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Eroica Fenice

La categoria Eventi/Mostre/Convegni contiene 910 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

Troisi poeta Massimo : apre la mostra al Castel dell’Ovo

Ricomincia da tre, anche questa volta, Massimo Troisi. Troisi poeta Massimo, la mostra dedicata al grande attore e regista, scomparso il 4 giugno 1994, dopo due rinvii a causa delle restrizioni imposte dai Dpcm per il Covid, è stata inaugurata finalmente venerdì al Castel dell’Ovo e sarà visitabile fino al 25 giugno. Dopo un primo taglio di nastro, slittato il 30 ottobre scorso a causa della seconda ondata, e dopo il secondo cancellato a fine febbraio, questa volta, dopo il grande successo dell’esposizione romana, la grande mostra multimediale dedicata alla carriera e all’anima di uno dei più amati artisti della nostra storia, Massimo Troisi, arriva finalmente nella ‘sua’ Napoli con un nuovo percorso e un leitmotiv interamente dedicato al rapporto con la città. Una mostra fotografica e multimediale, ricca di oggetti, immagini e filmati, “Troisi poeta Massimo” è stata presentata a Castel dell’Ovo dal Direttore dell’Archivio storico Luce Enrico Bufalini, da Marco Dionisi, curatore dell’iniziativa con Nevio De Pascalis, e dal supervisore Stefano Veneruso, regista e nipote di Massimo Troisi, alla presenza del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, dell’Assessore all’Istruzione, alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli Annamaria Palmieri e di numerosi protagonisti del mondo della cultura napoletana, come Gino Rivieccio, Alessandro Siani e tanti altri amici e amanti di Massimo. Nell’anima di Massimo Troisi “Troisi poeta Massimo” è un percorso tra fotografie private, immagini d’archivio, locandine, filmati e carteggi personali inediti che condurranno il pubblico nell’animo umano di Troisi. Una mostra sensoriale che unisce due simboli di Napoli: il Castel dell’Ovo e Massimo Troisi. Racconta il percorso umano e artistico di Troisi in sequenza cronologica: dall’infanzia a San Giorgio a Cremano agli esordi in teatro con La Smorfia, insieme a Enzo Decaro e Lello Arena, alle tante trasmissioni “cult” degli anni Settanta come Non Stop, una trasmissioni-laboratorio della RAI di Bruno Voglino, fino ai grandi film, da Ricomincio da tre del 1981, dove c’erano – come scrisse Gianni Minà – tutti i dubbi e le disillusioni della sua generazione ma anche tutto il suo senso della vita, la sua filosofia basata sull’arte di accontentarsi, forse anche un po’ della sua famosa pigrizia, a Non ci resta che piangere, girato con il fraterno amico Roberto Benigni nel 1984. Filo conduttore è il lato più sensibile e intellettuale di Massimo che, poeta senza definirsi tale, ha scritto poesie già in tenera età per ritagliarsi spazi d’intimità negati da una famiglia numerosissima e ha chiuso il cerchio con Il Postino, film del 1994 girato a Procida, in cui la poesia non è solo testo, ma anche e soprattutto un modo di vivere, di vivere “poeticamente”.  Ed infine la morte quando un uomo si definisce ancora giovane, a causa di quel suo «cuore malato, di cui non parlava mai, al massimo ci scherzava sopra facendo il verso alle parole di una immortale canzone che talvolta intonava cercando di imitare Sergio Bruni». Una mostra che, attraverso una carrellata di ricordi, musica e immagini, mette in risalto la poetica, le tematiche, le passioni […]

