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Eroica Fenice

La categoria Eventi/Mostre/Convegni contiene 819 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

Il Degustì Tour fa tappa presso l’Old Friends a Bacoli

Degustì, il tour degustativo enogastronomico promosso dalla Luigi Castaldi Group ha fatto tappa presso la steak house Old Friends di Bacoli, in via fusaro 23, giovedì 23 gennaio. Protagonisti della serata sono stati i piatti della tradizione napoletana abbinati ai vini dei Feudi di Guagnano. Tutti gli eventi targati Degustì sono dedicati ai professionisti, a tutti gli appassionati del settore, al mondo dei foodies, agli amanti del buon cibo e dei prodotti di qualità. Degustì a Bacoli: il menù O’per e ‘o muss  In abbinamento: Verdeca, Diecianni Verde, Salento IGT Trippa In abbinamento: Nero di Velluto, Negramaro, Salento IGT Pasta e patate In abbinamento: Cupone, Salice Salentino, Negramaro, Riserva DOC Carne alla Genovese In abbinamento: Le Camarde, Negramaro & Primitivo, Salento IGT Old Friends Il locale nasce nel 1991 vantando di essere il precursore di quelle catene di steak house che successivamente si espanderanno in tutto il territorio. L’idea si basava sulla realizzazione di un ristorante in controtendenza rispetto alla tradizionale cucina napoletana, poiché, come ben risaputo, quest’ultima predilige pietanze marinare ai piatti a base di carne. Il locale però ha cercato di portare avanti piatti sempre rivolti alla tradizione napoletana, ma lontani dalle acque partenopee, affacciandosi più verso l’entroterra. Ciò supportato da catene di distribuzione di qualità come la Luigi Castaldi Group e da ottimi produttori e distributori di vini come i Feudi di Guagnano, che incentrano la propria produzione principalmente su vini a base di Primitivo e Negramaro. Luigi Castaldi Group Nata nel 1970, la Luigi Castaldi Group, azienda di distribuzione Food & Beverage, è oggi uno dei punti di riferimento nell’ambito del settore Ho.Re.Ca. Forte di una lunga esperienza, competenza ed intuizione, si appresta quest’anno a festeggiare il 50esimo anno di attività: un traguardo che comprova la capacità di adattarsi a un mercato in continuo divenire. Dai vini alle birre, passando per la variegata proposta più strettamente alimentare, l’azienda mira ad ottimizzare, con dinamismo e propositività, i propri servizi, rendendoli esclusivi. Immagine in evidenza: LuigiCastalgiGroup

