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Eroica Fenice

La categoria Libri contiene 784 articoli

Libri

Napoli Metro per Metro: intervista alle autrici

Napoli Metro per Metro è una guida alle metropolitane artistiche di Napoli; il testo, scritto da Roberta De Risi e Alessia De Michele (entrambe architetti) e presentato alla fiera Ricomincio dai libri, è un «racconto della città, svelata da un insolito punto di vista», ossia attraverso le fermate artistiche delle cosiddette “stazioni dell’arte”. Abbiamo intervistato le due autrici architetti che, fra l’altro, a breve (il prossimo 11 novembre), parteciperanno alla Conferenza Internazionale “L’Architettura della nuova mobilità” (Milano, Sala Reale della stazione Centrale). Napoli Metro per Metro: intervista alle autrici Gentilissime Roberta ed Alessia, mi piacerebbe partire dal titolo della vostra guida: Napoli Metro per Metro: un evidente gioco di parole… cosa vuol dire per voi “Napoli Metro per Metro”? Che significato ha avuto per voi la stesura di questa guida e cosa intendete comunicare ed offrire al lettore-viaggiatore? Una start up al femminile, un’amicizia decennale, questo il segreto della far art. Siamo due amiche di poco più di 30 anni, compagne di banco dalle scuole medie. Così abbiamo deciso di rendere la nostra amicizia la base per un lavoro appagante e sempre più stimolante costituendo, nel 2017, la FAR art srls, dalle iniziali dei nostri nomi, Alessia e Roberta, e dal gioco di parole “fare arte”; nome simpatico quanto ambizioso. La nostra formazione classica, la laurea in architettura e il legame sviscerato con la nostra città hanno fatto il resto. Il nostro progetto nasce così. Scoprire Napoli metro per metro vuol dire spaziare tra Arte, Architettura e Archeologia nonché conoscere curiosità, miti, usanze e sapori del popolo partenopeo, attraverso un percorso inedito e utilizzando un servizio pubblico con zero emissioni ambientali. Napoli Metro per Metro è partita dalla descrizione della Linea 1 della metropolitana napoletana fino alla 6: raccontateci come si articola, per voi, questo “viaggio”. Napoli Metro per Metro è il racconto della città, svelata da un insolito punto di vista: le stazioni dell’arte. Queste non sono più solo un mezzo di trasporto ma diventano esse stesse un luogo di interesse; le 22 stazioni della metropolitana dell’arte della nostra città contano più di 200 opere di artisti famosi a livello internazionale e portano la firma di archistar tra cui Mendini, Rogers, Podrecca, Kollhoff, Siola, Tagliabue per citarne qualcuno. Dopo la prima pubblicazione relativa alla Linea 1, si amplia la collana Napoli Metro per Metro con il racconto della città attraverso la linea 6 della metropolitana cittadina. La “Far art” dopo aver raccontato il sopra e il sotto della città di Napoli, dalla stazione Vanvitelli alla stazione Garibaldi, quindi dal quartiere Vomero al Centro storico per la linea 1, completa l’anello di percorrenza arrivando fino a Fuorigrotta, passando per Mergellina fino alla porta della città via mare con la stazione di Municipio. La Linea 6 della metropolitana dell’arte è la somma della Stazione di Mergellina, le tre stazioni di Fuorigrotta, realizzate nel 2007 ad opera dell’architetto Siola, che hanno dato un forte impulso e un nuovo impatto urbanistico al quartiere, la stazione di Municipio, opera degli arch.tti A. Siza e […]