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Napoli e Dintorni

The Spark Creative Hub riapre a Napoli

The Spark Creative Hub apre a Napoli in partnership con Mondadori Il progetto The Spark Creative Hub di Napoli ha riaperto il 22 aprile, inaugurando la sua partnership con Mondadori. Il centro polifunzionale, dedicato al mondo del design, della musica e dell’editoria situato in Piazza Bovio vanta un catalogo di più di 15.000 volumi.  La nuova sede è distribuita su tre livelli, ciascuno dei quali mostra le proprie peculiarità, lasciando spazio ad un angolo bar, divanetti ed elementi di design che contribuiscono a creare un’atmosfera moderna, ma al contempo accogliente e congeniale per la lettura. Al piano intermedio vi è un ampio spazio dedicato alla fabbricazione digitale, alla stampa 3D, fornito di tutte le strumentazioni più adatte a realizzare progetti innovativi. Tale sala può essere utilizzata da giovani designers, grafici, ma non solo, ed è uno degli innumerevoli spazi messi a disposizione di studenti e lavoratori, che possono usufruirne gratuitamente.  Nella giornata di inaugurazione l’architetto Michela Musto, ideatrice del progetto The Spark e degli spazi che lo accolgono, ha offerto un’anteprima delle tappe future e delle iniziative legate alla nuova collaborazione con Mondadori. Di seguito riportiamo alcuni degli incontri e degli eventi organizzati nella suddetta data: Presentazione evento Mondadori/The Spark con l’intervento di Piero Sorrentino Presentazione workshop “Coaching Letterario” a cura di Ugo Cundari Presentazione workshop “La tela del ragno” a cura di Nando Vitali Presentazione del concorso letterario “Le città silenti” con i giurati Nando Vitali, Antonio Menna e Angelo Petrella Presentazione progetto fine art “Let me tell you” di Valentina Argìa Socievol, a cura di Roberta Fuorvi Queste sono solo alcune delle innumerevoli attività proposte da The Spark Creative Hub, che offre opportunità per migliorare le proprie attitudini in campi come l’arte, la scrittura e la musica, con eventi serali, workshop e concorsi letterari, per saperne di più vi invitiamo a visitare questa perla di innovazione e tradizione, nel cuore della città partenopea. Fonte immagine: http://www.loravesuviana.it/news/the-spark-creative-hub-accoglie-mondadori-bookstore-napoli-e-riparte-da-domani-22-aprile-alle-11-30.html/

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Napoli e Dintorni

Torre del Greco: città simbolo di distruzione e rinascita

Tra le rigogliose pendici del Vesuvio ed il golfo napoletano si staglia la città di Torre del Greco, anticamente chiamata Turris Octava poiché distante otto miglia romane dalla città di Napoli, un nome modificato in seguito per la peculiare produzione di vino ricavato da un tipo di uva greca. Una città che nel corso dei secoli è divenuta simbolo di rinascita, fragile ma al contempo indistruttibile, capace di rialzare sempre la testa dopo avversità di ogni genere e che con la sua invidiabile bellezza ha sedotto e accolto uno dei poeti più importanti della letteratura italiana: Giacomo Leopardi. Torre del Greco nasce nel calore dell’abbraccio di uno dei vulcani più pericolosi al mondo, lo “Sterminator Vesevo“, come cita il poeta nel suo celeberrimo componimento “La Ginestra” scritto nel 1836 presso Villa Ferrigni (attualmente chiamata Villa delle Ginestre), esaltando la semplicità ed il buon profumo del “fiore del deserto”, che senza opporre resistenza china il capo sotto il peso della distruzione, ma sempre pronta a germogliare invincibile nella sua delicatezza. Sebbene le innumerevoli eruzioni del Vesuvio abbiano di volta in volta annientato il suolo, i Torresi con forte fede non hanno mai preso in considerazione l’idea di spostarsi altrove ed abbandonare la propria terra in cambio di un’altra ubicazione: si rimboccano le maniche e ricostruiscono la loro città attribuendole il motto della fenice, uccello sacro agli antichi Egizi, “Post fata resurgo” (”Dopo la morte risorgo”). Le date che hanno segnato Torre del Greco Due sono le date delle eruzioni più importanti che hanno segnato il destino della città di Torre, quella avvenuta nel 1794 che troncò la cima del Vesuvio a causa della violenza eruttiva, e quella del 1861, anno che lega i Torresi ad una delle tradizioni più importanti, rimasta in vigore ancora oggi. Nel giugno del 1794 violente scosse di terremoto, seguite da un boato assordante, diedero inizio ad una delle eruzioni più devastanti per la città: sul versante occidentale del cono si formarono nuove fessure: alcune sputavano fuoco, altre invece pietre incandescenti e altro materiale piroclastico, mentre sui fianchi del vulcano scendeva lenta la lava viscosa che imponente si faceva spazio, annientando tutto ciò che trovava sul suo cammino per poi inghiottire lentamente la città nascosta sotto ad una nube densa di cenere. Arrivata al centro storico nel giro di sette ore, la lava vulcanica seppellì sotto di essa gran parte della città, eccetto il campanile della basilica di Santa Croce, che fu sotterrato dalla lava per 14 metri. Successivamente fu presa dai Torresi superstiti (circa 15000 riuscirono a mettersi in salvo con la fuga) e dall’allora vice parroco Vincenzo Romano (attualmente Santo) l’iniziativa di ricostruire la basilica e di innalzare il nuovo campanile partendo dai resti di quello precedente. Ancora oggi il vecchio campanile che per un terzo fu inghiottito dalla colata lavica è conservato all’interno di quello attuale, con l’orologio fermo alle tre del mattino, l’ora che segnò l’inizio di un incubo che finì dopo nove interminabili giorni. Anche quella del 1861 fu un’intensa eruzione distruttiva, […]

