Presso Studio Trisorio di Napoli, “La misura della luce” di Fabrizio Corneli indaga i meccanismi della visione tra ottica, materia e illusione.
È stata inaugurata il 19 marzo, negli spazi di Studio Trisorio in Riviera di Chiaia 215, “La misura della luce”, mostra personale di Fabrizio Corneli, visitabile fino al 20 aprile.
L’esposizione propone un nucleo di sei lavori che riflettono sulla relazione tra luce e percezione, attraverso dispositivi ottici e strutture tridimensionali.
Indice dei contenuti
| La misura della luce: Dettagli Mostra | Informazioni |
|---|---|
| Artista | Fabrizio Corneli |
| Dove | Studio Trisorio (Riviera di Chiaia 215, Napoli) |
| Quando | Fino al 20 aprile |
| Tematiche | Rapporto luce/ombra, anamorfosi, rifrazione |

Dispositivi di visione: meccanismi ottici, percettivi e prospettici
Il lavoro dell’artista toscano Fabrizio Corneli si concentra sul rapporto tra luce e ombra, indagato attraverso meccanismi ottici, percettivi e prospettici. In questa direzione, la sua ricerca richiama una tradizione che, a partire dal Rinascimento, intreccia arte, matematica e scienza della visione.
Le opere in mostra – sei in totale, distribuite in due ambienti riservati – si basano su procedimenti di rifrazione, scomposizione e anamorfosi. Gli elementi materiali, come prismi in rame e ottone, lamine metalliche o sfere di vetro, funzionano come strumenti per la costruzione dell’immagine, che si manifesta solo in determinate condizioni di luce e punto di vista.
«Se attualmente mi chiedo il perché della scelta nel mio lavoro di un medium in parte atipico come la luce, posso trovare molte ragioni razionali o teoriche, ma alla base rimane un’istintiva fascinazione che va al di là di qualsiasi teoria», afferma l’artista.
Le opere in mostra e la fruizione visiva
Nella Sala I troviamo: “Lo spazio di un bacio” (2025), “Radiante 1” (2026), “Radiante 2” (2026), “Laboratorio – Maratoneta” (2026), “Laboratorio – Baccante” (2026). Sono opere in ottone, rame saldato, LED ma anche vetro ottico, argento e acciaio.
Nella seconda sala, più raccolta, è presentata “Stilo Mappamondo” (2019), una struttura in ottone con luce LED che sintetizza questo approccio: l’oggetto non si esaurisce nella sua presenza fisica, ma rimanda in maniera costante all’immagine che produce.

In particolare, le immagini di Corneli non derivano da un contrasto netto tra luce e ombra, ma si definiscono in una gamma intermedia di sfumature. Così, osservare il suo lavoro richiede un tempo più lento rispetto alla fruizione visiva immediata a cui siamo abituati.

Contesto e ricerca: Studio Trisorio e Fabrizio Corneli
La mostra si inserisce nella programmazione dello Studio Trisorio, galleria fondata nel 1974 da Pasquale e Lucia Trisorio, che ha da sempre dedicato attenzione ai linguaggi dell’arte contemporanea. L’inaugurazione della sede avvenne con una mostra di Dan Flavin, artista noto per l’uso della luce, un elemento che torna oggi, in forma diversa, nella ricerca di Fabrizio Corneli.
Nel tempo la galleria ha ampliato la propria attività con sedi a Roma e Capri, mantenendo oggi tre spazi espositivi a Napoli, in Riviera di Chiaia 215 e in via Carlo Poerio 110 e 116. In questo contesto si colloca anche la collaborazione con Corneli, che aveva già esposto con una mostra sulla luce anche nel 2019.
Nato a Firenze nel 1958, l’artista ha esposto in numerose istituzioni in Italia e all’estero, tra cui il Palazzo delle Esposizioni di Roma, il P.A.C. di Milano e musei in Europa, Asia e America. Accanto all’attività espositiva, ha realizzato installazioni permanenti in diverse città, sviluppando una ricerca coerente centrata sulla luce come strumento di costruzione dell’immagine.
“La misura della luce” – visitabile fino al 20 aprile presso Studio Trisorio di Riviera di Chiaia – presenta quindi un esempio di questo percorso, mettendo in evidenza un approccio che privilegia il processo percettivo rispetto all’immediatezza dell’immagine.

