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Eroica Fenice

La categoria Eventi/Mostre/Convegni contiene 681 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

Stand Up Comedy: Workshop + Open Mic con Filippo Giardina

Filippo Giardina torna a Napoli per un work-shop sulla Stand Up Comedy L’ultima volta che Filippo Giardina è stato a Napoli era il 22 Luglio 2018, per esibirsi con il suo monologo Lo ha già detto Gesù nella suggestiva cornice del Maschio Angioino. L’evento fu organizzato dal Kestè ed ora, nel locale di Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli, il comedian romano ritorna per un due giorni di workshop sulla Stand up Comedy, per mettere a disposizione le sue conoscenze e le sue esperienze, condividendo con gli aspiranti comici – o magari soltanto curiosi di turno – trucchi e segreti del mestiere. Il workshop con Filippo Giardina Il workshop si svolgerà in due giorni, Sabato 12 e Domenica 13, per un totale di 12 ore di attività laboratoriale. Sabato 12 le attività si svolgeranno dalle 11 alle 14 e poi dalle 15 alle 18. Medesimi orari anche per il giorno seguente. Ciliegina sulla torta sarà l’open mic che si terrà Sabato sera alle 22, dove potrà esibirsi chiunque vorrà, non ci saranno paletti o limiti di sorta e, magari, si potranno mettere a frutto gli insegnamenti appresi in giornata. Attenzione però, per salire sul palco o partecipare al workshop, dovrete prenotarvi mandando una mail al seguente indirizzo standupcomedynapoli@gmail.com, oppure con un messaggio alla pagina Facebook Stand Up Comedy Napoli. I posti sono limitati anche per il pubblico, per assicurarvi un posto dovrete prenotare tramite questo sito: https://tinyurl.com/yaxdgbd2. L’ingresso sarà gratuito per tutti i soci del Kestè Abbash, i non soci, invece, potranno accedere tesserandosi per la modica cifra di 5 euro. Un laboratorio di Stand Up Comedy, il programma del workshop Il workshop verterà su precisi punti tematici: • Urgenza satirica e narcisismo • La ricerca del punto di vista attraverso l’analisi cosciente del proprio vissuto esistenziale e intellettuale • Il paradosso necessario • Le battute, le belle battute, le battute enigmistiche e le battute compulsive • Cuore e tecnica • Cinismo, nichilismo e sciacallaggio • Il prezzo da pagare per un buon monologo • La ricerca del personaggio non personaggio (essere comico non vuol dire fare il simpatico) • Satira e cabaret politico • Ideazione di un monologo collettivo A tutti i partecipanti sono richieste innanzitutto idee (che sono la cosa più importante), partecipazione e di munirsi di foglio e penna, gli strumenti del mestiere. Un’occasione da non perdere, si potrà non solo ascoltare e imparare da uno dei più importanti comedian italiani, ma anche lavorare in gruppo per condividere idee, confrontarsi, in poche parole vivere un’esperienza di crescita culturale. I prossimi appuntamenti di Stand Up Comedy al Kestè Un inizio scoppiettante per la Stand Up Comedy al Kestè con il workshop con Giardina al quale seguiranno tanti altri eventi ancora, per un anno tutto da vivere… e da ridere! 19 Gennaio – Clara Campi 26 Gennaio – open mic con Daniele Fabbri 27 Gennaio – Spettacolo di Daniele Fabbri al Teatro Nuovo 9 Febbraio – open mic con Giorgio Montanini 16 Febbraio – Luca Ravenna

