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Eroica Fenice

La categoria Napoli e Dintorni contiene 927 articoli

Napoli e Dintorni

Terra Felix: 5+1 curiosità sulla Campania che non sapevi

Una meravigliosa terra da scoprire: storie, leggende e curiosità sulla Campania, terra felix La bellezza della Campania si cela non solo nelle cose che possiamo vedere (o assaggiare). Spesso, dietro ogni tradizione, dietro la superstizione, nelle ricette e nei miti ci sono storie che vengono tramandate di generazione in generazione. Sono proprio queste curiosità che la Campania cela che la rendono una regione così poco incline ai cambiamenti radicali che la costringerebbero a snaturarsi. Le curiosità che la riguardano toccano gli ambiti più disparati: dalla storia al mito, dalla cucina ai primati. Scopriamo insieme alcune interessanti curiosità sulla Campania! Il malocchio Da sempre, la nostra regione è emblema di contraddizioni. Tra queste è necessario annoverare certamente la capacità di coniugare la forte fede cattolica con la tendenza ad assecondare rituali legati alla superstizione. Il malocchio ne è un esempio. Nello specifico, il malocchio indicherebbe la presunta capacità di alcune persone che – mosse da sentimenti di odio o invidia – riescono a portare sfortuna solo con uno sguardo. Qual è, dunque la curiosità legata a questa pratica? Pare, infatti, che questa “capacità” venga trasmessa dalle nonne direttamente alle proprie nipoti, saltando una generazione. Tuttavia, bisogna stare attenti: se una persona dovesse disgraziatamente diventare vittima del malocchio, non avrà più questo tipo di facoltà da utilizzare o trasmettere. Il Munaciello Un’altra curiosità legata alle credenze che riguardano la Campania e, più nello specifico la città di Napoli, riguarda il celebre “Munaciello”. Tutti, o almeno tutti i campani, conoscono la leggenda di questo spiritello che vaga per le vie di Napoli portando talvolta bene, talvolta male. Non tutti, però, conoscono la sua storia e le sue origini. Esistono tre versioni che raccontano la nascita di questo personaggio. La prima è legata alla possibile vicenda di un giovane garzone vissuto durante la metà del ‘400, innamorato della figlia di un ricco mercante. I due, costretti a non poter stare insieme, riuscivano a vedersi clandestinamente, quando di notte il giovane si arrampicava per raggiungere la sua amata. In una di queste occasioni morì, cadendo. La ragazza, poco tempo dopo, diede alla luce un bambino che nacque deforme e che lei vestiva con un saio con cappuccio. Questo cominciò a provocare l’ilarità della gente che gli affibbiò il nomignolo “o’ munaciello”. La seconda versione deriva da un vecchio mestiere, quello del “pozzaro”, ovvero gli addetti alla manutenzione del sistema idrico. Conoscendo a menadito le strade del sottosuolo, erano perfettamente in grado di entrare all’interno delle case. In alcune rubavano preziosi, in altre s’intrattenevano con le donne della casa regalandogli i gioielli rubati. Spesso, accadeva anche che fossero le donne stesse a ripagarli con dei gioielli, attribuendo la sparizione al fantomatico “munaciello”. È per questo motivo che la leggenda racconta di un personaggio e ruba ma dona anche. Secondo l’ultima ipotesi, invece, la figura di questo personaggio potrebbe derivare da piccoli demoni che vagavano per la città lasciando in giro oggetti e monete. L’intento era di attrarre le persone per portarle con loro negli inferi. Beneventum […]

