Il Giappone è un Paese che affascina l’Italia tanto quanto quest’ultima affascina i giapponesi. Basti pensare al fatto che il marchio Made in Italy e i prodotti alimentari italiani costituiscono un motivo di grande interesse per la nazione nipponica, mentre la pop-culture giapponese, con anime e manga, e la cucina tipica del Paese del Sol Levante sono al centro di grandi festival ogni anno in tutto lo stivale. Nel 2026 si celebra il 160° anniversario dei rapporti bilaterali tra Italia e Giappone e ricostruire le tappe che hanno portato questi due Paesi a instaurare una relazione duratura è importante non solo per informarsi sulla propria storia e sui vari punti in comune, ma anche per mantenere vivo il rapporto di rispetto e ammirazione verso una nazione ricca di storia e tradizioni proprio come la nostra.
| Epoca di riferimento | Eventi e trattati chiave |
|---|---|
| XIII secolo | Prime citazioni del “Cipango” ne Il Milione di Marco Polo |
| 1585 | Prima ambasciata a Roma guidata da Itō Mancio |
| 1866 | Firma del Trattato di amicizia e commercio |
| 1873 | Missioni Iwakura in Italia (Venezia, Firenze, Roma, Napoli) |
| 1940 | Firma del Patto Tripartito |
| 2023 – 2024 | Partenariato Strategico e Piano d’Azione bilaterale |
Indice dei contenuti
Rapporti bilaterali tra Italia e Giappone: analizzando la storia
XIII sec.
Le prime testimonianze del Giappone in Italia risalgono alle memorie di Marco Polo ne Il Milione, in cui lo cita chiamandolo “Cipango”, nonostante lui non l’avesse mai visto di persona. Sicuramente ne avrà avuto notizie durante la sua permanenza alla corte di Kublai Khan, di cui era consigliere in Cina, all’inizio della dinastia Yuan.

XVI sec.
I primi contatti diretti fra i due Paesi risalgono al 1585 con l’ambasciata a Roma guidata da Itō Mancio, un gesuita a capo della prima missione diplomatica giapponese in Europa, patrocinata da alcuni daimyō cristiani e da Alessandro Valignano.

XVII-XVIII sec.
In questi anni, caratterizzati da una chiusura totale del Giappone a qualsiasi tipo di contatto esterno, specie al commercio con i Paesi occidentali, e riassumibile nella politica del Sakoku, vi fu un evento in particolare che è importante citare per quanto concerne i rapporti bilaterali tra Italia e Giappone. Nonostante il divieto assoluto da parte dello Shogun di far approdare missionari religiosi sulle coste del Paese, alcuni gesuiti riuscirono comunque ad infiltrarsi mascherando la propria identità. Uno di questi, il siciliano Giovanni Battista Sidotti, riuscì nell’impresa travestendosi da samurai, ma venne catturato poco dopo e interrogato da uno dei massimi consiglieri dello Shogun Tokugawa Ienobu, Arai Hakuseki. Quest’ultimo rimase colpito dalle conoscenze in campo scientifico e dall’integrità morale possedute da Sidotti, tanto da scriverci due opere fondamentali, precorritrici degli studi olandesi e che gettarono le basi per successivi studi occidentali, oltre ad alleggerire il parere negativo comune nei confronti degli stranieri; stiamo parlando del Seiyō Kibun (uno studio in 3 volumi basati sulle conversazioni con Sedotti e costituiti da una raccolta di queste ultime, uno studio sui cinque continenti e una panoramica sul cristianesimo) e il Sairan Igen (il primo libro di geografia in Giappone che comprende studi sul mondo intero, anche questo basato sui colloqui con il gesuita siciliano).

XIX sec.