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Food

Franco Pepe: chi c’è dietro la pizzeria migliore del mondo

A Franco Pepe, gli appassionati di pizza associano automaticamente la sua pizzeria: Pepe in Grani. L’esperienza da Pepe in Grani – per gli addetti ai lavori e gli appassionati – è una “missione” da compiere, prima o poi, per trarne un proprio giudizio; un po’ come quei libri da leggere prima o poi nella vita. Di seguito, anche grazie al tempo dedicato da Franco Pepe durante una cena, si cercherà di mettere in fila una pizzeria che è un mondo, fatta da un uomo che rivendica per sé un ruolo preciso nella società: quello di artigiano. Franco Pepe: i luoghi, i produttori, la persona La geometria è quella scienza primitiva che nasce dall’esigenza di rappresentare, di misurare il mondo che ci circonda. A Franco Pepe va il merito di aver codificato una geometria della pizza, sfrondando questo ambiente da molti pelucchi. Caiazzo dista da Napoli 50km; per chi conosce la geografia campana, è facile intuire che 50km di distanza sono sufficienti per generare flora e fauna completamente differenti da un luogo ad un altro. Poco più di cinquemila anime, dove il capoluogo più vicino (Caserta) dista ancora 17 km di vallate e montagne. Facile giungere alla conclusione che qui lo spopolamento, la migrazione, sono voci da mettere nel libro mastro giorno dopo giorno. Ci vuole amore per far sì che Caiazzo diventi meta e non punto di partenza per non tornare mai più; c’è una certa assonanza tra quello che predica Franco Arminio, il paesologo, e quello che fa Franco Pepe: c’è bisogno di tornare nei paesi, per capire dove stiamo andando. La panificazione è nel sangue di Franco Pepe: il nonno Ciccio, di ritorno dalla guerra in Libia, apre un forno dove vende pane ed altri generi di prima necessità; suo padre Stefano funge anch’egli da modello. Dai gesti ripetuti mille e mille volte nasce appunto l’idea di una pizza diversa, che sa di antico. Fondamentale in questo passaggio è il rapporto che il pizzaiolo ha con Caiazzo, i suoi abitanti, e i produttori degli ingredienti che utilizza per le sue pizze. Fondamentali i due rapporti che tesse con Il Casolare, caseificio, e La Sbecciatrice, azienda agricola. E ancora una miriade di collaborazioni fruttuose con i piccoli produttori ed artigiani dei presidi Slow Food. Tutto è senza soluzione di continuità, come un nastro di Mobius. Una scelta che appare evidente sin dalla struttura, al centro di Caiazzo, e che prosegue nella scelta e formazione del personale di sala, nonché dei prodotti utilizzate per le pizze, e ancora nella selezione di birre artigianali e vini. Da non dimenticare il respiro trans-campano ed internazionale: sue le pizze ed il comparto esperienzale ad esso dedicato de L’Albereta in Franciacorta, così come la collaborazione con il gruppo Kytaly, che vede due “filiali” ad Hong Kong e a Ginevra. Franco Pepe: e la pizza? Soltanto da un rapporto così stretto e diretto con i produttori ed il luogo in cui si cresce può nascere una grande pizza. L’impasto è lavorato esclusivamente a mano, in […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Il Circo Orfei a Napoli per Natale e Capodanno 2018

Il Circo Tradizionale di Moira Orfei sarà a Napoli dal 20 dicembre 2018 al 27 gennaio 2019, al Pareo Park a Licola, tra Giugliano e Pozzuoli. Orari e prezzi sono disponibili sul sito ufficiale. Lo spettacolo è organizzato da Stefano Orfei, (figlio della fu regina dell’arte circense, Moira) in pista come presentatore e domatore (assieme al figlio Manfredi) e dalla sua consorte Brigitta Boccoli, in quest’occasione dietro le quinte come produttrice. Il 20 dicembre, in occasione del primo spettacolo, con la collaborazione di Diocesi e Città metropolitana di Napoli, sono state ospitate 350 persone meno abbienti e 250 bambini i cui genitori sono in missione all’estero per l’Esercito Italiano. Il circo Orfei torna a Napoli con uno spettacolo esclusivo per la città partenopea, per festeggiare il ritorno a Napoli ed i 250 anni del circo: è infatti nel 1768 che nasce il circo moderno, a Londra, per opera di Philip Astley, un ex militare inglese. Il Circo Orfei ha un rapporto particolare con Napoli, come ha ricordato Stefano Orfei al termine dell’esibizione: “Napoli è la città che “facciamo” più spesso, perché Napoli è una città che ama Moira e Moira amava Napoli. E Stefano ama Napoli, come l’amava Moira, perché siamo cresciuti a Napoli (…): la Mostra d’Oltremare, Fuorigrotta, Soccavo, Licola… Conosciamo tutta Napoli: via Marittima negli anni Settanta, mi ricordo quando ero bambino…”. Lo spettacolo del circo Orfei è all’insegna della varietà, un caleidoscopio di due ore con oltre 20 numeri che spaziano dalla giocoleria alle esibizioni con gli animali; con un occhio di riguardo per i più piccoli, per i quali lo spettacolo è stato molto coinvolgente. Circo Orfei a Napoli al Pareo Park (Licola) Come dal nome, il circo Orfei presenta numeri “tradizionali”, ma con alcune particolarità, ad esempio ci sono sì i leoni, ma su di un sidecar assieme a Stefano Orfei, che ha lavorato come assistente del padre con tigri e leoni da quando aveva dieci anni. Tra clown, balli in costumi appariscenti, musica, acrobati, giocolieri, contorsionisti e animali d’ogni specie non manca niente. Numerosi gli artisti presenti che hanno ricevuto premi internazionali, ad esempio al “Festival internazionale del circo di Monte Carlo”, dove quest’anno concorreranno anche alcuni numeri che fanno parte dello spettacolo. Nonostante questo non c’è un numero “di punta” come fulcro: è un insieme godibilissimo di numeri con lo stesso peso che fanno volare via in maniera divertente le due ore dello spettacolo. Un ottimo modo per iniziare l’anno nuovo! Francesco Di Nucci