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Comunicati stampa

“Caravaggio, una nuova luce” al Pio Monte della Misericordia

Entusiastica la conferenza-stampa organizzata al Pio Monte della Misericordia di Napoli per presentare la nuova esperienza tridimensionale “Caravaggio, una nuova luce”.  Napoli, 1602. È questa la “collocazione temporale” in cui si viene catapultati entrando nel magnifico palazzo monumentale in via dei Tribunali, lungo il decumano maggiore della città partenopea che, reduce dall’annus horribilis dovuto alla pandemia, nell’estate del 2021 torna lentamente ad accogliere turisti ed appassionati di arte, cultura ed esperienze autentiche. Il Pio Monte della Misericordia rientra a pieno titolo in queste sorgenti empiriche di vita, custodendo al suo interno quell’autentico gioiello caravaggesco costituito da Le Sette opere della Misericordia, e avendo  deciso di “donare” al pubblico una narrazione inedita del capolavoro del genio lombardo, eseguito a Napoli nel 1607, fiore all’occhiello dell’istituto. IL PROGETTO “CARAVAGGIO, UNA NUOVA LUCE” Il viaggio tridimensionale intitolato “Caravaggio, una nuova luce“ aprirà le porte al pubblico il 13 luglio 2021. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con AR Tour, racconta la Cappella del Pio Monte in una nuova forma narrativa che strizza l’occhio al moderno senza perdere di vista l’antico. Si tratta, infatti, di un tour della cappella prodotto grazie a immagini, filmati e ricostruzioni virtuali fruibili grazie ad un paio di occhiali 3D. Occhiali leggeri, dalle lenti trasparenti adatte anche a chi già porta gli occhiali: uno strumento semplice che utilizza la tecnologia della realtà aumentata per effettuare un vero e proprio salto indietro nel tempo.  “Adattarsi ai tempi ed essere sempre aggiornati è un obiettivo importante per il Pio Monte della Misericordia – spiega Alessandro Pasca di Magliano, Soprintendente del Pio Monte della Misericordia. – Un’istituzione secolare che non rinuncia ad utilizzare le più moderne tecnologie, utili perché la fruizione delle opere d’arte risulti quanto più esaustiva possibile. Grazie ai nuovi occhiali 3D i visitatori potranno vedere con i loro occhi come è nato il Pio Monte, quali bellezze custodisce e avere tutte le informazioni aggiuntive che desiderano”. “Il progetto di valorizzazione promosso dal Pio Monte, basato sulla tecnologia della realtà aumentata, è di grande interesse – afferma Ludovico Solima, professore ordinario di Management delle imprese culturali presso l’Università Vanvitelli – perché testimonia l’attitudine dell’Ente a sperimentare soluzioni particolarmente innovative, finalizzate a migliorare la propria capacità di dialogo con i propri pubblici, accrescendo di conseguenza la capacità di attrazione nei confronti dei visitatori, attuali e potenziali. L’adozione di nuove forme di storytelling, rese possibile da tecnologie come quelle degli occhiali 3D – prosegue Solima – consente di proporre una narrazione molto coinvolgente, attraverso cui raccontare non solo il capolavoro del Caravaggio, ma anche le altre opere della Cappella e della Quadreria e, più in generale, le finalità dell’Ente, ricordando agli utenti che l’arte – in questo caso – è a servizio del bene comune”. La scelta del Pio Monte si è indirizzata nella realizzazione di un soggetto e un testo narrativo finalizzato a ricreare l’atmosfera del Seicento e spiegare la nascita dell’Istituzione, attraverso la stesura di una sceneggiatura scritta espressamente da Maurizio Burale, responsabile dei progetti culturali del Pio Monte della Misericordia. Una ricostruzione […]

