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Eroica Fenice

La categoria Napoli & Dintorni contiene 574 articoli

Napoli & Dintorni

Il backstage del San Gennaro Day, tra premi e artisti

Per il San Gennaro Day giunto alla sesta edizione l’appuntamento è il 24 settembre sul sagrato del Duomo. La chiesa fa da spettacolare cornice ad un evento unico, durante il quale si conferiscono premi in onore di San Gennaro a personalità appartenenti al mondo della musica, del cinema, dello spettacolo e dell’imprenditoria che portano alto l’onore partenopeo in Italia e nel mondo. Quest’anno è stato istituito anche un premio in onore di Bud Spencer, al fine di commemorare un attore formidabile, famosissimo per la sua violenza comica a fin di bene. La direzione artistica e l’idea sono di Gianni Simioli, che ha avuto modo di adunare questo consesso imperdibile grazie soprattutto all’appoggio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli. San Gennaro Day: noi di Eroica siamo andati a vedere cosa succedeva dietro le quinte Una kermesse a tutto tondo quella del San Gennaro Day: attori, cantanti e volti noti popolano il dietro le quinte immerso sin da subito in un’attività frenetica e caotica. Così noi di Eroica abbiamo avuto l’occasione per una sera di stare a stretto contatto con loro e vivere il mondo dello spettacolo al di qua del confine col palco. Abbiamo avuto modo di comprendere quanto duro lavoro ci sia dietro uno spettacolo di intrattenimento come questo, quanta organizzazione, ma soprattutto quanta emozione è necessaria per tenere alto il ritmo. Tra le personalità di spicco erano presenti Mimmo Borrelli, definito dalla critica uno dei più grandi drammaturghi contemporanei, Franca Leosini, giornalista partenopea che ha guadagnato stima e apprezzamenti anche tra i più giovani, Biagio Izzo che non ha bisogno certo di presentazioni e poi Pio e Amedeo che con la loro comicità vulcanica hanno scatenato il pubblico. Grande ospite d’onore Luciano de Crescenzo, premiato per la carriera longeva in onore del suo compleanno. Siamo riusciti ad intervistare Salvatore Esposito, famosissimo ormai per il ruolo di Genny Savastano in Gomorra e protagonista nel film Puoi baciare lo sposo. Si è detto entusiasta ed onorato di essere presente al San Gennaro Day, dal momento che è un’occasione per assaporare le sue radici partenopee. Il ricordo va anche a Bud Spencer, attore importantissimo per la sua formazione artistica. Tra i cantanti Tony Tammaro, Luchè, Enzo Gragnaniello, il quale ci ha confidato a breve uscirà il suo nuovo album ricco di riferimenti colti, e Francesco di Bella, a cui è stato dato il premio per la sua carriera ventennale. A noi di Eroica si è detto immensamente grato per questo riconoscimento arrivato a tributare una carriera che il più delle volte è stata sotterranea e la cui massima bellezza è stata raggiunta in un momento di basso successo della musica indipendente. Il 25 ottobre uscirà il suo terzo album da solista. Il miracolo che si augura? Una svolta positiva per quanto riguarda la società tutta, in un frangente politico che non fa sperare al meglio. Come non parlare poi di Assunta Pacifico, timoniere da sempre del ristorante A’ figlia d”o Marenar, scintillante nel suo abito nero, perfettamente a suo agio tra le grandissime personalità […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Beppe Fiorello tra gli “Imbavagliati”

