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Eroica Fenice

La categoria Napol e Dintorni contiene 731 articoli

Napol e Dintorni

Circumvesuviana: istruzioni per l’uso

Circumvesuviana: croce e delizia dei trasporti locali, quante vite sarebbero state diverse senza di essa? Decine di migliaia di studenti, innanzitutto, ogni mattina prendono il treno per almeno una o due fermate (ma anche una decina), per raggiungere gli istituti scolastici della propria provincia o di quelle limitrofe; quanti amori nati in Circumvesuviana; quante pagine Facebook nate in maniera autonoma per aiutare i viaggiatori a segnalare disservizi oppure cercare il colpo di fulmine avvenuto tra le fermate di Flocco e Sant’Anastasia; oppure, c’è chi ha creato delle piccole perle di poesia osservando ciò che accadeva intorno. Ma la Circumvesuviana per molti di noi è anche: The train to Sorrento is arriving on the track two! Il senso di comunità, nel bene e nel male, creatosi intorno alla Circumvesuviana ha radici molto profonde: recenti eventi che ne hanno portato il nome alla ribalta (purtroppo in negativo), non fanno altro, in realtà, che portare alla luce un problema che in realtà è diffuso in tutta Italia, cioè la messa in sicurezza delle tratte frequentemente utilizzate dai pendolari. Circumvesuviana: un po’ di storia La Circumvesuviana serve la zona orientale e meridionale della regione Campania, raggiungendo ben 3 province: la provincia di Napoli (coperta dal servizio nella parte Est e Sud), la provincia di Avellino e quella di Salerno. Un embrione di Circumvesuviana ci fu già nel 1884, cioè appena qualche decennio dopo l’istituzione della prima vera linea ferrata in Italia: infatti in questa data fu inaugurata una linea che da Napoli portava a Baiano (Avellino), tutt’oggi ricalcata dalla moderna linea (molti tratti in sopraelevata). Nel 1890, la Società Anonima Ferrovia fra Napoli ed Ottaviano inaugurò il tratto che collegava le menzionate città; successivamente, questa linea fu estesa fino a San Giuseppe Vesuviano; nel 1901, iniziò a crearsi l’anello immaginario intorno al Vesuvio, che collegava i comuni di Portici, Ercolano, Torre del Greco e Pompei, per poi innestarsi sul ramo principale di Napoli-Ottaviano; nel 1904, la linea si estese fino a Sarno (Salerno), in virtù dell’intenso collegamento industriale di questa città, che veniva chiamata la Manchester del Sud viste le floride imprese tessili (e successivamente conserviere). La Napoli-Sarno, possiamo dire, fu la prima vera di linea di Circumvesuviana completa. Negli anni 30 del Novecento, furono implementati i lavori sulla Costiera Sorrentina, in virtù di (almeno) due grandi centri turistici e bacini demografici: la città di Pompei (sede degli importanti scavi archeologici, nonché del Santuario Mariano più famoso del Sud Italia). Nella seconda metà del Novecento, ci furono altri lavori: la costruzione della Circumvesuviana a Pomigliano d’Arco ed Alfa Lancia ad Acerra. Insomma: la Circumvesuviana arriva dove c’è bisogno di trasportare lavoratori, studenti, professionisti. Una linea dal grande valore, che sicuramente ha subito delle tribolazioni finanziarie. Dal 2012, la società è stata incorporata all’Ente Autonomo Volturno, che ne gestisce tutte le attività. I numeri della Circumvesuviana sono decisamente consistenti: nel 2013, i dati riportano che su tutte le linee hanno transitato circa 25 milioni e mezzo di passeggeri! Circumvesuviana: linee ed indicazioni utili Le linee […]

