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Eroica Fenice

La categoria Eventi/Mostre/Convegni contiene 632 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

Miriam Nobile ha presentato a Telese “Osare sempre…non arrendersi mai”

La giovanissima Miriam Nobile ha presentato a Telese Terme il suo libro “Osare sempre…non arrendersi mai”, con la collaborazione dell’Istituto d’Istruzione Superiore Telesia, del Cinema Teatro Modernissimo, che ha ospitato l’evento, e con la partecipazione straordinaria di Giusy Versace. La manifestazione, svoltasi il 12 novembre alle 10.30, ha registrato una considerevole presenza di giovani, di docenti del Telesia, di componenti dell’Amministrazione comunale telesina, dell’Arma dei Carabinieri e del Comandante Provinciale Alessandro Puel, del corpo di Polizia e dell’intera comunità del borgo sannita. In sala la giornalista Maria Grazia Porceddu, moderatrice dell’incontro, la straordinaria autrice Miriam Nobile, sua sorella Sefora, il Prof. Pietro Meola e Giusy Versace. Miriam Nobile insegna come “Osare sempre…non arrendersi mai” Straordinaria Miriam, perché la scrittrice è una ragazza che frequenta la IV S A dell’Istituto Telesia, che col suo libro ha voluto sfidare i cosiddetti “normali” ad aprirsi ad un nuovo mondo, il suo, quello di chi è affetto da disabilità, e lo ha fatto con una gioia, con una intensità che ha toccato nel profondo tutto il pubblico che lunedì mattina si è raccolto a Telese per la presentazione di Osare sempre…non arrendersi mai. Il vescovo Don Domenico Battaglia, intervenuto per i saluti insieme all’Ispettrice MIUR Domenica Di Sorbo, ha definito l’incontro con Miriam “un momento di grazia” e si è detto colpito da due aspetti di cui l’autrice parla nel suo libro: credere in se stessi ed essere capaci di dare amore e di aiutare gli altri, istanze che gli hanno permesso di invitare i ragazzi in sala ad “abitare veramente la vita, di essere sempre dalla parte dell’esistenza e viverla fino in fondo”. Perché non a me? Informale ma ugualmente toccante è stato l’intervento di Giusy Versace, deputata, atleta paralimpica e scrittrice. Fonte di ispirazione per Miriam, Giusy Versace ha parlato della formula, soggettiva, con cui ciascuno trasforma le tragedie in possibilità. Il momento in cui ha razionalizzato questa sua tecnica è stato a Lourdes quando, dopo aver avuto un grave incidente stradale, nel quale ha perduto entrambe le gambe, all’età di 28 anni, la domanda “Perché a me?” è diventata “Perché non a me?”. Questo l’ha portata a rivalutare le sorprese che la vita imprevedibilmente offre, a scoprire lo sport come terapia sociale, di inclusione e come metodo per acquisire praticità, e a scrivere un’ autobiografia, Con la testa e con il cuore si va ovunque (Mondadori).  La forza di volontà e l’amore per la vita hanno aiutato la Versace ad andare avanti: il pianto di dolore fatto il giorno che ha mosso il primo passo dopo l’incidente è così diventato il pianto di gioia della sua prima corsa, quando ha percepito la voglia di “andare a prendersi il mondo” e di riuscire in un’azione per molti ritenuta impossibile. Intervistato dalla Dott.ssa Porceddu, il Prof. Meola, che ha collaborato alla stesura del libro, ha raccontato che Osare sempre…non arrendersi mai è nato quasi per gioco, per un’intuizione vincente avuta a scuola. Miriam ha selezionato momenti particolari della sua vita, che sono stati riportati su […]