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Food

Una nuvola di pizza in pala: la nuova idea di Johnny Take Uè

Evolversi per superare la crisi, innovare per interessare la clientela. Johnny Take Uè riformula la classica proposta della pizza in pala ispirandosi alle nuove frontiere che stanno rivoluzionando il mercato gastronomico, unendo la qualità della tradizione alle nuove frontiere dello street food: nasce così il nuovo format “Pizza in pala, focaccia & pane” che ha inaugurato il 4 febbraio in Via Nazionale Appia, 172 a Casagiove in provincia di Caserta. Questa è la nostra intervista ai founder Francesco Esposito e Giovanni della Corte, e al primo affiliato del format Johnny Take Uè pizza in pala Enrico Esposito. Cosa vi ha spinto ad inaugurare in un periodo così difficile? Avevamo una grande voglia di presentare il nostro progetto consapevoli di dover affrontare difficoltà di mercato e restrizioni che limitano le potenzialità di qualsiasi attività. Dopo tutto siamo molto contenti del risultato e dell’entusiasmo con cui le persone si sono approcciate a Johnny pizza in pala. Complimenti sia per il prodotto sia per il locale e questo ci ha dato grandi soddisfazioni. Quali i punti di forza? Ne abbiamo tanti… Alta qualità della materia prima partendo dalle farine speciali a tutti i condimenti e dall’attenzione ai dettagli. Ci è piaciuto abbinare la qualità al piacere del palato e alla salute perché la vogliamo raccontare anche in chiave healthy. I nostri impasti e le farine speciali che utilizziamo (tradizionale nuvola, integrale, multicereali, grani antichi, curcuma & zenzero) ci piace definirle come l’evoluzione della pizza classica. Perché avete scelto Caserta? Abbiamo avuto subito la possibilità di incontrare un imprenditore di Caserta che ha creduto nelle grandi potenzialità del format ed aveva a disposizione un locale in top location. Bello confrontarsi in una città come Caserta dove la pizza è cultura, ne è diventata negli anni distretto di premiati pizzaioli. Bella sfida per noi introdurre un prodotto nuovo e ricercato. Quali sono i prossimi passi? Siamo attivi come franchising, ed abbiamo in cantiere già tante nuove aperture con Torino, Napoli, Firenze, Acireale, Caltannisetta e tante altre trattative in corso. Nei prossimi due anni stimiamo circa 20 aperture. Che consigli vi sentite di dare a chi fa impresa nel food in questo momento storico? In Italia ci sono imprenditori incredibilmente bravi che hanno scritto la storia del food italiano che tutto il mondo ci invidia. Sarebbe complicato dispensare consigli a gente super esperta e che ha fatto e farà ancora cose meravigliose perché presto ritorneremo a raccontare belle storie. Noi abbiamo solo portato una ulteriore idea e proposta allo scenario e mercato esistente cercando di lavorare sulla personalizzazione, qualità e bontà in un format dal layout nuovo, conviviale e con un atmosfera rilassante e… che crea dipendenza! (o meglio ci speriamo). Marcello Affuso

