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Vado al Massima: terza serata in memoria di Ettore Scola

Dal 5 al 7 giugno 2026, il Casale della Massima ha ospitato Vado al Massima – Cinema e Comunità Sotto le Stelle, progetto ideato dall’Associazione Culturale Marte 2010, ospitato presso il Parco del Casale della Massima, promosso e sostenuto dal Municipio Roma IX. Si è trattata di una piccola arena cinematografica all’aperto, gratuita, con l’obiettivo di riportare il cinema vicino alle persone.

La terza serata, domenica 7 giugno, ha dato forse il senso più compiuto dell’intero progetto. Dopo le proiezioni di E.T. l’extraterrestre di Steven Spielberg e La febbre del sabato sera di John Badham, avvenute nelle serate precedenti, la chiusura è stata dedicata a Ettore Scola, con un incontro in ricordo del grande regista e la proiezione di La cena, film del 1998 interpretato, tra gli altri, da Vittorio Gassman, Fanny Ardant, Giancarlo Giannini, Stefania Sandrelli e Riccardo Garrone.

Dato chiave Dettaglio evento
Nome progetto Vado al Massima – Cinema e Comunità Sotto le Stelle
Luogo Casale della Massima
Indirizzo Via Alfonso Gatto 39, 00143 Roma RM
Date programmazione estiva Dal 5 al 7 giugno 2026
Date programmazione autunnale Da ottobre a dicembre 2026
Enti promotori Associazione Culturale Marte 2010, Municipio Roma IX
Regista omaggiato Ettore Scola

Vado al Massima: il Casale della Massima come nuova Casina del Cinema di Roma Sud

A introdurre la serata è stata anche la presidente del Municipio IX, Titti Di Salvo, che ha raccontato il senso più ampio dell’operazione: restituire al Casale della Massima una funzione culturale continuativa, a partire dalle tre proiezioni estive.

Il Casale, ha ricordato, è un luogo pubblico già attraversato da diverse funzioni:

    • ospita spazi del Municipio;
    • l’ufficio dello stato civile;
    • una sala matrimoni;
    • una sala destinata anche al book crossing, con libri di scrittrici contemporanee e manifesti cinematografici esposti lungo le pareti.

Un luogo quindi non neutro, ma già carico di possibilità culturali.

L’idea, emersa con forza durante l’incontro, è quella di farne una sorta di Casina del Cinema di Roma Sud: uno spazio dove vedere film, incontrare autori, coinvolgere scuole e cittadinanza, ragionare sul cinema non solo dalla parte dello spettatore, ma anche da dietro la macchina da presa.

Uno dei temi più interessanti emersi dalla serata è stato proprio quello della rigenerazione urbana. Il recupero di uno spazio storico non passa soltanto dalla ristrutturazione materiale, ma anche dalla sua capacità di tornare a essere vissuto.

In questo senso, Vado al Massima, facendo eco alla nota canzone del cantautore Vasco Rossi, prova a fare una cosa semplice solo in apparenza: portare il cinema sotto casa, tra le case, in un quartiere dove la cultura non deve essere qualcosa da raggiungere necessariamente altrove. L’accessibilità non riguarda solo il costo, sicuramente importante visto l’ingresso gratuito, ma anche la possibilità di riconoscere un luogo pubblico e vicino come proprio.

È qui che il progetto trova uno dei suoi punti più forti. Perché parlare di cultura, soprattutto nelle periferie e nei quartieri non centrali, non significa semplicemente fare eventi. Significa creare abitudini, occasioni, ritorni. Significa far sì che un luogo non venga attraversato solo per necessità amministrative, ma anche per piacere, curiosità, relazione.

Vado al Massima

Ettore Scola, Armando Trovajoli e un omaggio tra musica e cinema

La serata del 7 giugno di Vado al Massima è stata aperta da un momento musicale affidato a un duo chitarra e flauto traverso, con brani legati all’immaginario cinematografico di Ettore Scola e alle musiche di Armando Trovajoli, storico collaboratore del regista. Gli arrangiamenti sono stati curati da Giacomo Lazotti, nipote di Scola, coinvolto anche nell’incontro introduttivo.

Artista poliedrico come il nonno, Giacomo Lazotti è disegnatore e musicista; da bambino ha inoltre interpretato Ettore Scola in Che strano chiamarsi Federico, ultimo film diretto dal regista nel 2013 e dedicato al rapporto con Federico Fellini e agli anni del Marc’Aurelio.

Durante la serata, Lazotti ha offerto al pubblico anche un disegno dedicato a Ettore Scola, proiettato sullo schermo nel corso dell’incontro e diventato una sorta di immagine simbolica dell’omaggio al regista.