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Food

Braceria Pastore, 50 anni di gusto e qualità

Una passione lunga 50 anni quella della macelleria – braceria Pastore del Vomero, che da tre generazioni delizia il palato dei suoi clienti con prodotti di alta gastronomia, frutto dell’attento connubio fra innovazione e tradizione. Braceria Pastore: dalla macelleria alla brace L’accogliente locale, sito in Via Michelangelo da Caravaggio al n. 58, si presenta informale ed elegante, con un’atmosfera calda che rispecchia la dedizione della famiglia Pastore per la buona cucina. Fondata da Domenico Pastore nel 1968, la macelleria nel giro di pochi anni passa alla gestione del figlio Antonio, che ha rafforzato il progetto del padre mantenendo alti gli standard di qualità e professionalità. Nel 2014, l’impegno di Antonio viene ripagato non solo con l’apertura della braceria annessa all’attività di famiglia, ma anche con il passaggio delle redini al figlio Luca che ne diviene titolare. Il locale si distingue per la possibilità che offre al cliente di scegliere personalmente il taglio di carne da gustare, direttamente dal bancone della macelleria. Singolare anche la scelta di porre la brace a carbone vegetale all’interno della sala, permettendo così di seguire la cottura delle pietanze dal vivo e di lasciarsi tentare dagli irresistibili aromi che sprigiona. Naturalmente i punti forti del menù sono carni quali la Manzetta prussiana o l’entrecôte di Black Angus, ma grazie a Linda (moglie di Antonio) anche i vegetariani possono godere di specialità napoletane come i friarielli o la parmigiana di melanzane. A conclusione di una cena così ricca e gustosa assicuratevi di lasciar spazio al dolce, soprattutto se preparato dalle sapienti mani di Mario Di Costanzo, leader nel settore dolciario, che mantiene viva la tradizione dell’azienda di famiglia istituita nel 1979 e che 

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Eventi/Mostre/Convegni

Il Merito di Napoli, presentazione Collana di libri

Il 12 novembre, al PAN– Palazzo delle Arti Napoli, viene presentato Il Merito di Napoli, un progetto editoriale della Rogiosi Editore in collaborazione con l’Associazione Culturale “Creativi Attivi”, che si è occupato di pubblicare le migliori tesi di laurea in ambito napoletano, di tema umanistico, tramutando i testi scritti da addetti al mestiere in testi divulgativi. «Un’impresa ardita, ma un’idea fondamentalmente semplice: premiare il merito, da cui il nome della collana, Il Merito di Napoli», spiega il coordinatore Gianpasquale Greco. Gli autori de Il Merito di Napoli Marina Diano, “Fabrizia Ramondino tra Napoli e il Mondo” Fabrizia Ramondino è da considerarsi “la scrittrice dei napoletani”. Un’autrice morta nel 2008, ancora poco conosciuta e indagata, nonostante abbia viaggiato tanto e fatto sentire la sua voce un po’ovunque. Un peccato, se consideriamo che proprio l’Italia, patria che lei sentiva così cara, purtroppo non le ha dato il merito che le era dovuto. La scrittrice che viene riesumata nelle pagine della tesi di Marina Diano è una donna che ha sperimentato ogni realtà possibile legata alla penna e alla cura del prossimo. Luigi Casaretta, “L’avvento dei Motori. L’automobilismo nella Napoli del primo Novecento” Un testo di carattere storico quello di Luigi Casaretta, che parla della breve stagione in cui Napoli ha avuto una centralità impensata nell’industria delle quattro ruote. Quest’opuscolo passa per il marketing, per la pubblicità, per le relazioni tra le aziende rivali, riportando ai lettori anche le preoccupazioni degli imprenditori e commentando criticamente le motivazioni delle sorti della breve avventura partenopea dell’automobilismo. Alessandra Trifari, “La fortuna di Caravaggio nell’Ottocento Napoletano” La tesi di Alessandra Trifari è una tesi concernente l’ambito di Archeologia e Storia dell’Arte. Si occupa della storia dell’arte moderna e, prevalentemente, della fortuna e dell’eredità di Caravaggio in un secolo nel quale l’artista era, a stento, conosciuto e compreso. L’autrice rilancia il “caravaggismo” e il rapporto di questo immenso artista con al città di Napoli. Rosaria Carlomagno, “Il sistema dell’arte contemporanea a Napoli: gallerie, fondazioni, musei” Rosaria Carlomagno analizza il versante “pratico” dell’arte a Napoli, dal secondo Novecento fino a oggi, tirando le somme sul senso, sulle attività e sugli indirizzi del mercato dell’arte. Si tratta di uno studio che dà una visione situata a metà tra la panoramica tout-court e la riflessione storica. Stefano Cortese, “Le mie stagioni” Quello di Stefano Cortese è il testo più sui generis della Collana, in quanto è un’edizione critica dell’autobiografia di un non-autore, Carmine Forgione. Un uomo del Sud, di estrazione contadina e di valori tradizionali, che si fa osservatore della propria vita allo specchio dei principali eventi del Novecento. Un testo che affonda le sue radici in quel genere di letteratura “semicolta”. Si tratta dell’autobiografia di una persona che, per sue condizioni personali, non ha mai avuto l’opportunità di accedere a degli studi, e che la propria istruzione se l’è creata da sé, per quell’ostinato, innato e, alle volte, disgraziato amore per la cultura, che se anche non ci fa diventare degli studiosi, ci tiene comunque in vita. Anna Rita Rossi, “L’arcipelago Imbriani” […]