Non poteva che essere lui, Beppe Fiorello, il testimonial d’eccezione di Imbavagliati, il festival di giornalismo civile in corso al Pan fino al 26 settembre. Ospite a “Mai più soli!”, convegno dedicato all’analisi dei cambiamenti nella narrazione dei fenomeni criminali in tv e al cinema, l’attore siciliano è noto al grande pubblico per aver interpretato personaggi di grande caratura, spesso portatori di verità un po’ scomode. Gli uomini raccontati da Beppe Fiorello Recentemente ha vestito i panni di Domenico Lucano, sindaco di Riace, piccolo borgo calabrese che ha superato il rischio di spopolamento grazie all’inserimento del tessuto sociale di profughi e immigrati regolari. Modello di accoglienza e integrazione, la storia di Riace ha ispirato “Tutto il mondo è paese”, fiction che avrebbe dovuto andare in onda sulla Rai ma che è stata invece sospesa dal palinsesto perché al sindaco Lucano è stato recapitato un avviso di garanzia per alcuni presunti reati collegati alla gestione del sistema di accoglienza. Ad accendere i riflettori sulla controversa vicenda attraverso l’hashtag #iostoconRiace è stato, nei giorni scorsi, lo stesso Fiorello. Sul suo account Twitter l’attore aveva scritto: “Non è la prima volta che una mia fiction viene bloccata. Anni fa le foibe, il governo di allora non gradì, poi la storia di Graziella Campagna (N.d.R. giovane vittima della mafia), l’allora Min. della Giustizia si indignò, ora Riace, bloccata perché narra una realtà e nessuno/a dei miei colleghi si fa sentire”. Nell’introdurre il suo ospite, Desirée Klain, ideatrice di Imbavagliati, ha poi ricordato alcuni suoi ruoli legati anche a Napoli, come quello di Giuseppe Moscati, il medico dei poveri, Salvo D’Acquisto, vice brigadiere medaglia d’oro al valor militare aver salvato vite durante la seconda guerra mondiale, o ancora Marco Giordano della miniserie “Io non mi arrendo” (liberamente ispirata alla figura di Roberto Mancini, il poliziotto morto per tumore dopo essere stato il primo ad aver indagato sullo sversamento illegale di rifiuti speciali e tossici in Campania). Beppe Fiorello all’incontro “Mai più soli” Al perché continui a scegliere personaggi di questo tipo, Beppe Fiorello sorride e risponde: “Tutti gli uomini che ha raccontato somigliano un po’ a mio padre”.  Pone così l’accento sul fatto che per lui più che come eroi, dovrebbero essere visti come uomini normali, uomini che hanno semplicemente svolto il loro lavoro.  “Mi interessa – afferma – dire che quelle storie esistono senza avere la pretesa di lanciare un messaggio”. Del resto, come afferma il vice direttore di Rai Fiction Francesco Nardella, anch’egli presente al convegno: “il racconto travalica la superficialità e permette di raccontare delle storie anche sconosciute”. Sulla necessità di raccontare normalità e non eroismi insiste Don Tonino Palmese, presidente della Fondazione Polis che, insieme a Imbavagliati, ha organizzato l’incontro. Don Tonino denuncia un’ovvietà del male in territori dove alcune belle realtà (cita come esempio quella dell’associazione Libera) vengono viste come l’eccezione dato che ciò che le mafie, uccidendo vittime innocenti, uccidono la normalità. “Noi siamo abituati alla normale devianza, dove i normali vengono considerati sovversivi”, concorda il sindaco De Magistris.  […]

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Food

FaceFood, tra social, risate e gusto

È stato presentato venerdì 21 settembre FaceFood, nuovo interessante format che punta sul binomio eccellenze gastronomiche – spettacolo Dall’esperienza decennale della giornalista ed esperta di food Laura Gambacorta e dal genio di uno dei comici partenopei più amati, Lino D’Angiò, nasce FaceFood, un concept rivoluzionario che punta sui social e sui suoi strumenti di condivisione e streaming per regalare ai clienti dei ristoranti dove verrà ospitato un’esperienza culinaria fuori dagli schemi. Il suo funzionamento è semplice quanto innovativo. Nelle serate FaceFood il ristorante si trasforma, attraverso una serie di telecamere e di sofisticati software, in uno studio televisivo virtuale che vedrà padroni di casa la giornalista e lo showman col il suo enorme bagaglio di personaggi e parodie che volta per volta “disturberanno” il programma. Tra i vari sketch, ideati ad hoc per ogni serata così da essere sempre coerenti con le peculiarità del locale ospitante, non mancheranno gag e rubriche che vedranno protagonisti, tra gli altri, Maurizio Costanzo, che si cimenterà in improbabili ricette per la sua Maria, un sempre affamato Carlo Ancelotti e un irriverente ed accattone Presidente De Laurentis. Ci sarà poi l’imitazione di Antonino Cannavacciuolo, trasformato dal mattatore di TeleGaribaldi e Made in China, nel divertentissimo “Caccavacciuolo” con il suo show “Cucino da incubo”. Diretta dopo diretta, lo spettacolo in divenire, trasmesso in diretta Facebook, coinvolgerà i titolari del locali, gli chef ma anche il pubblico da casa che potrà interagire a suon di like e di commenti allo streaming. FaceFood, non solo “dirette”  FaceFood è intrattenimento, quindi, ma anche – e qui entra in gioco l’esperienza di Laura Gambacorta – food di qualità, marchio di fabbrica degli eventi organizzati dalla giornalista. Un binomio particolare, una coppia tutta da sperimentare, certo, ma che potrebbe rivoluzionare un mercato saturo di proposte ma povero di idee. Queste sono le nostre prime impressioni sul format che è stato presentato alla stampa e agli addetti ai lavori venerdì 21 settembre alla Locanda del Profeta (Vico Satriano 8c), dove abbiamo avuto il privilegio di testare in prima persona le potenzialità del format e poi di assaggiare alcune splendide creazioni dello Chef Simone Profeta. Questo è il menù che ci è stato gentilmente offerto, che rispecchia l’inventiva e il talento del suo patron: Finger Spaghetti di zucchine con spuma di provolone del Monaco e centrifuga di basilico Pancetta, vellutata di friarielli e mandorle tostate Patata quadrata, alici, ricotta di bufala al limone e lattuga di mare Antipasto Cupola di gamberi blu della Nuova Caledonia ripiena di tartara di tonno, mozzarella, olive verdi e salsa di blu curacao Primo Tagliolini, burro e tartufo nero Secondo Cotoletta alla milanese Dolce Babà sferico con zuppetta di frutta esotica Vini Pietrafumante caprettone spumante metodo classico Casa Setaro Primitivo since 1923 Torrevento I panini e i grissini contenuti nel cestino del pane vengono impastati con acqua di mare purificata Steralmar

