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Eroica Fenice

La categoria Food contiene 871 articoli

Food

Barittico è la prima salumeria di mare nel vomerese

Ha aperto nel cuore del Vomero, in via Merliani 51A, la prima Salumeria di mare: il Barittico.Il progetto nasce dall’incontro di un gruppo vario ed eterogeneo unito dalla passione per il pesce e le sue svariate declinazioni. Stiamo parlando degli ingegneri Bruno Sensenhauser e Stefano Toscano, l’economista Marco Matrecano e lo chef Vittorio Zigarelli, già insieme nel progetto Panamar, specializzato nei panini di mare. “Barittico” nasce con un’idea innovativa e un format senza precedenti sul territorio. La Salumeria di mare fa della sperimentazione il suo punto forte proponendo piatti come il salame di tonno, la porchetta di ombrina e la pancetta di salmone. Abbiamo intervistato i fondatori, che ringraziamo per la loro disponibilità, per scoprire com’è nata questa proposta culinaria alternativa ed originale. Intervista ai titolari di Barittico C’erano una volta due ingegneri, un economista e uno chef. Com’è nato questo gruppo e l’idea di aprire un’attività insieme? Il gruppo nasce 3 anni fa, quando abbiamo deciso di aprire Panamar. Inizialmente eravamo 3 amici che, dopo esperienze lavorative diverse, avevamo il sogno di realizzare un progetto nuovo. Poche settimane prima dell’apertura del primo locale di via scarlatti, conoscemmo lo chef. Ci fu subito unione di intenti e il progetto partì immediatamente. Cosa rende unico il format del Barittico rispetto a tutte le altre offerte di cucina di mare nel vomerese? Barittico è un format unico nel suo genere. Proponiamo taglieri con salumi di mare.  Un prodotto nuovo, frutto di anni di studio e prove in cucina. Com’è nata l’idea di tagliare il pesce a mò di carne? L’idea è nata dalla necessità di creare un prodotto diverso, nuovo e unico. Con orgoglio possiamo dire che barittico è il primo format italiano dedicato esclusivamente ai salumi di mare. L’utilizzo del pesce in modo alternativo caratterizzava già il vostro precedente progetto Panamar. Come mai avete scelto di aprire un nuovo ristorante sempre sulla linea del pesce piuttosto che creare un’alternativa di carne? Abbiamo scelto di continuare aprendo un format con prodotti ittici piuttosto che carne, perché, dopo anni di esperienza,ci sentiamo molto preparati. Il lockdown ha costretto alla chiusura già nelle prime fasi di preparazioni del locale. Ciò ha inciso positivamente o negativamente sul progetto? Il lockdown ha inciso sicuramente in maniera negativa. Però ci ha spronato a migliorare, a cercare alternative e a creare valore aggiunto con misure straordinarie. Infine, a quale clientela si rivolge il Barittico? E’ da considerarsi un posto per mangiare a pranzo e cena o proponete anche aperitivi e piccoli assaggi? Barittico si rivolge a una clientela propensa a provare sapori nuovi. Proponiamo abbinamenti di prodotti ittici e cocktail. Al momento siamo aperti dalle 17 alle 2 di notte, siamo un format di aperitivi-apericena. Il menù è composto da 3 taglieri di dimensioni diverse, abbinati a prodotti di pasticcieria di mare, di rosticcieria di mare e crudi. Immagine copertina: ufficio stampa

