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Eroica Fenice

Libri

Quello che non sai, lo strabiliante romanzo di Susy Galluzzo

Recensione di Quello che non sai, lo strabiliante ed emozionante romanzo della scrittrice Susy Galluzzo edito da Fazi Editore Michela, detta Ella, ha passato gli ultimi anni a crescere la figlia Ilaria, dedicandosi a lei in ogni momento anche a scapito del suo lavoro di medico e del rapporto con il marito Aurelio. Ella conosce tutte le manie e le ansie di Ilaria, sa quanto è brava a tennis ma anche quanto le è difficile concentrarsi a scuola. Dopo un allenamento, Ilaria si distrae guardando il cellulare, ferma in mezzo alla strada, mentre una macchina avanza veloce verso di lei. Ella non fa niente per avvisarla: rimane immobile a osservare la figlia che, salva per un soffio, se ne accorge. In quell’istante, inevitabilmente, tra loro si rompe qualcosa.  Quello che non sai, recensione Quello che non sai è un romanzo sulla maternità e sul timore di non essere mai all’altezza. Attraverso la storia di un distacco necessario, narrata in un crescendo di sentimenti contrastanti, l’autrice inscena il fallimento personale della protagonista cambiando continuamente prospettiva in un gioco psicologico complesso e molto appassionante. Fin da subito, il romanzo mette alla luce l’argomento principale: un passaggio di frasi, emozioni e vicende che si alternano in tre punti, Ella, Aurelio e Ilaria. Il nucleo familiare di cui si parla non brilla di una luce perfetta e, fin dall’inizio, nel profondo delle dinamiche, si evincono problemi irrisolti e forti tensioni. Michela, detta Ella, è uno dei personaggi cardini della storia. Il libro, di fatto, si compone essenzialmente dal suo punto di vista, lato della storia che troverà la sua massima esposizione nelle continue lettere dedicate a sua madre. Ella è una ex cardiochirurgo che, in seguito ad un dramma, decide di cambiare rotta lavorativa. È una donna decisa e forte che, trovatasi in balia di numerosi eventi, cambia faccia, tradendo sé stessa e quelli che la amano. La trasformazione della donna è repentina e veloce, in ogni parte del libro, non è mai la stessa. Michela passa da status e ruoli assolutamente agli antipodi, è mamma chioccia, eccellente lavoratrice, instancabile donna del focolaio, è la moglie della Roma bene, è persino autonoma, indipendente e distaccata dai bisogni di sua figlia Ilaria. Saranno molte le vicende che la riguarderanno in prima persona, soprattutto per ciò che concerne il rapporto figliare. Michela, infatti, testimonierà più volte di come sia stato facile e bello essere figlia, piuttosto che diventare madre, scelta che dapprima rifiutava categoricamente. Il romanzo indaga da vicino il tabù che ancora oggi contraddistingue la realtà odierna. Nella sostanza, si avverte in più punti, di come il diventare madre non sia la scelta felice e spontanea delle giovani di oggi, quanto piuttosto una decisione obbligata, pregna di morale, costrizione, e intesa con la naturalità delle cose. Michela diviene prima l’angelo bianco, incarnando poi la figura di una donna che ha voglia di pensare a sé stessa, talvolta quasi in preda al pentimento di aver messo al mondo una vita difficile da controllare. La figura di Aurelio, […]

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Libri

Il volto dell’inganno, l’adrenalinico esordio di Vincenzo Capretto

Il volto dell’inganno, recensione del romanzo di Vincenzo Capretto, edito da Dialoghi Edizioni. La trama de Il volto dell’inganno L’apparente tranquillità della famiglia Mariani è sconvolta dall’arrivo della tata Greta Kuznetsova. Dietro un pallido sorriso si nasconde una donna cupa e misteriosa che inizia ad avere comportamenti sempre più strani. Nulla sarà come prima, anzitutto per Beatrice, la padrona di casa, una splendida donna viziata che proverà a essere mamma e moglie modello, ma le sue continue frustrazioni la porteranno a cedere al suo lato oscuro. In quel vortice di pulsioni inarrestabili finisce anche il marito Alessandro, dirigente di una casa farmaceutica, che pur di raggiungere i suoi obiettivi di carriera appare disposto a tutto. La storia parte fin da subito con un ritmo frenetico, che con una sorta di sbalzi temporali, racconta fin dall’inizio la trama intricata di una vicenda che pare molto più drammatica di come sembra. La prima cosa che salta all’occhio del lettore, è senz’altro l’ambientazione. Villa Mariani, pregna di dettagli lussuosi e squarci incantevoli, sembra possedere le sembianze di un gioiello che trattiene nel suo interno l’ombra di malvagi e segreti piani. Il lusso del marmo di carrara, i costosi champagne, le belle macchine e le bracciate in piscina, rendono l’ambientazione un piacere per gli occhi e la mente, diventando simbolo grafico di bellezza e potere. I personaggi principali, sono senz’altro i coniugi Mariani. Beatrice ed Alessandro, incarnano in maniera perfetta un matrimonio infelice, alla cui base si erge una pila di denaro. Tuttavia, accostata alla loro infelicità, c’è senz’altro, la parvenza di una vita normale e allegra, dettaglio tipicamente contingentato di chi non intende fare dietro front a favore di una vita meno agiata. I due coniugi, rappresentano in modo semplificativo, due stereotipi tuttavia interessanti. Beatrice sembra possedere tutto, ciò nonostante, la sua vita è appesa ad un filo tra la noia e la voglia di stravolgere tutti i piani. È una donna bella e forte, seppur offuscata dal potere e dal lavoro di suo marito. Il suo arrivismo, si evince in ogni riga della narrazione, in frasi ed esternazioni tipiche di chi vive la sua vita guardando dall’alto in basso i suoi interlocutori. La donna si serve di domestici e agi, cose che in realtà non le appartengono, e desidera in ogni momento della sua giornata, di sentirsi nuovamente donna, attraverso le carinerie altrui. Grazie al personaggio di Beatrice, ci ritroveremo ad affrontare due argomenti essenziali: il sesso e la maternità. Il sesso per Beatrice è valvola di sfogo, leva di desideri e potere, è uno champagne che va bevuto senza mezze misure. La narrazione di tali passi, non è mai volgare, e si snoda tra l’eleganza di un dettaglio taciuto e la potenza di una parola ad alta voce. Beatrice passa dal suo status di angelo del focolaio, all’essere un amante coraggiosa, persino capace di deviare le sue scelte, a favore di un piano più grande. Anche la maternità, è un argomento che tocca da vicino la donna e quelli che la […]

