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Eroica Fenice

La categoria Recensioni contiene 117 articoli

Recensioni

Gianni De Feo in Chapeau alla Sala Assoli

L’interprete e regista romano Gianni De Feo mette in scena Chapeau, ovvero i misfatti dell’istinto, uno spettacolo musicale che si ispira al kabarett berlinese, con riferimenti al mito di Orfeo ed Euridice, a Fabrizio De André e al gesto inconsulto di Zinédine Zidane durante la finale dei mondiali di calcio del 2006. La pièce scritta da Roberto Russo sarà in scena presso la Sala Assoli sita in Vico Lungo Teatro Nuovo 110, dal 15 al 17 gennaio. Gianni De Feo interpreta 2BARRA4, unico sognatore in uno scenario distopico Grande prova d’attore per Gianni De Feo nei panni del civis 2BARRA4, cittadino di una società/alveare collocata in un futuro distopico, in cui ogni azione e ogni forma di pensiero è controllata e repressa da un potere dittatoriale e castrante. La mise en scène è impregnata di riferimenti kafkiani e orwelliani, due mostri sacri della letteratura che continuano a fungere da modello per il teatro contemporaneo: le forme di istinto e i comportamenti sovversivi vengono giudicati in tribunale durante un processo, mentre le devianze mentali sono considerate pericolose dalle autorità e vengono corrette attraverso torture psico-fisiche (proprio come in 1984). Le musiche da cabaret accompagnano il fitto monologo, fatto di pensieri che scorrono come un flusso inarrestabile e di numeri e formule matematiche ripetute in modo ossessivo, dalle più semplici alle più complesse. 2BARRA4 soffre però di una forma di dislessia aritmetica causata dalla sindrome di Tourette, che lo porta a collegare la realtà al sogno, arrivando a rivendicare come atto liberatorio la sua “normalità”. Gli occhi del mondo si schiudono e invece io sogno ancora. Tourette continuava a sputarmi in faccia poesie e sogni. La narrazione frenetica e grottesca approda infine al mito di Orfeo che compie il gesto inconsulto di voltarsi verso Euridice, perdendola per sempre, proprio come la testata di Zidane, gesto privo di qualsiasi forma di razionalità e cautela, un vero e proprio “misfatto dell’istinto”. Le immagini proiettate di entrambi gli episodi possono essere quasi sovrapposte nella loro plasticità, dando origine ad una forma artistica che sublima gli impulsi mortali. Le atmosfere retro e decadenti tipiche di un ambiente mitteleuropeo che rimanda alla Repubblica di Weimar si accostano in modo stridente e quasi ossimorico al kabarett berlinese, sfociando in un poetico Fabrizio De André: Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino, non avevano leggi per punire un blasfemo, non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte, mi cercarono l’anima a forza di botte. 

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Compagnia Vulìe Teatro debutta al Caos Teatro con Hip Op

