«Tutto il piano del Michelangelo Dome è confermato» queste le parole del neoeletto amministratore delegato di Leonardo (ex Finmeccanica, il principale gruppo industriale italiano e uno dei leader mondiali nel settore della difesa), a margine del convegno della scorsa settimana su Aerospazio e Difesa organizzato da Confindustria.
Le parole di Mariani smentiscono le preoccupazioni riguardo un possibile cambio di rotta rispetto alla strategia presentata lo scorso novembre dall’allora amministratore delegato Roberto Cingolani, specialmente in virtù di indiscrezioni circolate nei mesi scorsi, che davano il progetto come oggetto di discussione nell’ambito di un più ampio confronto sulla strategia industriale di Leonardo con il Governo. Tra i temi emersi figuravano il grado di autonomia del sistema, la sua integrazione con le architetture NATO e le possibili implicazioni nei rapporti con gli Stati Uniti; tali ricostruzioni tuttavia non hanno mai ricevuto conferma ufficiale.
| Caratteristica del progetto | Dettagli ufficiali |
|---|---|
| Nome dello scudo | Michelangelo Dome |
| Produttore principale | Leonardo S.p.A. (ex Finmeccanica) |
| Tecnologia chiave | Architettura multidominio con Intelligenza Artificiale e radar avanzati |
| Efficacia dichiarata | Fino al 98% contro gli sciami di droni |
| Primo test operativo | Previsto entro fine 2026 in Ucraina |
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Ma cos’è il Michelangelo Dome?

Si tratta di uno dei progetti industriali in campo della difesa, della difesa aerea e della sicurezza nazionale più ambiziosi mai pensati in Italia: non un singolo sistema bensì un’architettura multidominio per la protezione dello spazio aereo che integra sensori terrestri, navali, aerei e spaziali di nuova generazione con piattaforme di cyber-difesa, sistemi di comando e controllo e Intelligenza Artificiale; il tutto integrato al servizio di una “cupola dinamica” in grado di intercettare ed eliminare minacce di vario tipo.
Sarebbe infatti capace di agire come un avanzato sistema antimissile altamente reattivo e di contrastare: missili a lunga gittata con portate superiori ai 2.000km e gli attacchi saturanti tramite sciami di droni con il metodo Dead Zone ovvero la creazione di una barriera difensiva ad elevata protezione costruita intorno all’obiettivo. In questa architettura operano una serie di radar avanzati, visione computerizzata ed armi a risposta rapida in grado di garantire un’efficacia dichiarata fino al 98% contro gli sciami.
Una delle novità che porterebbe la cupola italiana sarebbe quella di creare un “traduttore universale” tra i sistemi di difesa già esistenti, abbassando i costi e permettendo a più paesi possibili l’accesso ad uno scudo collettivo più economico.
L’Intelligenza Artificiale giocherebbe un ruolo importante poiché il Dome si propone di anticipare le minacce tramite algoritmi predittivi capaci di identificare la minaccia prima che si concretizzi ottimizzando la tempestività della risposta. Una logica che si applica anche alla sfida ai droni, infatti il sistema risponde con proiettili ordinari al posto di missili intercettatori da milioni di euro.
Per una maggiore autonomia strategica europea

Il Michelangelo Dome, volto a porre le basi per un futuro scudo aereo europeo integrato, arriva in un momento chiave per la geopolitica continentale e l’innovazione tecnologica nel campo degli armamenti, in cui la necessità di garantirsi sicurezza da sola è diventata una priorità per l’Europa. Fino a poco fa la maggioranza delle importazioni europee di armamenti proveniva dagli Stati Uniti, sottolineando una dipendenza strutturale nei confronti degli americani e una reticenza nei paesi europei nell’investire nella difesa, imputabile ad un’eredità storica di conflitti e ad un impegno per mantenere la pace.
L’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 ha però rotto questa logica, l’Europa si è dimostrata debole e le capacità difensive europee poco affidabili. Il conflitto, che avrebbe dovuto spingere i paesi europei ad investire nella difesa, ha aggravato la dipendenza dagli Stati Uniti a causa delle acquisizioni immediate di tecnologia americana. Insieme al cambiamento di strategia estera americano, in cui il sostegno americano non è più garantito ma negoziato, e la fragilità della partnership strategica hanno portato l’Unione Europea a rispondere con piani come ReArm EU o SAFE puntando alla mobilitazione di miliardi di euro per la prontezza militare. I numeri confermano questa tendenza: secondo i dati dell’Agenzia Europea per la Difesa (EDA), la spesa per la difesa dei 27 Stati membri è passata da 214 miliardi nel 2021 a 343 miliardi nel 2024, un aumento del 19% in un solo anno che racconta la velocità con cui il continente ha dovuto recuperare decenni di sotto-investimento. Proprio in questa cornice si inserisce il progetto italiano per uno scudo continentale che ancora non esiste.
Ucraina: laboratorio per il futuro

Il primo test operativo del Michelangelo Dome è già previsto entro fine 2026 in Ucraina, dove verrà sperimentato il primo componente del sistema ovvero lo strato di difesa ravvicinata contro gli sciami di droni a bassa quota, particolarmente difficili da intercettare e neutralizzare. Infatti il maggior numero di vittime in Ucraina arriva da droni guidati da una sola persona, più che da missili e droni di grandi dimensioni: nella sola regione di Kherson, secondo la Missione ONU di Monitoraggio dei Diritti Umani, i droni a corto raggio hanno causato il 70% delle vittime civili.
La scelta dell’Ucraina non è casuale, come ha sottolineato l’ex amministratore delegato Cingolani «…nessuno scudo aereo è veramente impenetrabile, nemmeno quello più sofisticato. E quindi bisogna migliorare la capacità di prevedere e soprattutto di targettare le minacce e neutralizzarle prima che arrivino: questo lo può fare l’AI»; in questo senso l’Ucraina può offrire il banco di prova perfetto, con minacce e pressione reali, per dmostrare le capacità e l’efficienza del nuovo sistema.
Ciò che verrà sperimentato sui cieli ucraini non sarà quindi solo un sistema di difesa, si tratta di un campo di prova per l’Europa: dimostrare di essere in grado di difenderci da soli.
Fonti immagini: Wikipedia (Stileitaliano), Wikipedia (Steven Lek) e Wikipedia (ArmyInform – CC BY 4.0).

