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“Quello che tu hai fatto a me”, recensione dello spettacolo

Achille Mandolfo, Giulia Eugeni e Andrea Grasso in “Quello che tu hai fatto a me”

“Quello che tu hai fatto a me” è lo spettacolo teatrale che ha aperto la seconda serata del Roma Fringe Festival 2026, la cui XIV edizione si conferma una delle più importanti celebrazioni del teatro indipendente e dell’arte drammatica in Italia. Quest’anno la manifestazione si svolge dal 13 al 24 luglio 2026 nella prestigiosa cornice del Teatro Vascello di Roma, che per la prima volta ne è anche coproduttore, stringendo un legame ancora più forte con la scena contemporanea e la ricerca artistica.

Sotto la direzione artistica di Fabio Galadini, il festival ha registrato un record assoluto con il raddoppio delle iscrizioni rispetto all’anno precedente. Il festival è composto da quindici spettacoli in concorso, che si sfidano in una fase eliminatoria dal 13 al 23 luglio, in seguito il 24 luglio si terrà la finalissima con le tre migliori compagnie selezionate per la performance dal vivo. Accanto al teatro, l’offerta si amplia quest’anno con la nuova sezione Fringe Movie (dedicata ai cortometraggi indipendenti internazionali) e una sezione interamente dedicata alla Stand Up Comedy ospitata nel foyer del teatro.

Spettacolo Regia Festival e Location Prezzo Biglietto
Quello che tu hai fatto a me Giovanni Gazzanni Roma Fringe Festival 2026 (Teatro Vascello) 12 euro

Recensione dello spettacolo “Quello che tu hai fatto a me”

L’apertura della seconda serata del Roma Fringe Festival è stata affidata al collettivo CORPI DISABITATI, che ha presentato sul palcoscenico contemporaneo “Quello che tu hai fatto a me”, un’opera che nasce dalla regia di Giovanni Gazzanni e che esplora i territori drammatici del trauma derivanti dalla violenza di genere e dalla violenza sessuale, scardinando i tabù sia nel contesto eterosessuale sia in quello omosessuale. La drammaturgia, firmata a quattro mani da Achille Mandolfo e dallo stesso Gazzanni, si ispira liberamente alla celebre serie britannica I May Destroy You di Michaela Coel, riadattandone le dinamiche all’interno del contesto burocratico e sociale italiano, tipico dell’odierna drammaturgia italiana.

La vicenda si sviluppa intorno a quattro personaggi: Laura, Oliver, l’abusatore di Laura e il commissario. La scena si muove con una doppia andatura: da un lato c’è il racconto della violenza, frammentato e confuso come la memoria di chi ha subito un trauma, dove i due protagonisti, Laura e Oliver, non possiedono un ricordo ordinato, ma un dolore che resta addosso e torna nei gesti quotidiani; dall’altro lato c’è l’azione presente dove da tre settimane i due frequentano assiduamente lo stesso locale con un unico e lucido obiettivo: rintracciare e distruggere il loro carnefice. Finalmente il momento della resa dei conti è arrivato e sono disposti a tutto pur di ottenere la loro dignità e la loro vendetta.

L’analisi psicologica al centro di “Quello che tu hai fatto a me”

Attori teatrali in scena sul palco
Achille Mandolfo, Andrea Grasso e Giulia Eugeni in “Quello che tu hai fatto a me”

Questa recensione teatrale scava a fondo nel disturbo post-traumatico da stress mostrato dallo spettacolo, evidenziando due reazioni opposte allo stesso dolore: Laura affronta il dramma attraverso la psicoterapia, mentre Oliver riversa il proprio malessere in una dipendenza sessuale. Tuttavia, l’elemento di maggiore coraggio in “Quello che tu hai fatto a me” e della sua sceneggiatura risiede nella scelta di non limitare l’indagine psicologica alla sola parte lesa, ma di puntare i riflettori anche sulla mente dell’abusatore. La forza di questa introspezione sta nel rifiuto categorico di mercificare il carnefice o di cercarne l’empatia attraverso i cliché della serialità televisiva contemporanea (come spesso accade nel genere true crime). Non ci viene presentata una vittima del sistema o un reietto; al contrario, lo spettacolo ci sbatte in faccia la spaventosa e banale normalità del predatore, il quale ci viene dipinto come una figura profondamente egoista, l’archetipo del “figlio perfetto” cresciuto pensando che finché si ha il controllo si ha il potere, e finché si ha il potere va tutto bene. Il suo monologo colpisce duro non perché commuova, ma per la disarmante e cruda verità che ne scaturisce. Come viene brillantemente sottolineato in “Quello che tu hai fatto a me”, è rassicurante per la società pensare al carnefice come a un “mostro” dalle fattezze riconoscibili da cui potersi difendere; la realtà, molto più disturbante, è che il predatore è invisibile proprio perché è identico a chiunque altro, perfettamente integrato nella nostra quotidianità.

La forza del finale con Andrea Piersimoni

La messinscena non offre risposte consolatorie, ma lancia una provocazione profonda sostenuta da un impianto tecnico eccezionale, grazie alle luci geometriche e taglienti curate da Eduardo Ribera e al sound design ossessivo di Vincenzo Pizzi. Una menzione d’onore va sicuramente al finale, il quale viene accompagnato dal vivo dal cantante Andrea Piersimoni. La scelta di non utilizzare una musica di sottofondo registrata, ma di avere una presenza fisica sul palco, isolata dalla luce e dotata di una vocalità straordinaria (che ricorda la graffiante intensità melodica di Mahmood), amplifica l’effetto drammatico in modo esponenziale. Una performance bellissima che chiude “Quello che tu hai fatto a me”, un’opera necessaria, capace di scuotere lo spettatore e lasciare aperte domande scomode e fondamentali.

Informazioni, biglietti e programma del festival

Locandina ufficiale del Roma Fringe Festival
Locandina Roma Fringe Festival

Qui tutte le informazioni principali per seguire i prossimi giorni del Roma Fringe Festival:

 

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