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“Tre storie in bottiglia” presentato al Il Cinema in Ascolto

Intervento di Giuseppe Gandini prima della proiezione di “Tre storie in bottiglia”

Prosegue con successo la seconda edizione di Il Cinema in Ascolto, la rassegna cinematografica all’aperto che fino al 17 luglio trasforma il Parco del Polo Civico di Viale Aldo Ballarin in un’arena culturale a ingresso gratuito. La nona serata della manifestazione ha visto protagonista “Tre storie in bottiglia“, opera di Giuseppe Gandini, un film corale e indipendente che intreccia le vicende umane attraverso il mondo del vino, presentato in arena dal regista insieme a un folto gruppo di attori e collaboratori del cast.

Dettaglio dell’evento Informazioni di sintesi
Rassegna cinematografica Il Cinema in Ascolto (Seconda edizione, 2026)
Film protagonista della serata Tre storie in bottiglia (Opera prima di Giuseppe Gandini)
Regista e sceneggiatore Giuseppe Gandini
Cast e ospiti presenti in arena Gaia Benassi, Silvia Mazzotta, Valentina Bruscoli
Montatore della pellicola Davide Vizzini
Location e Municipio Parco del Polo Civico di Viale Aldo Ballarin, Municipio VIII di Roma
Durata complessiva rassegna Fino al 17 luglio 2026 (ingresso gratuito con cuffie wireless)

“Tre storie in bottiglia”: un’analisi del montaggio per un’opera che merita la sala

Prima della proiezione del film il pubblico ha avuto la fortuna di assistere a un intervento dell’autore e regista di “Tre storie in bottiglia”, Giuseppe Gandini, il quale ci ha introdotto quest’opera di rara bellezza e sensibilità, che unisce tre vicende distinte e tre differenti registri narrativi (la commedia sentimentale, il racconto di formazione e il dramma professionale), collegate tra loro dal filo conduttore delle aziende vitivinicole e incorniciate da un quarto capitolo-cornice ambientato in una particolare eno-libreria.

Sebbene il regista avesse accennato nell’introduzione a come le storie fossero state “rimischiate e messe a fermentare nella stessa botte” dal montatore Davide Vizzini, la vera sorpresa per lo spettatore risiede nell’assoluta fluidità di questo montaggio alternato. Le storie non si succedono, ma si intrecciano, nonostante i singoli racconti abbiano archi temporali differenti (una vicenda si consuma in tre giorni, una in un mese e un’altra attraversa l’intera stagione estiva) la transizione e i tagli di sequenza sono così fluidi da annullare ogni senso di smarrimento nello spettatore. I tre corti, girati tra l’altro in anni diversi e tra le splendide e magiche campagne toscane e umbre, si fondono in un unico grande unicum emotivo, creando la percezione che queste storie si svolgano in un “tempo simultaneo”, universale, dove le diverse stagioni della vita dei protagonisti dialogano tra loro. A sostenere questa structure concettuale è un livello di recitazione eccellente da parte di tutto il cast, capace di muoversi tra ironia e dramma con estrema naturalezza.

È un peccato sapere che la serata al Polo Civico Ballarin sia stata la prima vera proiezione pubblica di “Tre storie in bottiglia”, dopo il circuito dei festival e che un’opera di questo valore, capace di parlare a pubblici trasversali grazie alla sua commistione di generi, non abbia ancora trovato una distribuzione ufficiale nelle sale.

Intervento di Silvia Mazzotta e Valentina Bruscoli

Giuseppe Gandini e il cast si raccontano in arena

Come spiegato dal regista Giuseppe Gandini prima della presentazione iniziale, il vino nel film non rappresenta un semplice pretesto scenico, ma il vero motore di trasformazione dei protagonisti:

<<il vino è un prodotto della terra molto viscerale nel raccontare le storie e i personaggi. Volevo raccontare tre vicende in cui il vino risolve i problemi dei protagonisti non perché si ubriacano, ma perché la sua conoscenza e l’immersione nel suo mondo trasformano i personaggi, facendo fare loro uno scatto in avanti. Sono tre storie e tre generi diversi messi a fermentare nella stessa botte.>>

Alla proiezione non era presente solo il regista Giuseppe Gandini, ma anche gran parte del cast del film, tra cui Gaia Benassi, Silvia Mazzotta e Valentina Bruscoli. Dai vari racconti che hanno condiviso con il pubblico, tra aneddoti sulle riprese e bottiglie di vino aperte sul set, è emerso un forte senso di familiarità e affiatamento, e come è stato detto, si è percepita una vera e propria positività nella fatica nel portare avanti questo progetto corale.