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Libri

La signorina di Aldo di Mauro a In-chiostro

Aldo di Mauro presenta il nuovo romanzo La signorina nel chiostro di San Domenico Maggiore, nell’ambito dell’iniziativa In-chiostro. «Conoscere il passato di una persona ce la rende più vicina». Questa frase pronunciata da Aldo di Mauro può riassumere la presentazione del suo ultimo romanzo La signorina, avvenuta venerdì 11 settembre a San Domenico Maggiore nell’ambito dell’iniziativa In-chiostro che, fino alla fine del mese, promuove l’importanza della lettura e della carta stampata come strumento di rinascita dopo i mesi difficili del lockdown. Aldo di Mauro, biografia e opere dell’autore Nato nel 1947 a Napoli, città dove attualmente vive, Aldo di Mauro è una personalità con un ampio ventaglio di interessi: letteratura, musica, filosofia, poesia e molto altro. Esordisce come poeta nel 1970 con la raccolta Parole e Cose e nel 2001 pubblica per Tullio Pironti Editore Tracce di Vita, che gli vale il premio letterario dell’associazione internazionale Emily Dickinson. Tra il 2006 e il 2007 pubblica la raccolta Occhi negli occhi e il romanzo Ma tu chi sei, che gli vale un sacco di recensioni entusiastiche. Va anche segnalato il saggio Elogio della filosofia del 2007. Dal 1982 è iscritto alla S.I.A.E ed è autore di numerose canzoni, nonché di commedie e monologhi teatrali. La signorina. Romanzo di una Napoli che non esiste più La signorina (sottotitolo: storia di una pianista d’altri tempi) è stato presentato a San Domenico Maggiore in un incontro coordinato dal giornalista Giuseppe Giorgio, il quale l’ha definito «un romanzo di formazione di una donna di altri tempi». La protagonista è, per l’appunto, una donna che vive nei pressi del conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli. Ella passa gran parte del suo tempo isolata, suonando il pianoforte e cimentandosi in brani di musica classica e napoletana. La monotonia della sua vita sembra spezzarsi quando inizia a frequentare un giovane uomo, anch’egli pianista, ma una rivelazione è destinata a rimettere tutto in discussione. Una vicenda narrata sullo sfondo di una Napoli riconoscibile in ogni sua strada e via. Nel descrivere il suo romanzo Aldo di Mauro insiste sul tema del passato. Un qualcosa che nei tempi odierni sta scomparendo, soprattutto all’interno delle famiglie. «Nelle famiglie dove non si dialoga non c’è storia. I figli conoscono i genitori nella loro veste genitoriale, ma i genitori non conoscono i loro figli». Da questa massima l’autore ci conduce lungo un viaggio nella Napoli degli anni ’50, mostrando foto di persone e oggetti di quei tempi confinati in una dimensione archeologica come la vammana, la levatrice che aiutava le donne a partorire in casa o i grandi televisori che appartenevano alle famiglie benestanti di ogni condominio le quali invitavano le altre a guardare le prime trasmissioni della RAI. Ma viene rievocato anche il momento delle periodiche, riunioni che avvenivano nelle case private delle famiglie dove spesso e volentieri si recavano le donne nella speranza di trovare marito oltre a contenere, al loro interno, momenti dedicati alle esecuzioni di canzoni del repertorio napoletano e a divertenti poesie comiche che rivivono grazie […]

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Food

Festival degli Artisti del Gusto, recensione della serata

Si è tenuto martedì 8 settembre, presso Villa Diamante a Posillipo, l’atteso “Festival degli Artisti del Gusto”, evento che raccoglie e mette insieme una parte delle vaste eccellenze enogastronomiche campane. Immersi nel verde dei giardini di Villa Diamante, in una (nuovamente) calda serata di un martedì di fine estate, nel rispetto di tutte le misure di sicurezza e linee guida Covid 2019, gli invitati hanno potuto riappropriarsi, in parte, di una perduta, o almeno messa in stand-by, normalità: e non poteva esserci occasione più ghiotta, per ricominciare a vivere gli eventi e la ricchezza che il nostro territorio ci propone. Anche quest’anno l’ideazione e l’organizzazione di Angela Merolla non hanno deluso le aspettative, proponendo, a tutti i partecipanti della serata, piatti che spaziavano dalla tradizione culinaria campana, come la pizza fritta con cicoli e ricotta, fino ad arrivare a rivisitazioni di ricette e piatti tipici, assemblati con materie prime e ricette mutuate da varie parti del mondo, come i decisamente orientaleggianti gyoza ripieni di carne di bufala cilentana, con l’intento di creare un ideale ponte che possa unire tradizione e innovazione, oriente e occidente. Non da meno anche le mani e le menti dei sapienti pastry chef, presenti alla manifestazione di gusto, sono stati in grado di prendere la tradizione e rivisitarla creando, ad esempio, monoporzioni di pastiera fredda, o il dessert “percochella” con riduzione di vino rosso (un dolcetto che fa palpitare i cuori di molti, al ricordo di pranzi domenicali estivali all’insegna della percoca nel vino, il più classico dei classici), passando per i più classici cestini di frolla, crema pasticciera e fragoline, ai babà ripieni di crema al limone in infusione. A coronare la serata, un accompagnamento di vini tipici campani, bianchi, rossi e rosati, passando per il caffè e l’ammazzacaffè, rappresentato da un amaro a base di erbe, e da vari infusi alcolici, dai variegati gusti di liquirizia, camomilla e lime, basilico e peperoncino, e così via. Nell’augurarci che questo Festival degli Artisti del Gusto possa rappresentare solamente il primo passo verso una, non ancora del tutto, ritrovata normalità, approfittiamo di eventi come questi per ricordarci, in primis, di quanto ricco, fecondo e diversificato sia il nostro territorio, offrendoci la possibilità di poter sperimentare contaminazioni di gusti e sapori sempre nuovi, mantenendosi però sempre familiari e sottolineando quanto siano importante la contaminazione culturale e l’incontro di culture diverse, che sia a tavola o nella vita. Immagine copertina: Marcello Affuso