Sabato 12 e domenica 13 gennaio è andato in scena al Caos Teatro di Villaricca (NA) il debutto assoluto di Hip Op, uno spettacolo presentato dalla Compagnia Vulìe Teatro. Scritto da Marina Cioppa e Antimo Navarra, diretto e interpretato da Michele Brasilio (aiuto regia Stefania Remino e luci curate da Alessandro Benedetti), Hip Op è un monologo che ha come protagonista Marco, un trentenne e la sua fobia: l’hippopotomonstrosesquipedaliofobia (comunemente nota come Sesquipedaliofobia), la paura di pronunciare e scrivere le parole troppo lunghe. Un uomo e la sua fobia A causa della sua ossessione il protagonista della storia non riesce a pronunciare parole formate da più di nove lettere e ciò lo ha portato a modificare negli anni la sua vita, adattandola alla sua fobia, e a evitare di raccontarla. Marco prepara discorsi per ogni occasione e rifugge legami forti e duraturi. Si convince di dover far scorrere gli eventi secondo un ordine prestabilito. La paura delle parole lunghe condiziona a tal punto la sua vita che evita tutte le occasioni in cui si parla troppo: scappa da colazioni, pranzi e cene con amici, non canta ai concerti, non invita amici a casa, non legge a voce alta, non intrattiene lunghe conversazioni al telefono, non accetta imprevisti e così via. Marco vive da solo, fa il casellante in autostrada e ha la casa piena di scatoloni contenenti discorsi già pronti per ogni evenienza. Una delle poche cose che ama fare è andare al cinema, dove si parla poco, e ci va spesso col suo migliore amico, Andrea, che rappresenta il suo opposto, in quanto è spigliato e ha successo con le donne. Al contrario Marco non è proprio quello che suol dirsi un seduttore, pertanto si fida dei consigli di Andrea, più esperto di lui. Ad uno speed date Marco conosce Laura, che diventerà la sua fidanzata. Né Laura né Andrea però sanno del suo segreto. Il trentenne vive le sue relazioni nascondendosi dietro a parole già scelte, e questo lo porta ad allontanare anche le persone a cui tiene, a cominciare proprio dal suo amico Andrea che, dopo i suoi continui rifiuti, si allontana progressivamente. Anche Laura fa lo stesso, desidererebbe una convivenza ma Marco ha paura e quindi resta solo con la sua fobia e il timore di sentirsi giudicato se dovesse raccontarla. La Compagnia Vulìe Teatro porta in scena le paure degli esseri umani Hip Op è un viaggio tra le paure di un essere umano che teme il giudizio degli altri. Uno spettacolo intelligente e coinvolgente che nasce dalla volontà della Compagnia Vulìe Teatro di raccontare un frammento di mente umana. La scelta è ricaduta sulle fobie. La fobia delle parole lunghe è solo uno spunto per riflettere sulle paure che attanagliano l’essere umano a tal punto da condizionarne l’esistenza. Per quanto l’ossessione di Marco possa sembrare bizzarra è facile che lo spettatore si identifichi con lui e le sue angosce. Ogni persona ha infatti almeno una fobia che tiene ben nascosta e ha paura di […]

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“Carlotta e il giovane Werther” de Gli Artimanti

Dall’11 al 13 gennaio 2019 la compagnia Gli Artimanti porta in scena Carlotta e il giovane Werther nello spazio teatrale dei Quartieri Airotos in Via Carlo de Cesare 9, nei pressi di Via Toledo. Lo spettacolo riprende uno dei classici della letteratura romantica, utilizzando i concetti alla base del romanzo e del movimento artistico per dare voce alla condizione femminile odierna. Carlotta e il giovane Werther: il diritto alla felicità secondo gli Gli Artimanti Carlotta (Federica Di Cesare) vive una vita serena, impiegando i suoi giorni da casalinga prendendosi cura dei suoi sei fratelli, del padre e del consorte Alberto (Massimo Sconci). Una realtà tranquilla, forse anche troppo: vivendo al fianco di un marito rude e incurante, simbolo della convenzione sociale che regola i rapporti fra moglie e marito, Carlotta conduce un’esistenza frustrante e priva di contatti. L’opportunità di risvegliarsi dalla banalità della sua routine avviene con l’incontro di un giovane che stravolge il suo modo di pensare e di vivere. Assieme a Werther (Lorenzo Giannetti) uomo spensierato e dinamico, Carlotta inizia il suo personale cammino verso la libertà di pensiero e d’azione, uscendo dal ruolo impostale dalla società come donna che trova la sua unica realizzazione nella personificazione dell’angelo del focolare. Lo spettacolo punta a stravolgere la classica e stereotipata figura femminile prendendo come punto di partenza Carlotta di I dolori del giovane Werther, donando spessore e profondità al personaggio tramite la scenografia di Mirco Di Virgilio, che offre allo spettatore diversi elementi per comprendere la condizione della donna. Il medesimo concetto è inoltre espresso dalla regia di Manuel Capraro, che riesce a distinguere in maniera netta e precisa gli stati d’animo della protagonista tramite l’uso di brani e luci. La rappresentazione inaugura la rassegna teatrale Allegati a cura di Quartieri Airots, con la quale l’associazione napoletana ribadisce il proprio concetto di teatro ampliato e aperto verso una pluralità di linguaggi e realtà culturali a confronto. L’associazione culturale si occupa della produzione, promozione e diffusione di spettacoli teatrali, laboratori ed eventi culturali, puntando al coinvolgimento del quartiere e alla creazione di sinergie con altre realtà culturali operanti dentro e fuori dal territorio campano. Dal 2017 l’associazione Quartieri Ariots ha in affidamento la Chiesa del Carminiello a Via Toledo, attuale sede del Teatro dei 63. Di seguito tutte le info utili: Biglietto: interno 12 €-ridotto 10 € Info: compagnigliartimanti@gmail.com  – 333 6868857 Prevendite: info@airots.it – 081 18498998 Rassegna teatrale “Allegati” Eventi in calendario Laura 1-2-3 febbraio – Teatro dei 63 Muta – workshop teatrale  a cura di Civilleri/Lo Sicco 25-26-27-28 febbraio – Teatro dei 63 Bianca 1-2-3 marzo – Teatro dei 63 L’ora blu 22-23-24 marzo – Quartieri Airots La sentinella di Elsinore 11-12-13-14 aprile – Teatro dei 63 Human Animal 26-27 aprile – Teatro dei 63 Rosa Balestrieri 10-11-12 maggio – Quartieri Airots Fonte foto: https://www.airots.it/spettacoli/carlotta-e-il-giovane-werther/

