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Joint album del rap italiano: 3 che hanno fatto la storia

Joint album del rap italiano

I joint album nel rap italiano sono molto apprezzati dai fan, che amano l’idea di un disco nato dalla collaborazione tra i propri artisti preferiti. Un joint album è un progetto discografico frutto dell’unione artistica tra due o più cantanti, una scelta intrapresa principalmente nel mondo rap.

Perché i rapper scelgono di collaborare?

Si può scegliere di realizzare un joint album con diversi obiettivi, sia artistici che strategici. Dal punto di vista creativo, permette di:

  • coronare una visione artistica simile, realizzando qualcosa di unico;
  • sperimentare sonorità diverse rispetto ai propri progetti solisti, facendo tesoro del background del collega.

Oltre alle motivazioni artistiche, esistono precise esigenze di mercato:

  • la possibilità di raggiungere un pubblico più vasto, unendo le fanbase dei rispettivi artisti, creando così prodotti più appetibili per le case discografiche;
  • l’opportunità di diversificare il proprio pubblico;
  • far tornare in auge artisti temporaneamente meno esposti.

Queste sono verità che a volte possono sembrare ciniche, ma che fanno parte delle dinamiche di un’industria molto competitiva.

3 joint album che hanno segnato il rap italiano

La pratica del joint album è sempre più diffusa nella scena rap e alcuni dischi hanno segnato la storia di questo genere musicale in Italia.

Gemitaiz e Madman – *Kepler* (2014)

Gemitaiz e Madman avevano già collaborato nei due EP Haterproof e Detto Fatto, ma con Kepler (2014) hanno rafforzato l’immagine del loro duo a livello nazionale. Nonostante alcune critiche iniziali per tematiche e flow, il disco ha consolidato lo stile inimitabile dei due rapper cresciuti nell’underground romano. Nelle sedici tracce di Kepler c’è il manifesto della loro musica: suoni innovativi, barre taglienti, gli extrabeat che li contraddistinguono e un’alchimia unica. Il tutto è arricchito da feat d’eccezione come Clementino, Jake la Furia e Coez. Tra i tanti pezzi validi, le hit ancora oggi più amate dal pubblico sono Instagrammo e Blue Sky.

Marracash e Guè – *Santeria* (2016)

La pubblicazione di Santeria (2016) ha realizzato il sogno di migliaia di fan che speravano in una collaborazione tra Guè e Marracash, sin dai tempi del mixtape PMC vs Club Dogo.

Il suono del disco è fresco e internazionale. Nell’anno in cui la trap stava invadendo il panorama musicale italiano, Marra e Guè ne hanno intuito le potenzialità, inserendo pezzi che strizzano l’occhio alla nuova tendenza, senza però tradire i beat old school apprezzati dai fan storici. I due giganti del rap italiano si esaltano rima dopo rima sulle produzioni di Shablo, Don Joe, Mace e Deleterio. Sebbene il disco abbia un’attitudine apparentemente leggera, nasconde critiche alla società e all’abuso dei social media, il tutto condito con l’ironia e lo stile “zarro” ereditato dall’esperienza Dogo Gang. Se Money rispecchia i gusti dei puristi, hit come Nulla Accade, Insta Lova e Scooteroni hanno saputo conquistare anche il grande pubblico. C’è una scena rap prima e dopo Santeria: un disco che ha cambiato le regole del gioco.

Emis Killa e Jake La Furia – *17* (2020)

17 (2020) nasce dal sodalizio artistico tra Jake la Furia ed Emis Killa, lontani anagraficamente ma vicini nell’attitudine. In un periodo dominato dall’esplosione della trap e da un immaginario spesso poco credibile, Jake ed Emis hanno deciso di “spiegare come si fa”, riportando il gangsta rap ai fasti di un tempo.

I featuring spaziano molto: da due pesi massimi come Fabri Fibra e Salmo, passando per due figli della “new wave” del 2016 come Tedua e Lazza, fino a Massimo Pericolo, in totale ascesa in quel periodo. 17 è un disco completo, che ospita pezzi potenti come Broken Language e No Insta, momenti di storytelling come René e Francis e tracce più introspettive come Medaglia e La mia prigione.

La speranza dei fan è che lo standard qualitativo dei futuri joint album rimanga vicino a quello di questi tre progetti, poiché scaturiti da un’affinità artistica reale e non costruiti a tavolino negli uffici di una major.

Fonte immagine in evidenza: pagina Facebook di Marracash

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