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Food

Pizzeria Mario dal 1970, un’eccellenza del territorio, e non solo

Pizzeria Mario dal 1970, un tempio del gusto a Barra 51 anni e non sentirli. La Pizzeria Mario dal 1970, situata a Barra, storico quartiere della periferia Est di Napoli, è una di quelle realtà gastronomiche non mainstream che vale la pena di conoscere, un ristorante senza vezzi né coccarde, in cui è la bontà dei piatti a regnare incontrastata. Pizze, panini e non solo, le generazioni che via via si sono avvicendate hanno confezionato un pacchetto gastronomico veramente ricco, con diverse sfumature d’innovazione, e garantito un servizio cordiale, alla mano ma estremamente professionale.    Abbiamo intervistato Alessandro Monaco, attuale gestore della Pizzeria Mario, che ci ha guidato in una buonissima degustazione di alcune delle delizie che ogni giorno vengono servite ai suoi clienti.   Pizzeria Mario dal 1970 è una istituzione del territorio. Ci racconti un po’ la storia della sua nascita e di come negli anni le generazioni hanno portato avanti il sogno della ristorazione. Il sogno del Maestro Pizzaiuolo Mario Torre, dopo anni di esperienza maturata presso pizzerie con nomi noti come Mattozzi e Pasqualina, era di aprirsi un locale tutto suo. E ci riuscì nel 1970, inaugurandone uno il 1° agosto nel quartiere Barra al corso Bruno Buozzi. Via via il Maestro riceveva sempre maggiore consenso tra i clienti della zona tanto che per mangiare la sua pizza le persone aspettavano in coda anche 1 ora e più; con lui negli anni si avvicinò anche sua moglie che si era messa al forno a cuocere le pizze. Con il tempo entrò a far parte della famiglia Valentino Gargiulo, che di lì a qualche anno sarebbe stato il marito della figlia del Maestro Mario, la Signora Maria Rosaria, e futuro titolare della struttura. Proprio così, lui e la Signora Rosaria continuarono sulla scia del Sig. Mario e Signora sostituendo entrambi egregiamente e mantenendo alta la qualità e la tradizione della pizzeria Mario a Barra. Il destino volle poi che la figlia della Signora Maria Rosaria e Valentino, Filomena, si innamorasse e si sposasse con un pizzaiuolo. Il Maestro Alessandro Monaco era all’inizio un giovane pieno di esperienza e di idee moderne e vincenti: stava per nascere la svolta definitiva a quella che ora è la “nuova versione” della pizzeria Mario: l’innovazione del Maestro Alessandro con quella della tradizione. Ad oggi Alessandro e Filomena gestiscono a tempo pieno la pizzeria Mario con la presenza del papà Valentino, riuscendo a mantenere forte attenzione alla tradizione del locale.   Come ha cambiato il covid il vostro settore e il rapporto con la clientela? Il covid ha dato una fortissima scossa a tutto ciò che esiste nel mondo, non solo alle attività commerciali e ristorative. Da parte nostra possiamo dire che siamo riusciti a “mantenere” viva la fiducia nei confronti della nostra clientela grazie al fatto che siamo presenti sul territorio dal 1970, essendo stata la prima struttura proprio del quartiere a nascere 51 anni or sono. Sicuramente il cambiamento che ha avuto maggior effetto determinato dal covid è stato quello […]

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Napoli e Dintorni

Impasto 55. Gusto in equilibrio: un’intervista

Impasto 55 è una nuova pizzeria a Napoli (aperta lo scorso 19 maggio e ubicata in piazza Vittoria, in una delle percorrenze centrali della città) che – recuperando le parole di Vitale De Gais – «punta l’attenzione sull’impasto e recupera un’antica regola dei pizzaioli, la regola del 55: la somma della temperatura ambiente, della temperatura della farina e della temperatura dell’acqua deve sempre essere pari a 55». Impasto 55. Gusto in equilibrio: intervista a Vitale De Gais Vitale De Gais, come nasce l’idea delle pizze proposte di recente in carta? Nasce rispettando la tradizione quindi conservando le pizze classiche, puntando sulla stagionalità delle verdure e sulla creatività  abbinata sempre all’equilibrio in ogni singola pizza. Fattore importante oltre alla scelta delle farine macinate a pietra sono i prodotti  utilizzati: solo “eccellenze italiane”. Il 55 è un numero caro alla pizzeria: come avete messo in pratica questa regola matematica applicata alla fragranza e al sapore unici della pizza? Non abbiamo fatto altro che rispettare una regola empirica del mondo della pizza ovvero “la regola del 55“ abbinandola alla qualità delle farine macinate a pietra di grano italiano e rispettando i tempi di maturazione che arrivano fino a 72 ore. Napoli fra Storia, luoghi e gastronomia: come legare questi due aspetti pulsanti della tradizione partenopea nel segno della vostra pizzeria? La pizza è diventata nel tempo un simbolo conosciuto e riconosciuto in tutto il mondo, una parola  comune che non conosce lingue se non una, quella italiana, ma che di origine ne conosce solo una: Napoletana. La pizza con la “P” maiuscola è quella di antica tradizione napoletana, che evoca la maschera di Pulcinella, le bellezze di Posillipo, il Golfo di Napoli e il Vesuvio. In Impasto55 si rispettano luoghi e tradizioni, abbiamo dedicato una pizza a sua maestà il Vesuvio: fiordilatte di Agerola, pomodorini gialli del Vesuvio e pomodorini rossi del piennolo DOP, parmigiano reggiano DOP, basilico e olio extravergine Torretta DOP delle colline Salernitane. Si sente spesso parlare della pizza (nel bene e nel male l’importante è che se ne parli), ma bisognerebbe capire il capolavoro, l’opera d’arte, il significato e la storia che si celano dietro a un impasto a regola d’arte, dall’olio alla mozzarella e poi gli abbinamenti che rendono la pizza e il momento dell’assaggio irrinunciabile: noi di Impasto55 siamo tutto questo. Pizzeria Impasto 55 e Vitale De Gais: in una frase, cosa deve aspettarsi il cliente dalla vostra carta di pizze e dal vostro impasto di sapori? Equilibrio in ogni singola pizza abbinato a tanta passione.  Ringraziando Vitale De Gais, ricordiamo i riferimenti alla pizzeria: IMPASTO 55 Piazza Vittoria 11/12 80121 – Napoli tel. 081 7645295 Fonte immagine in evidenza: pizzeria 55