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Robert Wilson e il suo Oedipus visionario e d’avant-garde

Il regista statunitense Robert Wilson porta in scena Oedipus, rivisitazione in chiave contemporanea della tragedia greca di Sofocle, basata sull’atavico conflitto padre/figlio e sull’amore incestuoso del figlio nei confronti della madre. Dopo il debutto in prima assoluta al Pompeii Theatrum Mundi è il turno del Teatro Mercadante in cui, dal 9 al 20 gennaio, Edipo, Laio e Giocasta rivivono il loro dramma predetto da Tiresia, l’indovino cieco che vede più degli altri, accecati dalla brama di potere e dalla passione. Robert Wilson rivisita l’Oedipus in chiave sperimentale Edipo viene abbandonato dal padre Laio, re di Tebe, in seguito alla predizione dell’oracolo di Delfi, il quale gli aveva preannunciato la nascita di un erede che ne avrebbe causato la morte, sposando la madre Giocasta e provocando la rovina della sua stirpe. Tuttavia niente sembra arrestare il corso del destino che, ineluttabile, piomberà come una maledizione su Edipo, che resosi conto di aver compiuto un parricidio e un matrimonio incestuoso, si accecherà per il dolore e per la vergogna. Il regista cattura in modo ipnotico l’attenzione dello spettatore, con effetti scenici e sonori magnetici, inconsueti e talvolta disturbanti, il cui scopo è quello di trasmettere una sensazione di straniamento e spaesamento, data l’assenza di una trama che segue una linea cronologica. Le cinque parti di cui si compone la tragedia sono infatti “a specchio”, per cui la prima riflette la quinta e la seconda la quarta, con al centro la terza parte in cui avviene il matrimonio, punto cruciale per la successiva escalation di drammaticità. Il ritmo incalzante della pièce è accentuato dalle voci in diverse lingue che accompagnano l’azione e che rendono universale il tema del complesso di Edipo. Di impatto le coreografie, realizzate utilizzando specifici materiali come rami secchi e rami verdi, lastre di metallo, sedie pieghevoli e assi di legno. Robert Wilson e la sua lettura allegorica della contrapposizione luce/ombra Oedipus inizia a sipario aperto, con al centro della scena una luce abbagliante, davanti alla quale si staglia la sagoma scura di Edipo che, sempre più vicino al disco solare, si acceca, poiché la vista dello scempio compiuto è diventata insopportabile. Robert Wilson gioca molto sul contrasto luce/ombra, vista/cecità, evidenziandone il senso allegorico: Edipo si propone di far luce sull’assassinio di Laio per liberare Tebe dalla pestilenza. Ma sarà capace di sopportare la luce quando questa infine farà luce su di lui? Sarà capace di confrontarsi con il suo passato, con le sue origini? Come il veggente cieco Tiresia sentenzia: fino a che Edipo avrà la vista, lui sarà cieco. Quando inizierà a vedere la verità, egli si accecherà. Siamo noi in grado oggi di guardare la verità?