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Food

Un Bistrò a Forcella: Laura Bistrot, innovazione e tradizione

È possibile unire la tradizione con l’innovazione? Ebbene, a questa domanda prova a rispondere Laura Bistrot. Il locale, nel quartiere storico di Forcella, accetta la sfida di proporre un accostamento di sapori e piatti della tradizione popolare napoletana e un look moderno e raffinato. Appena entrati dal locale si è accolti da Laura (che dà il nome al locale) e dal suo staff. L’atmosfera è cordiale e familiare, Laura è sempre disponibile a raccontare aneddoti sulla creazione dei piatti, ricette antiche, tramandate di generazione in generazione. Laura Bistrot, tradizione e… Dopo uno spritz, per iniziare la serata col piede giusto, come primo “assaggio” ci vengono offerte le cosiddette palle di riso alla “Zia Geppina”. Formaggio, pepe, e un pizzico di nzogna, sicuramente sono state ben più che un semplice antipasto. La zuppa di ceci, alloro e baccalà è stata una piacevole sorpresa. Un piatto semplice, ma servito elegantemente. La crema di ceci poi si scioglieva in bocca. A seguire Bucatini con soffritto “Del Piccione di Sant’Anastasia” . Sicuramente un piatto per palati forti, in quanto non si è lesinato col piccante. Immancabili poi piatti come, il ragù “Di nonna Ida” e salsicce friarielli, Per concludere in bellezza il dolce, e ovviamente non poteva che essere che una bella fetta di pastiera. Come dimostrato dal menù la voglia è quella di rimanere ancorati alle tradizioni, forti, di una cucina radicata nel tempo e nella memoria di famiglia. Tuttavia, Laura decide di proporla in chiave moderna, reinterpretandola. Un’attenzione particolare è data anche alla proposta del menù giornaliero. Sempre rimanendo in ambito di tradizione, infatti, il bistrò vuole rivivere “il rito della tavola” come è inteso nelle case dei Napoletani: il giovedì le polpette; la domenica il ragù, poi genovese, friarielli e baccalà. Un appunto molto importante va anche fatto in merito all’impegno di Laura Bistrot all’interno di un progetto di riqualificazione del territorio. Infatti, tramite la fondazione “A Forcella” un manipolo di imprenditori della zona, tra cui ovviamente anche Laura, portano il loro contributo per riqualificare l’area, cooperando e agendo nell’interesse, non soltanto delle attività commerciali, ma più in generale di offrire nuove opportunità al quartiere, portando una ventata d’aria fresca alla zona. In questo senso, forte è la competizione con zone come la Sanità, in una gara di miglioramento. Dalle 10:30 del mattino alle 23 di sera Laura Bistrot è operativa come caffè bar, bistrot, ristorante. Questo è Laura Bistrot, il bistrot partenopeo nel cuore di Forcella.

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Eventi/Mostre/Convegni

Percy Song, la graphic novel di Martina Rossi

Percy Song, graphic novel che segna il debutto della disegnatrice Martina Rossi nel mondo dei fumetti, è stata presentata sabato 18 gennaio alla fumetteria Alastor di Napoli. «Quando Percy si sveglia, dopo un lungo sonno, non ricorda nulla del proprio passato. Tutto cio che sa, è di essere morto». Questa frase è riportata sulla quarta di copertina di Percy Song, opera prima di Martina Rossi edita da Phoenix Publishing presentata alla stampa sabato 18 gennaio alla fumetteria Alastor di Napoli. L’intervento è stato moderato da Francesco Saverio Tisi, vicedirettore della Phoenix, e oltre all’autrice hanno preso la parola Ruben Curto (fumettista, muralista, illustratore, docente e cofondatore del colletivo NUBE) e tramite videomesaggio il doppiatore Jacopo Calatroni. Percy Song, una colorata fiaba oscura A parlare del contenuto dell’opera è ovviamente l’autrice che l’ha pensata e disegnata, Martina Rossi. Classe 1989, è originaria di Recanati. Dopo il diploma presso l’istituto d’arte “G. Cantalamessa” a Macerata si trasferisce a Roma, dove rafforza le proprie conoscenze in materia di disegno alla Scuola Romana di fumetti. Da qui inizia a lavorare come copertinista e ritrattista per autori indipendenti, oltre disegnare vignette per il quotidiano Metro Roma. Nel 2016 per la casa editrice Lo Scarabeo illustra un mazzo di tarocchi ispiarate a Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry e attualmente lavora come colorista per la casa editrice BellaFe e come autrice per Americana Studio. Martina descrive Percy Song come «un tipo di narrazione tipico delle fiabe». La graphic novel narra la storia di Percy, un ragazzo che «non ha passato, ma deve andare incontro ad un futuro. Deve sapere cosa è stato, ma non ha i mezzi per farlo». Le tematiche descritte toccano nel profondo le corde dell’animo dei giovani e sono anche molto pesanti, come quello della morte. Lo fa attraverso un uso allegorico del genere fantasy, dove la presenza di disegni armonici e pastellosi fatti a mano e colorati con l’acquerello, servono per interpretare una realtà spesso cupa e monocolore. Durante l’intervento Martina Rossi ha battutto moltissimo proprio su questo punto, attingendo anche alle proprie esperienze che sono parte della struttura su cui è stato eretto il progetto di Percy Song, in particolare sulla questione del giudizio che parte fin dalla tenera età. «La società stessa non fa altro che giudicarci e farci perdere occasioni importanti che potrebbero renderci felici». Insomma, sembra che il messaggio che voglia trasparire da Percy Song non sia soltanto quello di affrontare con un linguaggio che si avvicini a quello degli adolescenti esperienze che possono avere più o meno affrontato, ma anche di inseguire i propri sogni senza curarsi troppo del giudizio delle persone che non li comprendono perché troppo distanti dal loro modo di vivere e di concepire il mondo. Gli interventi di Ruben Curto e Jacopo Calatroni Parole di elogio sono state spese anche da Ruben Curto, il quale ha definto la vicenda narrata nel fumetto come un qualcosa «ambientato in un mondo “bello” come quello del fantasy, ma che assume contorni a tratti inquietanti». A […]