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Eventi/Mostre/Convegni

Imbavagliati: riparte il festival internazionale di giornalismo civile

Mentre la Mehari verde di Giancarlo Siani, simbolo dell’evento, è in giro per la Campania, al Pan, riparte Imbavagliati –  Festival internazionale di Giornalismo Civile. Ideato e diretto da Désirée Klain, Imbavagliati vuole dare voce a tutti quei giornalisti che – come il giovane collaboratore de Il Mattino ucciso dalla Camorra trentatré anni fa – hanno subito o subiscono intimidazioni da associazioni criminali di stampo mafioso o rischiano la vita in regimi dittatoriali pur di fare il proprio mestiere: scrivere e raccontare la verità. Giovedì 20 settembre alle ore 18 al Palazzo delle Arti di Napoli è stata inaugurata la quarta edizione del festival annunciando al pubblico un programma ricco di incontri, workshop e arte. Fino a mercoledì 26 settembre sarà infatti possibile ammirare non una, non due, ma ben tre mostre legate al fotogiornalismo. Tre mostre dedicate al fotogiornalismo per il Festival internazionale di Giornalismo Civile A cura dell’Associazione “Studenti Contro la Camorra” è la mostra di Greta Bartolini “14 – per chi lotta”, una foto intervista dedicata alla giornalista de La Repubblica Federica Angeli. Minacciata di morte per le sue inchieste sulla mafia romana, Federica Angeli vive sotto scorta permanente dal 17 luglio 2013. Il lavoro che ha contribuito alla riuscita dell’operazione Eclisse (l’arresto di 32 persone appartenenti al clan Spada a Ostia) è raccontato dalla stessa giornalista nel libro A mano disarmata – Cronaca di millesettecento giorni sotto scorta e dall’obiettivo di Greta Bartolini (le foto che sono esposte nella mostra sono state selezionate dal libro “Sotto vita”). Dedicata al ricordo dei grandi fotografi che hanno immortalato Napoli e la sua storia è, invece, l’esposizione “Scatti della memoria”. Dalle foto dello scudetto con Maradona agli scatti, non gioiosi ma non meno necessari, di omicidi, retate e fatti di cronaca nera, la mostra ricorda grandi fotoreporter come Mario Siano, Antonio Troncone, Franco Esse, Gaetano Castanò, Giacomo Di Laurenzio (Peppino), Guglielmo Esposito, Franco Castanò. Tutti ad opera di Alfred Yaghobzadeh, fotografo iraniano vincitore del World Press Photo, sono infine i 100 duri scatti dell’esposizione “Faces of War”, a cura di Stefano Renna. Presente all’inaugurazione di Imbavagliati, Alfred Yaghobzadeh ha spiegato con ironia la storia del suo impronunciabile nome. Classe 1979, Yaghobzadeh ha fotografato le prime pietre del muro di Berlino che crollava, ma soprattutto ha dovuto interrompere gli studi per via della rivoluzione che ha sconvolto il suo paese, ha fotografo per 13 anni il conflitto israelo-palestinese e, nel 2011, mentre documentava la Rivoluzione d’Egitto è stato ferito. Eppure, davanti al pubblico, sorrideva e gesticolava con energia, affermando: “ We can’t change the world but we can try to be nice”. Gli imbavagliati da tutto il mondo Altrettanta energia e tenacia hanno mostrato gli altri “imbavagliati” presenti alla cerimonia. Carolin Muscat, vincitrice del Premio Pimmental Fonseca 2018, ha richiamato l’attenzione sull’attuale situazione della libertà di stampa a Malta. Il premio è stato dedicato alla sua collega Daphne Caruana Galizia, la giornalista maltese uccisa in un attentato del 2017. Non molto diversa la situazione in Uzbekistan denunciata dal giornalista Hamid Ismailov che ha ribadito […]