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Eventi/Mostre/Convegni

Un’Estate da BelvedeRe, presentato il cartellone 2021

Un’Estate da BelvedeRe 2021, kermesse estiva che vede artisti di caratura nazionale e internazionale, è stata appena presentata al Comune di Caserta.  È stata presentata venerdì 2 luglio, nella Sala Giunta del Comune di Caserta, l’edizione 2021 di Un’Estate da BelvedeRe. All’incontro hanno partecipato il sindaco Carlo Marino, gli assessori con delega agli Eventi Emiliano Casale e con delega alla Cultura Lucia Monaco e il direttore artistico Massimiliano Vecchione. La kermesse estiva – organizzata tra le storiche mura del Complesso Monumentale del Belvedere di San Leucio – prevede ben otto eventi in cartellone, a cui presto potrebbero aggiungersene altri. Si parte lunedì 5 luglio con lo spettacolo «Che coppia noi tre», che vedrà in scena l’impareggiabile trio composto da Stefano De Martino, Biagio Izzo e Francesco Paolantoni; si prosegue, poi, il 22 luglio con i The Paradox feat. Jeff Mills e J Phi Dary. Il 23 luglio è Massimo Ranieri il protagonista del palco di Un’Estate da BelvedeRe. Concludono il ciclo di eventi Niccolò Fabi il 26 luglio e Gigi D’Alessio il 27 luglio. A settembre, la grande musica ritorna al Belvedere con tre attesissimi ospiti: Apparat il 2, Guè Pequeno il 5 e, a chiusura del festival, lo show di Peppe Iodice. La caratura nazionale e internazionale di questi artisti è la conferma di come, attraverso il festival, si sia raggiunto l’ambizioso e importante risultato di rilanciare il territorio di Caserta facendolo in maniera intelligente e in sinergia con il territorio. «Sono molto orgoglioso – ha commentato Massimo Vecchione – di quanto abbiamo realizzato. Lo dico senza giri di parole: il nostro è un cartellone di eventi che non ha nulla da invidiare a nessuno. Anzi, il nostro lavoro è iniziato in un periodo ancora buio per il nostro Paese, quando tutti erano fermi in attesa di sapere il destino degli eventi in base all’andamento epidemiologico del coronavirus. Io e il mio staff abbiamo creduto sin dal primo momento nella possibilità di un ritorno alla normalità e, forse proprio grazie al nostro cauto ottimismo e alla nostra coinvolgente passionalità, siamo riusciti a chiudere le serate con ospiti apprezzati da tutti, non solo in Italia ma anche all’estero». Entusiasta anche il sindaco Carlo Marino: «È evidente che in un momento così tanto difficile per tutti il nostro compito come amministrazione è quella di promuovere il più possibile iniziative come queste. Abbiamo in programma diverse iniziative parallele e complementari rispetto a quelle organizzate con Un’Estate da BelvedeRe, perché oggi più che mai è importante fare sistema con il territorio. Avere qui a Caserta artisti così importanti ci consente di crescere sulla scena degli eventi regionali e non solo». È possibile acquistare i biglietti per gli spettacoli di Un’estate da BelvedeRe presso i rivenditori autorizzati ticketone.it e go2.it.