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Comunicati stampa

Premio Cartagine 2018: fra i vincitori Luciano Ruotolo

Il Premio Cartagine, istituito nel 2001, è un premio rivolto a personalità che, in diverse declinazioni della cultura e del sapere, si sono distinte – in Italia e all’Estero, indistintamente  – per le loro attività divulgative e intellettuali. Il Premio Internazionale Cartagine conferito a Luciano Ruotolo Il 19 ottobre scorso si è tenuta, presso la Sala Protomoteca in Piazza Campidoglio, a Roma, la cerimonia di premiazione del Premio Internazionale Cartagine 2.0 2018; alla cerimonia ha preso parte anche Luciano Ruotolo, maestro di pianoforte e direttore artistico (e curatore di interessanti manifestazioni ed eventi musicali fra cui il Mimas Music Festival, svoltosi a Procida dal 21 al 31 agosto scorsi) nonché cofondatore dell’Associazione Mousikè e dell’Accademia Musicale Europea («un circuito musicale basato sull’eccellenza e sulla valorizzazione di giovani musicisti, rendendoli protagonisti all’interno dello scenario nazionale ed internazionale attraverso l’ideazione di rassegne, laboratori, masterclass, corsi ordinari di alta formazione musicale ed è impegnata nella divulgazione della musica considerata come un mezzo necessario alla crescita ed alla formazione sociale», aveva lui stesso affermato in una piacevolissima ed interessante intervista pubblicata qualche mese fa, sempre qui, per Eroica Fenice). Luciano Ruotolo si è formato artisticamente presso il Conservatorio San Pietro a Majella, di Napoli, e presso l’Accademia del Teatro alla Scala, di Milano, e come si ricordava, affianca alla carriera pianistica, quella di Direttore Artistico rivestendo prestigiosi incarichi in ambito musicale. Luciano Ruotolo e il Premio Cartagine Ho avuto modo di conoscere Luciano al Palazzo Venezia di Napoli, dove il maestro tiene un corso di pianoforte; lì, in quella cornice storica ed artistica – e colma di pace e tranquillità, un locus amoenus in cui il fascino delle note del pianoforte fra il vento e lo stormire delle chiome degli alberi rievoca suggestioni profonde – Luciano si dedica alle sue lezioni di pianoforte con amore e dedizione, lì tiene concerti-saggio con i suoi allievi di pianoforte e concerti (fra cui una suggestiva serata fra il suo pianoforte e la voce del soprano Romina Casucci) e da lì sono partiti molti dei progetti e delle idee che hanno avuto risonanza internazionale. Da qui, da questo spirito internazionale della sua arte musicale, la motivazione del Premio Cartagine conferito a Luciano Ruotolo: “[…] La sua Arte Pianistica, viene acclamata in tour in Europa e negli USA. Ideatore di prestigiosi Festival a centri di Alta Formazione è impegnato nella divulgazione della Musica […] in virtù dei meriti acquisiti rappresenta uno dei massimi e più noti esponenti in Italia e all’Estero del Panorama Musicale […]”. Cosa significa per Luciano Ruotolo questo premio? «Il Premio rappresenta per me prima di tutto un’enorme sorpresa: è arrivato come un fulmine a ciel sereno; è un riconoscimento davvero importante considerando l’albo d’onore precedente ed il respiro internazionale. Mi ha molto emozionato, come primo impatto, alimentando la consapevolezza che il solco tracciato, con tanta passione,  è quello giusto. Viviamo in una società velocissima, a tratti cinica, dove l’Arte e la sua Bellezza vengono spesso piegate per logiche di mercato: noi proviamo, e parlo al […]

