Storia degli AMV: dai Nokia a YouTube, fino a TikTok

Storia degli AMV, come è nato questo fenomeno?

La storia degli AMV (Anime Music Video) è in realtà la manifestazione di un fenomeno che, alla fine degli anni ’90, era iniziato con i primi utenti che avevano a disposizione due videoregistratori usati per tagliare ed editare video animati. Al contempo, con l’arrivo dei forum online e dei siti per scaricare anime piratati, molti hanno iniziato a creare dei montaggi musicali. Il primissimo video anime musicale sotto il nome di AMV uscì nel 1982, creato da Jim Kaposztas, venuto a mancare sfortunatamente nel 2023. Da allora molti si sono ispirati al concetto di tagliare porzioni di video di un anime e aggiungere una canzone che potesse dare una forza musicale tale da trasmettere ciò che si provava guardando l’AMV.

Col tempo il fenomeno si è sempre più espanso, ma come ha avuto inizio la loro diffusione alla fine degli anni ’90?

L’inizio della storia degli AMV: i Nokia e i primi anni 2000

Il video in sovraimpressione è il più vecchio AMV di Dragon Ball reperibile su YouTube, ma la sua esistenza è testimoniata ancor prima di questo caricamento. La storia degli AMV parte ben prima dell’arrivo di YouTube nel 2005. Gli AMV dei primi anni ’90 e 2000 circolavano tramite vari forum e scambiati in locale tramite l’infrarossi o il Bluetooth dei propri cellulari Nokia o Sony Ericsson, un lentissimo processo che trasferiva file .3gp sgranati e di bassa qualità.

In quegli anni il fenomeno era puro passaparola e casualità che portava un amico di scuola ad avere un AMV salvato sul cellulare a condividerlo con i suoi conoscenti. Non importava se la risoluzione era a 144p o il fatto che lo schermo fosse minuscolo, questo non ha fermato la sua diffusione. Quei video erano la prima forma di sfogo che un fan poteva realizzare per esprimere la sua vena artistica con le canzoni di numerosi gruppi e generi che andavano molto forte in quegli anni, come i Linkin Park, l’alternative rock, gli Evanescence e il nu-metal dei System of a Down.

Negli anni ’90, creare un AMV era un’impresa difficile e complessa. Richiedeva costosi mixer video e ore di montaggio analogico dei nastri VHS. Era una pratica parecchio costosa, ma con l’arrivo dei primi software di editing domestico, e la nascita di siti come AnimeMusicVideos.org, ci furono i primi passi che portarono alla sua esplosione con l’arrivo di YouTube.

L’era di YouTube e il boom degli AMV

Con la nascita di YouTube nel 2005, gli AMV non furono più un fenomeno di nicchia. I programmi di editing divennero più accessibili e così molti iniziarono a caricare nuovi video sulla piattaforma. Si era creata anche una sorta di cultura nella loro produzione, ad esempio: l’adattare il Lip-sync per far sembrare che i personaggi cantassero le parole del testo, o l’uso di un plugin che rallentava le immagini in modo fluido creando un effetto cinematico, oppure il creare trame completamente nuove incrociando varie sequenze dell’anime.

Gli anime di punta dell’epoca furono Bleach, Naruto e One Piece che, dopo Dragon Ball, iniziarono a dominare la scena degli AMV.

I gruppi musicali degli anni ’90 rimasero impressi nella cultura musicale del genere, ma con YouTube si aggiunsero band come gli Skillet, i Three Days Grace e i Nightwish, diventando una parte fondamentale per la nuova generazione di “AMV-maker”. Inoltre, grazie a YouTube, ora gli AMV potevano essere visti da chiunque senza limiti, eliminando definitivamente il problema della reperibilità.

Gli AMV moderni: TikTok e l’editing veloce

È difficile dare un inizio all’epoca moderna che stiamo vivendo attualmente nel panorama degli AMV. Ora il fenomeno si è molto stratificato, con contenuti che si sono adattati agli shorts veloci e all’editing di altissima qualità, con combinazioni tra AMV e i MMV (Manga Music Video), un suo sottogenere.

Oggi il fenomeno è cambiato drasticamente. Si è passati da video di 4 minuti ai 60 secondi di TikTok e dei Reels di Instagram. Lo stile si è evoluto oggi in degli edit con tagli frenetici, effetti vivaci, scritte a ritmo di beat e una risoluzione che i vecchi Nokia non avrebbero nemmeno potuto sognare.

I software sono diventati accessibili a tutti, basti pensare a CapCut o Alight Motion su smartphone, e l’intelligenza artificiale sta iniziando a giocare un ruolo fondamentale nel restauro delle vecchie clip degli anni 2000. L’estetica dei video è diventata più veloce e caotica, allontanandosi così dalla narrazione per puntare tutto sull’impatto visivo puro.

La storia degli AMV ha cambiato la cultura pop

La community anime è cresciuta tantissimo verso la fine del 2018. Questo non è un fatto casuale, l’arrivo dei servizi di streaming ha reso la fruibilità degli anime più facile anche a chi non li conosceva. Il debutto di anime come Jujutsu Kaisen nel 2020 e l’esplosione di TikTok hanno portato una nuova ondata di fan. Anche la pandemia di COVID-19, che ha costretto tutti a casa a utilizzare i servizi di streaming, è stata un fattore importante che ha permesso agli anime di non essere più una passione di nicchia, diventando mainstream. Ma soprattutto è sparito lo stigma sociale tra i giovani. Ora guardarli non è più visto come qualcosa di strano o da “strambi”, ma è ampiamente accettato.

Questa nuova ondata ha portato alla creazione di AMV in ogni parte dei social, con edit e clip ricaricate in ogni dove. Quello che è iniziato come un esperimento con due videoregistratori negli anni ’80, oggi è una forma d’arte utilizzatissima e amata che porta a milioni di visualizzazioni.

Fonte immagine in evidenza: Pixabay

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