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Tradizioni giapponesi: la storia di un popolo tra ieri e oggi

Tradizioni giapponesi: la storia di un popolo tra ieri e oggi

Conoscere a fondo la cultura giapponese e le sue radici vuol dire conoscere il Giappone e i suoi abitanti. Si propone qui un viaggio attraverso le tradizioni giapponesi del Paese del Sole Levante.

Ancora oggi le tradizioni giapponesi restano alla base della vita del suo popolo, in una società fortemente influenzata dal Buddismo Zen e dall’etica del rispetto reciproco (Wa), pur vivendo in un mondo multiculturale. Infatti, anche l’occidente sembra aver aperto le sue frontiere ad usi e costumi esteri, affascinato da espressioni artistiche come il significato dei tatuaggi tradizionali in Giappone. Il Giappone è un paese molto antico, ricco di tradizioni millenarie e di un patrimonio culturale immateriale che ancora viene portato avanti con orgoglio e dedizione. Vediamo quali sono le tradizioni giapponesi interessanti e come queste contribuiscono al fiorente turismo del paese asiatico.

Guida rapida alle tradizioni giapponesi più caratteristiche

Tradizione Nome originale o periodo Caratteristica chiave
Cerimonia del tè Sado / Cha no yu Uso cerimoniale di Matcha o Sencha
Composizione floreale Ikebana / Kado Ricerca dell’equilibrio di colori e linee naturali
Calligrafia Shodo Uso rigoroso di pennello (fude) e inchiostro (sumi)
Abito tradizionale Kimono / Wafuku Legato con la caratteristica fascia Obi
Carta artigianale Washi (VII secolo d.C.) Lavorazione manuale con fibre vegetali naturali
Festival folkloristici Matsuri (Luglio/Agosto) Carri allegorici illuminati e processioni religiose
Pescatrici apneiste Ama (Oltre 2000 anni fa) Immersione in apnea estrema senza bombole

Tradizioni giapponesi: le usanze più famose tra rito e arte nipponica

La cerimonia del tè (Sado) e l’ospitalità

Una delle caratteristiche più iconiche del Giappone è la cosiddetta cerimonia del tè, chiamata “Sado” o “Cha no yu”. Fortemente ispirata al principio dell’omotenashi (la profonda ospitalità nipponica) e all’estetica essenziale, la storia della cerimonia risale a più di 1000 anni fa. Generalmente essa viene fatta con il Matcha in polvere o il Sencha, entrambi derivati dal tè, ma con foglie e lavorazioni diverse: il primo deriva dal tè verde finemente macinato, mentre il secondo da foglie comuni di tè in infusione.

La cosa più importante della cerimonia del tè è senz’altro come essa viene svolta secondo regole tramandate dai grandi maestri del tè. Esistono infatti due modi principali: “Omoto Senke” e “Ura Senke”. La differenza sostanziale è il modo in cui si tiene la tazza in ceramica (chawan) e come si beve il tè. Durante la cerimonia sono in genere serviti anche dei dolci tipici artigianali (wagashi). È importante ricordare che alla cerimonia è possibile partecipare solo indossando un kimono adeguato al contesto formale.

L’arte dell’Ikebana e della composizione dei fiori

Un’altra tradizione importante legata alla contemplazione della natura è quella della disposizione dei fiori (chiamata Ikebana oppure Kado). La tradizione sembrerebbe risalire al VII secolo, influenzata dalle offerte floreali buddiste e dall’estetica del wabi-sabi, che apprezza la bellezza imperfetta e transitoria. Ad oggi ci sono più di 1000 scuole in tutto il mondo che la insegnano. I fiori vengono disposti in un vaso e tenuti insieme con una sorta di spilla o supporto chiodato (il Kenzan), tenendo conto rigorosamente di colori, linee geometriche e forme asimmetriche. Questa tradizione, insieme a quella del tè, in genere viene insegnata per lo più alle giovani spose prima del matrimonio come segno di raffinatezza culturale.

