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Alla Libreria Eli va in scena il talk “Cara frustrazione, ho bisogno di te”

Giovedì 28 maggio, presso la Libreria Eli di Roma, si è svolto un talk titolato “Cara frustrazione, ho bisogno di te“, dedicato ai giovani e alle sfide emotive che caratterizzano il loro percorso di crescita, tra fragilità, paure e ricerca di equilibrio all’interno della psicologia dello sviluppo.

Dettaglio Informazioni sull’Evento
Titolo del Talk Cara frustrazione, ho bisogno di te
Data e Luogo Giovedì 28 maggio, Libreria Eli (Roma)
Ideatrice Gaia Terzulli
Relatori Intervenuti Cecilia Lavatore, Lucio Oldani, Corrado Schiavetto
Temi Principali Frustrazione, genitorialità, educazione emotiva

Il valore della frustrazione nella crescita

“Il senso di inadeguatezza è un tarlo che corrode le energie dei ragazzi quasi ogni giorno, questo perché loro fluttuano in una realtà che li vuole a tutti i costi performanti, prestanti, agonisti con gli altri fino a diventare antagonisti di se stessi”. Con queste parole, la giornalista e ideatrice dell’iniziativa Gaia Terzulli ha aperto il confronto con il pubblico durante l’incontro “Cara frustrazione, ho bisogno di te”, ospitato dalla Libreria Eli. Un titolo provocatorio ma al tempo stesso necessario, che invita a guardare la frustrazione giovanile non come un ostacolo da eliminare, bensì come un’esperienza da comprendere e attraversare per sviluppare resilienza psicologica. In un contesto sociale tipico della società della performance, sempre più segnato dalla ricerca della perfezione e dalla pressione psicologica, imparare a riconoscere e accettare le emozioni considerate “negative” può rappresentare un passaggio fondamentale nel percorso di crescita personale dei più giovani. Al dibattito hanno preso parte anche Cecilia Lavatore, docente e scrittrice, Lucio Oldani, medico psichiatra e psicoterapeuta, e Corrado Schiavetto, psicotraumatologo e psicoterapeuta, contribuendo ad approfondire il tema da punti di vista complementari legati alla salute mentale.

Genitorialità e costruzione della fiducia

Nel suo intervento, Schiavetto ha sottolineato come, in età infantile, i genitori rappresentano la prima e principale fonte di riferimento simbolico ed emotivo, base fondante della teoria dell’attaccamento: “I genitori sono la prima religione dei bambini”, ha spiegato, evidenziando come il bambino tenda a considerare vero e affidabile ciò che proviene da loro, nel tentativo di essere amato e riconosciuto. Quando però questa figura di riferimento perde coerenza, stabilità e prevedibilità, si incrina quello che Schiavetto definisce un vero e proprio “patto di fiducia”. In assenza di un centro sicuro per il supporto emotivo, l’essere umano tende a rivolgersi altrove per costruire le proprie certezze, esponendosi al rischio della cosiddetta “credulità epistemica”, ovvero la tendenza ad assorbire in modo passivo e acritico qualsiasi informazione ricevuta. In un contesto contemporaneo segnato dal sovraccarico cognitivo, dalla sovrabbondanza informativa e dalla pervasività dei social media, questa dinamica si amplifica ulteriormente: la quantità dei contenuti, spesso contraddittori, finisce per sopraffare l’individuo. Da qui la domanda cruciale: come è possibile trasmettere ai figli una fiducia stabile nel mondo, se per primi gli adulti si trovano immersi in un flusso di informazioni che fatica a essere ordinato e filtrato? Secondo Schiavetto, la frattura si produce quando la genitorialità si sposta da una dimensione relazionale a una performativa, basata sulla necessità di avere sempre risposte pronte e “giuste”. Al contrario, ciò che diventa fondamentale è la capacità di sostenere una presenza autentica, fondata non sulla perfezione della risposta, ma sulla qualità della comunicazione empatica e della relazione.

Educazione emotiva e ruolo degli adulti

Nel confronto, la scrittrice e docente Cecilia Lavatore ha evidenziato come, soprattutto tra i più giovani, emergano frequentemente emozioni difficili da decifrare e da elaborare, spesso condivise anche dagli adulti in una fase storica caratterizzata da forte disorientamento emotivo. Da qui, secondo Lavatore, la necessità di una “riconversione con il proprio mondo interiore”, in cui il sistema scolastico e la figura dell’insegnante possano assumere un ruolo fondamentale di mediazione e accompagnamento nel processo di consapevolezza emotiva. A partire da queste considerazioni, lo psichiatra e psicoterapeuta Lucio Oldani ha posto l’accento sulla possibilità di imparare a “stare nella frustrazione”, intesa non come ostacolo da rimuovere, ma come esperienza formativa per alimentare l’intelligenza emotiva. Il sistema nervoso centrale si modella attraverso le esperienze vissute, e proprio la capacità di sostare nella difficoltà consente di sviluppare una maggiore tolleranza agli impulsi e una più solida regolazione emotiva. In questa prospettiva, Oldani ha sottolineato anche il ruolo degli adulti come modelli: evitare di trasmettere risposte disfunzionali o comportamenti impulsivi diventa parte integrante delleducazione emotiva. Prima ancora di insegnare ai più giovani come affrontare la frustrazione, è necessario che gli adulti imparino a riconoscerla e ad attraversarla, offrendo così esempi concreti di equilibrio psicologico, coinvolgimento e autenticità.

Foto di Augusto Lucignani

 

 








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