Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La danza

La danza: meravigliosa forma d’espressione e bellezza

Cos’è la danza, se non una combinazione perfetta di aria e fuoco!

È poesia, è la forma d’arte più intensa e appassionata, sublime, carismatica attraverso cui il corpo esprime le sensazioni più ermetiche e recondite. La danza è assoluta libertà, spogliando la mente da qualunque limite e inibizione.

La musica si avvia, lo spazio e il tempo cominciano ad assumere una forma infinita e indefinita, l’anima sembra staccarsi per un istante dal corpo o forse richiama a sé il corpo in una dimensione inedita, altra dalla mediocre convenzionalità. I piedi cominciano a disegnare geometrie e traiettorie, rispondendo al solo comando del cuore, che pulsa più forte e comincia ad emanare luce propria, come una stella. Il corpo brucia di bellezza e passione. L’io timido e introverso cede il posto ad un io audace, sincero, invincibile e colmo di vita e adrenalina da far esplodere. L’essere, da tempo assopito, diviene più forte, scatenato, dolce, infrangibile, delicato, appassionato, inviolato, pudico ed erotico. Tutto questo la danza tira fuori rendendo quel corpo, fino a un istante prima pigro e riluttante, protagonista dell’armonia cosmica, spingendo fuori l’impossibile e vomitando tutto ciò che non è amore. Perché quel corpo danzando diviene piuma portata dal vento dei sentimenti e arde senza mai bruciare davvero, come fuoco divino che si autoalimenta senza distruggere. Tutto questo può la danza, e oltre.

Cos’è la danza: origini ed espressione

La danza è un’arte attraverso cui il corpo esprime anima, emozioni e pensieri, muovendosi con armonia e seguendo il ritmo della musica, eseguendo uno schema ben definito di passi, detto coreografia, o abbandonandosi semplicemente all’estro dell’improvvisazione.

Tale particolare arte affonda le sue radici nell’era preistorica, quando le tribù eseguivano rituali e preghiere al ritmo di formule intonate e movimenti simbolici. La danza nasce dunque come momento sacro e di aggregazione, divenendo nel corso del tempo una forma d’intrattenimento e spettacolo sempre più compiuta.

Nell’antica Grecia costituiva un prezioso elemento all’interno di tragedie e commedie, dove il coro si esprimeva principalmente danzando nello spazio antistante l’edificio scenico denominato orchestra, termine derivante etimologicamente dal verbo greco orchéomai (danzare). Ma emblematico anche il motivo per cui i termini che si riferiscono alla danza, come il già citato coreografia. rechino in sé l’etimo greco chóros.

Il termine italiano danzare deriva invece dal francese antico danser, da cui il francese odierno danse e l’inglese dance. Ed è proprio in Francia che, a partire dal XVII° secolo, la danza comincerà ad assumere la forma compiuta e tecnica, così come è oggi nota e studiata. Infatti lo sviluppo della musica strumentale in quel periodo storico portò la danza nelle più facoltose corti europee, dove cominciava ad essere considerata un’arte raffinata ed esclusiva. Allora la danza occidentale conobbe il suo massimo splendore, con la composizione delle prime coreografie che per tutto l’Ottocento vennero rappresentate nei più prestigiosi teatri europei, come l’Opéra di Parigi, il Bolshoi di Mosca e il Teatro alla Scala di Milano.

Durante la sua evoluzione, la danza ha conosciuto molteplici trasformazioni, definendosi nei più disparati generi, a partire dalla danza medievale, espressa attraverso ballate e ronde, passando per la forma più compiuta e organizzata della danza classica, fino alla danza moderna e contemporanea, con le ulteriori e particolari evoluzioni. Al di là della suddivisione per generi, la danza è quell’arte dotata di linguaggio universale, perché parla al cuore di tutti. Ma veniamo un po’ alla classificazione dei tipi di danza, cominciando proprio dalla danza classica.