Il matrimonio tradizionale shintoista (Shinzen shiki)

A proposito di matrimonio, esso viene celebrato storicamente con il rito legato alla religione animista dello shintoismo. La cerimonia sacra si svolge presso il santuario (jinja) dedicato alle divinità note come kami, o direttamente nella casa dello sposo. Ad ufficializzare il rito è un sacerdote con abiti tradizionali (veste bianca, cappello di taffettà e uno scettro rituale). La sposa indossa il solito abito bianco immacolato o un colorato kimono ricamato. La donna in genere indossa anche un voluminoso copricapo di seta bianca, che simboleggia calma, purezza ed obbedienza. Lo sposo invece indossa un kimono cerimoniale formale con gonna-pantalone (hakama), un sotto kimono e un kimono con gli stemmi araldici di famiglia. Prima di iniziare il rito, gli sposi e i parenti necessitano di una purificazione nell’acqua sacra delle fontane all’ingresso del tempio. Durante la cerimonia gli sposi sono invitati a bere tre sorsi di sakè (bevanda alcolica fermentata al riso) da tre tazze di dimensioni diverse poste sull’altare, insieme a riso, frutta e sale purificatore. Anche i genitori degli sposi dovranno bere tale bevanda per suggellare l’unione delle famiglie. Per ultimo, la coppia prima di recarsi al ricevimento festoso, deve fare un’offerta simbolica agli dèi.

Judo e le discipline delle arti marziali (Budo)

Anche il judo rientra a pieno titolo nelle tradizioni orientali e nella via del guerriero. È da ricordare che esso compare nello sport olimpico ufficiale a livello globale, oltre che essere una delle arti marziali (budo) più famose del Giappone, legata all’antica etica dei Samurai e al rigido codice del Bushido. Esso viene praticato da uomini e donne, richiedendo un’elevata disciplina mentale, ed è fitto di tecniche e regole fisiche chiamate anche “waza”.

Shodo: l’arte della calligrafia giapponese

L’arte della calligrafia chiamata anche “Shodo” è famosa e rispettata in tutto il mondo. Diverse sono le scritture esistenti per tracciare correttamente i caratteri kanji e gli alfabeti sillabici, ma le più famose restano il Kaisho e il Gyousho. La prima è una scrittura pittografica piuttosto classica e leggibile, mentre la seconda si rifà maggiormente al corsivo dinamico. Per praticare l’arte della calligrafia numerosi sono gli strumenti tradizionali necessari:

  • pennello di precisione (fude);
  • bastoncino per inchiostro solido (sumi);
  • carta di riso artigianale (washi) e molto altro.

Tali strumenti possono essere comprati comunemente in Giappone al costo accessibile di 100 yen.

Il Kimono (Wafuku) e i tessuti in seta

Uno degli elementi sartoriali più iconici è senz’altro il kimono, chiamato anche “Wafuku”. L’indumento tradizionale in pregiati tessuti di seta o cotone, una volta veniva indossato nella quotidianità, soprattutto durante il fiorente periodo Edo. Dopo l’era Meiji (epoca della restaurazione e dell’apertura all’Occidente), il kimono è stato usato quasi esclusivamente per occasioni particolari e cerimonie. Esso è stato sostituito di fatto con normali abiti occidentali. Indossare il kimono correttamente, ad oggi è abbastanza raro, poiché solo alcune persone sanno indossarlo come si dovrebbe seguendo tutte le pieghe corrette. In genere il wafuku viene avvolto intorno al corpo, tenendo rigorosamente la parte sinistra sopra quella destra per le donne, e viceversa per gli uomini. Per legare il kimono viene usata una pesante fascia ornamentale detta “obi” e dei calzini tradizionali con l’alluce separato chiamati “tabi”. È possibile noleggiare i kimono in appositi negozi per turisti, e di solito ad oggi viene indossato con orgoglio dalle donne al raggiungimento della maggiore età (il Seijin no hi), che in Giappone è fissata a 20 anni.

Il calendario lunare e le celebrazioni del capodanno

Una delle festività di cui più sentiamo parlare è il capodanno orientale (chiamato Oshogatsu). Esso ha una durata di cinque giorni ed è una festa religiosa e civile molto sentita. Alla base della festa c’è il rito di purificazione e la pulizia della casa, in modo da essere pronti ad accogliere i buoni spiriti per il nuovo anno. Si visitano i templi durante la prima preghiera dell’anno (Hatsumode) e le tombe dei defunti.

Anche il calendario superstizioso è molto importante e rientra profondamente nelle tradizioni giapponesi. Esso è fatto da un ciclo esoterico di sei giorni, ognuno dei quali può essere fausto o infausto:

  • sensho;
  • tomobiki;
  • senpu;
  • butsumetsu (giorno infausto e poco fortunato);
  • taian (giorno estremamente fortunato, ideale per sposarsi o avviare nuove attività commerciali);
  • shakku (giorno poco fortunato e a rischio imprevisti).

