Nell’ambito della rassegna Il Cinema in Ascolto, lunedì 13 luglio il Polo Civico Ballarin (situato in Viale Aldo Ballarin a Roma, all’interno del Municipio VIII) ha ospitato la prima proiezione pubblica di “Burning Victoria”, l’opera prima cinematografica scritta e diretta da Gabriele Tacchi. Una serata speciale perché inserita in un progetto che sta giocando un ruolo attivo nel riportare il cinema dentro una dimensione collettiva, accessibile e partecipata, anche perché il pubblico ha potuto assistere al debutto di un’opera indipendente presentata dallo stesso regista insieme ad alcuni interpreti. In questa recensione cinematografica ne esploreremo gli aspetti più profondi.
| Titolo opera | Regia e sceneggiatura | Cast principale | Produzione | Specifiche tecniche | Budget |
|---|---|---|---|---|---|
| Burning Victoria | Gabriele Tacchi | Maddalena Vallecchi Williams, Laura Mazzi | Galaxia Prime | Girato interamente con iPhone 14 Pro | Circa 12.000 euro |
Indice dei contenuti
Burning Victoria, un viaggio tra memoria e identità
La pellicola segue Victoria, interpretata da Maddalena Vallecchi Williams, una ragazza canadese di 28 anni arrivata in Italia sulle tracce della madre che l’ha abbandonata da bambina. La protagonista vive in un mondo privo di colori, segnato da una particolare alterazione visiva, una forma di daltonismo correlata al trauma psicologico, che le fa percepire la realtà in bianco e nero. L’incontro con Alessandro, un mangiafuoco interpretato dallo stesso regista Gabriele Tacchi, apre però una crepa inattesa nella sua percezione: davanti al fuoco, qualcosa torna improvvisamente a vibrare.
Da quel momento, il viaggio geografico diventa anche un percorso emotivo. La ricerca della madre è il tentativo di ricostruire una storia familiare interrotta ed anche il bisogno più profondo di dare un senso a un’assenza affrontando una vera e propria elaborazione del trauma. Il film lavora su una dimensione simbolica molto forte: il fuoco come rischio e rinascita, il colore come accesso all’emozione, il cammino come possibilità di uscire da una condizione interiore congelata.
Burning Victoria e il cinema indipendente come scelta espressiva
Colpisce subito la natura artigianale di Burning Victoria, tutt’altro che casuale. Il film, prodotto da Galaxia Prime, è stato girato interamente con un iPhone 14 Pro e con un budget contenuto, circa 12.000 euro, avvalendosi di una troupe ridotta. Una povertà di mezzi che non viene nascosta, ma trasformata in linguaggio attraverso tecniche innovative di riprese con smartphone che strizzano l’occhio al cinema d’autore e al formato del cortometraggio indipendente. Tacchi sembra muoversi dentro una linea di cinema indipendente che guarda alla Nouvelle Vague, al mumblecore e a un’idea di regia più libera, fisica, immediata, vicina ai corpi e agli incontri.
Dietro le quinte emotive di Burning Victoria

La storia di Victoria racconta il modo in cui una ferita originaria può condizionare la percezione di sé e degli altri. L’abbandono non resta confinato nel passato, ma diventa una lente attraverso cui Victoria guarda il mondo: ciò che non è stato spiegato continua a produrre domande, ipotesi, immagini, fantasie.
Il film suggerisce che, qualche volta, per tornare a sentire non basta trovare una risposta. Serve un incontro. Serve qualcuno che, anche senza “salvare”, aiuti a rientrare in contatto con ciò che era rimasto bloccato attraverso il linguaggio del corpo e l’espressività artistica. Il colore, allora, è un elemento visivo ed anche il segno di un’emozione che ricomincia a circolare.
Maddalena Vallecchi Williams, una protagonista intensa
Grande merito va a Maddalena Vallecchi Williams, chiamata a interpretare un ruolo tutt’altro che semplice. Non è secondario che l’attrice, italo-canadese bilingue, porti nel personaggio anche una naturale sospensione tra due mondi. La sua Victoria è straniera non solo geograficamente, ma emotivamente: arriva in Italia per cercare una madre, ma finisce per confrontarsi con una parte di sé rimasta senza linguaggio.
Burning Victoria dipinge un personaggio trattenuto, schermato, spesso nascosto dietro gli occhiali da sole e dietro una freddezza apparente. L’attrice riesce a rendere questa complessità con misura, senza forzare mai il dolore e senza trasformarlo in melodramma.
La sua interpretazione lavora per sottrazione, supportata da una recitazione misurata: sguardi, esitazioni, silenzi, piccoli cedimenti. È proprio questa delicatezza a rendere credibile il percorso della protagonista. Burning Victoria incuriosisce dall’inizio alla fine, perché non ha la pretesa di spiegare tutto, ma lascia allo spettatore il compito di attraversare immagini e domande. La formazione teatrale di Tacchi, il suo legame con la Commedia dell’Arte e la sua esperienza come performer e mangiafuoco, uniti ai suoi studi cinematografici presso la prestigiosa USC School of Cinematic Arts di Los Angeles, entrano nel film non come semplice curiosità biografica, ma como materia plasmabile. Il fuoco non è una decorazione ma gesto, rischio, corpo e trasformazione.
Laura Mazzi, una presenza breve ma decisiva

La rassegna il Cinema in ascolto ha regalato delle belle scoperte, inserendosi perfettamente nel contesto del festival del cinema indipendente. Un ruolo fondamentale è affidato anche a Laura Mazzi, che interpreta Eloise, la madre di Victoria. La sua presenza è contenuta, ma occupa il centro emotivo dell’intera storia: è il volto sul quale la protagonista ha proiettato per anni domande, spiegazioni e speranze. Mazzi restituisce al personaggio una durezza inquieta e impenetrabile, evitando di offrire allo spettatore risposte facili. Proprio questa opacità rende l’incontro ancora più doloroso: la madre reale non coincide necessariamente con quella immaginata dalla figlia. Diplomata all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico e formatasi anche lavorando con Luca Ronconi, l’attrice porta in Burning Victoria un’autorevolezza scenica capace di lasciare il segno anche attraverso pochi gesti e silenzi, affiancata nel cast da altri interpreti di spessore come Marco Quaglia.
Una piccola opera indipendente, sincera e stratificata, in grado di mostrare come anche con pochi mezzi si possa costruire un cinema personale, simbolico e profondamente professionale.
Programma ufficiale e modalità di prenotazione delle cuffie
Immagini fornite da Ufficio Stampa e foto scattata in loco