La danza classica si fonda sul rigore della tecnica accademica. Ha origine nel 1661 in Francia, quando il re Luigi XIV fondò a Parigi la prestigiosa Académie Royale de Danse, con l’obiettivo di codificare e organizzare ufficialmente questa mirabile arte, sviluppandone i princìpi fondamentali. Il primo direttore dell’Accademia fu dal 1680 il ballerino e coreografo Pierre Louis de Beauchamps, il primo a definire le cinque posizioni che tutt’oggi si studiano nella danza classica, quale base fondamentale per lo studio di qualunque altro genere di danza. Inoltre fissò le regole per l’esecuzione dei principali passi, attribuendo ad ognuno una precisa definizione in francese. Ciò spiega perché i passi della danza classica sono nominati in lingua francese. Gli strumenti essenziali per lo studio della danza classica sono un abbigliamento rigoroso, costituito da body, calze rosa e capelli raccolti in chignon. Ma è soprattutto presente l’utilizzo delle scarpette a punta, a partire più o meno dai 10-11 anni di età delle allieve, costituite da gesso nella parte terminale delle calzature, e proteggendo pertanto i piedi dalle ferite utilizzando appositi salvapunta in silicone o stoffa. Le “scarpette magiche” vengono indossate dalle ballerine solo dopo un adeguato allenamento con le scarpette a mezza punta, al fine di formare adeguatamente i muscoli di sostegno alla colonna vertebrale.

Una volta acquisita correttamente, con dedizione passione e sacrificio, la tecnica di base accademica, è possibile dedicarsi allo studio di altri generi di danza, definiti in forme che partono dalla danza classica per poi evolversi. Si pensi alla danza neoclassica, che si avvale del linguaggio della danza classica e della tecnica coreografica accademica (prese, posizioni definite, equilibrio, movimenti geometrici), utilizzandoli però tentando una maggiore libertà di scrittura e introducendo nuovi passi e nuove figure. Questo tipo di danza nasce intorno agli anni trenta del Novecento negli Stati Uniti d’America, grazie anche al coreografo americano di origine russa George Balanchine.

Se la danza neoclassica resta ancora fortemente ancorata alla struttura accademica, la danza moderna è improntata a una maggiore e nuova libertà. Rappresenta una sorta di ribellione ai rigidi dettami classici, espressa in forme più libere, anche assoli, e dando forma più compiuta alle sensazioni provate, liberandole in un flusso di passione e armonia. La danza moderna, oltre ad esprimersi in notevoli coreografie, predilige anche l’improvvisazione. Si sviluppa all’inizio del Novecento in Nord Europa grazie a Rudolf Laban e Mary Wigman e negli Stati Uniti d’America con Ruth St. Denis, definendosi con varie tecniche grazie a Martha Graham, Doris Humphrey, Charles Weidman e José Limón.

Pioniera di un più netto passaggio dalla danza classica accademica a forme di libertà assoluta è senza dubbio l’americana Isadora Duncan, attraverso la definizione di danza contemporanea. Nata in Europa e negli Stati Uniti alla fine del secondo conflitto mondiale, il principio ispiratore fu la ribellione all’accademismo e una filosofia di movimento volta ai princìpi di libertà e armonia del corpo lontani dal rigore formale. Via le scarpette, capelli sciolti e un movimento che non dovesse più considerare quel filo immaginario che dalla testa tira il corpo verso l’alto. La nuova visione identificava la sorgente del movimento al centro del torso, tendente verso il basso attraverso la fluidità in perfetta sintonia con lo spazio circostante. Il danzatore diviene coreografo di se stesso e l’improvvisazione diviene il fulcro attorno a cui ruota la creazione della performance.

Ma veniamo alla danza sportiva, un genere che comprende i principali balli eseguiti secondo modelli stereotipati. Oggi è una disciplina olimpionica e rappresenta la traduzione del ballo da disciplina artistica a disciplina sportiva. La Federazione Italiana di Danza Sportiva (FIDS), riconosciuta dal CONI dal 1997, riconosce tali discipline: danze di coppia (folk, latine, caraibiche, jazz, argentine, da sala…) e danze artistiche (hip hop, classica, break, disco…).

Si giunge poi alle forme più evolute di danza, differenziatesi nel tempo anche in base alle diverse culture da cui traggono linfa. Un esempio è la urban dance (danza urbana), che si riferisce a performance e creazioni coreografiche in spazi pubblici. Ne costituisce un valido esempio la break dance, che nasce appunto in strada, in particolare nelle strade del Bronx (nelle periferie americane di New York) intorno al 1975, a opera di giovani afroamericani emarginati dalla società. Si tratta di una forma di danza che basa la propria ricerca artistica in ambienti popolari, entrando in contatto diretto con lo spettatore, esibendosi anche in gare artistiche tra crew. A partire dagli anni ottanta la break dance si diffonde in tutto il mondo, evolvendosi in tecniche sempre più spettacolari e associandone la pratica a un vero e proprio stile di vita, quello hip hop.