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Eventi/Mostre/Convegni

accordi @ DISACCORDI: la XVI edizione al PAN

Partita ieri, 5 novembre, al Pan, il Palazzo delle Arti Napoli, in Via dei Mille 60, la sedicesima edizione di accordi @ DISACCORDI, Festival Internazionale del Cortometraggio. Una rassegna gratuita che apre le porte a un viaggio alla scoperta della produzione cinematografica di durata breve.  Dal 5 al 9 novembre gareggeranno ottantasei cortometraggi e documentari selezionati. La giuria è presieduta da Guido Lombardi, vincitore del Leone del Futuro alla Mostra del Cinema di Venezia 2011, affiancato dal cantautore Nero Nelson, due volte premio David di Donatello, e dal regista Marcello Sannino. Il Festival, che vede la direzione artistica di Pietro Piazzamento e Fabio Gargano, presenta in gara quest’anno opere sul tema dell’ambiente, della sostenibilità ambientale e dei cambiamenti climatici e, in un’altra sezione, il rapporto tra cinema breve e migranti. Tutte le opere saranno proiettate, con accesso gratuito, al PAN, nella Sala Di Stefano e allo SMMAVE, Centro per l’Arte Contemporanea in Via dei Virgini 1. accordi @ DISACCORDI Festival Internazionale del Cortometraggio QUESTO IL PROGRAMMA DI MARTEDI 5 NOVEMBRE 2019 ore 17.00 – 19.30 PAN L’EREDITÀ – (Italia, 2019, 14’55” durata) – di Raffaele Ceriello con Massimiliano Rossi, Lucianna De Falco, Laura Borrelli, Gianni Sallustro, Nicla Tirozzi ALEKSIA – (Italia, 2018, 17’16” durata) – di Loris Di Pasquale con Maria Aliev, Karina Arutyunyan, Loris Di Pasquale, Pietro Bontempo, Lucia Rea IN HER SHOES – (Italia, 2019, 19’16” durata) – di Maria Iovine con Gabriele Sangrigoli PIZZA BOY – (Italia, 2019, 15’00” durata) – di Gianluca Zonta con Roberto Herlitzka, Giga Imedadze, Marita Iukuridze, Danilo De Summa, Cristiana Raggi LA RECITA – (Italia, 2017, 15’14” durata) – di Guido Lombardi con Myriam Kere, Grazia Nota, Fèlicitè Mbezele, Mariano Coletti, Valentina Curatoli, Pina Di Gennaro – 74.ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (Venezia) / 74h Venice Film Festival – Premio MigrArti 2017 SUFFICIENTE – (Italia, 2019, 8’37” durata) – di Maddalena Stornaiuolo, Antonio Ruocco, con Alessio Conte, Agostino Chiummariello, Pina Di Gennaro – 76.ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (Venezia) / 76th Venice Film Festival –Official Selection – Giornate degli Autori / Venice days BREAK – (Cina, 2018, 2’45” durata) di Riccardo Pavone – Animazione CLOSE – (Germania, 2019, 2’33” durata) di Stephanie Fischer, Bastian Brunke con Christine Göb-Kipp, Christian Schmidt,Henri Kipp THE OPEN DOOR – (India, 2019, 0’26” durata) di Suraj Pattanayak PRIMER CUENTO – (Argentina, 2018, 2’48” durata) di Mercedes Arturo con Mariana Gagliano L’evento continuerà fino al 9 Novembre, serata che si chiuderà con la proiezione dei cortometraggi vincitori e consegna, alla presenza dei giurati, dei premi come miglior cortometraggio, miglior cortometraggio campano, best international short film, migliore regia, miglior attore, miglior attrice, miglior documentario, premio del pubblico.  Qui il programma completo. Immagine: Comune di Napoli

