La narrazione del film Happyend ruota attorno a cinque amici e compagni di scuola — Yuta, Kou, Ata-chan, Ming e Tomu — alle prese con la crescita e l’assunzione di responsabilità nella delicata fase di passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Le vicende si svolgono in una Tokyo di un futuro non lontano, in un liceo che funge da microcosmo degli eventi esterni, dove i protagonisti orchestrano una bravata che finirà per mettere nei guai loro stessi e l’intero corpo studentesco. Il genere rientra nel coming-of-age puro, dove la cinepresa gira sensibilmente intorno alla quotidianità degli adolescenti, con un approccio quasi intimo, dando un tocco futuristico e a tratti distopico che differenzia il film da molti della stessa categoria. Per gli appassionati del genere, vi suggeriamo di dare un’occhiata ad alcuni cult coming-of-age giapponesi, mentre se apprezzate di più la lore cupa e alternativa, ecco una selezione di film distopici da guardare che vi faranno trattenere il respiro.
Scheda riassuntiva del film Happyend
| Elemento chiave | Dettaglio della pellicola |
|---|---|
| Regista | Neo Sora |
| Genere | Coming-of-age, distopico |
| Ambientazione | Tokyo (futuro non lontano) |
| Personaggi principali | Yuta, Kou, Ata-chan, Ming, Tomu, Fumi |
| Festival e candidature | 81ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia (Sezione Orizzonti) |
Indice dei contenuti
Trama del film Happyend
Una notte di ritorno da una discoteca, i ragazzi, tramite iniziativa di Kou e Yuta, decidono di capovolgere la macchina nuova del preside, vista come un inutile sfoggio di ricchezza. Il mattino seguente, di fronte a quella “goliardata” che ha quasi l’aspetto di un’installazione artistica, il preside vede il gesto come un atto terroristico nei suoi confronti e reagisce facendo montare in tutta la scuola un sistema di telecamere a riconoscimento facciale, nel tentativo di ristabilire il controllo e imporre la buona condotta. Gli studenti, e in particolare Fumi, una ragazza dal fervido spirito attivista, percepiscono ciò come una violazione dei propri diritti e un atto autocratico mascherato da tentativo di garantire la sicurezza collettiva, in nome della quale anche le proteste degli insegnanti cadono senza sforzo. Tale decisione del preside sembra emulare le politiche del Primo Ministro in carica che, in nome della sicurezza nazionale di fronte a un’”imminente catastrofe ambientale”, fomenta l’odio razziale e reprime le proteste dei cittadini che si mobilitano contro il clima xenofobo, pretendendo le sue dimissioni.
Durante un dibattito con i professori, Kou solleva una questione che sembra risuonare nel profondo di ognuno di noi di fronte alle derive della società odierna: “Può protestare cambiare veramente la società?”. È così che, seguendo l’esempio di Fumi e mosso da una nuova presa di coscienza, inizia a percepire l’atteggiamento di Yuta, suo amico d’infanzia, come profondamente infantile e disinteressato, mettendolo di fronte a quella che ormai gli appare come un’insanabile differenza caratteriale. Con l’inasprirsi del clima a scuola e delle discriminazioni verso i residenti non giapponesi al di fuori di essa, il gruppo di amici assiste a un graduale allontanamento dei suoi membri, aggravato dal sopraggiungere della partenza di Tomu, che decide di trasferirsi negli Stati Uniti per riscoprire le proprie radici americane, e dalla nascita di un tenero amore tra Ata-chan e Ming. Yuta sembra così ritrovarsi solo in un mondo che non accetta la sua semplicità e i suoi sogni ma a cui decide di rispondere con una decisione che smentisce tutti e rivela la sua sensibilità. Alla fine il gruppo riesce a superare le difficoltà dell’allontanamento grazie all’empatia e all’affetto reciproco, facendo intendere che la loro amicizia sia destinata a durare nel tempo e risolvendo il tutto con un vero e proprio “happyend(ing)”.
La denuncia attraverso la pellicola
Il regista Neo Sora riesce a raccontare, attraverso il punto di vista di un gruppo affiatato e pieno di energia, posto in situazioni che sembrano l’una lo specchio più piccolo dell’altra, un problema radicato nella società giapponese e uno dei suoi lati nascosti. In nome dell’armonia collettiva e anche per paura di un confronto che vede le proprie idee in contrasto con quelle della maggioranza, si nascondono le vere intenzioni e i sentimenti del singolo (esprimibile nel concetto di “honne”), attraverso un atteggiamento di facciata (“tatemae”), traducendosi spesso in silenzio di fronte ai soprusi e, in questo caso, apatia politica. Tuttavia, attraverso il percorso dei protagonisti, il film ci pone davanti a una soluzione palese: è necessario comprendere quando è il momento di agire e saper discernere con intelligenza le reali intenzioni di chi governa e ci rappresenta; assumersi la responsabilità (soprattutto politica) di anteporre i bisogni della collettività, specialmente dei più deboli, ai propri, lottando anche quando si sa che gli effetti non saranno fruibili nell’immediato, affinché le generazioni future possano godere di diritti conquistati grazie ai nostri sforzi.
La pellicola è stata presentata all’81ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia con una nomina nella categoria Orizzonti, affermando Neo Sora come uno dei registi esordienti più promettenti degli ultimi anni.
Fonte immagine in evidenza: locandina ufficiale del film Happyend