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Culturalmente

Festival di Sanremo tra cambiamenti, scandali e bellezze

Il settantunesimo Festival di Sanremo è già qui, in un’edizione già chiacchierata, che si terrà a porte chiuse, senza pubblico, dal 2 al 6 Marzo, ma vediamo insieme le sue origini e come il festival della canzone italiana è arrivato al successo cui gode oggi. Se volessimo ricondurre alla nascita di Sanremo una data specifica, potremmo farlo con la sua prima apparizione nell’immaginario collettivo alla settimana che va dal 24 dicembre 1931 al 1° gennaio 1932: nello specifico il “Festival partenopeo di canti, tradizioni e costumi”. Edizione, tenutasi al Casinò Municipale di Sanremo, da un’idea di Luigi De Santis, instancabile organizzatore di eventi e feste. De Santis si affidò all’aiuto sapiente di Raffaele Viviani ed Ernesto Murolo, poeta e paroliere, padre del cantante Roberto, futuro protagonista della musica napoletana, e soprattutto direttore artistico del festival. Quanto alla direzione dell’orchestra, essa fu affidata ad Ernesto Tagliaferri. Tra i cantanti che si esibirono nella settimana del festival vi erano Vittorio Parisi, Ada Bruges, Carlo Buti, Nicola Maldacea e Mario Pasqualillo, che interpretarono canzoni del repertorio napoletano. Della prima manifestazione effettiva del festival esistono diversi reperti cinematografici, conservati dall’Istituto Luce, che nel 1932 l’avrebbe proiettata in tutti i cinema italiani. Il successo fu così grande che si pensò di ripetere l’esperienza. Fu la volta della casa da gioco sul lago di Lucano nel 1934. Amilcare Rambaldi, giovane esportatore floricolo, allora ventenne, qualche anno dopo aveva un solo obiettivo: rendere Sanremo un centro turistico, culturale e artistico di prim’ordine. Rambaldi istituì una serie di iniziative, come l’istituzione di un conservatorio musicale, di un’orchestra sinfonica, l’apertura di un’accademia d’arte, di una compagnia teatrale, concorsi balneari di bellezza, rassegne di moda e molto altro. A chiudere una serie di idee brillanti, ovviamente la voglia di organizzare un festival della canzone. Furono molte le sue proposte che non trovarono accoglimento, come quella riguardo al festival del cinema, idea che un anno dopo avrebbe fatto la fortuna di Cannes. Anche l’idea di un festival della canzone fu inizialmente bocciata miseramente. Rambaldi dovette aspettare il 1947, quando Angelo Nizza, venuto da Torino fino a Sanremo per assumere la guida dell’Ufficio Stampa e del turismo, accolse finalmente l’idea del giovane fiorista. L’occasione d’oro si presentò quando, nel 1950, si realizzò un Festival della Gastronomia alla Pergola Fiorita. Furono molti i partecipanti famosi, come Edith Piaf, Oliver Hardy e molti altri. L’unico aspetto capace di mettere in ombra un tale successo fu quello economico. Organizzare manifestazioni di questo calibro aveva ovviamente un costo elevato. Per fronteggiare le spese si pensò quindi ad un grande ritorno in termini pubblicitari. Nizza consigliò a Busseti di rivolgersi alla Rai e proporre all’Ente di trasmettere una manifestazione di canzoni inedite. Tale accordo aveva entusiasmato anche Giulio Razzi, che a quei tempi era alla ricerca di canzoni maggiormente adatte alla programmazione. Nel 1950, il direttore Razzi emanò un bando, secondo il quale ogni casa editrice avrebbe potuto trasmettere entro il successivo 30 Novembre una canzone inedita di un autore e compositore italiano. La commissione apposita ne […]

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Libri

Valentina Lattanzio: Il karma mi odia, il libro dalle tematiche lgbtq

Il karma mi odia è l’appassionante libro di Valentina Lattanzio edito da Milena Edizioni La trama Se Bianca fosse stata Eva e fosse vissuta nell’Eden, col cavolo che si sarebbe fatta tentare da un’insulsa mela offerta da un promiscuo serpente. Lei! Indefessa sostenitrice della più morigerata monogamia e abile smascheratrice di miserabili fidanzate fedifraghe delle sue migliori amiche? Giammai! Se però quella mela assumesse le sembianze di Agata – avvenente agente immobiliare con cui Bianca e la sua fidanzata stanno trattando per l’acquisto del loro futuro nido d’amore – la nostra eroina resisterebbe alle tentazioni o si tramuterebbe in ciò che lei stessa ha sempre condannato? Quello che Bianca ignora, è che dietro un apparentemente disinteressato e serrato corteggiamento, si cela una fitta rete di menzogne e tranelli, architettati dalla persona che più la odia al mondo e che come il più paziente dei ragni sta tessendo meticolosamente la tela con la quale è pronta a tenderle il suo agguato. Il karma mi odia è una corsa sfrenata fra bugie e verità, amori mozzafiato e rancori mai sopiti in cui chi è vittima si trasforma in carnefice. E viceversa. Le tre protagoniste indiscusse del libro di Valentina Lattanzio, come si evince dalla copertina, sono fin da subito Bianca, Denise e Agata. Ognuna di queste donne, ha peculiarità e ruoli differenti. Bianca è il cardine intorno al quale ruotano tutti gli eventi frenetici del libro. È una giovane donna “cigno”, così come le piace definirsi. È estremamente leale, incapace di dire bugie, a tratti disgustosamente sincera. Accanto a lei, si staglia la figura di Denise, la sua giovane compagna napoletana, che ogni settimana si sottopone a tediose trasferte pur di raggiungere la residenza romana della sua metà. Le due hanno un rapporto solido, che oscilla tra routine e punti fermi da ormai sette anni. A rendere tale rapporto maggiormente incerto sarà l’entrata in scena della terza protagonista. Agata è intraprendente, folle ed impulsiva, sarà lei che in diversi momenti della storia, reggerà i fili delle azioni e delle controazioni. A rendere il suo personaggio iconico, è senz’altro, la sua professione. Agata, sembrerà vendere case, così come insistentemente vorrà vendere il suo cuore alla fedelissima Bianca. A dare una patina quasi da sitcom, sarà la “residenza gaia”, ovvero la casa che Bianca condivide con Paride e Filomena.  L’abitazione, sarà il luogo di incontri speciali, covo di piani risolutivi, il nido sicuro per allontanarsi dai problemi della vita quotidiana. Anche i due conviventi di Bianca, saranno per motivi diversi due spunti di grossi approfondimenti per la penna di Valentina Lattanzio. Paride, infatti, con la sua relazione omosessuale con Angelo, porrà all’attenzione del lettore argomenti significativi, quali le problematiche circa l’accettazione familiare di un membro omosessuale, i principi della comunità Rainbow, a soprattutto la voglia di far luce sulla verità salvifica dell’amore. Al tempo stesso, anche Filomena, attraverso la sua “conquista impossibile”, strizzerà l’occhio alla tenacia amorosa, all’esigenza di combattere contro gli stereotipi e raggiungere il proprio sogno d’amore, seppur con sofferenza. Il libro […]