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Napoli e Dintorni

Le scale del Petraio di Napoli: rotolando verso il mare

Domenica 12 gennaio, Heart of the city ci ha proposto una mattinata sorprendente in giro per le scale del Petraio di Napoli, che si arrampicano su un vero e proprio borgo nascosto, fatto di bassi, strette viuzze, archi, piazzette, piante, fiori, vigneti, agrumeti, eleganti palazzi in stile liberty, con le caratteristiche “edicole” – simbolo della devozione religiosa degli abitanti del posto – e caratterizzato da panorami mozzafiato, lontano dal caos della città, senza auto, il tutto avvolto da una calma struggente. La guida ci ha accompagnati poi a Casa Tolentino per visitare il monastero seicentesco di San Nicola da Tolentino, ai piedi della collina di San Martino, dove ci è stato concesso di rifocillarci con un aperitivo all’aria aperta, immersi nel verde. L’agenzia di promozione turistica del territorio campano Heart of the city è riuscita ancora una volta a raggiungere il suo scopo, che è quello di regalare ai presenti un’esperienza di viaggio fuori dal comune, “sensoriale”, di quelle che il mondo te lo fanno “sentire”, più che vedere. Ripercorreremo con voi il nostro viaggio insieme a Heart of the ciry. Vi consigliam scarpe comode. Le scale del Petraio: cinquecento gradini circa, un corrimano centrale e mille culure Napoli è una città perfetta se si vuole trascorrere la domenica mattina circondati di bellezza. Non a caso eravamo in tanti presenti all’appuntamento all’uscita della stazione Morghen, situata nell’omonima via e facilmente raggiungibile con la funicolare di Montesanto o con la linea L1 della metropolitana (fermata Vanvitelli). Tutti riuniti intorno a una bandierina gialla con un cuore rosso in mezzo (il logo di Heart of the city), tutti accomunati dalla passione per questa città che non vuole finire mai di stupirci e tutti vogliosi di godere della sua spudorata bellezza, abbiamo imboccato Via Annibale Caccavello e, girando a sinistra, ci siamo praticamente librati nell’universo e abbiamo raggiunto stazioni intergalattiche e varchi spazio temporali che ci hanno condotto in paradiso. Esageriamo? Vi assicuriamo di no. Le scale del Petraio un tempo univano la parte bassa della città(il mare) con la zona collinare. I gradini prendono il nome dalla natura pietrosa del territorio sul quale furono edificati per raccogliere l’acqua che da qui iniziava il suo percorso in discesa. Passo dopo passo, il Golfo di Napoli si lascia ammirare nelle spaccature tra una casa e l’altra, catturando col suo rumore l’attenzione di chi lo guarda, come farebbe il richiamo di un amante, uno di quelli dominatori, tirannici, che sguinzagliano brividi addestrati a percorrerti la schiena. Inizialmente ti accarezzano, ma poi ti travolgono fino a calpestarti e a piegarti in due. Chi tene ‘o mare ‘o sape ca è fesso e cuntento. Lui non dà mai risposte e sicurezze a chi gli fa domande, in punta di piedi, sulla sponda. Chi tene ‘o mare ‘ossaje porta ‘na croce. S’illude di avere tutto, s’inganna, come se fosse marchiato da una sorta di peccato originale da espiare. Si può, per caso, arginare il mare? No. Chi tene o’ mare, ‘o ssaje, nun tene niente, cantava Pinuccio. Io […]