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Food

I Reati con Gusto vanno in scena all’osteria Partenope

“Adunanza deliziosa – reati con gusto” è il nome del format che si terrà ogni mercoledì per quattro cene presso l’Osteria Partenope sita in Via Cimarosa al Vomero. Durante le serate verranno presentati piatti complessi, elaborati e dai sapori sperimentali, accompagnati da vini pregiati di aziende vinicole italiane. Mercoledì 20 marzo è stato il turno di Mirabella Franciacorta, che con le sue bollicine ha insaporito in maniera delicata, ma al tempo stesso decisa, tutte le portate della cena a base di specialità di mare. “Adunanza deliziosa – reati con gusto”, la seconda serata all’Osteria Partenope Fabio Messina, padron dell’Osteria, è uno che ha le idee molto chiare in fatto di cucina e lo si capisce molto bene dalla ricercatezza e dall’elaborazione dei piatti che sono stati presentati durante la cena. Dopo quattro anni di apertura e un locale che probabilmente non gli dava le soddisfazioni sperate, Fabio decide di rinnovare il personale: l’incontro con lo chef Marco Iavazzo può definirsi davvero provvidenziale. Fabio e Marco hanno un feeling culinario pazzesco, lui pensa, crea, insegue sogni, Marco realizza con mani sicure e forse, mentre plasma concretamente materie prime dalla qualità indiscussa, segue altri sogni forse ancora più ambiziosi. Proprio l’ambizione sembra guidare tutte le portate del menù del secondo incontro. Si parte da un’alice alla Sorrentina con maionese al limone fatta in casa, presentata in una scatoletta di latta simile a quelle che si vedono in commercio per la conservazione del tonno. Il piatto apre divinamente le danze, equilibra il sapore del mare a quello certamente più acidulo della maionese, creando un connubio armonico. Si passa, poi, alla seconda entrée: calamaro con lenticchie rosse decorticate e salsa al coriandolo. Una vera e propria virata verso Oriente, grazie alla salsa al coriandolo che dona un twist in più al piatto. Fabio intanto fa gli onori di casa, ride e scherza a proprio agio, e ci spiega che tutto ciò che viene portato in tavola è completamente homemade: perfino il pane e i grissini sono il frutto di una lunga ricerca che punta a conferire alla pasta una nota che ricorda il pane di una volta. Ma ecco che arriva il turno del primo piatto: pasta mista, detta anche Ammescafrancesca, con latte di cocco, baccalà e tartufo uncinato, con decorazione di fiori di borragine. E’ stata sicuramente la pietanza protagonista della serata, che ha diviso i pareri dei palati radunati attorno alla mensa. Inaspettatamente, fin dal primo boccone, il sapore del piatto è dolce e il tartufo, che solitamente ha un sapore molto più deciso, viene addomesticato dalle note esotiche del cocco. A seguire una bouillabaisse di pesce del Mar Tirreno. Il pesce tenerissimo e il brodo molto saporito hanno riscosso un gran successo. E per finire un babà piastrato con ganache al caffè. Carina l’idea di comporre i sapori nel modo in cui si ritiene più opportuno, secondo il proprio gusto; questo riesce a trasformare il dessert da scomposto a componibile in una sola cucchiaiata. Certamente i piatti dello chef Iavazzo sono dei […]