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Eventi/Mostre/Convegni

“Robert Mapplethorpe. Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli

In concomitanza con il trentennale della personale itinerante “The Perfect Moment”, inaugurata nel dicembre 1988 a Philadelphia, pochi mesi prima della dipartita dell’artista, il Museo Madre di Napoli apre le sue porte a “Robert Mapplethorpe. Coreografia per una mostra”, un’esposizione fuori dagli schemi dove, ad arricchire l’impatto delle immagini, contribuiscono esibizioni live da parte di coreografi di fama mondiale. Oltre 160 opere intrecciate sovrapposte in un dialogo surreale dalle note antiche e moderne, un incontro tra fotografia e danza, in una mostra che intende omaggiare Robert Mapplethorpe, indiscusso maestro dell’arte fotografica del XX secolo. L’innovativa mostra, intitolata “Robert Mapplethorpe. Coreografia per una mostra”, a cura di Laura Valente e Andrea Viliani, in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York, è stata aperta venerdì 14 dicembre e si concluderà l’8 aprile 2019: ad introdurre la presentazione, Olivier Dubois, Direttore delle Compagnie Olivier Dubois ed ex Direttore Ballet du Nord, tra i venticinque migliori ballerini al mondo nel 2011, autore di una coreografia originale creata per il Museo Madre, dal nome “In Dialogue with Bob”, andata in scena durante l’opening del 14 e riproposta il giorno seguente. “Coreografia per una mostra” porta per la prima volta al museo d’arte contemporanea il progetto “Abballamm’!” di Laura Valente, che da tre anni vede la direzione artistica danza del Ravello Festival impegnare i migliori talenti del territorio in progetti che includono artisti come Dimitris Papaioannou, Marie Chouinard, Bill T. Jones. “Robert Mapplethorpe. Coreografia per una mostra”: nell’originale connubio tra fotografia e danza, i ritratti prendono vita Un nuovo concetto di museo, un’inedita fruizione dello spazio espositivo, proposti dalla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, che si propone come collante fra diverse espressioni artistiche: «Le opere del fotografo americano non erano mai state poste in un confronto diretto, prima d’ora, con quell’evidente componente performativa che sembra animarle. Una ‘danza’ fra opere e azioni coreografiche, che propone un’esperienza conoscitiva nuova delle opere dell’artista newyorkese, reinterpretate alla luce del dinamismo che scaturisce dai corpi ritratti, dai riferimenti alla scultura e alla pittura, dal trasporto sensuale e immediato suggerito proprio dalla ricerca di quella proporzione e perfezione formale che è una cifra costante della sua produzione. Sono caratteristiche, queste, che si accordano con la rigorosa disciplina fisica e con le evoluzioni dinamiche proprie della danza», spiegano i curatori Laura Valente e Andrea Viliani. Obiettivo della mostra è coniugare l’aspetto espositivo e quello coreografico: vari artisti interverranno, infatti, in vari punti strategici del percorso in dialogo con le opere amplificando le suggestioni che investiranno il pubblico. I creatori e gli interpreti delle performance non perdono mai di vista i temi delle fotografie di Mapplethorpe: i canoni dell’arte neoclassica, l’attenuazione delle differenze fra generi e identità sessuali, l’incessante contrasto bianco-nero, il quasi impercettibile confine tra dolore e piacere, l’aspetto più glamour del jet-set newyorkese a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, di cui Mapplethorpe fu tra i massimi rappresentanti. Sullo sfondo, continui richiami ad una Napoli costantemente in bilico tra vita e morte. Un diario di vita “senza […]