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Food

Ohana Pokè Napoli: sentirsi a casa alle Hawaii

Pesce crudo fresco di qualità, riso, verdure, frutta, tutto in una bowl dai colori freschi e vivaci. Ohana Pokè è il nuovo piccolo locale nel cuore del Vomero dove sperimentare la migliore cucina hawaiana e gustare ciotole coloratissime e freschissime pokè da comporre a seconda dei gusti personali o già pre-composte. Un piatto leggero, fresco e poco calorico, che nella lingua hawaiana significa “tagliare a pezzi” e si riferisce all’ingrediente principale:  il pesce, che è quasi sempre crudo.  Il pokè combina riso (riso jasmime, riso venere, riso da sushi ) con vegetali e cubetti di pesce crudo o cotto (salmone crudo speziato, tonno crudo speziato, ricciola cruda, gamberi, pescato del giorno alla piastra), salse, semi, spezie, frutta secca e topping vari. Ohana Pokè nasce dal sogno di due fratelli, Fabrizio e Flavia Loprete , giovani ristoratori, con già molti anni di esperienza nel campo della ristorazione nazionale e internazionale. ai quali Lilo e Stitch hanno insegnato che  * OHANA SIGNIFICA FAMIGLIA *. «Ohana significa famiglia, e nella famiglia nessuno rimane indietro»– dice Fabrizio Loprete «Significa sentirsi a casa e prendersi cura dell’altro. Il nostro obiettivo è quello di far gustare la spensieratezza e la serenità dell’estate, i profumi e i sapori tropicali tutto l’anno, allargando sempre di più la nostra famiglia. Abbiamo pensato proprio a tutto all’interno di Ohana Pokè, dall’offerta culinaria tipica giappo-hawaiana, all’arredamento curato in dettaglio nei suoi infiniti colori, per far sentire i nostri clienti alle Hawaii, ma nel pieno del quartiere Vomero».   Ohana Pokè: le Hawaii a Napoli Il pokè è la nuova tendenza culinaria approdata a Napoli e proveniente dalle isole Hawaii.  Si tratta di un’insalata coloratissima da comporre a seconda dei gusti personali. Il piatto, nato dalla fusione della cucina giapponese con quella hawaiana, deriva dalla tradizione dei pescatori delle isole Hawaii, che erano soliti preparare la pietanza con gli scarti del loro pescato e mangiarlo come spuntino. La base del piatto è, invece, il riso, sushi o integrale, oppure la quinoa, la misticanza, gli spaghetti di riso o l’insalata mista, cui viene aggiunto salmone, tonno, gamberi (scottati, al vapore o, quasi sempre, crudi). Il condimento prevede, in diverse combinazioni, salsa di soia, olio di sesamo, lime, latte di cocco, ecc. con aggiunta di spezie. La ciotola viene, infine, completata con un topping di wakame, edamame, avocado, ecc.  Ohana Pokè è un locale, intimo e accogliente, che mixa la tradizione culinaria hawaiana con quella campana e giapponese. Propone una cucina fusion, che spazia dalle poke bowls tradizionali a bowls rivisitate rivisitati in chiave napoletana (Riso sushi, cozze di Bacoli, datterino giallo, zucchine, tarallo sbriciolato), passando per i rolls fino alle sweet bowl. Il sogno della cucina Hawaiana: Fabrizio Loprete si racconta «Ho iniziato nel campo della ristorazione quando ero molto piccolo e nel giro di qualche anno a Milano sono riuscito nella gestione di diversi ristoranti. La mia passione per la cucina orientale ha avuto inizio quando ho iniziato a viaggiare molto e ho avuto modo di conoscerla a fondo. Ho amato tanto, […]