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Napoli e Dintorni

Coltiviamo Gentilezza e la nuova Rete di negozi gentili

Coltiviamo Gentilezza è un progetto che mira al benessere della società e per farlo segue tutte le vie attualmente disponibili: la sfera concreta e la sfera digitale. L’educazione alla gentilezza è una fra le pratiche pedagogiche più conosciute: bambini educati e gentili diverranno adulti empatici e felici in grado di rendere felici il prossimo in un circolo virtuosissimo. Un’estetica della cordialità, richiamandoci al senso primigenio del termine: cordiale, con tutto il cuore. In ogni percorso formativo e cognitivo si è dimostrato, infatti, che l’emozione è necessaria ed ubiquitaria: senza emozione – disposizione di cuore in termini socio-psico-pedagogici – l’apprendimento e la riformulazione di schemi e prassi cognitive non riuscirebbe ad arrivare a vera e giusta maturazione; di cordialità come manifestazioni spontanee e sincere di affetto e di educazione alla gentilezza c’è bisogno. A tal proposito abbiamo intervistato i curatori di un’iniziativa gentile: la realizzazione di una rete di “negozi gentili”. Coltiviamo Gentilezza e la realizzazione di una rete di negozi gentili La costruzione di una rete di negozi gentili è una fra le azioni promosse dall’associazione di promozione sociale Coltiviamo Gentilezza, dall’Associazione Italiana Parchi Culturali (AiParc), dall’associazione Acove e Aicast (entrambe di Vico Equense); come e quando nasce il progetto della Rete di negozi gentili e com’è nata l’azione sociale di “Coltiviamo gentilezza”? Partiamo dall’inizio. Coltiviamo Gentilezza nasce come movimento dal basso di innovazione sociale, tra il 2017 e il 2018, dopo l’ennesimo episodio di bullismo nelle scuole che finisce nella cronaca e che ci colpisce profondamente. L’attuale presidente dell’Associazione di Promozione Sociale “Coltiviamo Gentilezza”, Viviana Hutter, autrice di libri creativi sulle emozioni e pedagogista, decide di iniziare quindi la stesura di un manuale per insegnare la gentilezza e diffonderla in tutti gli ambiti della società, a partire dalle scuole. Contemporaneamente il progetto si ingrandisce, la nostra vicepresidente Margherita Rizzuto coinvolge aziende e realtà locali, e sui social iniziamo a diffondere ogni giorno contenuti relativi all’educazione alla gentilezza, un tema caro a sempre più persone. Da lì, in pochi mesi, pensiamo a mettere su un vero e proprio Festival della Gentilezza che ha la sua prima edizione nel 2019 e che riesce a coinvolgere migliaia di persone da tutta Italia, con la creazione di centinaia di Angoli della Gentilezza e sempre più proposte attive. Scuole di ogni ordine e grado, aziende, ristoranti, negozi, associazioni, famiglie partecipano con un proprio evento o un atto di gentilezza. Anche nel 2020, la seconda edizione del Festival della Gentilezza, nonostante il lockdown e la pandemia, ha riscosso un grande successo e ha portato nuove idee e stimoli, così come l’evento del Natale Gentile, attraverso cui abbiamo raccolto centinaia di scatole da donare a chi ne aveva bisogno. Insomma, ogni giorno abbiamo la conferma che dobbiamo proseguire il nostro cammino e portare avanti la nostra missione, perché, nonostante i tempi bui, sono tantissime le persone che vogliono cambiare le cose. La Rete di Negozi Gentili nasce invece da uno stimolo di Mena Caccioppoli, nostra ambasciatrice per la penisola sorrentina, già aderente al progetto con la […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Il Tempio di Serapide riapre al pubblico

