Al Teatro Ghione di Roma la finale della terza edizione del Premio Gennaro Cannavacciuolo 2026 ha celebrato giovani interpreti, memoria artistica e poliedricità scenica. Tra canto, recitazione, musical, omaggi e un primo premio meritato.
Indice dei contenuti
- Una finale tra memoria e nuove generazioni
- Premio Gennaro Cannavacciuolo: i finalisti e i riconoscimenti
- Marial Bajma-Riva vince il Premio Gennaro Cannavacciuolo 2026
- Sofia Caselli e il Premio Arte in Scena
- Un premio che guarda al futuro
- Premio Gennaro Cannavacciuolo 2026: l’intervista a Marial Bajma-Riva
Domenica 24 maggio il Teatro Ghione di Roma ha ospitato la serata finale della terza edizione del Premio Gennaro Cannavacciuolo, appuntamento nato per sostenere e valorizzare giovani interpreti della scena italiana. Una serata che non si è limitata alla consegna di un riconoscimento, ma ha assunto la forma di un vero spettacolo, costruito intorno alla memoria di un artista capace di attraversare generi, linguaggi e registri diversi.
Il Premio, organizzato dall’Associazione Culturale Gennaro Cannavacciuolo, nasce infatti con una finalità precisa: promuovere giovani artisti già avviati alla professione, capaci di dimostrare una preparazione tecnica ampia e una personalità artistica poliedrica. Non solo recitazione, non solo canto, non solo movimento scenico, ma una visione complessiva dell’interprete, in continuità con la figura di Cannavacciuolo, artista che ha saputo muoversi tra teatro, musica, cabaret, musical, rivista e teatro-canzone. Un artista completo.
La serata è stata condotta da Pino Strabioli, affiancato da Maria Luisa Zaltron, vincitrice della seconda edizione del premio. La direzione artistica è stata affidata a Volfango Vaccaro, mentre l’accompagnamento musicale dal vivo ha contribuito a dare continuità emotiva e spettacolare all’intero evento.
Una finale tra memoria e nuove generazioni
Fin dall’inizio, la serata ha posto al centro il rapporto tra memoria e futuro. Le parole dedicate al teatro, le immagini e gli estratti video di Gennaro Cannavacciuolo hanno accompagnato il pubblico in un percorso che non ha avuto il tono della semplice commemorazione, ma quello del passaggio di testimone.
A ricordare Cannavacciuolo è stato soprattutto Pino Strabioli, che ne ha sottolineato la cultura, la curiosità, la tecnica e la capacità di rendere personale ogni repertorio affrontato. Dalla tradizione napoletana al musical, dalla prosa alla canzone, Cannavacciuolo è stato raccontato quale era, un artista capace di trasformare ogni materiale in linguaggio scenico vivo.
Proprio questa idea di versatilità ha attraversato le prove dei quattro finalisti, selezionati tra ventuno candidati: Vittoria Montanari, Ruben Aprea, Marial Bajma-Riva e Caterina Truci. Ognuno di loro ha portato sul palco una propria identità, confrontandosi con brani cantati, recitati e performativi.
Premio Gennaro Cannavacciuolo: i finalisti e i riconoscimenti
| Artista | Riconoscimento | Performance in gara |
|---|---|---|
| Vittoria Montanari | Menzione speciale per il canto | The Life of the Party, Le lacrime amare di Petra von Kant |
| Ruben Aprea | Menzione speciale per la recitazione | Il gabbiano, Les Misérables |
| Marial Bajma-Riva | Vincitrice assoluta 2026 e Originalità | Le intellettuali, Chicago, Cabaret |
| Caterina Truci | Originalità della performance | Chicago, Antigone |
| Sofia Caselli | Premio Arte in Scena | Anastasia, West Side Story |
La menzione speciale per il canto è stata assegnata a Vittoria Montanari, premiata per una vocalità intensa e sicura, unita a sensibilità scenica e presenza artistica. Sul palco ha eseguito The Life of the Party, mostrando energia e padronanza vocale, per poi affrontare un estratto da Le lacrime amare di Petra von Kant di Rainer Werner Fassbinder, restituendo anche nella prova recitata una tensione emotiva forte e controllata.