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Food

Food trend: 10 ossessioni in Campania nel 2018

Paese che vai, food trend che trovi: ad esempio, se fate una ricerca su Google digitando “avocado bar”, (per chi l’ha dimenticato, l’avocado fu il cosiddetto superfood del 2017)  vi renderete conto che questa tipologia di format ha praticamente cloni su cloni in città come Amsterdam, Berlino, Milano. A Napoli, non c’è nemmeno un locale segnalato così (ehi, tu proprietario dell’unico bar a Napoli che propone avocado: segnalacelo!). Questo non vuol dire mica che siamo fuori dal mondo, anzi: significa che Napoli vive di food trend propri e li esporta anche altrove. Basti pensare alla pizza. Oppure alle salse, come il ragù o alla genovese. La cucina partenopea, con le mille contaminazioni di altre culture, è barocca, chiassosa, colorata, dannatamente buona da dettare legge e fare tendenza ovunque. All’interno della Campania stessa, possiamo osservare una miriade di food trend che si susseguono mese dopo mese. Alcuni, ci appaiono come dei food trend formato meteora, destinati purtroppo a sparire; altri, c’è da dirlo, rappresentano delle rinascite di cibi tradizionali che altrimenti sarebbero finiti nel dimenticatoio. Per queste rinascite, dobbiamo comunque dire grazie alle nutrite cricche di gastronomi, appassionati, giornalisti, che durante i loro lavori e i loro viaggi hanno indotto curiosità in molti palati. Senza dimenticarci del tam tam fatto da Facebook ed Instagram: i ristoratori sono diventati, praticamente, delle figure che fanno parte della nostra quotidiana vita social, favorendo la creazione dei food trend. Di seguito, in ordine assolutamente sparso, abbiamo raccolto 10 food trend che hanno accompagnato il nostro 2018 in Campania. Favorite! I panini Il revanscismo del panino, per circa trent’anni (dall’arrivo delle catene di fast food americane) relegato al ruolo di fast food, domina già da qualche anno. Possiamo affermare con una certa sicurezza che il 2018 è stato l’anno della consacrazione a food trend. Questo non può che farci piacere: la qualità delle materie prime si è alzata notevolmente, a partire dal patty (cioè il disco di carne, hamburger), passando per il bun (cioè il panino che accoglie il patty), terminando con i contorni e le salse. La parola d’ordine sembra essere recupero delle ricette tradizionali con un pizzico di cucina di altre culture. Inoltre, solitamente, accanto al panino d’autore trova spazio un buon calice di vino accuratamente selezionato oppure una birra artigianale, oltre che fritture – e qui la mente può viaggiare: dalle classiche chips fino a crocché dalle farciture complicate, ognuno ha il proprio fritto preferito. Qualche indirizzo giusto? Sciuè – Il panino vesuviano; Salotto FAME; Macelleria Hamburgeria da Gigione; Puok Burger Store. La pizza Attenzione: la pizza è di tendenza da praticamente sempre, questo è certo, ma c’è stato particolare movimento in Campania durante il 2018. I pizzaioli, ormai influencer rodati, hanno dettato legge sui social, proponendoci giorno dopo giorno (anzi, che dico: di ora in ora), i loro esperimenti, i grandi classici, e i progressi. Insomma, per la pizza è stato solo un altro anno in più come food trend. La diatriba tra canotto (pizza con cornicione molto pronunciato) e ruota di carro sembra […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Amici come prima: la conferenza di Boldi e De Sica all’Hotel Vesuvio