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Libri

Rossana Papa: Corpi sentimentali, una raccolta di racconti

Corpi sentimentali, l’entusiasmante libro che contiene i sei racconti di Rossana Papa, edito da Les Flaneurs Edizioni. La trama In Corpi sentimentali i protagonisti si ritrovano davanti alla realizzazione del sogno d’amore ma anche alla presa di coscienza del sentimento che sboccia, all’incanto dell’incontro e alla consapevolezza del sentimento sfiorito. Ogni forma d’amore, anche quello materno, comporta sempre delle scelte, a volte dure e dal retrogusto amaro, così come accade nella vita. Le loro sono storie semplici in cui chiunque può ritrovarsi, riscoprirsi fragile ma consapevole di non poter far altro che lasciarsi andare davanti all’amore. Il libro di Rossana Papa, fin da subito mostra le sue qualità principali: brevità e passione. Il libro, infatti, nelle sue 93 pagine, contiene una serie di emozioni, che nel susseguirsi delle pagine, diventano sempre più accese e potenti. Nel primo racconto, Una panchina vista mare, è chiaro fin da subito, che la narrazione della Papa non si lascia alle spalle neppure il più piccolo dei dettagli. Nella storia d’amore tra Francesco e Sofia, infatti, saranno molti i dettagli che si avvicenderanno nel corso del tempo, rendendo la storia fitta di simboli, icone e punti chiave.  La prima storia, potrebbe, infatti, ridursi ad una sola frase: un festival appassionato di dettagli. Ogni riga contiene le sfumature dell’amore, la sensazione indigesta di qualcosa che non appassiona più i suoi protagonisti, la voracità dei baci e l’incontro fugace che ristabilisce pesi e contrappesi dapprima lasciati alla rinfusa. La seconda storia, di certo meno impegnata, ha un titolo che di per sé presagisce eventi accattivanti. Calore racconta le vicende di una giovane donna, Nina. Le sue giornate sono un avvicendarsi di momenti impegnati e di assoluta pigrizia. Nina, fa i conti ad inchiostro con il suo passato da ragazza irrisolta, fino a raggiungere una consapevolezza tale che si veste di rosso, diventando la base sfacciata e felice di una serie di scelte appaganti. Fiori di cactus prende in mano le emozioni. Il terzo racconto, apre gli argini ad emozioni forti, capaci di ritornare anche dopo un lasso di tempo esteso. È chiara l’emozione di una donna in punta di piedi, che ha messo in pausa la sua vita per renderla a qualcun altro. È il racconto di tre generazioni messe a confronto, fatto di mezze punte, giornate alla sbarra, vecchie foto, macchie di cioccolato e segreti da svelare. Grande spazio anche alla musica nei racconti di Rossana Papa. La musa racconta a gran voce la storia d’amore tra Pierluigi e Flora. In questa sorta di canzone costruita su frasi, verbi e locuzioni, viene a galla il risentimento di un’abitudine che non soddisfa più nessuno, la carnalità di due corpi calamitati, l’amore che come rampicante, prendendo il largo sul palcoscenico della vita, irradia nuove tinte e risoluzioni, a storie che sembravano solo messe in pausa. A rendere l’argomento musica maggiormente calzante, è senz’altro la playlist allegata al libro: canzoni e testi capaci di emozionare e dare un valore aggiunto ad ogni pagina. Sono molti gli artisti che si susseguono, come Gianna […]

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Libri

Il corvo e tutte le poesie di Edgar Allan Poe, il nuovo libro di Cut-Up Publishing

Cut-Up Publishing torna con un nuovissimo libro dedicato allo scrittore Edgar Allan Poe. In un’elegante edizione cartonata, sono raggruppate tutte le opere migliori di Poe: Tamerlano e Altre Poesie (1827), Al Aaraaf, Tamerlano e Poesie Minori (1829), Poesie (1831) fino a Il Corvo e Altre Poesie (1845), e molte altre. Le brillanti interpretazioni sono state affidate ai vincitori del premio Bram Stoker Award: Alessandro Manzetti e Linda D. Addison. Le illustrazioni sono state invece affidate alle sapienti mani di Stefano Cardoselli. Il Corvo e altre poesie. Struttura e contenuto della raccolta Il libro mostra sin da subito tutta la potenza di un autore che ha costruito il suo successo sulla letteratura dell’orrore. Nella poesia A Helen, che ricomparirà anche più avanti, raccontando di altre tematiche, compare spesso una frase “me e te”. Tale verso sottolinea in modo inequivocabile come, al di là dell’orrore, Poe fosse capace di scrivere anche cose romantiche che potremmo ricondurre nel “romanticismo dark”. Il sentimentalismo di Poe è puramente estetico. Infatti nei versi di Helen, oltre ad aleggiare l’amore, si dà molta importanza ai dettagli estetici del luogo, dei personaggi e di tutto ciò che può incontrare lo sguardo umano. Molto importante è la definizione di bellezza, che molto spesso non ripudia la morte e l’angoscia. La bellezza di Poe è qualcosa che non si avvizzisce al cospetto del mietitore quanto, piuttosto, come nella poesia Eulalie, si parte dall’angoscia per arrivare a decantare una bellezza imperfetta che mette in imbarazzo persino la Luna. Nella poesia La dormiente, le immagini evocative che si ricavano dai versi sono molto forti e macabre. Da qui si riviene alla poetica di Poe, fatta di storie dove chi si ama muore, dove sovviene la preoccupazione per un morte prematura, la decomposizione dei corpi, la rianimazione di persone ormai andate, la morte, l’orrore, eventi paranormali che precedono il mietitore o lo susseguono, vestendosi di figure non morte che in realtà hanno tutto l’aspetto di personaggi insoliti e sinistri. Ne La dormiente, come suggerisce il titolo, la donna amata da Poe è ormai morta e i vermi banchettano sul suo corpo. Versi che non lasciano niente all’immaginazione e che come linfa vitale soddisfano i lettori più curiosi. In Un sogno dentro un sogno, la poetica di Poe sembra quasi vestirsi di realtà. Per un attimo si lasciano da parte le macabre manifestazioni a cui si è abituati, per abbracciare un tema più odierno: l’illusione di una vita, la fugacità dei momenti. Poe ci racconta che tutto quello che abbiamo o vorremmo avere, tutto ciò che siamo o che siamo stati, fa parte solo di una piccola porzione di tempo che chiamiamo vita, ma che in realtà altro non è che un sogno fugace, fatto di sabbia e ramoscelli, che l’onda spietata del tempo trascinerà con sé. La poesia da ampio respiro, quindi, a tematiche certamente più moderne e leggere non tralasciando, però, una lezione di vita importante. Nella raccolta non mancano poesie brevi ma incisive, le quali regalano ai lettori momenti per riprendere fiato dai numerosi dettagli e climax della poetica di Poe. È il […]

