Principio di autodeterminazione dei popoli: cos’è e a chi è rivolto

Principio di autodeterminazione dei popoli

Alcuni diritti umani possono essere invocati soltanto da collettività, in particolare il principio di autodeterminazione dei popoli. La sua origine storica risale alla dichiarazione dei Quattordici Punti del presidente americano Woodrow Wilson del 1918, successivamente incorporata negli articoli 1 e 55 della Carta dell’ONU. A partire dagli anni ‘60, quando iniziò attivamente il processo storico di decolonizzazione, questo principio divenne a tutti gli effetti una norma consuetudinaria del diritto internazionale.

Dimensione dell’Autodeterminazione Casi applicativi e caratteristiche
Dimensione esterna Riguarda popoli sottoposti a dominio coloniale, territori occupati con la forza militare straniera o regimi razzisti (es. apartheid). Garantisce il diritto all’indipendenza e all’autonomia.
Dimensione interna Garantisce il diritto di un popolo a eleggere democraticamente i propri rappresentanti attraverso libere elezioni, senza discriminazioni e a intervalli regolari.
Secessione rimedio Ipotesi dottrinale e controversa (non pienamente accolta dal diritto internazionale) in cui la secessione viene concessa come rimedio a gravissime violazioni dei diritti umani o revoca ingiustificata dell’autonomia.

Il principio di autodeterminazione dei popoli: dimensione esterna

Il principio di autodeterminazione possiede una fondamentale duplice dimensione: esterna e interna. A livello esterno, esso si riferisce in particolar modo ai popoli storicamente sottoposti a dominio coloniale, ai territori occupati illegalmente con la forza da parte di una potenza straniera e a tutte quelle popolazioni sottoposte a regimi razzisti che praticano la segregazione o l’apartheid. In tutti questi casi specifici, l’autodeterminazione costituisce un inalienabile diritto per i popoli in questione, contemplando la legittima acquisizione (o riacquisizione) dell’indipendenza, oppure la pretesa destituzione dell’intero regime governativo di natura razzista.
Tuttavia, all’atto pratico l’accertamento della reale volontà popolare non è sempre un’operazione agevole. Essa deve necessariamente essere manifestata in modo pienamente libero, democratico e senza alcun tipo di pressione o condizionamento armato da parte delle autorità dello Stato nazionale o di Paesi terzi. Ad esempio, il controverso referendum svoltosi nella penisola della Crimea nel 2014 venne formalmente ritenuto invalido, poiché il territorio di fatto risultava già pesantemente sotto il controllo militare russo: un contesto del genere si configura come un’aperta violazione dello stesso principio di autodeterminazione dei popoli, dal quale consegue l’illegittimità della procedura di accertamento della volontà popolare, come rilevato e dichiarato in seguito anche dall’Assemblea Generale dell’ONU.

Referendum Crimea soldati russi
Soldati russi in pattuglia durante il referendum in Crimea del 2014 (Wikimedia Commons / Юрий Дейнека)

Principio di integrità territoriale

In alcune delicate circostanze, vi è la necessità giurisprudenziale di bilanciare il principio di autodeterminazione dei popoli e il principio di integrità territoriale dello Stato, il quale implica non soltanto il sacrosanto diritto dello Stato di preservare intatta la propria unità territoriale nazionale, ma anche il stringente dovere di proteggere il territorio stesso e la popolazione ivi residente. Il problema non si pone ovviamente nei casi in cui vi sia l’esplicita accettazione, da parte del sovrano territoriale legittimo, degli esiti di una regolare consultazione popolare avente ad oggetto la pacifica richiesta di indipendenza, come accaduto ad esempio in Timor Est nel 1999. Laddove, invece, non sussista il consenso ufficiale del governo centrale all’autodeterminazione esterna, si crea un acceso e complesso conflitto fra il principio di autodeterminazione e il principio di integrità territoriale dello Stato, come avvenuto (con esiti diversi) in Québec o nella travagliata vicenda della Catalogna.
Nel dibattito giuridico si parla talvolta dell’ipotesi estrema di secessione rimedio, ovvero una secessione territoriale conferita come estremo rimedio alle gravi e documentate violazioni dei diritti umani e dello stesso principio di autodeterminazione perpetrate dal governo centrale. L’ipotesi della secessione come rimedio si baserebbe teoricamente su due condizioni ben precise: la revoca ingiustificata e unilaterale dell’autonomia concessa in passato alla regione e l’esistenza di gravissime violazioni dei diritti umani. Tuttavia, allo stato attuale, l’ipotesi della secessione come rimedio non sembra essere stata finora pienamente o ufficialmente accolta nel diritto internazionale.

principio di autodeterminazione dei popoli
Manifestanti al Jardinets de Gràcia di Barcellona durante lo sciopero generale catalano del 18 ottobre 2019 (Wikimedia Commons / Xaviaranda)

Il principio di autodeterminazione dei popoli: dimensione interna

Nella sua dimensione interna, il principio di autodeterminazione dei popoli ha storicamente conosciuto uno sviluppo minore e più lento, venendo giuridicamente protetto solo da specifici trattati internazionali (ad esempio, il Patto sui Diritti Civili e Politici e il Patto sui Diritti Economici, Sociali e Culturali del 1966 o, a livello regionale, il Primo Protocollo Addizionale della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo). La corretta applicazione del diritto all’autodeterminazione interna implica, nella pratica, che lo Stato indica periodicamente libere elezioni, da tenere a intervalli regolari e prestabiliti, senza alcuna discriminazione di genere, razza o ceto, in cui tutti i cittadini aventi diritto sono equamente chiamati ad eleggere i propri legittimi rappresentanti politici in modo democratico e trasparente.

Conclusione

Il principio di autodeterminazione dei popoli è indiscutibilmente un diritto collettivo fondamentale e inalienabile del diritto internazionale moderno, poiché afferma con forza il sacrosanto diritto delle comunità e delle nazioni a decidere liberamente il proprio destino politico, economico e sociale. Tuttavia, come abbiamo visto, la sua applicazione pratica è complessa e deve essere sempre bilanciata con equilibrio (specialmente rispetto all’integrità territoriale) per garantire non solo i diritti dei popoli, ma anche il mantenimento della stabilità geopolitica e della pace tra gli Stati e all’interno dei loro stessi confini.

Fonte immagine in evidenza: Wikimedia Commons / Berita Film Indonesia

 

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