Amici come prima, la conferenza stampa Giovedì 20 Dicembre, nell’elegante ed esclusiva cornice della Sala Puccini dell’Hotel Vesuvio di Via Partenope (Napoli), Christian De Sica, Massimo Boldi e Maurizio Casagrande hanno tenuto una conferenza stampa sul loro nuovo film uscito nelle sale il 19 Dicembre: Amici come prima (Medusa Film, Indiana Production), la pellicola che sancisce una memorabile reunion tra Boldi e De Sica. Il legame di una delle coppie comiche più iconiche del cinema italiano, interrotto ben 13 anni fa dopo il loro ultimo cinepanettone “Natale a Miami” (2005, Neri Parenti), è ora rinato sulle ali dell’entusiasmo. Entusiasmo, ecco, forse è proprio questa la parola chiave, il Leitmotiv, di questo nuovo progetto cinematografico. Fin dal trionfale ingresso in sala, ornato dai flash dei fotografi, De Sica, con lo charme e l’avvenenza che da sempre lo contraddistinguono, racconta subito dell’entusiasmo che lo ha guidato nella realizzazione del film. Un entusiasmo donato dalla giovane età della troupe che li ha seguiti, ma soprattutto dalla ritrovata complicità con il partner. Una complicità ritrovata e non ricostruita come conferma Massimo, per l’appunto: «La nostra intesa era talmente sperimentata e collaudata da farci ritrovare subito l’entusiasmo di sempre, era come se il tempo non fosse passato, un giorno valeva l’altro». Infatti, entrambi smentiscono le voci su presunti litigi e divergenze che li avrebbero allontanati: «Il rapporto personale tra noi non si è mai incrinato, ma lui aveva firmato un contratto di esclusiva con la casa di produzione Medusa, mentre io ero legato alla FilmAuro di Aurelio De Laurentiis» precisa Christian. Balza subito all’occhio l’alchimia che scorre tra i due, coppia comica non solo sullo schermo ma anche dal vivo. Se nei film, De Sica è un avvenente seduttore e Boldi un personaggio dai tratti buffi e un po’ sfortunati, anche nella realtà Christian si destreggia con grande padronanza tra flash e interviste, ma, soprattutto, è molto attento a contenere l’esuberanza dell’amico Boldi, di cui tesse grandi elogi, definendolo un attore comico straordinario che riesce a conciliare in sé il candore e la follia di un bambino. Tempo degli ultimi scatti e delle ultime domande, i 3 prendono posto al tavolo e inizia così la parte clou della conferenza, incentrata principalmente sul film, sulla sua realizzazione e sulla buona riuscita al botteghino dove, a quanto pare, ha già raggiunto i 180mila euro di incassi dopo appena un solo giorno di proiezione; e passerà in breve, dalle 380 copie distribuite nelle sale, a 600 copie. La regia della pellicola è firmata Christian De Sica che però precisa di essere stato molto aiutato dal figlio Brando, il quale ha voluto omettere il suo nome nei credits per sfuggire all’etichetta di raccomandato: «La sua è stata una co-regia del film a tutti gli effetti, anche lui ha preferito evitare di aggiungere nei titoli di testa il suo nome al mio. Io mi sono occupato di recitazione degli attori, scene e costumi, mentre Brando ha curato i movimenti della cinepresa». Amici come prima, la storia Nel film De Sica […]

