Ju-On: Origins, la serie Netflix | Recensione

Ju-On: Origins, la serie Netflix | Recensione

«Come mai quella casa costa così poco? Semplice, le persone non vogliono acquistarla da quando si consumò una tragedia al suo interno.»
(Incipit di Ju-On: Origins)

È tendenza in Giappone lo svalutare gli immobili in base alla storia dei precedenti proprietari: questo conta anche per omicidi, abitazioni di ex-criminali o addirittura case che si dicono essere infestate da fantasmi. Questo incipit ha fatto sì che nel 2003 il genio di Takashi Shimizu decise di girare un film amatoriale ambientato quasi esclusivamente all’interno di una casa, e da qui nacque la leggenda del film Ju-On: Origins, che diede ispirazione a tantissimi film horror, tra cui Netflix che produsse una serie omonima nel 2020. 

Trama 

Il successo di Ju-On: Origins fu colossale, arrivando ad essere considerato il miglior film horror giapponese mai creato assieme a Ringu. Ju-On vanta di avere moltissimi sequel, e anche un remake americano denominato The Grudge: aspramente criticato ma comunque guardabile grazie a Sarah Michelle Gellar nei panni della protagonista. 
La trama di Ju-On è ambientata in una cittadina non precisata del Giappone, in cui degli aspiranti compratori visitano questa casa guidati da un agente immobiliare; l’abitazione si prospetta molto curata, carina e soprattutto in una zona tranquilla. L’elemento che illumina gli occhi degli acquirenti è il basso costo della casa, dove l’agente esita nel dare la vera spiegazione, ma la verità è che in precedenza vi abitava la famiglia Saeki. Qualche anno prima accadde una tragedia e vi fu una maledizione, secondo la quale chiunque visiti per un tempo prolungato l’abitazione verrà perseguito dagli spiriti di Toshio e Kayako (figlio e moglie di Takeo Saeki) fino alla morte. Toshio e Kayako fanno riferimento alla figura degli Onryo, spiriti che secondo il folclore nipponico hanno giurato vendetta prima di perdere la vita per mano di una morte violenta
Nelle pellicole di Ju-On non c’è un vero e proprio protagonista, dato che i film vengono suddivisi in parti sottoforma di nome della prossima vittima: difatti si può dire che i veri protagonisti sono gli spiriti, poiché non esiste una cura a questa maledizione, ma è sempre affascinante vedere l’esperienza di ogni malcapitato e di come il terrore psicologico arrivi allo spettatore.

Ju-On: Origins | Recensione

Nel 2020 Netflix decide di riprendere in mano la saga, creando e producendo grazie al regista Sho Miyake una serie spin-off del brand, denominandola Ju-On: Origins. Dal titolo si deduce che sia un prequel che cerca di raccontare la storia dei Kayako, ma in questo caso lascia in inganno, poiché sembra una normalissima storia di uno dei tanti film prodotti, e la storia dei Kayako dopotutto viene spiegata accuratamente anche nel primissimo film.
La mancanza del creatore originale Takashi Shimizu può spaventare sulla qualità del prodotto, ma possiamo garantirvi che tutto sommato è una serie breve ma vincente, seppur con un titolo che stona.

La serie è composta da 6 episodi di durata che varia dai 25 ai 36 minuti ciascuna, e racconta la storia di diversi personaggi che hanno avuto o sono finiti in maniera accidentale all’interno della dimora dei Kayako, subendo la maledizione e la sete dei vendetta degli spiriti. Il protagonista principale, se così possiamo definirlo, è Yasuo Odajima, investigatore dell’occulto, che accende la serie intervistando una ragazza che ha avuto un’esperienza paranormale, citando questa casa, e da lì la curiosità di Yasuo si accende sempre di più. Nel primo episodio ci viene mostrata la seconda protagonista, Kiyomi, studentessa appena giunta in questa cittadina, che con una scusa viene tratta in inganno da due delle sue compagne di classe nel visitare questa casa che si dice essere infestata: durante la visita si presenta un ragazzo che in concordanza con le due ragazze, violentano Kiyomi. 

In questa serie, essendo un horror, non mancano delle scene molto crude, come quella dell’abuso sessuale sopracitata, che ci mostra in parte una fetta di popolazione giapponese decadente. Il tutto è accompagnato da una colonna sonora leggera che incute timore e paura psicologica, determinata a turbare mentalmente lo spettatore, elemento divenuto il marchio di fabbrica del J-Horror
Ju-On: Origins riesce ad offrire in queste 6 puntate una piacevole esperienza horrorifica, oltre ad un buon punto di partenza se ci si vuole addentrare nel meraviglioso mondo del J-Horror. La regia, nonostante la mancanza di Takashi Shimizu ben curata e dalle inquadrature che danno il giusto pathos da una scena all’altra, apprezza molto anche la visione di un Giappone degradato come allegoria della maledizione e la presenza perenne degli Onryo. Nei personaggi, unica nota dolente è il titolo che inganna; con Origins non si intende un prequel della saga, ma una storia spin-off a se stante. Il finale lascia aperte molte domande essendo cliffhanger, e si può sperare in una seconda stagione, ma probabilmente si tratta di un’opera auto-conclusiva. Una menzione d’onore anche al cast, ovvero Yasuo interpretato da Yoshiyoshi Arakawa, e Kiyomi interpretata dalla fenomenale Ririka.

Fonte immagine in evidenza: Netflix

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A proposito di Alessio Gentile

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