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Food

24hours pizza people: un magazine cartaceo sulla pizza

24hours pizza people: parlare di cibo su carta nel 2019 Senza girarci troppo intorno, possiamo affermare che fare stampa è sempre più difficile: districarsi tra mille insidie e con il megafono del web l’informazione tende a distorcersi ed anche a smarrirsi in diecimila labirinti. Spesso, l’informazione prende una piega non desiderata oppure concetti validi si sfaldano nel mare magnum di internet. Riportare l’informazione ad una dimensione più pop e cartacea risulta ancora più difficile. C’è un tentativo interessante però in giro, a partire proprio da quest’anno 2019. Si tratta di 24hours pizza people, una fanzine cartacea a diffusione semestrale che tratta di un tema particolarmente apprezzato: la pizza. 24hours pizza people è un lavoro corale di autrici ed autori, illustratori, fotografi e protagonisti del pazzo mondo pizza, prodotto che ha agglutinato città di tutto il mondo rendendole simili e diverse. Ogni città ha la sua tendenza: scopo della fanzine è, appunto, raccontare le tendenze di ogni città. La fanzine cartacea ha una tiratura di 1500 copie per numero, due numeri programmati all’anno con firme sempre nuove, un costo di 15 euro a numero. 24hours pizza people è acquistabile all’indirizzo www.24hourspizzapeople.com/about. Alla guida di 24hours pizza people c’è la giornalista Martina Liverani, nome conosciuto nell’ambito della stampa gastronomica con una lunga carriera alle spalle. Oltre la fanzine, è creatrice e direttrice di Dispensa. Insieme a lei, i fratelli Aloe: calabresi di origine, possiamo tranquillamente dire che hanno esportato il loro concetto di pizza etica e sostenibile in Italia ed in Europa con il concept Berberè (a Londra, con due “postazioni” di Radio Alice). 24hours pizza people sin dal nome è un chiaro omaggio alla pellicola di Micheal Winterbottom 24hour Party People, che a sua volta racconta uno spaccato di subcultura cittadina che fu Factory Records, raccoglitore di tendenze musicali cittadine negli anni Settanta. Pizza al fuoco ce n’è, ma avevamo la curiosità di capire il percorso e l’evoluzone di questo ambizioso progetto. Il modo migliore era intervistare Martina Liverani: l’abbiamo fatto, per capire da dove nasce un’idea così singolare ed anche com’è lavorare con due menti vulcaniche come quelle dei fratelli Aloe. Ciao Martina! Hai 5 righe per presentarti, parlando di quello che vuoi: vogliamo assolutamente sapere chi c’è alla guida di questo progetto e vogliamo saperlo secondo Te. Ho 42 anni sono una giornalista e food writer, mi occupo principalmente di cibo. Negli anni ho collaborato con diverse riviste, da Repubblica a Vogue, da Sale&Pepe a Monocle.  6 anni fa ho fondato una mia casa editrice e una rivista indipendente che si chiama Dispensa, che parla di cibo raccontando le storie di generi alimentari e generi umani. Descrivici Dispensa, il magazine creato da te: è un progetto abbastanza “singolare” nel mare di progetti vari italiani incentrati sul cibo e tutto ciò che lo circonda. A metà tra un libro e una rivista, Dispensa racconta “generi umani e generi alimentari”, ma non ha pubblicità, non illustra ricette, non intervista Chef stellati da panorama televisivo, non la butti dopo un anno e […]