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Eventi/Mostre/Convegni

Candlelight Experience: un nuovo evento NOMEA

Candlelight Experience: un nuovo suggestivo evento artistico-creativo a cura della società NOMEA (società di eventi musicali e artistici «di ispirazione creativa»). Venerdì 1° novembre, al Palazzo Venezia di Napoli (Via Benedetto Croce, 19), Luciano Ruotolo e la sua NOMEA Eventi (insieme al presidente del Palazzo Venezia, Gennaro Buccino) ha realizzato una nuova suggestiva serata fra musica, danza e storia. La serata – fra l’altro successiva al recentissimo e favorevole risultato di PizzArt (organizzato dalla stessa società NOMEA, per l’occasione in collaborazione con la Pizzeria Condurro, e accolto negli spazi del Palazzo Venezia) – si è rivelata anch’essa un’ottima scelta artistico-creativa. Candlelight Experience: espressioni coreutico-musicali a lume di candela Partecipare alla serata è stata sicuramente un’esperienza affascinante e molto suggestiva: le luci vibranti e delicatissime delle fiammelle di candela hanno accompagnato già dall’ingresso i partecipanti; dopo aver attraversato un percorso di piccole luci in salita (scalinate dai gradini illuminati), corridoi in penombra e lo spazio della Casina Pompeiana immersa nel buio della notte sorretto dalle timide ma vivissime fiammelle, lo sguardo si è aperto verso il giardino pensile illuminato da lucerne, candele e lumini che, nella penombra della notte, hanno “accompagnato” le esibizioni artistiche del sassofonista Gabriele Gargiulo e della danzatrice Monica Cristiano. Le serate a lume di candela  e il progetto artistico di NOMEA Eventi Candlelight Experience è una delle prime manifestazioni di NOMEA: la società, infatti, fondata quest’anno, ha inaugurato le sue attività a partire dallo scorso 9 giugno, con l’organizzazione della rassegna artistico-musicale Sinfonie sul mare (svoltasi nello spiazzo panoramico (sul golfo) del Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, a Portici) e dopo alcuni mesi ha già riscosso (e non solo con Candlelight Experience), un notevole successo; basti pensare che, nei mesi estivi fra luglio e agosto, molte sono state le iniziative curate e ogni volta diverse per contenuti, ambientazioni, scelte organizzative e prodotti completi. Lungi da stagnanti serialità, NOMEA propone ogni volta costrutti d’esperienze artistiche di vibrante intensità emotiva costantemente in fieri. Merito soprattutto delle idee degli organizzatori, che, esperti d’arte, musica e creatività, hanno lavorato (e lavorano costantemente) al progetto NOMEA con vivo entusiasmo. Merito di Luciano Ruotolo, maestro di pianoforte, amministratore delegato della società NOMEA e suo cofondatore, che, partendo dalla gestione artistica di iniziative precipuamente musicali, è arrivato a proporre progetti creativi che abbracciano in equa misura arte visiva, espressione artistica corporea (danza, teatro), musica (sonorità e canto) e tradizioni popolari; non solo Luciano Ruotolo attraverso NOMEA riunisce i partecipanti dei suoi eventi in atmosfere suggestive per ambientazioni scelte e per affascinanti fusioni artistiche commiste, ma, in più, permette l’immersione, la congiunzione dei partecipanti alle profondissime radici storico-culturali napoletane (si pensi, oltre alla serata Candlelight Experience svoltasi al Palazzo Venezia nella centralissima, antica e storica Spaccanapoli, agli eventi musicali organizzati al museo di Pietrarsa (a Portici), e al Camposanto delle Fontanelle). NOMEA è, si può dire consapevolmente, un progetto in costante evoluzione e sperimentazione continua; basti pensare proprio a Candlelight experience: un evento che, alla sua terza messa in opera, lungi dall’essere sempre lo stesso, […]

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Napoli e Dintorni

Julian Williams, lo street artist innamorato di Napoli

Chi è Julian Williams? Eroica Fenice lo ha incontrato per le strade di Napoli e lo ha intervistato. “Esistono luoghi che reggono lo scricchiolio del mondo senza troppe parole.” È ciò che ho pensato in un’apparente banale serata di settembre, seduta su una fioriera in piazza San Domenico. Ero annoiata e bramavo dalla voglia di parlare con un artista di strada che avevo notato, qualche sera prima, mentre suonava la chitarra di un amico. Aveva suonato per un paio d’ore senza mai fermarsi e aveva gli occhi fuori dalle orbite e l’energia di un matto. Cercavo invano di trovare un argomento per attirare la sua attenzione, quando mi accorsi che uno street artist inglese mi stava ritraendo. Si trattava di Julian. Mi avvicinai e mi donò una tazza di porcellana cinese. Non capii perché lo fece, ma il gesto m’intenerì e pensai che posti come piazza San Domenico sono posti in cui non c’è bisogno di troppe parole. Un artista inglese che non mi conosceva affatto mi aveva appena ritratta in tutto il mio malumore, senza la necessità di chiedermi “Come stai?”. La sua arte non aveva cercato neanche per un attimo di farmi apparire più interessante di quel che fossi, ma aveva evidenziato e valorizzato una tristezza che il mondo distratto stava semplicemente ignorando. Julian Williams è un uomo pieno d’amore e appassionato all’arte. Ha un blog che vi consiglio di visitare, “Drawing and Illusion”, dove nella rubrica “Seven days in Naples” parla del suo soggiorno partenopeo e dell’incontro tra noi, avvenuto l’ultimo giorno. È curioso notare come dall’attenzione riposta su un particolare e dalla percezione di uno stato d’animo si possa poi viaggiare con l’immaginazione. Quando ho confrontato la mia personale storia della serata con la ricostruzione di Julian Williams dei fatti da lui ritratti, non ho potuto fare a meno di sorridere, e ho sentito l’esigenza di intervistarlo. Julian Williams e Drawing and Illusion, l’intervista Julian Williams, tell me about “Drawing and Illusion” and how you liked art more and more. Julian Williams, parlaci di te, di “Drawing and Illusion” e di come ti sei avvicinato all’arte. The illusion of spirit in a drawing is a precious thing. Of course a piece of paper contains no spirit, that is an illusion. Drawing, and other art forms, are using this illusion of spirit to create new sorts of languages. I think artists should use their skills in their art form to share their spirit with others. Many people think art is something that you go to see in a museum, or buy and hang on your wall. My opinion is quite different. I believe art is something we all do, and through our doing art we find out about each other’s spirit. For instance if you write an email and then add an emoji, we see spirit flow into the text of the words of the email. That is what art is for. Everyone who uses an emoji is an artist. I love to go to museums. I love […]