Non è possibile concludere la classificazione senza analizzare la danza latino-americana, comprendente le pittoresche, calienti e sensuali danze di coppia, quali samba, cha cha cha, rumba, tango, paso doble, jive, fino all’attuale innovativa kizomba, che combina elementi del samba con stili musicali come lo zouk, derivanti dalle isole caraibiche francesi. Le danze caraibiche e latino-americane sono un trionfo di bellezza e sensualità: impossibile non innamorarsi eseguendo un tango passionale, in cui sguardo e movimenti del corpo ipnotizzano, creando un’alchimia che affascina i ballerini e chiunque ne ammiri la coreografia!

La danza: l’arte dell’amore e insegnamento come missione

Si è già più volte fatto riferimento alla danza come un’arte. Ma cosa la rende davvero tale? Cosa differenzia la danza da qualunque attività sportiva? Ebbene, la danza è pura forma artistica perché esprime emozioni, stati d’animo. Racconta storie, inscena la bellezza attraverso passi fluidi e armoniosi. Sopra ogni cosa la danza esprime l’amore.

Sì, l’amore per se stessi, per un’altra persona, per la vita, per i sogni e i desideri. Chi danza non si limita a sfoggiare capacità e talento. Chi danza esprime tutto se stesso, perché non è solo il corpo a danzare, bensì la mente, l’anima, il cuore. Tutto danza nell’assoluta completezza, perché è quell’arte che consente di esternare la parte più profonda dell’essere, magari quella più sconosciuta e atipica, celata dal convenzionalismo.

Inoltre, contrariamente ad un atleta olimpionico, sul volto di un ballerino che si esibisce esternando tutto l’amore e tutta la bellezza, non si noterà mai lo sforzo, ma sempre il sorriso e l’emozione intensa che riesce a trasmettere allo spettatore. La danza richiede sacrificio, proprio come l’amore, ma ne vale sempre la pena. Chi comincia a danzare non smetterà mai davvero, perché la danza diviene parte della propria anima ed è impossibile alienarla. Sin dalla tenera età, la danza insegna la vita in tutte le sue sfaccettature: insegna la disciplina, la costanza, la tenacia, il coraggio, lo spirito di sacrificio, il rispetto per sé e per gli altri, così come l’armonia, la gioia, l’equilibrio e la bellezza.

Si è lì alla sbarra a imparare, sbagliare, tentare e ritentare, cadere, provare ancora finché il baricentro del corpo non trovi il perfetto equilibrio tra l’anima e lo spazio, finché le ferite ai piedi e alla fiducia non cedano il posto alla determinazione e alla voglia di rialzarsi e ricominciare a volare tra grand jeté, pirouette e ronds de jambe. Se uno spettatore potesse costantemente essere in sala con i ballerini o vederli dietro le quinte dopo l’esibizione sul palcoscenico, capirebbe davvero quanto sforzo sia richiesto per eseguire impeccabilmente quei passi così leggiadri.

Eppure su quei volti la fatica non trapela. Ecco, la danza non è affatto uno sport, ma ci si allena come se lo fosse. E dopo l’estenuante allenamento, la musica inizia e in quel preciso istante la mente non pensa più all’esecuzione dei passi, il corpo si muove da solo, guidato dalle note e dalle emozioni che suscitano e quella stessa musica viene avvertita direttamente dal cuore, tramutando ogni coreografia e figura improvvisata in atto d’amore.

A tal proposito dunque, la danza è tra le forme d’arte che più si accosta all’assoluto, al divino, capace di abbattere i confini spazio-temporali, regalando attimi di eternità e salvando l’anima esecutrice e quella spettatrice attraverso bellezza e amore. Il binomio danza-amore è inscindibile, in quanto quell’amore consente la conoscenza del proprio corpo, con i relativi punti di forza e debolezza. E ad ogni nuova esibizione si accompagna un nuovo io, mai uguale a quello che ha danzato la stessa coreografia la prima volta. Tutto ciò è straordinario, perché quell’amore si modifica insieme e non è meno bello o entusiasmante: è semplicemente completo e più simile a ciò che si diventa.