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Napoli e Dintorni

Il tour solidale di Cenando sotto un cielo diverso

Giunge alla seconda edizione il tour solidale di “Cenando sotto umn cielo diverso”, organizzato dall’associazione Tra cielo e mare in collaborazione con il circuito delle mense sociali della provincia partenopea. L’idea nasce in un momento delicato in cui è più forte la necessità di trovare nuove sinergie per la solidarietà e punta a canalizzare le energie di chef ed imprenditori locali verso il mondo delle mense sociali, accendendo i riflettori sul silenzioso ma incessante lavoro di volontari e associazioni. Il tour solidale si svolgerà nei giorni 26, 28 e 30 aprile rispettivamente a Torre del Greco (mensa della parrocchia di S. Antonio di Padova), Ercolano (centro Don Orione) e Napoli (centro polifunzionale Binario della solidarietà). All’iniziativa parteciperanno gli chef Domenico Iavarone, Michele De Leo e Peppe Aversa e il pasticcere Vincenzo Mennella. Ad introdurci nello spirito dell’iniziativa l’ideatrice Alfonsina Longobardi, che ha condiviso con noi opinioni e curiosità sull’evento. Il tour solidale di “Cenando sotto un cielo diverso” è alla sua seconda edizione ma come nasce l’idea? Il Tour di Cenando sotto un cielo diverso si rifà all’omonima manifestazione, ormai giunta alla 13° edizione e in programma per il prossimo settembre. L’idea è nata lo scorso anno durante il lockdown: stanca di stare a casa e vedere tante situazioni di indigenza, ho deciso di attivarmi per le persone in difficoltà. Cosi ho fatto un giro di telefonate a chef, produttori e vip, ai quali va il mio ringraziamento per la disponibilità dimostrata ed ecco creato il TOUR. Quali realtà associative partecipano all’organizzazione dell’iniziativa “Cenando sotto un cielo diverso”? L’associazione che organizza il tour solidale è “Tra cielo e Mare “ e ci colleghiamo alle realtà parrocchiali e alle mense sociali. L’iniziativa di quest’anno coinvolgerà gli chef Iavarone, De Leo e Aversa e prevede la collaborazione di Vincenzo Mennella. Come si articolerà il tour e come si svolgerà la serata? Gli chef, persone eccezionali e di gran cuore, andranno a sostituire i volontari che tutti i giorni collaborano in queste realtà; il pranzo ovviamente sarà d’asporto. La distribuzione dei pasti verrà svolta da 2 vincitori di Mister Italia, Ciro Torlo e Giuseppe Moscarella, due ragazzi gentili e disponibili ad aiutare. In un momento complesso come quello che stiamo vivendo dove ogni iniziativa solidale deve rispettare rigorosi protocolli sanitari, quanto è stato difficile organizzare l’evento affinchè tutto si svolga in sicurezza? Volere è potere, rispettare il protocollo sanitario ad oggi non è cosi difficile. Lo abbiamo già fatto lo scorso anno quindi siamo preparati a rispettare tutte le norme perché le conosciamo bene. Quale è il messaggio che questa iniziativa vuole trasmettere e che riscontro sta trovando nelle comunità vicine ai luoghi dove si è svolto e si svolgerà il tour? Il messaggio che vogliamo trasmettere è l’aiuto comune, chi può deve aiutare chi è meno fortunato; sono convinta che siano necessari molti gesti di solidarietà, perché il 2021 è un anno ancora più difficile di quello appena trascorso. Infine un pensiero al difficile momento che stiamo vivendo: quanto sono importanti iniziative […]

