, è uno champagne che va bevuto senza mezze misure. La narrazione di tali passi, non è mai volgare, e si snoda tra l’eleganza di un dettaglio taciuto e la potenza di una parola ad alta voce. Beatrice passa dal suo status di angelo del focolaio, all’essere un amante coraggiosa, persino capace di deviare le sue scelte, a favore di un piano più grande. Anche la maternità, è un argomento che tocca da vicino la donna e quelli che la […]

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Culturalmente

Festival di Sanremo tra cambiamenti, scandali e bellezze

Il settantunesimo Festival di Sanremo è già qui, in un’edizione già chiacchierata, che si terrà a porte chiuse, senza pubblico, dal 2 al 6 Marzo, ma vediamo insieme le sue origini e come il festival della canzone italiana è arrivato al successo cui gode oggi. Se volessimo ricondurre alla nascita di Sanremo una data specifica, potremmo farlo con la sua prima apparizione nell’immaginario collettivo alla settimana che va dal 24 dicembre 1931 al 1° gennaio 1932: nello specifico il “Festival partenopeo di canti, tradizioni e costumi”. Edizione, tenutasi al Casinò Municipale di Sanremo, da un’idea di Luigi De Santis, instancabile organizzatore di eventi e feste. De Santis si affidò all’aiuto sapiente di Raffaele Viviani ed Ernesto Murolo, poeta e paroliere, padre del cantante Roberto, futuro protagonista della musica napoletana, e soprattutto direttore artistico del festival. Quanto alla direzione dell’orchestra, essa fu affidata ad Ernesto Tagliaferri. Tra i cantanti che si esibirono nella settimana del festival vi erano Vittorio Parisi, Ada Bruges, Carlo Buti, Nicola Maldacea e Mario Pasqualillo, che interpretarono canzoni del repertorio napoletano. Della prima manifestazione effettiva del festival esistono diversi reperti cinematografici, conservati dall’Istituto Luce, che nel 1932 l’avrebbe proiettata in tutti i cinema italiani. Il successo fu così grande che si pensò di ripetere l’esperienza. Fu la volta della casa da gioco sul lago di Lucano nel 1934. Amilcare Rambaldi, giovane esportatore floricolo, allora ventenne, qualche anno dopo aveva un solo obiettivo: rendere Sanremo un centro turistico, culturale e artistico di prim’ordine. Rambaldi istituì una serie di iniziative, come l’istituzione di un conservatorio musicale, di un’orchestra sinfonica, l’apertura di un’accademia d’arte, di una compagnia teatrale, concorsi balneari di bellezza, rassegne di moda e molto altro. A chiudere una serie di idee brillanti, ovviamente la voglia di organizzare un festival della canzone. Furono molte le sue proposte che non trovarono accoglimento, come quella riguardo al festival del cinema, idea che un anno dopo avrebbe fatto la fortuna di Cannes. Anche l’idea di un festival della canzone fu inizialmente bocciata miseramente. Rambaldi dovette aspettare il 1947, quando Angelo Nizza, venuto da Torino fino a Sanremo per assumere la guida dell’Ufficio Stampa e del turismo, accolse finalmente l’idea del giovane fiorista. L’occasione d’oro si presentò quando, nel 1950, si realizzò un Festival della Gastronomia alla Pergola Fiorita. Furono molti i partecipanti famosi, come Edith Piaf, Oliver Hardy e molti altri. L’unico aspetto capace di mettere in ombra un tale successo fu quello economico. Organizzare manifestazioni di questo calibro aveva ovviamente un costo elevato. Per fronteggiare le spese si pensò quindi ad un grande ritorno in termini pubblicitari. Nizza consigliò a Busseti di rivolgersi alla Rai e proporre all’Ente di trasmettere una manifestazione di canzoni inedite. Tale accordo aveva entusiasmato anche Giulio Razzi, che a quei tempi era alla ricerca di canzoni maggiormente adatte alla programmazione. Nel 1950, il direttore Razzi emanò un bando, secondo il quale ogni casa editrice avrebbe potuto trasmettere entro il successivo 30 Novembre una canzone inedita di un autore e compositore italiano. La commissione apposita ne […]