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Napoli e Dintorni

La staffetta antologica a cura di Vincenza Alfano: la presentazione nel primo weekend di In-Chiostro

Al via In-Chiostro, la rassegna letteraria che ricongiunge editoria e grande pubblico nella suggestiva cornice del chiostro di San Domenico Maggiore a Napoli: ogni fine settimana, dal giovedì alla domenica, per tutto il mese di settembre Ripartire dalla cultura, ripartire in sicurezza, nel pieno rispetto delle regole anti-covid ma con l’intenzione e la speranza di un ritorno graduale alla normalità: ogni fine settimana, dal 3 al 26 settembre la letteratura torna al centro della scena con una moltitudine di eventi afferenti alla rassegna In-Chiostro, eventi che ricongiungono editori, scrittori e pubblico, a lungo divisi e messi a dura prova dai difficili mesi del lockdown. La rassegna, nata dall’idea delle case editrici Valtrend, inKnot e Homo Scrivens dell’Associazione Campana Editori, vuole porsi come simbolo di rinascita, la letteratura diviene la fenice che risorge dalle ceneri di una triste stagione delle nostre vite che ha messo in ginocchio il settore della cultura, dell’editoria e dello spettacolo. La rassegna presenta un programma ricco di ospiti e di eventi, tra presentazioni di libri ed incontri con autori e curatori, offrendo finanche la possibilità di proporre i propri manoscritti alle firme editoriali ivi presenti. Ogni settimana, la manifestazione si tingerà di un diverso colore di in–chiostro, per indicare il genere letterario tematico di quella settimana: nel primo weekend (3-6 settembre), In-Chiostro Blu per narrativa, narrativa per ragazzi, poesia e attualità, nel secondo (10-13 settembre) In-Chiostro Rosso, per gialli, noir, storia e filosofia, nel terzo (17-20 settembre) In-Chiostro Giallo Senape, per cucina, salute, poesia e saggistica, mentre chiuderà la rassegna (25-26 settembre) In-Chiostro Verde, con arte, fumetti, fantasy, turismo, cultura napoletana e tecnologie Nella serata del 5 settembre, nel primo weekend della rassegna, si è tenuta una Staffetta Antologica: la presentazione dei due volumi Vizi capitali in cento parole e Napoli a 45 giri, entrambi editi da L’erudita, due raccolte di racconti curate dalla scrittrice napoletana Vincenza Alfano, due lavori nati dalla fucina letteraria L’Officina delle parole durante i duri giorni della quarantena. Due progetti corali cui aggrapparsi nei giorni della solitudine e della paura, perché la letteratura è ciò che ci tiene, nonostante tutto, ancorati alla vita, alle speranze, ai sogni. «Sono libri-laboratorio, sono piccoli gioielli, scrigni dai quali si attinge per esprimere le proprie emozioni e le storie con le parole essenziali ed efficaci, scrivere significa far affiorare le nostre fragilità, le nostre ossessioni. Attraverso la scrittura ci denudiamo» spiega la curatrice, con particolare riferimento alla brevità dell’esperimento letterario, denso, complesso ed affascinante, delle 100 parole in Vizi capitali; un «esercizio di semantica e di stile, vero gioco letterario» in cui gli autori dell’Officina, volti nuovi e già noti del panorama letterario napoletano, si sono di sovente impegnati. Napoli a 45 giri, la seconda antologia presentata nel corso della serata, è invece un più esteso esercizio di scrittura narrativa che fa parte di un ciclo (non soltanto Napoli raccontata a 45 giri, ma anche Roma e Milano), nel quale i 45 autori della raccolta si sono cimentati nella prova di raccontare Napoli scegliendo come […]