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“Pulcinella Morto e Risorto” di Alessandro Paschitto al TRAM | Recensione

Cosa accadrebbe se potessimo tornare sulla Terra dopo la nostra morte? Ultima replica questa sera al teatro TRAM di Napoli  per lo spettacolo Pulcinella Morto e Risorto. Scritta e diretta da Alessandro Paschitto, l’opera mette in scena le disavventure della maschera Pulcinella proiettate nell’epoca contemporanea. Pulcinella, così maldestro che non trova pace nemmeno all’Inferno Nemmeno da morto trovi pace, dice l’ex fidanzata a Pulcinella. La sorpresa di rivederlo piombato sulla Terra, lì dove l’aveva lasciata e abbandonata, suscita nella donna felicità e fastidio. Pulcinella, infatti, conduce una vita così maldestra da ritrovarsi all’improvviso morto e schiavo di Lucifero. Ma nemmeno il Signore dell’Inferno riesce a sopportare “la banale sprezzatura” di quella maschera fanciullesca. E così lo rimanda nel mondo dei vivi. Qui dovrà confrontarsi con la realtà, crescere e provare a dare un senso alla propria vita. Immatricolarsi all’Università sarà la chiave del suo successo. Un lasciapassare per quella società che lo ha sempre rifiutato. In quale disciplina desidera erudirsi? Basta che me date ‘o piezzo ‘e carta!  Il Vesuvio nero come la morte troneggia al centro del palco mentre la farsa energica di Pulcinella incanta gli spettatori, catturando il loro sguardo. Toccherà allo scrittore Felice Sciosciammòcca dare un senso logico alla trama. Lui che ormai ha perso la sua vena poetica troverà un finale degno e compiuto per la storia della maschera napoletana per eccellenza. Un trio di attori affiatati e magnetici diretti da Alessandro Paschitto A dare vita alle vicende di Pulcinella sono Alessandro Paschitto (nei panni di Lucifero e Felice Sciosciammòcca), Mario Autore (Pulcinella) e Raimonda Maraviglia (San Michele, il carabiniere e la fidanzata di Pulcinella). Un trio affiatato e a dir poco magnetico. La veemenza dell’espressione verbale e l’energia del movimento dei loro corpi rendono lo spettacolo attraente ed insolito. C’è tutto il mondo della Napoli caotica sul palco. Dei sentimenti del nostro popolo, le contraddizioni di uno stile di vita unico nel suo genere. L’importanza della parola è al centro dell’intrattenimento. Il bianco e il rosso richiamano i colori della pizza e quelli della passione dell’essere napoletano. Lo studio, il posso fisso, le relazioni instabili, lo smarrimento generazionale sono i colori di una identità che si sente perduta. Meglio stare all’Inferno che vivere il Paradiso sulla Terra? La commedia dell’arte ci insegna ancora una volta ad interpretare la realtà che ci circonda attraverso l’espediente della metamorfosi. Il tempo scorre e il futuro sembra nero. Il passato è fugace. Ci resta solo la possibilità di vivere il presente. “Nuje vulesseme truvà pace…”.

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BeQuiet Talent Show Christmas Edition al Teatro Bellini