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Food

Fratelli Salvo: l’arte della pizza come una danza ipnotica

Nati tra sbuffi di farine e cresciuti tra impasti e lieviti i fratelli Francesco e Salvatore Salvo, già proprietari dell’omonima pizzeria di Portici, hanno aperto un nuovo locale alla riviera di Chiaia a Napoli nello storico “Palazzo Ischitella”. Il locale, elegante ed accogliente, nasce come un salotto dove poter accogliere gli amici di sempre e far conoscere ai nuovi i frutti della ricerca continua in tema di pizza e fritti napoletani. Alla porta, il nuovo logo e le due pizze, riprodotte come se fossero disegnate da bambini, mettono in chiaro la volontà di dare nuovo impulso alla tradizione. Gli spazi dotati di una splendida volta a croce e con le foto del maestro Vincenzo Zannini suggeriscono con la mente ad una Napoli insolita rendendo l’idea di confort e attenzione verso il cliente. I fratelli Salvo, pur provenendo dalla scuola tradizionale napoletana, hanno perfezionato gli impasti classici con blend di farine moderne e sono riusciti a realizzare un impasto molto “molle”, termine gergale che indica la buona idratazione dello stesso, che gli ha permesso di vincere il premio “Maestri dell’impasto”. La lunga lievitazione (24 ore), rigorosamente a temperatura ambiente e impiegando pochissimo lievito, rendono la pizza estremamente leggera e digeribile. Un attento controllo dell’acidificazione della pasta e dall’aggiunta di un po’ di sale artigianale grezzo di Trapani terminano l’opera d’arte. Fratelli Salvo, eccellenza sul Lungomare Il menu che abbiamo avuto l’onore di provare nel nuovo locale dei fratelli Salvo è lo specchio della continua evoluzione della pizzeria, della scelta attenta di prodotti di qualità e della valorizzazione che, attraverso confronti con l’alta cucina e con l’estro del pasticciere Di Costanzo. i Salvo vogliono trasformare in un esperienza emozionale e gastronomica da far vivere a tutti gli amici e clienti. Oltre al cibo ciò che colpisce è l’inusuale carta dei vini. Il Sommelier Pasquale Brillante, attraverso un lavoro durato un quinquennio, ha studiato e stilato una carta di vini, italiani ed internazionali, che potessero accompagnare e valorizzare le pizze proposte nel locale. Azzardato ma perfettamente riuscito l’accostamento del marsala con la pizza. Non possiamo che consigliarvi una tappa da Salvo e soprattutto l’esperienza di provare un’ottima pizza accompagnata da un ottimo vino! Antonio De Angelis