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Napoli e Dintorni

Amleto di Franco Nappi al Castello Lancellotti di Lauro

Amleto di Franco Nappi al Castello Lancellotti di Lauro Il Castello Lancellotti di Lauro riapre le sue porte per lo Shakespeare Summer Dream: Il 22 e il 23 Agosto Il Demiurgo e l’associazione culturale Pro Lauro ripropongono un’opera di William Shakespere, dopo il Riccardo III del mese scorso. Il cortile del castello diventa questa volta il palcoscenico della tragedia più celebre dello scrittore inglese; la corte è quella di Danimarca, dove il re e la regina devono fare i conti con un principe singolare; Amleto. La regia è ancora quella di Franco Nappi, gli interpreti: Andrea Cioffi nei panni di un ironico quanto inquieto Amleto, Chiara Vitiello interpreta una magistrale Ofelia, Alessandro Balletta è Orazio, il fedele compagno del principe Amleto, Franco Nappi il meschino re Claudio, Roberta Astuti è l’austera e ambigua madre di Amleto nonché regina Gertude, Nello Provenzano è invece il ciambellano Polonio, padre di Ofelia e di Laerte, Antonio Torino. Amleto di Franco Nappi è senza dubbio la tragedia del lutto e del dubbio, oltre che del pensiero smodato che arriva a inaridire e a ritardare l’azione, della pazzia che si confonde con la realtà, della messa in discussione di ciò che è giusto e morale e di ciò che non lo è. Il dubbio -“amletico” per definizione- però rimane, fino al tragico finale, che infondo non risolve, ma forse esorcizza. La storia di Amleto Ad Elsinore, in Danimarca, una cerimonia apre la scena; re Claudio e la sua regina, Gertrude, hanno coronato il loro sogno d’amore. Il sogno però si rivela ben presto un incubo per il figlio della regina, Amleto; il padre è morto da un mese e la madre lo ha già sostituito col fratello. Amleto non si dà pace e non riesce a condividere la gioia delle nozze; è l’unico infatti a portare ancora i segni del lutto, non solo nei vestiti, bensì sul volto, nell’animo, nel suo agire, o non agire. L’apparizione del defunto re e padre, che svela al figlio la reale causa della sua morte, enfatizza il dolore e l’inquietudine di Amleto; è stato suo fratello Claudio ad avvelenarlo per usurparne il trono. Amleto è distrutto; sta vaneggiano o è realmente suo padre a rendere concreti i suoi dubbi e la sua amarezza? Il defunto re chiede inoltre ad Amleto di essere vendicato; lo spinge dunque all’azione. Eppure il principe non può fare a meno di ponderare, di riconsiderare e rimodulare le parole nei suoi monologhi a voce alta. L’azione è sempre ritardata, procrastinata; la realtà che lo circonda gli sembra tutta una pantomima, ma agli occhi degli altri è lui il folle. Prima di agire Amleto ha bisogno di una prova; decide così di utilizzare quella messa in scena, quella falsità di cui si sente circondato attraverso il mezzo per eccellenza, quello capace di concretizzare tutte le passioni umane e farle sfilare davanti agli occhi degli uomini; approfitta quindi dell’arrivo di alcuni commedianti per inscenare la morte di un re. L’assassino è suo fratello, che diventa re e […]

