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“Left Blank” di Federico Di Dedda al Fringe Festival

"Left Blank" interpetato da Federico Di Dedda

Prosegue la XIV edizione del Roma Fringe Festival 2026, che nella penultima giornata della rassegna di arti performative è andata in scena “Left Blank”, un atto unico scritto e interpretato da Federico Di Dedda con la regia di Anna Chiara Giordani, uno spettacolo sulla vertigine delle possibilità, che attinge al teatro dell’assurdo per trasformare il concetto metafisico di destino in una grottesca macchina burocratica. Nella prestigiosa cornice del Teatro Vascello di Roma, che da quest’anno coproduce l’evento dedicato al teatro indipendente insieme alla direzione artistica di Fabio Galadini, si avviano a conclusione le giornate dedicate agli spettacoli in concorso. Siamo ormai giunti alle battute finali prima del grande evento conclusivo previsto per venerdì 24 luglio alle ore 19.00, momento in cui i tre spettacoli finalisti scelti dalla giuria composta dalle direttrici e dai direttori dei teatri appartenenti al circuito di Zona Indipendente, si sfideranno sul palcoscenico per conquistare il premio di Miglior Spettacolo e la relativa tournée nazionale.

Dettaglio Spettacolo e Rassegna Informazione
Titolo Opera Left Blank
Autore e Interprete Federico Di Dedda
Regia Anna Chiara Giordani
Location Evento Teatro Vascello (Roma)
Evento Finale Venerdì 24 luglio 2026, ore 19:00

L’Archivio delle vite mai vissute

L'attore Federico Di Dedda sul palcoscenico
Federico Di Dedda in “Left Blank”

“Left Blank” è ambientato in un luogo sospeso tra limbo metafisico e inferno amministrativo: un archivio infinito e burocratico dove vengono catalogate tutte le occasioni perdute, i futuri abortiti, le identità mancate e le versioni alternative di noi stessi. In questo spazio surreale, un impiegato fa una scoperta spiazzante: il proprio fascicolo personale è del tutto vuoto, lasciato in bianco, da qui il titolo left blank. Da questo paradosso prende vita una drammaturgia contemporanea profondamente radicata nelle ansie contemporanee: l’eccesso di scelta, la profilazione algoritmica e la paralizzante paura di non diventare mai “qualcuno”; in questo universo metafisico il futuro non viene previsto, ma burocraticamente archiviato.

La premessa dello spettacolo parte dal concetto che sicuramente a chiunque, almeno una volta nella vita, è capitato di chiedersi: “Chissà cosa sarebbe successo se avessi preso quell’altra strada?”, “Come sarebbe la mia vita se non avessi mai cambiato scuola?”. Siamo abituati a pensare alle nostre decisioni come a una catena di porte che aprono universi paralleli. Left Blank traduce questa suggestione in scena con un esempio chiarissimo e folgorante citato nello spettacolo: un uomo avrebbe dovuto incontrare l’amore della sua vita in un bar, sposarsi, creare una famiglia e avere una figlia che, diventata medico, avrebbe salvato 17 vite. Tuttavia quel giorno l’uomo farà cinque minuti di ritardo, entrando nel bar dopo; non trova l’amore della sua vita, non crea una famiglia, non avrà mai quella figlia e di conseguenza quelle 17 vite non verranno mai salvate. Quel futuro alternativo, svanito per sempre per una manciata di minuti, viene così archiviato ed esposto come prova di una reazione a catena spezzata.

Left Blank: il fascicolo vuoto del protagonista

Un momento dell'esibizione di Federico Di Dedda
Federico Di Dedda durante “Left Blank”

La genialità e la crudeltà di Left Blank stanno proprio nello svelamento del fascicolo vuoto, un elemento che genera nello spettatore una doppia e complessa sensazione: infatti da una parte può esserci una sorta di sollievo, l’idea rassicurante di non aver commesso errori irreparabili o di aver fatto la scelta giusta; scoprire che non esiste alcun futuro alternativo in cui abbiamo realizzato quel sogno nel cassetto (come l’idea di fare il pittore, di vivere una vita fantastica o di aver preso una svolta straordinaria) lascia addosso un’amarezza profonda. Significa realizzare che quell’altra vita ideale non è mai stata neanche una possibilità.

Federico Di Dedda, con il suo monologo teatrale, riesce a mettere a nudo una grande verità dell’essere umano: tutti noi viviamo aggrappati alla speranza che un domani possa accadere qualcosa che cambi la nostra strada, o continuiamo a sopravvivere sognando un’esistenza diversa. Realizzare che la realtà che stiamo vivendo è l’unica versione esistente, senza scorciatoie o universi paralleli, ci costringe a fare i conti con noi stessi, lasciandoci addosso un’inquietudine profonda e una grandissima voglia di riflettere.

Informazioni per le ultime giornate

Fonte immagini: archivio personale

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