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Food

Pizza napoletana o pizza a canotto? Il confronto da Starita a Materdei

Starita a Materdei, storica pizzeria napoletana, ha visto venerdì 21 il confronto tra due diverse scuole di pensiero sulla pizza. Scopri come è andata! L’arte della pizza, riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio dell’umanità, è un argomento che fa discutere e che divide, da sempre, non soltanto gli addetti ai lavori, ma anche gli amanti della buona cucina. Se per alcuni l’unico disco di pasta possibile è quello d’antica tradizione napoletano, più sottile e soffice, per altri, invece, è la pizza contemporanea di Caserta e provincia, definita a canotto per via del cornicione pronunciato e morbido, quella dal gusto migliore. Starita a Materdei, una sfida a suon di pizza! Sulla questione, venerdì 21 settembre, si è tenuto un primo e interessante confronto: nella pizzeria Starita Napoli, appena premiata dalla Guida Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso con i Tre spicchi, il padrone di casa Antonio Starita ha preparato, per gli organi di stampa, insieme al pizzaiolo acerrano Attilio Albachiara, delle buonissime marinare e margherite. Al primo, dunque, è toccata la realizzazione di una pizza tradizionale, dal cornicione basso; al secondo invece, è toccata la realizzazione di una pizza a canotto. «Premesso che (la pizza canotto n.d.r.) non l’ho mai mangiata, oggi abbiamo voluto dimostrare che con uno stesso impasto si può fare una pizza dal cornicione più basso, e quindi tradizionale, e una dal cornicione più alto, e quindi innovativa. Perciò, posso assicurare che queste due tipologie a Napoli, quartiere per quartiere, si sono sempre fatte: se si va al Vomero, si trova una pizza più stretta e alta; nel centro di Napoli, è più sottile; alla ferrovia, si trova quella a’ rot’ ‘e carrett’ di Michele. Sta al cliente, quindi, decidere quale mangiare.», ha spiegato il titolare della storica pizzeria a Materdei. «Anticamente – ha continuato Starita – l’impasto di riporto si aggiungeva all’impasto fresco. Così, veniva fuori una pizza più alta. Oggi, grazie ai frigoriferi che mantengono la pasta al fresco, l’impasto di riporto quasi non serve, a meno che non si decida di fare quella tipologia di pizze perché la clientela lo richiede». Una buona pizza, dunque, è una buona pizza; polemizzare sulle diverse tipologie, elogiando l’una anziché l’altra, è irriguardoso, prima di tutto, nei confronti di un prodotto, così famoso ed apprezzato, che dovrebbe unire e non dividere. Trofeo Pulcinella: dove e quando si farà Il confronto avvenuto da Starita a Materdei ha dato la possibilità di introdurre la quarta edizione del Trofeo Pulcinella, organizzato dall’Associazione Mani d’Oro, presieduta dallo stesso Attilio Albachiara. «Fra noi pizzaioli, non c’è nessun diverbio e nessuna sfida» ha sentenziato il pizzaiolo di Acerra. «I giovani, però, si stanno innovando. Perciò – ha continuato Albachiara – abbiamo deciso di far approdare questa nuovo tipo di pizza al Trofeo, che si terrà il 24 e 25 settembre alla Mostra d’Oltremare. Ci saranno cento pizzaioli e due giurie, che verranno guidate da don Antonio (Starita n.d.r.) da un lato e da Francesco Martucci dall’altro».