BeQuiet Talent Show Christmas Edition è approdato al Teatro Bellini di Napoli il 19 dicembre Siamo alle soglie dell’allucinazione e della follia visionaria: la società futura sarà composta da vip e personaggi dalla fama mordi e fuggi di warholiana memoria, di incapaci famosi per aver comprato cifre mirabolanti di follower su Instagram e da fantocci senza un’anima e senza talento, ma desiderosi di guadagnarsi famelicamente un posticino all’ombra dello showbusiness, come cannibali pronti a sbranare i corpi dei loro simili per accaparrarsi un soffio di celebrità in più del proprio vicino. Stiamo parlando della sinossi di un nuovo romanzo distopico? Di una profezia dell’oracolo di Delfi o dei Libri Sibillini? Di un pamphlet concepito dall’erede di George Orwell? No, ci stiamo addentrando nel sottobosco, ampio e frondoso, degli effetti della mercificazione dell’arte, della società di consumo che aveva profetizzato un certo Pier Paolo Pasolini, che se fosse stato vivo forse avrebbe storto il naso e stropicciato gli occhietti di fronte ai vari talent show, ormai veri e propri tritacarne pronti a maciullare i presunti talenti dei partecipanti, che soltanto raramente riescono ad emergere a far rimanere impressi i propri volti nella memoria dello spettatore per un lungo periodo. Il tempo di qualche mese, di un inedito confezionato ad hoc con autotune e via alla prossima edizione, via a nuovi nomi e a nuovi volti da cannibalizzare, in un’avvicendamento vorticoso che ricorda i ritmi di una danza tribale e mortale. Dello stato dell’arte come merce di scambio e consumo, ci si potrebbe disquisire per ore e chiamare in causa una bibliografia sterminata, ma basti pensare al “saltimbanco” Aldo Palazzeschi, poeta incendiario e futurista, che, con occhio mobile e lucido, aveva intuito lo stridore delle lacrime del poeta, incrostate sotto la maschera che mette a nudo le sue contraddizioni dell’arte ridotta a mercato.  Ci troviamo al cospetto della deriva dell’arte, degli effetti del successo e delle drammatiche conseguenze che essa potrebbe avere a discapito degli artigiani dell’arte, di coloro che respirano l’odore e la fragranza della musica da sempre, che hanno risalito la china del sacrificio e che hanno scelto la strada meno battuta, come recita la poesia di Frost: Con un sospiro mi capiterà di poterlo raccontare/ chissà dove tra molti e molti anni a venire: due strade divergevano in un bosco, e io/ io ho preso quella meno battuta, /e da qui tutta la differenza è venuta. Tentando di mostrare le sterpaglie, i ciottoli e i cespugli irti di quella strada meno battuta, il BeQuiet ha calcato le tavole del palcoscenico del Teatro Bellini il 19 dicembre, riversandosi sul pubblico col suo talent show parodico, l’unico in Italia che ti rende meno famoso di prima. Come una fiumana, condotta dal timoniere Giovanni Block, le onde del BeQuiet si sono infrante sulla platea, sgretolandosi in risate, frizzi, lazzi e momenti di musica, rendendo tutto ciò un enorme gioco da offrire al pubblico e alla sua sensibilità. Ingabbiare un concetto nei codici retorici o nelle gabbie della parola è un’operazione ardua, specie se si tenta […]

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Così parlò Bellavista: lo spettacolo di Geppy Gleijeses al Diana