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Napoli e Dintorni

BAIAExperience è un’immersione virtuale nell’antichità

Baia sommersa riemerge e prende vita. I resti custoditi sul fondo delle acque dei Campi Flegrei oggi ci parlano e si mostrano con lo spendore delle origini. Tutto questo è reso possibile dall’ultimo progetto presentato dall’Associazione BAIAExperience che fornisce un tour virtuale e totalmente immersivo. Ci si immerge nella simulazione e si finisce letteralmente sott’acqua a passeggiare tra i resti degli ambienti termali romani in corrispondenza di Punta Epitaffio. Il visore di ultima generazione permette di vivere completamente questo viaggio e dai resti coperti di sabbia cominciano a risorgere le antiche mura e via via le stanze, i marmi, l’oggettistica, fino a ritrovarsi in un viaggio nel tempo nell’antica Roma. Il ritrovamento dell’area riprodotta si deve alle ricerche archeologiche portate avanti dal 1984 dagli archeologi subacquei Nicolai Lombardo, Eduardo Scognamiglio e Gennaro di Fraia. Dai primi passi (anzi, primi tuffi) in questo sito archeologico ad oggi, la tecnologia è nata, cresciuta e divenuta in grado di dare il proprio contributo alla scoperta. Ecco quindi verificarsi l’epifanico incontro tra l’archeologo Nicolai Lombardo e l’esperto in programmazione ed informatica Lello Di Francia. Prende piede l’idea di una riproduzione del sito sommerso unendo le loro competenze ed oggi questo sogno vede la sua realizzazione nel tour virtuale BAIAExperience. Con BAIAExperience si viaggia a ritroso nel tempo L’immersione virtuale dura 25 minuti durante i quali si passeggia tra i diversi ambienti termali guidati dalla voce che introduce e spiega le varie ricostruzioni. Nulla è infatti stato lasciato troppo all’immaginazione nel rispetto del rigore scientifico che muove l’intero progetto. Le riproduzioni degli accessori sono garantite dalle comparazioni con gli utensili rinvenuti negli importanti scavi di Pompei ed Ercolano, la spartizione degli ambienti e altri dettagli si sono ricavati confrontando i ritrovamenti con il grande sito archeologico di Ostia, infine i colori degli stupendi marmi riprodotti sono in realtà una certezza. Tra i granelli di sabbia del fondale marino sono stati trovati anche frammenti di diverse tipologie marmoree dalle variopinte tonalità. E laddove non vi è possibile procedere con deduzioni scientifiche o scoperte, si rispetta il mistero ancora da risolvere e non ci si forza ad azzardate supposizioni. Il riferimento va in particolare ad un’area del sito di Baia non ancora ben identificata. Si sa che è un unicum nel suo genere per la pianta esagonale e le nicchie disposte in diagonale, ma non si sa a quale scopo fosse destinata la realizzazione di tale spazio. Il tour fa brillare gli occhi a chiunque provi questa esperienza unica e appassiona gli esperti nel campo quanto lo spettatore comune, che per la prima volta riesce a vedere con i propri occhi una realtà spesso solo narrata dai libri. Il progetto è stato promosso e garantito dal Sindaco di Bacoli Josi Gerardo Dela Ragione, al fine di valorizzare e promuovere le bellezze custodite dal suo territorio. Difatti si tratta di un primato per i Campi Flegrei e un’innovazione nel campo del turismo, rendendo accessibile l’esperienza anche a chi non può praticare immersioni. Anzi, per i sub un’ulteriore tappa […]

