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What We Do in the Shadows | Recensione

What We Do in the Shadows è una serie tv del 2019 che ad oggi conta sei stagioni e che è al momento disponibile su Disney+ con abbonamento. La serie è in realtà uno spin off del film Vita da vampiro – What We Do in the Shadows del 2014, creato da Jemaine Clement e Taika Waititi, con anche delle comparse dei personaggi originali del film nel corso della serie.

Il mondo di What We do in the Shadows

Il mondo della serie tv è costruito sulla base di tutte le altre storie precedenti di vampiri che esistono nella cultura mainstream, come ad esempio il film Intervista col Vampiro e Dracula di Bram Stoker, cercando di ricreare le stesse emozioni e lo stesso ambiente, trasportandoli però nel mondo contemporaneo. La serie rientra nel genere del mockumentary, cioè è girata come un documentario che racconta la storia dei protagonisti e in cui questi interagiscono con il pubblico e con la videocamera. I cameramen fanno parte della storia e stringono anche relazioni con i personaggi, facendo anche spesso interviste personali ad ognuno, proprio come The Office.

La trama

La serie si incentra sulla storia dei vampiri Nandor, Nadja, Lazlo e Colin Robinson, persone di diverse epoche e luoghi che sono stati trasformati in vampiri e si ritrovano a vivere insieme in una casa a Staten Island insieme a loro assistente Guillermo. Quest’ultimo è il famiglio di Nandor, cioè un loro servo umano, come quello dei cavalieri feudali, che li aiuta nella sopravvivenza nel mondo degli umani senza che il loro segreto venga scoperto. In realtà Guillermo fa tutto ciò perché il suo scopo è quello di diventare un vampiro, cosa che sogna sin da piccolo, ma che gli viene costantemente negata dai suoi padroni, e che diventa ancora più difficile quando scopre di essere discendente del famoso cacciatore di vampiri Van Helsing.

I personaggi parleranno quindi ogni giorno con questa troupe televisiva che li intervista e racconta la loro storia, riprendendo situazioni divertenti e a volte terrificanti. I vampiri di questo universo hanno il potere di ipnotizzare gli umani, ed è proprio grazie a questa abilità che Nandor, Nadja, Lazlo e Colin Robinson riescono a sopravvivere e a non essere scoperti.

L’umorismo di Taika Waititi

Con un umorismo molto dinamico e spesso dark, divertente e tipico dei lavori di Taika Waititi, come anche nella sua altra serie Our Flag Means Death, vengono mostrate le avventure di questi nuovi vampiri, lontanissimi dalla serietà e compostezza dei vampiri tradizionali delle produzioni precedenti. La dinamica del finto documentario è brillantemente gestita integrando perfettamente la telecamera nella storia, e facendo anche affezionare il pubblico ai personaggi e alle situazioni. In più, non viene raccontata solo la classica storia di vampiri succhiasangue, ma viene approfondito il carattere complesso di ogni singolo personaggio e le relazioni che ha con gli altri. In particolare, ci si concentra molto sul personaggio di Guillermo, le sue motivazioni e il modo in cui si lascia manipolare e abusare da questi vampiri solamente per poter far avverare il suo sogno. Inoltre, c’è una forte presenza della comunità queer nella serie, con la sessualità molto aperta di Nandor, Nadja e Lazlo e l’omosessualità dichiarata di Guillermo, che non interferisce con la storia, anzi la accompagna benissimo.

L’ultima stagione di What We Do in the Shadows è uscita nel 2024, concludendo ufficialmente la serie, lasciando con un sorriso amaro i fan, ma ricevendo numerose critiche positive sia da Rotten Tomatoes che da Metacritic e vincendo diversi premi.

Fonte immagine: Disney+

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