Innocent di Sakamoto Shin’ichi – Recensione

Innocent di Sakamoto Shin'ichi - Recensione

Il manga Innocent (pronunciato alla francese) di Sakamoto Shin’ichi è una delle opere di maggiore successo di pubblico e critica del fumettista giapponese. In patria è stato pubblicato in una serie di nove tankoubon su Weekly Young Jump della casa editrice Shuueisha dal 2013 fino al 2015, mentre in Italia è edito da Edizioni BD sotto l’etichetta J-Pop. La serie si compone anche di un sequel intitolato Innocent Rouge, composto da dodici volumi usciti fra il 2015 e il 2020 (serializzati da Grand Jump).

Sinossi

Le vicende raccontate in Innocent sono basate sul libro di Adachi Masakatsu, L’esecutore Sanson, un titolo che avrà già probabilmente fatto rizzare le orecchie dei più curiosi e degli appassionati di storia. Infatti, la storia vede come protagonista il celebre esecutore di condanne a morte- o anche comunemente chiamato boia- Charles-Henri Sanson, colui che operò per più di quarant’anni nella città di Parigi e fece scivolare la lama della ghigliottina sulle teste di figure come il re Luigi XVI, Charlotte Corday, Danton e Robespierre durante la Rivoluzione francese. Nel seguito Rouge, il focus della narrazione si sposta nitidamente su un ulteriore personaggio, fondamentale per la crescita e la trasformazione personale di Charles, la sorella minore Marie-Josèphe Sanson, anch’ella boia.

Per quanto l’opera scarseggi di correttezza storica (ma non manca la ricerca dell’autore servendosi di fonti attendibili), essa si delinea come un brillante e sconvolgente viaggio nella Francia del XVIII secolo. Il tratto artistico di Sakamoto si erge nel panorama del fumetto giapponese per la sua incredibile accuratezza, l’attenzione maniacale verso i dettagli e un realismo fotografico che è in grado di trasmettere in modo eccellente le due anime contrapposte di Innocent. In diversi suoi interventi, Sakamoto ha affermato di essersi concentrato sulla creazione di personaggi, abiti e luoghi splendenti nella loro bellezza, volta esattamente a suscitare un senso di turbamento nel lettore, il quale si trova a fare i conti con pagine traboccanti di violenza crudissima. I luccichii dell’epoca del Rococò si fondono in modo inscindibile con sangue, membra fracassate, corpi straziati dalle pene capitali o da quelle dei corpi che i popolani dovevano affrontare in una Francia ridotta alla fame dall’ingordigia dei nobili. Una caratteristica affascinante da notare in Innocent, e oltremodo peculiare per un fumetto, è la completa assenza di onomatopee. Al pari di un poeta, il mangaka si serve di metafore, immagini potenti in grado di veicolare con precisione finissima qualsivoglia suono o messaggio. L’opulenza dei disegni di Innocent di sicuro non può lasciare indifferenti, ma sta al lettore decidere se lo shock porterà ad una lettura forsennata di tutta l’opera o al suo abbandono.

Le note positive di Innocent e Innocent Rouge, tuttavia, non ruotano solo attorno alla componente grafica, anzi: infatti i suoi personaggi sono una colonna portante. La caratterizzazione dei protagonisti progredisce, essi conosceranno momenti di luce e ombra lungo l’intero svolgimento della trama, i quali li faranno propendere per l’una o l’altra parte dell’evento che segnò l’avvento di una nuova epoca nel 1789. All’inizio del manga, Charles ci viene presentato come un ragazzo dal cuore puro e gentile, devoto a Dio e alla monarchia, ma intrappolato nell’infausto destino di succedere al padre ed ereditare il ruolo di boia, decretando così una cesura nettissima fra la propria figura e invece quella di Marie. Ella da sempre sogna di salire sulla pedana delle esecuzioni, si scaglia battagliera contro un’intera società composta e comandata da uomini, non ha paura di uccidere e sarà proprio lei, nella seconda parte, a ricoprire un ruolo di rilievo nello scatenarsi della Rivoluzione. Con entrambi i fratelli, che non potrebbero essere più diversi, Innocent scuote la sensibilità di ognuno, fa sorgere spontanee le domande più viscerali che un essere umano possa porsi: se la legge lo stabilisce, è giusto uccidere? È il boia il colpevole di tale gesto, o lo Stato e chi ne è a capo? Qual è la differenza fra giustizia e ingiustizia allora, fra bene e male? A voi l’ardua sentenza.

Fonte immagine di copertina: J-Pop | EDIZIONI BD srl | Milano

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A proposito di Sara Napolitano

Ciao! Sono Sara, studentessa iscritta al terzo anno del corso di laurea Lingue e Culture Comparate presso l'università "L'Orientale" di Napoli. Studio inglese e giapponese (strizzando un po' di più l'occhio all'estremo Est del mondo). Le mie passioni ruotano attorno ad anime, manga, libri, musica, sport, ma anche natura e animali! Da sempre un'irriducibile curiosa.

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