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Food

AMPGOURMET, pizza di qualità e alta formazione

Giovedì 8 novembre, presso Palazzo Caracciolo, viene presentato il progetto voluto dal maestro pizzaiolo Giuseppe Vesi: AMPGOURMET, l’Accademia dei Maestri Pizzaioli Gourmet, composta da venti associati provenienti da tutta Italia, scelti in base a specifici criteri. La finalità dell’AMPGOURMET è quella di salvaguardare e promuovere il lavoro di pizzaioli e professionisti che ricercano esclusivamente il massimo della qualità, per i propri clienti. “Qualità”, “Dedizione” e “Passione” sono gli elementi chiave della formazione e filosofia di lavoro di quest’Accademia. AMPGOURMET, l’Accademia dei Maestri Pizzaioli Gourmet AMPGOURMET parte da Napoli per abbracciare tutti coloro che lavorano con lo scopo di fornire il massimo degli standard enogastronomici attualmente in circolazione. Si tratta di una sorta di albo dei Maestri Pizzaioli che lavorerà come organismo a difesa dei maestri pizzaioli, ma funzionerà anche come ente impegnato in alta formazione per la crescita costante. Giuseppe Vesi riporta la pizza agli antichi valori, quelli del Settecento, quando venivano utilizzate solo farine macinate a pietra naturale e ingredienti a chilometro zero, c’era il lievito madre che ogni pizzaiolo personalizzava a modo suo e l’impasto risultava digeribile senza sofisticazioni. A presentare il progetto: il presidente dell’Accademia Giuseppe Vesi, Giovanni Vesi, direttore del Marketing; Rosario Lopa, Portavoce Consulta Nazionale Agricoltura – Dipartimento Agroalimentare Ambiente Risorsa Acqua Ristorazione Turismo; Filippo Diasco, Direzione Generale per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali della Regione Campania; Elena Coccia, Delegata alla Promozione dello sviluppo economico attraverso la Cultura e il Turismo e Osservatorio Unesco della Città Metropolitana; Carlo Di Cristo, Università degli Studi del Sannio; Antonio Puzzi, Delegato alla Comunicazione Slow Food Campania. Moderatore: Roberto Esse. Si parla di storia, radici, sapori e ricerca. “Noi siamo quel che mangiamo”. E non lo dico io, random. Lo diceva Feuerbach, nel XIX secolo, raccontando una profonda verità attraverso la sua celebre massima. Niente più del cibo di cui ci nutriamo narra meglio di noi. La pizza è lo specchio delle origini partenopee. La pizza è una mentalità. Gustosa ed economica, mette d’accordo proprio tutti, dai più piccini agli adulti. La sua è la storia di un grande successo italiano. Nel 2017 l’arte del pizzaiolo napoletano è diventata Patrimonio dell’Unesco, rendendolo un vero e proprio artigiano del gusto, divenendo così l’inventore di una pietanza che, oggi, possiamo definire il simbolo della globalizzazione gastronomica. Presentate le linee guida dell’Accademia AMPGOURMET, si procede con uno show cooking  I pizzaioli mostrano le proprie specialità, dai sapori delicati e decisi. Pizze fumanti, dai condimenti disposti con cura e il sapore intenso e armonico prendono il posto delle parole. La conferenza si trasforma in una festa all’insegna dell’equilibrio e dell’alta professionalità. Il sobrio ed elegante chiostro del palazzo del XVI secolo, nel cuore di Napoli, avvolge l’evento in una calda atmosfera, dal gusto raffinato, arricchita ulteriormente dagli interventi musicali di Antonella de Pasquale al pianoforte e Francesco D’Acunzo al flauto, i quali, con maestria, scavano diligentemente un tunnel nell’animo dei presenti che, sotto i denti, scricchiolano la bella Napoli.

