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The Crown 4: tra femminismo e favole moderne

The Crown

La quarta stagione di The Crown, grande successo della produzione Netlfix, in queste ultime settimane secondo solo a La regina degli scacchi, è in onda dal 15 novembre.

Una prospettiva tutta femminile: Margaret, Diana, Elisabetta

La serie è conosciuta, la storia della famiglia reale anche. Questa stagione però era più attesa del solito. Sicuramente perché propone un nuovo punto di vista, una prospettiva tutta al femminile; poi perché ha come protagoniste alcune delle più apprezzate figure della storia contemporanea, non solo anglosassone, Margaret Thatcher e Lady Diana; infine, non per importanza, per lo spessore delle varie interpreti: le già presentate ma mai noiose Olivia Colman e Helena Bonham Carter e le nuove arrivate Gillian Anderson e Emma Corrin.

Incredibilmente affascinante è, ancora, la diversità di tutte queste donne. La Thatcher è una donna che si diverte lavorando tanto da non riuscire a godersi le vacanze, così rigida da non saper giocare con gli altri e da creare disagio in chi ne è capace. Ma è fiera delle sue origini, dedita al dovere e capace di tener testa alla moltitudine di uomini saccenti di cui era circondata. Nel vertice opposto c’è Diana. Porta solo scarpe comode, si diverte e sa far divertire, piace a tutti perché sa metterli a proprio agio, corre con i pattini per i corridoi di Buckingham Palace. Ma vive in una gabbia di vetro che esalta tutte le sue fragilità psicologiche e fisiche, esasperate da una sola cosa: la solitudine. È infatti incapace di tener testa agli uomini e alle donne che la circondano, al sistema che la spinge a tenere la testa bassa e ad accettare il non-amore di un uomo che non ha mai nascosto di non volerla. Nel centro esatto, l’equilibrio perfetto della regina Elisabetta II, agevolata da una posizione meno pratica, ma mai scomposta nonostante le consistenti difficoltà di questo periodo: nelle due decadi, Settanta e Ottanta, la crisi estera, legata alla celebre Guerra delle Falkland e ai conflitti interni al Commonwealth, si intreccia alle minacce interne, come le divergenze con il Primo ministro, le rivolte popolari e la diffusissima disoccupazione, che culmina con l’intrusione di Michael Fagan (9 luglio 1982) a Buckingham Palace. Con un fare così calmo da apparire immobile, Elisabetta II resta stabile e forte, sempre convinta che “i paesi e le persone si rialzano da sole perché devono”.

The Crown 4. Carlo e Lady D, la preferita tra le favole moderne

A percepirsi fortemente è poi l’immancabile senso di dovere che pare far sopravvivere la monarchia. Carlo è tartassato dalle sue responsabilità, anche quando richiede più tempo, anche quando si chiede cosa sia davvero l’amore, anche quando piange d’infelicità. Ma nessuno sembra disposto a scendere a compromessi perché “l’integrità dei matrimoni reali è l’integrità della monarchia” e mai nessuno ha costruito una storia d’amore così popolare quanto quella di Carlo e Diana.

La vera essenza della favola si nasconde in ciò che è celato alle spalle dei felici e contenti. In quella favola, i momenti di gioia presentati sono rari e singolari, ma ci rapiscono così tanto da farci sperare, per qualche minuto, che il finale sia differente.
Probabilmente è proprio questa la grande capacità di The Crown: proporre una storia già ben conosciuta e renderla coinvolgente e intrigante al punto tale da farci dimenticare il sottile confine che c’è tra realtà e finzione.

(Immagine presa dalla pagina ufficiale Facebook)

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A proposito di Carolina Cappelli

Mi chiamo Carolina Cappelli, ho ventun anni e sono nata e cresciuta a Napoli. Dopo il diploma conseguito al Liceo Scientifico Vincenzo Cuoco, ho deciso di iscrivermi al cdl in Lingue, culture e letterature moderne europee, per ampliare le mie conoscenze di lingua straniera, ma dopo il primo anno mi sono convinta ad optare per il cdl in Lettere moderne, più in linea con gli studi propriamente linguistico-letterari. I miei interessi spaziano da sempre nell’ambito artistico culturale: ho frequentato per qualche anno un corso di teatro fino a dedicarmi completamente, all’età di undici anni, alla danza, scoperta per caso dopo il continuo rifiuto di mia madre di iscrivermi a scuola calcio, dimostrazione della mia grande curiosità verso le cose più varie. Il percorso di studi a danza è stato formativo e ricco di belle esperienze, di vario genere, da spettacoli per strada a collaborazioni con il teatro Bellini di Napoli. La prima parte della mia formazione si è conclusa nel giugno del 2019 quando, dopo lo spettacolo di fine anno e gli esami accademici, ho conseguito il diploma in danza classica, moderna e contemporanea. Scrivere, invece, è sempre stato parte della mia vita. Il mio carattere irruente e testardo è sempre stato equilibrato dalla capacità di dar ordine all’espressione proprio mediante la scrittura. Inoltre, è sempre stato uno dei modi migliori per dar spazio alla mia forte sensibilità. Proprio questa mi porta ad essere una persona fortemente emotiva, sempre coinvolta a pieno in quello che fa, e molto attenta ai bisogni degli altri. L’aspetto sociologico dei fatti è da sempre, per me, fonte di particolare curiosità. Ciò mi ha spinto ad elaborare, negli anni del liceo, alcuni piccoli articoli pensati come un’analisi sociale di un fatto di cronaca popolare, essendo molto legata alla mia città d’origine. Queste prime prove sono sfociate in pubblicazioni su Il Mattino e Il Roma. La comunicazione, lo scambio di idee ed opinioni, le discussioni creative e la libertà di pensiero sono tra le cose che più ricerco perché determinanti per la crescita e la buona salute “spirituale”. Il mio sogno è quello di rendere la scrittura il mio pane quotidiano e questa collaborazione è la mia prima vera esperienza, per la quale sono molto entusiasta e fiduciosa. Spero di esserne all’altezza e, contemporaneamente, di poter crescere insieme. Grazie mille per la possibilità.

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