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Napoli e Dintorni

La Tomba di Agrippina torna ad accogliere i visitatori

La Tomba di Agrippina, da sempre meta dei viaggiatori del Grand Tour In un primo momento pensò al veleno, ma dopo l’avvelenamento di Britannico la sua morte non sarebbe apparsa accidentale […] Gli offrì un’idea ingegnosa il liberto Aniceto, capo della flotta di stanza al capo Miseno e precettore di Nerone fanciullo, odioso ad Agrippina, che era da lui ricambiata di pari odio. Costui informò il principe che si poteva costruire una nave, una parte della quale, in alto mare, si sarebbe aperta per un apposito congegno ed avrebbe fatto affogare Agrippina, colta di sorpresa. Nulla più del mare offriva possibilità di disgrazie accidentali e se Agrippina fosse stata portata via da un naufragio, chi sarebbe mai stato tanto iniquo da attribuire ad un delitto ciò che i venti e le onde avevano compiuto? […] Nerone, sulla spiaggia mosse incontro a lei che veniva dalla sua villa di Anzio ed avendola presa per mano l’abbracciò e la condusse a Bauli. Questo è il nome di una villa che è lambita dal mare, nell’arco del lido tra il promontorio Miseno e l’insenatura di Baia. […] In attesa della notizia che il delitto era stato consumato, apprese, invece, che Agrippina si era salvata con una lieve ferita. […] I sicari circondarono il letto e primo il triarca la colpì con un bastone sul capo. Al centurione che brandiva il pugnale per ferirla, protendendo il grembo gridò: <<Colpisci al ventre>> e cadde trafitta da molte ferite.  Con queste parole Tacito, storico di età imperiale, negli Annales (14, 2-10), racconta le dinamiche con cui si consumò l’uccisione della persona a Nerone più vicina: sua madre Agrippina.  Da un’erronea lettura e interpretazioni delle fonti, il luogo di sepoltura di cui parla lo scrittore è stato identificato con un teatro-ninfeo che affaccia sul mare di Bacoli. Si tratta, in realtà, della parte di una villa di epoca romana quasi completamente distrutta e costretta, dalla mancanza di fondi, ad uno stato di abbandono da più di vent’anni. Qualunque sia la reale locazione della Tomba di Agrippina, grazie al finanziamento di un privato, Antonio Del Prete, imprenditore di Frattamaggiore, sarà finalmente riaperta al pubblico.  Una notizia bellissima data dal sindaco Josi Gerardo della Ragione che parla di un atto di mecenatismo, frutto della sinergia tra il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, il Comune di Bacoli ed il gruppo Mecdab, dei fratelli Rocco, Antonio, Carmela e Benito Del Prete. Presto, quindi, i resti presenti nella Marina Grande di Bacoli, saranno sottoposti a un lavoro di riqualifica e illumineranno anche di notte il piccolo borgo, accrescendo il fascino che da sempre caratterizza l’area flegrea tutta, in cui labile è il confine tra storia e mito. Un’iniziativa che lascia ben sperare in un, seppure lento, recupero dei tanti echi di antichità di cui porta traccia ogni pietra della cittadina flegrea. Un’iniziativa che si spera sia solo, appunto, un inizio. Se ne sente davvero il bisogno.  Fonte foto: Napoli-turistica.com  