Recensione dello spettacolo “Così parlò Bellavista” di Geppy Gleijeses in scena al Teatro Diana dal 18 dicembre 2018 al 6 gennaio 2019   “Professo’, permettete? Un pensiero poetico”: ci piace immaginare che l’idea di portare a teatro Così parlò Bellavista, dopo quasi 35 anni di ininterrotto successo dall’omonimo film (e più di 40 dal romanzo), sia stata confidata a Luciano De Crescenzo utilizzando le parole del mitico Luigino il poeta, uno dei suoi personaggi più amati. Lo spettacolo, prodotto da Alessandro Siani con la sua Best Live e la Gitiesse Artisti Riuniti di Geppy Gleijeses, è quasi un regalo di compleanno in occasione delle 90 candeline che il grande filosofo-attore partenopeo ha spento proprio nell’agosto di quest’anno. A beneficiare del regalo, però, non solo il festeggiato, ma tutti gli amanti di un’opera, Così parlò Bellavista, che è diventata, da subito e a giusta ragione, un film di cult (a Napoli e non solo)  grazie alla sua celebre distinzione tra “uomini d’amore” e “uomini di libertà” o alle esilaranti scene del cavalluccio rosso, del Banco Lotto o della lavastoviglie. Lo spettacolo di Geppy Gleijeses, che ha debuttato al San Carlo a settembre e che sarà in programmazione al Diana per tutto il periodo natalizio, ripropone la maggior parte di queste scene superando con successo i limiti logistici che impone il palco teatrale. Ad adattare il testo e a condurre la regia c’è del resto un maestro come Geppy Gleijeses.  Geppy Gleijeses, punto fermo dal vecchio al nuovo cast Dal debutto a 17 anni insieme a Mario Scarpetta ai lavori con Eduardo De Filippo, Luigi Squarzina, Mario Monicelli, Roberto Guicciardini, Mario Missiroli, Gigi Proietti (e moltissimi altri), Geppy Gleijeses è un’istituzione nel mondo del teatro. Se, però – come crediamo noi e come ha creduto Siani che l’ha fortemente voluto e aspettato-  è l’unico che poteva riuscire nell’importante importante quanto impegnativo compito di mettere in scena Così parlò Bellavista è perché ne visse in prima persona la realizzazione nel 1984: all’epoca interpretava Giorgio (il fidanzato della figlia del professor Bellavista) e, invece, ora ha il ruolo che fu di Luciano De Crescenzo per l’interpretazione del professore. Insieme a lui del vecchio cast resta solo Benedetto Casillo che, con qualche capello bianco in più ma con la stessa energia, è nelle vesti dello stesso personaggio interpretato nel film: Salvatore, il vice sostituto portiere del grande palazzo di via Foria dove si svolgono le vicende. A sostituire le magistrali Isa Danieli e Marina Confalone rispettivamente nel ruolo della signora Bellavista  e della loro collaboratrice domestica e moglie di Salvatore sono state chiamate, invece, Maurisa Laurito, grande amica di De Crescenzo, e Nunzia Schiano, reduce dal successo televisivo con la sua partecipazione a L’Amica Geniale.  Nunzia Schiano, che interpreta anche la signora del Banco Lotto, è tra gli attori più applauditi dal pubblico del Diana la sera del 18 dicembre: acclamatissima, ma forse anche “temutissima” per aver lanciato dal palco (grazie alla magia che solo la finzione scenica può permettere) la famosa lavastoviglie che “non vuole funzionare”. […]

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Adulteri oggi: la vita di coppia odierna secondo Sergio Savastano

Recensione dello spettacolo Alduteri oggi in scena al teatro ZTN sabato 15 e domenica 16 dicembre 2018. C’era il tutto esaurito alla Prima di Adulteri oggi, commedia curata da Sergio Savastano e tratta dal romanzo Scene da un adulterio di Daniele Luttazzi. Certo, il teatro di vico Bagnara 3 non è famoso per le sue grandi dimensioni, ma –  come si sa – di questi tempi portare di sabato sera cinquanta persone a teatro (fosse anche piccolo e indipendente come lo ZTN) suona quasi miracoloso. I miracoli, però, possono essere riconosciuti solo dalla Chiesa e dai suoi devoti. Se noi laici dovessimo individuare una prima motivazione penseremmo così che lo spettacolo ha avuto un grande successo grazie all’universalità del tema messo al centro della pièce. Adulteri oggi: la trama dello spettacolo di Sergio Savastano Un sondaggio del 2018 sul tradimento condotto da Incontri-ExtraConiugali.com mostra che i più infedeli d’Europa sono in Italia e più infedeli d’Italia a Roma, Milano e Napoli. Senza andare a scomodare le statistiche, però, è evidente che quello dell’adulterio è un tema che – se non tocca personalmente – riguarda un po’ tutti, sposati e fidanzati, giovani e adulti, maschi e femmine. Nel caso della commedia messa in scena da Sergio Savastano i due amanti appartengono alla più classica delle categorie. Così come ci conferma lo stesso protagonista Carlo: “Io vado d’accordissimo con suo marito e lei è la migliore amica di mia moglie. In questo siamo una coppia di amanti mooolto tradizionali“. Carlo è infatti un uomo di mezz’età, ancora nel pieno delle sue energie (o almeno così vorrebbe far credere), sposato con una donna che non lo soddisfa e amante di una donna, Luisa, di cui pure non riesce a “liberarsi” fino al momento in cui non ne incontra un’altra, Stephanie, più giovane, più bella e più esotica. A muoversi sul palco ci sono solo Carlo e Luisa perché la francesina appare solo nelle descrizioni trasognate di lui e di moglie e marito – anche questo come da tradizione per ogni fedifrago che si rispetti –  c’è a stento traccia nei loro ricordi. Adulteri oggi: gli interpreti Carlo è interpretato dallo stesso Sergio Savastano noto al grande pubblico per i suoi ruoli in serie di grande successo come I Bastardi di Pizzo Falcone 2, Un Posto Al Sole ma anche Bruciate Napoli, film ispirato alle Quattro Giornate e diretto dal regista Arnaldo Delehay. Luisa invece dalla bella Paola Maddalena, brava a dosare frivolezze e vanità di una quarantenne in carriera abituata ad appagare i propri capricci. Al di fuori del quadrilatero (poi diventato pentagono) amoroso, c’è però una voce fuori campo, quella che nella realtà appartiene a Luciano Cimmino e nella finzione scenica ad un astuto e invisibile conduttore televisivo che – al solo scopo di aumentare l’audience – li spinge a raccontare il loro rapporto, a confessare i reciproci desideri erotici e sentimentali, coinvolgendoli in un grottesco delirio a due. La modernità, la forza (e alcune debolezze) di Adulteri oggi  La modernità e la forza della commedia sta […]