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Napoli e Dintorni

Capodimonte apre le porte alla musica e al cinema

Il Real Bosco di Capodimonte negli anni si apre sempre più ad uno scambio e contaminazioni con diverse forme d’arte. Non solo nel Museo custodisce e mette in mostra svariate esposizioni, ma quest’anno dopo aver ospitato alcuni appuntamenti del Napoli Teatro Festival si apre a nuovi progetti e proposte per l’estate e l’autunno a suon di musica e cinema. Festival Musica Popolare del Sud Italia Arte è tale se esprime una visione, un sentimento, un messaggio e come non far spazio dunque in questo bucolico dialogo tra cultura e natura anche alla musica e al cinema? L’estate 2020 sui grandi prati del Bosco di Capodimonte risuonerà con le note della musica popolare napoletana. Un Festival del Sud Italia che si pone in una dialettica di continuità con i reperti esposti all’interno del Museo. Un legame esplicitato già nell’immagine che distingue il festival: due antiche tazze con raffigurazioni di classici balli napoletani! Gli appuntamenti si concentrano in una tre giorni che ha inizio l’8 agosto e termina in climax con uno speciale per la Notte di San Lorenzo. Il biglietto è gratuito e le persone potranno accedere in totale sicurezza (e nel piedo rispetto delle norme anti-covid) muniti di telo per potersi sedere sull’erba e lasciarsi trasportare da canti e ritmi popolari. Il primo giorno sono previsti la pizzica salentina “Core de Villani” e gli organetti calabresi de “Le Muse del Mediterraneo feat. Antonio Grosso e Ciccio Nucera”. Il 9 agosto è dedicato alla Tarantella di Paternopoli con “I virtuosi della Tarantella” e ai Canti della Terra di Pomigliano d’Arco con “Rareca Antica”. La magica Notte di San Lorenzo ospiterà invece una “Petit Ensemble MusiCapodimonte”, che con la voce di Aurora Giglio allieterà il pubblico in attesa delle stelle cadenti. Cinema con la rassegna “Monelli e Ribelli” Ma il Real Bosco di Capodimonte non si ferma qui. Ha in serbo un altro progetto culturale, stavolta legato al mondo nel cinema. In un rapporto via via più stretto con il mondo della cinematografia, il Bosco apre il suo cortile per appuntamenti di cinema all’aperto. Dopo una serie di reazioni positive da parte del pubblico e degli esperti a questo nuovo connubio, sembra ci siano in programma diverse idee per proseguire questo tipo di format. Per il momento si può star sicuri che per il mese di settembre verranno proiettati nei weekend film interessanti e dedicati a temi dell’infanzia e dell’adolescenza; da qui il nome della rassegna “Monelli e Ribelli”. Si esplorano diverse realtà e storie per restituire un quadro abbastanza ampio sulle realtà e le difficoltà di questa fase di vita. L’11 settembre “Dililì a Parigi” di Michel Ocelot ci porta nel fermento della Parigi Belle Epoque, mentre con “Vincent” di Tim Burton, prodotto dalla Walt Disney, si segue la storia di un avido lettore di 7 anni. Il 12 settembre è dedicato ai più piccoli con “Il libro della giungla” di Wolfgang Reitherman e il 13 settembre ai bimbi cresciuti che conservano uno sguardo di fascino e magia sul mondo con […]

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Napoli e Dintorni

Iliade – la Guerra di Troia, in scena al Castello Lancellotti

 Iliade – la Guerra di Troia: un classico in chiave moderna in scena al Castello Lancellotti  Le porte del Castello Lancellotti si aprono in una ventilata sera di fine luglio, per prestare le proprie mura a quelle più famose della storia: “Iliade – la Guerra di Troia” è il titolo dello spettacolo andato in scena sabato 25 luglio, con drammaturgia di Franco Nappi e Daniele Acerra, regia di Franco Nappi e con Chiara Vitiello, Franco Nappi, Daniele Acerra, Marco Serra e Andrea Cioffi. Un numero esiguo di attori (al fine di rispettare le norme relative all’emergenza sanitaria ancora in atto) reinterpreta il poema omerico in chiave modernizzante, tenendo sempre sotto braccio la falsariga antica: “Cantami, o Diva, del Pelide Achille, l’ira funesta“, i celebri versi dell’Iliade riecheggiano all’inizio e al termine dello spettacolo, ma poi il ceco narratore prende la parola e parla a noi, uomini del ventunesimo secolo, con parole attuali delle gesta lontane, radici da cui si innalza e si dirama tutta la poetica occidentale. Lo spettacolo è stato realizzato grazie alla collaborazione de Il Demiurgo con le associazioni Pro Lauro, Pro Loco e Feir. Iliade: la Guerra di Troia Attraverso la voce del ceco narratore i versi del poema prendono forma. In scena anche i due protagonisti e artefici del mitico scontro: Paride, figlio di Priamo nonché principe di Troia, e Menelao, re di Sparta, legittimo consorte di Elena, il pomo della discordia. Il volere divino ha stabilito che Paride, il principe valente, decidesse chi fosse la più bella tra le dee; lui sceglie però Elena e, innamoratosi di lei, la rapisce. Paride e Menelao dividono la scena e si alternano in un monologo che insieme benedice e maledice la donna amata da entrambi, strappata dall’uno all’altro. Elena è solo evocata ma presente nel drappo rosso che i due stringono: Paride con languido amore, Menelao con fame di vendetta. Un’altra donna funge, però, da bagliore che illumina la narrazione: rosse le sue vesti, morbide le ciocche, stringe al petto un fagotto nero, suo figlio. Una melodia anticipa i suoi passi; la sua ninna nanna è malinconica perché i suoi versi evocano un passato lontano, eroico ma tragico. La donna è Andromaca, moglie del valoroso Ettore, figlio di Priamo e fratello di Paride nonché capo dell’esercito troiano. La ninna nanna è la rievocazione di ciò che è accaduto, il ricordo del valore dei troiani e soprattutto di suo padre Ettore. Di lì innanzi, i protagonisti si alternano in scena come spettri di un passato già scritto dal fato. Nonostante questo però, come lo stesso narratore ricorda, questa è una storia di carne e sangue e quindi anche di cuori che battono, di sentimenti, di valori. Gli scontri, le alleanze e i patti rievocati seguono tutti le passioni degli uomini più che degli eroi: la decisione di scendere in guerra di Menelao e Agamennone, suo fratello e re di Micene, risponde all’esigenza di vendicarsi del torto subito ma soprattutto a quella di assediare e radere al suolo Troia; a […]