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“Ritratti di territorio 2018”, l’amore per la propria terra

“È un eroe chi, in un contesto difficile, ha la forza, la capacità di non indietreggiare” diceva Dario Fo. Occorrono amore per la propria terra e per la verità. E qualcuno, in nome di questo amore, ha avuto il coraggio di non indietreggiare, di combattere restando nel proprio territorio sfidando i tanti venti contrari, pur di non mettere da parte il proprio sentimento di giustizia. E proprio al “sentimento” è stata dedicata la quinta edizione del “Premio Ritratti di Territorio”, svoltasi martedì 18 settembre 2018, come ogni anno presso il ristorante “Il Bagatto” di Pagani (Sa). La manifestazione, ideata nel 2014 da Nunzia Gargano in occasione dei suoi vent’anni di giornalismo, premia le personalità che si sono distinte nella loro professione conservando un legame speciale con la loro terra d’origine. Come nelle precedenti edizioni, due sono state le parti in cui si è diviso l’evento: nella prima, guidata da Roberto Ritondale, giornalista ANSA, c’è stata la consegna del premio vero e proprio; durante la seconda, invece, sono stati premiati chef, artigiani, produttori e ristoratori campani, il tutto accompagnato da un’ampia degustazione enogastronomica che ha messo in risalto l’eccellenza del nostro territorio anche in tale settore. “Rinascita a Sud”, tema di Ritratti di Territorio 2018 Ritondale ha sottolineato come il giornalismo sia “il cane da guardia” della democrazia, che quotidianamente affronta temi difficili e a volte scomodi, come il malaffare, la malasanità, la cronaca nera, ma in mezzo a tutto ciò non bisogna dimenticare le buone notizie, come quelle che mettono in risalto i sentimenti. Proprio per questo, quest’anno “Ritratti di Territorio” ha deciso di premiare chi ha valorizzato questo aspetto, immortalando un amore: parliamo di Giorgio Moffa, proprietario della pizzeria “Ciro” a Gaeta, che mesi fa ha fotografato il signor Giuseppe Giordano il quale tutti i giorni si reca al mare con la foto della moglie scomparsa sette anni fa. La foto è apparsa su giornali, tv e siti web e tutti ne hanno parlato proprio per la semplicità e la forza del sentimento che trasmette, quello di un uomo che continua ad amare la sua donna anche oltre la morte. “Ogni mattina, mentre eravamo intenti a lavorare, vedevamo Giuseppe che veniva ogni mattina di fronte al nostro ristorante, si sedeva sul muretto a guardare il mare del bellissimo golfo di Gaeta, poggiava la foto e restava ad osservare il mare. Ho ringraziato Giuseppe perché ha avuto il coraggio di mostrarsi nella sua semplicità, di vivere la sua nostalgia nel modo più genuino”, racconta Moffa. Anche il signor Giordano è stato premiato per aver dato valore all’amore, un sentimento oggi troppo spesso messo da parte per privilegiare altri interessi. Presente all’evento anche il direttore del Corriere del Mezzogiorno, Gabriele Bojano, che ha portato a casa il premio Ritratti di Territorio sezione Giornalismo, “per la sua capacità di scrittura poliedrica che gli permette di affrontare temi diversi, mai a discapito della deontologia professionale”. Un riconoscimento anche a due esponenti della musica lirica, il tenore Luca Lupoli e il soprano Olga De […]

