Alessandro Brasile e Chiara Cattaneo in Fashion victims

Alessandro Brasile

Costrette a svolgere turni estenuanti, senza alcuna possibilità di comunicare con l’esterno e con l’obbligo di dormire in ostelli annessi alla fabbrica. Sono queste le precarie condizioni a cui vengono sottoposte le giovani operaie del Tamil Nadu, nell’India meridionale, che lavorano per produrre i vestiti che compriamo a prezzi stracciati. A denunciarlo è stato Fashion victims, il nuovo documentario di Alessandro Brasile e Chiara Cattaneo.

Brasile e Cattaneo con Fashion victims hanno deciso di portare alla luce un problema, quello della schiavitù nell’industria tessile indiana, che, per loro stessa ammissione, sembra destinato ad acutizzarsi per due motivi principali: da un lato perché, a differenza di fasi più controllate come la coltivazione o il confezionamento, la filatura è un segmento nascosto, più difficile da tracciare e, perciò, meno conosciuto; dall’altro perché il fenomeno della moda veloce non sembra destinato a terminare.

È proprio a partire dagli anni Novanta, quando la fast fashion è esplosa, che il sistema di produzione in Tamil Nadu è cambiato. Come ci raccontano gli autori, «nel settore tessile si è passati da una manodopera prevalentemente maschile, con contratti a tempo indeterminato, alla necessità di una forza lavoro più flessibile, controllabile e anche più numerosa». Le fabbriche hanno deciso di reclutare delle donne, quasi sempre giovanissime, dalle zone più povere dello Stato. In poco tempo, in una regione dove l’agricoltura è sempre meno produttiva, l’industria tessile è diventata la fonte primaria di lavoro.

«Le ragazze vengono ingaggiate attraverso schemi di reclutamento e contratti informali, quindi illegali, di durata triennale», spiegano Brasile e Cattaneo. «Durante questo periodo le donne sono retribuite soltanto con il pocket money, una sorta di mancia per le spese giornaliere. Soltanto alla fine del contratto, se non si sono ammalate e non hanno subito incidenti, ricevono uno stipendio che utilizzano per pagarsi la dote – altra pratica dichiarata illegale dal 1961, N.d.R. – e sposarsi».

Nelle aziende del Tamil Nadu si produce anche per marchi del lusso. Ma, come sottolineano gli autori,  di Fashion victims, «il maggior costo dell’abito finito non garantisce assolutamente che ci sia stata una maggiore tutela del lavoratore lungo la filiera».

«Per le donne questa è l’unica possibilità di avere un lavoro retribuito e di ottenere una indipendenza economica verso una potenziale libertà sociale», continuano. «L’intento delle comunità del posto, come quella del documentario, non è quindi di far chiudere le fabbriche o di attaccare un marchio anziché un altro, ma di denunciare un sistema che, così com’è, non funziona e non tutela né chi ci lavora, né l’ambiente, né i consumatori».

«La soluzione deve essere anzitutto politica: è necessaria una legislazione europea, che gli Stati europei devono poi recepire all’interno delle proprie, che renda non opzionale ma obbligatoria la trasparenza della filiera. I marchi, sia del fast fashion che di lusso, devono dire necessariamente dove fanno produrre i loro vestiti: non soltanto il Paese, ma l’azienda a cui si affidano. In questo modo, i marchi si accollerebbero una parte delle responsabilità e il consumatore avrebbe maggiore possibilità di informarsi e fare scelte ponderate».

Non a caso, il documentario Fashion victims lascia lo spettatore con un interrogativo contro cui confrontarsi: «Se conoscessimo i nomi e le storie di chi ha fatto i nostri vestiti, cambierebbe il modo in cui li produciamo e indossiamo?»

Guarda il trailer del documentario: https://www.fashionvictimsthemovie.com/

Visita la pagina Facebook del documentario: @fashionvictimsthemovie

 Foto di Alessandro Brasile

 

Altri articoli da non perdere
Scene inquietanti nei film d’animazione: le 10 più memorabili
Scene inquietanti nei film d’animazione: le 10 più memorabili

I cartoni animati della nostra infanzia ci hanno fatto sognare, ma non ci hanno risparmiato qualche brivido e piccolo trauma: Scopri di più

The Terminator: recensione del cult sci-fi di James Cameron
The Terminator di James Cameron: analisi del cult sci-fi

Nel 1984 l’allora sconosciuto James Cameron realizza un film che avrebbe sconvolto gli spettatori, rappresentando una chiave di volta per Scopri di più

Air ‒ La storia del grande salto | Recensione
Ben Affleck in Air - La storia del grande salto (Credits: Warner Bros. Pictures)

Air ‒ La storia del grande salto, la recensione del film di e con Ben Affleck, Matt Damon, Viola Davis, Scopri di più

Intervista a Francesca Gentile, attrice nel film Malavia

Abbiamo avuto l'occasione di scambiare due chiacchiere con Francesca Gentile, attrice classe 2009, tra i giovani talenti della PM5 Talent Scopri di più

Taxi Driver, l’America dopo la guerra del Vietnam
Taxi Driver

Taxi Driver è un film del 1976 diretto da Martin Scorsese, sceneggiato da Paul Schrader e interpretato da Robert De Scopri di più

Kim Ki-duk: i 5 film per ricordare il regista sudcoreano
kim ki-duk

Kim Ki-duk, pluripremiato regista sudcoreano, è venuto a mancare l’11 dicembre a seguito di complicazioni legate al Covid-19. Abbiamo selezionato Scopri di più

Condividi l'articolo!

A proposito di Davide Traglia

Davide Traglia. Nato a Formia il 18 maggio 1998, laureato in Lettere Moderne, studente di Filologia Moderna presso l'Università 'Federico II' di Napoli. Scrivo per Eroica Fenice dal 2018. Collaboro/Ho collaborato con testate come Tpi, The Vision, Linkiesta, Youmanist, La Stampa Tuttogreen. TPI, Eroica Fenice e The Vision.

Vedi tutti gli articoli di Davide Traglia

Commenta