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Food

SfogliateLab di Vincenzo Ferrieri presenta il nuovo aperitivo a piazza Dante

SfogliateLab, il noto brand di bar-pasticceria di Vincenzo Ferrieri con sede storica a piazza Garibaldi, apre un secondo punto vendita a piazza Dante, 80, il primo luglio, a vent’anni dall’apertura della prima sede: un’apertura che è anche rinascita, un buon auspicio per lasciarsi alle spalle un periodo terribile: è al padre Salvatore, guarito dal Coronavirus, che il figlio Vincenzo dedica quest’apertura, un nuovo inizio denso di speranze e preludio di un successo garantito dalla fama della brand, ormai baluardo della tradizione pasticciera napoletana da tre generazioni, tra storia e creatività. Stanchi del solito aperitivo a base di patatine e olive? Niente paura! Vincenzo Ferrieri presenta il nuovo aperitivo di SfogliateLab   Sabato 25 luglio Vincenzo Ferrieri presenta il nuovo aperitivo a base di sfogliatelle rustiche nella nuova sede di SfogliateLab: un ottimo menù a base di sfogliatelle ricce rustiche, connubio di tradizione ed innovazione per soddisfare ogni palato, da gustare in compagnia. Una deliziosa sfoglia croccante, come insegna la tradizione, che avvolge -letteralmente- i sapori tipici della cucina napoletana: salsicce e friarielli, peperoni, melanzane, provola, ricotta e salame. Per chi invece avesse voglia di dolce, nel menù del nuovo punto vendita SfogliateLab non possono di certo mancare le celebri Sfogliacampanelle, sfogliatelle ricce dolci classiche, al cioccolato, al pistacchio, ricotta e pera o in altre varietà in una particolare forma conica che ricorda, appunto, una campanella. Ma la fantasia di Vincenzo Ferrieri non si ferma qui: il nuovo bar-pasticceria di piazza Dante reinventa una ricetta tipica della tradizione dolciaria italiana in una presentazione decisamente originale e iconica della nostra città. Si tratta del Mokamisù, un tiramisù, preparato nella sua ricetta classica, servito all’interno di una moka che il cliente può portare a casa con sé. Un oggetto immancabile nelle case degli italiani e, particolarmente, dei napoletani, dove il caffè è oggetto un vero e proprio culto, un rito che si ripete più volte in un giorno e che ha del sacro in tutte le sue fasi, dalla preparazione fino alla degustazione. Cantava Domenico Modugno, nella celebre canzone dedicata al caffè di Modugno e Pazzaglia, “Ah, che bellu cafè, sulo a Napule ‘o sanno fa’/ e nisciuno se spiega pecché / è ‘na vera specialità!“. Una presentazione innovativa di uno dei dolci più apprezzati e conosciuti tanto in Italia quanto all’estero della nostra tradizione dolciaria nazionale, che di certo attrarrà tanto i turisti quanto gli affezionati avventori napoletani del locale. Al centro di piazza Dante, ai piedi della statua del Sommo Poeta uno striscione recita: “Essere napoletani è meraviglioso”. Seduto ad uno dei tavolini di SfogliateLab, centrale rispetto alla piazza, gustando le sue ultime prelibatezze in una delle piazze più belle e vitali della città, è impossibile dubitarne. Foto di Serena Schettino  

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