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Comunicati stampa

Benvenuti al sud: incontri di pizza a Villa Giovanna

Benvenuti al Sud: la pizza intesa come pluralità Di sicuro, esiste la pizza come concetto: ma nella prassi, esistono le pizze. Il nostro disco di pasta farcito con ingredienti più o meno importante è bello anche perché dà la dimensione della pluralità, della coralità di un territorio. Benvenuti al Sud è un ciclo di eventi che parte stasera, 19 marzo 2019, che ha come obiettivo diffondere la cultura e la conoscenza delle pizze, oltre a creare un affresco quanto più possibile completo per chi è “novizio” dell’ambiente. Il secondo appuntamento sarà presso la Pizzeria Acunzo 1964, con il patron pizzaiolo Gabriele Sorice; mentre il terzo appuntamento sarà alla Pietra Azzurra, a Caselle in Pittari (Salerno). Benvenuti al Sud: i protagonisti della prima serata Ricalcando il titolo di un famoso film di qualche anno fa, Benvenuti al Sud avrà diverse location e protagonisti durante le serate. La prima serata, come accennato prima, si terrà nella pizzeria di Villa Giovanna, nel pieno del Parco Nazionale del Vesuvio, ad Ottaviano (Napoli). Qui, la pizzaiola resident Renata Sitko ospiterà il pizzaiolo contadino Michele Croccia. Renata Sitko è sicuramente un personaggio singolare nel panorama della pizza non soltanto campano, ma anche nazionale: va a nutrire una piccola ma testarda schiera di pizzaiole, ognuna con una propria personalità. La particolarit delle pizze di Renata Sitko è sicuramente quella di utilizzare prodotti provenienti tutti – o quasi – dal Parco Nazionale del Vesuvio: via libera quindi a friarielli, torzelle (un tipo molto particolare di cavolo), e tanto altro ancora. Inoltre, utilizza per i suoi impasti farine macinate a pietra. Michele Croccia è il patron pizzaiolo de La Pietra Azzurra, ristorante/pizzeria di Caselle in Pittari (Salerno), paese famoso per gli scavi archeologici. Croccia è uno di quelli a cui non piace essere un “pizzaiolo fotocopia”, cerca la diversità e di sicuro l’ha trovata portando avanti le sue radici: infatti, porta avanti la tradizione della pizza nel ruoto cilentana (una pizza cotta in un tegame di rame), oltre a dedicarsi alla ricerca, allo studio e all’utilizzo dei cosiddetti “grani antichi” cilentani. Menu della prima serata Benvenuti al sud del 19 marzo 2019 Ouverture: pizza al ruoto cilentana di Michele Croccia: sugo di pomodoro, cacioricotta di capra cilentana, salame tipico locale; Pizze della prima serata Benvenuti al sud Pizza Torzella di Renata Sitko: torzella (verdura tipica dell’area vesuviana), pomodoro San Marzano, provola e provolone del Monaco; Pizza Villa Giovanna di Renata Sitko: baccalà, fiordilatte, pesto di basilico, pomodori del piennolo del Vesuvio misti rossi e gialli; Pizza Tonno e scarola di Michele Croccia: tonno del golfo di Policastro, burrata di bufala, olive taggiasche e scarola riccia fresca; Pizza grigliata di Michele Croccia: Mozzarella di bufala, caciocavallo, salsiccia e pistacchio di Bronte. Dolce: zeppola di San Giuseppe di Renata Sitko. Benvenuti al Sud: indirizzo e contatti di Villa Giovanna, location della prima serata: Via Valle delle Delizie (km: 25,40) Ottaviano – Napoli. Telefono: 081 827 9014. Inizio ore 20.00   Crediti | Immagine in evidenza: Pagina Facebook Pizzeria Villa Giovanna

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Attualità

Mafie e orizzonti di giustizia sociale, il 21 marzo di Libera

Mafie e orizzonti di giustizia sociale: il 21 marzo la manifestazione di Libera | Riflessione Mafie, camorra, criminalità: Libera (associazioni, nomi e numeri contro le mafie) si prepara alla “XXIV Giornata della memoria e dell’impegno“, in ricordo di tutte le vittime innocenti del crimine organizzato. La data, come ogni anno, sarà il 21 marzo, primo giorno di primavera. “Orizzonti di giustizia sociale“, il titolo scelto per la manifestazione di quest’anno. Libera è una rete di associazioni, cooperative sociali, movimenti e gruppi, scuole, sindacati, diocesi e parrocchie, gruppi scout, coinvolti in un impegno non solo “contro” le mafie, la corruzione, i fenomeni di criminalità e chi li alimenta ma soprattutto “per” la giustizia sociale, la ricerca di verità, la tutela dei diritti, una politica trasparente, una legalità democratica fondata sull’uguaglianza, una memoria viva e condivisa, una cittadinanza all’altezza dello spirito e delle speranze della Costituzione. Tra le attività principali di Libera c’è il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, frutto di una legge per la quale la rete ha promosso nel 1995 una petizione che raccolse un milione di firme. Un primo censimento delle esperienze positive di uso sociale dei beni confiscati registra oltre 650 associazioni e cooperative assegnatarie di beni in Italia, che si occupano di inclusione e servizi alle persone, di reinserimento lavorativo, di formazione e aggregazione giovanile, di rigenerazione urbana e culturale, di accompagnamento alle vittime e ai loro familiari. Per Libera, infatti, è importante mantenere vivo il ricordo e la memoria delle vittime innocenti delle mafie. Una memoria condivisa e responsabile grazie alla testimonianza dei loro familiari che si impegnano affinché gli ideali e i sogni dei loro cari rimangano vivi. Da qui nasce la Giornata della memoria e dell’impegno. Quest’anno, Padova sarà la piazza principale, scelta per l’evento. Simultaneamente, nel resto d’Italia, d’Europa e in America Latina, altre piazze, organizzate, ospiteranno momenti di riflessione e di approfondimento, oltre che la lettura dei nomi delle più di 900 vittime innocenti della criminalità: semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali, morti per mano delle mafie solo perché, con rigore, hanno compiuto il loro dovere. L’impegno di Libera nell’organizzazione del 21 marzo è iniziato nel 1996 con una sola grande manifestazione nazionale. Dal 2017, la Giornata della Memoria e dell’Impegno è stata istituzionalizzata dalla Legge n.20 dell’8 marzo del 2017 e, per rendere questo momento ancora più partecipato, Libera ha voluto intraprendere un percorso che rendesse protagoniste tutte le città. In Campania, la Giornata avrà luogo ad Avellino, con una manifestazione regionale, per accendere i riflettori su una città dove non è semplice parlare di fenomeni camorristici e di corruzione. Il corteo partirà dal Piazzale dello Stadio per raggiungere la piazza principale della città, Piazza Libertà. Una giornata che è un simbolo, ma non solo: è un impegno delle comunità nel contrastare le mafie, a partire dalle Istituzioni.