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Culturalmente

Guggenheim. La Collezione Thannhauser a Milano: da Van Gogh a Picasso

«First I dream my paintings, then I paint my dreams.» È l’efficace pensiero di Vincent Van Gogh a dare il benvenuto alla splendida mostra in corso al Palazzo Reale di Milano, dal 17 ottobre 2019 al 1 marzo 2020. Prima sogno i miei dipinti, poi dipingo i miei sogni. Il motto del grande artista olandese accoglie nell’anticamera allestita al primo piano del monumentale palazzo meneghino, a mo’ di concisa introduzione a quel che sarà il percorso espositivo che ci si accinge ad intraprendere. Cinquanta opere della Collezione Thannhauser poi donate alla Fondazione Guggenheim di New York alla morte dell’ultimo superstite della famiglia tedesca, Justin, avvenuta nel 1976. Ad andare di pari passo con l’esposizione dei capolavori – si comincia con La donna con pappagallino e Natura morta: fiori di Pierre-Auguste Renoir con, nella stessa sala, Davanti allo specchio e Donna con vestito a righe di Édouard Manet – è infatti la storia stessa dei Thannhauser, mercanti d’arte tedeschi di origini ebraiche. Nel 1909 fu il padre di Justin, Heinrich Thannhauser, ad aprire la sua Moderne Galerie nel centro di Monaco. In quel giorno di novembre di ben 110 anni fa il collezionista capostipite dichiarò che la propria Galleria Moderna avrebbe avuto come primo interesse “tutto ciò che è nuovo, potente, diverso e moderno nella migliore accezione”. Aprì poi una seconda Galleria a Lucerna ed una terza a Berlino. Al suo fianco suo figlio Justin, mosso dallo stesso amore per l’arte e per i nuovi talenti su cui puntare. Il primo in assoluto, già nel 1908, fu proprio Vincent Van Gogh: Heinrich promosse infatti una delle prime mostre del pittore olandese in Germania, iniziativa che lo qualificò come un vero e proprio pioniere sia agli occhi dei collezionisti privati che alle istituzioni pubbliche nel paese. È poi la volta di tre tele “bucoliche” di Georges Seurat (Contadine sedute nell’erba, Contadine al lavoro e Contadino con zappa, tutte dipinte tra 1882 e 1883) e di sei stupefacenti di Paul Cézanne, di cui due inconfondibili Nature morte ed un soggetto dal forte impatto estatico: Uomo a braccia conserte, datato 1899. Tra le 263 opere esposte all’inaugurazione della nuova galleria berlinese nel 1927 spiccava Montagne a Saint-Rémy di Van Gogh. Dipinta nel luglio 1889 durante il ricovero dell’artista nell’ospedale cittadino, la tela evoca lo stato emotivo altalenante di Vincent tramite la forza dei colori, espressi in pennellate piuttosto spesse, evidenti, particolarmente vivaci. Il quadro, presente anche qui a Milano, è di una bellezza dirompente: una strada in parte piana con fiori fragili sul ciglio, un paesaggio più che contorto, un cielo azzurro ma non sereno. La cornice è nera, pesante, quasi a voler contenere quell’elemento incontenibile che dal quadro già promana. I due successivi ne sono una sorta di preambolo: Strada con sottopasso, del 1887, e Paesaggio con la neve, del 1888. Non lontano dalla “Sala Van Gogh“, ma anzi da ritenersi un angolino della stessa, fa bella mostra di sé Haere Mai dell’amico/nemico Paul Gauguin, datato 1891 e di chiara ambientazione “esotica”, per quei tempi. Il titolo del quadro è presente in esso vergato dall’autore in […]

