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Gli ultimi zar (Serie tv, 2019) | Recensione

Gli ultimi zar (Serie tv, 2019) | Recensione

Gli ultimi zar è la serie tv del 2019 che racconta la storia del regno di Nicola II, ultimo erede della dinastia dei Romanov. 

Gli ultimi zar: la trama

La Rivoluzione Russa e la caduta del regime zarista segnarono un prima e un dopo nella storia. Gli ultimi zar racconta l’alone misterioso e drammatico che ha da sempre circondato gli ultimi giorni della famiglia imperiale russa e il tragico modo in cui sono morti. Si tratta di una serie in stile documentario di sei episodi che mescola finzione e realtà. Accompagnata da dichiarazioni di storici ed esperti che ci fanno rientrare nel contesto della Russia dei primi anni del XX secolo e comprendere meglio il contesto politico e sociale, la serie inizia con l’ascesa al potere dello zar Nicola II, dopo la morte del padre. Egli, però, presto si rende conto di non essere in grado di governare e che la sua mancanza di controllo e le sue pessime decisioni hanno messo fine ad una delle dinastie più longeve d’Europa, i Romanov. Oltre a non saper reagire ai cambiamenti che stava vivendo la Russia, la fama dello zar tra il popolo non era proprio buona. Dal giorno in cui presentò la moglie, la zarina Aleksandra, al funerale di suo padre, divenne famoso per aver attirato quella sfortuna che lo avrebbe perseguitato fino ai suoi ultimi giorni. Le tensioni e il malcontento del popolo russo, in particolare dei contadini, erano diventati evidenti dal giorno stesso in cui lo zar Nicola II aveva assunto il trono. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la partecipazione della Russia alla Prima Guerra Mondiale, che ha portato solo più vittime e spese. Gli ultimi zar racconta, quindi, la storia della famiglia Romanov, che ha mantenuto le redini del potere in Russia dal XVII secolo fino a quando, dopo la Rivoluzione Russa, sono stati uccisi tutti i suoi membri. 

Recensione della serie tv

La serie riporta importanti fatti di famiglia, come l’influenza di Rasputin, l’enigma di Anastasia, le manovre di Sergei, lo zio di Nicolas, o la delicata salute del piccolo Alexei. Tutto ciò permette di spiegare perché Nicola II prese le decisioni che alimentarono una rivoluzione che cambiò per sempre la storia del paese e cancellò quella che era la dinastia più potente del mondo. La serie si divide in due fasi chiaramente distinte: da un lato ci troviamo nel 1917, mentre si indaga sul caso di una giovane donna che afferma di essere Anastasia Romanov, l’unica sopravvissuta della famiglia degli zar. Dall’altro lato, attraverso l’utilizzo di flashback, assistiamo all’ascesa e alla caduta della dinastia, fino al momento in cui tutta la sua famiglia viene brutalmente assassinata. L’equilibrio tra documentario e finzione è brillante. Interviste a storici e altri ricercatori di questo periodo storico sono necessarie per connettersi emotivamente con Nicola II e Aleksandra, due personaggi che non cessano di soffrire durante tutto il loro governo. Rasputin (Ben Catwright) è il personaggio chiave per rendere la storia drammatica. Il risultato è che lo spettatore, probabilmente, non empatizza con la povera gente, ma con la famiglia dello zar. È una serie che invita a riflettere e mettersi nei panni di entrambe le parti, capire e chinare la testa di fronte al massacro causato dalle paure, dalla stanchezza e dall’intolleranza. Una serie di storia, una storia che non dovrebbe essere ripetuta.

Fonte dell’immagine in evidenza: foto Netflix

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