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Eventi/Mostre/Convegni

Napoli Teatro Festival: al via la dodicesima edizione

Il Napoli teatro festival Italia è alle porte e, quest’anno, promette una dodicesima edizione sorprendente. Ruggero Cappuccio, confermato per la terza volta direttore artistico dell’evento, ha preannunciato l’inizio dell’ormai consolidata manifestazione che partirà a giugno, organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival guidata da Alessandro Barbano con il sostegno della Regione Campania. Il nuovo assetto del Ntf è stato presentato in conferenza stampa giovedì 14 marzo nel magnifico Teatrino di Corte del Palazzo Reale, gremito di giornalisti, curiosi e addetti ai lavori. Quest’anno sono 12 le sezioni nelle quali si suddivideranno i 29 eventi internazionali , tra cui 19 prime in Italia tra prosa e danza e 44 prime di spettacoli italiani. Dodicesima edizione del Napoli Teatro Festival Dall’8 al 14 luglio 40 location d’eccezione tra Napoli, Salerno, Benevento, Baia, Amalfi, Carditello, Mercogliano e Pietralcina ospiteranno un susseguirsi di 150 eventi per ben 37 giorni di programmazione, con spettacoli che spaziano dal teatro alla danza, dalla letteratura alla musica, dal cinema alla video-performance passando per mostre e laboratori volti a coinvolgere un pubblico vastissimo, compreso quello giovanile, grazie ad una nuova sezione tutta dedicata al Teatro Ragazzi. Sono tantissime le iniziative e i progetti inscritti all’interno del grande palcoscenico multidisciplinare del Napoli Teatro Festival,e altrettanti gli organi e le associazioni coinvolte: non solo gli Istituti di cultura, come l’Institut Français, il Goethe Institut, il Cervantes e il British Council, ma anche Festival Internazionali di rilevanza mondiale e collaborazioni con le Università del Territorio. Tra i vari progetti troviamo un’importante collaborazione tra la Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e il Ntf  con il progetto Pina Baush, che verrà presentato il prossimo autunno al Madre e lo speciale Pompei Theatrum Mundi, organizzato da Teatro Stabile di Napoli e Fondazione Campania dei Festival, che porteranno quattro prime nazionali nella meravigliosa scenografia senza tempo del Teatro Grande di Pompei. Un Festival aperto all’innovazione e alla contaminazione Insomma, si prevede un’edizione molto ricca ed eterogenea, rivolta soprattutto all’ “inclusione” non solo intesa come apertura a nuove contaminazioni internazionali e a discipline diverse, ma anche come volontà di abbracciare un pubblico possibilmente vasto e variegato, non solo la solita élite che può permettersi di essere fruitrice della cultura: le nuove politiche del Ntf, rivolte alla crescita sociale e culturale, promuovono infatti prezzi popolari e una partecipazione attiva dei giovani. Impossibile, invece, individuare un tema o un filo conduttore che unisca gli eventi e gli spettacoli, come sottolineato da Ruggero Cappuccio: “costringere gli artisti a sviluppare le proprie idee e i propri lavori attorno a un tema unico ci sembra una costrizione, nonché uno svilire il concetto stesso di arte”. Ben venga quindi la sperimentazione, l’innovazione, la cooperazione tra enti e associazioni diverse, il confronto con artisti internazionali che provengono dall’Europa, dalla Cina, dal Medio Oriente e da ogni angolo del mondo, apportando un respiro multiculturale e transnazionale ad un evento che è un fiore all’occhiello del nostro Paese, ma soprattutto della città di Napoli, che investe soldi, idee e talenti in cultura, nel senso più alto del […]