La menzione speciale per la recitazione è andata a Ruben Aprea, unico finalista uomo della serata, riconosciuto per la precisione interpretativa, l’efficacia scenica e la capacità di coniugare intensità e misura. La sua prova si è sviluppata tra un estratto da Il gabbiano di Anton Čechov, nel ruolo di Kostja, e Empty Chairs at Empty Tables da Les Misérables, confermando una presenza scenica matura e consapevole.
Per l’originalità della performance sono state premiate Marial Bajma-Riva e Caterina Truci, due artiste molto diverse ma accomunate da una forte identità scenica.
Bajma-Riva ha proposto un estratto da Le intellettuali di Molière e successivamente Roxie da Chicago, costruendo una prova elegante, ironica e precisa, capace di unire gesto, voce e intenzione drammaturgica. Caterina Truci ha invece attraversato il musical con All That Jazz, sempre da Chicago, per poi presentare un monologo scritto da lei e ispirato alla figura di Creonte nell’Antigone di Jean Anouilh: una prova contemporanea, ruvida e personale, in cui il conflitto politico e generazionale si è trasformato in corpo scenico.
Marial Bajma-Riva vince il Premio Gennaro Cannavacciuolo 2026
A conquistare il Premio Gennaro Cannavacciuolo 2026 è stata Marial Bajma-Riva. La sua vittoria è arrivata al termine di una serata in cui tecnica, personalità e capacità comunicativa sono apparse come le vere parole chiave del premio.
La motivazione letta sul palco ha sottolineato la maturità artistica della vincitrice, la sua potente personalità scenica e la capacità di fondere precisione tecnica, sensibilità interpretativa e versatilità emotiva. Elementi che Bajma-Riva ha dimostrato non solo nelle prove precedenti, ma anche nel brano conclusivo eseguito dopo la proclamazione: Don’t Tell Mama da Cabaret, numero che le ha permesso di giocare con ironia, ritmo, presenza fisica e relazione con il pubblico.
La sua vittoria appare particolarmente coerente con lo spirito del premio. Bajma-Riva non ha semplicemente mostrato di saper cantare, recitare e muoversi sulla scena, ma ha confermato di possedere un linguaggio già riconoscibile, capace di tenere insieme rigore e libertà, controllo tecnico e gusto per il rischio.
Sofia Caselli e il Premio Arte in Scena
Tra i momenti più significativi della serata anche la presenza di Sofia Caselli, protagonista del musical Anastasia, alla quale è stato consegnato il Premio Arte in Scena. La sua partecipazione ha rafforzato il legame tra il Premio Cannavacciuolo e il mondo del musical italiano, ambito in cui la preparazione dell’interprete richiede necessariamente una sintesi tra canto, recitazione e presenza fisica.
Caselli ha eseguito Cuor non dirmi no da Anastasia e Maria da West Side Story, brano tradizionalmente affidato a Tony e qui proposto in una versione capace di rovesciare il punto di vista. Una scelta che ha confermato il senso più ampio della serata: non limitarsi a celebrare il repertorio, ma attraversarlo, reinterpretarlo, metterlo nuovamente in movimento.
Particolarmente emozionante anche il momento dedicato a Raphael Cannavacciuolo, che con il clarinetto ha accompagnato idealmente la voce del padre in Oblivion, rievocando uno degli ultimi momenti artistici di Gennaro Cannavacciuolo su quello stesso palcoscenico. Una parentesi intima e intensa, capace di unire memoria familiare e memoria teatrale.
