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Album di David Bowie: 4 da non perdere

Album di David Bowie: 4 da non perdere

David Bowie è stato un musicista iconico, noto per la sua figura multiforme, assumendo la forma di “personaggi” che definiscono le sue epoche musicali. Il suo output musicale è incredibilmente ampio, iniziato negli anni ’60 e conclusosi nel 2016. Per questo motivo è molto utile sapere quali album siano assolutamente da ascoltare se si è nuovi fan, e quali invece si possano riservare per un ascolto più approfondito.
In questo articolo esploreremo quindi quattro album da ascoltare del leggendario David Bowie.

Album essenziale Caratteristiche e brani chiave
Hunky Dory (1971) Collezione di hit come Life on Mars? e Changes. Influenze eclettiche.
Ziggy Stardust (1972) Concept album glam rock. Personaggio dell’alieno superstar.
Station to Station (1976) Il “Thin White Duke”. Suoni atmosferici e soul-funk freddo.
Blackstar (2016) Testamento artistico jazz-rock. Temi di morte e rinascita.

Album di David Bowie da non perdere

Hunky Dory (1971)

Una collezione di canzoni che sono poi diventate delle super-hit:

  • Changes, con il suo ritmo non convenzionale e ritornello che rimane impresso;
  • Life on Mars?, una canzone assolutamente eclettica;
  • Queen Bitch, ispirata ai Velvet Underground;
  • una canzone dedicata a Bob Dylan: Song for Bob Dylan.

Una collezione di hit perfetta per chi è un nuovo fan, oltre che mostrare le sue influenze.

The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars (1972)

Considerato un concept album, rappresenta l’apice dell’epoca glam rock, dove Bowie si presenta con abiti sgargianti, simile a un alieno di un altro pianeta. E infatti, il concept è proprio questo: un alieno chiamato Ziggy Stardust arriva da Marte sulla Terra e diventa una superstar.
Quest’album contiene canzoni assolutamente iconiche, così tante che praticamente l’intero disco può essere considerato un capolavoro:

  • Five Years;
  • Soul Love;
  • Moonage Daydream;
  • Starman;
  • Rock ’n’ Roll Suicide, e altre.

Starman sarà poi esibita in TV con una performance da ricordare:

Station to Station (1976)

Dopo la frenetica fase soul-funk di Young Americans, Bowie inaugura il controverso personaggio del “Thin White Duke” con Station to Station, un album dal suono atmosferico e lunare.
Il brano omonimo, lungo dieci minuti, è un davvero ipnotico: tra riff gelodi che si trasformano in melodie che si fanno sempre più energiche; Golden Years fonde groove retrò e voce fredda. Non mancano episodi più astratti come TVC 15 con spunti kafkiani.
Station to Station è il perfetto punto d’incontro del Bowie “elettrico” degli anni Settanta.

Album di David Bowie: Blackstar (2016)

Pubblicato due giorni prima della sua morte, Blackstar è un testamento artistico straordinario. Il brano omonimo apre con una suite jazz-rock di dieci minuti, tra suoni metropolitani e ritmi tribali, mentre Lazarus è un addio in forma di ballata visionaria (“Look up here, I’m in heaven”), che lascia intuire come Bowie fosse consapevole della sua condizione (stava morendo per un cancro al fegato).
Il disco, prodotto con il Donny McCaslin Quartet, esplora temi di morte e rinascita con un linguaggio sonoro che spazia dal cabaret oscuro al free jazz.

Considerando il contesto dietro l’album, il music video di Lazarus sembra assolutamente una profezia:

Speriamo che questi quattro album vi piacciano e vi aiutino a navigare l’enorme discografia di David Bowie!

Fonte immagine: Wikipedia

Articolo aggiornato il: 6 Gennaio 2026

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