È finalmente disponibile in tutte le librerie “Troppi assassini per una cena”, il romanzo d’esordio di Giulia Gambazzi pubblicato da Newton Compton Editori. Il libro è un intrigante e moderno “figlio d’arte” che eredita la struttura dei grandi enigmi di Hercule Poirot e l’estetica cinematografica di film moderni come Knives Out – Cena con delitto. Il libro riprende appieno lo spirito ludico delle tradizionali cene con il morto, dove il mistero si consuma salotto dopo salotto attraverso la pura deduzione.
| Elemento chiave | Dettagli del romanzo |
|---|---|
| Titolo dell’opera | Troppi assassini per una cena |
| Autrice | Giulia Gambazzi |
| Casa editrice | Newton Compton Editori |
| Genere letterario | Giallo a stanza chiusa (cena con delitto) |
| Ambientazione | Villa dei Pini (dimora isolata in Liguria) |
La trama
La vicenda si accende a Villa dei Pini, un’isolata dimora ligure dove la celebre e controversa scrittrice di gialli Demetra De Novellis ha riunito nove insoliti ospiti per una cena con delitto. Tra i commensali c’è Emilia Re, una nota youtuber che si occupa di True Crime, insieme a lei, un gruppo eterogeneo di sconosciuti: una coppia glamour, due anziane amiche ficcanaso, un fratello e una sorella gemelli molto riservati, un cameriere inesperto e Agnese, l’assistente personale della scrittrice, sull’orlo di una crisis di nervi. Quello che sembra nascere come un sofisticato gioco di società si trasforma in un incubo reale quando, a causa di un violento temporale e di un improvviso blackout, la padrona di casa viene trovata morta; l’assistente della scrittrice rivela allora un dettaglio agghiacciante: Demetra le aveva confessato che, attorno a quel tavolo, sedevano tutti assassini, eccetto due. Isolati dal mondo, gli ospiti dovranno indagare gli uni sugli altri per salvarsi la vita.
Analisi critica di “Troppi assassini per una cena”
Affrontare un “giallo a stanza chiusa” d’amanti del genere, abituati a film, letture a tema e a decodificare gli indizi quasi subito per scoprire il colpevole, è sempre una sfida rischiosa, incappando spesso i libri le cui soluzioni si rivelano scontate. Nel caso di ”Troppi assassini per una cena”, invece, la struttura dell’inganno funziona in modo sorprendente: l’autrice riesce a nascondere le carte fino all’ultimo, architettando un marchingegno finale che spiazza del tutto e di cui è sinceramente difficile anticipare i nodi. La narrazione cresce d’intensità fino a esplodere negli ultimi capitoli dove abbiamo un susseguirsi frenetico di rivelazioni, azioni e colpi di scena continui in cui tutti i fili della trama si intrecciano alla perfezione, lasciando letteralmente a bocca aperta. La scrittura di Giulia Gambazzi è fluida, caratterizzata da un linguaggio semplice e accessibile che non rinuncia però a catturare l’attenzione in modo magnetico, la sua bravura si nota anche dalla grande cura descrittiva della casa, grazie anche alla mappa presente all’inizio del volume, il lettore riesce a muoversi con precisione geometrica tra le stanze, vivendo l’indagine in prima persona.
Analisi dei personaggi
La narrazione si appoggia, da un lato, ad alcuni espedienti tipici del genere che l’autrice gestisce con furbizia, ne è un esempio perfetto la figura di Vivienne: introdotta già nelle prime pagine con etichetta di “vedova nera” per via del suo torbido passato e della morte dei due mariti, attira immediatamente su di sé tutti i riflettori. È la sospettata ideale, la classica figura che la tradizione di questo genere inserisce per giocare con i pregiudizi del lettore e testare il suo intuito, spingendoci a chiederci fino all’ultimo se sia la colpevole perfetta o la più formidabile delle esche narrative.
Al contempo, la trama si ramifica attorno al passato oscuro della stessa Demetra, legato alle drammatiche conseguenze del suo primo libro, si intuisce fin dalle primissime battute quanto questo elemento sia centrale per l’intera vicenda, sebbene per la maggior parte dei personaggi, con la sola eccezione di Emilia, sembri inizialmente un dettaglio secondario. Demetra è una figura estremamente particolare, infatti, non risulta mai simpatica al lettore e non lo è nemmeno per gli ospiti presenti alla cena. Qui si nota la bravura dell’autrice poiché di fronte a una vittima così poco empatica, si rischierebbe il distacco, invece, il fitto mistero che avvolge l’intera situazione crea un’attrazione magnetica, spingendo chi legge ad andare avanti con fame di verità. Il vero valore aggiunto è la gestione morale dei personaggi, in quella stanza nessuno è davvero innocente nella propria vita privata, ognuno possiede un background torbido e irrisolto che costringe chi legge a non fare sconti a nessuno, trasformandosi in una sorta di giudice severo che diffida di qualunque confessione o apparenza.
Perché leggere “Troppi assassini per una cena”
Rispetto ai trend più recenti del genere, l’opera si distingue per un paradosso psicologico gestito magistralmente: sappiamo fin dall’inizio che nessuno è innocente, il che spinge a guardare ogni commensale con profondo sospetto; allo stesso tempo, nessuno sembra avere un reale e immediato motivo per uccidere la padrona di casa, poiché sembra che nessuno abbia un vero legame con quest’ultima ed è proprio questa dinamica a costringe il lettore a muoversi in un continuo cortocircuito logico. Con questo debutto, Giulia Gambazzi dimostra di avere tutte le carte in regola per aspirare a diventare una delle voci più influenti e interessanti del giallo italiano. Riuscire a confezionare un meccanismo così preciso, capace di giocare con i cliché senza caderci, non è da tutti, se queste sono le premesse per il suo futuro da scrittrice, la strada davanti a lei si preannuncia decisamente rosea.
Fonte immagine copertine: casa editrice