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Food

Mame Ostrichina: un’incredibile esperienza di gusto nel cuore di Napoli

“Siamo ciò che mangiamo” asseriva nell’ottocento il filosofo tedesco Ludwig Feuerbac, e, ad oggi, questa rimane una affermazione incontestabile. Qualsiasi sia il piano su cui si vuole porre l’attenzione, il cibo, una volta entrato del nostro corpo, ne diventa carburante – oltre che alimento per l’anima – e finisce con l’avere un impatto sugli altri e sull’ambiente. Questa filosofia di pensiero, sempre più diffusa, si sposa alla perfezione col progetto Mame Ostrichine, ristorante in cui la gastronomia diventa un perno esperienziale e una occasione di crescita e meditazione per tutti i clienti. Da Mame Ostrichina non si  cena soltanto, ma si incontra, conosce, vive, respira. L’anima del progetto è Monica Neri, napoletana, una laurea in Business Administration a Parigi, tre anni vissuti in Giappone, un primo ristorante di cucina giapponese, Kukai, realizzato con il fratello Massimiliano, e un percorso personale nutrito di letture, viaggi e ricerche, dal buddismo zen alla filosofia occidentale. Nei vicoli stretti della Napoli vicereale, Via Carlo de Cesare 52, Mame Ostrichina è uno spazio costruito con amore dove l’estetica giapponese incontra il design contemporaneo, dove nulla è stato lasciato al caso: una manciata di tavoli e una cucina a vista in una scatola di cristallo, colori tenui, riposanti, fiori freschi. Sui tavoli un menu essenziale che fonde creatività, innovazione e una ricerca raffinata di sapori. Cenare da Mame significa credere in concetti come responsabilità, consapevolezza, sensibilità. Responsabilità verso l’Ambiente – sono molti i piatti vegani a disposizione – consapevolezza profonda di quello che mangiamo, sensibilità verso ciò che è bello e ciò che ci fa bene. La cucina di Mame è una perfetta sinfonia che come sottofondo ingredienti naturali, provenienti possibilmente da colture biodinamiche; carni e pesci di allevamento sono banditi come anche altri ingredienti di provenienza industriale confezionati in packaging a forte impatto ambientale. Quest’anno il calendario di serate esperienziali si è ulteriormente ampliato, accogliendo diverse proposte. Il martedì sono ci saranno le cene meditative, ad esempio. Il format prevede un menu fisso di quattro portate, in cui ogni piatto viene raccontato da Monica Neri e commentato da Fatehbir Singh, maestro di Kundalini Yoga, la disciplina che aiuta a eliminare lo stress e fortificare il corpo e lo spirito. Si cena in silenzio, combinando respirazione, movimento e meditazione, rigorosamente senza alcolici, per liberare il vero potenziale che è in ogni essere umano. Il costo di partecipazione è di 37 euro a persona, 60 euro in coppia. Al termine della cena chi lo desidera può scegliere un vino o una birra artigianale dalla carta di Mame Ostrichina. Per quanto concerne gli altri giorni, invece, il calendario prevede: Mercoledì: Kundalini Yoga a cura di Fatehbir Singh Giovedì: Percorso di teatro dell’anima Venerdì: Bagno di Gong / Campane di cristallo (entrambi una volta al mese) Sabato: Corso di astrologia Articolo precedente Com’è la cucina di MAME Ostrichina? Avanguardista, biodinamica e volutamente legata ai cicli della terra, all’alimentazione sostenibile con prodotti a basso impatto ambientale. Nome composto che unisce MAME (Seme di fagiolo) e Ostrichina, omaggio a Re Ferdinando […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Neapolitan Holidays, Bill Beckley allo Studio Trisorio