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Libri

Il giro del Mondo in 40 Napoli: il libro di Michelangelo Iossa

Il giro del Mondo in 40 Napoli è un libro di Michelangelo Iossa pubblicato recentemente (gennaio 2019) per la casa editrice Rogiosi editori. Il giro del Mondo in 40 Napoli: il testo Il testo “geografico” di Michelangelo Iossa è un inconsueto “atlante di viaggio”, una guida “sui generis“: iniziato come «inchiesta che il Corriere del Mezzogiorno pubblicò a puntate tra l’agosto e il settembre del 2017» e divenuto poi libro «grazie all’affettuoso interesse dell’editore Rogiosi», Il giro del Mondo in 40 Napoli è uno sguardo curioso sul mondo, alla ricerca di poleonimi simili o del tutto identici rispetto alla “nostra” campana Napoli. Musica, letteratura, cinematografia, storia, politica, religione: sono molti i riferimenti che Michelangelo Iossa mescola alle pagine della sua “guida geografica” sulle varie “Napoli nel Mondo”; così come molti sono i paralleli che lo stesso autore traccia fra le città: sembra quasi di poter scorgere fra le pagine quell’ideale filo narrativo che di città in città, di viaggio in viaggio, Michelangelo Iossa ha svolto fra le pagine, ha steso, ha annodato, fino a intrecciare complessivamente il composito tessuto geografico-narrativo di cui Il giro del Mondo in 40 Napoli è costituito. Le “40 Napoli nel Mondo” Il viaggio fra le “Napoli del Mondo” si svolge a partire dalle Americhe: è qui, in questo continente, che Iossa ci illustra le “città nuove” statunitensi, canadesi e brasiliane dando, fra l’altro, spazio alla virtuale metropoli Neopolis, «un non-luogo, una città non reale» omonima delle altrettanto immaginarie città e megalopoli di videogiochi e fumetti ricordate dall’autore fra le pagine del suo testo. Il viaggio riprende lungo le linee della realtà e il racconto prosegue nelle città dell’Africa, dell’Asia e dell’Europa; ed è qui, in Europa, nella nostra Italia, in particolare, che il viaggio intorno al Mondo di Michelangelo Iossa giunge alla sua tappa conclusiva (per il momento): con un “volo” dalla siracusana Neapolis, arriviamo a Napoli, nella “nostra” campana Napoli, di cui Michelangelo Iossa riconosce «l’immenso contributo che l’arte, la letteratura e la musica» hanno sempre offerto a Napoli, con chiara visibilità nel mondo. E allora, noi napoletani, ricordando le parole che l’autore ha espresso in procinto della chiusa alla sua “opera itinerante” – «Napoli è una e multipla: non solo sfogliatelle e mandolini ma anche rodeo texano, ouzo ateniese, carnevale brasiliano, malvasia greco-veneziana, testimonianza dei nativi americani, prelibatezze siciliane e pugliesi, villaggi africani e smart city cipriote. Tutto si nasconde e si svela nel nome di Napoli, ad ogni latitudine» – guida di viaggio alle “Napoli nel Mondo” alla mano e consapevolezza geo-storico-etnografica nel cuore e nella mente, possiamo intraprendere idealmente o fisicamente questo sicuramente suggestivo viaggio mossi sempre ed imprescindibilmente da – riprendo una frase di Giancarlo Siani ricordata da Michelangelo Iossa in epigrafe al suo testo – «ricerca, curiosità, approfondimento». Fonte immagine in evidenza: rogiosi.it 