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Libri

O d’amarti o morire, il romanzo d’esordio di Francesca Guercio

“O d’amarti o morire“, è il primo romanzo di Francesca Guercio, edito da Alessandro Polidoro Editore. Certe volte le cose vanno tanto male che una può decidere d’ammazzarsi. Altre volte, invece, vanno peggio e succede che dopo morta una si ritrova sulla station wagon dell’uomo che l’ha sedotta e abbandonata a fare i conti con tutte le rogne a cui voleva sottrarsi. Lei è una donna qualunque. Lui un attore affetto da una forma acuta di narcisismo. Gli scenari e i personaggi quelli di un piccolo mondo ordinario, di un’Italia provinciale. Dopo la collera iniziale, la protagonista decide di abbandonarsi all’avventura cercando di trarne il migliore insegnamento possibile. Il romanzo di Francesca Guercio inizia fin fa subito con un’intensità prolifica di emozioni. Il panorama presentato al lettore, infatti, è quello di una distesa istantanea di dolori, gioie e decisioni che cambiano la vita. L’immagine più evocativa del romanzo è senz’altro la Ford Station Wagon. Tale automobile, un po’ come succede alla carrozza delle fiabe, si rivelerà essere il mezzo motore da cui gli eventi prenderanno una piega del tutto inaspettata. Il protagonista principale è senz’altro la voce narrante, una donna di cui non si conosce il nome. Tale figura altro non è che un fantasma. La donna, infatti, come si evince fin da subito nella trama generale, passerà dall’essere in uno stato di vita, in uno stato di morte, oserei dire quasi apparente. La donna, protagonista del romanzo, all’inizio, sembrerà incarnare ogni debolezza di una “succube sentimentale”. La giovane, infatti, per amore di quell’uomo di cui accidentalmente si innamorerà, sarà capace di resistere ad ogni ottemperanza, a tutte le rinunce, e a spicchi di tempo consunti. Dallo stato di “vittima fragile e indifesa”, proseguendo nei capitoli successivisi, ci si imbatterà in una forza nuova. La donna, infatti, sarà il cardine attivo di un passaggio tra vita, dubbi, misteri svelati e persino amori incompiuti, fino a toccare i vertici della redenzione altrui. A fare da co-protagonista è l’uomo, che per tutto il romanzo sarà definito con il nome di “Lui”. Il fatto che non compaia un nome sembra voler sottolineare che il narcisista co-protagonista del romanzo della Guercio incarna tutti coloro affetti da tale disturbo della personalità. L’uomo “senza nome e senza volto”, incarna, infatti, la figura di un essere incapace di impegnarsi stabilmente, pregno di contraddizioni e bugie, imprigionato in un matrimonio malsano che rende tutti infelici, persino sé stesso. Il co-protagonista è un uomo capace di provare amore solo attraverso l’ossessione, il sesso o la sparizione finale. Qualità che incarnano il mito e la realtà del narciso. A fare da sfondo in maniera vivida è il personaggio di Eliana. La donna è la moglie ufficiale del narciso, colei che pur essendo a conoscenza di numerosi tradimenti tende a strizzare l’occhio all’apatia e allo scorrere delle vicissitudini di vita. Eliana è una moglie stanca, profondamente irritabile, che cerca in tutti i modi di incarnare un ruolo stabile di madre amorevole, pur incassando colpi incessanti per quanto riguarda il ruolo di […]

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Libri

La ragazza con l’occhio di vetro, il libro dark di Stefano Fantelli

“La ragazza con l’occhio di vetro, (e altre storie di amore dark)” è un libro di Stefano Fantelli, edito da Cut Up Edizioni con la prefazione di Moreno Burattini La trama Sono creature pallide e conturbanti, quelle che si aggirano fra i racconti di Stefano Fantelli. Ragazze misteriose, spesso senza nome, ammantate da un gotico fascino decadente e da una sensualità tanto sottile quanto sinistra. Non importa se vittime o carnefici, sono loro a tirare i fili delle storie con dita affusolate. Profondi occhi malinconici, figure spettrali e affascinanti, belle come le donne morte di Edgar Allan Poe e sperdute e curiose come Alice nel paese delle meraviglie, che siano adulte, adolescenti o ragazzine alle quali non è stato concesso crescere. Il libro parte da subito con un intenso scambio di emozioni e vicende. Il climax a cui è sottoposto il lettore ha tutto il gusto del tetro e del sessuale, racchiuso in poche potenti righe. Lei è sexy e strana, lui è un uomo semplicemente affascinato dall’orrore. A seguire il filone di un amore sopra le righe è senz’altro il racconto successivo, semplicemente incantevole. Esso indaga nelle viscere più anguste il senso “della difesa” di chi essendo diverso, comprende i diversi. Giulio ama Sofia, che nasconde un vistoso segreto. A fornire un gusto certamente meno romantico sono le vicende che riguarderanno il bullo di quartiere, ovvero “Il vichingo”. La forza ossuta del solito teppista sarà annientata da quella di un amore strano e morboso, il quale stringerà su di esso la morsa stringente di chi ha un segreto e non ha paura di mostrarsi alla luce del sole. Nelle storie di Fantelli si cela anche una sorta di senso politeistico. In uno dei suoi racconti, infatti, il Brujo, in seguito ad un evento drammatico, intenderà vedere e conoscere gli Dei. Saranno in molti a non mancare all’appello: Thor, Seth, Kalì e molti altri, in un racconto dove miseria, dolore e rivendicazioni, sembrano mescolarsi senza tregua alcuna. Uno dei racconti dai toni più splatter, è senz’altro “Die Romantic”. In questa storia la protagonista assoluta è Amanda, una donna bellissima, seppur maledetta. A fare da spalla a questa storia cruenta, sono i due innamorati e malcapitati Fabio e Silvia. Amanda è bella quanto letale, anche se la sua bellezza non resta intatta al peso della rabbia e dell’odio. D’altra parte, sia Fabio che Silvia, si stagliano esattamente agli antipodi. Silvia infatti, così come Fabio, è un’anima gentile, sempre alla ricerca di nuove emozioni, ed ovviamente alla ricerca delle cosiddette “farfalle nello stomaco”. La loro sarà una strana storia, a tratti consumata da un’assurda morbosità. I baci lasceranno lo spazio ai morsi violenti, le carezze saranno affiancate da rivoli di sangue potenti. Qui, come in molte altre parti del romanzo, ci saranno scene di sesso alquanto esplicite, che non lasceranno alcun’immaginazione vaga al lettore. Anche la storia successiva, quella dedicata a Biagio e Milena, seguirà il filone “della stranezza”. Il loro, infatti, sarà un amore piuttosto borderline, dove letteralmente, la bellezza dell’animo […]