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Comic(ON)OFF 2019 una ricca rassegna di eventi

Il Salone Internazionale del Fumetto Comicon ha annunciato il programma di Comic(ON)OFF 2019, una ricca rassegna di eventi dedicati al fumetto che si svolgeranno in diversi luoghi napoletani di cultura come Goethe-Institut, Institut-Français Grenoble, Instituto Cervantes, il Museo Archeologico Nazionale MANN e il Museo Villa Pignatelli a partire dal mese di Aprile. Il primo avrà come protagonista il maestro del Fumetto Lorenzo Mattotti con la mostra “Seguendo le tracce“, ospitata dal Museo Villa Pignatelli, che si terrà a Napoli dal 6 aprile al 27 maggio. Il Salone Internazionale del Fumetto Comicon quest’anno compie vent’anni e festeggia proprio con il maestro Mattotti questo significativo anniversario. Comic(ON)OFF 2019 una ricca rassegna di eventi All’interno del programma Comic(ON)OFF 2019 troviamo una ricca rassegna di eventi e di partnership, come quella con l‘Institut Francais Grenoble, che darà vita ad una retrospettiva di Serge Clerc, fumettista definito come colui che ha uno “stile atomico” che sa unire sapientemente la linea chiara e il design con echi del modernismo degli anni Cinquanta. L‘Instituto Cervantes in collaborazione con l’Istituto Orientale di Napoli ospiterà la mostra dedicata all’opera dell’autore argentino Jorge Gonzàlez, tra i più sofisticati artisti e illustratori ispanofoni viventi. Più volte premiato per Fueye- Il suono del tango, vincitore del Premio internazionale “FNAC-Sinsentido” è celebre per le sue peculiari graphic novels.  Si ricorda inoltre che ci saranno interessanti mostre fumettistiche come quella di Riccardo Marassi ospitata dal 13 Marzo presso l’Ordine dei Giornalisti di Napoli e quella della Metro Art Tour presso le stazioni di Toledo e Museo con la figura centrale di Corto Maltese. La conferenza stampa Ottavio Lucarelli, presidente dell’ Ordine dei Giornalisti Campania, ha introdotto la conferenza stampa presentando il progetto Comicon come un evento culturale importante per la città di Napoli ed ha lasciato poi la parola al presidente del Salone Internazionale del Fumetto Comicon Claudio Curcio.  C. Curcio: “Il Comicon da 20 anni è diventato un appuntamento culturale della città. Le tante novità del programma Comic(ON)OFF 2019 arricchiscono la città di Napoli di eventi per un mese e mezzo precedenti il Comicon (25-29 Aprile). L’intenzione è quella di invadere la città con idee fumettistiche che coinvolgeranno gli istituti Grenoble e Cervantes, in modo che la cultura si possa unire ai fumetti. Molto importante è l’incontro con l’Institut Français Grenoble che ospiterà la mostra di Serge Clerc e il Goethe Institut che ospiterà l’importante mostra introdotta dalla referente culturale del Goethe Institut Johanna Wand qui presente”. J. Wand: “Siamo in collaborazione con il Comicon da oltre 10 anni il Goethe Institut ha deciso di realizzare ed ospita una mostra fumettistica intitolata Redrawing from the Past (8Aprile-6 Luglio), perché crediamo fortemente nel dialogo interculturale. Quest’anno si dà spazio ad un progetto-spettacolo di 5 disegnatrici europee che tramite le loro graphic novels raccontano storie di tutti coloro che sono sopravvissuti all’Olocausto. Le disegnatrici hanno reperito materiali dai racconti di testimoni veri ed hanno saputo unire la storia all’arte grafica.” C. Curcio: “Dopo la presentazione della mostra tedesca, ricordo che il programma del Comic(ON)OFF 2019 prevede l’evento […]

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Arash Radpour: Ten Thousand Names alla DAFNA Gallery

