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Cadavere squisito di Agustina Bazterrica: tra distopia e umanità

Cadavere squisito della scrittrice argentina Agustina Bazterrica è diventato negli anni uno dei romanzi più distopici e discussi della narrativa contemporanea. Pubblicato per la prima volta in Argentina nel 2017, nel 2020 è arrivato ad avere un successo globale, per poi arrivare finalista al Goodreads Choice Awards nel 2024. Giunto anche in Italia nel medesimo anno, con l’edizione pubblicata nel 2024 da Eris Edizioni, Bazterrica offre ai lettori una riflessione cruda sul potere, sulla disumanizzazione e sulla capacità dell’essere umano di normalizzare anche ciò che, fino a poco prima, sembrava impensabile.

Informazioni sul libro Dettagli dell’opera
Titolo originale Cadavere squisito
Autrice Agustina Bazterrica
Genere letterario Romanzo distopico
Anno di pubblicazione 2017 (Argentina), 2024 (Italia per Eris Edizioni)
Tematiche principali Cannibalismo istituzionalizzato, disumanizzazione, società di consumo

Un mondo in cui l’impensabile diventa la normalità

Il mondo narrato dalla scrittrice argentina è un luogo in cui divampa un misterioso virus che ha reso letale il consumo di carne animale, provocando una pesante crisi alimentare globale. Gli animali infetti vengono irrimediabilmente abbattuti, sia quelli domestici sia quelli selvatici. Per fronteggiare l’emergenza, il governo legalizza l’allevamento e la vendita di carne umana, rendendo questa pratica regolamentata e socialmente accettata. La parola cannibalismo, però, non viene mai pronunciata. Nella società distopica narrata da Agustina Bazterrica, tutto si riorganizza attorno a un nuovo sistema economico e produttivo: si consuma la cosiddetta “carne speciale”, accuratamente selezionata, lavorata e venduta.

Marcos Tejo, protagonista del romanzo, lavora in uno dei macelli più rinomati della città. È il braccio destro del direttore, un instancabile lavoratore, disgustato dal suo lavoro, ma che conosce perfettamente il mestiere che fa grazie all’esperienza maturata nel vecchio mattatoio di famiglia. Eppure, ogni giorno che passa, porta con sé tutto il peso di ciò che è costretto a fare, alternando momenti di malinconia e profonda incertezza sul proprio futuro e su quello della società che lo circonda. Marcos non vuole piegarsi alle logiche del nuovo sistema economico, ma ne è inevitabilmente parte. Non accetta il meccanismo brutale e disumano che lo sostiene, né l’idea che un essere umano possa essere privato della propria identità, di tutto ciò che è stato e di tutto ciò che avrebbe potuto essere. I numerosi flashback che attraversano le pagine di Cadavere squisito restituiscono al lettore il ritratto di un uomo che si trascina giorno dopo giorno, segnato da una malinconia profonda. La morte prematura del figlio, la relazione con la compagna ormai giunta al capolinea e i ricordi delle passeggiate allo zoo insieme al padre (in quel momento tenuto in una casa di cura) contribuiscono a delineare un la figura di un uomo interiormente spezzato. Attorno a lui, però, la città continua a vivere secondo una quotidianità solo apparentemente normale: gli abitanti proseguono le proprie esistenze, fanno le loro attività quotidiane accettando il destino loro assegnato come se fosse l’unica possibilità concepibile.

Cadavere squisito: quando la violenza diventa la normalità

La società distopica narrata da Agustina Bazterrica vive il consumo e il commercio della carne umana come una pratica giornaliera, regolamentata dalle istituzioni e perfettamente integrata nella vita economica e sociale. Se la trama del libro colpisce i lettori per la sua brutalità, è il modo in cui viene descritta la violenza a renderlo feroce e d’impatto. Uno degli strumenti più efficaci di Bazterrica è il linguaggio che utilizza per narrarla. Perché, cambiando le parole, si cambia anche il modo di concepire la realtà. Usando la terza persona, la scrittrice offre una narrazione che appare quasi neutrale. Le scene di abbattimento e macellazione della carne umana, invece, sono lunghe, ricche di dettagli crudi e feroci, senza però sconfinare nello splatter.

Una vera e fredda disumanizzazione dell’essere umano, che arriva a configurarsi come l’elemento cardine del libro. In questo contesto, infatti, le parole fanno perdere progressivamente l’identità delle persone destinate al macello, trasformandole in semplici prodotti destinati al consumo della società. La violenza, arrivata all’apice con le descrizioni di gole tagliate, teste rasate e persino della recisione delle corde vocali, perde progressivamente il carattere dell’eccezionalità, diventando, in questo modo, procedura, lavoro, mercato. Ed è proprio questa apparente normalità a rendere il libro della Bazterrica inquietante, attraverso un ritmo veloce, pulito, quasi burocratico. E forse è proprio questa assenza di indignazione a rendere l’opera così straordinaria: il lettore assiste a un mondo in cui le atrocità non vengono più percepite come tali; il male non irrompe con clamore, ma si insinua lentamente nella quotidianità, fino a diventare qualcosa di tristemente accettato e condiviso.

Copertina o immagine rappresentativa del libro Cadavere squisito

Il significato filosofico di Cadavere squisito

Ridurre il libro a un romanzo sul cannibalismo significherebbe fermarsi alla punta dell’iceberg. Il sistema distopico immaginato da Bazterrica non parla soltanto di carne umana, ma della capacità dell’essere umano di adattarsi e accettare qualsiasi sistema, anche quando questo viene presentato come inevitabile. Si può dire infatti, che il vero protagonista dell’opera non sia il malinconico Marcos Tejo, bensì invece, il processo di normalizzazione della violenza. Nelle pagine del romanzo infatti, quest’ultima non scompare mai, cambia semplicemente nome. Gli esseri umani smettono di essere visti come tali e, soprattutto, non vengono più concepiti come persone: diventano semplicemente “prodotto”, “merce” o “carne speciale”. Attraverso la costruzione della narrazione, l’uso sapiente del linguaggio e la trasformazione delle abitudini e dei valori morali, la scrittrice argentina mostra come sia possibile ridefinire il confine tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

La distopia, in questa cornice, non appare poi così distante dalla realtà, poiché interroga il lettore attraverso una domanda tanto semplice quanto scomoda: fino a che punto si è davvero liberi di pensare con la propria coscienza e quanto, invece, si è il risultato del contesto culturale, politico e sociale in cui si vive? Forse è anche per questo che il libro, nonostante le critiche ricevute, continua a generare riflessioni e dibattiti. Inoltre, il sistema immaginato da Bazterrica estremizza alcuni meccanismi tipici del sistema economico del capitalismo, portando alle estreme conseguenze la mercificazione del corpo umano e la sua riduzione a semplice risorsa economica. In conclusione, Cadavere squisito, con il suo finale inaspettato, utilizza l’estremo per parlare del presente, conducendo i lettori ad una profonda considerazione, quasi inevitabile: la perdita di umanità, forse, non avviene all’improvviso, ma attraverso piccoli gesti, parole e pensieri quotidiani che modellano la percezione della realtà, fino a trasformare l’inaccettabile in normalità.

Fonte immagine: unsplash

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