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Eventi nazionali

Pizza Revolution: il corso universitario sulla pizza

«La pizza è più di una ricetta: è un Patrimonio Culturale Nazionale, e, nel caso del pizzaiolo napoletano, un Patrimonio Immateriale sancito dall’Unesco. Un simbolo della Dieta Mediterranea e della cultura della Convivialità, un elemento in cui si fondono tradizione e innovazione»: è da questo concetto che è nata l’idea di Pizza Revolution: il primo corso accademico sull’arte della pizza, organizzato dal Centro Federica Weblearning dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” («Per iscriversi basta accedere al corso, iscriversi compilando il form di registrazione e confermare la propria mail. Poi, non resta che seguire, spicchio dopo spicchio, questo percorso a base di pizza»). Il corso, primo nel suo genere e curato da Luciano Pignataro (giornalista e autore del testo saggistico La pizza. Una storia contemporanea, edito dalla casa editrice Hoepli), offre contenuti didattici multimediali accessibili in piattaforma telematica e fruibili gratuitamente da qualunque dispositivo elettronico abilitato alla connessione internet. La presentazione alla stampa Il progetto è stato presentato alla stampa il 17 settembre scorso, nell’ambito della manifestazione Caputo Pizza Village e alla presentazione hanno preso parte, oltre a Luciano Pignataro (giornalista e curatore del progetto), Valentina Della Corte (docente di Economia del Turismo), Alberto Ritieni (docente di Chimica degli alimenti) ed Evelina Bruno (responsabile dei corsi della piattaforma “Federica”). Durante la presentazione è stato spiegato l’intento del progetto: Pizza Revolution vuol offrire, tramite le sue video-lezioni teoriche, basi e approfondimenti inerenti l’arte della pizza, nei suoi vari passaggi (impasto, lievitazione, condimenti, cottura). Data la completezza del corso di studi che si vuole offrire, numerosi e provenienti da vari ambiti del sapere sono i docenti e maestri del corso (fra i maestri pizzaioli: Matteo Aloe, Giancarlo Casa, Enzo Coccia, Sara Palmieri, Franco Pepe, Enzo Piccirillo, Lello Ravagnan, Ciro Salvo, Salvatore Salvo, Gino Sorbillo; fra i docenti universitari: Bruno Siciliano, Paolo Masi, Alberto Ritieni, Valentina Della Corte, Raffaele Sacchi, Paolo D’Achille, Matteo Lorito). Pizza Revolution: le aree tematiche Si riportano di seguito (come da comunicato stampa) le aree tematiche in cui il corso è stato suddiviso: «Sociolinguistica: la parola italiana più diffusa nel mondo è “pizza”: indaghiamo la genesi di un vocabolo e la diffusione di un cibo simbolo dell’Italia all’estero; Chimica: laminazione, fermentazione, lievitazione. Lievito madre, di birra, biga e riporto. Perché la pizza è un esperimento da laboratorio oltre che un’arte; Storia: 1889 è l’anno di nascita della Pizza Margherita. Ma è davvero così? Un viaggio a ritroso nel tempo alle vere origini del cibo della felicità; Ingredienti: Un giro d’olio, un oro giallo. Infinite varietà di pomodoro. La mozzarella dalla lunga storia. Le tre tappe principali di un viaggio top sul topping; Diffusione: 1 miliardo e 620 milioni di pizze all’anno sono quelle mangiate in Italia. 5 miliardi quelle vendute nel mondo. Le cifre a 9 zeri di un cibo artigianale; Valori nutrizionali: Pizza, base della dieta mediterranea e amica del benessere. Scopriamo il suo valore!». Fonte immagine in evidenza: comunicato stampa