In questi anni iniziò ad ammorbidirsi la politica del Sakoku, dovuto anche dalle pressioni esterne di Stati Uniti e Gran Bretagna che premevano lungo le coste di Cina e Giappone e iniziarono i primi rapporti commerciali anche con l’Italia innescati da una crisi nel campo della sericoltura europea: l’industria serica italiana e francese venne infatti colpita dalla diffusione della pebrina, una grave malattia dei bachi da seta. Per salvare la propria produzione, l’Italia si rivolse al Giappone, i cui bachi si erano mantenuti sani e incontaminati proprio grazie ai secoli di isolamento politico e commerciale dalle altre nazioni. Queste missioni dal Regno d’Italia spinsero il governo Tokugawa a formalizzare i rapporti nel 1866 attraverso il Trattato di amicizia e commercio, in cui si asseriva “pace perpetua ed amicizia costante tra Sua maestà il Re d’Italia e Sua maestà il Taicoun, i loro eredi e successori” e tra i rispettivi popoli, “senza eccezione di luogo o persona”, oltre che l’istituzione di relazioni diplomatiche e consolari e l’apertura dei porti con libertà di circolazione.
Oltre all’interscambio della seta, il legame tra i due Paesi fu facilitato da punti di contatto per quanto riguarda la scena politico-sociale: entrambi condividevano lo status di nazioni “late-comers”, ossia arrivate in ritardo sulla scena internazionale rispetto alle altre potenze occidentali e stavano vivendo processi speculari di unificazione e modernizzazione, evidenti nelle similitudini tra il Risorgimento italiano e la Restaurazione Meiji (quest’ultima iniziata nel 1868 e che vide il rovesciamento del potere shogunale in favore del ritorno nominale dell’imperatore).
Nel 1873 il governo Meiji indisse le cosiddette Missioni Iwakura in Occidente con l’obiettivo di importare tecnologie e conoscenze dall’estero che avrebbero contribuito al processo di modernizzazione dello Stato. L’Italia, con particolare attenzione alle città di Venezia, Firenze, Roma e Napoli, venne considerata una zona d’interesse nell’ambito dell’arte, della musica e dell’artigianato. Questi scambi culturali permisero anche agli italiani in Giappone di rivestire cariche importanti volte al conseguimento dell’obiettivo del governo Meiji; personaggi illustri come Edoardo Chiossone e Vincenzo Ragusa ricoprirono le cariche rispettivamente di direttore dell’Officina Carte e Valori del Ministero della Finanza e consulente per la fondazione della Scuola Tecnica di Belle Arti di Tokyo, di cui poi Ragusa fu docente di scultura e tecniche di fusione.

XX sec.

I primi legami militari e strategici si fanno risalire alla Rivolta dei Boxer in Cina nel 1900, a seguito della quale i Paesi che parteciparono alla sedazione della rivolta (Russia, Gran Bretagna, Giappone, Italia, Francia, Stati Uniti e Austria), firmarono un trattato di collaborazione; mentre come ben si sa nel 1940 Giappone ultra-nazionalista, Italia fascista e Germania nazista firmarono il Patto Tripartito, costituendo la cosiddetta Asse Roma-Berlino-Tokyo.
Dopo la seconda guerra mondiale, le relazioni diplomatiche vengono formalmente riallacciate nel 1951. Entrambi i Paesi nel dopoguerra condividono lo status di nazioni sconfitte sotto l’influenza degli Stati Uniti, traendo aiuti cospicui volti alla ricostruzione politico-economica grazie a quest’ultimi. Italia e Giappone sembrano muoversi quasi allo stesso ritmo, come successe nel XIX secolo con i periodi di Restaurazione e Unità nazionale sotto un unico governo, vivendo nei decenni successivi un parallelo “boom economico” testimoniato anche dall’aver ospitato le Olimpiadi a Roma nel 1960 e a Tokyo nel 1964.
XXI sec.
Nei giorni nostri, i rapporti bilaterali tra Italia e Giappone hanno visto un’accelerazione notevole, raggiungendo una cooperazione che si riflette sia nella solidarietà reciproca (ad esempio a seguito di disastri ambientali) sia in accordi politici. Nonostante entrambi i Paesi abbiano affrontato una lunga fase di recessione economica dopo trent’anni di crescita (il cosiddetto “Decennio perduto” per il Giappone e la crisi del 2008 per l’Italia) aggravata dal comune invecchiamento della popolazione, dall’esplosione del debito pubblico e da una perdita di produttività e competitività nei rispettivi sistemi di produzione, il legame si è rafforzato attraverso significativi gesti di aiuto umanitario. Il Giappone ha infatti stanziato 6 milioni di euro per la ricostruzione dopo il terremoto dell’Aquila del 2009, un’azione ricambiata dall’Italia con l’invio di aiuti nel Tohoku a seguito del disastro di Fukushima del 2011. Inoltre i due Paesi condividono moltissimo sul piano economico e dello sviluppo: a partire dal secondo dopoguerra, da Paesi prettamente rurali, riuscirono a diventare due delle maggiori potenze industriali, non solo grazie ai progressi in campo automobilistico, ad esempio, ma anche a prodotti che hanno ridefinito l’identità stessa dei due Paesi all’estero, come l’artigianato Made in Italy e l’elettronica giapponese. Questo percorso di forte vicinanza ha portato alla sigla del Partenariato Strategico nel 2023, ulteriormente rafforzato nel 2024 durante il G7 in Puglia con l’adozione di un Piano d’Azione bilaterale valido fino al 2027.

Fonte immagine in evidenza: Giardino giapponese sito all’interno dell’Istituto Giapponese di Cultura a Roma (pagina Facebook di Istituto Giapponese di Cultura)