Dopo la storica riapertura del Tempio di Serapide avvenuta qualche giorno fa a Pozzuoli, domenica 20 giugno è stata organizzata anche la prima mostra al suo interno: Kême. Kême nasce da una collaborazione tra diverse realtà culturali e sociali presenti sul territorio: Aporema onlus, il Parco archeologico dei Campi Flegrei e la Scuola di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. Comprendere il tema e l’obiettivo della mostra è possibile già analizzando il suo titolo. Kême, infatti, si traduce dall’egiziano come terra nera o materia prima. In arabo diventa poi al-kimya, trasformandosi così in alchimia, la disciplina finalizzata al cambiamento della materia attraverso l’uso del fuoco. Capiamo, dunque, come la terra e il fuoco siano gli elementi principali della mostra, a cui si aggiunge l’acqua, forse il più rappresentativo del territorio di Pozzuoli. Da questi presupposti i quattordici artisti della Scuola di Scultura hanno creato le loro opere, rendendo possibile l’animazione e l’arricchimento del Tempio di Serapide con della pura creatività contemporanea. Perché il Tempio di Serapide come luogo della mostra? Il Macellum di Pozzuoli, denominato poi Tempio di Serapide, è uno dei maggiori esempi di antico mercato alimentare romano, quindi luogo di scambi per eccellenza. La mostra si propone di continuare proprio questa tradizione: in passato si scambiavano gli alimenti; oggi i saperi e la cultura. Ed è proprio la ripartenza culturale a ricevere un’iniezione di fiducia grazie alla mostra Kême e al dialogo che si è instaurato sin da subito fra il Tempio e le opere dei quattordici artisti della Scuola di Scultura. Le opere Abbiamo avuto il piacere di interagire con due artisti in particolare: Francesca Arduino e Salvatore Mancino. Salvatore Mancino presenta la suggestiva opera “Ankh”, antico simbolo della tradizione egizia, realizzata combinando diversi materiali: argilla, stucco di marmo, legno e plastica. L’opera rappresenta il viaggio che una persona dovrebbe compiere nell’arco della propria vita per elevarsi spiritualmente e culturalmente. Non a caso, dunque, è presente nella composizione il volto di Serapide, divinità greco-egizia. Francesca Arduino presenta, invece, l’opera “Rubedo”, in onore dell’ultima grande trasmutazione alchemica. Vengono rappresentate così delle uova di struzzo e delle sfere di materia: alcune di queste riposano all’interno delle prime; le restanti sono posizionate a pochi passi. L’intento è quello di sottolineare la trasformazione della materia, in questo caso argilla, che avrà dimora nel Tempio per tre mesi, fino al 30 settembre.   Ci sentiamo, dunque, di lasciarci con l’invito dell’artista: visitare la mostra in un primo momento per poi ritornare a ridosso della fine dell’evento, così da controllare la trasformazione degli elementi e vivere un’esperienza da alchimista!   Se hai già visitato la mostra lasciaci un commento con la tua esperienza, se ancora non l’hai fatto ti ricordiamo che hai tempo fino al 30 giugno!   Per approfondire: Macellum Pozzuoli 

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Eventi/Mostre/Convegni

Le Operette morali prendono vita a Villa delle Ginestre

Il teatro prende un respiro profondo e riparte, il palco si prepara ad essere calcato, gli spettatori in religioso silenzio, la trepidazione degli inizi è accompagnata da uno scenario che non può non lasciare a bocca aperta; Villa delle Ginestre è arroccata su di una collina, lo Sterminator Veseveo le guarda le spalle e lo sguardo può naufragar poi verso il mare e dolcemente approdare sull’Isola di Capri e sulle sorelle Ischia e Procida. Qui Giacomo Leopardi visse i suoi giorni estremi, al riparo dalla pandemia di colera che affliggeva Napoli negli anni ’30 dell’ottocento, e in questa quiete riflettere sul conflitti che continuano ancora oggi ad affliggere gli uomini. Sempre a Napoli decide di pubblicare le sue Operette morali, brevi componimenti che raccolgono in battute sagaci le riflessioni che, sparse, erano già racchiuse nel suo Zibaldone.  Il demiurgo, in collaborazione con il Teatro Tram, decide di mettere in scena il 20 giugno scorso queste satire, così come le intendeva il poeta recanatese, nel luogo che accolse il poeta nei suoi ultimi giorni, lo stesso che ispirò la composizione del poema La Ginestra, sfruttando però delle satire l’efficacia performativa come ben riassume Mirko De Martino che, assistito da Angela Rosa D’Auria, dirige lo spettacolo. In scena Antonio D’Avino e Nello Provenzano che in abiti consunti e stinti, come quelli di chi la vita l’ha attraversata e ne porta i segni visibili, danno vita a dieci delle ventiquattro operette. Le Operette morali: il sorriso amaro e l’incanto leopardiano Sempre due i protagonisti dei conflitti proposti ne Le Operette Morali leopardiane, e gli attori D’Avino e Provenzano, nelle stesse vesti, riescono magnificamente a calarsi in corpi e anime distinte; duelli a suon di contrasti, che bene gli attori riescono a rendere vivi, enfatizzando le parole, qualche volta adattandole al contesto attuale, rendendo evidente quanto Leopardi abbia ancora da insegnare al nostro tempo e a quelli futuri. Come non tremare di fronte all’interpretazione del Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere, che sembra narrare del tempo presente, dove ciò che spinge gli uomini è quasi esclusivamente la speranza in un futuro migliore, contro ogni previsione rivelatasi puntualmente fallace.  Lo gnomo e il folletto di D’Avino e Provenzano restano nei cuori; il loro dialogo è appassionante e sagace, oltre che spaventosamente attuale; nella narrazione leopardiana che li vede protagonisti, gli uomini sono tutti scomparsi dalla Terra, non a causa di una pandemia, bensì perché si sono uccisi a vicenda; la loro scomparsa però non ha comportato la fine della vita sulla terra; il sole continua a splendere, i mari non si sono prosciugati, la natura vive beatamente anche senza l’uomo. Questa una delle tematiche che prepotentemente ritorna nel pensiero leopardiano; la natura è indifferente alle sorti dell’uomo, e l’errore di quest’ultimo è credere che invece ella sia al suo servizio. Nel dialogo tra la Natura e un islandese, vediamo come proprio l’uomo che maggiormente fuggiva la Natura, si ritrova ad incontrarla in uno dei suoi viaggi nel cuore dell’Africa; l’intensità delle parole del […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Jago: la sua arte arriva al Complesso Monumentale di Sant’Anna