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Food

Sciuè il panino vesuviano: in anteprima il menù invernale

Sciuè il panino vesuviano è uno dei must culinari che fanno faville in via Giovanni Boccaccio a Pomigliano d’Arco, provincia di Napoli. La location, tipicamente partenopea ma anche innovativa e giovanile, ha saputo cavalcare la “febbre” dei panini, e poi evolversi verso un’attenzione sempre crescente alla qualità delle materie prime e verso nuove opzioni, come quelle gluten free. Mercoledì 7 novembre 2018 Sciuè ha presentato un nuovo menù, originale e prelibato, che sarà disponibile nella location per tutto l’inverno. Sciuè il panino vesuviano a Pomigliano d’Arco: la storia Sciuè il panino vesuviano prende le mosse nel 2015 da una location di quaranta metri quadri messa a punto per i giovani e che fosse in sintonia con il gusto partenopeo. L’idea che ha permesso la nascita di un punto di ristoro fresco, gioviale e invitante è di Mauro De Luca, che decide di coinvolgere i figli Giuseppe e Marco in un progetto familiare che fa albeggiare Sciuè il panino vesuviano. Tutto parte da una concezione di famiglia come unione solidale e impegno congiunto. A ciò si associa una cucina gustosa, che fa uso solo di materie prime campane, che si attiene a standard di qualità e trasparenza e che si nutre della “ricerca del panino perfetto”. Tre anni fa, come conseguenza del successo conseguito nella città di Pomigliano d’Arco e in quelle limitrofe, il progetto si è espanso e ha dato vita a una nuova location. Centosessanta metri quadri, cucina a vista per dare l’opportunità ai clienti di assistere a ogni fase produttiva, design urbano. Una location originale, moderna, che fa sentire a proprio agio chiunque voglia mangiare bene: è il compimento del sogno di una famiglia. Un cult nel campo dei panini e molto di più: Sciuè il panino vesuviano offre scelte culinarie “vesuviane” ma aperte alla sperimentazione. Sciuè il panino vesuviano mette a tavola il menù invernale: Mercoledì 7 novembre 2018 Sciuè il panino vesuviano ha presentato in anteprima un menù invernale, perfetto per riscaldarsi e coccolarsi con prelibatezze di alta qualità. Per cominciare, i fratelli de Luca hanno servito un crocchè di baccalà su un letto di purè di patata viola. A seguire una polpetta di scottona realizzata con Antico Pomodoro Napoli (una varietà del pomodoro San Marzano) servita su cialda di pane e accompagnata da emulsione di basilico e fonduta di parmigiano reggiano 36 mesi. Di seguito una focaccia con genovese, preparata con farine biologiche tipo “0” e tipo “1” con corazza di marchigiana cotta a bassa temperatura, cipolla di Alife e scaglie di conciato romano. La degustazione si è consumata in abbinamento a “La Mossa”, biologico, del 2017, costituito per l’80% da Fiano e per il 20% da Moscato. Dopo aver gustato in anteprima tali prelibatezze, dal sapore studiato ma sfizioso, Sciuè il panino vesuviano ha servito un tris di mini panini. La farina con cui sono stati prodotti è di tipo “00”, ottenuta dopo 36 ore di maturazione. Il primo mini panino ospitava hamburger di marchigiana, pecorino bagnolese, noci, scarole napoletane, lardo di suino nero […]

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Napoli & Dintorni

Open-Mic al Kestè, la stand-up comedy per tutti

Open-Mic al Kestè In questi anni il Kestè, storico locale della movida napoletana in Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli, ci ha regalato grandi appuntamenti con i migliori comedian italiani come Filippo Giardina, Giorgio Montanini e Pietro Sparacino. Per questa nuova stagione culturale, inaugurata lo scorso 2 Novembre con Gnut&Sollo e il Lia Hide Trio, i protagonisti della stand-up comedy non saranno nomi importanti della comicità italiana bensì potreste essere voi! Ebbene sì, Sabato 10 Novembre, Kesté Abbash darà a tutti la possibilità di esibirsi con il proprio monologo comico, le proprie battute o perché no, i propri sfoghi personali. La libertà sarà totale, non ci saranno temi prestabiliti, censure o vincoli di sorta. Open-Mic al Kestè, come partecipare Per esibirsi bisognerà prenotarsi chiamando al numero 3519910444. Ad attendervi saranno soltanto il palco, un faro, un’asta e un microfono: un’atmosfera intima e raccolta, tipica della stand-up comedy. L’orario di inizio è fissato alle 22:30, l’ingresso sarà gratuito ma, come avverte la direzione del Kestè nell’evento Facebook, “se ridete troppo vi chiediamo i soldi”. Attenzione quindi a non lasciarvi troppo andare. Per ulteriori informazioni inerenti questo evento vi rimandiamo per l’appunto all’evento Facebook che potete trovare  cliccando qui. Un lungo e interessante programma per la stand-up comedy al Kestè Abbash Dopo il successo di tanti spettacoli comici, ultimo Diodegradabile di Pietro Sparacino, il Kesté vuole consolidare il suo intimo e forte legame con la stand-up comedy e, per farlo, forse l’occasione migliore è proprio quella di dare una possibilità di esibirsi a chi è un comico alle prime armi e non trova spazi per la sua comicità. Non solo grandi nomi, dunque, ma anche un sostegno agli emergenti. Sia ben chiaro però, che i grandi nomi non mancheranno, non certo al Kesté. Il prossimo appuntamento con la grande comicità sarà infatti con il comedian palermitano Emanuele Pantano che si esibirà al Kestè Abbash Sabato 17 Novembre e di cui, sempre sul nostro portale, potrete presto leggere l’intervista che abbiamo realizzato grazie alla sua disponibilità. Dopo quest’ultimo appuntamento sarà poi la volta della comedian romana Velia Lalli il 24 Novembre, il primo Dicembre tornerà la formula Open-Mic ma questa volta con Edoardo Ferrario come ospite speciale e, infine, il 15 Dicembre toccherà alla comedian biellese Chiara Avanzo. Una stagione di stand-up comedy assolutamente da non perdere, non mancate!