Washi: la tradizione artigianale giapponese della carta

carta tradizionale washi
carta washi (Wikipedia)

La carta washi ( 和紙) è un tipo di supporto cartaceo fatto meticolosamente secondo i metodi tradizionali giapponesi; leggera e molto resistente, la sua origine storica risale al VII secolo d.C. I materiali botanici con cui viene prodotta sono corteccia d’albero del gelso, bambù e fibre di riso, tipiche risorse del territorio e dell’agricoltura giapponese. È forse proprio la fattura ecologica, naturale e artigianale a rendere la carta washi così unica e pregiata (tanto da essere riconosciuta patrimonio UNESCO); in certi tipi di carta washi è infatti possibile intravedere distintamente le fibre naturali intrecciate dei materiali.

Come viene prodotta la preziosa carta washi?

Il processo manifatturiero non è particolarmente complesso dal punto di vista tecnologico, se non che richiede enorme sforzo fisico, molto lavoro ed estrema pazienza. I passaggi principali della lavorazione sono:

  • Preparazione dei materiali: vengono prese le materie prime (bambù, paglia di riso, corteccia) e vengono ammorbidite a lungo in acqua bollente. Questo è un processo termico che impiega più di una giornata intera.
  • Creazione della polpa cellulosa: i materiali ormai ammorbiditi vengono schiacciati e rivangati ripetutamente con un pesante martello di legno, finché non si ottiene una poltiglia omogenea unita ad acqua sorgiva. Questa è la vera e propria creazione della polpa.
  • Asciugatura al sole: la poltiglia fibrosa viene stesa su una superficie piana e lasciata ad asciugare al sole. L’acqua in eccesso cola attraverso un setaccio apposito, così da lasciare come prodotto finale compatto solo le materie solide intrecciate.
  • Compressione e finitura superficiale: la carta viene ulteriormente compressa e lavorata con una pietra pesante. La pietra ha il compito di levigare e lisciare la superficie rendendola perfetta per la scrittura.

Dopo i menzionati passaggi, la carta grezza può essere tagliata nel formato geometrico desiderato e viene infine distribuita. Il video sopra allegato mostra l’intero affascinante processo di lavorazione e i passaggi precisi di una storica cartiera tradizionale di Kurotani, un’area montana a nord della prefettura di Kyoto.

I Matsuri: il folklore e le più antiche tradizioni giapponesi in piazza

Se si parla di tradizioni folkloristiche, non possiamo assolutamente non menzionare le rumorose feste locali, chiamate 祭り (matsuri). Ne esistono moltissime, ogni regione amministrativa ne ha una propria; ciò che le accomuna indissolubilmente è il senso di coesione sociale e comunità tra la gente, gli antichi elementi religiosi dello shintoismo e il buon cibo di strada (street food). Alcuni dei matsuri più celebri e importanti su scala nazionale sono: il Gion Matsuri di Kyoto, e il Nebuta Matsuri di Aomori.

Gion Matsuri di Kyoto

carri allegorici Gion Matsuri
Gion Matsuri a Kyoto (Wikicommons)

Il Gion Matsuri di Kyoto avviene a luglio. Ciò che lo caratterizza, come molte altre tradizioni giapponesi di questo tipo, sono i numerosi carri, decorati con immagini e simboli allegorici, che vengono trainati per le strade di Kyoto. Le processioni principali avvengono il 17 luglio e il 24 luglio.

Prima delle due processioni (dal 14 al 16 luglio e dal 21 al 23 luglio), la gente ammira i magnifici carri parcheggiati per le strade della città. Le strade si animano di bancarelle che vendono portafortuna (chiamati chiamachi) e cibo locale. Si usa indossare il kimono in cotone leggero, lo yukata. Questo periodo di attesa delle processioni viene chiamato Yoiyama.

Le origini della festa datano all’869 d.C., quando si volle placare gli dèi da un’epidemia. La tradizione vuole che venga scelto un bambino come messaggero divino: il bambino non può appoggiare i piedi a terra dal 13 luglio fino al 17 luglio, l’inizio della prima processione; per questo viene fatto stare sopra un carro.

Il Nebuta Matsuri di Aomori

tradizioni giapponesi

Aomori si trova nella regione settentrionale del Tohoku, nella parte settentrionale dell’isola. Si festeggia dal 2 al 7 agosto.