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Food

Pizzerie d’Italia 2019, la nuova edizione della guida del Gambero Rosso

Giovedì 20 settembre è stata presentata al Palazzo Caracciolo di Napoli la guida “Pizzerie d’Italia 2019”, le migliori pizzerie del paese secondo il Gambero Rosso, nelle parole del direttore generale Luigi Salerno “sinonimo di qualità e di diffusione della cultura dell’arte della pizza nel mondo“, ben conscio della portata ormai globale di un cibo come la pizza, ma anche della responsabilità dell’Italia, ed in particolar modo della città di Napoli che alla pizza ha dato i natali, di testimoniare una tradizione millenaria e, al contempo, aprirsi all’innovazione, come hanno dato prova di saper fare i pizzaioli in gara, realizzando con i prodotti della tradizione culinaria italiana prodotti gourmet originali e saporiti. Pizzerie d’Italia 2019: il podio La competizione ha visto contendersi il podio pizzaioli di tutte le età e di tutte le regioni d’Italia, che, per l’accesso alla guida Pizzerie d’Italia 2019, sono stati giudicati sulla base di tre voci fondamentali: la qualità della pizza (impasto, lievitazione ed ingredienti utilizzati), il servizio (che include non soltanto il menù culinario ma anche la carta dei vini) e l’ambiente. Non mancano new entries nella guida Pizzerie d’Italia 2019: il mestiere è infatti in espansione e le nuove leve, più volte premiate nella guida, fanno certamente onore a quella che sta diventando una mansione di prim’ordine e di gran prestigio nella ristorazione, al pari del lavoro dello chef. Sul podio, insigniti con il prestigioso riconoscimento Tre Spicchi, con un punteggio di 96/100, ci sono a pari merito Franco Pepe (Pepe in Grani, Caiazzo, CE) e Simone Padoan (I Tigli, San Bonifacio, VR), cui seguono Enzo Coccia (La Notizia, Napoli) e Renato Bosco (Saporè, San Martino Buon Albergo, VR), entrambi con punteggio 94/100. Vince il primo posto riservato alla pizza in teglia, con un punteggio di 95/100, Gabriele Bonci (Bonci Pizzarium, Roma). Inoltre, nelle categorie dei Premi Speciali, il Gambero rosso ha premiato Gennaro Battiloro, allievo di Franco Pepe (Battil’oro, Querceta, LU), che ha presentato una pizza con baccalà islandese mantecato, riduzione di pomodoro verde alla vaniglia e chips di mela annurca, e Francesco e Salvatore Salvo (Salvo, San Giorgio a Cremano, NA) come “maestri d’impasto”, come “pizzaioli emergenti” i giovanissimi Luca Mastracci (Pupillo a Priverno, LT), che ha presentato una pizza con fiordilatte pontino, cicorietta selvatica, ragù di carni bufaline, ricotta salata di bufala e olio extravergine d’oliva, e Valentino Tafuri (3Voglie in Centro, Battipaglia), come “pizze dell’anno” Alberto Morello (Gigi Pipa, Este, PD), Gianluigi Di Vincenzo (Giangi’s Pizza, Arielli, CH), Guglielmo Vuolo (Verona), Pier Daniele Seu (Seu Pizza Illuminati, Roma) con la sua pizza dolce al gusto di fior di fragola e croccante, mentre per la “migliore carta delle bevande” sono stati premiati Stefano Bonamici e Ciro Oliva. Non sono mancati i pluripiemiati nomi della tradizione classica napoletana come Gino Sorbillo, Enzo e Cristiano Piccirillo della Masardona, Antonio Starita, che hanno esportato la tradizione napoletana anche nel resto d’Italia (molto rinomate le pizzerie Sorbillo e Starita, rispettivamente, a Milano e Torino); le distanze si accorciano così nei confini nazionali, permettendo di gustare la vera […]

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5 piatti tipici napoletani che il mondo ci invidia