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Food

La 1a edizione del calendario “Un anno da chef” debutta a Pompei

Quest’anno per gli amanti del food ha inizio una nuova tradizione da non perdere. Il calendario Un anno da chef ripropone per ogni mese 12 chef selezionati per esseri distinti nella loro bravura dietro i fornelli. L’idea nasce dal fotografo Gianni Cesariello e dalla dott.ssa Allegra Ammirati e mira a riproporre l’immagine dello chef diversa da quella proposta dai tanti spettacoli televisivi incentrati sulla cucina oppure dall’idea predominante serie e rigida. Sì, perché una delle principali qualità che bisogna possedere per creare dei piatti splendidi è la creatività, il genio culinario e la capacità di saper restare nei canoni per poterli poi rompere con un’idea innovativa. La prima edizione di Un anno da chef debutta nel ristorante Il Principe a Pompei La serata, che ha avuto come cornice il magnifico ristorante Il Principe a Pompei, è stata inaugurata da un’ospite d’eccezione, lo chef Alfonso Iaccarino, Ambasciatore della Dieta Mediterranea, presente anche nel calendario in copertina. Dopo tanti anni di attività nel settore gastronomico, si è lasciato andare in un racconto sulla propria vita, i traguardi e i sogni realizzati e da realizzare ancora, fondendo vita e padelle in un’esperienza, come la sua, che riscopre la vita e la sua essenza proprio in cucina, dietro le quinte. «Per noi la grande cucina si fa nel campo, come i grandi vini in vigna. Il cibo è frutto di cose semplici: amore, passione, onestà, cultura, antropologia, storia. È vita dei popoli. Tanti sono i messaggi e le emozioni che il cibo e la cucina sono in grado di esprimere e di trasmettere. Ho sempre sentito forte dentro di me una grande responsabilità ed è per questa ragione che, mia moglie ed io, nel 1985 cominciammo a seguire la filosofia del biologico, tramite la nostra azienda agricola biologica Le Peracciole.» L’amore in cucina come base per il successo Con questo calendario nel 2019 gli chef fotografati entreranno con ironia nelle case degli italiani, portando con sé il fondamentale monito a divertirsi in cucina, perché le emozioni in un modo misterioso trapelano dai piatti e se non si sorride tra un fornello e un piatto, non serve a nulla cimentarsi nell’impresa. Dodici sono i professionisti fotografati distintisi per la loro bravura nel settore. Lo chef Aniello Abagnale è un “Personal Chef”, entrato a soli 14 anni per la prima volta in una cucina professionale, ha capito pian piano che questo era il suo sogno per poi immergersi in quest’avventura collezionando esperienze in rinomati ristoranti locali ed esteri. La sua passione lo ha portato a partecipare a vari Saloni ed Esposizioni Culinarie per l’Europa, ma anche ai mondiali in Germania, Austria e Svizzera collezionando medaglie dal bronzo all’argento. Lo chef Angelo Borghese, anche lui “Personal Chef”, vanta un lungo curriculum che lo attesta anche in Francia e Svizzera. Le sue creazioni si basano sempre sul rispetto degli ingredienti, prediligendo i prodotti stagionali e locali da reinterpretare ricercando sempre nuove evoluzioni all’interno della propria cucina. Il calendario prosegue mostrando lo chef Ciro Campanile, ” Executive Chef dell’ Elisabetta-Luxury Events”. Conosciuto per aver […]

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Napoli & Dintorni

Cosa fare a Napoli a Natale. Le attrazioni da non perdere

Cosa fare a Napoli a Natale? Scoprilo nel nostro articolo! È in questo periodo dell’anno più di ogni altro che il capoluogo campano sfoggia tutta la sua arte e creatività: l’intera città si veste a festa, con luci, presepi, mercatini ed iniziative di ogni genere A Napoli tutto è passione ed è vissuto col cuore, si sa. Qualunque ricorrenza ci si prepari a celebrare, di qualunque evento si tratti, che sia una partita di campionato o un concerto in memoria di Pino Daniele, l’entusiasmo dei napoletani è sempre unico e tangibile. E se quasi ovunque nel mondo il Natale è in grado di coinvolgere anche gli animi più disincantati con le sue atmosfere fiabesche e magiche, a Napoli la festività più amata dell’anno diventa una tradizione irrinunciabile in tutti i suoi aspetti. Dal cibo agli addobbi, dall’aspetto religioso a quello ludico, per un napoletano il folklore natalizio è una cosa seria e va rispettato. Vediamo cosa fare a Napoli per questo Natale 2018 e quali sono le attrazioni da non perdere assolutamente. Cosa fare a Napoli: visitare la fiera a San Gregorio Armeno Iniziata sabato 17 novembre e giunta alla sua 147ma edizione, la Fiera dei pastori di San Gregorio Armeno è un cult del Natale partenopeo: le statuette, insieme a tutto ciò che serve ad onorare la tradizione presepiale napoletana, regneranno incontrastate nel cuore del centro storico fino all’Epifania, continuando ad attirare migliaia e migliaia di turisti da tutto il mondo. Importante novità di quest’anno, il presepalbero, al civico 14: un tradizionale albero di Natale con le tipiche scene del presepe napoletano. Mostra di Arte Presepiale a San Severo al Pendino Poco lontano da San Gregorio Armeno, si svolge la XXXIII Mostra di Arte Presepiale che si terrà fino al 6 gennaio 2019 nel Complesso Monumentale di San Severo al Pendino in Via Duomo, 286 a Napoli. Con solo 1 euro, sarà possibile ammirare i presepi più belli dei Maestri dell’Associazione Italiana Amici del Presepio, nata nel 1953. L’ingresso è gratuito per i bambini al di sotto dei 12 anni. I migliori presepi di Napoli Sono due i presepi che si contendono il primato di miglior presepe napoletano: parliamo del presepe Cuciniello, esposto nel Museo di San Martino, e del Presepe del Banco di Napoli, il cosiddetto “presepe del Re” conservato a palazzo Reale a Napoli. Non solo Salerno: le fantastiche decorazioni luminose di Natale a Napoli Quest’anno le luminarie natalizie nelle zone di via Filangieri e di Chiaia saranno addirittura griffate: il progetto e il disegno sono di infatti opera di Bulgari. Dal Vomero all’Arenella, dal Rione Sanità a San Gregorio Armeno, la città sarà invasa da luci sfavillanti che renderanno impossibile non sentire la magia del Natale. Il grande “Presepio” di Frate Indovino a Santa Chiara Nel bellissimo complesso monumentale di Santa Chiara, dal 1° dicembre 2018 al 6 gennaio 2019, sarà possibile ammirare, gratuitamente, il particolare “Presepio Emozionale” di Frate Indovino, realizzato a grandezza naturale in cartone riciclabile, che riproduce un tipico villaggio medievale dell’Appennino umbro. Il Villaggio […]