Immortalare “l’odore del vino”

Dopo la proiezione di “Tre storie in bottiglia” ho avuto l’opportunità di rivolgere una domanda diretta al regista Giuseppe Gandini per approfondire uno degli spunti più evocativi del film. Al personaggio del fotografo Matteo viene affidato un compito apparentemente impossibile, infatti se altri due colleghi erano stati mandati nelle vigne a fotografare il colore e il sapore, a lui viene chiesto di fotografare l’odore del vino.

Interrogato sulla scelta di questo specifico senso, Giuseppe Gandini ha spiegato:

<<l’odore era la cosa in assoluto più lontana dalla fotografia. Fotografare il colore è naturale per un’immagine; fotografare il sapore sarebbe stato una via di mezzo. Il sentore olfattivo, invece, è una dimensione puramente invisibile dentro un mezzo puramente visivo. Era il compito più difficile. Il personaggio parte cercando una resa estetica e patinata nelle degustazioni, ma alla fine capisce che l’odore del vino è la puzza di chi lo fa, il sudore del lavoro e di chi lo beve. Mettere un senso estraneo in un ambito visivo era la vera sfida narrativa del film.>>

Ed è proprio nella resa di questa risposta che si percepisce la qualità della rifinitura magistrale dell’opera, infatti, durante la pellicola lo spettatore assiste al travaglio di Matteo, ai suoi scatti iniziali che inseguono i vigneti e le foglie, immagini esteticamente perfette ma incapaci di restituire l’essenza richiesta. La svolta arriva solo nella foto finale, quella destinata alla copertina della rivista.

Lontano dalle lenti patinate e dai cliché, lo scatto cattura tre uomini durante una festa popolare: sono sudati, indossano canottiere sporche di vino, sono colti nella pura visceralità della condivisione, è in quel preciso istante che l’idea del regista si traspone perfettamente sullo schermo e arriva dritta allo spettatore. Come suggerito nel film dal personaggio interpretato da una splendida Claudia Coli, che affianca Matteo durante il suo percorso per fare lo scatto perfetto, il vino nella sua verità non ha un profumo delicato, ha una “puzza” ancestrale e forte. Quella foto, con la sua cruda e bellissima spontaneità, riesce incredibilmente a far scattare una percezione olfattiva nello spettatore, dimostrando come “Tre storie in bottiglia” sappia scavare nella realtà per trovarne la poesia più sincera.

Programma completo della rassegna Il Cinema in Ascolto

“Tre storie in bottiglia” e Il Cinema in Ascolto: l’esperienza immersiva al Polo Civico Ballarin

Promossa e realizzata da We Break Production, in collaborazione con Marte 2010 e Associak, la rassegna continua a confermarsi come un punto di riferimento per l’estate del Municipio VIII di Roma. L’elemento distintivo del format risiede nell’ascolto in cuffia wireless, nato per abbattere l’inquinamento acustico nel quartiere e, al tempo stesso, capace di regalare allo spettatore un’esperienza intima e collettiva.

Dalle 19:00 alle 24:00, con l’area food & drink attiva, il Polo Civico Ballarin si riafferma come uno spazio di aggregazione e socialità quotidiana dove il pubblico non si limita a “consumare” un contenuto audiovisivo, ma incontra da vicino autori e interpreti del panorama cinematografico, come avvenuto con “Tre storie in bottiglia”.

Tutte le informazioni per le prossime proiezioni si possono trovare sul loro sito ufficiale.

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