I cinque piatti tipici napoletani che devi provare almeno una volta. Le nostre scelte! Quando si nomina Napoli è inevitabile che vengano alla mente, come è giusto che sia, i suoi panorami meravigliosi, il suo incantevole mare, la sua storia gloriosa e ricchissima attestata dai suoi tanti monumenti. E ancora, la sua musica immortale, la proverbiale ospitalità dei suoi abitanti, e così via. Ma c’è anche qualcos’altro che rende unica questa città e che fa sì che chiunque la visiti non possa più dimenticarla: parliamo ovviamente della sua strepitosa cucina, così semplice e allo stesso tempo così elaborata, tanto che si dice sia impossibile non mettere su qualche chiletto dopo aver trascorso qualche giorno a Napoli. Piatti tipici napoletani, ecco i cinque must dell’arte culinaria partenopea Quali sono i cibi tipici da mangiare a Napoli? Tanti sono i piatti tipici napoletani, dal salato al dolce, che sono entrati a far parte della tradizione culinaria nazionale ed internazionale, i cinque più famosi sono la pizza, la mozzarella di bufala, il ragu, la parmigiana di melanzane e il baba. La pizza, vera regina di Napoli Non potevamo cominciare la nostra lista dei migliori piatti tipici napoletani che con lei, la pizza! Riconosciuta dalla Comunità Europea come specialità tradizionale garantita, la pizza è il simbolo per eccellenza della creatività dei napoletani (anche) a tavola. La pizza per antonomasia è sicuramente la margherita, con pomodoro, mozzarella e basilico, inventata, secondo la leggenda, da Raffaele Esposito, cuoco della pizzeria Brandi, in omaggio a Margherita di Savoia che si trovava in visita in città nel 1889. Pare però, che questa pizza esistesse già da molto prima e che il suo nome fosse dovuto alla forma data alla mozzarella, che ricorda appunto quella del fiore. La mozzarella di bufala Questo grande classico della gastronomia campana non è esattamente originario di Napoli, bensì delle province di Salerno e Caserta. Eppure è considerato da sempre uno degli emblemi del capoluogo. Ottima sulla pizza, sulla pasta, ma sublime anche se mangiata come piatto a sé, a patto di non conservarla mai, ma proprio mai, in frigorifero! La mozzarella è una di quelle pietanze da mangiare a Napoli assolutamente, ma anche da portare e far assaggiare una volta tornati a casa. Il ragù, meglio conosciuto come “O’rrau” L’origine di questo sugo a base di carne tanto caro ai napoletani è abbastanza controversa ed ancora oggi è oggetto di contesa con i bolognesi. Circa la qualità della carne e dei pomodori indicati, ci sono diverse scuole di pensiero, ma su un punto si è tutti d’accordo: la cottura deve essere lunga, almeno di sei ore, altrimenti… non è ragù! La parmigiana di melanzane, prelibatezza inimitabile Anche per quest’altro capolavoro tutto italiano, esiste una certa rivalità riguardo l’attribuzione delle origini che vede Napoli rivaleggiare con la Sicilia. Nonostante ogni tanto qualcuno provi a proporre delle varianti light di questa meraviglia, non scherziamo proprio: le melanzane vanno fritte (e non una volta ma due!), non grigliate! Pomodoro, mozzarella, parmigiano e basilico completeranno l’incantesimo. Il […]

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Inaugura “Januarius”: un nuovo miracolo per San Gennaro

«Per il sangue e per la testa liberaci dalla tempesta. Per la testa e per il sangue liberaci tutte quante!». La figura benedicente di San Gennaro protegge e consacra un nuovo luogo di culto, che apre le proprie porte ai più insaziabili tra i fedeli. Inaugura il 19 settembre, giorno dedicato al Patrono partenopeo – noto per il miracolo che ogni anno ricorre, ricordando a Napoli la sua immortale protezione – in Via Duomo 146/148, dinanzi alla maestosa facciata della cattedrale, il ristorante e street food Januarius. Bottega ideata dal credo di Francesco Andoli, dopo due anni di attesa vede la sua apertura il luogo di un ulteriore miracolo di cui la città di Napoli potrà andar fiera. Il buongusto impera nel regno di Francesco, il quale da sempre spasima nel desiderio di professare il valore culturale del credo del Santo, ricevendo onorificenze dalla stessa Cappella del sangue di San Gennaro, in quanto responsabile della diffusione del suo culto laico nel quartiere di Napoli. Januarius: tra culto dell’arte e un palato devoto Le pareti di Januarius sono tempestate delle testimonianze di questo ardore, lo stesso che rende il locale una vera e propria galleria di arte sperimentale. Giovani artisti indipendenti del centro storico hanno contribuito alla sua realizzazione, come per le lampade a forma di turibolo che aleggiano in una delle due sale del ristorante. Il locale si colloca al di sotto della Chiesa dei Girolamini, sotterraneo perfetto per il culto laico del gusto e della gratitudine nei confronti del santo Patrono. Insieme alle frasi di celebri personalità, da Matilde Serao a Pino Daniele, incantate dalla storia dell’eruzione, sono incorniciati i tipici ex voto. A caratterizzare gli ambienti anche le tipiche rappresentazioni presepiali di San Gregorio Armeno. Il seguace di tale culto laico non potrà fare a meno di immergersi nella storia della città, oltre che nei suoi sapori tradizionali. Januarius è il luogo del piacere del palato, stuzzicato dalle migliori proposte gastronomiche. Riecheggia nei nomi dei piatti un senso di appartenenza che riconosce nella cucina della tradizione una devozione insaziabile, condita dal giusto accompagnamento di selezione campana. Sfoggiano vini bianchi come il Falerno della cantina Pagano, nonché i tradizionali Falanghina e Piedirosso. Il birrificio KBirr dedica alla nuova apertura la Januaria: birra ambrata, dal colore rosso andante come quello del sangue del santo; un birra composita, dalla media gradazione, speziata e dai toni amari, per questa polimorfia emblematica della natura della città. Tutto sotto la protezione di una silhouette inconfondibile, ormai simbolo dell’energia vulcanica che conduce Napoli a una ricostruzione costante, e che Januarius si propone di rappresentare. A questo scopo, Francesco Andoli, ideatore di Januarius nonché vice direttore di Identità Insorgenti, terrà in questo cuore pulsante di cultura e ardore per il territorio alcuni meeting di riflessione a tutto tondo, dalla gastronomia all’analisi socio-antropologica della realtà partenopea.