Cosa accadrebbe se il presente incontrasse il passato? Cosa se il moderno rispondesse all’antico? Succede proprio questo nell’ultima personale di Bill Beckley, Neapolitan Holidays, inaugurata il 29 ottobre presso lo Studio Trisorio (in Via Riviera di Chiaia, 215) che, come sempre, si distingue nel panorama artistico partenopeo per l’originalità delle sue proposte.  Una raccolta di vecchie cartoline, datate agli anni 1915/1976 e ritrovate nel baule di una famiglia napoletana: questo lo spunto narrativo da cui prende forma il progetto Neapolitan Holidays.  Neapolitan Holidays, soggiorni napoletani Fedele ai dettami della Narrative Art, corrente dell’arte concettuale degli anni ’70 che associa immagini fotografiche a testi narrativi, l’artista americano immagina che quelle antiche cartoline ricevano risposte inviate da un moderno cellulare. Alla grafia irregolare e sinuosa della penna affianca i caratteri della testiera; al fronte delle cartoline, stampe tanto più affascinanti quanto più ricoperte dalla patina del tempo trascorso, affianca fotografie scattate a Napoli nei suoi soggiorni. A colori sbiaditi Bill risponde con toni vividi e sgargianti: un cortocircuito di significato tra immagini e testi realizzati in spazi e tempi molto lontani. “Qualunque cosa possa dire, ogni cartolina proclama “Sto pensando a te”. Lo spazio è limitato, l’immagine su un lato, il testo sull’altro. Nei lavori di Beckley questi elementi si fondono sullo stesso piano. Linguaggi diversi diventano frammenti di nuove storie”. E così, il bianco delle pareti della galleria è spezzato da pannelli colorati, coloratissimi alcuni, che, se uniti all’immaginazione, diventano passepartout per mondi narrativi, contenitori di storie in cui è bello perdersi tra date, orari, lettere, scorci, immagini. Elementi eterogenei, eppure indissolubili parti di un tutto.  Un dialogo inimmaginabile che diventa possibile nell’occhio e, ancor prima, nella mente del geniale Bill Beckley, presente, martedì, all’opening della mostra, con la sua inseparabile compagna, una reflex, in spalla e quel fascino che lo contraddistingue.  La mostra sarà visitabile fino al 31 gennaio 2020. NON PERDETELA!

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Eventi/Mostre/Convegni

I volti ideali: il genio canoviano in mostra a Milano

Nell’esclusiva sede di via Palestro, a Milano, dal 25 ottobre 2019 e fino al 18 febbraio 2020, la Galleria d’Arte Moderna (GAM) ospita la raffinatissima mostra “Canova. I volti ideali”, che presenta, in un percorso espositivo preciso e ben curato, la genesi e l’evoluzione della tipologia di busti perlopiù femminili realizzati dallo scultore veneto all’apice della sua carriera. Curata da Omar Cucciniello e Paola Zatti, l’esposizione “I volti ideali” è promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, Galleria d’Arte Moderna di Milano e dalla casa editrice Electa, e racconta – attraverso 39 opere di cui 24 di Canova – la storia di questo genere più “di nicchia” rispetto al ben noto patrimonio costituito dai capolavori canoviani. Tra queste, cinque sculture mai esposte in Italia prima d’ora, come l’erma di Corinna e la magnifica Musa del 1817. Si tratta di una serie di volti esclusivamente femminili (ad eccezione dell’unicum Paride), molti dei quali realizzati senza commissione, e dunque su iniziativa dell’artista, disposto sua sponte a tenerli per sé. Le opere in esposizione in “I volti ideali” provengono dai principali musei nazionali (Gallerie degli Uffizi di Firenze, Gipsoteca Canoviana di Possagno, Galleria d’Arte Moderna di Torino, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Museo Correr di Venezia) e internazionali (Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, J. Paul Getty Museum di Los Angeles, Kimbell Art Museum di Fort Worth, Museu Calouste Gulbenkian di Lisbona, Musée des Beaux Arts di Lione, Musée Fabre di Montpellier). Accanto alle ”teste” del maestro del Neoclassicismo sono anche proposti preziosi confronti con opere che vanno dall’antichità ai giorni nostri, e che da un lato indicano i modelli da cui lo scultore prese spunto, mentre dall’altro evidenziano il valore universale della sua arte. Tra questi, meritano un occhio di riguardo le favolose sculture antiche della collezione Farnese (ammirate da Canova a Napoli), gli affreschi del Quattrocento toscano, le teste velate di Antonio Corradini (famoso autore della Pudicizia nella Cappella Sansevero dal cui Cristo velato Canova rimase folgorato nel 1780, durante il suo primo soggiorno partenopeo), ma anche l’arte del Novecento e le sculture di Adolfo Wildt e Giulio Paolini, la cui filosofica Mimesis conclude idealmente il bel tour d’insieme. La prima opera in cui ci si imbatte, non appena si varca l’ingresso al piano terra dello splendido palazzo, è – non a caso – un volto. Quello reale di Antonio Canova, ma dall’artista stesso eseguito, e dunque, in qualche modo, idealizzato. Dal fermo titolo: Autoritratto come scultore. Pochi anni dopo l’Autoritratto come pittore, custodito alla Galleria degli Uffizi, nel 1799 Canova ha quarantadue anni e decide di rappresentare se stesso con gli strumenti che più reputa propri: lo scalpello ed il mazzuolo. Confinato nella natia Possagno durante i mesi dell’occupazione francese a Roma, Canova è “costretto” a dedicarsi quasi esclusivamente alla pittura. Con il ritratto proposto a mo’ di apertura, invece, l’artista pare voler ricordare a se stesso la sua più autentica vocazione di scultore, rimarcata dalla firma in calce. È Canova stesso, a partire dal 1811, a dedicarsi a quelle che egli stesso definì “teste […]