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Food

Tenuta Bianca, vince il Premio Italia Cheese Awards 2018

La Tenuta Bianca nasce a metà dell’Ottocento fra i boschi della Cascina Reale Borbonica di Persano, residenza di caccia di Re Carlo III di Borbone. L’azienda situata nel cuore della Piana del Sele è specializzata nell’allevamento della Bufala Mediterranea Italiana. La passione e il costante impegno di tutto lo staff ha fatto sì che essa rientrasse tra le prime 30 aziende italiane del settore. Oggi la rinomata Tenuta Bianca è guidata dal capofamiglia Giovanni, ma è sempre suo figlio Salvatore, agronomo, zootecnico ed esperto di formaggi, a gestire le attività di comando, con la collaborazione della sorella Annalisa, producendo formaggi di eccellenza e consolidando l’antica tradizione di famiglia. Il complesso comprende 350 animali, tutti alimentati in modo naturale, grazie al foraggio prodotto sul territorio dell’azienda stessa, con grano, avena, e mais, e tanto altro, che permettono di ottenere un latte gustoso, ma soprattutto genuino, apprezzato dai consumatori e premiato dalla critica specializzata. Infatti, è proprio grazie ai prodotti d’eccellenza che la Tenuta Bianca si è posizionata sul podio come vincitrice del primo premio Italian Cheese Awards 2018. La Tenuta Bianca, ha vinto con il suo Annutolo, un freschissimo fagottino di mozzarella di latte crudo di bufala, ripieno di ricotta sempre di bufala; una vera e propria leccornia, grazie alla quale, l’azienda campana ha vinto, lo scorso 13 ottobre, il primo premio della categoria Freschissimo. Il Direttore Di Masi ha rilasciato un’intervista ad Eroica Fenice, rispondendo in modo gentile e cortese alle domande poste. Come prima cosa preme chiederLe cosa si prova a vincere un premio così importante? Ad esserle sincero fin quando non ho ricevuto il premio tra le mani, ancora non ci credevo. Sicuramente è una bellissima soddisfazione arrivare ad un traguardo simile, sia personale, sia per la mia famiglia che per la mia azienda. Al tempo stesso per la Campania visto che sono stato l’unico campano a vincere il premio dell’Italian Cheese Awards 2018 e ad esser definito il miglior produttore di formaggi in Italia nella mia categoria. Dal punto di vista professionale è un raggiungimento di un obiettivo, ma allo stesso tempo un punto di partenza. La mia idea è stata sempre quella di produrre i migliori formaggi di Bufala del mondo e dare la massima trasparenza possibile al consumatore; per quello abbiamo scelto la ”Filiera Corta”. In questo modo tutto ciò che arriva in tavola, dalla scelte delle essenze in pieno campo di cui si nutrono i nostri animali fino al prodotto finito viene controllato da noi. I prodotti artigianali rappresentano il fiore all’occhiello del nostro Paese, ma, produrre un formaggio che sia al 100% artigianale, quanto costa in termini di impegno e tempo? Fare formaggio è un’arte, perché ogni giorno in caseificio si lavora un qualcosa di vivo e di diverso… cioè il “Latte”. Farlo in maniera artigianale, ovvero completamente a mano oppure per alcuni formaggi nel rispetto di vecchie tradizioni è molto difficile ma soprattutto richiede molto più tempo rispetto alle lavorazioni industriali. Ciò che permette di migliorarti sempre di più e di raggiungere ottimi […]