Brividi e smarrimento. Ecco le prime reazioni alla vista delle opere di Jago presenti nel suggestivo Complesso di Sant’Anna dei Lombardi. Dal 20 giugno Muscolo minerale e Reliquia hanno cambiato infatti residenza, trasferendosi per un anno a Piazza Monteoliveto. Lo annunciano con entusiasmo il Presidente del Comitato di Gestione delle Arciconfraternite Commissariate, il Sac. Salvatore Fratellanza, e Ambra Giglio, vicepresidente della Cooperativa sociale ParteNeapolis. Ambra Giglio, presente all’inaugurazione, ci spiega l’obiettivo della cooperativa: rendere la cultura un’opportunità accessibile a tutti. Perché l’arte è di tutti. E, dunque, di tutti dev’essere la possibilità di meravigliarsi di fronte a un’opera. Impegnata nel sociale, ParteNeapolis offre poi un’opportunità anche a tutti quei giovani che hanno deciso di intraprendere gli studi artistici, facendoli immergere, da un punto di vista pratico e concreto, in questo meraviglioso mondo. Si capisce, dunque, l’elevato grado di affinità della cooperativa con Jago. Affinità sfociata poi in questa collaborazione annuale che vedrà le due opere dell’artista come valore aggiunto del Complesso di Sant’Anna, in vista della ripartenza culturale della città. Colpisce particolarmente la storia di Muscolo minerale, nato da un blocco prelevato direttamente da un fiume e lavorato sul posto in poche settimane. Con quest’opera, dunque, Jago ci mostra come sia possibile creare un valore pur non avendo nulla. Ma non finisce qui: durante l’incontro si mostra sin da subito disponibile e umano. Tenete ben in mente questa parola, la ritroveremo tra poco e capirete la scelta di usarla ora come aggettivo. Gli poniamo, infatti, due domande a forte trazione interiore e intima, le cui risposte ci aiutano a comprendere meglio l’uomo che c’è dietro l’artista. Chiacchierata con Jago Qual è stato, se c’è stato, il momento in cui hai capito di voler fare questo -tutto questo- nella tua vita? Sì, c’è stato un momento e risale alla mia infanzia. Ero un bambino e ricordo che mi mostrarono le opere dei grandi di questo mondo (la scultura) e qualcosa dentro di me si illuminò, proprio come una lampadina. E più mi raccontavano della difficoltà che si celasse dietro la realizzazione di quelle opere e più questo qualcosa dentro di me si alimentava, cresceva. Osservando le tue opere non si può far altro che notare come emerga spesso il tema dell’umanità. Un valore che forse oggi viene un po’ troppo sottovalutato. Se potessi, dunque, lasciare un solo insegnamento, pensiero o gesto che educhi all’umanità quale sarebbe? Come si alimenta l’umanità? Semplicemente non dimenticando di essere umani, espressione che già di per sé nasconde una potenza unica. Tutto questo perché tra essere ed essere umano passa un’infinità di dettagli che non possiamo trascurare. Umanità, dunque, che da queste parole si trasferisce poi alle sue opere. Due di queste saranno visibili al Complesso Monumentale di Sant’Anna a Napoli e noi vi consigliamo di non perdervele. Perché l’arte suscita emozioni. E l’essere umano, senza emozioni, muore.     Fonte immagine in evidenza: https://jago.art/it/opere/muscolo-minerale/