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Libri

Lo scorpione dorato, il secondo attesissimo romanzo di Marika Campeti

Lo scorpione dorato è un romanzo di Marika Campeti, edito da Augh Edizioni. La trama del romanzo Chiara, una donna dalla vita apparentemente perfetta, ha un malore e sviene in un Autogrill. Quando riprende i sensi, scopre nel parcheggio che la sua auto è vuota e la sua famiglia sparita. Parte da qui una ricerca da incubo dove le sue certezze crollano e la sua mente si perde fra ricordi confusi, l’angoscia provocata dalla “voce di uno scorpione” che continua a parlare nella sua testa e da un senso di colpa di cui non riconosce la radice. Per cercare di ricostruire la sua vita, Chiara decide di impiegare il suo tempo aiutando gli altri e arriva in Turchia, seguendo un’associazione umanitaria. La sua vicenda si intreccia con quella di Beyan, profuga curda con un passato di abusi e indifferenza, anche lei custode di un doloroso segreto. Il romanzo ha certamente un inizio adrenalinico, fatto di parole e righe con un climax esasperante. Tale inizio, permette fin da subito al lettore di entrare pienamente nelle vicende narrative, pur avendo fin dall’inizio una serie di interrogativi interessanti. I personaggi principali sono senz’altro Chiara e Beyan. Le due donne restituiscono al libro un sapore interamente femminile e profondo. Chiara, incarna il personaggio della moglie e madre media, colei che concilia il lavoro al suo ruolo di moglie e madre perfetta. A fare da sfondo a tali vicende di vita quotidiana però, saranno una serie di problematiche, che molto spesso attanagliano la noia coniugale e lo stress “dell’angelo del focolare”. Chiara, infatti, passerà dall’essere il centro della sua famiglia, al motivo scatenante di tante situazioni negative, le quali porteranno il concilio familiare in un vero e proprio caos universale. Da tale disdetta familiare, verranno a galla, nuovi amori, incontri passionali, e una serie di sensi di colpa imprescindibili. Accanto a Chiara, si staglia, dall’altra parte del mondo un personaggio piuttosto controverso. Beyan, infatti è la “ritardata” del paese. La giovane, non è ben vista dagli altri, al punto tale da non concederle nemmeno il rispetto base che contraddistingue ogni essere umano. Beyan passerà da una realtà familiare piuttosto degradante, ad un contesto “extra” che la renderà in qualche maniera maggiormente felice. La ragazza affetta da sindrome di down, si ritroverà in una serie di vicissitudini, legate di fatto alla sua condizione mentale. Argomento di spicco, è senz’altro l’abuso sessuale. Beyan, infatti, si troverà molte volte vittima di abuso, con i relativi “effetti collaterali” di gesti così aberranti. Beyan è una ragazza con una forte immaginazione, legata al carretto dei suoi “simit”, ciambelle preparate dalla sua madre adottiva, che lei stessa venderà per il paese. Attraverso, la giovane, ci si imbatterà in una visione unitaria di Istanbul: dai mercatini di spezie, ai monumenti tipici della cultura curda, arrivando a sentire i profumi turchi, fino alla maestosità delle moschee. Sarà la sua “buona fede” ad invischiarla in affari alquanto loschi: situazioni che intrecceranno il suo destino con un piccolo essere, di cui lei stessa non aveva […]

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Libri

Generazione perduta, il libro di Gianluca Malato sul fenomeno "Blue Whale"

“Generazione perduta” è il nuovo libro di Gianluca Malato. Marco è un adolescente solitario, figlio di una famiglia onesta ma non molto abbiente. Frequenta alcuni amici dei Parioli, ricchi e spavaldi, che il padre spera gli procureranno un giorno le amicizie giuste per avere una vita migliore. Un giorno diventa vittima del curatore, uno strano individuo che gli ordina via Instagram di infliggersi del dolore e di fare altre cose che lo terrorizzano. Il libro parte con ritmi incalzanti, ponendo il lettore in una situazione d’immediato pericolo. Fin dalle prime pagine la visione sarà come quella di un grande obiettivo che inquadra oggetti e situazioni da vicino. Il personaggio principale è senz’altro Marco, un ragazzo di famiglia umile trovatosi che frequenta persone “vantaggiose”. Il gruppo dei pari, fin da subito, non segue il solito cliché “di porto sicuro”, quanto piuttosto si configurerà come una scala che porta all’ascesa del successo. Le amicizie di Marco non sono oneste né sincere. Ogni azione del gruppo sarà messa in moto da un senso di rivalsa, accettazione, adrenalina e da una gran dose di senso dispotico. Il libro indaga in modo eccelso e moderno i pensieri, i dubbi e i desideri di Marco. La narrazione sembra quasi riuscire a mettere letteralmente le “mani nella testa” di un adolescente. La quotidianità di Marco e dei suoi amici segue il filone che i media ci hanno più volte propinato. Il libro racconta, infatti, la vita “pariolina”, la droga, la prostituzione, il successo ricercato ad ogni costo. A prendere il sopravvento su questa narrazione street, ad un certo punto, sarà il terrificante fenomeno della Blue Whale. Marco, attraverso Instagram si imbatterà in uno strano soggetto, il cui nickname è Akira89. Il loro scambio di messaggi rivelerà fin da subito i ruoli: Marco è la vittima e Akira è il suo capo o, per meglio dire, il curatore. Il libro di Gianluca Malato racconterà con minuzia ogni sfida terrificante che il curatore imporrà a Marco. I video, le ferite autoinflitte, il senso di perenne angoscia. Queste saranno le parole d’ordine di un libro che indaga un momento storico definito e spaventoso. A dare man forte alla figura agghiacciante di Akira sarà per motivi diversi quella di Maurizio, l’amico facoltoso di Marco: le due figure si intrecceranno in più punti, sottolineando che non basta ergersi a capo per esserlo davvero. Le angoscianti sfide a cui è sottoposto giornalmente Marco, sotto ricatto, si accostano alla vita quotidiana dello stesso, fino a toccare un argomento saliente: l’amore. L’amore per Betty, una ragazza non vicina agli stereotipi sociali di bellezza e successo, donerà, infatti, al protagonista una forza nuova, forza che condurrà a molte sorprese nell’arco della lettura.. Generazione perduta che, oltre a raccontare in prima persona il tedioso fenomeno della Blue Whale, sottolinea come alla base di tutto ci sia la solitudine e la debolezza, sentimenti che spesso accompagnano l’adolescenza di tutto il mondo. Nella terza parte del libro ci sarà un finale inatteso, uno di quelli che non ci si aspetta. […]

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Culturalmente

L’imperatrice Messalina: tra scandali e doppia vita

Ecco la storia di Messalina, la donna più scandalosa dell’antica Roma. Valeria Messalina nasce in una famiglia patrizia di casata Giulio-Claudia, e a 14 anni è obbligata a sposare Claudio, un uomo molto più grande di lei, calvo, balbuziente, e con numerosi handicap fisici. Nel 41, in seguito all’assassinio di Caligola, Claudio diviene l’uomo più potente dell’impero Romano, e insieme a lui anche la sua giovanissima moglie Messalina. Giovane e scapestrata, Messalina, non ama l’ambiente aristocratico e regale, ed è sempre alla continua ricerca di nuovi stimoli e situazioni. La giovane sarà anche madre di due figli: Britannico e Ottavia. Le sue prime paturnie amorose e sessuali saranno indirizzate a suo genero, il figlio del governatore di Spagna, Appio Silano. Con una serie di macchinazioni, tra cui “il presagio onirico” convince suo marito Claudio, ad avere Appio come consigliere. Tale passione, però, non trova risolutezza nel cuore di Silano, il quale non accetta la corte di Messalina. È in quel momento che la vendetta dell’imperatrice non tarda ad arrivare: con l’aiuto di Narciso, fedele servitore di Claudio, infatti, la giovane si libera dell’amante con l’ennesimo trucco della premonizione. Messalina rivela, quindi, a Claudio che nei suoi sogni Silano lo avrebbe pugnalato, uccidendolo. Il secondo amore di Messalina è senz’altro quello per Mnestere, un attore di successo dell’antica Roma. È qui che la giovane conquista il titolo di “meretrix”, concedendosi nel quartiere della Suburra, uno dei più malfamati della Roma imperiale. Ma ben presto la passione per Mnestere si spegne. L’ultimo suo grande amore, infatti, sarà il console Gaio Silio, di cui Messalina si innamora durante uno spettacolo circense. Stanca della vita da meretrice mercenaria inizia un forsennato corteggiamento per Silio, anch’egli impegnato in un matrimonio. Non si tratta di semplice lussuria, stavolta infatti Messalina sente l’esigenza vera di legare la sua vita a quella di quell’uomo, persino in matrimonio. Anche stavolta, attraverso l’aiuto “dei finti sogni premonitori”, convince Claudio che nei suoi incubi si sarebbe vista vedova, quindi se avesse sposato un altro uomo, la triste sorte sarebbe capitata a chi lo avrebbe succeduto, permettendogli in seguito di proseguire con il loro felice matrimonio. Claudio, che era oltre ogni misura superstizioso, le crede, e acconsente alle nozze tra Messalina e Silio. I segreti della donna, però vengono smascherati da Narciso, il quale, preoccupatosi del futuro del regno, e di rimando del suo, mette a conoscenza Claudio di tutti i suoi diabolici piani. Messalina, ormai senza più scuse, tenta un disperato perdono ai piedi di Claudio, il quale rimasto interdetto non sa cosa fare. Sarà Narciso a decretare la morte della giovane donna: Narciso prepara, infatti, un documento fasullo dove appone l’ordine indiscusso di giustiziare la fedifraga. Negli ultimi istanti della sua vita, le viene chiesto di togliersi la vita, ma Messalina, tanto immorale quanto fragile, non ne ha il coraggio, muore, di fatto, trafitta dalla spada di un pretoriano nel 48 d.C, anche se qualcuno parla di strangolamento da parte del marito stesso.  Messalina e Licisca Sono molte le leggende […]