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Food

Spicchi d’Autore a Portici, ecco il nuovo menù invernale

Giovedì 19 dicembre presso Spicchi d’Autore, a Portici, si è tenuta la presentazione alla stampa del rinnovato menù invernale. La pizzeria, che ha sede anche a Napoli e ad Aversa, è l’unica ad offrire la possibilità di provare, su un’unica pizza, fino a quattro spicchi di gusti diversi, consentendo al cliente di intraprendere un personale percorso di degustazione. Il menù invernale della Pizzeria Spicchi d’Autore Il menù presentato concilia efficacemente la tradizione e l’innovazione a partire dall’Antipasto dei Monzù, composto da una crostata alla finanziera, uova alla monachina e crocchette di crema di pollo. I monzù erano i cuochi dell’aristocrazia nel Regno delle Due Sicilie, che avevano messo a punto delle gustose ricette legando insieme la cucina francese con quella napoletana. Tali ricette, pur tramandandosi negli anni, sono ormai patrimonio di poche persone, fra cui Gerardo Modugno, che ha fornito una preziosissima consulenza alla pizzeria. La degustazione è continuata con l’assaggio delle pizze, il cui impasto morbido e digeribile, con cornicione alto e alveolato, è frutto dello studio certosino e della esperienza dei pizzaioli, capaci di combinare la temperatura e il grado di durezza dell’acqua, la giusta percentuale di idratazione della pasta e la quantità del lievito. A questo vanno poi aggiunti altri due importanti elementi: la lenta lievitazione, di 24-48 ore, e la farina con germe di grano attivo, un elemento salutare che ha effetti benefici sul corpo e che rendono il disco di pasta fragrante e molto profumato. Gli ingredienti, sempre di stagione e a marchio DOP e Slow Food, prestano fede alla territorialità e sono combinati in maniera sapiente. Fra le proposte più interessanti per noi, e dunque da provare, ci sono la Cetara, con tonno, pomodori secchi, cipolla ramata di Montoro, pistacchi freschi e provola, la Lardiata, con fior di latte, lardo di colonnata e pere all’uscita, la ReBaccalà, con fior di latte, pesto di pistacchio, filetti di baccalà e chips di baccalà all’uscita, e la Napulè, con ragù, polpette e friarielli. Buone anche la Raffinata, con fior di latte, noci e blu di bufala e la Ariccia, con porchetta di Ariccia e patate viola. A concludere degnamente la serata, come dolci, la classica Pastiera Napoletana e Le Bombette. Proprio queste ultime sono state una piacevole scoperta: si tratta di pasta di pizza fritta guarnita, a scelta, con ricotta, zucchero e limone o cioccolato bianco e pistacchio. Un dolce molto semplice, dunque, ma capace di sprigionare degli aromi molto dolci, forti e piacevoli. In carta, però, troviamo anche alcune dolci creazioni del pasticciere della Costa d’Amalfi Sal De Riso. In conclusione, noi di Eroica non possiamo che promuovere il nuovo menù invernale e l’idea intelligente della Pizzeria Spicchi d’Autore, che va incontro all’esigenza del cliente di provare gusti e combinazioni diverse, proposte in carta, senza dover acquistare più pizze.   Fonte immagine: spicchidautore.it

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Food

Dambo: carne, focaccelle e non solo!

Nasce nel cuore della city napoletana, nella centralissima Piazza Municipio, Dambo Beef & grill, locale dal sapore e dalla filosofia americana che punta su una proposta food d’eccellenza e su tre specialità su tutte: drink, focaccelle e carne. Ma andiamo con ordine: Il brand si ispira al quartiere di Brooklyn “Dumbo” e ai suoi locali che sono sempre tra i punti di ritrovo per business man e giovani che cercano non solo buon cibo, ma un posto dove poter condividere spazio e tempo in serenità e in un’atmosfera di design ed eleganza. Ecco perché la scelta di uno stile rispecchia molto i locali di Brooklyn, così come la proposta drink, prima colonna portante della scelta gastronomica del ristorante. Il cocktail bar con la professionalità dei bar tender propone abbinamenti senza tempo e quello più di tendenza. Sperimentare e portare avanti le tradizioni, questo il binomio semplice ma vincente sposato. E a proposito di innovazione, un’interessante idea è quella di accompagnare soffici e sfiziose focaccelle ai cocktail. Dulcis in fundo, la cena che da Dambo è un’esperienza appagante per i carnivori ma non solo. Al  di là delle carni selezione Cillo, ci sono infatti numerose e deliziose proposte vegetariane. Dambo Beef & grill, una focaccella tira l’altra! Durante la meravigliosa cena organizzata per la stampa dalla giornalista Valentina Castellano, abbiamo potuto assaggiare diverse specialità: Aperitivo: chips artigianali, lupini e arancina al lime; focaccella con caciocavallo fuso, broccoli e pomodorini secchi; focaccella andria con formaggio fuso, guanciale croccante, friarielli e pesto al peperoncino. Antipasto: patata cotta al vapore, uovo biologico, tartufo nero irpino fonduta di caciocavallo biologico e germogli di rucola. Carni: Battuta cottata di marchigiana, dressing di sedano, passatina di ceci con funghi porcini. A seguire, costata di maiale pesante affumicata con legno di faggio e ciliegio Contorni: patate al forno, funghi porcini e lingue di cane Dolce: mousse al cioccolato fondente 72%, frutti di bosco, cialda di frolla e mela annurca dorata Da Dambo, ogni scelta, ogni abbinamento è pensato e voluto. Tutto curato nei minimi dettagli per far vivere una vera e propria esperienza sensoriale tra gusto e benessere, tra design e musica, tra cocktail e food.