Lazotti ha raccontato il senso del progetto musicale nato con gli Antropocene, pensato come omaggio al nonno nel decennale della scomparsa. L’idea è quella di intrecciare dialoghi, monologhi e musiche tratte dai film di Scola, alternando parola recitata ed esecuzione dal vivo.

Il riferimento al progetto Vibrazioni Urbane degli Antropocene ha permesso di allargare il discorso: portare la musica fuori dai luoghi tradizionalmente deputati, come teatri e sale da concerto, per renderla più accessibile a chi magari non la incontrerebbe altrimenti. Un principio molto vicino allo spirito di Vado al Massima: cambiare il rapporto con il territorio attraverso la cultura.

Vado al Massima

Giuseppe Gandini e il ricordo del set de La cena

Tra gli ospiti della serata conclusiva di Vado al Massima era presente anche Giuseppe Gandini, attore che ha lavorato proprio ne La cena. Il suo intervento ha restituito uno dei passaggi più vivi dell’incontro, perché ha portato il ricordo dal piano celebrativo a quello concreto del set.

Gandini ha raccontato l’esperienza di trovarsi, giovanissimo, a lavorare accanto a nomi come:

    • Vittorio Gassman;
    • Riccardo Garrone;
    • Giancarlo Giannini;
    • Fanny Ardant;
    • Stefania Sandrelli.

Un cast straordinario, costruito attorno a tavoli e microstorie, in un film che conserva ancora il sapore di un modo di fare cinema diverso.

Il suo ricordo si è concentrato anche su questo: La cena appartiene a una stagione in cui la pellicola era ancora il supporto dominante del cinema italiano, con tempi più lenti, più pensati, più fisici. Un modo di lavorare che il passaggio al digitale avrebbe poi progressivamente trasformato.

La scelta di proiettare La cena non è casuale. Il film di Ettore Scola è quasi interamente costruito attorno a un luogo, un ristorante, e a una serie di tavoli in cui vite diverse si sfiorano, si rivelano, si contraddicono. È un film sulla convivialità, certo, ma anche sulle solitudini, sulle relazioni, sulle piccole maschere sociali che emergono proprio quando le persone condividono uno spazio.

Lo sguardo di Scola: dal disegno al cinema

Molto significativo anche l’intervento di Gianfrancesco Lazotti, padre di Giacomo e legato alla famiglia Scola, che ha richiamato un aspetto forse meno immediato del cinema di Scola: il rapporto con il disegno. Scola, prima ancora che regista, era stato disegnatore e vignettista, e questo sguardo grafico sembra attraversare anche il suo cinema.

Nei suoi film c’è spesso una precisione dello spazio, una disposizione dei corpi, una capacità di osservare i personaggi come figure dentro una composizione più ampia. Non è solo regia: è punto di vista. È la capacità di guardare l’umanità da vicino, ma senza perdere la struttura dell’insieme.

E questo emerge in modo particolarmente chiaro ne La cena, dove tutto si svolge nell’arco di circa due ore, durante una normale serata in un ristorante. Scola costruisce il film come un grande disegno corale: tante storie si intrecciano, si sfiorano e continuano a scorrere anche quando i personaggi non sono al centro della scena. Ogni tavolo sembra avere una vita propria, ma allo stesso tempo fa parte di un’unica composizione.

Vado al Massima: un progetto che continuerà in autunno

Vado al Massima non si esaurisce con le tre serate di giugno. Il progetto proseguirà da ottobre a dicembre 2026 con una nuova serie di proiezioni e incontri presso la sala conferenze del Casale della Massima, coinvolgendo anche scuole e cittadinanza.

Durante l’incontro è stato ricordato che il percorso si svilupperà lungo diversi filoni tematici:

    • il cinema d’avventura e dell’immaginario pop;
    • il rapporto tra cinema e ballo;
    • il legame tra cinema e cibo.

Dopo E.T. l’extraterrestre, La febbre del sabato sera e La cena, si è parlato anche della possibilità di proseguire con titoli come Ballando ballando, Il pranzo di Babette o Pranzo di Ferragosto.

Più che una semplice programmazione, quindi, l’idea sembra essere quella di costruire un percorso. Un modo per usare il cinema come linguaggio accessibile, capace di parlare a pubblici diversi e di creare occasioni di confronto.

Il programma dei prossimi mesi sarà pubblicato sul sito degli organizzatori. Il Casale della Massima si trova in Via Alfonso Gatto 39, 00143 Roma RM.

Le foto utilizzate sono state fornite dall’ufficio stampa

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