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Food

Il Mio San Marzano: ode al pomodoro campano!

Si è svolta questa settimana, allo stabilimento Solania di Fosso Imperatore a Nocera Inferiore (Sa), l’attesissima terza edizione de “Il Mio San Marzano”, organizzata da Renato Rocco, direttore de LaBuonaTavola Magazine e promossa dall’azienda Solania srl, in collaborazione con Perrella, distributore esclusivo del pomodoro Solania in Campania e Molise. Presso lo stabilimento di Nocera Inferiore, vera e propria eccellenza nella trasformazione del celebre oro rosso di San Marzano, si sono riuniti più di 300 tra pizzaioli e chef provenienti da tutto il Sud Italia insieme a tanti ospiti d’eccezione, tra cui Luciano Pignataro, giornalista enogastronomico de Il Mattino e del LucianoPignataroWine Blog. L’esperto di gastronomia ha posto l’accento sull’importanza della “valorizzazione e sul recupero del pomodoro San Marzano”. “Dopo un periodo di crisi, il pomodoro San Marzano è tornato ad essere un orgoglio italiano e campano, soprattutto grazie ai giovani pizzaioli e chef che ne stanno riscoprendo il gusto e la versatilità nei piatti” ha commentato il giornalista. “Come per il vino negli anni ’90, anche il pomodoro è tornato ad avere un nome ed un cognome, non vendendolo più in scatole senza nessuna etichetta. Solania è un’azienda particolare perché è fabbrica ma anche produzione, il pomodoro viene seguito dal momento della raccolta fino al suo arrivo sul mercato. Dobbiamo ringraziare in primis due cuochi, Alfonso Iaccarino e Gennaro Esposito, che hanno reintrodotto l’importanza del pomodoro nell’alta cucina, dove si è cercato di eliminare tale prodotto perché considerato troppo meridionale”, ha aggiunto Pignataro. Categoria fondamentale che ha contribuito a restituire al pomodoro l’importanza che merita, è stata sicuramente quella dei pizzaioli che hanno istituito una gara tra loro sulla qualità delle materie prime. Altra presenza importante, infatti, Francesco Martucci, pizzaiolo e numero uno della classifica 50 TOPIZZA e partner di Solania, che ha evidenziato l’unicità del pomodoro San Marzano, “ingrediente fondamentale in cucina e in pizzeria, per la sua caratteristica di acidità-dolcezza non paragonabile a nessun altro tipo di pomodoro”. La festa dell’oro rosso campano “In ristorazione, anche in quella di massimo livello, così come in pizzeria, il pomodoro regna, perché rappresenta il metro di valutazione per stabilire la qualità dell’offerta gastronomica del locale”, spiega Maurizio Cortese, organizzatore eventi e consulente per startup in ristorazione, enogastronomia e food&beverage di lusso, intervenuto alla manifestazione. Una vera festa in onore del fiore all’occhiello del food made in Campania, durante la quale gli artisti del settore hanno presentato in esclusiva le loro ricette preparate con il pomodoro San Marzano Dop disponendo di cinque forni e di altrettante postazioni cucina. La manifestazione è servita anche a firmare l’accordo tra Solania e Authentico, l’app creata da Pino Coletti, mediante la quale il consumatore può verificare, attraverso la scansione del codice a barre, se il prodotto è un autentico Made in Italy. A conclusione della serata, la cerimonia del taglio del nastro del Museo delle etichette, che racchiude una collezione rarissima di etichette di pomodoro San Marzano conservata all’interno dell’azienda che attesta l’evoluzione storica della grafica di un prodotto unico ed inconfondibile. Fonte immagine: https://www.google.com/url?sa=i&source=images&cd=&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwjdlc_hjrrlAhVQ3aQKHWteBCoQjB16BAgBEAM&url=https%3A%2F%2Fwww.assonapoli.it%2Fil-mio-sanmarzano-alla-solania-il-21-ottobre%2F&psig=AOvVaw1lVD5wnPzTEjmNrYG5Iaf9&ust=1572185799575751

