The Outsider, Jared Leto e la yakuza | Recensione

The Outsider, Jared Leto e la yakuza | Recensione

Il fascino di vedere una persona occidentale abbracciare una diversa cultura come quella giapponese è in molte persone, e in molte speculazioni si è pensato a come fosse un occidentale all’interno della malavita asiatica come quella della yakuza, il crimine organizzato giapponese. Grazie a Netflix ne abbiamo una visione con The Outsider, e in questo articolo vi presentiamo la nostra recensione.

(Attenzione! L’articolo contiene spoiler!)

La trama di The Outsider

The Outsider è un film del 2018 diretto da Martin Zandvillet, di genere thriller, drammatico e gangster movie. La pellicola è incentrata sulla yakuza, la malavita nipponica, e di come un’occidentale possa farne parte ed essere accettato, sebbene la premessa sia parecchio assurda in un contesto realistico (specialmente nell’epoca in cui è ambientato siccome parliamo del secondo dopoguerra, un periodo in cui gli americani erano mal visti). Prima di addentrarci nella trama e nella recensione vi raccontiamo della curiosa storia nella produzione di questo film.

Inizialmente il ruolo del protagonista di The Outsider doveva andare a Micheal Fassbender, con Daniel Espinosa alla regia. Venne assegnata la regia a Takashi Miike che desiderava Tom Hardy, ma infine venne definitivamente assegnata a Martin Zandvilett che inizialmente voleva Jeremy Renner. Ma il 5 Aprile 2016 venne annunciato definitivamente Jared Leto nella parte del protagonista. Molto probabilmente, dopo l’uscita del film e dei risultati prodotti, sarebbe stato molto meglio Takashi Miike per uno yakuza eiga. Le riprese sono state fatte tutte a Tokyo nell’ottobre 2016, terminando a novembre dello stesso anno.

Ci troviamo nel 1945, secondo postguerra. Nick Lowell, protagonista di The Outsider, è un prigioniero americano in Giappone; un giorno, assiste a un tentativo di suicidio riuscendo a fermare la persona. I due vengono messi insieme, e così quella persona si presenta a Nick. Egli si chiama Kiyoshi, e gli spiega (per quanto riesca a comprendere, vista la differenza di lingue) che i suoi fratelli li faranno evadere di lì a poco. Dopo l’evasione, a Nick (senza un posto in cui andare) viene assegnato un compitino dalla famiglia di Kiyoshi, ed è qui che si macchia del primo omicidio. In seguito riceve un incontro con il boss, avendo dimostrato lealtà e fiducia, e viene nominato membro effettivo della banda (dopo la cerimonia e dopo aver offerto il suo dito al boss con lo yubitsune). Comincia a tatuarsi come tutto il resto dei membri ed è da lì che conosce Miyu, sorella di Kiyoshi, della quale si innamora. The Outsider procede così con Nick e Miyu che hanno degli incontri segreti, attirando invidia da altri membri della yakuza, specialmente essendo uno straniero. 

Riflessioni sul film

Per quanto la trama sia molto generica e quasi scontata, The Outsider ci offre una buonissima fotografia, ma purtroppo tutto il resto è mediocre. Lo sviluppo della storia è lento e mal composto, anche con dei buchi di trama, la prima domanda che una persona si chiede è: perché Nick si trovi in prigione ad inizio del film? È una domanda che non riceverà mai risposta per tutta la durata del film. Martin Zandvilett, molto probabilmente, si è ispirato fin troppo a Tarantino per via della massiccia dose di sangue presente, anche in scene dove francamente ne uscirebbe ben poco. Probabilmente, un regista diverso avrebbe reso meglio tutta la storia. Jared Leto invece resta sempre Jared Leto, attore straordinario messo molto spesso in film deludenti come Morbius House of Gucci. Non è bastata una bella regia e cast eccezionale come Tadanobu Asano, Kippei Shiina e Shioili Kutsuna a reggere il tutto, perché purtroppo un film per essere bello e lasciare qualcosa deve sottostare a tanti punti. Però, nel compenso, The Outsider resta una pellicola discreta da guardare per chi è appassionato del Giappone e della yakuza e vuole avere una visione di un’epoca passata come quella del dopoguerra.

 

Fonte immagine in evidenza: Netflix

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A proposito di Alessio Gentile

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