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Axolotl di Julio Cortázar | Recensione

Axolotl di Julio Cortazar

Axolotl è un racconto di Julio Cortázar che fa parte della raccolta La fine del gioco del 1956. Julio Cortazar è stato uno scrittore, poeta e critico letterario argentino. Maestro del racconto e del romanzo, la sua narrativa è caratterizzata da una forte componente fantastica. Il suo capolavoro è Rayuela, iperromanzo (o antiromanzo) in cui l’esperienza parigina e argentina si giustappongono e completano a vicenda. Il romanzo Rayuela è composto da 155 capitoli, che possono essere letti nell’ordine specificato dall’autore all’inizio del romanzo o nell’ordine scelto dal lettore, costituendo potenzialmente un numero infinito di letture tutte diverse. 

Axolotl di Julio Cortázar è un racconto breve, di poche pagine, che però dice molto sullo stile narrativo dello scrittore argentino: scopriamo insieme di cosa tratta!

Recensione

La storia, come in altri racconti di Cortázar, è breve e viene descritta a partire dalle primissime righe del racconto:

«Ci fu un’epoca in cui pensavo molto agli axolotl. Andavo a vederli nell’acquario del Jardin des Plantes, e mi fermavo ore intere a guardarli, osservando la loro immobilità, i loro oscuri movimenti. Ora sono un axolotl.»

Parigi: un misterioso uomo si reca ogni giorno all’acquario del Jardines des Planes per ammirare gli axolotl, con i quali sente un legame indissolubile, quasi sinistro. Un giorno, però, accade un evento misterioso e inespicabile: il narratore si trasforma in un axolotl.  La metamorfosi avviene senza spiegazioni, senza preavviso: il fantastico si insinua nelle pagine del racconto ad abrupto, e ciò che rende la narrazione ancora più perturbante è che nemmeno il narratore (l’uomo o l’axolotl?) sembra spaventato dall’evento. In questo senso, il racconto risponde alla definizione Todoroviana del fantastico. 

Al narratore non importa infatti trovare una spiegazione né una soluzione a ciò che è accaduto, e lo stesso deve fare il lettore: l’elemento fantastico va accettato come una frattura, uno squarcio improvviso nella realtà, un tunnel che porta dall’altra parte.  Come sostiene lo stesso Cortázar, la sua scrittura si situa in un interstizio, in una crepa della realtà, è una piccola frattura che si apre sul quotidiano e che rivela un altro modo di stare al mondo, di osservarlo e di comprenderlo. Queste fratture sono spazi fertili per l’incertezza, la meraviglia e la confusione: lì il positivismo su cui si fonda la società moderna, cioè la convinzione che il mondo sia armonicamente governato da un sistema di leggi e di principi comprensibili attraverso la ragione e le scienze, entra in crisi e dà origine a nuovi modi di intendere la realtà

La narrazione di lascia il lettore sospeso e pieno di interrogativi: chi è che parla, l’uomo o l’axolotl? La risposta però rimane irrisolta. Spesso infatti a parlare sembra essere l’axolotl, quando, per esempio, il narratore ci parla dalle profondità dell’acquario; altre volte invece a parlare sembra essere l’uomo dall’altra parte del vetro.

Un giorno, mentre osserva da vicino uno degli axolotl, il narratore nota senza sorpresa che sta vedendo se stesso attraverso il vetro dell’acquario. In quel momento, spiega, la sua coscienza si sposta dal corpo umano a quello dell’animale. La metamorfosi non è una sorpresa ma lo è scoprirne le specificità, che danno vita a un ancestrale terrore:

«Senza transizione, senza sorpresa, vidi la mia faccia contro il vetro, la vidi fuori dall’acquario, la vidi dall’altra parte del vetro. Allora la mia faccia si staccò, e io compresi. Una sola cosa era strana: continuare a pensare come prima, sapere. Rendermi conto di ciò, fu simile all’orrore del sepolto vivo che si sveglia al proprio destino.»

In Axolotl di Julio Cortázar la paura, il terrore risiede nella permanenza della coscienza umana: la sua coscienza è intrappolata nel corpo di un pesce. Quando un altro axolotl gli sfiora la zampa, si rende conto che tutti gli axolotl hanno una coscienza come la sua e suggerisce come la coscienza di questi animali sia molto simile a quella degli umani.

La trasformazionee dell’umano in axolotl non può essere pensata come un annullamento dell’uno o dell’altro, ma come una fusione, come una sovrapposizione di entrambi allo stesso tempo. I ruoli si fondono e si confondono, e l’intero processo di riconoscimento, identificazione e comunicazione si ripete: alla fine del racconto è l’axolotl che osserva l’essere umano, interpreta i suoi comportamenti e finisce per identificarsi con lui. La circolarità è quindi completa e risolve solo attraverso l’incertezza il dubbio del lettore sull’identità del narratore: sono entrambe le creature, sovrapposte, a narrare il loro processo di intercomunicazione.

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Fonte immagine:  Orecchio Acerbo editore

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