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Cyrano de Bergerac all’Aperia di Caserta con la regia di Roberto Andolfi

Roberto Andolfi ha portato una sua versione del Cyrano de Bergerac a Caserta. Ecco come è andata. «Astronomo, filosofo eccellente. Musico, spadaccino, rimatore, Del ciel viaggiatore Gran maestro di tic-tac. Amante – non per sé – molto eloquente». È questa la descrizione che, nella Francia ottocentesca, il poeta e drammaturgo Edmond Rostand dà, nell’omonima opera, dello spadaccino Cyrano de Bergerac. La trama dell’opera L’uomo, cadetto di Guascogna e abile nell’arte della spada, è segretamente innamorato della bella cugina Rossana, non venendo, tuttavia, ricambiato a causa del suo «maledetto» naso, che è lungo e protuberante. Non potendo soddisfare i propri desideri amorosi e spinto da un incondizionato bene per la donna, Cyrano si ritroverà ad aiutare, attraverso la sua fine arte poetica, il giovane Cristiano de Neuvillette che, al contrario del protagonista, è bello ma privo di spirito e incapace a corteggiare Rossana, innamorata di lui. Grazie alle parole di Cyrano, il giovane conquisterà e sposerà la donna, ma sarà costretto, poco dopo, a partire per la guerra insieme allo spadaccino di Parigi. Dalle trincee, Cyrano continuerà a scrivere le lettere d’amore per Rossana, a firma di Cristiano. Quest’ultimo però, resosi conto che i sentimenti della donna sono mossi non dalla sua persona, ma dalle soavi parole di Cyrano, accarezzerà soltanto, prima di morire, l’idea di confessare la verità all’amata. Rossana, alla morte di Cristiano, si ritirerà in convento, dove riceverà, ogni sabato, la visita di Cyrano. Soltanto alla morte di quest’ultimo, che, esalando gli ultimi respiri, confesserà i suoi sentimenti, la donna verrà a conoscenza della verità: ella ha amato l’animo dolce dello spadaccino, dal ributtante aspetto, attraverso Cristiano, semplice e bellissimo. La rappresentazione di Roberto Andolfi e la bidirezionalità del tempo Il Cirano – la cui prima rappresentazione, realizzata al Théâtre de la Porte-Sain-Martin di Parigi nel 1897, ottenne, anche grazie al famoso attore Benoît-Constant Coquelin, assai successo – è ancora oggi una delle opere più amate dagli appassionati di teatro. A tal proposito, basti guardare al successo rimediato dalla Compagnia Controtempo Theatre, che si è esibita ieri 16 settembre, sotto gli occhi del pubblico entusiasta, presso l’Aperia della Reggia di Caserta. La Compagnia, fondata e diretta da Venazio Amoroso, Danilo Franti e Lilith Petillo, con la regia di Roberto Andolfi, ha dato prova di grande professionalità e talento, facendo ridere di gusto ed emozionare, al tempo stesso, gli astanti. L’ambientazione notturna e senz’altro congeniale dell’Aperia di Caserta ha, poi, fatto da sfondo alla scena più famosa ed apprezzata dell’opera, quella del topos letterario del balcone, in cui Cyrano, vista l’incapacità poetica di Cristiano, suggerisce a questo delle parole nobili ed elevate da ripetere all’amata. Ma ciò che è davvero straordinario, nella rappresentazione fatta da Roberto Andolfi, è la bidirezionalità del tempo, che ha reso l’opera attualissima e ha permesso, agli spettatori casertani, di calarsi nei panni di Danilo, l’attore che interpreta Cyrano che, nonostante i secoli trascorsi, si ritrova dinanzi agli stessi bivi e alle stesse incertezze che affliggono lo spadaccino di Rostand. Infatti, come lo stesso regista afferma, “Cyrano, prima di essere […]

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