L’appiattimento del mondo di Olivier Roy | Recensione

appiattimento del mondo

Olivier Roy, politologo ed islamista francese, è professore alla European University Institute. Autore di diversi saggi di rilievo, Roy si occupa principalmente dell’intersezione tra politica e religione, con particolare attenzione al Medio Oriente. “L’appiattimento del mondo” è il suo ultimo libro pubblicato in italiano da Feltrinelli nel 2024.

Il mondo che si appiattisce

Thomas L. Friedman nel suo best-seller “il mondo è piatto” descrive l’appiattimento del mondo in riferimento al processo di globalizzazione. La fine della guerra fredda, l’accesso per milioni di persone ad internet e il progresso nelle telecomunicazioni hanno decisamente trasformato il panorama mondiale.

Questa idea di un mondo sempre più interconnesso e privo di barriere geografiche richiama un concetto che già lo stesso Karl Marx, nel “Manifesto del partito comunista”, aveva esaminato, affermando che:
“[la borghesia] costringe tutte le nazioni ad adottare le forme della produzione borghese se non vogliono perire; le costringe a introdurre nei loro paesi la cosiddetta civiltà, cioè a farsi borghesi. In una parolaessa crea un mondo a propria immagine e somiglianza.”

 

Tuttavia, Olivier Roy, nel saggio “l’Appiattimento del mondo”, ribalta questa narrazione, analizzandola non solo in termini economici, ma anche e soprattutto culturali.

Il pavone e la regolamentazione

Il libro parte da un evento realmente avvenuto il 27 gennaio 2018, in cui la United Airlines non ha consentito ad una passeggera di imbarcarsi in aereo con un pavone, in quanto rivendicava il suo diritto di essere accompagnata dall’animale come “sostegno emotivo”. Il caso è stato portato “dalla vittima” in tribunale producendo una regolamentazione.

Questo episodio suscita una riflessione più articolata sul declino culturale e sull’espansione crescente delle normative, che si traduce, in ultima analisi, nell’appiattimento del mondo.

Dalla libertà alla norma

Le mutazioni economiche e sociali hanno comportato il trionfo dell’individuo concepito come “un attore che ha in mano il proprio destino”,  ai cui antipodi vi è il “loser, responsabile del proprio fallimento”. Il neo-liberismo comporta quindi “la liberazione dell’individuo da tutti i legami collettivi,  una sua teorica autonomia e l’adesione al mercato”. 

Tale sistema economico astrae l’individuo dal contesto socioculturale in cui si trova, ritenendolo il solo responsabile delle proprie azioni. Se l’individuo autonomamente è capace di realizzarsi, sarà anche l’unico artefice di comportamenti ritenuti dannosi. La rimozione del soggetto dal contesto più ampio in cui egli si sviluppa provoca una crescente domanda di normazione. Determinate espressioni verbali e certi comportamenti, sono percepiti come il risultato di comportamenti individuali, risolvibili per mezzo di sanzioni.

Il neo-liberismo si traduce in un’ipertrofica estensione dei sistemi normativi e di ciò che a essi si accompagna, la burocrazia, in assoluto contrasto con la presunta armonia spontanea attribuita al combinato dei desideri protesi verso il superamento di sé e della tolleranza verso gli altri”.

La crisi della nozione stessa di cultura

Il progetto liberale, aspetto centrale ne “L’appiattimento del mondo”, procede di pari passo con la deculturazione. L’individuo, il soggetto fondamentale del liberalismo, deve essere privato della cultura e della religione, aspetti che riguardano le cosiddette società olistiche, considerate inferiori, in quanto in esse “la cultura condizionerebbe le scelte politiche”.

Difatti, la cultura deve essere controllata privatizzandola e individualizzandola, in alternativa viene proposto uno “stile di vita”, ossia un elenco di valori presumibilmente condivisi: libertà, democrazia e femminismo

Ritornare alla cultura

L’appiattimento del mondo di Olivier Roy non offre risposte facili o soluzioni politiche immediate. Piuttosto, l’autore invita a riflettere sulle conseguenze culturali della globalizzazione e sulle dinamiche ideologiche ed economiche che plasmano la nostra società.

Le riflessioni del politologo francese sollevano interrogativi più che proporre soluzioni, in particolare per quanto riguarda il futuro prossimo, come egli stesso afferma nella conclusione: “all’orizzonte si profila non l’Utopia ma l’apocalisse, si può scegliere nella seguente playlist di mondi a venire: riscaldamento globale, guerra civile, sostituzione etnica, Terza (o Quarta) guerra mondiale, ritorno all’anticristo, epidemie ben peggiori delle precedenti o, più semplicemente, invecchiamento e morte”.

Fonte immagine: Feltrinelli.it

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