Il festival consiste nel trasportare carri, chiamati Nebuta, al centro della città. Le parate avvengono quasi tutte di notte. I carri, più di 20, vengono costruiti con perizia e dedizione per molti mesi; i carri rappresentano figure mitologiche e divine, guerrieri, figure delle forme classiche del teatro Kabuki, anche personaggi di programmi televisivi.

Danzatrici e danzatori mostrano le tipiche danze per strada, con un costume tipico chiamato haneto. Per partecipare alla festività è possibile noleggiare un haneto (nella regione di Aomori) ed entrare nelle danze: i cittadini locali saranno più che felici di accogliervi.

Tradizioni giapponesi della pesca: chi sono le Ama?

Il mondo della pesca oggigiorno è dominato dal mondo maschile. Tra le tradizioni giapponesi, la pesca è sempre stata presente.

Nelle isole del caratteristiche del dialetto della regione del Kansai, in Giappone, però, esistono comunità di pescatrici donne che si immergono per catturare pesci e abaloni: sono le Ama. Esse portano avanti una tradizione antichissima. Scopriamo chi sono e come raggiungerle.

海女 è il termine giapponese per indicare una pescatrice (letteralmente “mare” e “donna”, seguendo i caratteri).
Le Ama possono sembrare persone rare oggi, ma la pratica dell’immersione è stata in Giappone per più di 2000 (alcuni dicono 3000) anni. Il paese, dopotutto, non poteva che affidarsi alla pesca, considerata la sua posizione geografica. È probabile che le Ama, durante le epoche più antiche, avessero avuto come ruolo principale quello di raccogliere gli abaloni marini, preziosi gioielli per i santuari.
Le Ama hanno capacità sorprendenti: si immergono nell’acqua per più di 60 secondi, senza attrezzature pesanti o tecnologiche. Trattenendo il respiro, raggiungono fino a 15 metri di profondità per catturare pesci, frutti di mare, e altro. Tutto questo con età molto avanzate: le più giovani hanno 50 anni, le più avanzate 67.
I prodotti che prelevano vengono venduti per turisti e cittadini. Possono essere vari:

  • alghe
  • aragoste
  • ostriche
  • polpi
  • ricci di mare
  • abaloni

Dove è possibile incontrare le Ama?

A città costiera di Toba, nella parte meridionale del Giappone, cioè la prefettura di Mie, è possibile trovare ancora molte Ama. Nella penisola di Ise Shima sono presenti molte pescatrici: questo è il luogo con la più alta percentuale.
Hachiman, in provincia di Toba, è appunto possibile trovare un altro centro di interesse per chi ha intenzione di conoscere questa tradizione.
In questi luoghi è possibile incontrare le pescatrici e parlare con loro, mangiare pesce fresco tra cui le scaloppine, i gamberi e i frutti di mare. È possibile parlare davanti al fuoco con le pescatrici, proprio come se fossimo parte del villaggio, sentire quali tecniche usano e quali esperienze hanno fatto nelle acque.

Si tratta di ristrette comunità matriarcali. Sono donne molto ospitali e calorose con gli stranieri, tanto che è possibile vestirsi con gli indumenti tipici delle Ama. Sembra che le stesse pescatrici siano al corrente del potenziale del turismo culturale in Giappone e ne sappiano sfruttare i benefici.

Le tradizioni giapponesi: usanze a rischio

Come spesso accade con le tradizioni giapponesi millenarie, anche quella delle Ama sta svanendo. La pesca rimane un perno fondante della cultura giapponese, ma le modalità tradizionali della pesca Ama stanno cambiando. Ormai non sono più di 2000 pescatrici, quando prima della metà del XX secolo erano 20.000.
All’inizio si usava un leggero panno per immergersi, dopo gli anni ’60 si è aggiunto qualche mezzo più funzionale: maglietta termica e una maschera. Ora i mezzi tradizionali vengono sostituiti con l’equipaggiamento moderno: le donne si immergono con l’intera tuta da sub.

Nonostante il Giappone sia ad oggi un colosso moderno, diversi sono i riti tradizionali che permangono all’interno della società. Gli usi, i costumi e le abitudini tradizionali, non sembrano spingere il Giappone in una stretta arcaica quanto piuttosto, essi sembrano arricchire una società moderna, che non volta le spalle al passato.

Fonte Immagine in evidenza e galleria: Pixabay / Wikicommons

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