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Libri

Il posto dei santi, l’emozionante romanzo di Bianca Favale

Il posto dei santi è il romanzo d’esordio di Bianca Favale, edito da ScatoleParlanti per la collana “Voci”. Alma farebbe qualsiasi cosa per nascondere la relazione che porta avanti da sempre con Nina, la sua prima fidanzata, moglie e madre di famiglia. La sua esistenza è intrisa di bugie e accompagnata dalla pigra attesa del momento in cui lei e Nina potranno vivere il loro amore alla luce del sole. La forza di una promessa la costringe a guardare in faccia la realtà e a non aspettare più un istante per alzare il sipario della sua vita. Il posto dei santi, la trama Il romanzo ha un inizio crudo e diretto. La storia di Alma fin da subito sembra risaltare agli occhi del lettore con fervore ed irruenza. I forti contrasti cromatici, e le descrizioni ampie di abbigliamento e gusti, sembrano demarcare la linea dura e precisa di quelli che saranno gli esordi di una strabiliante vita. Le prime pagine de Il posto dei santi focalizzano l’attenzione sugli anni di vita di una protagonista piuttosto giovane. Alma frequenta infatti le scuole elementari e si pone una serie di domande che rendono il susseguirsi dei giorni una continua scoperta. Sarà qui che il concetto di “brutto anatroccolo” tenterà più volte di farsi spazio e prendere forma nella vita della giovane protagonista. Il romanzo della Favale ci racconta una serie di aspetti riguardo l’omosessualità: l’oblio, le domande, l’accettazione, la vergogna e la risoluzione con sé stessi, ma ancora di più ci racconta il concetto di “fase”. Più volte quando si è omosessuali, infatti, si ascolta la tipica frase che l’orientamento sessuale può essere stato viziato e cambiato da qualche cattiva conoscenza o da un lieve turbamento interiore, ma di fatto si tende a pensare che la situazione sia questione di tempo. Anche nel romanzo “il posto dei santi”, l’omosessualità della protagonista vive diversi momenti: la negazione, il mutismo, la curiosità, la sperimentazione, il dubbio, persino i percorsi obbligati, ma nulla di tutto questo sembrerà ostacolare il viaggio interiore che Alma compirà durante tutto il romanzo. Nel romanzo della Favale ci si imbatterà in due tipi di famiglie: una più conservatrice e severa, e l’altra maggiormente inclusiva. Entrambi gli approcci saranno esplicati dall’autrice in maniera esaustiva e completa, in modo da fornire uno specchio globale di tutte le realtà dei giorni nostri. Alma oltre ad essere la protagonista del romanzo, sembra rivestire il ruolo della libertà. Se dapprima, infatti i compromessi e le limitazioni sociali sembrano strapparle la voce, d’altra parte, col tempo, Alma diventerà l’emblema del coraggio e dell’accettazione. Ad accompagnare un grande personaggio come quello della protagonista, è senz’altro quello di Nina, una delle persone più importanti della sua vita. Nina, infatti, pur essendo l’opposto di Alma, troverà la chiave di volta per diventare il fulcro di tutta la sua vita. Il loro rapporto è fresco, intenso e gioviale. Le loro conversazioni saranno sia leggere che profonde. I loro sguardi sembrano attraversare la carta stampata per raggiungere quello del lettore, fino […]

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Culturalmente

Ercole e Lica: la scultura di Canova che ha proclamato la sua grandezza

Ercole e Lica è un gruppo scultoreo in marmo eseguito da Antonio Canova tra il 1795 e il 1815, conservato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Qui, il mito, la realizzazione e varie curiosità. La realizzazione e l’ardua vendita dell’ Ercole e Lica Era il 1795 quando la statua canoviana di Venere e Adone giunse a Napoli e fu collocata nel giardino del palazzo Berio. Ebbe cosi tanto successo che il marchese Francesco Berio dovette vietarne la visita al pubblico. Tale consenso di pubblico, tuttavia, non fu la chiave della fama di Antonio Canova, poiché le sue prodezze artistiche gli valsero l’appellativo di “scultore grazioso”. Negli ambienti accademici di quegli anni essere definiti graziosi significava avere uno stile “sdolcinato, debole ed effeminato”. Nel breve soggiorno a Napoli, il conte Onorato Gaetani dell’Aquila D’Aragona, durante una cena, suggerì una strategia per eliminare dalle opere canoviane quella fastidiosa etichetta. Fu così che don Onorato propose ad Antonio D’Este, veneziano coetaneo di Canova, di commissionare all’artista una scultura che rappresentasse Ercole furioso che getta in mare Lica. Questa sorta di scommessa fu accettata di buon grado dallo scultore che appena tornato a Roma fece dell’opera un bozzetto in cera. La scultura sarebbe stata fatta prima in gesso e poi trasformata in marmo; nello specifico sarebbe stata creata una scultura di quasi tre metri e mezzo, dal costo di tremila zecchini d’oro, prezzo che avrebbe pagato don Onorato in tre rate. Per un anno e mezzo l’opera rimase incompiuta, fino a quando Onorato Gaetani ritirò la sua offerta, complici le vicende militari che tediavano il paese. Una nuova opportunità cambiò le sorti del Canova quando l’esercito austriaco sconfisse le truppe francesi. I Veronesi erano così entusiasti per quella vittoria che vollero installare un grosso monumento in memoria del successo militare e della liberazione. Fu in quel momento che il critico d’arte Giovanni de Lazara si rivolse a Tiberio Roberti, caro amico di Canova, per proporre allo scultore la realizzazione di una grande opera. Canova pensò che la scultura Ercole e Lica potesse essere congeniale alla richiesta. Dopo un fitto scambio epistolare con la municipalità veronese, si siglò l’accordo: Ercole e Lica fu venduta per tremila zecchini. Ancora una volta, però, l’incarico venne nuovamente arrestato da una serie di vicende politiche. La vendita finale fu aggiudicata a Giovanni Torlonia, che acquistò l’Ercole e Lica per 18.000 scudi. Nel 1815 la scultura fu terminata definitivamente ed esposta in una sala rotonda appositamente costruita dal Valadier, con cupola a luce zenitale. In occasione dell’inaugurazione, si registrò un grande successo dei visitatori. L’opera, che era nata per una scommessa ed aveva vissuto varie tribolazioni durante la sua costruzione, fu la chiave principale per trasformare l’arte canoviana da graziosa ad eroica. Il significato dell’ Ercole e Lica Il momento che viene rappresentato è quello in cui Ercole sta scagliando in aria Lica, il quale aveva consegnato all’eroe una tunica da parte di sua moglie Deianira. Quando il centauro Nesso tentò di rapire Deianira, Ercole lo uccise con una freccia […]

