L’ultimo mondiale per i campioni che ci hanno fatto innamorare del calcio, stiamo assistendo a una competizione che partita dopo partita sta accompagnando l’addio di una generazione irripetibile.
Il Mondiale del 2026 si sta trasformando in un malinconico passaggio di consegne. I verdetti sul campo si susseguono rapidi e spesso dolorosi, costringendo gli appassionati ad accettare l’idea che lo sport che abbiamo sempre amato stia cambiando sotto i nostri occhi.
| Campione | Età | Fase del torneo |
|---|---|---|
| Luka Modrić | 40 anni | Sedicesimi di finale |
| Guillermo Ochoa | 40 anni | Fase a gironi |
| Harry Kane | 32 anni | Quarti di finale |
| Kevin De Bruyne | 34 anni | Quarti di finale |
| Lionel Messi / Cristiano Ronaldo / Neymar | Varie | In gioco / Ultimo mondiale |
Il percorso dei grandi
L’elenco dei campioni che hanno già dovuto abbandonare la competizione è impressionante e restituisce l’immagine del fatto che questo torneo è l’ultimo mondiale per moltissimi protagonisti di questa era. James Rodríguez, a 34 anni, ha visto sfumare il sogno della sua Colombia negli ottavi di finale contro la Svizzera ai calci di rigore, rendendo probabilmente difficile la sua presenza nel 2030, quando vedrà le 38 candeline. Destino simile per il leggendario Luka Modrić, che a 40 anni, dopo aver sfiorato il sogno nella finale del 2018, ha lasciato il Mondiale ai sedicesimi contro il Portogallo. Anche Manuel Neuer, dopo la storica vittoria del 2014 e una carriera stupenda uno dei migliori portieri al mondo, ha visto svanire la sua avventura ai sedicesimi contro il Paraguay. Per Guillermo Ochoa, 40 anni, tornato per giocare il suo sesto mondiale, la corsa si è chiusa proprio nello stadio Azteca, lì dove aveva esordito il 15 febbraio 2004. Edin Džeko, 40 anni, aveva già fatto il suo miracolo guidando la Bosnia a una qualificazione incredibile dopo i playoff contro l’Italia, nonostante l’uscita contro gli USA, il suo è l’addio meno amaro di tutti. Per Virgil van Dijk, 35 anni, l’età avanza e questo è stato quasi certamente l’ultimo ballo difensivo con l’Olanda, anche se resta il punto interrogativo, chissà se nel 2030, a 39 anni, sarà ancora lì a lottare in mezzo alla difesa. Chi esce a testa alta è Vozinha, 40 anni, l’uomo simbolo di Capo Verde capace di conquistare il cuore di milioni di appassionati con le sue parate incredibili nel suo primo e ultimo mondiale. Storia gloriosa anche per Yuto Nagatomo, 39 anni, ormai idolo in patria e diventato l’unico calciatore asiatico della storia a giocare ben 5 mondiali; il suo Giappone si è fermato ai sedicesimi contro il Brasile. La ghigliottina del torneo è stata spietata anche con Mohamed Salah e Sadio Mané, ex compagni di squadra ai tempi del Liverpool dove hanno condiviso la vittoria di vari trofei entrambi hanno 34 anni e sono fuori dal tabellone. In questo ultimo mondiale resistono ancora 2 ottimi centrocampisti di questa era: il trentaquattrenne Kevin De Bruyne ha superato gli ottavi e si prepara ad affrontare i quarti di finale contro la Spagna, mentre N’Golo Kanté, a 35 anni, è atteso nel match contro il Marocco. Anche il numero 9 Harry Kane, 32 anni, il capitano della nazionale inglese ha raggiunto i quarti di finale contro la Norvegia ed è attualmente il terzo marcatore del torneo con 5 gol.
L’ultimo mondiale dei fenomeni
Questo è anche l’ultimo mondiale per i campioni che ci hanno fatto innamorare del calcio. Stiamo assistendo alla fine dei tre pilastri che hanno dominato il calcio moderno.
Mettere Lionel Messi e Cristiano Ronaldo sullo stesso piano è il modo migliore per superare una rivalità che dura da venti anni. Chi ama questo sport ha il dovere di guardarli senza fare fazioni, godendosi gli ultimi momenti di due calciatori che hanno avuto una competizione sana e reciproca elevando il livello di tutti. Sostenere che Messi sia unicamente talento puro privo di disciplina, o che Cristiano Ronaldo sia solo il risultato di una estrema dedizione senza doti naturali, rappresenta un ragionamento sbagliato. Entrambi sono stati baciati dal talento ed hanno saputo unire questo dono a un lavoro costante e a una disciplina senza eguali. Questa combinazione ha finito per viziare noi appassionati con giocate, gol e trofei per due decenni. Senza questa unione profonda tra doti innate e professionismo, non si spiegherebbe in alcun modo una longevità atletica così straordinaria, capace di riscrivere ogni statistica di questo sport. Proprio come succede agli astri più lucenti in cielo, che prima di completare il loro ciclo vitale e spegnersi sprigionano una energia ancora più intensa, così questi due campioni stanno brillando con una luminosità assoluta in questo ultimo mondiale. Neymar è stato la figura calcistica più vicina a questi due dei. Dal punto di vista tecnico, il brasiliano ha portato il gioco a una elevazione persino superiore, mostrando una delle qualità più alte di tutti i tempi. Vederlo muoversi all’interno di un campo resta lo spettacolo visivo più bello del calcio contemporaneo e non solo, poiché quando controlla la palla sembra di vedere quel pallone sorridere tra i suoi piedi con la stessa spontaneità di un bambino che gioca nella sua favela. Sembrava ieri vedere i suoi primi passi, e oggi si assiste alla fine della sua storia mondiale. Non esisterà mai un tempo per cancellare tale bellezza.
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