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Corteo per Askatasuna: cos’è successo a Torino

Corteo per Askatasuna: cos’è successo a Torino

La città di Torino è stata al centro dell’attenzione nazionale per il grande corteo in solidarietà del centro sociale Askatasuna che ha visto la partecipazione di più di 50mila persone. All’interno di questo articolo scopriamo tutte le informazioni che ci aiutano a capire come è nata la manifestazione.

Dettagli del corteo e del centro sociale

Data corteo Luogo Motivo Significato nome
31 gennaio 2026 Torino Solidarietà post-sgombero “Libertà” (in lingua basca)

Cos’è Askatasuna? Storia e significato

L’Askatasuna è stato un centro sociale autogestito di Torino. Askatasuna è il termine della lingua basca che significa “libertà“. Il nome del centro sociale rappresenta un richiamo al nazionalismo basco e all’indipendentismo presente nei Paesi Baschi, la cui causa era nota negli ambienti autonomi di Torino fin dagli anni 1980.

Nel 1996 una sessantina di militanti dell’area autonoma occupò una palazzina di Corso Regina Margherita. Nel 1999 i militanti ed altri autonomi presero parte a degli scompigli con il servizio d’ordine dei sindacati durante un corteo indetto il 1° maggio. In risposta ai disordini, quello stesso giorno lo stabile venne perquisito e temporaneamente sgomberato dalla polizia. Nel 2024 la giunta comunale di Torino ha approvato una deliberazione che riconosce l’edificio occupato come bene comune, avviando un percorso di cogestione.

Corteo per Askatasuna: cos’è successo

Nel novembre del 2025, durante delle manifestazioni inerenti uno sciopero nazionale, un gruppo di attivisti ha assaltato la sede del quotidiano torinese La Stampa. In seguito il Collettivo Universitario Autonomo, vicino ad Askatasuna, rivendicò l’attacco al giornale ed alcune persone identificate e denunciate furono ricondotte al centro sociale.

Poco dopo, il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, lamentando il disordine sociale e il mancato rispetto delle prescrizioni concordate (dato che l’occupazione dell’edificio era ancora in corso), comunica ai promotori la cessazione del patto di collaborazione. Per questo, a dicembre, la DIGOS, supportata da uno schieramento di forze dell’ordine, sgombera e sequestra l’edificio di Corso Regina, ponendo fine a quasi trent’anni di occupazione della palazzina, portandoci così ai fatti successi pochi giorni fa: il 31 gennaio 2026, simpatizzanti e persone associate al centro hanno organizzato un corteo cittadino che secondo gli organizzatori contava tra le 50 e 60 mila persone. Il corteo era diviso in 3 gruppi, che partivano dalla stazione di Torino Porta Susa, Torino Porta Nuova e dal polo universitario Palazzo Nuovo.

Corteo per Askatasuna: le conseguenze e gli scontri

Durante l’avanzata dei gruppi, i cui membri erano quasi tutti con il volto coperto, ci sono stati diversi scontri con le forze dell’ordine con lanci di lacrimogeni ed uso di idranti da parte degli agenti, e lancio di sassi, uso di fuochi d’artificio, petardi e bombe carta ed altri elementi come armi e come ripari improvvisati da parte dei manifestanti. Infatti durante gli scontri sono state ferite diverse persone, sia tra i manifestanti sia tra gli agenti. Si vede infatti un video in cui vi è un signore ferito e sanguinante dalle forze dell’ordine, mentre vi è anche un video che mostra un poliziotto che è stato accerchiato da alcuni manifestanti, preso a calci e colpito con un martello, in circostanze ancora da chiarire.

L’agente della polizia ferito, Alessandro Calista, è stato poi portato in ospedale dove la presidente del consiglio Giorgia Meloni, come si vede dall’immagine in evidenza, gli ha fatto visita, per poi essere dimesso qualche giorno dopo.

Fonte immagine: LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili

 

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