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Libri

Street Food, il libro di Giuseppe Bagno sulla storia del cibo di strada

Street Food (il cibo di strada nella storia) è un libro di Giuseppe Bagno edito da Valtrendeditore Lo street food nasce con la storia del genere umano. I primi cibi di strada risalgono, senza ombra di dubbio, all’età della pietra e precisamente all’epoca in cui l’Homo Erectus scoprì il fuoco e cominciò a cacciare e arrostire le carni. Ha quindi origini paleolitiche ma, per poterlo ascrivere nell’olimpo delle culture gastronomiche, dobbiamo aspettare il periodo greco-romano. In una scorrevole sintesi dalle origini ai giorni nostri l’autore ci guida in un viaggio alla scoperta delle più interessanti ricette medievali, rinascimentali, del Settecento e dell’Ottocento fino ad arrivare ai giorni nostri e alle nuove frontiere del cibo di strada. Il libro è un chiaro ed appassionante racconto sulle origini e lo sviluppo dello street food. Ogni capitolo, è di fatto, dedicato ad un’epoca specifica: tale suddivisione permette ad ogni spazio temporale di esprimersi nelle sue fattezze migliori. Tra le figure maggiormente collegate al racconto, compaiono senz’altro i venditori ambulanti. Saranno proprio loro, infatti, i capostipiti del cibo da strada. Di loro ci sarà il racconto preciso della personalità, delle tecniche di vendita, e anche dell’interessante contesto dentro il quale esprimono le loro prodezze di vendita. La prima sequenza temporale, quello riguardo l’Antica Roma, darà ampio respiro al concetto di “ristorante”. Il luogo che conosciamo oggi, infatti, ha attraversato diverse metamorfosi. Una delle descrizioni maggiormente riuscita è quella riguardo il “thermopolium”: ovvero il luogo dove venivano servite bevande e vivande calde. Interessante sarà la trasformazione riguardo “la ristorazione”, in particolare l’uso di essa, destinato in maniera differente alle classi abbienti e a quelle poveri. Ci sarà un’ampia descrizione dei seminterrati, fino ad arrivare ai più moderni ostelli. A fare del libro, una lettura assolutamente interessante, è senz’altro il contesto storico, che muta e si avvicenda secolo dopo secolo: il racconto di un’ Italia invasa dalle panetterie, con la sua consueta “tassa frumentaria” per consentire anche ai più poveri il suo largo consumo. Fino ad arrivare alle pagine dedicate ai comuni ”mercati”, fatti di bancarelle e baratto, non trascurando l’importante correlazione tra cliente e mercante. Napoli fra le pagine di Street Food di Giuseppe Bagno Tra i capitoli più emozionanti, appaiono, senz’altro quelli dedicati al popolo partenopeo con il racconto magico circa la nascita della pizza margherita, la tassa sulla frutta e la rivolta popolare capeggiata da Masaniello. Ci si imbatte nelle pagine energiche e popolari delle famosissime taverne napoletane, dove va citata una delle più conosciute e longeve “il cerriglio”. Non manca il racconto esaustivo della nascita della pasta, o i più conosciuti “maccheroni”: un culto che di lì a poco si estenderà in tutta Italia e non solo. Il libro dà certamente importanza anche alla nascita della pizza, non necessariamente margherita, raccontandone i segreti, la preparazione e la conservazione di un alimento che si è trasformato da cibo da “asporto” a cibo da tavola. Immancabili anche le pagine riguardo le cosiddette “sfogliatelle”, uno dei dolci partenopei che trova man forte nella connotazione “cibo da […]

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Libri

Esagera, la vita: il nuovo strabiliante romanzo di Giulia Arnetoli

Esagera, la vita è il nuovo romanzo di Giulia Arnetoli (insegnante e già finalista della quarta edizione del Premio Letterario Salvatore Quasimodo) edito da Les Flaneurs Edizioni. La trama del romanzo di Giulia Arnetoli Violante ha trentotto anni, due figli e un ex marito. Ha trascorso la vita dimenticandosi di se stessa, fino a quando un evento traumatico innesca il cambiamento. Ma quanto può essere alto il prezzo delle proprie scelte? Nella lotta tra i doveri e la volontà, Violante sente il peso di una vita che esagera in tutto ciò che la circonda. Il romanzo parte con un ambiente che potrebbe definirsi l’anti cliché della famiglia perfetta. La spaccatura interna, infatti, è una faglia, che fin dalle prime righe dell’autrice si staglia in maniera prepotente. Violante, la protagonista indiscussa del romanzo, è senz’altro un personaggio che incarna l’emblema femminile. Non si tratta di una storia dove la protagonista incarna l’eroina fatta e finita, dove non esiste la colpa, l’errore e il tumulto. Violante è una donna “comune”, fatta di sbagli e rinunce, ma anche di rivalsa contro gli altri e persino verso sé stessa. È una donna indipendente, che fino ad un certo momento della sua vita ha quasi incarnato “l’angelo del focolare” di Rousseau. Il suo personaggio non lascia nulla al caso, i suoi drammi interiori sono quelli che accomunano tutte le donne: lei ama, sbaglia, tenta di rattoppare, si accontenta e poi sogna il cambiamento. A tratti, è l’ “Alice” di Carroll moderna, dove lei stessa, infatti, più volte cita la meraviglia del bianconiglio, e l’accortezza del Brucaliffo. Immagini evocative, di un mondo fiabesco che si intreccia nelle paturnie quotidiane di Violante e di tutte le donne del mondo. Accanto alla sua prepotente figura, si stagliano tre personaggi, altrettanto importanti. Luigi, il suo ex marito, sembra incarnare la figura di un narcisista patologico. Lui, infatti, è intriso di amore ed odio senza limiti e ragione. A dare maggiore sollievo alla vita in tumulto della protagonista sono senz’altro i suoi due figli, che al contempo non le lasciano sogni sereni. Orlando e Virginia, infatti, appartengono a due fasce d’età diverse, ognuna intrisa di personalissimi misteri. Il primo è un bambino bisognoso di affetto, ancora rifugiato nell’illusione perfetta delle cose. La seconda è un’adolescente ribelle, dai capelli prima corti, poi lunghi, dagli abiti inconsulti ed improbabili. Sarà proprio Virginia, però, ad incarnare insieme a sua madre un personaggio “in crescita”, lei infatti, così come Violante, compirà un viaggio dentro e fuori se stessa, fino a ritrovare le cose importanti della vita. Entrambi i ragazzi portano nomi legati al mondo della letteratura. A fare da collante tra la realtà e la fantasia, infatti, sono senz’altro i libri, che oltre ad essere fonte di introiti attuali, per Violante, saranno da sempre angoli di pace dove rifugiarsi. Sarà proprio l’amore per i libri, la cosa che, insieme al circolo letterario “Caffè 1926”, le permetterà di ritrovare “il suo pensiero felice”. Dopo anni, infatti, la donna si imbatterà in una sua vecchia conoscenza: […]