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Eventi/Mostre/Convegni

Wine and The City si reinventa, diventa testata giornalistica

Il vino come espressione culturale: è questo il credo della rassegna Wine and The City che, da dodici anni, mette in moto la città di Napoli, organizzando degustazioni itineranti, cooking show, incontri con vignaioli, reading letterari, cene in luoghi ricercati. Insomma, un evento che gli amanti del vino, ma soprattutto dell’arte, dei salotti culturali e sensibili alla ricercatezza, hanno fisso in agenda nel mese di maggio.  Da gennaio 2021, in seguito ad un anno che ha messo e che continua a mettere un po’ tutti a dura prova, Wine and The City ha deciso di rimettersi in gioco, investire tempo, risorse ed energie in un nuovo progetto: il suo magazine online. Una vera e propria testata giornalistica con una mission precisa: raccontare il mondo del vino e del food da altre angolazioni, dando voce a storie e personaggi, iniziative, tendenze e territori. Eroica Fenice intervista Donatella Bernabò Silorata, giornalista, fondatrice di Wine and The City ed oggi direttore della testata.  Andiamo indietro nel tempo: quando e come nasce Wine and The City?  Wine&TheCity nasce nel 2008 un po’ per gioco e un po’ per caso, un’idea semplice, un’intuizione: portare il vino fuori dal salone VitignoItalia che si svolgeva a Castel dell’Ovo. All’epoca ero socia e capo ufficio stampa di VitignoItalia e, pensando al fuori salone del Mobile di Milano che ho sempre frequentato per passione, pensai: ma se facessi un fuori salone del vino? Detto fatto. Coinvolsi boutique e negozi di amici a Chiaia e nacque l’edizione zero di Wine&TheCity: per la prima volta calici e sommelier entrarono nelle vetrine dei negozi, tra tacchi a spillo, gioielli e design. Quell’anno era appena uscito nelle sale cinematografiche il film di Sex and the City, l’ispirazione fu questa per il nome. Aggiungerei anche che nessuno immaginava che a quell’edizione zero ne sarebbero succedute altre, Napoli tra l’altro viveva la drammatica emergenza della spazzatura e una gogna mediatica nazionale senza precedenti. Chi avrebbe scommesso sulla città? Neanche i miei soci di allora di VitignoItalia credevano nella mia stravagante idea di portare bottiglie, calici e sommelier tra le strade e i negozi di Chiaia. Nel gergo del markerting mi hanno poi detto che sono stata una first mover, la prima in Italia ad inventarsi un fuori salone enogastronomico. Dopo di noi a Napoli sono nati il Fuori di Taste a Firenze, il Fuori Fiera di Verona poi chiamato sfacciatamente Vinitaly&TheCity e tanti altri cloni. E naturalmente a Firenze e a Verona si sono mosse le istituzioni locali e fondi pubblici per costruire e promuovere questi progetti. Wine&TheCity ancora oggi, come nel 2008, è un’impresa indipendente che si autofinanzia con il proprio lavoro e con il supporto di mecenati e sponsor privati.  Com’è cambiato/cresciuto nel tempo?  Alla decima edizione, nel 2017, c’è stata la sterzata decisiva, il decennale meritava una edizione speciale. Ma già nel 2016 avevamo scelto come nostro claim “Coltiviamo ebbrezza creativa” perché ormai avevamo invaso la città con iniziative ed eventi anche on the road: sulle scale, nelle piazze, lungo la costa di Posillipo, nel sottosuolo entrando nelle […]