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Libri

Valentina Lattanzio: Il karma mi odia, il libro dalle tematiche lgbtq

Il karma mi odia è l’appassionante libro di Valentina Lattanzio edito da Milena Edizioni La trama Se Bianca fosse stata Eva e fosse vissuta nell’Eden, col cavolo che si sarebbe fatta tentare da un’insulsa mela offerta da un promiscuo serpente. Lei! Indefessa sostenitrice della più morigerata monogamia e abile smascheratrice di miserabili fidanzate fedifraghe delle sue migliori amiche? Giammai! Se però quella mela assumesse le sembianze di Agata – avvenente agente immobiliare con cui Bianca e la sua fidanzata stanno trattando per l’acquisto del loro futuro nido d’amore – la nostra eroina resisterebbe alle tentazioni o si tramuterebbe in ciò che lei stessa ha sempre condannato? Quello che Bianca ignora, è che dietro un apparentemente disinteressato e serrato corteggiamento, si cela una fitta rete di menzogne e tranelli, architettati dalla persona che più la odia al mondo e che come il più paziente dei ragni sta tessendo meticolosamente la tela con la quale è pronta a tenderle il suo agguato. Il karma mi odia è una corsa sfrenata fra bugie e verità, amori mozzafiato e rancori mai sopiti in cui chi è vittima si trasforma in carnefice. E viceversa. Le tre protagoniste indiscusse del libro di Valentina Lattanzio, come si evince dalla copertina, sono fin da subito Bianca, Denise e Agata. Ognuna di queste donne, ha peculiarità e ruoli differenti. Bianca è il cardine intorno al quale ruotano tutti gli eventi frenetici del libro. È una giovane donna “cigno”, così come le piace definirsi. È estremamente leale, incapace di dire bugie, a tratti disgustosamente sincera. Accanto a lei, si staglia la figura di Denise, la sua giovane compagna napoletana, che ogni settimana si sottopone a tediose trasferte pur di raggiungere la residenza romana della sua metà. Le due hanno un rapporto solido, che oscilla tra routine e punti fermi da ormai sette anni. A rendere tale rapporto maggiormente incerto sarà l’entrata in scena della terza protagonista. Agata è intraprendente, folle ed impulsiva, sarà lei che in diversi momenti della storia, reggerà i fili delle azioni e delle controazioni. A rendere il suo personaggio iconico, è senz’altro, la sua professione. Agata, sembrerà vendere case, così come insistentemente vorrà vendere il suo cuore alla fedelissima Bianca. A dare una patina quasi da sitcom, sarà la “residenza gaia”, ovvero la casa che Bianca condivide con Paride e Filomena.  L’abitazione, sarà il luogo di incontri speciali, covo di piani risolutivi, il nido sicuro per allontanarsi dai problemi della vita quotidiana. Anche i due conviventi di Bianca, saranno per motivi diversi due spunti di grossi approfondimenti per la penna di Valentina Lattanzio. Paride, infatti, con la sua relazione omosessuale con Angelo, porrà all’attenzione del lettore argomenti significativi, quali le problematiche circa l’accettazione familiare di un membro omosessuale, i principi della comunità Rainbow, a soprattutto la voglia di far luce sulla verità salvifica dell’amore. Al tempo stesso, anche Filomena, attraverso la sua “conquista impossibile”, strizzerà l’occhio alla tenacia amorosa, all’esigenza di combattere contro gli stereotipi e raggiungere il proprio sogno d’amore, seppur con sofferenza. Il libro […]

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Libri

Rossana Papa: Corpi sentimentali, una raccolta di racconti

Corpi sentimentali, l’entusiasmante libro che contiene i sei racconti di Rossana Papa, edito da Les Flaneurs Edizioni. La trama In Corpi sentimentali i protagonisti si ritrovano davanti alla realizzazione del sogno d’amore ma anche alla presa di coscienza del sentimento che sboccia, all’incanto dell’incontro e alla consapevolezza del sentimento sfiorito. Ogni forma d’amore, anche quello materno, comporta sempre delle scelte, a volte dure e dal retrogusto amaro, così come accade nella vita. Le loro sono storie semplici in cui chiunque può ritrovarsi, riscoprirsi fragile ma consapevole di non poter far altro che lasciarsi andare davanti all’amore. Il libro di Rossana Papa, fin da subito mostra le sue qualità principali: brevità e passione. Il libro, infatti, nelle sue 93 pagine, contiene una serie di emozioni, che nel susseguirsi delle pagine, diventano sempre più accese e potenti. Nel primo racconto, Una panchina vista mare, è chiaro fin da subito, che la narrazione della Papa non si lascia alle spalle neppure il più piccolo dei dettagli. Nella storia d’amore tra Francesco e Sofia, infatti, saranno molti i dettagli che si avvicenderanno nel corso del tempo, rendendo la storia fitta di simboli, icone e punti chiave.  La prima storia, potrebbe, infatti, ridursi ad una sola frase: un festival appassionato di dettagli. Ogni riga contiene le sfumature dell’amore, la sensazione indigesta di qualcosa che non appassiona più i suoi protagonisti, la voracità dei baci e l’incontro fugace che ristabilisce pesi e contrappesi dapprima lasciati alla rinfusa. La seconda storia, di certo meno impegnata, ha un titolo che di per sé presagisce eventi accattivanti. Calore racconta le vicende di una giovane donna, Nina. Le sue giornate sono un avvicendarsi di momenti impegnati e di assoluta pigrizia. Nina, fa i conti ad inchiostro con il suo passato da ragazza irrisolta, fino a raggiungere una consapevolezza tale che si veste di rosso, diventando la base sfacciata e felice di una serie di scelte appaganti. Fiori di cactus prende in mano le emozioni. Il terzo racconto, apre gli argini ad emozioni forti, capaci di ritornare anche dopo un lasso di tempo esteso. È chiara l’emozione di una donna in punta di piedi, che ha messo in pausa la sua vita per renderla a qualcun altro. È il racconto di tre generazioni messe a confronto, fatto di mezze punte, giornate alla sbarra, vecchie foto, macchie di cioccolato e segreti da svelare. Grande spazio anche alla musica nei racconti di Rossana Papa. La musa racconta a gran voce la storia d’amore tra Pierluigi e Flora. In questa sorta di canzone costruita su frasi, verbi e locuzioni, viene a galla il risentimento di un’abitudine che non soddisfa più nessuno, la carnalità di due corpi calamitati, l’amore che come rampicante, prendendo il largo sul palcoscenico della vita, irradia nuove tinte e risoluzioni, a storie che sembravano solo messe in pausa. A rendere l’argomento musica maggiormente calzante, è senz’altro la playlist allegata al libro: canzoni e testi capaci di emozionare e dare un valore aggiunto ad ogni pagina. Sono molti gli artisti che si susseguono, come Gianna […]

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