Dal 14 marzo al 14 maggio, Ten Thousand Names dell’artista iraniano Arash Radpour ospite alla DAFNA Gallery L’artista vive nel contatto con la materia un’esperienza di creazione. La trasfigurazione dell’idea dall’iperuranio al mondo fisico è veicolata dal tocco ora delicato ora deciso delle sue mani. Arash Radpour, deviando (ma non completamente) dal percorso artistico all’insegna della bidimensionalità che lo aveva visto fotografo di rilievo, tocca oggi cocci di vetro, cera e smalto, una pittura di vivo rosso. Ciò che l’artista crea rappresenta il compimento del desiderio, l’appagamento di un’aspettativa, alla pari di quella materna nei confronti del figlio che riposa nel suo grembo, palpitante di quella vita dalla quale è però ancora misteriosamente escluso. La figura della donna-madre è centrale nell’esposizione Ten Thousand Names alla DAFNA Gallery. Arash Radpour tematizza il concetto di ispirazione creatrice, soffermandosi sull’essenza generatrice per eccellenza, su quell’origine del mondo che silenziosamente avviene ogni giorno. Da uomo persegue un esercizio di empatia nei confronti dell’universo femminile, non assumendo le veci di portavoce delle istanze del sesso opposto, bensì indagandone le viscere. L’Universo Utero di Arash Radpour L’immagine dell’utero richiama nell’immediato la potenza vivificante della donna, tappa prima della vita dell’uomo. Ten Thousand Names è una installazione in sospensione di cocci di vetro rosso. Pensata inizialmente da Arash Radpour come una cascata informe, l’opera ha assunte le sembianze di un imponente utero rosso. La scelta del vetro rosso come materia prima dell’opera non è casuale. «L’ispirazione prima» afferma Arash Radpour «è la pellicola di Ingmar Bergman Sussurri e grida, un film interamente sul dolore femminile. Il primo film a colori in cui Bergman ha studiato tutto il linguaggio del colore. Quattro storie di donne all’interno di una casa rossa. Bergman stesso disse: “questa casa è per me la metafora dell’anima”». Il colore rosso macula gli ambienti della DAFNA Gallery nella sua simbologia positiva di trionfo del calore vitale, della fiamma creatrice. Ten Thousand Names, l’opera cardine che dà il nome al percorso, è la macchia più distesa. Da essa deriva un discorso sulla creazione che si declina nelle fattezze più svariate. L’utero immenso porta con sé il senso della passione mensile vissuta dalla donna, immagine di potenza creatrice così come di fragilità e sofferenza che si erge nella sala come un Christus patiens, o, per meglio dire, come il suo stesso antesignano. Arash Radpour pone l’accento sul lento momento della gestazione della vita nella rappresentazione delle nove fasi della gravidanza, dalla pienezza al definitivo svuotamento del grembo materno. Le serie di illustrazioni di uteri, da lui stesso considerate le opere più socialmente impegnate, recano quella nota di colore come ferita, lacerazione, simbologia fallica o fuoco purificatore, tentativo di oltraggio a una femminilità inestinguibile. Così l’illustrazione da manuale di anatomia dell’utero diventa oggetto di lapidazione, ma persiste e si erge nelle sue fattezze, mai offuscando la sua inalienabile natura benefica. Dal film di Bergman Sussurri e grida però, anche la suggestione del vetro. Una delle protagoniste, incastrata in un matrimonio infelice, «si ferisce tra le gambe con un […]

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Divismo 3.0, Ugo Di Tullio riflette sull’evoluzione del divo