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Attualità

La Mostra d’Oltremare compie 81 anni

La Mostra d’Oltremare, il più grande centro congressi e di espansioni di Napoli, compie 81 anni. La prima realizzazione risale al 1939 secondo la planimetria dell’ architetto Chiaromonte. Il Padiglione fu danneggiato dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1952 fu denominato il Padiglione della Marina Mercantile. Fino agli anni 2000 è stato la sede dell’ Istituto Superiore di Eduzione Fisica. La Mostra d’ Oltremare al suo interno possiede 54 edifici ed un’altissima Torre del Partito di circa 40 metri. Durante le riprese dell’ inaugurazione nel 1940 dalla torre del Partito era possibile vedere l’attuale teatro Mediterraneo, le fontane, la piscina ed anche elementi che oggi non sono presenti come la statua della Vittoria e la riproduzione a grandezza naturale di una nave della battaglia di Lepanto.  Dal 2012 la Mostra d’Oltremare ha ristrutturato l’intera struttura per adibirla ad attività congressuali. Il Palacongressi è articolato su una superficie complessiva calpestabile di circa 6000 mq e vanta 9 sale convegni e numerosi espositori per le aree sponsor. La Mostra d’Oltremare è il più grande spazio espositivo di Napoli, in cui cittadini e turisti possono fruire di una struttura del ‘900, del parco naturale e di spazi espositivi per il tempo libero, la cultura e lo sport. La Mostra d’Oltremare compie 81 anni – Importanti fiere e manifestazioni  Numerose e molto celebri sono le fiere che la Mostra d’Oltremare ha ospitato con successo di ingressi. Presentiamo le più importanti: NauticSud Si tratta del Salone Internazionale della Nautica da diporto ospitato dalla Mostra d’ Oltremare in cui yacht, gommoni, motori marini, accessori per la nautica, vela, canoe, moto d’acqua sono esposti. Nel 2003 il Presidente della Mostra d’Oltremare Cercola decise di aggiungere un’ulteriore area espositiva situata presso il “Molo di Sopraflutto Sannazzaro” con un sistema temporaneo di pontili galleggianti. Grande innovazione é rappresentata dalla possibilità di provare in acqua le imbarcazioni esposte. Non esiste un unico obiettivo a questa iniziativa: oltre alla compravendita vi é anche il continuo tentativo di sviluppare la portualità turistica. Questo Salone espositivo risulta essere un punto di riferimento per la nautica del Centro e del Sud dell’Italia. Fiera della Casa Una tra le fiere della Mostra d’ Oltremare più apprezzate é la Fiera della Casa. Accoglie numerosissimi stand di arredamento, arredo giardino, antiquariato, casalinghi, oggettistica, prodotti tipici, sapori, tempo libero. enogastronomia, prodotto tipici locali. Viene considerata una fiera-evento consumer, rivolta al grande pubblico, che rappresenta un appuntamento di particolare aggregazione per i napoletani da oltre 60 anni ed é una delle Fiere più longeve del Sud Italia. Dieci giorni da vivere intensamente per campani e turisti che possono partecipare a questa festa della città, tutti i giorni ad ingresso gratuito. Napoli Bike Festival Questo festival è stato ospitato dall’ enorme spazio e parco verde della Mostra D’Oltremare. Appuntamento di rilevanza nazionale dedicato alla promozione della cultura della bicicletta con numerose aree expo, permette ai partecipanti del concorso Bike Designers di godere di svariati spettacoli musicali, prevede un’ area kids e soprattutto diverse tipologie di Bike Tours per 10 […]

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Food

Milkaway, a Napoli il vegano è goloso

Cibo sano, delizioso ed eticamente impeccabile. Erika e Federica Iengo con il loro Milkaway, dal 2017 impastano, compongono, friggono o infornano piccoli capolavori gastronomici cruelty e lactose free. Una pasticceria (in cui qualche eccezione salata non manca) piccola ma in grado di far breccia nei cuori dei napoletani, di solito scettici verso quanto differisce dalla tradizione. In vista della Pasqua, le abbiamo intervistate e… Qual è l’idea dietro la nascita di Milkaway? Il Milkaway nasce dalla voglia del buon cibo tradizionale. Prima di noi era introvabile, quanto meno per il nostro gusto ed essendo vegane da 15 anni, ben capivamo quanto fosse una necessità che il Milkaway nascesse, per raggiungere e aiutare più persone possibile. Siamo cresciute in una famiglia di ottima forchetta e le “presunte alternative” per noi non erano al livello. Per questo dal 2017 abbiamo aperto la prima pasticceria completamente vegana di Napoli, con specializzazione anche in salati e gelateria. Da allora moltissime realtà, con nostro stupore, hanno iniziato a imitate le nostre creazioni cercando di rimanere al passo, provando a proporre anche dolci e salati (ed in alcuni casi anche copiando il nostro nome!), cercando di alzare il livello e di conseguenza aumentando però la proposta vegana in zona. Sempre più persone si stanno avvicinando all’alimentazione vegana: presa di consapevolezza o moda? Crediamo che l’avvicinamento all’alimentazione vegana non sia una moda, ma un’esigenza, etica ed ambientale. Che impatto ha avuto il Covid sulla vostra attività? Con l’arrivo del Covid-19 e la prima quarantena abbiamo deciso, per esigenza, di chiudere temporaneamente l’accesso su strada e quindi il nostro negozio, per favorire l’apertura di un laboratorio chiuso al pubblico, che ci consentisse di continuare a lavorare decreti permettendo. Quali delizie avete in serbo per questa strana Pasqua? Per Pasqua, oltre ai dolci tradizionali di nostra reinvenzione (colombe, pastiere, cassate, casatiello, uova in tantissimi gusti mai proposti) abbiamo arricchito l’offerta con babà farciti, Piume Milkaway ed altri dolci di nostra invenzione al lievito madre antico. Progetti per il futuro? I nostri progetti? Noi continueremo ad innovare e diffondere le nostre creazioni, con la consapevolezza e la speranza di continuare a ispirare gli altri per un futuro migliore per tutti.