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Libri

Enjoy the Silence, il libro d’esordio di Alessandro Mazzaro

È Enjoy the Silence (l’ultimo inno del secolo breve), l’opera prima con cui il giornalista e scrittore Alessandro Mazzaro fa il suo esordio. Il volume terzo, facente parte della collana Song di GM press, vuole omaggiare la canzone più famosa dei Depeche Mode che quest’anno compie 30 anni. Alessandro Mazzaro, ci ha concesso un’intervista. Leggi qui cosa ci ha detto! Il libro è un meraviglioso percorso a più step, dove si parte dall’allora innovativa Milano con i suoi Puk Studio, fino ad arrivare agli studi deserti in Danimarca. Il libro racconta con chiarezza e precisione le notti brave passate dal gruppo a Milano e la ricerca del famigerato “silenzio” nelle lande della Danimarca. Si percorreranno i suoni innovativi del gruppo che ha segnato un’epoca, come nel caso di Personal Jesus, per poi arrivare al racconto delle continue modifiche di Enjoy The Silence, la quale prima di diventare la canzone che conosciamo, ha subito diverse metamorfosi nel ritmo e nel tempo. Il libro non lascia fuori gli eventi storici, come la caduta del muro di Berlino, e il tumulto della popolarità, la quale a volte può trasformarsi in motivi di fuga dalla realtà. L’abile penna di Mazzaro, nel libro edito da GM press ricostruisce sapientemente le metamorfosi del gruppo e del pezzo stesso. Esso, si avvale di vivide testimonianze di chi ha visto nascere l’album “Violator”. Chiare ed interessanti, quindi, le esposizioni di Carmelo La Bionda, allora titolare dei Logic Studio di Milano, dove i Depeche Mode hanno registrato in parte Enjoy The Silence nel 1989, fino ad arrivare a Pino Pischetola, tecnico del suono e amico di “bravate” del gruppo stesso. Il libro di Mazzaro si dedica ad un entusiasmante narrazione di eventi che vanno dal 1989 al ’90. Magico è il racconto di un’epoca che cambia e un mondo che sta conoscendo ed apprezzando sempre di più uno dei gruppi più iconici di sempre. È un libro per chi ama la musica, ma anche per chi ha la pura esigenza di conoscere il mondo che sosta silente dietro la nascita di una canzone o di una band. In un mondo dove il silenzio sembra non trovare più spazio, Alessandro Mazzaro, ce ne regala un po’. L’intervista ad Alessandro Mazzaro Come hai ribadito in alcune occasioni non sei un “fan da maglietta” dei Depeche Mode, come mai quindi, l’idea di un’opera prima che parlasse proprio di questo gruppo? Nonostante non sia un fan accanito della band, questa canzone è sempre stata tra le mie preferite. L’idea del libro è nata nel 2017, quando ho riscoperto i Depeche Mode: in quell’estate è nata l’interpretazione che ho dato ad Enjoy the Silence e che rappresenta il punto di partenza del libro. Tutto il resto è arrivato in maniera quasi “accidentale” due anni e mezzo dopo, quando durante una chiacchierata con il direttore artistico della collana, è nata l’idea di farne un libro. Secondo te, in Italia e nel mondo, i Depeche Mode sono ancora ascoltati tra i giovani? Esiste un gruppo “moderno” […]

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Libri

Mi hanno rapito gli zingari, un romanzo in cui il pregiudizio si ribalta

  “Mi hanno rapito gli zingari” è un romanzo di Christian Scorrano e Marina Pirulli, edito da AUGH! Edizioni, che narra la straordinaria avventura, realmente accaduta, di un ragazzo italiano, Luigi, che trovatosi in viaggio verso la Grecia si imbatterà in un mondo di cui non aveva conoscenza, se non attraverso una serie di stereotipi. Mi hanno rapito gli zingari: la trama Il giovane italiano Luigi parte alla volta del mare della Grecia ma il suo viaggio termina quando, in piena notte, finisce dentro un fosso su una mulattiera della campagna macedone e il mattino seguente si ritrova circondato da un gruppo di zingari: in trappola, senza auto e senza mezzi, non ha altra scelta che seguirli. Inizia così il suo soggiorno a Shutka, sobborgo di Skopje in cui risiede la più grande comunità rom al mondo. Le prime pagine del romanzo scorrono con un ritmo forsennato, descrivendo un protagonista che tramuterà una disdetta in una magnifica opportunità di vita. Interessante è il modo in cui viene chiamata la sua automobile, “Misericordia”, date le sue pessime condizioni. L’auto sembra incarnare una sorta di metafora vivente. Attraverso il precario mezzo di trasporto, infatti, Luigi compirà un viaggio fatto di speranze, paure e momenti condivisi. Poco importa se le sue condizioni non appaiono ottimali. Il suo approdo definitivo sarà la “città degli zingari” conosciuta anche con il nome di Shutka. La paura e lo smarrimento dei primi momenti troveranno origine nei pregiudizi radicati dell’Occidente, in particolare in quelli dell’italiano medio. Il protagonista si sentirà più volte minacciato e risucchiato nella spirale dei cliché sui rom, fino ad un risvolto “stranger friendly”, tutto da scoprire. La cosa che più risalta agli occhi è senz’altro il legame familiare dei rom che pagina dopo pagina si esprime nella sua potenza maggiore: Luis non sarà un prigioniero, come suggerisce il titolo, e neppure un ospite. La città degli zingari diverrà per Luis una vera e propria Neverland, così come suggerisce lo stesso protagonista. Intensi saranno i profumi dei cibi, le atmosfere calorose dei mercati rionali, il traffico caotico e un sistema personalizzato per la raccolta dei rifiuti. A dispetto di ciò che si pensa, a Shutka ogni cosa funziona ma lo fa in un modo diverso rispetto a quello consuetudinario. Come nei migliori film ci troveremo dinanzi a diversi personaggi sfaccettati: il capo famiglia single, i figli adolescenti, la nonna brontolona e molti altri. Accanto ad essi, si avvicenderanno anche personaggi “extra”. Luis conoscerà, grazie ad una serie di interessanti eventi, Diva la ragazza del Monzambico, Felix il reporter schizzinoso, fino ad arrivare a Frank il tedesco dal cuore buono. Ognuno di essi, quasi come l’aggiunta di una spezia, darà un nuovo sapore ad un calderone di vivande che di per sé era già interessante a modo suo. Le culture si intrecceranno più volte, scambiandosi di posto, senza mai voler primeggiare le une sulle altre. Si parlerà in modo autentico ma leggero anche di due argomenti molto importanti. Il romanzo, infatti, farà riferimento alla prostituzione di Juvita, un’adolescente […]

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