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Food

Just Pokè: a Portici apre il primo bistrot hawaiano

Dopo l’apertura del suo primo punto vendita a Torre del Greco nasce il secondogenito di Just Pokè, un franchising napoletano di hawaiian bistrot, marchio ideato dai tre giovani imprenditori Angelo Guida, Antonio Rivieccio e Giorgio Parisi. Potremmo considerarlo il “nuovo sushi” hawaiano, la pokè in Italia da un po’ di anni a questa parte sta spopolando tra i salutisti e non solo: molti ristoranti stanno integrando la loro offerta con piatti della cucina hawaiana, ed altri – appositamente dedicati – stanno aprendo. Instagrammabili, super colorati, healthy, facili da ordinare con la modalità del delivery. Sono il piatto del momento, e in effetti le pokè piacciono tanto agli italiani e hanno molte caratteristiche che possono funzionare a Napoli. Gli ideatori di Just Pokè intendono con il loro progetto portare i piatti della cucina hawaiana all’attenzione dei gourmande. Belli per come sono confezionati. Buoni perché la loro preparazione si presta a infinite varianti: per il loro assembramento possono essere utilizzati non solo gli ingredienti classici (salmone, ananas, edamame, avocado, etc.), ma anche prodotti locali, entrambi di prima qualità. Ingredienti Made in Italy, preferibilmente a Km 0, per ricette inedite di pokè in versione “local”. La pokè: il cibo del futuro    Le pokè piacciono perché sono easy, tanto golose quanto salutari, perfette per qualsiasi dieta perché contengono tutti i valori nutrizionali ma consentono di regolare le calorie e, per la loro versatilità, possono soddisfare qualsiasi capriccio o desiderio – dalla colazione alla cena – partendo da una base di riso. Le originali bowl possono essere gustate nei locali di Just Pokè o, grazie al delivery, restando comodamente a casa.  «Oltre a contenere tutti i valori nutrizionali possibili, i pokè sono versatili – spiega l’imprenditore Giorgio Parisi, tra gli ideatori del progetto -,si possono mangiare sia a pranzo che a cena, si possono comporre a piacimento partendo dalla base (ovvero il riso aromatico, la frutta e la verdura) che ben si abbina a prodotti del nostro territorio, perciò crediamo che così rivisitati possano piacere anche ai buongustai, oltre che ai salutisti».   Just Pokè è un hawaiian bistrot con colori ed arredi ispirati alle ambite isole degli Stati Uniti, un menù integralista che comprende i piatti della cucina hawaiana ottenuti in parte con ingredienti nostrani. Sapori e tecniche della cucina hawaiana si mescolano a materie prime e creatività italiane, o meglio regionali. L’approccio al business è attualissimo e sicuramente interessante per chi è in cerca di un’affiliazione nel food. «Grazie ai miei soci sono riuscito a realizzare questo mio sogno – dichiara. – Hanno creduto nel progetto, investendo soldi e competenze. Oggi bisogna regalare al cliente un’esperienza emotiva, perciò abbiamo cercato di creare qualcosa di diverso rispetto agli hawaiian bar che stanno nascendo come funghi». Nel menu, tra i nostri preferiti sicuramente la “Tsunami Tuna” con riso sushi, tartare di tonno dei nostri mari, sesamo tostato, mayo aromatizzata con estratto di wasabi, scaglie di tonno lentamente essiccate, mela verde, ravanelli, cetrioli in osmosi e salsa yuzu e, indubbiamente sul podio la “Omega 3″ con riso venere, pesce azzuro flambè, cipolla rossa dell’Agro Nocerino-Sarnese all’agrodolce, julienne di calamari, sfoglie d‘alga nori, edamame, sesamo bianco tostato e salsa ponzu. Insomma, la Pokè è davvero un piatto fresco e innovativo, servito su una tavola da surf, abbinato con […]

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