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Chiara Avanzo al Kestè: ridere delle proprie sfighe

Chiara Avanzo al Kestè con il suo “Alter Ego” Sabato 15 Dicembre, come vi avevamo preannunciato, Chiara Avanzo si è esibita al Kestè Abbash con il suo ultimo spettacolo Alter Ego. La comedian biellese ha così concluso la lunga e ricca rassegna di spettacoli di stand up comedy che si sono tenuti al Kestè in questo 2018. Noi di Eroica eravamo presenti e questo è il nostro racconto. Chiara Avanzo al Kestè, il racconto della serata Annunciata dalla star dello scorso open mic, Gina Luongo, Chiara Avanzo si presenta sul palco alle 23:15. Dopo un breve momento di ricognizione e conoscenza con il pubblico, Chiara entra nel vivo del suo monologo. Quando l’abbiamo intervistata, c’aveva già svelato qualcosa di Alter Ego, uno spettacolo nato dal conflitto continuo con la sua famiglia e gli amici, dall’insoddisfazione di una vita e di un lavoro inappaganti. Un dualismo sfibrante tra due personalità: una convenzionale da mostrare davanti la società e un’altra, più sincera, da occultare. “Posso nascondermi? Posso far finta di fare la formica? Ok, ma per quanto tempo?”. Questi sono stati gli interrogativi che hanno assillato la comedian a lungo, prima che intraprendesse la carriera di comica, sua vocazione. Mentre Chiara si addentra nelle viscere del suo monologo, alla luce anche della chiacchierata che ho fatto con lei, mi sovvengono alla mente alcuni versi de La Domenica, un brano di Giovanni Truppi:“E mi dici che devo amare/che devo seguire il mio cuore/ Ma il cuore, prima/lo devo liberare//”. Molto spesso, guardiamo le vite degli altri con molta superficialità, pensando che il loro percorso sia già scritto, che sia facile, che sia soltanto da percorrere. Invece, molte volte, tante persone si ritrovano in un percorso opprimente, non loro. Perché, in fondo, non ci rendiamo davvero conto delle difficoltà, degli affanni e delle angosce del mondo e degli altri, fino a quando non ci toccano concretamente di persona; e Chiara insiste molto su questo punto, con una verve comica feroce, cinica e volgare- sì lo spettacolo è molto volgare, consigliamo agli amanti del contegno e del bon ton di astenersi- contesta l’indifferenza in cui viviamo e ne mostra le conseguenze e le contraddizioni. Il monologo è strutturato in più parti su con diversi argomenti, ma prende sempre forma con un approccio cinico e razionale. Chiara riesce in questo modo a offrire un punto di vista originale, a far vedere le cose sotto un’ottica diversa, non scontata. Che sia la depressione post lavoro del papà, la monotonia di una città come Biella o l’ipocrisia di certi uomini nelle relazioni amorose, la comedian porta sul palco un po’ tutte le sue “sfighe”, le rielabora per riderci su, per superarle. In questo modo, vediamo il potere catartico e liberatorio della comicità, perché prima di “amare” o di seguire qualsiasi altro percorso, bisogna liberare il proprio “cuore”, e la comicità ha questo potere. Ancora una volta, dopo une spettacolo di stand up comedy, la consapevolezza che mi rimane è che il miglior modo per avere una visione critica […]