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Food

Il nuovo panino solidale di D’Ausilio

La macelleria-burgeria D’Ausilio di Napoli lancia un nuovo panino “solidale” per sostenere Montesanto. Raffaele D’Ausilio è il volto di una storia e una passione antica, radicata nella sua famiglia da ben quattro generazioni: l’amore per la carne. Passione e appartenenza sono alla base del progetto nato nel 2005 che ha visto costruirsi in via Tarsia 9, nel cuore di Montesanto, prima la Macelleria e, da tre anni a questa parte, l’adiacente burgeria, gestita gastronomicamente in collaborazione con il griller Venerando Valastro, il mago del barbecue proveniente da Scampia. Il nuovo progetto per La scalzabanda La stessa dedizione, che viene offerta nelle proposte gastronomiche della burgeria, diviene cura e premura per un quartiere come Montesanto, bisognoso di una rivalutazione sociale, essendo uno dei cuori pulsanti della città, in cui è possibile ammirare, ascoltare e assaporare la vera essenza della Napoli popolare. Infatti, D’Ausilio ha costruito un progetto solidale in segno di riconoscenza a quella via che qualche anno fa lo ha accolto: il panino Capitano Raf, un bun contenente un burger di sashi beef, pregiata carne di vacca finlandese, con fondo di cottura: è il nuovo simbolo dell’integrazione sociale. Per ogni panino acquistato dal 22 ottobre al 31 marzo 2020, infatti, tre euro saranno riservati all’acquisto di strumenti musicali da donare a La scalzabanda, l’orchestra del quartiere. Questo progetto, nato nel febbraio del 2012, accoglie oggi 75 musicisti, tra ragazzi e bambini di Montesanto, oltre che extra comunitari e giovani diversamente abili, dalla provenienza socio-economica eterogenea. Il nuovo panino solidale di D’Ausilio: qualità e tradizione Il Capitano Raf ha un sapore semplice e puro come l’iniziativa che rappresenta. E allo stesso modo si presenta il nuovo menù dalle proposte molto varie. Si parte dalle classiche bombette pugliesi, rigorosamente girate a mano durante la cottura, per decisa volontà del griller, accompagnate da patate alla brace cotte con la buccia. Sicuramente da provare è la ricercatezza e la raffinatezza del panino Bicentenario, un burger di porchetta e marchigiana accompagnato da provola di bufala, crema di patate al rosmarino, tappo di sfogliatella riccia e maionese al tartufo. La purezza è riproposta nella tagliata di costata danese, maturata quaranta giorni, condita dal sale di Maldon, cioè sale cristallizzato in leggerissimi fiocchi, che rispettano e sostengono il sapore della carne e che ti stupisce a colpo d’occhio e di naso. Si assapora poi la tradizione con una rivisitazione della tradizione napoletana: ‘O piezzo ‘e carne è un panino con tagliata di Angus, parmigiana di cipolle alla genovese e maionese al pepe nero. Per rendere al meglio questo nuovo progetto, propriamente partenopeo, i piatti sono accompagnati da birre artigianali napoletane del birrificio Kbirr di Fabio Ditto, dalle note piacevolissime. Il progetto D’Ausilio si propone così come un nuovo modello di incontro tra eccellenze imprenditoriali e centro rivalutativo di Montesanto, oltre che come punto di riferimento ottimale per la vendita e il consumo di carne di alta qualità. Fonte immagine: ufficio stampa Laura Gambacorta.

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