E se la danza incarna ed esprime amore, il suo insegnamento costituisce una missione. La danza non è per tutti, ma è di tuttime tra i compiti di un insegnante c’è senza dubbio la capacità di far comprendere ciò a quanti si accostano a tale immensa arte. Un maestro di danza possiede la chiave di accesso per raggiungere corpo, mente e cuore dei suoi allievi, impartendo il più grande insegnamento: la danza è uno stile di vita! Il corpo è lo strumento, che il maestro andrà a modellare, come uno scultore con la creta, attraverso l’insegnamento della tecnica. La mente è quella che verrà “plasmata” attraverso la logica della coordinazione dei movimenti e attraverso la disciplina, atta all’acquisizione del profondo rispetto di sé e conseguentemente degli altri. Il cuore è quello che il maestro penetrerà per raggiungere la profondità dell’anima dell’allievo, innescando un meccanismo di fiducia e consapevolezza e accendendone il talento. Senza dubbio un lavoro di enorme responsabilità, perché in gioco non ci sono solo le competenze dei ballerini, ma spesso i loro limiti e le loro fragilità, che un valido insegnante ha il dovere di mutare in forza e determinazione. Il primo passo nell’insegnamento consiste nel rendere un allievo consapevole di quei limiti e, partendo da essi, imparare a rispettarli, migliorarli e trasformarli positivamente. Accettazione di sé, del proprio corpo e autostima sono le basi per un corretto e sano rapporto tra insegnante e allievo.

Il merito di un maestro infatti non sta tanto nel far progredire allievi già dotati, quanto piuttosto portare in auge il talento nascosto in corpi non perfettamente dotati. E per riuscire in questo la strada non è certamente l’impiego di arroganza, adoperando atteggiamenti umilianti e punitivi. A guidare la passione e la bravura di un insegnante è semplicemente l’amore. Questo, insieme alla generosità e ad un buon approccio metodologico e psicologico, costituisce una base vincente. Un buon maestro insegnerà inoltre ai propri allievi l’importanza dell’umiltà, rifiutando compromessi e tirando fuori l’unicità e rendendola fruibile.

Essendo arte, la danza non si pratica per conquistare ricchezza e successo. Certo, le soddisfazioni costituiscono un valido stimolo e gratificazione personale. Ma sopra e prima di questo si danza per donare se stessi, la propria bellezza e il proprio ermetismo. Pertanto, anche le correzioni del maestro saranno individuali e personalizzate, proprio per far emergere l’incredibile e meravigliosa somiglianza con se stessi e con l’armonia dell’universo. Che diventi professione o mera passione, la danza insegna a vivere, cura l’anima e il corpo, dona punti di riferimento importanti. Per quanto una giornata possa essere stata negativa, per quanta sofferenza si abbia sperimentato, per quanto le cose sembrino non filare per il verso giusto, ogni qual volta si tonerà in sala e si sfiorerà la sbarra essa riporterà sempre a casa, in quell’universo personale da difendere e donare.

Se un maestro riesce in questo, allora sarà riuscito a formare persone prima che ballerini, stelle prima che esecutori di passi. Come dimenticare, ad esempio, la straordinaria arte del ballerino e coreografo Pierre Dulaine, che ha messo a disposizione per aiutare i giovani, in particolare quelli dei quartieri più disagiati delle periferie degli Stati Uniti d’America e di altre nazioni, a ritrovare la fiducia e la capacità di comunicare con gli altri attraverso la danza. Una storia portata al cinema con Dance with me, dove Dulaine è interpretato da uno straordinario Antonio Banderas.

La danza è un vero miracolo, capace di donare benefici fisici (tonifica la muscolatura, sviluppa la coordinazione, regola la postura, concilia l’elasticità del corpo…), così come quelli psicologici, emotivi e personali descritti. Ad essa è stata dedicata anche una giornata mondiale, che cade il 29 aprile, per celebrarla come merita e aiutare sempre più a comprenderne l’eleganza, l’importanza e la bellezza, che insieme all’amore possono salvare il mondo.

Foto di: Pixabay

 

Print Friendly, PDF & Email

Leave a Reply