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Caos Teatro, Murìcena Teatro porta in scena “Laura”

Ieri sera al Caos Teatro di Villaricca l’associazione teatrale indipendente Murìcena Teatro ha portato in scena la replica di Laura, spettacolo adattato e diretto da Fulvio Sacco, che è anche interprete insieme a Raffaele Parisi. Una storia semplice che ha come protagonisti due personaggi totalmente opposti che si ritrovano a parlare di tematiche universali, come l’amore. La pièce è liberamente tratta da “Notte degli uomini” di Jean Bernard–Luc, un testo risalente agli anni ’50, ma ancora attualissimo. L’adattamento è stato ispirato dai recenti episodi di terrorismo che hanno interessato in modo particolare l’Europa. Stasera, alle ore 19, sempre al Caos Teatro,  è prevista una seconda replica. Laura: la trama Siamo in una metropoli non identificata, tra circa quindici anni, sullo sfondo lo scoppio di un’imminente guerra che ancora non conosciamo, ma che fa già tanta paura: due personaggi si incontrano casualmente in un appartamento. Si tratta di Enrico, il padrone di casa, scrittore di successo famoso per le sue ideologie e i suoi romanzi amorosi, e di Riccardo, rampollo di ricca famiglia, a cui importa nient’altro che non riguardi lui e sua moglie Laura. E’ proprio quest’ultima il motivo dell’incontro tra i due. Riccardo bussa alla porta di Enrico cercando riparo dalle bombe che fuori esplodono all’impazzata, ma Ric è lì soprattutto perché ha scoperto che Enrico è l’amante di Laura, la quale sembra ora sparita nel nulla. Che fine ha fatto Laura? Sarà forse morta? Ha un altro uomo? Tutto quello che ha lasciato è una lettera indirizzata ad Enrico… “Ognuno ha la sua guerra”   Lo spettacolo racconta in parallelo due tragedie: quella collettiva dovuta alla guerra e al terrorismo e quella che si consuma all’interno dell’appartamento, un dramma intimo e ricco di colpi di scena che costringe i due protagonisti a vivere profondi sconvolgimenti esistenziali ai quali è impossibile sfuggire. La discussione tra i due uomini si anima fino ad assumere risvolti drammatici. “Due uomini che amano la stessa donna sono due nemici e lo restano”. La vicenda si svolge in uno spazio chiuso, metafisico, circondato da rumori esterni di continuo pericolo. Ottima l’interpretazione dei due giovani attori che trasmettono tutta l’intensità e la drammaticità della storia. Pochi ma essenziali gli elementi di scena, a cura di Mauro Rea: due telefonini, una pistola e, soprattutto una finestra, dalla quale spiare ciò che avviene all’esterno. La scena è vuota; la porta d’ingresso dell’abitazione non si vede; solo grandi tende nere tirate, nel fondo, e una tendina alla finestra, necessarie per dare un aspetto completamente chiuso e soprattutto raccolto. Ad accompagnare (e ad interrompere) il dialogo tra i due bravi protagonisti, solo i rumori e le voci provenienti dall’esterno. Murìcena Teatro porta in scena la paura del terrorismo Enrico e Riccardo sono due uomini totalmente diversi che ad un certo punto, senza una reale motivazione, si trovano insieme. E’ davvero solo Laura ad unire le storie dei due protagonisti? Come accennato in precedenza, l’atto teatrale è stato ispirato dalle vicende legate al terrorismo, In particolare, come spiegato dallo stesso Fulvio Sacco, è stata la […]

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