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Food

Christmas Wine Fest: arriva il Natale nel borgo dei vini

È proprio in questi weekend che si sta svolgendo la prima edizione del “Christmas Wine Fest”, un evento che ha portato il Natale nel borgo del re dei vini, animando il caratteristico centro storico di Taurasi con i vivaci colori natalizi per poter ospitare grandi e piccini. Innumerevoli sono infatti le attrazioni proposte all’insegna del Natale e del buon vino. L’iniziativa, inaugurata lo scorso 6 dicembre, è stata organizzata dall’associazione Travelers in partnership con Visit Italy, la guida online dell’Italia, e patrocinata dal Comune di Taurasi. Per l’occasione il vino – rinomato prodotto della zona ormai di fama mondiale – fa sicuramente da padrone della festa, senza però rubare la scena al resto: è infatti possibile respirare l’aria natalizia che inonda il borgo cinquecentesco non solo assaporando i celebri vini del territorio irpino – tramite percorsi sensoriali, degustazioni e tanto altro – ma anche passeggiando per i pittoreschi vicoli tra artisti di strada, mercatini di Natale, piccole botteghe di artigianato e souvenir, stand gastronomici ricchi di prodotti tipici locali e il magico ufficio di Santa Claus. Non mancano neanche le luci: oltre le classiche decorazioni natalizie, una poesia illumina la strada principale del borgo, ricordando la tanto amata quanto caratteristica tradizione natalizia dei presepi di San Gregorio Armeno. Ad avere un ruolo centrale nel festival c’è anche il suggestivo castello di Taurasi che ospita al suo interno i Talks a cura del MAVV Wine Art Museum con la partecipazione di personaggi di spicco tra cui Beppe Vessicchio, Luigi Moio, Michele Scognamiglio, Piero Mastroberardino e tanti altri. Sono inoltre state adibite aree dedicate all’esposizione delle più antiche cantine irpine e alla mostra delle magnifiche tele di Davide Montuori, artista napoletano che dipinge con l’uso esclusivo del vino, e dell’originale e creativo progetto “Wine Masterpiece” di Petra Scognamiglio, che rivisita i capolavori della Storia dell’Arte, facendo assumere le sembianze dei protagonisti delle opere a dei calici di vino. Quanto all’esterno, il cortile del castello viene animato da spettacoli che vanno da rievocazioni medievali a show di collettivi circensi, dalle esibizioni dei Bottari di Macerata ai concerti di artisti come Robert Tiso e i suoi cristalli con cui ha fatto suonare per la prima volta il vino di Taurasi, fino ad arrivare al dj set di Marco Corvino che il prossimo weekend concluderà la kermesse con un esclusivo closing party all’interno del castello. Ormai il festival sta per concludere la sua prima edizione; il prossimo ed ultimo appuntamento sarà il 20-21-22 dicembre dalle ore 12:00 alle 24:00 ed avrà come tema centrale il Natale, con concerti gospel, zampognari, canti sacri e ben 21 cantine ospiti della “Biblioteca del vino” tra cui scegliere, guidati da sommelier qualificati. Il “Christmas Wine Fest” di Taurasi è quindi un entrelacement di tradizione, arte, cibo, cultura e buon vino; insomma un’attrazione adatta proprio a tutti! Per info più dettagliate riguardo l’evento e la programmazione del prossimo weekend basta consultare la pagina Facebook “Christmas Wine Fest” o il sito christmaswinefest.eu per prenotare i propri biglietti. Non perdetevelo!

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