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Food

‘a Figlia d”o Marenaro presenta il calendario 2019 tra storia, radici e futuro

Lunedì 17 dicembre ha avuto luogo, nella “Sala Caruso” dello storico Hotel Vesuvio di via Partenope, la presentazione della mostra fotografica del calendario 2019 de ‘a Figlia d”o Marenaro”, firmata dalla fotografa Lucia Dovere, all’interno di un  progetto grafico ideato e realizzato dal designer Davide Mattei. Le fotografie sono incentrate sulla figura prorompente e audace di Assunta Pacifico, imprenditrice e fondatrice del famoso ristorante di via Foria, ‘a Figlia d”o Marenaro. Fotografie che emanano la fierezza e la tenacia di una donna che, partendo dal basso, è divenuta una delle imprenditrici più autorevoli e carismatiche della ristorazione napoletana: praticamente un miracolo dell’imprenditoria femminile tutta napoletana. Il ricavato delle vendite del calendario sarà devoluto interamente alla Fondazione Santobono Pausilipon onlus. ‘a Figlia d”o Marenaro, la regina della zuppa di cozze Gli scatti artistici ad una donna, la fierezza raggiante di una mamma imprenditrice dalla forza leonina, una figura che si staglia nella selva delle difficoltà della vita, fotografie che profumano di successo, così fiere a buon diritto che riflettono la luce raggiante del raggiungimento di un mito urbano. L’ambientazione di questa fantastica storia non può che essere Napoli, una città, che tra le mille voci gioviali e languide, fa risentire lo scricchiolio di una storia stratificata, di strade ricolme di bellezza, che sa anche racchiudere in uno scrigno di un’ostrica o nella conchiglia di una cozza, tutto il sapore vivo di una tradizione culinaria millenaria. La storia di Assunta Pacifico, ‘a Figlia d”o Marenaro, è intarsiata tra le vene marmoree dell’arte della cucina napoletana. La sua figura che riaffiora forte in uno sfondo scuro, sul palco del teatro Bellini, uno dei set fotografici più importanti di questo calendario, è sul piedistallo dell’arte culinaria. Una venere,  una divinità della zuppa di cozze, che emerge dai capelli dorati con uno sguardo severo, fiero, vincente, di chi ha affrontato gli angiporti oscuri delle difficoltà più svariate uscendone a testa alta, con un disegno sul volto, che emerge tra le cromature degli occhi, che ricorda il suo passato, la storia di una bambina e poi donna, figlia d’arte, che già in tenera fu iniziata alle asperità del lavoro, tra polpi annaspati e incrostature di cozze. Assunta Pacifico è la figlia di Papucc’ ‘o Marenaro e Maria l’Acquaiola. All’età di 7 anni imparò a fare la zuppa di cozze, tra i banchi della cucina del ristorante ‘a puteca, aperto nel 1955 a Porta Capuana dal padre Raffaele Pacifico. Puliva i frutti di mare in piedi su una cassa di legno di Peroni per sopperire alle mancanze fisiche della giovane età. Più in là, crescendo, recuperò l’altezza adatta per guardare dall’altro in basso una pentola che bolle, ma ciò che ribolliva ardentemente era il suo sangue, mischiato a quella atavica passione della cucina, instillata fin da giovanissima e facente parte del suo corredo genetico. Questa è la storia che Assunta Pacifico ci tiene costantemente ad anteporre come un memorandum, prima di ogni altra cosa, anche prima cogliere i frutti meritati del successo. La fierezza di queste sue umili […]

