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La lapide di Salvatore Di Giacomo: quando l’arte e la storia si incontrano a Chiaia

Il centro storico di Napoli è un volto molto conosciuto della città, simbolo di dinamismo, movimento e flussi turistici che, talvolta, appaiono inesauribili. Ma basta fare pochi passi, esplorando inediti itinerari culturali di Napoli, per scoprire una Napoli diversa, silenziosa, aristocratica e depositaria di una memoria storica che non va dimenticata. Nel celebre quartiere Chiaia c’è un angolo particolare, lungo via San Pasquale a Chiaia, che merita di essere conosciuto e riscoperto dai più: un piccolo scrigno d’arte e devozione nel cuore di Napoli dove si intrecciano i versi del più grande poeta partenopeo e i solenni voti religiosi proferiti dai sovrani borbonici del Regno delle Due Sicilie.

Elemento di interesse Dettaglio storico e artistico Protagonisti correlati
Casa di Salvatore Di Giacomo Civico 35 di via San Pasquale, luogo di morte del poeta il 5 aprile 1934. Salvatore Di Giacomo, Elisa Avigliano
Chiesa di San Pasquale a Chiaia Fondata nel 1749 come ex voto reale per la nascita di un erede maschio. Carlo di Borbone, Maria Amalia di Sassonia, Ferdinando IV
Stile artistico della Chiesa Rinnovata nell’Ottocento con pregevoli decorazioni in barocco napoletano. Ferdinando II, Giacinto Diano, Raffaele Trinchese

Il canto immortale di Salvatore Di Giacomo

Passeggiando lungo via San Pasquale, volgendo lo sguardo verso la facciata di uno dei palazzi storici al civico 35, un elegante edificio in stile neorinascimentale, vi è una targa di marmo semplice, una testimonianza tangibile di un glorioso passato e della ricca storia locale legata indissolubilmente alla storia di Napoli. La targa recita precisamente così: “In questa casa il 5 aprile 1934 cessava di battere il cuore di Salvatore Di Giacomo. Ne restava immortale il canto.”

Qui ha vissuto i suoi ultimi attimi, affiancato dall’amorevole moglie Elisa Avigliano, l’uomo che, forse più di ogni altro, ha dato voce alla poesia, all’anima, ai tormenti e all’intensità di Napoli. Autore di liriche immortali e opere teatrali del calibro di Marechiare ed Era de maggio, Salvatore Di Giacomo non era solo un paroliere d’eccezione, ma un intellettuale finissimo, la cui straordinaria caratura fu celebrata persino dal filosofo e critico Benedetto Croce sulle pagine della prestigiosa rivista La Critica. Fu anche un bibliotecario rigoroso (attivo per anni presso la prestigiosa Biblioteca Nazionale di Napoli prima di ricevere sepoltura nel Cimitero di Santa Maria del Pianto, dove oggi riposa accanto a leggende immortali come Enrico Caruso e Totò) e uno scrittore dall’animo indomito e poliedrico. Immaginare la sua presenza su questi balconi ci restituisce l’immagine di una Napoli animata da una profonda stratificazione culturale, da un fermento letterario che popolava quelle strade a inizio Novecento. Un imperdibile viaggio nel tempo che ci mostra una delle molte e affascinanti sfaccettature di Partenope.

Il voto dei Borbone e la nascita dell’erede

La stratificazione culturale di questa zona non si ferma soltanto alla letteratura novecentesca del secolo scorso. Proprio a pochi passi dalla casa del poeta sorge la Chiesa di San Pasquale a Chiaia, un importante luogo sacro della città la cui storia è strettamente intrecciata a quella di una dinastia reale antichissima.

La chiesa fu fondata a metà del Settecento, in pieno XVIII secolo (precisamente nel 1749), dal sovrano Carlo di Borbone e da sua moglie, la regina Maria Amalia di Sassonia. Il progetto architettonico della chiesa e dell’annesso convento fu affidato all’architetto Antonio Borbone, un indiano convertito battezzato dallo stesso re, da cui ereditò il cognome; la direzione del cantiere fu seguita dal regio architetto Giuseppe Pollio, mentre la struttura venne in seguito assegnata ai Padri Alcantarini Leccesi. Dietro la sua edificazione si nasconde un intimo ex voto, un passaggio cruciale per le sorti politiche del Regno: la coppia reale faticava ad avere un erede maschio che potesse garantire la successione dinastica al trono. Dopo diverse figlie femmine, i regnanti fecero un voto solenne a San Pasquale Baylon, santo spagnolo particolarmente venerato. La grazia arrivò e il terzo info fu finalmente un maschio, il futuro sovrano Ferdinando IV di Borbone (sebbene un precedente voto fosse legato alla nascita del primogenito Filippo, in seguito escluso dalla successione per infermità).

La chiesa, diventata nel tempo un punto di riferimento fondamentale per la devozione reale, fu successivamente rinnovata e abbellita nell’Ottocento (tra il 1820 e il 1826 venne infatti realizzata una nuova pavimentazione dal maestro marmoraro Raffaele Trinchese), arricchendosi di splendidi elementi decorativi in stile barocco napoletano, un pregevole esempio di architettura barocca napoletana, per volere di un altro celebre sovrano borbonico, Ferdinando II, noto storicamente come “Re Bomba”. Tra le grandi opere pittoriche conservate all’interno, si possono inoltre apprezzare i capolavori di artisti illustri del calibro di Giacinto Diano.

Custodire l’identità tra le strade di Chiaia

Riscoprire via San Pasquale a Chiaia (situata in una delle aree più eleganti della città, tra la storica Riviera di Chiaia e la celebre via dei Mille, a ridosso di Piazza San Pasquale dove svetta il monumento a Carlo Poerio) significa conoscere un altro affascinante volto di Napoli, eccezionalmente ricco di storia e cultura. In pochissimi metri si concentra infatti una sintesi ideale della storia napoletana: da un lato la grande storia dinastica dei Borbone, fatta di fervida devozione cristiana, voti solenni e monumenti del barocco napoletano; dall’altro la storia intima, squisitamente letteraria e malinconica di Salvatore Di Giacomo, che con la sua penna poetica ha saputo dare voce all’anima più profonda del popolo partenopeo.

Passeggiare oggi sotto quel balcone storico e a due passi da quella splendida chiesa è un’occasione preziosa per ricordarci che l’identità culturale di una città si salvaguarda in questo modo: tenendo vivi i dettagli minori, leggendo con curiosità le targhe storiche sui muri e continuando a tramandare e raccontare le storie di chi ha reso la città di Napoli eterna.

Fonte immagine: archivio personale.

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