Un premio che guarda al futuro
La terza edizione del Premio Gennaro Cannavacciuolo ha confermato la forza di una formula che unisce competizione, spettacolo e formazione. Premiare un giovane talento, sì, ma offrirgli anche un’occasione concreta di crescita, attraverso un riconoscimento economico e un sostegno alla formazione professionale.
Attese, provini, percorsi incerti e occasioni difficili da conquistare costellano il settore, ed è per questo che il premio assume un valore che va oltre la serata stessa. Diventa spazio di visibilità, incontro e legittimazione. Ma soprattutto diventa un modo per trasformare la memoria di Gennaro Cannavacciuolo in un gesto attivo: non un ricordo chiuso nel passato, ma un’eredità che continua a generare scena, studio e possibilità.
La vittoria di Marial Bajma-Riva, racconta bene lo spirito dell’edizione 2026: premiare non solo la bravura, ma una personalità artistica capace di abitare la complessità del mestiere. Un mestiere fatto di talento, certo, ma anche di tecnica, ricerca, disciplina e disponibilità a mettersi continuamente in discussione.
Premio Gennaro Cannavacciuolo 2026: l’intervista a Marial Bajma-Riva
Al termine della serata abbiamo incontrato Marial Bajma-Riva, vincitrice della terza edizione del Premio Gennaro Cannavacciuolo. Con lei abbiamo parlato di poliedricità, studio, ricerca artistica e del valore di esplorare anche le zone meno rassicuranti della scena.
Il Premio Gennaro Cannavacciuolo mette in luce l’artista poliedrico: il saper fare, il saper attraversare più linguaggi e, se necessario, anche improvvisare. Quanto è importante, soprattutto per i giovani artisti, non chiudersi subito in una sola specializzazione?
Secondo me è molto importante per scoprirsi, per scoprire anche la propria artisticità e il proprio senso. Bisogna provare tutto, bisogna lanciarsi. Quello che mi piace sempre dire è che bisogna buttarsi e sbagliare. Magari non è per tutti essere poliedrici, però prima questa cosa va testata, va sperimentata. L’arte è bella anche per questo: ci dà questa possibilità. Magari scopri un lato che prima non pensavi di avere.
Durante la serata è emersa molto la parte più luminosa del talento: il canto, la bravura, la bellezza della performance. Ma quanto conta, invece, il lato oscuro nel lavoro dell’attore?
È molto importante il lato oscuro. È molto importante anche essere “brutti”, trovare la propria bruttezza ed esplorarla all’ennesima potenza, perché più sei brutto, più paradossalmente diventi bello. È la stessa cosa della poliedricità: bisogna scavare ovunque per riuscire a essere un artista completo e sempre più ricco.
Quindi non solo cercare ciò che è gradevole o vicino a sé, ma anche ciò che è scomodo e inaccettabile?
Sì. A me, per esempio, interessano molto di più i personaggi brutti, i cattivi, perché mi interessa ciò che è più lontano possibile da me. Esplorare quelle parti è interessante.
Oggi spesso si vede solo il risultato finale: il palco, l’applauso, la riuscita della performance. Ma quanto studio c’è dietro quello che hai portato in scena?
Abbastanza, tanto. Ho creato io le coreografie, quindi ero nella mia stanzetta a provare i passi, poi sono andata in sala e ho continuato a provare. Bisogna provare, sbagliare, cadere, rialzarsi, capire dove aggiustare il tiro. Anche il processo creativo è una delle parti più belle. Certo, farlo sul palco, avere il pubblico, è stupendo, è il nostro fine. Però anche la ricerca è bellissima.
Il premio offre anche la possibilità di continuare a formarsi. Hai già pensato a come userai questa occasione?
La verità è che non lo so ancora. So che sono sempre in continua evoluzione, ci provo, studio sempre. Vedo che cosa c’è, so che ci saranno cose che mi interesserà fare, sia a livello cinematografico sia teatrale. Appena vedrò qualcosa di interessante lo farò. Sono una che si butta parecchio, quindi ora potrò buttarmi con più facilità, avendo questa occasione.