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Eventi/Mostre/Convegni

La Mater Matuta di Mario Schifano: ricordando l’artista

Ricordando (1998-2018): Mario Schifano. Una mostra, questa presso la Baccaro Art Gallery (via Carmine 66, Pagani, Salerno), visitabile dal 15 dicembre 2018 al 31 gennaio 2019, a cura del presidente della Associazione Culturale “MM18” Davide Caramagna, che esibisce gran parte del ciclo sulla Mater Matuta di Schifano e che si inserisce nel solco delle celebrazioni del ventennale della scomparsa dell’artista Ci si può domandare, a questo punto, perché ricordare Schifano attraverso la Mater Matuta? Mario Schifano e Domenico Tulino: la storia di un ciclo pittorico Il ciclo di Madri di Schifano rappresenta, per così dire, un approdo e un ritorno biografico e artistico, in cui si concretizza la sua maturità pittorica e in cui si possono riconoscere le origini della sua ispirazione, scaturita dall’osservazione dei reperti archeologici di origine etrusca del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia (Roma) per  il quale ha lavorato da giovane. Ma come giunge alla Mater Matuta? Alla metà degli anni ’90 del secolo scorso, l’avvocato Domenico Tulino, con l’intento di raccogliere fondi ed appoggiare concretamente la missione umanitaria ad Asmara della sorella suor Pina Tulino, ha deciso di commissionare a Schifano un ciclo di opere da esibire a New York legate al concetto di maternità. Di qui lo studio e il confronto tra artista e imprenditore, che si indirizzò verso le Matres Matutae serbate presso il Museo Provinciale Campano (Capua) e che si concretizzò nella realizzazione di ventotto opere legate alla Mater (diciotto dipinti e dieci disegni). Si trattò, tuttavia, di un progetto che rimase in compiuto a causa della prematura scomparsa di Domenico Tulino, prima, e di Mario Schifano, poi, ma che la MM18 ha ripreso allo scopo di proseguirne il cammino. Ma cosa significa, per Schifano, la Mater Matuta? Mario Schifano e la Mater Matuta In occasione della recentissima presentazione dell’esposizione anch’essa celebrativa del ventennale della scomparsa dell’artista, Etruschifano. Mario Schifano a Villa Giulia: un ritorno (Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, 13 dicembre 2018 – 10 marzo 2019) coordinato dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento e promosso dallo stesso museo di Villa Giulia, cui la MM18 ha messo a disposizione cinque delle Madri di Schifano, suor Pina pronunciò delle parole che sembrano essere cruciali per comprendere il senso dell’ispirazione dell’artista: «mio fratello [Domenico Tulino] voleva che Schifano raffigurasse la maternità africana». Maternità africana: un concetto che l’artista, attraverso il suo percorso di studio, ricerca, suggestioni e ricordi è andato intrecciando con l’esperienza di un viaggio ad Asmara, dove la Congregazione del Buon Samaritano (fondata da suor Pina) dona, ad oggi, aiuto agli ultimi, in particolare ai bambini in difficoltà attraverso opere umanitarie; un concetto che si lega indissolubilmente alle tufacee sculture capuane, declinate secondo la personale sensibilità. I dipinti, se coerentemente affiancati l’un l’altro, restituiscono un percorso che parte dalla notte per arrivare al mattino, secondo il significato immediato della Madre del Mattino; un cammino della luce che si evince dal passaggio dello sfondo dal notturno profondo al dorato. Inoltre, i dipinti si legano profondamente alle Matutae di Capua, in […]

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