In data venerdì 22 maggio alle ore 17:30, la prestigiosa cornice della Società Dante Alighieri, in Piazza di Firenze, 27 ha ospitato la presentazione del libro “Dante e il cinema” di Paolo Speranza, edito da Gremese.
Indice dei contenuti
Dettagli sul libro e sull’evento di presentazione
| Elemento chiave | Informazione |
|---|---|
| Titolo del saggio | Dante e il cinema |
| Autore | Paolo Speranza |
| Casa editrice | Gremese |
| Luogo dell’evento | Società Dante Alighieri (Piazza di Firenze 27, Roma) |
| Relatori principali | Salvatore Italia, Marialaura Simeone e Paolo Speranza |
Cinema e letteratura si incontrano a Roma: la presentazione di “Dante e il cinema” di Paolo Speranza
La presentazione del nuovo libro di Paolo Speranza “Dante e il cinema” ha dato vita ad un appuntamento imperdibile per esplorare i legami tra la letteratura e il cinema, celebrando l’impatto che l’eredità del Sommo Poeta, Dante Alighieri, esercita ancora oggi sulla cultura visiva globale.
L’evento ha visto il saluto istituzionale di Salvatore Italia, Consigliere centrale della Società Dante Alighieri. Successivamente, il dibattito è entrato nel vivo con l’autore, che ha presentato il suo lavoro dialogando con autorevoli studiosi e critici come la docente Marialaura Simeone, oltre che con l’autore del libro Paolo Speranza: insegnante di Lettere, giornalista e direttore di CinemaSud, collabora con prestigiose testate, tra cui la Repubblica, Cinecritica e Ciak. Ha all’attivo numerose pubblicazioni e mostre su cinema, storia e letteratura.

Cosa c’è da scoprire all’interno del libro
Il saggio traccia un itinerario affascinante lungo oltre cent’anni di storia cinematografica, analizzando come la figura e i testi di Dante siano stati reinterpretati sul grande schermo. Il percorso del cinema legato a Dante viene ripreso sin dai primi esperimenti del cinema muto, per poi arrivare alle pellicole contemporanee. È ben messa in evidenza l’influenza cruciale della Divina Commedia nella genesi dell’immaginario visivo legato al viaggio, all’oltretomba e al simbolismo.
Nel testo viene dato ampio spazio alle versioni dell’Inferno, alle visioni dell’Aldilà e alle protagoniste femminili dell’opera, senza dimenticare i suggestivi progetti incompiuti di maestri come Federico Fellini e Pier Paolo Pasolini. Infatti, come sottolineano gli ospiti, l’Inferno è ciò che ha reso grande la Divina Commedia, soprattutto per via del fatto che ogni persona che ne ha potuto leggere i versi, si è trovata rappresentata, almeno in parte, in alcuni dei peccati a cui fa riferimento l’opera. Con un prezioso apparato di oltre 500 immagini, l’opera unisce una rigorosa ricerca storica alla riscoperta di pellicole rare, svelando i segreti estetici e narrativi dei registi.
La Divina Commedia, opera di importanza e risonanza globale e tra le più vendute al mondo, occupa uno spazio visivo dell’immaginario molto ampio: quindi è inevitabile che anche la sfera del cinema si riferisse ad essa. In particolare è stato il cinema americano, sin da subito, a proiettare l’interesse su celebri opere della letteratura europea perché gli permetteva di mantenere un grande prestigio adeguando le prestigiose conoscenze europee al moderno cinema d’oltreoceano.
Il libro viene definito straordinario per la mole di documentazione, che Marialaura Simeone definisce iconografica, messa a disposizione e non soltanto il racconto dei film tratti da Dante. Nel suo discorso, la Simeone focalizza l’attenzione su alcuni aspetti caratterizzanti del libro che l’hanno particolarmente affascinata: in particolare il fatto che non ci sia un effettivo ordine cronologico, ma che l’attenzione si focalizzi su quattro grandi temi e che ogni capitolo si apra con dei versi di Dante, riprendendo il macro tema in questione:
- “Tre donne intorno al cuor”: si concentra sulle figure femminili che caratterizzano l’Inferno in particolare. I versi più celebri e a cui si fa maggior riferimento sono quelli di Paolo e Francesca che ormai sono quasi diventati dei personaggi che vivono di vita propria.
- “Or discendiamo giù nel cieco mondo”;
- “Produsse il sol visibile parlare”;
- “Quanti dolci pensieri quanto disio”.
Fonte immagini: cartella stampa