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Napoli e Dintorni

Pio Monte della Misericordia, sulle rovine di Casamicciola

Pio Monte della Misericordia di Casamicciola: ventiquattromila metri quadrati di degrado La fortuna più grande dell’insegnare è che, proprio mentre lo fai, impari tante cose. Gli studenti, con i loro dubbi, le loro domande, le loro riflessioni, spesso ti aprono mondi, ti fanno affacciare su verità che prima non possedevi. E proprio loro, da allievi, diventano grandi maestri. La fortuna più grande dell’insegnare a Ischia è scoprire ogni giorno, attraverso i racconti di chi ci vive, dettagli su un’isola incredibile, ricca e multiforme, generosa verso le esigenze di chiunque. Mare e monti per gli sportivi, tradizioni a non finire per i curiosi, tracce di storia per i più dotti, angoli intimi per i più romantici. Insomma, un’isola amata e amabile. Dopo anni di esplorazioni con gli stessi occhi affamati di bellezza, che Ischia non lascia mai delusi, lo sguardo è caduto sul grosso edificio, forse tra i più grandi dell’isola, che campeggia al centro di Casamicciola: il Pio Monte della Misericordia.  Non tanto la bellezza, quanto lo stato di rovina sono stati stavolta fonte di attenzione, motivo di indagine. Ridotto ad uno stato di abbandono da circa quarant’anni, vittima di innumerevoli tentativi di speculazione, il Pio Monte della Misericordia è al centro di una polemica, civile, economica, sociale che, più rovinosa del terremoto, dal 1973 ha spento l’aura che lo rendeva motivo di lustro per il comune di Casamicciola.  Ma che cos’è il Pio Monte della Misericordia?  Fondato a Napoli nel 1602, in piena controriforma, da sette nobili per esercitare le sette opere della Misericordia corporali, tra cui curare gli infermi, fu poi replicato, nel 1604 nell’isola di Ischia, a Casamicciola: un ospedale in cui le cure avvenivano attraverso la miracolosa acqua termale, decantata dal medico Julio Jasolino nel suo libro De remedii naturali che sono nell’isola di Pithecusa. Dopo due secoli dalla costruzione, questa struttura inseriva Casamicciola tra le più importanti stazioni di cura d’Europa.  28 luglio 1883: le cronache locali raccontano di un disastroso terremoto. Un terremoto così disastroso da incidere nel nome di Casamicciola il ricordo di quei tredici secondi che devastarono l’isola. Inciso a tal punto da cristallizzarsi in un modo di dire: “É successo Casamicciola“. Non bastò la sua imponenza a salvare il Pio Monte della Misericordia, che, dodici anni dopo il terribile sisma, fu ricostruito giù verso la Marina, segnando, con i suoi ampi giardini e depositi di acqua miracolosa, la prima rinascita di Casamicciola. Se, come una fenice, è rinato dalle ceneri di una calamità, il Pio Monte della Misericordia non si è più risollevato dalla crisi finanziaria dell’Ente Morale, che ne ha decretato la chiusura dal 1973.    Nel 2019 sulla straordinaria architettura è apparsa una scritta: Misuro il tempo. Ispirata alle Confessioni di Sant’Agostino, l’installazione ambientale ideata da Bianco-Valente, ha tentato di estendere il concetto del passato che esiste attraverso la nostra memoria all’edificio del Pio Monte della Misericordia, omaggiando lo spirito di un luogo che, nonostante lo stato di forzato abbandono, non conosce la scalfitura del tempo.  Sembra, tuttavia, che […]

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