Pubblicato da Felici Editore, Divismo 3.0 è il libro curato da Ugo Di Tullio e presentato martedì 12 marzo presso la Libreria Berisio con un’interessante conversazione a cui hanno preso parte Luigi Barletta, Generoso Paolella e Beatrice Schiaffino. Moderata da Paola Silvestro, la presentazione del libro Divismo 3.0 è iniziata con l’intervento di Luigi Barletta, docente di cinema presso l’Università Suor Orsola Benincasa,  che ha evidenziato la trasformazione della figura del divo. C’erano una volta Ruan Lingyu, Florence Lawrence e Asta Nielsen, prime grandi dive degli anni venti che venivano dal mondo del cinema e che portavano milioni di spettatori nelle sale. Sebbene con qualche anno di ritardo, pensando alla realtà cinematografica italiana si possono invece citare come dive Gina Lollobrigida, Sophia Loren o Bartolomeo Pagano, l’interprete di Maciste. Si trattava di attori o attrici capaci di lavorare in film che si sarebbero poi rivelati dei successi sia per gli importanti incassi, sia per la capacità di entrare nell’immaginario collettivo. Basti pensare all’importanza che hanno avuto i film di Federico Fellini, pellicole che sono riuscite ad avere un impatto sulla società al punto tale da arricchirne il linguaggio. “La dolce vita” o “Paparazzi” sono due tra i tanti famosi capolavori di Fellini che hanno la peculiarità di essere anche dei neologismi. Film rappresentativi ed emblematici di un’epoca storica che fu per certi aspetti straordinaria e che ricordiamo come tale anche grazie a quelle scene indimenticabili. L’attore, quindi, come divo assoluto, conosciuto da milioni di persone e ambito. Non a caso per un produttore cinematografico come Nicola Giuliano, intervistato da Beatrice Schiaffino, una delle autrici del volume, oggi è possibile considerare Checco Zalone un grande divo italiano perché porta milioni di spettatori nelle sale. Ma è ancora lecito considerare solo gli attori come “veri” divi? Come spiegato dalla Schiaffino dipende dalla concezione che si ha del divo e non è un caso se dalle diverse interviste emergono varie idee. Se per Nicola Giuliano si deve evidenziare l’aspetto economico, per Corsi si devono considerare anche aspetti valoriali come la bellezza, l’ammirazione, il talento e la capacità di essere icona. Luigi Barletta ha ricordato come la diretta Instagram di Mario Balotelli per celebrare un gol durante la partita Marsiglia – St. Etienne abbia raggiunto milioni di visualizzazioni e come i post di star dei social come Chiara Ferragni e Kim Kardashian riescano ad ottenere numeri nell’ordine dei milioni. Possono essere considerati come dei divi? Due tra i tanti film in corsa per gli ultimi Oscar toccavano indirettamente il tema celebrità. Sia in A star is Born che in Bohemian Rhapsody si raccontano, seppur in modo diverso, storie di divi. A star is Born (È nata una stella), in particolare, è un remake di un film del 1937, una storia -non a caso- di un’attrice che approda ad Hollywood per trovare il successo. Nel remake di Bradley Cooper la protagonista non è un’attrice ma una cantante. L’esempio in questione dimostra come la percezione del divo sia profondamente mutata nei decenni e come oggi sia […]

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Ernest Pignon-Ernest torna a Napoli con la mostra Extases

Dal 2 marzo al 28 aprile, la mostra Extases al Complesso museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco è il segno del grande ritorno a Napoli dell’artista francese Ernest Pignon-Ernest Con lo spirito, mai Ernest Pignon-Ernest aveva abbandonato questa città palinsesto. Andrea Viliani, direttore del Museo Madre, parlando della città partenopea non fa mai a meno di ricordare l’etimo stesso del suo nome. Neapolis, perché per quanto antica, la città è continuamente rinnovata negli occhi degli artisti, e restituita in forme nuove dalle loro voci. La dimensione in cui si muovono infatti è quella di un Grand Tour permanente, a partire da François-René de Chateaubriand e Alphonse de Lamartine fino ad artisti contemporanei come Anne Goyer e lo stesso Ernest Pignon-Ernest. Il primo viaggio a Napoli lo aveva compiuto nel 1988, travolto dalla compresenza di contrari, decidendo di tornarvi periodicamente fino al 1995. Ispirato dalla pittura caravaggesca e dalle sinuose curve del Sanmartino, l’artista nizzardo sparge per la città il frutto delle calde suggestioni napoletane. La strada diventa lo studio dell’artista: Ernest Pignon-Ernest dissemina disegni e serigrafie nei luoghi simbolici della città. In quelle installazioni, grazie alle quali l’artista francese si era dimostrato degno precursore dello street art, confluivano le due istanze di spazio e tempo. Opera e luogo si fondono, lo spettatore passa dal mondo dell’apparenza a quello dell’essenza. I disegni di Ernest Pignon-Ernest sono manifesto di un’arte figurativa volta alla rappresentazione della tragedia del reale. La seconda dimensione, quella temporale, è oggi palesata dalla scomparsa di quelle installazioni. Le uniche testimonianze della loro esistenza sono le fotografie di quegli anni memorabili, scattate per la maggior parte da Alain Volut. L’intento dell’opera non era quello di permanere, piuttosto quello di esemplificare la stessa identità napoletana, in costante mutamento. Un progetto che era il trionfo dell’effimero. Il ritorno di Ernest Pignon-Ernest a Napoli «Il tempo fa parte della mia paletta, rappresento la fragilità stessa» ha affermato Ernest Pignon-Ernest al rendez-vous tenuto presso l’Institut Français di Napoli. Sulla fragile carta ha rappresentato una possanza marmorea, tra i protagonisti dei dipinti di Caravaggio e altri uomini eterni. Famosa la Pietà di Pier Paolo Pasolini incastonata tra le vele di Scampia. Proprio l’Institut Français rende omaggio alla storia d’amore iniziata nel 1988 con la mostra Ernest Pignon-Ernest a Napoli, in occasione del suo ritorno con Extases presso il Complesso museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco. Il ricordo delle anime pezzentelle aleggia ancora negli ambienti della chiesa di Via dei Tribunali, un luogo di culto che chiede all’uomo terreno di compiere con la preghiera un percorso di astrazione dalle sue spoglie mortali. Lo sguardo si eleva: dall’immagine mortifera del teschio sdentato con le ali spiegate, inquietante memento mori, all’imponente quadro di Massimo Stanzione raffigurante le anime del Purgatorio, fino alla volta celeste, con la rappresentazione del trionfo della Madonna, grazie alla quale saranno aperte le porte del Paradiso. Questa ascensione graduale vive però di un primo momento tutto fisico, quello di un’anima che scalpita nel suo carcere […]