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Food

Pizzeria Jolly (Palma Campania): 10 anni tra gusto e sociale

Dieci anni di attività, soprattutto per quanto riguarda la ristorazione, non sono pochissimi. Valgono ancora di più se a condurla è un giovane Maestro, che nel nostro caso risponde al nome di Gennaro Catapano, che nella sua Pizzeria Jolly porta avanti un percorso che si snoda tra la ricerca del gusto (sempre legato alla territorialità) e l’impegno per il sociale. Il 5 novembre Gennaro Catapano ha festeggiato questi primi dieci anni di attività ristorativa offrendo una panoramica gastronomica di ciò che si è fatto e ciò che si farà. Gennaro Catapano e Jolly: una storia di studio, passione e famiglia Il progetto Jolly nasce da un disegno coerente ad opera di Gennaro e suo fratello Angelo (poi trasferitosi a Milano e pizzaiolo di un’altra interessante realtà, quella di Pizzium). I due fratelli da sempre hanno cercato di portare la cultura della pizza napoletana fino in provincia, anticipando sul tempo anche molti altri pizzaioli ed impegnandosi in progetti per la riqualificazione dei luoghi della città di Palma Campania e zone limitrofe, oltre che del recupero dei ragazzi in difficoltà grazie alla partecipazione ai progetti del parroco Luigi Meola. La posizione della pizzeria è confortevole, su una grande strada di passaggio che collega l’Agro-Sarnese Nocerino all’Agro-Nolano, cioè le due grandi distese che insieme coprono una bella parte della Campania extra-cittadina. Una zona certo non povera di spunti enogastronomici interessanti, dai quali Gennaro ha sempre attinto – e con riconoscenza – a piene mani. La Pizzeria Jolly: percorsi d’autunno e d’inverno per i suoi dieci anni In concomitanza con il decennale, Gennaro presenta al pubblico della Pizzeria Jolly il menu protagonista dei prossimi mesi, “Percorsi d’autunno e d’inverno”. Dopo molto labor limae, sono sei le pizze in carta dedicate ai mesi più freddi dell’anno ma non per questo meno gustosi; per quanto riguarda i fritti, ci sono quattro nuove montanare interessanti. Le novità vedranno come protagonista, ovviamente, la terra dove è nato e cresciuto non solo Gennaro ma anche il team dei suoi collaboratori, tutti giovanissimi. Un’intera parte del menu sarà declinata al pomodoro: infatti, durante l’ultima edizione di My Social Recipe (che abbiamo ampiamente documentato), Gennaro ha ricevuto la menzione speciale per la miglior pizza al pomodoro elargita da Francesco Franzese de La Fiammante. Il capitolo antipasti vede il territorio rappresentato con un appetizer fatto di bocconcini di baccalà impanati su crema di broccolo romano e fiori eduli. Il baccalà è molto diffuso in questa zona grazie alla vicinanza di Somma Vesuviana, dove c’è uno dei commerci più fiorenti d’Europa in tal senso. Una rinfrescata è stata data anche al menu beverage: confermati i ragazzi del vicinissimo birrificio Okorei di Mariglianella, new entry con due referenze di Birra di Paestum e due referenze del Birrificio Aeffe di Nocera Inferiore. Per i vini, Gennaro si è affidato alle vicine Cantine Villa Dora che propongono vini di qualità esclusivamente dell’area vesuviana. I dolci sono affidati, come da tempo a questa parte, all’arte della Dolciaria Marigliano di San Giuseppe Vesuviano (Napoli). Menu della serata del 5 […]

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