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WhyNot e Poseidone, De Magistris al Modernissimo

WhyNot e Poseidone, 10 anni dopo Si è svolta nella mattina di sabato 9 marzo l’incontro pubblico al Cinema Modernissimo con Luigi De Magistris, Marco Lillo e Marco Travaglio. Il dibattito tra tre personalità estremamente influenti nel campo amministrativo e giornalistico che ha avuto come tema centrale le inchieste “WhyNot” e “Poseidone”. La discussione, moderata dalla giornalista Fabiola Conson, è stato moderato da numerose video e testimonianze dirette. Luigi De Magistris racconta così il suo passato professionale, forte anche dei recenti sviluppi giudiziari relativi alla vicenda. L’inchiesta, come dimostrato dalla Corte d’Appello di Salerno, fu infatti illegittimamente revocata all’allora PM della Procura di Catanzaro. Oggi attuale sindaco di Napoli. Alla base dell’indagine vi fu l’ipotetica esistenza di un gruppo di potere trasversale tenuto insieme da una loggia massonica coperta, giornalisticamente nota come “La Loggia di San Marino”. La vicenda, particolarmente controversa, viene raccontata nei minimi particolari nel corso della mattinata. Emerge così una storia incrinata fatta di rapporti tra stato e criminalità organizzata. Una vicenda, che nonostante gli interessanti sviluppi giudiziari, ha vissuto numerosi arresti. Come quando il 21 gennaio 2012 il GUP di Roma Barbara Callari rinviò a giudizio Luigi De Magistris e Gioacchino Genchi con l’accusa di aver acquisito nel 2009 e in modo illegittimo, i tabulati telefonici di alcuni parlamentari.  Inoltre, nel 2014 lo stesso De Magistris, già sindaco di Napoli,  fu condannato, insieme a Gioacchino Genchi, dal Tribunale di Roma a un anno e tre mesi per abuso d’ufficio non patrimoniale. “WhyNot e Poseidone” e De Magistris. Storia di una toga strappata Marco Lillo e Marco Travaglio incalzano poi la questione sull’inchiesta Poseidone. La vicenda riguarda un’indagine iniziata presso la procura di Catanzaro nel maggio 2005 e avente come oggetto un presunto uso illecito di 200 milioni di euro di denaro pubblico. Soldi allora provenienti da aiuti comunitari destinati al finanziamento di opere di depurazione. L’iniziativa viene frequentemente moderata dagli interventi dei giornalisti de Il Fatto Quotidiano. L’esperienza di Lillo e Travaglio permette di scavare a fondo nel passato professionale dell’attuale sindaco di Napoli. Le inchieste “WhyNot” e “Poseidone” non sono vicende relative ad episodi singolari. Esse permettono di comprendere quel complesso rapporto tra Stato e criminalità che spesso riempe i vuoti di potere nel nostro paese. Il dibattito viene integrato inoltre dalle letture delle sentenze delle attrici Rosaria De Cicco e Pina Turco. Parole profondo che ricostruiscono le vicende di quei giorni. Numerosi anche i contributi video, in particolare di Sandro Ruotolo, giornalista da sempre in prima linea sul fronte criminalità organizzata.

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